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Full text of "Istoria de'fenomeni del tremoto avvenuto nelle Calabrie, e nel Valdemone nell'anno 1783 posta in luce dalla Reale accademia delle scienze, e delle belle lettere di Napoli .."

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BIBL.  &IAZ. 

I Vitt.  Emanual*  III 

e./w 

HI 


I 


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N 


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ISTORIA 

DEL  TREMOTO. 


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DE’  FENOMENI  DEL  TREMOTO 

AVVENUTO 

Nelle  Calabrie  , e nel  Valdmonc  nell’  anno  178] 

POSTA  IN  LUCE- 

DALLA-  REALE  ACCADEMIA 

-•••'.€  r , • - - • 

Delle  Scienze  , e delle  Belle  Lettere 

9 ì - .ii1  - 

...  — ■ .di  Napoli. 


Omnia  mortali  mutantur  lega  creata  : 
Nec  Je  cognofcunt  terree  vertentibus  annis 

Manilius  lib.  1 


IN  NAPOLI  MDCCLXXX1V 

Presso  Giuseppe  Campo 

IMPRESSORE  DELL *4  REMILE  JlCC^iD EMlJf, 


Hate  ego 
meis 


non  legi , non  nudivi  * fed  ocuìis 
vidi . 

Petrarc.  lib.  $.  Epift.  5* 


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V 


A FERDINANDO  IV 

BORBONE' 

Ottimo  Fio  Augusto  Regnante 


SIRE 


N dubbio  di  noi  fteflì,  c quasi  tre- 
i manti  ci  prefentiamo  per  la  pri- 
ma volta  al  voftro  lòvrano  fguar- 
do,  portando  in  tributo  appiè  del 
^ Trono  non  già  i lavori  d’un  fer- 
vido ingegno,  o d’una  tranquilla 
ragione  , ma  la  ftoria  fedele  del  tragico , e mife- 
rando  fato  , onde  giacque  opprefla  una  delle  più 
'illuftri,  e più  belle  parti  de’  voftri  Regni. 

Com- 


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Vi 

Comprendiamo  pur  troppo  che  il  rapprefentare 
al  vivo  tutti  gli  atti  di  così  lugubre  leena  non  è 
diverfo  dal  richiamare  le  lagrime  lugli  occhi  d’  un 
Padre  amorolò,  penetrato  dalla  perdita  di  tanti  fi- 
gli ; ma  la  noftra  fòrte  è tale  , che  tradiremmo  la 
voltra  gloria,  i doveri  del  noltro  inftituto,  e l’efpet- 
tazione  de’ Savjr  le,  volendo  rifpettare  il  voltra  do- 
lore , volelfimo  defraudare  i Contemporanei  , e la 
Pcfterità  d’ una  iftoria  , in  cui  con  calìa  mano,  c 
fenza  i feducimenti  della  ipotesi,  o dell’adulazio- 
ne, veggonsi  dipinte  ugualmente  le  furibonde  rivo- 
luzioni della  Natura  , intenta  con  forze  inefprimi- 
bili  a dilìruggere,  che  le  paterne  provvidenze  d’ un 
Re  fensibile  , ed  efficacemente  intefo  a riparare  le 
rovine  de*  popoli  fuoi . 

S. R. M,  faremo  felici,  fe  fperar  potremo  che, 
/correndo  con  fugace  fguardo  quell’ Opera,  vi  de- 
gnerete di  accogliere  in  ella  i frutti  della  volìra 
beneficenza  , c di  ravvilàrv'i  legni  di  quella  gra- 
titudine, e di  quel  fedele  ollequio,  con  cui  ci  glo- 
riamo di  ellere  , 

Della  V.S.R.M. 

UmiliJJimi  J'jffjlli 

Gli  Accademici  della  vr.ftra  R.  A. 
delle  S.  c delle  B.  L. 


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VII 


f 


* * * * 

PEr  la  convenevole  ccnfura  , e pubblicazione 
dell’  Opera , formata  dal  Secretarlo  perpetuo  della 
R.  <A.  D.  Michele  S arcani,  si  fono  fedelmente  oflèr- 
vate  tutte  le  leggi  Accademiche. 

I pareri  de’  Signori  Accademici , deftinati  ad 
eflerne  i Cenfori,  rifcuotono  la  più  fensibile  grati- 
tudine dall’  Autore;  ma  quelli,  per  un  fcntimento 
di  dilicata  moderazione  , si  è rattenuto  dal  pubbli- 
carli colle  (lampe;  e gli  ha  depositati  nel  Regillro 
della  R.  A. 

*********** 

********* 

******* 

***** 

*** 

* 


Nomi 


« 


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vni 

Nomi  de’ Cenfori  dell’Opera,  regi  firati  fecondo  il  carattere 
Accademico,  e fecondo  l’ordine  delle  Clallì . 

Accademici  Onorar} 

Il  Sig.  D.  Gherardo  Quaglia . 

11  Sig.  D.  Domenico  Cirillo  (i). 

Il  P.  D.  Nicola  Rofini . • • • . 

Accademici  Penfionarj 

Il  Sig.  D.  Vito  Caravella . 

Il  Sig.  D.  Felice  Sabatelli . . 

Il  Sig.  D.  Domenico  Cotugno . 

Il  Sig.  D.  Gaetano  de  Bottis . 

Il  Sig.  D.  Luigi  Serio. 

11  Marchefe  D.  Andrea  Tomoli . 


Soc]  della  R.  A. 

Il  Sig.  D.  Domenico  Malarbì . (2) 

Il  Sig.  D.  Giufeppe  Canonico  Rolli . 
Il  Sig.  D.  Francefcantonio  Soria.\  , . 
Il  Sig.  D.  Filippo  Giunti , y 13/ 


4 


(l)  Direttori  del  Mufeo  della  Storia  Naturale . . , 

(i)  Quello  degniamo  [oggetto  fin)  di  vivere  a'  l8  del  corrente  Giu- 

(3)  medefimt fu  data  anche  la  cura  di  porfi  d’accordo  coir  «iuto. 

re  per  la  correzione  delle  / lampe , 


i 


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PREFAZIONE* 


UNa  orrenda  rivoluzione  fifica  ha  riempiuta  di  defola-' 
zione  , di  devafiamento , e di  ftrage  la  parte  maggio- 
re della  Calabria  ultra  : ne  ha  perturbata  in  minaccevole  mo- 
do la  parte  minore , che  ne  rimane  : ha  di  fi  rutta  dall’  imo 
al  fommo  tutta  la  magnificenza  di  MeJJìna , già  lungamente 
nobile  , e bella , e già  da  molti  anni  con  pubblica  calamità 
da  altro  acerbo  fato  conquifa  j e ha  ricolmate  di  fpavento,e 
di  danni  la  Calabria  citra  , e le  Frontiere  del  Valdemone . 

L’annunzio  della  fatale  fventura  pervenne  affai  prefio 
appiè  del  Trono  ; ma  non  vi  giunfe  nè  interamente , nè  fce- 
vero  da  que’ tumultuar;  aggiugnimenti,  che  n’efprimono  il  de- 
filamento , e ’l  timore , e che  adombrano  d’ incertezza  il  vero. 
Si  credette  da  prima  che  doveffero  folo  compiagnerfi  i di- 
fafiri  dell’  infelice  MeJJina  j ma , per  colmo  di  pena , tofto  fi 
ufcì  d’ inganno , e fi  venne  a fcoprire  tutta  la  lagrimevole 
forte  della  Calabria  ulteriore  . 

Si  videro  allora  efprellì  da  per  tutto  1 fegni  del  pubbli- 
co dolore  j e largamente  fi  aperfero  alla  dubbia  fama  i modi  , 
onde  accrefcere  , ed  alterare  le  condizioni  del  terribile  cafo, 
a feconda  de’  privati  affetti,  o delle  Mufloni  dell’  oziofo  ingegno. 
. In  tale  dùriffimo  fiato  di  cofe  il  cuore  di  Ffrdinan- 

t J 

do  IV  , noftro  adorabile  Re,  e Signore,  fentì  tutto  il  pefo 
dell’  acerbo  fato , col  quale  morte  crudele  dal  fuo  paterno 
feno  tanti  diletti  figli  ne  fvelfe  ; e di  presi  afe  lagrime  ne 
onorò  la  perdita , e la  memoria  . 

b L’Au- 


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Prefazione. 


x 

L’  Augufta  Maria  Carolina  d’  Austria  , noflra  gra- 
ziofilTima  Regina  , provò  tutto  l’alTannofo  tormento  di  fven- 
tura  si  grave , e prefa  da’  fentimenti  della  più  bella  pietà  , 
follecita  accorfe  intorno  al  Trono  a proteggere  la  dura  forte 
de’  mifcri , e de’  languenti . 

Ma  in  tante  ragioni  di  lutto  , e di  fmarrimento  Napoli 
non  vide  le  fole  afflittive  feene  del  cuore  umiliato  , e dell’ 
'animo  dejetto  , ma  vide  e ammirò  la  pietà  più  lineerà  unita 
alla  più  pronta  munificenza  ; e bellamente  oilervò  cangiata  l’af- 
flizione di  due  Principi  Atgtijli  in  uno  de’  più  attivi  inflrumenti 
animatori  di  quella  liberale , e benefica  provvidenza , che 
nelle  pubbliche  fventure  forma  i più  cari  doveri  della  So- 
vranità , e decide  dell’  indole  buona , e dell’  ottimo  carattere 
de’ Sovrani . Di  fatto  l’età  nofira  ha  veduto  da  Ferdinan- 
do , e da  Maria  Carolina  rinnovato  quanto  in  altri,  e fo- 
miglianti  difaftri  con  ampj  fegni  di  clemenza  videro  operato 
in  Afta  , nella  Campania  , in  Antiochia  , e in  Bizanzio  i contem- 
. poranei  di  Tiberio  , di  Tito  , di  Teodofto  , e di  Gi ujl intano  . 

Quindi  la  Sovranità , aprendo  i fuoi  tefori , e unendo  in- 
torno a se  tutte  quelle  Menti  fublimi , che  fpandono  su  i po- 
poli per  varj  mezzi  la  provvida  luce  del  Trono  , affidò  loro 
la  cura  di  far  pervenire  col  più  pronto  , e abbondante  modo 
gli  effetti  della  Reale  Clemenza  filile  defolate  Regioni  . 

Fu  per  le  Calaci*  {pedito  a rapprefentare  le  veci  della 
Sovranità  il  Marefciallo  D.  Fren.-*/*.  Vignateli'  ( i)  , Signore, 
che  unifee  a un  carattere  attivo , e generofo  una  rara  pru- 
denza , e una  pietà  di  non  ordinario  efeinpio  . Quelli  con- 

duffe 

(l)  Oggi  Tenente  Generale  negli  Eferciti  di  5.  M. 


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Prefazione,  ri 

duffe  feco  una  fchiera  eletta,  e fagace  di  valoroli  Ufficiali, 
tratti  dal  Battaglione  Real  Ferdinando. 

Per  riguardo  a MeJJina , fu  da’noflri  Augusti  Sovrani 
ampiamente  lodata  la  provvidenza  già  prefa  dall’  infìgne  Mar- 
chefe  Caracciolo , Viceré  di  Sicilia , d’inviare  colà  il  Marche- 
se di  Re  calmici , e di  avere  affidata  la  forte  economica  di 
quella  rifpettabile  città , e delle  frontiere  del  Valdemone  a un 
Cavaliere  amico  dell’  uomo  quafi  fino  al  trafporto , e di  un 
configlio  fermo , e felice  nel  governo  delle  pubbliche  cofe . 
Quelli  fi  unì  al  Signor  Principe  di  Calvarufo , foggetto  lumi- 
nofo,  a cui  Bava  commelfa  la  cura  delle  armi  : all’uno,  e 
all’altro  fu  aggiunto  l’efemplariffimo  Arcivefcovo  di  McJJina : 
e finalmente  a coftoro  fi  accoppiò  il  Conte  Per/ichelli , uomo 
affai  chiaro  pe’  fuoi  non  ordinarj  talenti , e pel  fuo  valore 
nell’  architettura  militare  . E dì  tutti  compofero  un  configlio  , 
in  cui  doveanfi  ponderare  le  provvidenze  le  più  necelfarie , 
e propie  a proporfi  al  Trono  pel  bene  di  quella  defolata  po- 
polazione . ■ . - 

Siccome  quefto  terribile  avvenimento  non  può  non  ii*te- 
teffarc  altamente , e non  attirare  a fe  1*  attenzione  de’  più  dotti 
cultori  delle  cofe  naturali  ; 'così  credette  la  Reale  Accademia 
delle  Scienze  , c delle  Belle  Lettere  di  Napoli  che  tradito 
avrebbe  il  fuo  interelfe  , e i doveri  del  propio  inftituto  , fe 
da  tale  memorabile  fventura  non  avelie  prefo  argomento  di 
dare  una  pruova  non  equivoca  di  fua  non  inutile  efiììenza 
all’  Europa  fpettatrice . Quindi  con  maturo  configlio  fi  pensò 
d’ infatui  re  una  peregrinazione  letteraria  per  que’luoghi  della 
Calabi  la  ultra , e del  Valdemone,  i quali  erano  fiati  i più  po- 
tentemente dalla  natura  ne’ fatali  ifianti  del  fuo  furore  oltrag- 

b 2 giati. 


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XII  PREFAZIONE. 

giati  ; e a Coloro , a’  quali  fu  comraeda  cura  così  gelofa , venne 
con  inviolabile  legge  non  folo  vietato  l’ abbandonarli  alle  fedu- 
z ioni  di  qualunque  delle  tante  ipotefi , inventate  fulle  caufe  di 
così  formidabile  vertigine  della  natura  $ ma  inculcato  altresì 
lo  fcioglierfi  talmente  dal  partito  di  tutt’ i. fidenti,  che  , quali 
inoltrando  di  fconofcerli  tutti , nuli’  altro  far  dovettero  , che 
raccorre  i foli  fatti,  offervarne  con  ogni  poflìbile  fagace  indif- 
ferenza, e veracità  i fenomeni,  ed  efporne  idoneamente , per 
così  dire , il  procedo  filofofico  al  giudizio  della  repubblica  de’ 
Savj . E perchè  trarre  fi  fode  potuto  da  un’occalione  di  tanto 
danno  un  qualche  bene  , fu  istituito  che  alla  Itoria  de’  feno- 
meni del  tremoto  unirà  fi  folle  l’ efatta  efplorazione  della 
geografìa  fifica  delle  Regioni  {tede  , per  illudrarne  la  ftoria 
naturale  , comprenderne  la  pubblica  economìa , e confervare  la 
memoria  della  già  dillrutta  pofizione  delle  città,  e delle  ter- 
re , che  fi  conteneano  in  elle . 

Al  fentimento  della  R.  A.  fi  unì  l’amorofo  zelo,  e l’in- 
coraggiamento, che  edà  a ciò  ricevette  da  quell’  Anima  noti- 
le (i),che  con  indudre  cura  nafeer  la  vide , e che  fono  l’ om- 
bra del  Trono  ne  proccura , e ne  fofpira  l’ ingrandimento } 
quindi  per  opera  del  Magnate,  che  degnamente  ora  prefiede  al 
governo  di  eda  (ì),  fe  ne  cercò  il  beneplacito  fovrano;  e todo 
con  referitto  della  Prima  Secreteria  di  Stato , fe  ne  ottenne  la 
graziofa  permiffione  dal  nodro  Re  , e Signore  . 

Furo- 

(l)  S.  E.  Gìufcppt  Beccatelli  Bologna  , Marchefe  della  Sambuca 
Primo  Ministro  di  stato  di  S.  M. 

(l)  S.  E.  Antonio  plgnatelli  , Principe  di  Belinone  , Maggiordomo 
Maggiore  di  S.  M,  e Presidente  dcllj  R.  A. 


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Prefazione.  mi 

Furono  a ciò  desinati  il  Secretarlo  della  R.  A.  D.  Mi- 
chele Sarconì  col  carattere  di  Direttore  della  fpedizione , e 
coll’  incarico  di  formare  la  fioria  di  cosi  terribile  avvenimen- 
to , gli  Accademici  penfionarj  D.  Nicolò  Pacifico  , il  P.  Eli- 
feo  della  Concezione  Terefano  , D.  Angiolo  Fa/ano,  il  P.  An- 
tonio Minafi  Domenicano  , e i Socj  della  medelima  R.  A. 

D Gioito . Candida  , D.  Giufeppe  Stefanelli  , D.  Luigi  Sebafia- 
ni\  e per  formarne  i difegni,  furono  feelti  D.  Pumpeo  Schi  an- 
tafelli col  carattere  di  Direttore  de’ difegoi  medefimi,  D.Igna- 
zio  Stile , e D.  Bernardino  Rulli  Difegnatori  . 

. Il  Secretarlo  Sarconi  prefe  feco  D.  Pompeo  Schiantare  Ili:  \ 
i Signori  ; Pacifico , F afono  , e Sebafliani  ebbero  in  loro  com- 
pagnia D.  Ignazio  Stile  ^ e D.  Bernardino  Rulli  fu  unito  al 
P.  Elifeo  , e al  P.  Minafi.. 

Se  mai  dar  fi  debba  per  gli  uomini  giufta  cagione  d’in- 
crefcerfi  del  danno  altrui ,.  e di  lafciarfi  prendere  da  un  fenti- 
mento  di  tenera  compaflioue , o quella  è della , o non  ve  ne 
farà  altra  giammai , nè  più  forte  , nè  di  pietosi  affetti  più  degna. 

Sarebbe  vanità  l’arrogarfi  il  diritto  di  decidere  fe  il  di- 
fallro , di  cui  favellar  deggiamo  , fia  (lato  il  più  ftrazievole 
di  quanti  abbiane  in  verun  tempo  fofferti  il  genere  umano; 
ma  non  è nè  vano,  nè  ingiuffo  il  dire  che  di  Calabria  ultra , 
e di  Me  (fina  oia  più  non  rimane  altro  a vedere , e a ram- 
mentare , che  lo  fcheletro  informe , c le  miierande  rovine  . 

Perfuafi  di  ciò  non  per  quello  , che  una  vaga  fama  ne 
ha  fparfo , ma  per  ciò , che  noi  flelfi  con  noftra  pena  ricer- 
cammo , e vedemmo , fentiam  pur  troppo  che  per  favellarne 
a ciglio  afeiutto  , e a modo  di  fpettatori  indolenti  , ci  con- 
verrebbe di  rinunziare  a’ doveri  di  quella  facra  legge,  la  qua- 
le 


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» 


xiv  Prefazione. 

le  rende  comune  agli  animi  de’  buoni  cittadini  d'uno  Stato 
medefimo  la  forte  infelice  di  qualunque  parte  di  quello  delio 
Stato , in  cui  fi  vive , e da  cui  la  vita  riceve  Scurezza , e di* 
gnità  . Non  è quindi  un  impeto  d’ inopportuna  eloquenza 
ciò  , che  ci  sforza  ad  aggravare  la  narrazione  di  tanti  difa- 
ftri  ; ma  la  gravezza  degli  fìeffi  difaftri  è quella,  che  per  fe 
mede  funa , c per  effetto  di  fua  naturale  femplicità  fparge 
di  patetico , e di  grave  un  racconto , che  farebbe  tantù  me- 
no fedele  , e improporzionato  all’  acerbità  del  cafo , quanto 
piu  il  dire  foffe  da  meno  della  cofa  . 

Noi  non  altro  ci  fiamo  indufìriati  di  fare,  che  il  ritrar- 
re , per  così  dire  , e ì formare  una  copia  la  più  (incera  , e 
approlfimante  , che  per  noi  fi  è pcffuto  , d’  un  quadro  il  più 
fpaventevole , e grandiofo  , che  la  furibonda  mano  della  Na- 
tura ha  compiuto  , e ha  efpofìo  al  corto  fguardo  dell’  uomo . 
Perciò,  rei igiofamente  efeguendo  la  legge (a  noi  data  da  chi 
ha  diritto  alToluto  di  dirigere  le  no  (Ire  cure  , abbiamo  poflo 
ogni  nofiro  ftudio  in  teffere  una  ingenua , e nuda  ifìoria  de’ 
foli  fenomeni  di  tanta  orribile  rivoluzione  fifica , fenza  pren- 
derci la  minima  libertà  di  cercarne , o di  fingerne  la  funefla 
ignotiflima  cagione  ; e di  buon  grado  a uomini  più  felici  di 
poi  abbiam  quindi  lafciata  la  lufinga  di  forprendere  ne’  fuoi 
fecreti  quella  Natura  , la  quale  tutt’  ora  è tanto  intenta  a 
ftruggere,  e,  riprodurre  le  forme  delle  mafie , che  quaggiù  ó 
efifiono  afeofe , o fi  veggono , quanto  è pronta  a riderfi  de’ 
trafporti  dell’  ingegno  dell’  uomo  , e a confonderne  1’  arroganza. 

E’  per  gli  animi,  prefi  dal  puro  fentimento  dell’oneflà, 
troppo  dolorofo  il  temere  che  nelle  propie  onorate  fatiche  ,- 
altri  fofpettar  voglia  d’effervi  chi  poffa  qualche  tacito  diritto 

rap- 


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P R E F A 2 I O K E . XV 

rapprefcntarvi  . Quefta  giuda , e necelTaria  cura  del  propio 
onore  ci  obbliga  a non  tacere  che  dalla  generalità  di  Colui , 
che  degnamente  reggette  le  Calabrie , ne  fu  conceduto  di  avere 
alami  pochi  fogli  di  quelle  relazioni,  che  da’  varj  Ufficiali, 
e Cadetti  y ■ eh’  egli  conduiTe  feco , gli  fi  erano  inviate  da’  ri- 
fpettivi  luoghi,  ove.efii  furono  dedinati  , Or  ficcome  que- 
fti  rifeontri  furono  diligentemente  pofti  in  ordine  da  D. 
Giambaùjla  Cola) anni , Ufiìziale  del  Beai  Battaglione  Ferdi- 
nando, e uno  de’ Secretar)  del  Vicario  Generale  ; e fono  que’ 
medefimi , che  furono  poi  traferitti , e podi  elegantemente  in 
luce  dal  chiariilimo  Cavaliere  D.  Giovanni  Vivenzio  j cosi  pub 
bene  il  pubblico  metter*  in  parallelo  le  cofe  , e capire  qual 
parte  abbia  mai  avuta  nella  nodr’  Opera  quella  poca  porzione, 
che  di  tali  carte  ne  fu  gentilmente  efibira  . 

Potrebbe  per  avventura  fembrare  afpro  quel  libero  lin- 
guaggio , con  cui  fi  mette  a nudo  la  defidia  di  molta  parte 
della  gente  Calabra , e l’ abbandonamelo  , che  vi  ha  nella  pado- 
rizia,  nell’agricoltura,  nelle  arti , e ne’  medieri  j e forfè  non 
lafcerà  taluno  di  malignare  a fegno  Tonello  fine,  onde  ci  fia- 
mo  determinati  a parlarne  in  tal  modo , che  vorrà  anche  farci 
il  torto  di  fofpettarci  poco  attenti  al  decoro  di  una  rifpetta- 
bile  popolazione  . Noi  lafciamo  a coloro  , a’  quali  tornerà  a 
verfo  di  abbandonai  all’impeto  de’ privati  alletti,  il  piacere 
di  non  elTere  con  noi  nè  giudi  nè  benevoli  ; e nell’ ano  che  ci 
facciamo  un  dovere  di  protedare  un’aperta  , e lineerà  dima 
per  una  popolazione  in  ogni  età  degnamente  onorata,  e fent- 
pre  ricca  di  nobilillimi  ingegni  ; ci  appelliamo  al  tribunale  di 
quelle  anime  amiche  della  ragione , e dell’  uomo , alle  quali 
non  è ignoto  che  volendoli  confecrare  un’  opera  full’  altare 

della 


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t 


• A 

t 

xvi  Prefazione. 

della  verità,  conviene  deporre  quella  mafchera  di  v itanda  • 
convenienza,  la  quale,  coll’infelice  prudenza  di  coprire  i vi- 
zi, ne  accrefce  , e conferma  la  durata,  e non  n’emenda  le 
confeguenze , che  diventano  tanto  più  gravi , quanto  n’  è più 
lungo  il  grado  della  tolleranza , e della  occultazione . 

Pruova  della  rettitudine  de’  noftri  fentimenti  fu  tal  punto 
effer  di  fatto  potrebbe  quell’  onorato  linguaggio , con  cui  ab- 
biamo talora  favellato  di  ciò , che  degno  n’  è paruto  di  clfere 
commendato . Le  opere  del  pubblico  bene  fanno  la  lode  più 
{labile  dell’  Uomo . La  lode , che  non  nafee  da  tali  fonti , è 
figlia  di  adulazione , e fa  egualmente  torto  a chi  la  riceve , 
e a chi  con  prodiga  mano  la  verfa , e con  danno  del  vero 
profana  il  più  dolce  foflegno  della  virtù , e dell’  umanità . 

Noi  prendemmo  cura  di  raccogliere , e deportare  nel 
noflro  Mufeo  di  Jloria  naturale , come  in  attediato  della  ve- 
racità delle  notìre  olfervazioni , molti  materiali  , de’  quali  fi 
fa  parola  in  quell’  Opera  j quindi  ci  facciamo  un  dovere  di 
* manifeftare  che  fpefiò  nella  ricognizione  de’  materiali  medefi- 
mi  abbiam  voluto  unire  alle  noftre  efplorazioni , non  meno 
l’opera  del  Penlionario  della  no  {Ira  R.  A.  D.  Saverio  Alacri,  che 
l’ affifienza  di  D.  Francefco  Antonio  Najleri,  primario  Opera- 
tore del  noflro  Elaboratorio  chimico  : e ciò  il  facciamo  tanto 
di  buon  grado,  quanto  è per  noi  abbominevole  l’impudenza 
di  crederci  in  diritto  di  giudicare  di  tutto  fenza  diffidar  mai 
delle  propie  cognizioni,  e d’ arrogarci  le  fatiche  d t'Collcghi, 
fenza  retribuir  loro,  per  picciola  ch’efier  fi  pofla  , quella  par- 
te di  lode , che  giuftamente  a’  medefi  mi  fi  appartiene  , 


OS - 


Di  * i : od  by  Google 


XVII 


OSSERVAZIONI 

Fatte 

NELLE  CALABRIE,  E NELLA 
FRONTIERA  DEL  VALDEMONE 

SU  I FENOMENI  DEL  TREMOTO  DEL  1783, 
E sulla  Geografia  Fisica  di  quelle  Regioni 


DA’  MICHELE  SARCONT 

Segretario  della  R.  A.  delle  S. , e delle  B.  L. 
di  Napoli  » 


Non  fi  cut  audivimus  , vìdimus  j Jed  plus  piane  vidimus  , 
quarti  audivimus  » 

Anonym.  SalerniL  Chronic.  Cap.  XII. 


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4 


ISTORIA 


DEL  TREMOTO  DELLE  CALABRIE; 


« • • Quaeque  ipje  mijtrr  , 

Aen.  1.  2.  V.  5. 

ìRTiMMO  di  Napoli  nel  dì  cinque  dì 
Aprile  del  1783;  e dopo  alquanti  giorni 
di  difagio  e di  flento  fuperammo  final- 
mente il  golfo  di  Policajlro  , e tofto 
con  un  fentimento,  mirto  di  compaflìone,' 
e di  piacere  , ciafcuno  additò  al  compa- 
gno lo  fcoperto  non  lontano  lido  della  Calabria  Cifra , meta 
de’  defiderj  comuni . Ma  quale  non  fu  mai  la  noftra  forprefa 
quando  , lungi  dal  trovarci  a villa  di  una  fcena  di  ameno 
litorale  , e di  una  regione  ridente  , e ornata  di  grazie  dalla 
Natura , fi  parò  davanti  agli  occhi  no  Uri  un  tetro  e denfo 
velo  di  una  nebbia , e di  un  certo  che  di  lordo  , e di  pefan- 
tc  , and’ era  ingombrato  tutto  l’aere  dalla  punta  della  Scatta. 

A fino 


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2 Istoria  m tremoto 

fi  no  a quella  parte  dell’  orizzonte  , che  lungo  il  litorale  fi  offerì* 
va  al  nofiro  fguardo  ! 

Scalèa . 

2.  Giugnemmo  alla  Scalèa  nel  giorno  ro  di  Aprile. 
Ivi  nulla  fi  prefentò  agli  occhi  noftri , che , per  riguardo 
agli  effetti  del  tremoto , avelie  potuto  meritare  molta  atten- 
zione . Quel  popolo  tranquillamente  giacea  ne’  fuoi  rozzi  abi- 
turi , nella  faccia  de’  quali  apparivano  appena , e di  raro 
leggeriffimi  e fugaci  fegni  di  quell’ orribile  difa  ilio , che  al- 
trove avea  mortale  firage  prodotta. 

3.  Quivi  erano  fiate  tutte  le  precedenti  grandi  fcolle 

avvertite , come  non  meno  quelle  de’  tremoti  del  dì  5 

di  Fehórajo  , e della  vegnente  notte  del  dì  7 , e de’  dì  27  e 
28  dello  fleffo  mefe  , ma  ancora  quelle  del  dì  primo  , e de’ 
giorni  27,  e 2S  di  Marzo  1783.  Le  altre  fcofle  minori  non 
erano  fiate  univerfolmente  fentite . Dimandammo  fe  quivi  il 
Rombo  (1)  era  fiato  Tempre  unito  al  tremoto  j ma  dalle  equi- 
voche rifpofie  rilevammo  che  quefto  fpaventevole  e rumorofo 
compagno  del  tremoto  non  fi  era  fpecialmente  avvertito  , o 
perchè  vi  era  giunto  {òttimamente  illanguidito  e lento,  o per- 
chè non  vi  era  del  tutto  arrivato . 

4.  Ncl- 

(1)  Ci  ferviamo  di  quefla  voce,  come  quella,  che  è divenuta  oggimai 
familiare  per  dinotare  quell'  orribile  fragore , che  precede,  0 accompagna  in 
Calabria  ferente  il  tremoto.  Queflo  fi  di/lingue  dal  fremito , che  non  foto  è 
figlio  di  una  minore  cfplofionej  ma  i ancora  come  un  effetto  miflo  ili  efplo- 
/ione,  e,  per  coti  dire,  di  paffime  dell'aere,  e delle  cofe  concuff:  t agitate. 


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Delle  Calabrie.  3 

4.  Nella  ftefia  notte  di  quel  dì  io  di  Aprile  , in  cui 
ftavamo  alla  Scalèa , fentimmo  alcun  lieve  ondeggiamento  di 
brieve  durata  . Sulla  metà  della  notte  vi  fu  poi  una  fcolTa 
più  fenfibile  ; ma  non  udimmo  nè  fremito  , nè  rombo  . Que- 
lla non  fu  da  tutti  avvertita  , forfè  perchè  1’  ora  era  tutta 
propria  del  fonno . 

Diamante . 

5.  Partimmo  di  Scalèa  nel  mattino  dell’undecimo  gior- 
no di  Aprile . Da  lungi  vedemmo  1’  ameno  colle  del  Diaman- 
te . Quivi  per  la  prima  volta  cominciammo  a vedere  più 
cfpreflì  i fegni  dello  Ipavento  , deftato  dal  tremoto  ; e quivi 
ancora  per  la  prima  volta  offervammo  che  gli  Uomini  fi 
erano  ricovrati  fotto  la  tutela  o di  rozze  capanne  , o di  pic- 
ciole  baracche , tumultuariamente  congegnate.  Ci  apprettammo 
per  favellare  con  alcuni  abitanti  di  quel  paefetto  . Scovrim- 
mo che  i tremoti  aveano  prelfo  coltoro  con  maggiore  attività 
operato  ; e che  mal  grado  l’ averne  efii  foltanto  ritratto  ter- 
rore, e non  danno,  pure  molti  di  quella  picciola  popolazione, 
non  aveano  coraggio  di  fidare  la  loro  vita  a’  fragili  paterni 
tugurj , che  n’  erano  rimafi  in  alcun  modo  danneggiati . 

C ettaro  , 

6.  Giugnemmo  al  Cetraro  nel  medefimo  giorno . Ci 
arreftammo  alla  fpiaggia.  Ci  avvedemmo  che  il  male  proce- 
deva aggravandoli . Gli  cdificj  ferbavano  nella  ruvida  e in- 
cuba lor  faccia  i fegni  di  uno  feomponimento  maggiore  j e 

A a notam- 


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± Istoria  del  tremoto 

notammo  che  gli  animi  de’  miferi  abitanti  non  giaceano  ii\ 
quella  tranquilla  negligenza,  che  altrove  offervammo  al  num.  2 ; 
Ciò  fi  rendette  vie  più  manifeflo  dal  profondo  fmarrimento , 
in  cui  cader  vedemmo  quella  niifera  popolazione  in  quel  gior- 
no rteifo , in  cui , ftando  noi  colà , fummo  forprefi  verfo  le 
ore  ventitré  da  un  tremoto  non  mite  nè  per  la  durata  , nè 
pel  fufurrante  fremito , che  ne  rendette  più  fenfibili  le  feorte: 

7.  Il  mattino  era  flato  torbidetro . Un  difereto  grecale 
rendette  il  giorno  men  nubilofo , e più  freddo.  Una  nebbia 
alquanto  denfa  ricoperfe  i vicini  colli  verfo  le  ore  22.  Il 
mare  non  era  nè  gran  fatto  agitato , nè  gran  fatto  tranquillo^ 
ma  coll’  imbrunirli  del  giorno  divenne  alto  , e alquanto  fre- 
mente j e torto  che  certo  il  tremoto , fu  minacciata  la  piog- 
gia , e crebbe  il  vento  , che  diflipb  la  piova  . 

8.  Il  Cctraro  è porto  in  fu  una  rocca  afprilfima  , e 
d’incomodo  accerto . La  fua  altezza  il  rende  fuddito  di  tutt’i 
venti . Gli  edificj  non  fono , che  proprj  abituri  di  una  po- 
polazione , la  quale  è tanto  feparata  dalla  frequenza  degli 
uomini , quanto  la  naturale  Umazione  della  rupe  la  tiene 
difgiunta  e fegregata  dal  livello  comune  del  litorale  del  mar 
tirreno , che  è quell’unico  mezzo,  che  può  renderla  acceffibile 
al  commercio . 

9.  Quello  paefe  ha  molti  vigneti . Non  abbonda  di  olio  j 
ma  non  n' è privo  . Ha  poco  grano.  Vi  ha  copia  di  gelfi, 
e di  fichi . Le  arti , e i mertieri  di  primo  comodo  fembrano 
erter  quivi  nello  flato  della  prima  infanzia  . I mezzi  , che 
difpongono  all’  acquirto  dell’  opulenza  , e della  ricchezza , vi 
fono  ignorati.  Vi  fi  rinvengono  molte  madrepore , e jnillepore 

\ ' . ne 


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Dine  Calabrie.  5 

ne’  colli  ; e vi  ha  copiofo , ed  eccellente  alabajlro . 

io.  Non  è noto  il  tempo  , in  cui  quello  luogo  cangiò 
l’ antico  nome  in  quello  di  Cctraro  . Dagli  antichi  appellava!! 
Lampezia  : ne  fecero  menzione  Polibio  , Plinio , e Licofro- 
ne  (1).  Il  Cctraro  divenne  conquida ‘de’ Noraj/j/z/  ; e nell’ un- 
decimo  fecolo  dell’  era  volgare  i PP.  della  Congregazione 
CaJJìnefe  lo  ricevettero  in  graziofo  dono  dalla  pietofa  munifi- 
cenza di  Sikelgayta  (1) , moglie  di  Roberto  Gaifcardo  (3) 
Duca  di  Calabria  , e di  Puglia  (3.)  . 

‘11.  Nel  Cctraro  codruivanfi  i legni  da  guerra,  per  di- 
fefa  delle  codiere  del  Regno  ; e Barrio  ne  ragionò  come  di 
colà  efi dente  nell’  età.  fua  (5) . Il  tremoto  del  1638  vi  pro- 
duce qualche  danno  (6.) . Benché  in  alcuni  luoghi  queda 
fpiaggia  non  appaja  anguda , pure  chiaramente  vi  fi  olFerva 
che  il  mare  ha  ben  di  molto  cangiato  , e ridretto  1’  antico 
•dato  della  fpiaggia  ideila  . Vi  ha  de’  liti , ne’  quali  la  fponda 
è per  poco  tratto  non  ingombrata  dal  mare, 


r , .Fufcal- 

(r)  Gabr.  Barr.  De  ^fntiq.  & fitti  Catabr.  1.2.  e.  J. 

(a)  Fiore  Calai.  jibit.  P.  2. 1. 1.  p.  105. 

(d)  Sikelgayta  fu  Sorella  di  Gefulfo  Principe  di  Salerno  . ■»  Ckrta, 
Cavenfe  anno  1058. 

(4)  Hiftoir.  Univ.  t.  37.  I.  24.  e.  g. 

(5)  Barrio  Lib.  2.  cap.  5.  p.  68. 

{ 6 ) Ricapito  de  neru.  in  univ.  Calai,  terraem.  p.  14. 

Abazio  di  Somma  de'  Terreni,  di  Calab.  p.  io 6. 


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/ 


6 Istoria  dh  tremoto 


Fu  falda  . 

ii.  Ci  accollammo  a FufcalJo . Trovammo  che  dì  ma. 
no  in  mano  fi  erano  accrefciuti  i difaftri . Eran  cadute  in 
parte  alcune  fabbriche  della  Chiefa , e del  Convento  de’  l‘P. 
l'aolotù  ; e in  molte  cafe  apparivano  fenfibili  lefioni . Eranfi 
quivi  avvertit’  i grandi  tremoti  del  Febbrajo  ; ma  i danni 
furono  prodotti  dal  tremoto  del  dì  aS  di  Marzo  . 

Paola  . 

13.  Giugnemmo  a Paola : quivi  Tempre  più  trovammo 
accrefciuta  la  forza  dello  fpavento  • e cominciammo  ad  olfer- 
vare  che  non  folo  erafi  aumentato  il  numero  delle  lefioni , 
ma  che  in  oltre  alcune  di  quefte  erano  degenerate  in  una 
immagine  di  feonquartb  non  compiuto  . 

14.  Il  cartello  appariva  minante  . Il  collegio  degli 
Efpuìfi  rimafe  in  parte  diruto  : nel  palazzo  di  Rocchetti  vi 
erano  Are  muri  già  adeguati  al  fuolo  ; e in  molte  altre  cafe 
vedevanfi  fenfibili  lefioni . I difartri  cominciarono  pria  con 
diferetezza  , e crebbero  a mifura  che  replicarono  i tremoti  j 
ma  i danni  maggiori  fi  prolusero  nel  dì  a 8 di  Marzo. 


S.  Lucido  . 

1 s.  Fallammo  oltre  , e giugnemmo  a S.  Lucido  ; ed 
eccoci  all’  afpetto  della  prima  ruina  compiuta  . Quefto  luogo 

fu  de- 


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Delle  Calabrie;  7 

fu  denominato  Niceto  in  altra  età  (1).  Nel  1638  fu  molto 
dal  tremoto  malmenato  (1)  . Fu  fede  un  tempo  di  diana  in- 
traprefa  (3)  ; e rimafe  vittima  di  barbara  incurfione  nel  fe- 
colo  decimo  fedo  (x) . 

16.  S.  Lucido  è pollo  fopra  una  rupe,  la  cui  malfa  è 
nn  tufo  calcareo  , tra  ’l  quale  trovali  fparfa  in  gregario  modo 
poca  pietra  calcarea . V abluzione  è vantaggiofamente  fttuata 
al  mezzogiorno  . Nella  parte  più  eminente  di  quella  rupe  vi 
ha  il  cajìello  baronale , che  fembra  ilolato  per  ogni  afpetto . 
Quello  edificio , tanto  delrziofo , quanto  eminente , avea  lun- 
gamente retto  alle  ingiurie  di  troppi  fecoli  ; quindi  era  impof- 
fibile  che , fenza  crollare  , fotlenelfe  il  pefo  , e 1 tormento 
dell’orribile  tremoto  del  dì  5 di  Fcbbrajo  . Di  fatto,  appe- 
na che  fu  concufifo , rimafe  da  per  tutto  nelle  inierne  parti 
fquarciato , e ne  piombò  quel  vecchio  fianco , che  era  di- 
retto all’  occidente . 

17.  I rimanenti  edificj  fe  incontrarono  forte  migliore, 
non  perciò  rimafero  immuni  da  lefioni  . La  mefehina  loro 
condizione  non  fu  gran  fatto  rifpettata  da  quella  furibonda 
cagione , che , come  per  ifcherzo , altrove  rovefeio  gli  edificj 
più  robulli , e cofpicui , e con  un  fiato  gl  involie  in  un  mi- 
fero niente.  Vedemmo  dillrùtti  e adeguati  al  fuolo  in  quefio 
luogo  tutt’  i piccioli  edificj , deftinati  al  lavorìo , col  quale  fi 
elìrae  la  feta. 

t3.  Gli 

(1)  Pantopolog.  Cahb.  p.  2Q1. 

(l)  Recupit.  /.  c.  p.  14. 

(3)  Vedi  Fiore  /.  I.  c.  I.  p.  107. 

(4)  Id.  ib.  , Pantopoi.  I.  c. 


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8 Istoria  dei.  tremoto 

i8»  Gli  fletti  Templi  ne  rimafero  olrraggiati  così  far- 
tamente  , che  forfè  la  loro  forte  fu  peggiore  di  quella  de’ 
più  lordi  ediftcj . 

ip.  In  quello  defolato  foggiorno  parvero  intefe,  ed  avi- 
de di  procurar  rovine  varie  fatali  cagioni  ; poiché  non  dal 
tremoto  folo  , ma  da  ben  altra  forza  furono  preparate  quelle 
armi  , onde  vennero  altamente  devafìate  le  fortune  di  quel 
degnittimo  Barone , e di  quella  infelice  popolazione . 

io.  Dal  più  alto  autunno  fino  a tutto  il  corfo  del  me- 

fc  di  Gennajo  erano  cadute  lunghe  , e profufe  pioggie . ■ 

ai.  Vi  ha  nel  territorio  di  S.  Lucido  una  grande  di- 

ftefa  di  terreno , nel  cui  ammafTo  il  quantitativo  maggiore  ri- 

fulta  dalla  creta  concacca , e 1 minore  da  una  terra  vegetabile 
a particelle  fcabre  , ineguali , e appena  ducette . I naturali  di 
S.  Lucido  diflinguono  tal  genere  di  terra  co’  vocaboli  terreni 
Sditili , e terre  movhìu e . 

22.  In  quello  diftretto  , dalla  via  del  fud , fi  eflendea 
verfo  1 'ovejl  un  monte,  detto  di  S.  Giovanni , con  un  fiume 
dello  flelfo  nome  ; e vi  era  nel  baffo  un  lago  profondiflimo . 

23.  Di  canto  ad  effo  monte  giacea  dal  fud  all’  ejl  il 
monte  del  greco  , appiè  del  quale  fcorrea  1’  Acqua  bianca  . Dall’* 
ejl  vi  ha  prima  il  Dirauto  , indi  il  Farciti:  tra  l’uno,  e 1* 
altro  avea  corfo  l’ acqua  di  pefce  ; la  quale  col  ramo  maggio- 
re s’imbocca  nel  fiume,  che  i naturali  chiamano  C acacie  eri , 
e col  minore  feende  a confonderli  nel  Torbido. 

24..  Dalla  via  del  nord  vi  ha  il  fiume-  Leone , il  qua- 
le bagna  una  diftefa  di  terra , che  ora  è divenuta  tutta  palu- 
stre , e piena  di  lagune  , E finalmente  dalla  via  dell’  ovejl 

" vi 


/ 


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c 9 


Delle  Calabrie. 

vi  ha  un  monte,  denominato  Timpa,  e Pierrerìa . 

15.  Or  quivi  il  tutto  è in  gravidimo  rovefcio.  Il  mon- 
te , detto  di  S.  Giovanni , è in  molte  parti  lgretolato  : il  la- 
go dello  dello  nome  perdette  talmente  1’  antica  fua  profondi- 
tà , che  oggi  è divenuto  trattabile  in  modo  che  non  v’  ha 
altra  traccia  di  elfo , che  fango , e laguna  ; e nell’  antico  fuo 
letto  forgere  fi  vide , ed  edollerfi  una  confufa  mole  di  creta 
foncacea  , di  terra  atra  , e di  arena  mobiliffima  , e fonile  . 
E in  quel  luogo , che  più  guarda  1’  ovejì , e che  giace  trai 
fiume  di  S.  Giovanni , e ’I  Cacaciceri , è forto  un  lago  , che 
fparge  parte  dell’  acqua  emerfa  nel  fottopodo  fiume . 

26.  Tra  V Acqua  bianca  , e ’l  fuperiore  maggior  ramo 
dell’  Acqua  di  pefce  è nato  un  laghetto  ; e lunghelfo  il  fiume 
Torbido  tutto  quello  fpazio , eh’  è contermino  al  fiume  Leone , 
fi  è riempito  di  piccioli  ftagni , e di  frequenti  lagune . 

27.  Le  malfime  revoluzioni  fono  avvenute  in  que’  lìti , 
ne’  quali  le  acque , ufeendo  dal  propio  letto  r univanli  co’  vi- 
cini fgorghi , e correano  a confonderli  nel  feno  di  altri  fiumi . 

2 3.  Le  maffe  integranti  del  Greco  , del  Dirama  , del 
Farciti , e del  Leone  furono  prefe  da  un  intimo  T e tumultua- 
rio diilòlvimento  • e inteneritali  , per  così  dire,  la  confidenza 
delle  terre  , e della  creta  di  quedi  monti  , tutta  la  loro  fac- 
cia fi  riempì  di  orribili  fenditure» 

29.  La  pierrerìa  , o là  timpa  in  una  parte  li  avvalli , 
e in  altra  li  rovefeib  su’  vicini  terreni , e ne  opprelfe  , e ri- 
coprì lunghe  porzioni , 

30.  Lo  feompommento  avvenuto  nelle  montagne,  nelle 
fottopode  pianure,  ne’ valloni  intermedie  ne’larghi  torrenti, 
è cofa  infigne  j e la  perdita  de’  terreni  utili  non  folo  è immenfa, 

B ma 


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io  Istoria  del  tremoto 

ma  altresì  irreparabile.  Tutto  è rivolto.  Gli  alberi  fi  oflervano 
ove  fchianta'.i,  ove  a metà  rovefcia.i , ove  fepolti  fotto l’orri- 
da, e denfa  mole  di  una  creta  fluente,  e inondante  a foggia 
di  lava  . Le  bai  be  delle  piante  minori  emergono  appena  o 
dalla  fommità  delle  zolle  , o dalla  fuperficie  dello  flagno  ; e 
per  contrario  le  cime  fono  fitte , e rovefeiate  nel  fondo  . Il 
corfo  de’  torrenti  o fi  è affatto  perduto,  o fi  è quali  interrotto, 
o fi  è cangiato.  Tutto  è fparfo  di  enormi  voragini;  e ciò  , 
che  fa  orrore , fi  è che  un  confiderabile  numero  di  cafe  rurali 
ora  non  rapprefenta,  che  una  congerie  di  rimafugli  di  fabbri- 
che o rovinevoli , o feonquaffate  . Sopravvanzano  ancora  aleu- 
te porzioni  di  edifcj,e  quelle  o fono  a metà  órfjgate,e  fe- 
polre  fotto  quella  nuova  fpecie  di  lava  cretacea,  o giacciono 
inclinate,  e pendenti,  o vi  rimangono  ancora  ritte. 

31.  Non  fi  creda  pero  che  tutto  fia  un  pi  odono  originale 
del  tremoto  . Colla  più  eiatta  ricerca  fi  è finalmente  conolciuto 
che  Tappa  ecchio  di  quefia  profonda  , e valla  rub  a fi  era  già 
formato  nella  cofìituzione  medefima  delle  terre;  di  Torta  che 
il  tremoto  T ha  folo  accelerata,  e accrefciuta  : circoftanze  di 
fatto,  che  fi  rendono  manifefle  dalle  feguenti  olfervazioni . 

3Z.  Qnefie  terre  fi  chiamano  le  movitinc  , nome  , che 
indica  chiaramente  d’elfer  le  medefime,  per  viziofa  loro  na- 
tura , mobili , molli , e per  così  dire  , vagabonde  . Di  fatto 
tutto  il  loro  ammalio  è una  creta  in  parte  pura,  e ccn:aceat 
e in  altra  parte  unita  a fofianze  arenefe  fattili  . A quefto 
ammalio  trovali  m i ita  fparfantente  qualche  fcarla  porzione  di 
pietra  calcarea  ,e  qualche  dofe  di  Ibflanza  tufacea  anche  cal- 
carea ; e nella  fuperficie  di  tutti  quefìi  materiali  vedefi  fparfa 
la  terra  vegetabile  , notata  nel  n.  ia.  Quella  condizione  di 

mate- 


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D elle  Calabrie.'  ii 

materiali  è comune  non  meno  a’  terreni , che  alle  montagne  ; 
e tra  quelli , e quelle  forgono  varj  fgarghi  di  acqua  , e vi 
fcorrono  per  entro  tre  larghiflimi  torrenti , che  i naturali  deL 
luogo  abufivamente  chiamano  fiumi . Circoftanze  tutte  , che 
non  folo  non  ammettono  ne’  terreni  fiabile  confiftenza  , ma 
includono  anzi  il  trillo  potere  di  far  degenerare  le  terre  ia 
un  liquamento  di  facile  mobilità.  . ; 

33.  Quello  feomponimento  ne’ terreni  cominciò  ad  ofier. 
varfi  fino  dagli  eftrcmi  giorni  di  Dicembre  1781  : crebbe  in 
Gennajo  83  j e di  più  in  più  li  moltiplicò  in  Febbre]  0 , tem- 
po, in  cui  le  montagne,  e le  cafe  cominciarono  a perturbarli, 
c a minare , gli  alberi  a vacillare  , e le  terre , a villa  d’ oc- 
chio, fi  pofero  in  movimento,  e rivoluzione. 

3+.  Sopravvenne  nel  dì  5 di  Febbrajo  1783  il  primo 
tremoto  , e di  mano  in  mano  fe  ne  accelerò  la  ruina , a cui 
tutto  quello  ammalio  era  difpolìc  , c che  quindi  divenne 
enorme  , e compiuta .'  . . 

35.  Mal  grado  che  tale  rivoluzione  ha  fatto  trafeorre- 
re  le  mine  quali  fino  alla  .vicinanza  del  mare  ; pure  quelle 
malie  non  pajono  ancora  allodate  , e a occhi  veggenti  fi  oller- 
va  che  le  terre  mov itine,  così  dette,  non  ancora  hanno  finita 
la  loro  peregrinazione. 

3 6.  Di  tale  ruina  facemmo  prendere  dal  Sig.  Schianta- 
rei  la  il  difegno,  che  fi  offerva  nel  Rame,,  legnato  colnum.  I. 
Noi  oilervammo  quello  rivolgimento  nel  dì  11  di  Aprile 
^783,  e vi  tornammo  nel  dì  1$. 

37.  Quelli  danni  fono  di  una  confeguenza  tanto  più 
grave  , quanto  è inpegabile  che  è vano  lo  fperarq  che  la 

B z popo- 


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lì  Istoria  del  tremoto 

popolazione  (Iella  polla  appredarvene  il  riparo . 

■ 1 38.  A cosi  trilla  circodanza  (e  ne  aggiugne  un’  altra 
dì  molto  pelo  , e fi  è che  l’ induftria  della  feia  per  non 

breve  tempo-,  dovrà  (offrire  il  danno  non  meno  della  perdita 
di  tanti  gii  fi  rivolti , e (chiantati,  che  della  rovina  delle  cale 
furali  o di  (frutte  , a non  abitabili  con  ficurezza. 

39.  Quello  paefe  offre  una  pruova  la  più  convincente 
e dimofira:  iva  delle-  confeguenze  dannofe , alle  quali  fi  e (pone 
una  popolazione  , allora  che  nafcendo  in  un  fuolo  ricco  di 
doni  naturali , fi-  allontana  dalla  pallorizia , e dall’  agricoltura^ 
e fi  abbandona  ad  altri  medierà . Per  un  pregiudizio  di  vec- 
chia indituzione  1’  arte  fola  , a cui  quali  tutta  la  plebe  di 
S.  Lucido  con  un  cieco  fato  affida  la  fua  vita , è la  pefcagio- 
ne  ’ ma  è ben  poi  a rimanerli  forprefo  in  riflettere  che  in 
quello  luogo  non  vi  fono  proprietarj  di  kgni  da  pefca.  li 
folo  Barone , per  un  fentimenta  di  pietà , ha  faputo  approda- 
re qualche  legno  ; ma  che  può  il  buon  volere  di  un  folo  per 
•rdidere  a’  bifogni  di  tanti  ? Quindi  è che  la  minuta  popola- 
zione ondeggia  fempre  tra’l  mal  futuro  foccorfo  della  non  fem- 
pre  felice  , 0 facile  pefeagione  , e la  codante  inoperabile 
anguda  fortuna . 

40.  Contro  di  tal  viziofa  inclinazione  trafmeffa  dagli 
avi  a’  nepoti , e degenerata  in  confuetudine  , non  fi  è mancato 
di  approdar  freno , e configlio  ; ma  è ben  difficile  lo  ftrug- 
gere , e 1 cangiare  in  brevi  anni  le  codumanze  intrufe  , e 
ftabilite  dalla  vecchia  età . Giova  intanto  lo  fperare  che  lotto 
l’  amica  cura  d’ un  governo  intefo  a proecurar  la  pubblica 
felicità  j codoro  diventino  una  volta  più  attenti  ai  propia 

bene , 


l 


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D^dlle  Calabrie.  13 

bene  , e apprendano  a profittare  de’  doni , che1  la  natura  offre 
loro , e conofcano  finalmente  il  lor  danno  . Effi  hanno  copia 
di  acqua , e han  penuria  di  verdumi . Hanno  uon  corto  ter- 
ritorio, e fcarfeggiano  di  olio,  e raccolgono  pochillimo  gra- 
no: procurano  iL  primo  da  Nicajlro , e da  Borgia  in  Calabria 
ultra , e debbono  provvederli  del  fecondo,  cioè  del  grano  bi- 
fognevole  per  l’ annona,  dal  Vallo  di  Cofenza , da  Biftgnano •, 
e da  C affano  . Il  pane  comune  è di  granone , e v’ha  fcarfez- 
za-di  legumi.  Hanno  poco  vino  , e-  debbono  dal  Dicembre  in 
avanti  provveder  Tene  da  Nicajlro. .,c  da*  S.  Eufemia.  Potreb- 
bero avere  feelti  erbaggi , e hanno  poche  mandre  ; e per  tal 
ramo  di  paftorizia,  lungi  dal  volerli  piegare  a contribuirvi  la 
loro  opera,  fa  bilogno  di  ricorrere  a’ pallori  della  Falconara , 
e di  S.  Fili , e a coltoro  addarne  la  cura  j quindi  mancano 
• i latticiij , e non  foto,  per  la  quantità  , corrifpondenti  al  bi- 
fogno  annuale  . Hanno  pochi  buoi1,  e debbono  valersi  de’  buoi 
di  Longobardo , e di  Belmonte  per  la  coltura  de’  campi . E per 
le  carni  da  macello  hanno  pofitivo>  bifogno  per  diece  mesi 
dell’  anno  degli  animali-  altrove  nutriti  . Manca  la  tela  j e 
tutta  la  plebe  vede  di  rozzo  orbace  , genere  di  panno  , che 
telfono  colla  lana  delle  pecore  del  paefe  . Hanno  ne’  propsj 
monti  il  cerro , e il  faggio , ma  non  hanno  tavole  j e quindi 
debbono  procurar  Y abete  dalla  Bagnata  , e le  tavole  da  Fa~ 
fcaldo . Hanno  belliffimo  marmo  bianco , e non  curano  di  farne 
ufo,  nè  di  trarne  profitto. 


Cofìi- 


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14  Istoria  del  tremoto 

Cojlitusione  dell'  aere  , e tremoti  , 

41.  In  S.  Lucido  non  godemmo  tranquilli  dazione; 
'Sull' imbrunire  del  giorno  12  di  Aprile  deftoflì  un  grave  tur- 
bamento nel  mare.  Un  furiofo  vento  da  ponente  indifcreta- 
mente  agitava  la  nofìra  tenda.  Vi  fi  unirono  i tuoni,  e quin- 
di una  pioggia  dirotta . A tanti  molefli  incomodi  alle  ore  tre 
della  notte  fi  uni  una  fecreta  trepidazione;  e poi  fopravven- 
ne  un  breve,  ma  fcniibile  tremore  di  terra; 

41.  Nel  giorno  13  crebbe  a tal  fcgno  il  perturbamento 
dell’  aria , e del  mare  , che  in  quello  più  parea  intrufo  un 
maximoto , che  ftabilita  una  tempefta  . . Siccome  eravamo  col- 
locati alla  /piaggia  ; così  ci  convenne  di  abbandonare  quei 
fito  , e ritirarci  colla  tenda  più  addentro  terra,  e in  luogo 
più  rimoto  dal  mare.  Nella  notte  fu  tale  la  furia  del  vento, 
così  jntenfo  il  freddo  , e continua  la  pioggia , che  tutti  do- 
vemmo chiuderci  in  letto  fenza  abbandonare  gli  abiti , che 
avevamo  indoffo . Nel  corfo  del  giorno  la  terra  parve  Tempre 
inquieta.  Vi  fu  tremoto  verticale  a ore  11  , e minuti  31: 
altro  con  ondeggiamento  alle  ore  1 a , e m,  2 : altro  leggiero  a 
ore  »a  , e m.  41  ; e in  ultimo  foprawenne  una  fcofia  ben 
forte  alle  ore  5 e mezza  della  notte  . Il  mare  , che  orribil- 
mente muggiva,  il  vento,  che  ad  ogn’i  dante  minacciava  di 
/veliere  la  tenda  , l’ acqua  , che  c’  infidiava  per  tutt’  i lati , il 
freddo,  e 1 tremoto  ci  fecero  in  fomma  tutta  notte  una  pe- 
fantiflima  compagnia . 

43.  Nel  dì  14  cefsb  la  pioggia:  calmofTì  il  vento  : con- 
tinuò il  freddo.  Dalle  ore  22  alle  23  vi  furono  due  tremori 

iti 


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Delle  Calabrie.  i$ 

di  terra , la  quale  parve  che  nè  pure  folle  tranquilla  tferfo 
le  ore  a+.  Lo  ftento  fofferto  nella  notte  fcorfa  eligea  ripofo, 
onde  non  avvertimmo  che  altro  mai  folTe  avvenuto  nel  corfo 
della  notte . 

4.4.  Nel  di  l$  il  mare  erafi  acquetato  , ma  non  per- 
ni ife  il  vento  che  partir  fi  potelfe . L’aere  era  fcreno  ; la 
terra  ciò  non  ollante  tremolò  alle  ore  1 1 , e m,  8 : fa  però 
cosi  breve  , e fugace  il  tremore , che  fe  ne  rimafe  in  equi- 
voco;. 

Falconimi , FiumefredJo  , Langobarde  . 

45.  Mandammo  ad  efplorare  le  cofe  avvenute  nella  Fal- 
conara, in  FiamefredJo , e in  Longobardo . Il  Signor  Sebajlìani 
ci  riferì  che  leggeri  (Time  alterazioni  erano  colà  avvenute. 

46..  Noi  parlammo  col  P.  Arcangelo  Maria  Bruno  de 

Minima.  01  n.Ui  fatti  db*l  di  t3  di  Àdarzo 

era  in  colloquio  nella  fua  danza  con  un  amico-  di  robufta 
corporatura,  allorché  fopravvenns  quel  graviamo  tremoto; 
Efii  furono  forprefi  da  tale  {componimento  , che  nulla  giovò 
loro  l’efierfi  ricovrati  fotto  l’ arco • della  porta tenendo  diftefe 
k braccia  , e attaccata  la  palma  dell’ una  e dell’altra  mano 
filila  parete  della  porta  defia  j poiché  efii  furono , mal  grader 
tal  aflicurazione , . sì  fattamente  coneullì  e difordinati , che  fi 
videro  obbligati  ad  afferrarli  inlieme  j e così  a {lento  1’  uno 
fofìenne  a vicenda  1’  altro , e mancò  poco  che  amendue  non 
fò  fiero  caduti  a terra , tanto  potentemente  ondeggiava  il  Aio- 
lo , e tremava  l’ edificio  . 

47.  In  quello  territorio  vi  ha  copia  di  minerali  ; 

Sicco- 


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ré  Istoria  del  tremoto 

Siccome  fino  dall’. autunno  dello  feorfo  anno  1782  fu  per  noflra. 
opera  cominciata  ia  raccolta  di  tutti  i fojjili  dell’  una , e dell’ 
altra  Calabria  , , non  folo  .per  illuflrare  una  parte  della  minera- 
logia del  Regno  , la  quale  finora  è tanto  celebrata  per  una 
vaniti  di  tradizione,  quanto  è in  realtà  tutta  ignorata;  ma 
eziandio  per  dare  un  cominciamento  al  Musèo  Accademico , in 
aii  abbiamo  già  radunato  moltifiìmo  materiale  : cosi  ci  atter- 
remo per  ora  di  favellare  de  fojjili  di  quefto  territorio,  e del 
vicino  monte  Cocuzza  : e attenderemo  che  tutto  il  redo  de’f 
fo ffli  delle  Calabrie  fìa  raccolto  , per  poterne  , fra  breve  rempoj 
ragionare  col  linguaggio  dell’  arte  , e della  verità  , e con  auten- 
tiche offervaziorii . 

48.  Accenneremo  fol  tanto  che  in  quelli  luoghi  vi  ha  tri- 
poli  eccellente  (1)  ; vi  fono  ottime  fofìanze  boleri ,.e  vi  ha  foprat- 
tutto  copia  prodigiofà  di  vitriolo,  e di  nitro  ,che  formar  potrebbe 
Un  ramo  di  nrilifiimo  rommf'rrin  • enfi-  tntrp , dpllp  quali  non 
latteremo  di  prefentare  tra  poco  appiè  del  Trono  un  faggio 
non  ipotetico  , ma  reale  . 

Jòclmontc  4’  lì; 

49.  Palla m nto  a Belmonte  , fituato  tra  Fiumefreddo  , e ’l 
promontorio  Lino . Ad  onta  dell’  eminente  fua  giacitura  ,■ 
quello  paefe  non  giugne  a feovrirfi  da  coloro , che  vi  per- 
vengono per  la  Ipiaggia  di  Fiumefreddo , fe  non  quando  fi 

acco- 
rri Il  Sran  Linnéo  non  Ignori  che  nel  noflro  Regno  vi  ha  11  tripoii.' 
Per  ora  non  fappiam  dire  fe  altrove  fe  ne  trovi  tra  noi , o fe  egli  aveffe 
parlalo  dello  Jìeffo  tripoii  , di  (ili  faccialei  parola.  Vegga  fi  S/fl.  Nat.  t.g. 
p.  IO*. 


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Delle  Calabrie;  rj 

accodano  al  Vere:  fiume,  che  non  fu  dalla  natura  fituato  tra 
Fiumefreddo , e Belmonte , come  è fiato  in  alcune  carte  fegna- 
to  $ ma  che  bagna  le  bafi  di  Belmonte  dal  Sud , e non  dal 
Nord . Di  fatto , guardandoli  dal  mare , fi  oflerva  che  Bei- 
monte  rimane  a finillra  , il  Vere  refia  nel  mezzo  , e quindi 
dalla  diritta , dopo  qualche  fpazio  lungi  dal  Vere , fuccede  il 
fiume  Catacajlro  . 

50.  Belmonte  non  andb  immune  da’  difaftri  comuni; 
Generalmente  gli  edificj  fono  lefi . La  porta , che  dall’  EJl 
preda  l’ingrelTo  agli  abitatori,  è di  momento  in  momento  in 
pericolo  di  cadere.  Il  foprafìante  caccilo  è nelle  interne  Lue 
membra  altamente  magagnato  ; e quafi  tutta  la  porzione  fupe- 
riore  è in  una  parte  minante  , e in  altra  diroccata  . Da  tali 
mine  in  fuori  non  ofiervammo  fenomeni  degni  di  attenzione. 
Se  ne  vegga  il  difegno  nel  Rame  fegnato  col  num.  II. 

5 1.  Quello  paefe  fu  in  altra  età  riguardato  come  il 
giardino  della  Calabria . V i era  copia  di  faporofi  frutti , e vi 
fi  facea  commercio  di  limoni  , di  aranci  , e di  cedri  . Ora 
non  vi  ha  penuria  di  tali  grazie  della  natura  ; ma  al  dilette- 
vole , con  provvido  intendimento , fi  è proccurato  di  fofiituire 
1’  utile  e 1 necelfario  , mal  grado  l’ inofpite  Umazione  della 
fpiaggia , e l’ afpra  pofizione  del  monte  . 

5 2.  L’ arena  è tutta  quarzofa  accanto  al  mare  . La  forn- 
irmi del  lido  è frequentemente  fparfa  di  uno  fchijlo  micaceo 
vagamente  lucido , e a vario  colore  . V’  ha  copia  di  pietre 
parafitiche  : quindi  v’  ha  il  quarzo  , e lo  fpato . V’  ha  un  ge- 
nere di  pietra  verdaftra  di  lordo  pulimento,  eh’ è forfè  quella 
fìelfii , che  ’l  Barrio  credette  marmo  . Vi  s’ incontra  frequen- 

Q temen- 


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1 8 Itoriadei.tr  e m o t o 

temente  il  granito , ma  villano  , per  così  dire , e non  già 
nobile.  La  pietra  calcarea  non  vi  li  rinviene  tutta  fch  ietta  ; e 
in  mezzo  alle  lapidee  congeftioni  gregarie , delle  quali  ridon- 
dano que’  terreni , quella  , che  ve  n’  ha , o non  è feelta  con 
arte , o non  fi  fa  cuocere , e preparare  con  pazienza  , e eoa 
arte  badante  per  ricavarne  calce  perfetta . 

5 3.  Dalla  parte  , che  riguarda  il  mar  tirreno , in  alcuni 
luoghi  v’  ha  copia , in  altri  v’  ha  penuria  di  terre  vegetabili. 
Quella  condizione  di  terreno  degenera  di  mano  in  mano  ; 
coficchè  dal  filo  de’ Cappuccini  fino  a molta  parte  del  monte, 
appellato  FagorotonJo  , vedefi  che  fparfamente  in  un  luogo 
abbonda  la  creta , e in  alcun  altro  la  /abbia , la  quale  è elida 
a poca  terra  vegetabile  , e a molta  creta  : cofa  , che  ren- 
de que’  terreni  ingrati  alla  mano  dell’  agricoltore . La  pie- 
tra , che  univerfalmente  quivi  fi  rinviene , e che  pare  che 
ufurpi  il  luogo  di  tutte  le  altre,  le  quali  notammo  , e che 
quivi  più  non  s’ incontrano  , è lo  Sc'iijto  . Non  è da  per  tutto 
lo  dello  : ve  n’  ha  del  pingue , fragile  , e all’  afpetto  , e all’ 
odore  fomigliante  alquanto  alla  pietra  /alila  ; e ve  n’  ha  dei 
duro  , a calar  fofao , e fijjile  in  frantumi . N’  è molto  varia 
la  giacitura!  altro  è fintato  a drati  orizzontali;  ed  altro  a 
Idrato  obbliquo,  o perpendicolare:  circodanza  degna  di  ellere 
notata,  come  quella,  che  coftituifce  il  carattere  di  quafi 
rutta  la  pietra,  di  cui  abbonda  l’orrido  adiacente  monte  Co- 
cuzza . 


Lue 


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Delle  Calabrie. 

Lago  , Laghi  fello  , J\  Pietro  . 


54.  In  Belmonte  noi  dovemmo  per  molti  dì  foggiorna- 
re;  ma  non  vi  rimanemmo  inutili  del  tutto.  Cercammo  d’in- 
dagare fe  ne’  vicini  paefetti  di  Lago , altramente  detto  Loco  f 
di  Laghitello  f e di  S.  Pietro  erafi  eftefa  la  defolante  forza 
del  tremoto  . Quelli  luoghi  fono  podi  ne’  colli  interiori , che 
ftanno  a dirimpetto  di  Belmonte  dall’  EJì  al  Sud.  Pochiffime, 
e leggiere  erano  Hate  le  alterazioni  quivi  avvenute . 

' '*  -, 

Amanti  a . 

55.  Non  pub  dirli  lo  Hello  di  Amanti  a . Quivi  turono 
tali  le  lefioni , che  vi  li  produlfero  dal  tremoto  del  dì  z8  di 
Marzo  , che  que’ mefchini  avanzi  dell’antica  Nepezia  , per 
molta  parte  , non  fono  più  affatto  abitabili . 

• Cogitazione  del ■ tempo  , e tremoti. 

56.  Noi  rimanemmo  fequellrati  nell’  inofpite  fpiaggia 
di  Belmonte  fino  dal  dì  16  di  Aprile  . L’  aere  era  fereno  . 
Nella  fera  verfo  le  ore  23  la  terra  ondeggiò  con  eguale  mof- 
fà . Alle  ore  3 , e minuti  7 tremò . 

57.  Nel  martino  del  dì  17  l’aere  turbofli , e fi  difpofe 
alla  piova . Ci  feparammo  dalla  Compagnia , che  lafciammo 
alla  fpiaggia , e col  Signore  Schiant'arelli  ci  avviammo  a Bel. 
monte  . Per  idra  da  ci  lòrprefe  una  pioggia  dirotta . Sul  mez- 
zogiorno vi  fu  picciola  feoffa  . Tornati  alla  fpiaggia  , fummo 

C a for- 


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so  Istoria  del  tremoto 

forprefi  da  lieve  tremoto  alle  ore  ai,  e i minuti . Nella 
notte  non  avvertimmo  altro. 

5 8.  L’ aere  nella  mattina  del  dì  1 8 era  ingombro  di 
nubi:  fpirava  Libeccio . Verfo  il  mezzodì  piovve  alcun  poco. 
Nella  fera  tutto  era  occupato  da  denfa  nebbia.  Verfo  un’ora 
di  notte  la  terra  ondeggiò  $ e alle  ore  3,  e 19  minuti  forte- 
mente fi  fcoile  . Tutta  notte  il  mare  durò  nello  Hello  diftur- 
bo , in  cui  flette  per  tutto  il  giorno  , Ci  fi  riferì  d’  efiervi 
fiate  altre  due  fcolfe , che  noi  non  avvertimmo . 

59.  Nella  manina  del  giorno  19  l’aria  era  tranquilla» 
e tiepida  : il  giorno  fu  placidiffimo  . Quali  alle  ore  15  vi  fu 
breve,  e tremula  molfa , che  replicò  alle  ore  16  . Alle  ore 
a 1 , e s minuti  la  terra  ondeggiò  molto  : a un’ora,  e iS 
minuti  tremò . Il  mare  era  in  calma , ma  l’ atmosfera  era 
ingombrata  da  nebbia. 

Parleremo  in  altro  luogo  delle  ojfervazioni  da  noi  fatte  nel 
nojlro  viaggio  per  la  Calabria  Citra. 

Pizzo  ; 

60.  Eccoci  al  trillo  punto,  ove  cominciammo  a fentir 
parlare  di  morte  . Fino  a tal  pafTo  non  fi  erano  a noi  parati 
davanti  per  farli  ollervare , che  imperfetti , o quali  interi 
fconquallamenti  ; ma  , con  nollro  dolore , nel  Pizzo  non  folo 
trovammo  il  più  compiuto  rovinìo  di  edificj , ma  cominciam- 
mo a inorridire  per  lo  llerminio  de’  nollri  limili  . Quello  è 
il  primo  paefe , che , feguendo  la  fponda , fuccede  all’  Angitola. 

Elfo 


I 


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Delle  Calabrie;  si 

EiP>  non  c già  l’antica  Ncpezia , la  quale  è propriamente 
quella  , che  or  di  ce  li  Amanùd  ; ma  per  l’ oppolito  è recente 
opera  di  non  vecchia  età.  Stà  limato  fui  mare , ed  era  ornato 
in  qualche  modo  di  grazioli  edificj . Principiarono  i di  fa  Uri 
nel  dì  5 di  Fcbbrajo  : crebbero  nel  dì  7 dello  ftelfo  mefe  : 
ne  fu  compiuta  la  devalìazione  net  dì  a 3 di  Marzo . Pochif- 
fime  abitazioni  furono  efenti  dalla  totale  ruinaj  e di  tante 
fabbriche  rimafero  appena  elidenti  alcune  tele  di  muro,  ancor 
effe  malconce  . Tutu  la  ferie  de’  cafamenti  o era  collocata 
lòpra  uno  fcoglio , o attaccata  al  dorfo  dello  fteffo  , 0 limata 
fulla  faccia  del  monte , che  fucceffivamente  li  collega  col  ter- 
ritorio di  Monteleone  . 

61.  La  parte  fuperiore  de’ terreni  del  Pizzo  è fparfadi 
amenillìmi  vigneti . La  breve  pianura , e i vicini  colli  fono 
ornati  o di  gelli  , o di  fichi , o di  olivi , 0 di  verdi  biade . 
Oltre  al  vantaggio , che  agli  abitanti  preda  il  terreno , e ili 
traggono  dal  mare  non  indifferente  fuffragio  j come  coloro , 
che  fono  polli  in  una  vantaggiofa  marittima  fituazione . Que- 
lla circodanza  in  qualche  modo  non  gli  rende  gratiliimi  alla 
bella  indole  de’  loro  terreni , nè  convenientemente  indudriofi 
nel  coltivare  le  arti , e i meftieri . E Ih  preferifcono  a tutt’ 
altro  la  pescagione  , il  traffico  di  mare , e la  vettura  terrcjlre  . 

6 a.  La  pe] cagione , che  più  li  tiene  occupati,  è quella 
delle  tonnare  : genere  di  pefca , che  li  fa  comodi , e li  colìi- 
tuilce  provveditori  di  molta  parte  di  quel  vitto  , che  da  tal 
mediere  può  trarli. 

6 3.  Il  commercio  di  mare  è attivo  per  elh , e pallivo 
per  la  provincia  j poiché  il  numero  de’  piccioli  legni , che 

e ih 


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za  Istoria  del  tremoto 

effi  polTeggono,  li  mette  in  i flato  di  far  traffico  per  lo  tra- 
fporto  de’  generi  da  fpiaggia  a fpiaggia , e foprattutto  da  quella 
provincia  a quella  capitali . 

64.  La  vettura  terrejlre  li  rende  utili  alla  provincia , e 
fpecialmente  alle  città  vicine,  perchè  perla  copia  degli  animali 
da  vettura  rimane  per  e(Iì  facilitato  il  trafporto  nelle  interne 
parti  non  folo  di  que’  generi , che  offre  il  vicino  continente 
di  Calabria  $ ma  eziandio  di  quelli , che  per  via  di  mare  tra’ 
medefimi  pervengono. 

65.  Parrebbe  ragionevole  il  credere  che  da  quelle  cir- 
coflanze  dovrebbe  produrfi  abbondanza , e ricchezza  ; tutta 
volta  i ricchi  fono  pochi , le  perfone  comode  fono  varie , ma 
il  reflanie  è mifero:  tanto  egli  è vero  che  non  v’ ha  ricchez- 
za generale , quando  il  traffico  è diretto  così  , che  l’ utile 
maffìmo  ridondi  in  bene  di  pochi  , e per  contrario  la  rima- 
nente numerofà  parte , per  molto  che  fi  affatichi , il  più  , che 
ne  trae,  fi  riduce  al  beneficio  di  guadagnar  la  vita. 

66.  Il  terreno  del  Pizzo  è per  molta  parte  ricoperto  di 
ottima  terra  vegetabile  . V’  ha  copia  di  granito , di  quarzo  , 
di  fpato  , e di  gejfo  ; ma  non  v’  ha  pietra  calcarea  pura , e 
fch ietta  j quindi  è , che  quefìo  luogo , quando  non  vi  fi  ufi 
indufrria,  aver  non  può  calce  perfetta.  A ciò  fi  aggiunga  che 
P arte  di  fabbricare  è quivi  i conte  in  quali  tutta  la  Calabria , 
praticata  fcnza  gufìo  , e fenza  intelligenza  . 

67.  Nel  territorio  del  Pizzo  noi  trovammo  alcuni  bel- 
liffimi  materiali  proprj  a illuflrare  la  fioria  naturale  de  fojfi li 
di  Calabria  ultra  ; ma  per  dura  fatalità  rimafe  fommerfa  in 
mare  la  calia  , in  cui  li  confervavano  quafi  tutte  le  moftre 

rac- 


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t 


Delle  Calabrie,  23 

raccolte;  fi  è però  data  opera,  indicandone  i luoghi,  di  far- 
ne nuovamente  raccogliere  delle  altre  . Vi  ha  mediocre  mar- 
mo fianco , ve  n’ha  del  nero , e ve  n’ha  del  giallo  nel  vallo- 
ne , chiamato  trentacapelli . Quivi  vi  è molto  quarzo  , e tra 
elio  ve  n’ha  di  diverfi  colori,  fpiecialmente  in  contrada  Me- 
li zzi  na  . 

68.  Evvi  in  oltre  nella  contrada,  appellata  cento fonta- 
ne , copia  di  Dentali , e di  Echini  (1)  di  fpeciofa  grandezza,  ' 
Finalmente  vi  fono  grolla  malli  di  g-anito  ; e ve  n1  ha  di 
quello  , eh’  è molto  fino , che  appare  vagamente  colorito , e 
che  prende  un  lucido  perfetto . 

Epidemìa  nafeente  . Stato  deir  aere , e tremoti . 

69.  Per  le  olfervazioni  del  no  Uro  dotto  Collega  il 
P.  Eliféo  della  Concezione , X aere  del  Pizzo  fa  ritrovato 
d’ una  mediocre  bontà  . Potrebbe  Ilare  che  in  altre  circo- 
ftanze  ne  fieno  (late  più  lodevoli  le  condizioni , ed  è a te- 
merfi  che  l’ aere  avelie  ricevuto  alcun  torto  dall’  aggregato  di 
quelle  ftefie  non  innocenti  cagioni , che  ne  aveano  deturpata, 
come  innanzi  diremo , l’ intera  mafia . Ciò , che  v’  ha  di  ve- 
ro, fi  è che  la  falute  era  di  molto  alterata  ne’ folti  , e me- 

fchi- 

(l)  Siccome  molli  di  quefli  fcJJiH  non  fon»  petr'ficati , coll  lungi  dal 
fervirci  delle  voci  Dentatiti  , Echiniti  tc.  , /limiamo  più  uniforme  ella 
dolcegga  delle  nojlra  favella  il  nominarli  Dentali,  Echini  ec. ; e nel  fare 
cib  abòiam  creduto  di  ricalcare  le  orme  fegnate  dal  Redi , ebe  in  fimili  ce- 
fi fi  attenne  allo  Jicffo  partite.  Preghiamo  i Lettori  di  aver  preferite  quefla 
nota  nel  corfo  dell'  Opera  . 


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Istoria  de  l tremoto 

{chini  abituri , fparli  lungo  la  fpìaggia  del  mare . In  quelli  lì 
accefe  febbre  di  reo  coftume , che  minacciava  di  divenire 
popolare  ; quindi  per  così  urgenti  circoftanze  Colui , che  nella 
defolata  Calabria  fpandea  l’ amica , e benefica  luce  del  Trono , 
con  provvida  cura , e con  felice  vigilanza  fi  appigliò  al  par- 
tito d’impiegare  l’autorevole  fua  mano  per  farvi  sfollare  le 
baracche  , e per  inculcare  la  pratica  di  tutt’  i prelidj  necef- 
farj  , onde  allontanare  gl’  i finimenti  della  putredine  , e fiabi- 
lire  quelli  della  làlubrirà . A quefii  utiliffimi  accorgimenti  fa 
col  più  foave , e follecito  modo  non  folo  unita  1’  autorità  , 
ma  abbondevolmente  accompagnata  la  caritativa  fowcnzione  ; 
Senza  così  pronte , e fagge  riparazioni  era  molto  a temerli 
de’  rapidi  progredì  di  una  febbre  già  inchinante  a divenire 
epidemica , e tutta  fimile  a quella , che  i medici  chiamano 
da  carcere  , o da  fpedale  . 

70.  Il  Pizzo  nel  tremoto  del  1638  fogglacque  a qual- 
che {componimento  j ma  il  fenomeno , che  principalmente  vi 
fi  notò , fu  una  folenne  fcccazione , che  di  repente  il  tremoto 
produfle  nel  litorale  : il  mare  laficiò  le  fiponde  a fecco  , e ne 
retrocedette  quali  per  due  mila  padì . Il  Padre  Recapito , che 
di  udita  riferì  il  fenomeno , non  ne  ifivelò  la  durata  . 

71.  Nel  tremoto  del  1659  il  Pizzo  rimale  conquajfato  j 
ma  non  cadde  in  ruina  (1). 

71.  E'  notabile  che  il  fenomeno  di  quel  primo  danno 
e del  retrocedimento  del  mare  avvenne  nel  dì  27  di  Marzo 
del  1638,  verfo  1’  ora  ventuno . 

73.  La 

(i)  Vedi  Vincenzio  d’ Amato  I.  c. 


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I 


Delle  Calabrie.  a; 

73.  La  mina  compiuta,  che  il  tremoto  del  1783  pro- 
duce nel  Pizzo  , avvenne  nel  dì  a 8 di  Marzo  verfo  le  ore 
venti  due . Noi  trovammo  fgombrato  lo  sfafciume  delle  fab- 
briche crollate  j onde  nulla  olTervar  potemmo  . Si  poffono  ve- 
dere i Difegni  fattine  da’ Signori  S 'chiamar eli j , e Stile  j e da 
quelli,  che  fono  al  num.  Ili , e IV,  fi  rileva  il  diroccamen- 
to avvenuto . 

74..  Nel  Pizzo  fu  da  noi  per  la  prima  volta  fentito  quel 
terribile  Rombo , di  cui  tanto  ne  aveano  in  altri  luoghi  a noi 
detto  . Non  polliamo  negare  che  rimanemmo  più  che  abba- 
fìanza  attoniti  , e percoli!  da  tale  fpaventevole  nuncio  di  vi- 
cino tremoto . 

75.  Noi  raggiugnemmo  la  Compagnia , che  ci  attendea 
al  Pizzo  , nel  dì  z6  di  Aprile  . Quivi  udimmo  il  Rombo , 
che  precedette  il  tremuoto  della  mattina  del  dì  17  dello  fteffo 
mefe  . Quello  , che  accompagni»  il  violento  tremuoto  del  dì 

di  Aprile , per  quanto  ce  ne  riferirono,  fu  fuperiormente 
più  fonoro  , ma  non  giunfe  fino  a noi  , che  in  quello  flelfo 
giorno  eravamo  in  Cofenza.  E’  notabile  che  ivi  non  folo  non 
fi  udì  affano  quello  fpaventevole  Rombo  ; ma  la  (Iella  violen- 
tile ma  feoila  non  giunfe  colà  , che  fono  il  carattere  di  un 
di/creto  tremore  della  terra  . 

;•••**** 

76.  Credemmo  troppo  opportuno  il  dividere  le  imprefe. 
Abbandonammo  quindi  le  fponde  del  mare  , e ne  affidammo 
a dotte  menti  l’efplorazione.  A taluni  de’  nolìri  dotti  Colleghi 
furono  affidati  altri  interelfanti  luoghi , e per  nr-ì  rifervamir.o 

Tj  c, 


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ì.6  Istoria  mi  tremoto 

quelle  parti,  delle  quali  di  mano  in  mano  faremo  parola. 

Monteleone , 

77.  Vifitammo  Monteleone,  città  magnifica  , ed  emula 
illuflre  delle  poche  città,  ond’ è Calabria  ultra  ornata.  Remo» 
ti,  remotiffimi  principi  falche  Scrittore  le  accordò;  e v’ha 
chi  con  l’antico  lpponio  affatto  la  confufe.  Altri  con  piu  di* 
fcreto  partito  la  credettero  la  ftelfa , che  Vibone  Valenzia . 
Altri  finalmente  in  elfa  riguardavano  unite  le  reliquie  d’  lp per- 
nio , e di  Valenzia. 

78.  Ciò,  che  v’ha  di  vero,  fi  è che  efiflono  ancora  i 
rimafugli  di  un  muro , che  appartener  dovette  a una  città  di 
valla  ellenfione  , a cui  ben  grullamente  Appiano  attribuì  il 
pregio  d’elfere  una  delle  fette  più  celebri  dell'  Italia.  Quelle 
vecchie  reliquie  di  muri  fono  formate  a modo  di  g ardi  pezzi 
quadrati,  di  una  fazione  fiutile  a quella  de’  muti  Etr  fa , de’ 
quali  il  Gori  ci  diè  contezza . Nel  fito  più  eminente  di  tale 
recinto  trovali  edificata  Monteleone  ; ma  fventurataroente  in 
quella  città  non  efilìono  delle  antiche  bellezze  della  illuflre 
Vibone  , O Vbbone , fecondo  i detti  dell’  infigne  Mazzocchio  , 
altri  fegni , che  gli  avanzi  dell’  ampio  muro  , come  tellè  di, 
cemmo.  Quelli  furono  miferamente  a brani  a brani  fchiantati 
dalla  loro  fede  , e da  imprudente  mano  confufi  tra  le  fabbri- 
che d’ogni  fotta  , per  edere  miferabile  tellimonianza  dell’ 
antica  loro  gloria,  e delle  barbarie  de’fecoli  più  a noi  vicini. 

79.  Monteleone  dee  la  continuazione  della  fua  fuccelfiva 
bellezza  al  rifloro,  che  le  appreflò  nel  fecolo  undecimo  il 

Conte 


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D ti  i e Calabrie.  27 

Conte  Ruggiero  ; e v’ha  chi  pretende  che  debba  ancor  molto 
alle  provvide  cure  dell’  lmperador  Federico . 

80.  Qualora  voglia  porli  mente  alle  immenfe  mine  al- 
trove avvenute  , forfè  fi  troverà  che  in  Monteleone  furono 
tiferete  le  azioni  del  tremoto  ; mal  grado  che  cib  non  polfa 
negarli  , non  è perb  che  non  ne  follerò  notabili  i difadri. 
Oli  edificj  per  la  maggior  parte  furono  altamente  offefi  prima 
dalle  fcolfe  del  dì  5 di  Febbraio  , e poi  da’  fucceffivi  tremoti 
di  Febbrajo  medelìmo,  e di  Marzo  . 

81.  I più  fontuofi  Tempj  0 furono  malmenati,  0 fpinti 
alla  rovina.  Gli  edificj  più  valli  furono  rotti,  e fcompofli. 
Le  cafe  volgari  furono  o magagnate  del  tutto,  o in  parte  le- 
fe  . Comincio  lo  fcompiglio  dagli  edificj  elidenti  nella  cosi 
detta  Jìrada  de' Forgiarli  e di  mano  in  mano,  ciò,  che  prima 
te  db  rispettato  , cadde  poi  nella  defsa  mifera  forte  de’  primi 
cafamenti;  di  modo  che  pochifiime  furono  le  abitazioni  , che 
rimafero  immuni.  E ancorché  molte  fabbriche  modralfero  un 
ederiore  fano  , e non  lefo  ; tutta  volta  le  interne  parti  non 
poterono  una  eguale  immunità  odentare  . Non  pub  dirli  che 
il  difadro  fia  dato  maggiore  ne’  più  alti  , e minore  ne’  più 
baffi  edificj  . Quei , che  furono  devadati  , furono  tutti  con 
eguale  legge  percoffi.  Di  fatto  il  fuperbo,  e fodiffimo  ca del- 
lo del  Conte  Ruggiero , che  giace  nella  più  alta  parte  di 
Monteleone  , benché  foire  dato  fol  tanto  in  alcuni  fiti  fpe- 
ciali  magagnato;  pure  in  quelle  porzioni,  che  ne  rimafero  la- 
cerate , elfo  non  fu  più  diurnamente  trattato  di  quello  , che 
fu  trattata  la  più  umile  , e balla  cafuccia  delle  tante , che 
erano  pode  lungo  la  Jìrada  de'  Forgiari  : con  1’  oppoda  circo- 

D 2 danza 


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iS  Istoria  del  tremoto 

Ilanza  che  la  prima  è fabbrica  d’una  confidenza  , e folidità 
di  raro  efempio  , e la  feconda  era  un  mefchino  aggregato  di 
terrai  oto. 

8i.  Ciò  , che  di  più  notabile  offervammo  jn  tanta  ro- 
vina, fi  fu  il  capriccio  , col  quale  la  natura  efercitò  l' impe- 
riofa  forza  del  fuo  furore.  Lungo  le  de  de  firade , e le  fìeire 
fabbriche , che  erano  polle  in  una  medefima  direzione  , ve- 
deanfi  rifpettate  apparentemente  una  o più  cafe,  nell’atto  che 
tutta  la  rimanente  parte  de’  contermini  , e fucceffm  editicj 
miravafi  miferamente  diftrutta  . In  confeguenza  di  tale  ftra- 
nezza  pub  bene  aflTerirsi  che  la  rovina  fu  fparfa  con  legge 
tale  , che  vi  furono  de’  fiti  , ove  non  parve  diretta  , ve  ne 
furono  altri,  ove  fembrò  appena  minacciata  , e finalmente  ve 
ne  furono  alcuni,  ove  fu  del  tutto  compiuta. 

83.  Mal  grado  il  non  elferfi  prodotte  lacerazioni  , e 
fenditure  nel  fuolo,  pure  era  frequente  cofa  l’oilervare  rivol- 
ti , e come  fchiantati  dalla  loro  fede  i fondamenti  degli  edi- 
fici minati . Univerfalmente  trovammo  così  attivamente  , e a 
brani  a brani  disfatte  le  fabbriche  , che  o le  pietre  fembra- 
vano  nettamente  fvelte  dal  feno  della  calce  , in  cui  appariva- 
no i fecchi  alveoli  , ove  effe  pietre  ripofavano  , o la  calce 
medefima  , come  repulfa  dalle  pietre  , fembrava  triturata  , e 
ridotta  in  rozza  polve  . Nell’  uno , e nell’  altro  cafo  era  però 
collante  la  fpiacevole  circo tlanza  della  non  buona  qualità  del- 
la calce  , la  quale  ha  quivi  quelle  imperfezioni  medefime  , 
che  in  quella  del  Pizzo  olfervammo  ; con  una  differenza  che, 
equiparando  quella  degli  altri  edificj  rovinati  colla  calce  efi- 
llente  nell’  antico  cajltllo  del  Conte  Ruggiero  , era  facile  il 

rile- 


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I 


•Delle  Calabrie.  29 

rilevare  di  quanto  quella  fotte  in  condizione  fuperiore  a tutta 
l’altra:  tanto  le  arti  più  utili  a’bifogni  e al  comodo  della 
vita,  hanno  perduto  dell’  antica  loro  dignità;  e tanto  da  que’ 
fecoli,  che  noi  oggi  chiamiamo  barbari  , le  arti  utili,  retro- 
gradando, hanno  ceduto  il  loro  imperio  alle  arti  , figlie  dell’ 
allettamento , e della  leggerezza  del  cuore , e dell'  ingegno  umano . 

84.  Generalmente  la  perdita  degli  edific},  de’ mobili,  e 
de’  comodi  fu  fcmma  : eccedente  fu  lo  fpavento , molto  di- 
fcreta  la  mortalità . Non  fummo  al  cafo  di  olTervare  per  quali 
direzioni  erano  Hate  rivolte  e precipitate  le  cafe  , perchè  la 
provvida  cura  del  Governo  ne  avea  fatto  fgomberare  quali 
tutte  le  ruine  . Notammo  folo  che  le  leftoni  erano  comuni 
per  tutti  gli  afpetti  . Ci  fi  parlò  molti  (Timo  del  rivolgimento 
di  una  Croce , che  diceali  a modo  di  J pira  raggirata;  ma  tro- 
vammo che  il  fatto  non  corrifpofe  alle  voci. 

85.  'Vanamente  cercammo  d’ indagare  fe  nell’ arto  antece- 
dente a’ tremoti,  o ne’ fucceflivi  tempi  erali  prodona  alterazione 
alcuna  nell’  acqua  , nel  vino  , nell’  olio  , e negli  altri  fluidi . 
Noi  ricevemmo  rifpolle  cotanto  contraddittorie,  ed  equivoche 
a fegno  , che  fu  facile  il  capire  che  lo  fpavento  non  avea 
lafciato  libero  il  corfo  all’attenzione  . Univerfalmente  perì» 
trovammo  vero  che  per  l’ immenfo  eccedente  primo  orrore 
erali  in  tutti  dettato  un  tumulto  tale  di  affetti , che  quello , 
rapidiflimamente  degenerando  in  una  fpecie  di  ecclilfi  di  ra- 
gione , terminò  in  una  ttupida , e inconcludente  inazione . 
Udimmo  dirci  da  molti  che  la  loro  macchina  rimafe  per  lun- 
ghi giorni  abbandonata  al  tormento  d’  una  si  grave , e irre- 
quieta mobilità  , che  gli  uomini  di  più  determinato  coraggio 

non 


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jo  Istoria  eel  tremoto1 

non  fapeano  nè  più  fé  llelfi  in  fe  medefimi  rinvenire  , nè 
rincorarfi . Molti  di  co  fioro  confellarono  di  avere  in  que’  mo- 
menti avvertito  un  certo  che  di  fievolezza , e di  lenta  pena 
o nello  ftomaco  , o nelle  reni  e genere  d'incomodo  , che  in 
progreflò  trovammo  di  edere  (iato  quali  da  per  tutto  comune. 

86.  * Pub  comprenderli  bene  che  quello  profondo  di- 
fhirbo  deir  uomo  in  tale  occorrenza  non  dipende  tutto  dallo 
fpavento  : una  gran  parte  del  difordine  fiCco  , e morale  fi 
dee  attribuire  alla  llefsa  fatale  convullìone  della  Natura,  che 
altera  fenfibilmente  la  macchina  umana  j e alterandola  , feon- 
certa  lo  lpirito  così  nelle  fue  idee,  come  nelle  lue  rifoluzio- 
ni . Il  filìema  filico , e 1 morale  hanno  tra  loro  una  lìretta  corrì- 
Ipondenza  : lo  flato  dell’uno  fiegue  fempre  lo  flato  dell’ altro . 

87.  Grande  fu  poi  lo  feomponimento , che  dal  tremoto 
negl’  irragionevoli  erafi  prodotto  . In  elfi  fu  offervata  un’  an- 
tecedente irrequieta,  fmania  , ed  una  fufleguente  pavida  taci- 
turnità . Ciò  erafi  foprattutro  avvertito  ne’  cani  ; coll’  oppolìa 
circollanza  che  gli  afini  furono  fempre  molefli  , ragghiando 
ugualmente  forte  , e prima  del  tremoto  , e quando  , quello 
celiando,  non  v’era  più  ragion  di  ragghiare  . 

Cojlituzione  del  tempo  , e tremoti  - 

....  . ■ , c ; • r • j 

88.  Trovammo  llabilita  nella  maggior  parte  degli  abi- 
tanti l’opinione  che,  0 dettandoli , o celiando  la  piòggia  , fi 
era  nel  pericolo  di  rifentire  il  tremoto  . Di  fatto  volle  il 
calo  che  tale  credenza,  lungi  dal  rimanere  fmentita,  ne  fotte 
Hata  anzi  dall’  evento  giulìifìcata  . Nella  fera  del  dì  a 8 

di 


Delle  Calabrie.  31 

di  Aprite , dopo  una  deafa  nebbia,  l’aere  turbofli,  e gradata- 
mente fopravvcnne  una  pioggia  fonile  nella  piena  notte . Cefsata 
quella  appena , immediatamente  fi  udì  un  ofcuro  rombo  unito 
a lieve  tremoto  . Ricominciò  la  pioggia  , e alternativamente 
celfando  per  quattro  volte , ritornò  il  rombo , e col  rombo  il 
tremoto.  Ciò  avvenne  dalle  prime  ore  della  notte  fino  al  mattino. 

89.  Mal  grado  la  verificazione  di  tale  credenza  popo- 
lare in  quella  volta  , e in  altre  , non  è però  a farfene  una 
legge  collante  j poiché  , come  in  progrelfo  olferveremo  , noi 
lleifi  fummo  tellimonj  de’  ritorni  de’  tremoti  in  tempi  rimoti 
dalla  pioggia . Dal  momenro  fatale  , in  cui  elfi  cominciarono 
in  Calabria , fino  agli  fcorfi  giorni,  le  ricorrenze  di  quello  ter- 
ribile flagello  non  han.  ferbato  nè  tempo  prefciitto , nè  ore 
determinate  . Ve  ne  fono  flati  in  varie  ore  del  mattino  : fe  ne 
fono  lofferti  in  varie  ore  del  giorno:  fe  ne  fono  intefi  in  di- 
vef  fe  ore  della  notte . Tutto  ciò  è feguito  e con  aria  torbida, 
e con  aria  ferena,  e fpirando  non  Angolari  venti,  ma  qualun- 
que vento  j ma  di  ciò  faremo  parola  ne’  fuoì  luoghi  opportuni. 

90.  Nel  dì  39  di  Aprile  fino  alla  mezza  notte  feguente 
non  fummo  liberi  di  tremoto . Le  fcofiTe  non  furono  gran 
fatto  rifentite  ; ma  la  terra  rimafe  in  una'  tacita  , e lunga 
trepidazione  . L’ ago  della,  nolìra  bullola  era  fovente  prefo  da 
un  lievilfimo  tremito.  Collantemente  fu  offervato  che  al  tre- 
moto fi  unì  un  vento  meridionale  impetuofo . 

9 1.  L’aere  di  Monteleone , ad  onta  della  nobile  ampiez- 
za delle  lìrade , e della  vantaggiofa  fituazione , con  cui  rimane 
per  ogni  dove  efpolìo  a tutti  gli  afpetti  , non  è di  una 
coftante  falubrità . La  nebbia  vi  forge  con  molta  facilità , e 

fre- 


3» 


Istoria  del  tremoto 


frequenza  o nel  mattino , o preffo  all’  imbrunir  del  giorno . I 
venti  del  mezzogiorno , e 1 grecolevante  con  alterno  improv- 
vifo  giro  più  lo  tiranneggiano,  che!  poffedono. 

91.  Siccome  lo  fpavento , e l’infelice  momentaneo  bi- 
fogno  della  predante  fventura  furono  i primi  operatori  , che 
direffero  la  cotlruzione  delle  baracche , per  porre  a coverto 
la  falute  in  una  fìagione  funedata  dalla  pioggia , da’  tuoni , e 
dal  freddo  ; così  oilervammo  che  egualmente  in  Monteleone 
fuccedette  ciò , che  noi  in  tutte  le  altre  terre  defolate  ve- 
demmo j vale  a dire  , che  le  baracche  furono  per  lo  più  tu- 
multuariamente, e come  l’una  premendo  l’altra,  coftrutte,  e 
affollate  : circodanza , che  in  alcuni  fiti  non  rendea  nè  van- 
taggiofa , nè  falutare  la  condizione  delle  precarie  abitazioni . 
In  progredì)  per  la  vigile  cura  di  Caldi , che , mefcendo  alla 
più  obbligante  umanità  il  più  autorevole  contegno  , attendea 
al  ben  comune , lì  videro  erette  altre  baracche  col  provvido 
intendimento  di  falvare  egualmente  i diritti  della  fan  ita , e 
quelli  del  maggior  comodo  della  vita. 

93.  L’ Illude  Duca  vi  pofftede  una  nobile,  e agiatiflima 
baracca  , provvidamente  in  altra  età  fabbricata  per  ricovrar- 
vili  da’ tremoti.  Quella  nell’ univerfele  fcomponimento  non  ri- 
mafe  nè  punto  , nè  poco  alterata . I Rami  delle  rovine  di 
Monte! ione  Inno  fegnati  co’  num.  V,  e VI. 

* * * * 

94.  Quella  città  ha  graziofo , fertile , e fpaziofo  terri- 
torio . Non  ha  penuria , ma  abbondanza  di  generi  di  prima 

neccf- 


< 

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/ 


D e u E'  Calabrie'.  33 

neceflìrà  : ha  copia  di  quelli , che  fervono  al  femplice  piacere 
della  vita  : ed  era  ricca  abbaftanza  per  provvederli  di  que’  di 
luffo . E’  folo  a dolerli  che  la  popolazione  è fcarfa , e in  con- 
feguenza  ineguale  alla  valla  copia,  e al  bifogno  de’ terreni. 

95.  In  quella  bella  città  la  popolazione  è inchinata  alla 
officiofa  ofpitalità . Gl’  ingegni  fono  vivaci , penetranti , e pie- 
ni di  accorgimento  , e di  nobile  contegno  . Ad  onta  della  {ven- 
tura fofferta  trafpariva  in  mezzo  al  comune  difcapito  un  rag- 
gio di  un  certo  lullro , .che  indicava  a chiare  note  l’abbon- 
danza di  quell’  agiatezza  , che  vi  li  godea  dianzi . Quindi  le 
arti,  i meflieri,  e la  mercatura  erano  in  così  lodevole  flato, 
che  Monteleone  oltre  di  potere  per  tale  articolo  gareggiare  colle 
principali  città  delle  Calabrie  , potea  ancora  riguardarfi  come 
il  luogo , donde  molta  plrte  della  Provincia , traeva  i mate- 
riali necelTarj  al  comodo  , e agli  agj  della  vita . 

96.  Ne’  dintorni  di  quello  tenimento  li  rinvengono  di 
tratto  in  tratto  molti  crujìacei , e tejlacei  o femplici , o pari- 
ficati : il  che  offre  un  maniferto  documento  dell’  antico  , e 
lungo  dominio  , che  vi  tenne  il  mare . 

97.  Monteleone  ha  il  vantaggio  di  elfere  una  di  quelle, 
città,  che  hanno  il  diritto  di  dare  la  norma  del  prezzo,  che 
annualmente  più  conviene  alla  feta  . Da  quello  fteffo  genere 
d’ induflria  elfa  ritrae  non  indifferente  annuale  foccorfo  j fven- 
turatamente  però  i cafamenti  deflinati  alla  nutrizione  de’  bachi 
furono  quali  tutti  univerfalmente  diftrutti  : forte,  a cui.  fog- 
giacquero  non  meno  le  fabbriche  , ove  ferbavanlì  gli  fìrettoi  da 
olio  , le  quali  con  voce  nazionale  diconfi  Trappeti  ; ma  ancora 
le  belle  cafe  di  campagna  . Quelli  difaftri  rifeoffero  tutta 

E . J’ at- 


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34-  Istoria  del  tremoto 

1’  attenzione  della  Sovranità . Grandi  furono  quindi , e giudi- 
ziofi  i modi , co’  quali  Colui , che  impiego  tutto  fe  Hello  alla 
adorazione  dell’  abbattuta  Calabria  , tentò  di  rianimare  l’ in- 
tereffante  articolo  della  feta  • e felicemente  il  pofe  a coverto 
da  que’  danni , a’  quali  immancabilmente  larebbe  rimalo  efpo- 
Ho  , fe  egli  accordo  non  folle  al  riparo  con  ubertofi , e prov- 
vidi ajuti  fomminiftrati  colle  foflanze  del  Trono. 

98.  In  quella  città  , più  che  altrove  , il  Vicario  Gene- 
rale Habili  la  lua  fedej  ed  era  ammirabile  tofa  a vederli  con 
quanta  frequenza  quivi  pervenilfero  le  afflitte  turbe  della  defo- 
lata popolazione  di  Calabria  ultra , e citra , e con  quale  tran- 
quillità dopo  d’ edere  Hate  accolte,  e adorate  con  pronta,  e 
caritatevole  cura  , fe  ne  partilfero  benedicendo  il  facro  nome 
de’  noftri  clementiflìmi  Sovrani . 

* * * * 

99.  I nove  villaggi  , che  fono  uniti  a Monttleone , fu- 
rono ben  molto  di  più  della  loro  città  principale  malmenati. 
In  e(G  non  ollervammo  fenomeno , che  meritato  avelie  parti- 
colare confiderazione  . I villaggi  fono  i leguenti , podi  per 
Ordine  alfabetico  . 

Longovardo , detto  altramente  Longobardi . 

Pifcopìo  . 

Gregorio  di  mezzo  . 

S.  Gregorio  Juperiore . 

S.  Pietro  di  Bivona . 

Tri  par  ni . 

‘ Vena  fuperiore  . 

Vena  inferiore. 

Zammarò . • — Ste- 


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Delle  Calabrie.  35 

. Stefanaconi . 

100.  Più  infelice  forte  incontrò  Stefanacolo  , altramente 
detto  Stefanaconi  . Quello  villaggio,  eh’ è profilino  a’ confini 
di  Monteleone , fu  diftrutto  da’  tremoti  del  dì  5 , e del  dì  7 
di  febbraio . 

, S.  Onofrio. 

101.  Il  vicino  S.  Onofrio  Teppe  meglio  refiflere  agli  urti 
de’  tremoti  di  que’  dì  fatali , e ne  riportò  fol  tanto  grave  di- 
faflro , e non  totale  ruina  5 ma  crollò  poi  in  una  miferanda 
maniera , e divenne  uno  sfafeiume  di  ruine  fotto  la  ferocia 
del  tremoto  del  giorno  a 3 di  Marzo . 

Majorato 

loj.  Majorato  divenne  oggetto  di  orrore  . Ne  cominciò 
la  deflazione  ne’  tremoti  del  Febbrajo  : ne  crebbero  i danni 
nel  dì  primo  di  Marzo  ; e nel  di  18  dello  Ile  fio  mefe  ne  fu 
fatta  la  totale  definizione . 

Capijlrano , t Montefantoi  : 

103.  Capjjirano  , e Montefanto  ebbero  la  medefima 
iniqua  forte  di  Majorato  . I terreni  ferbavano  ancora  i fegni 
delle  fenditure , aperte  lungo  le  bali  de’  dillrutti  cafamenti . 

E a Filo- 


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:s6  Istoria  del  tremoto 

F il ogafo  , e Pana]  a . 

104,.  Furono  colla  deda  mifura  trattati  Filogafo , e Pa~ 
•naja.  In  efiì  fi  rinveniva  fparfo  per  tutto  un  rude  ammalio  di 
'compiutiilìme  mine . Nella  faccia  de’  terreni  non  fenza  fre- 
quenza fi  rinveniva  copia  di  picciole  fenditure , e qualche 
fquarcio  di  terre , inchinanti  al  rivolgimento . 

Vali  clanga  , Nicajfrello  , d1.  Niccola . 

105.  Per  non  ifpezzare  l’ordine  de’ luoghi,  e facilitare 
a’ Leggitori  il  mezzo  di  ofiervare  la  fucceilìone  de’  dilaftri  di 
fito  in  lito , faremo  qui  parola  di  Vallelonga  , di  Nicajlrello , 
e di  S.  Niccola . Quelli  villaggi  furono  potentemente  fcon- 
quallati  da’  tremoti  del  di  5 , e del  dì  7 di  Fcbhrajo  : quelli 
del  dì  primo , e del  dì  a 8 di  Marzo  ne  rendettero  compiuta 
la  mina . Nè  alla  perdita  delle  fole  fabbriche  fi  ridude 
il  danno , ma  anche  ne’  campi  accadde  guado , e rivolgi- 
mento » 

106.  Le  fenditure,  odervate  in  tutt’ i luoghi  accennati, 
non  ebbero  nè  certo  fine,  nè  dabilc  principio.  La  loro  dire- 
zione non  ammetteva  ordine  alcuno . 

107.  Le  doti  naturali  di  tutti  qucdi  terreni  fono  predo 
a poco  di  una  fola  condizione . La  loro  diverfa  lituazione  ne 
fa  diverfa  la  forte.  Altri  fono  a piano  eftefo  , altri  a piano 
inclinato,  altri  a ridodo  de’ monti  . Vi  ha  ottima  terra  ve- 
getabile , vi  ha  molta  {abbia  , e vi  ha  creta  . In  alcuni  di 
efll  le  acque  {correnti  non  fono  fempre  un  idrumento  di  bene. 

. Vi 


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Delle  Calabrie. 


37 


Vi  fi  produce  olio , vino,  biade,  e vi  ha  copia  di  gel  fi . Efli 
tutti  fono  villaggi  ; e in  confeguenza  i meftieri  , e le  arti 
quivi  fi  rifentono  della  picciolezza , e della  naturale  anguftia 
de’  luoghi . 

Briatico  , e fuoi  villaggi  . 

CT  108.  Da’rifcontri  a noi  dati  dal  noftro  Collega  il 
P.  Elifeo , e dal  Signor  Scbajliani  rileccammo  che  Briatico  fu 
ridotto  in  un  orrendo  sfafciume  non  meno  da’  primi  tremoti , 
che  dagli  urti  formidalili  de’  fecondi . IL  Signor  Sebajliani 
quivi  ritrovò  copia  di  nicchj  di  Serpoliti  , di  Veneriti , e di 
Echiniti . Poggiava  quello  paefe  in  fu  una  rupe  ben  alta  , e 
lontana  dalle  attuali  fponde  del  mar  tirreno  quattro  miglia 
in  circa  . 

109.  I villaggi  di  Briatico  fono  CeJIaniti , Conidoni , 
Favelloni  , Manti nèo  , Mandandone,  Par.nacone  , Parodi  Jori  , 
Potenzoni , S.  Cono  , J1.  Cojìantino  , S.  Leo,  S.  Marco  , e Sci- 
coni  : quelli  , dal  più  al  meno , furono  tutti  devalìati . 

Mileto  . 

no.  Pafiammo  alla  defolata  Mileto  Le  origini  di 
quella  città  fono  involte  tra  le  olcurità  della  fàvola  : effe 
poffono  addurli  come  uno  de’  monumenti  dell’  entufiafmo 
de’  Greci , tanto  pronti  a mentire  , e tutto  ad  attribuirli  , 
quanto  nojofi  nel  magnificare  le  proprie  glorie.  Non  è me- 
no ofcura , e incerta  la  forte  della  fua  adulta  età  , perchè 
gli  Storici  la  traforarono  con  lungo  filenzio.  Mileto  fi  elevò 

lu  le 


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38  Istoria  del  tremoto 

fu  le  più  illufìri  città  di  Calabria  ultra  , e divenne  chiara  j 
da  die  Ruggiero  Bojjfo  Conte  di  Calabria , e di  Sicilia  la 
predilette  a fogno , che  la  dettino  depofitaria  de’  fuoi  tefori , 
e volle  fpargere  fu  lei , appiè  dell’  altare  del  Dio  vivente , 
non  lieve  parte  di  que’  beni  , che  la  conquittatrice  fua  mano 
raccoglier  feppe , e cumulare  in  fu  la  mina  de’  fuoi  nemici . 
Ciò  avvenne  in  que’  tempi  di  confufione , e di  precaria  po- 
tenza , ne’  quali  le  belle  Regioni , onde  fu  poi  formato  il 
noftro  Regno , erano  vittima  de’  furori  della  Dinajlia  , e di 
que’  tanti  piccioli  Tiranni , ne’ quali  vi  era  l’ombra  della  di- 
flrutta  Romana  dignità  , vi  erano  i vizj  delle  Barbariche  do- 
minazioni , che  foppiantarono  nell’  imperio  gli  eredi  di  Cefaret 
e vi  era  la  ferocia , e la  verfuzia  dell’  Araba  gente  , e dell’ 
ingordo  Greco  : quindi  Mileto  da  città  ignota  ne’ fuoi  prin- 
cipj , e ofeura  nella  fua  adolefcenza , divenne  la  fede , e , per 
così  dire  , 1’  embrione  di  una  Reggia  , in  cui  aprì  gli  occhi 
alla  luce  quel  Ruggiero  , che  in  matura  età  dette  forma  di 
Regna  alle  noftre  Regioni , erette  in  Monarchia  l’una , e l’ al- 
tra Sicilia  ; e tutto  alforbendo,  e a fe  attirando  lo  fparfo 
Rame  del  Principato , divenne  il  primo  Re  di  tutte  due  le 
Sicilie  , e attùnfe  il  titolo  di  Re  d’ Italia  (1). 

ni.  In  Mileto  adunque  dalla  pietà  di  Ruggiero  Beffo 
fu  eretto  il  magnifico  Tempio  di  S.  Niccolò , e fondato  quel 
Vefcovado,  che  Francefco  Maurolico , imponendo  a' contempo- 
ranei , e alla  pofterità  , osò  di  confiderare  foggetto  alla  Sede 
Arcivefcovale  di  Meffina.  Que  fio  Tempio  fu  ampiamente  do- 
tato co’  bei.i  del  Padre  ded'  inftitutore  della  monarchia  j e la 

magni- 

(1)  S.  Sughiti  Cbronicon  anno  il 30. 


1 


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I 


Celle  Calabrie.  39 

magnifica  fabbrica  ne  fu  ornata  co’  più  belli  avanzi  della  di- 
firutta  Vi  tona  . 

11 3.  In  JAileto  fteflo  fu  dalla  pia  generolìtà  del  Conte 
Ruggiero  BoJJ'o  eretto  il  nobile  Tempio  della  SS.  Trinità , e 
vi  li  trafportarono  alcune  delle  fuperbe  colonne  , che  con  pro- 
fana mano  erano  fiate  dalla  vecchia  età  nel  tempio  di  Pro- 
ferpina  collocate  . A quello  nuovo  monumento  della  fua  pietà 
accordò  quel  magnanimo  Principe  ricca  , e vada  dote  di  {la- 
bili beni}  e con  provvida  cura  decorò  di  onori,  e di  dignità 
tali  quell’  opera  della  fua  predilezione , che  , lungi  dal  cofii- 
tuirla  vincolata,  e foggetta  alla  poteftà  della  Sede  Vefcovile, 
ch’era  ancor  ella,  come  dicemmo  , un  dono  della  fua  benefi- 
ca mano , la  volle  libera , emula  di  quella , e tutta  dal  lùo 
immediato  dominio  dipendente  , come  la  Chiefa  , eh’  efler  do- 
vea  la  deportarla  delle  fue  membra  dopo  l’ ultimo  di  fatale 
della  fua  vita . 

11 3.  Quello  nobiliflimo  monumento  della  pietà  del  Conte 
Ri  ggiero  fofienne  varie  avventure  ne’  beni , e nella  dignità  . 
Superata  tutta  l’ ingiuria  fattavi  dalla  durezza  del  fato  politi- 
co d’ Italia , furono  i beni  di  quefio  infigne  Regio  Padronato 
da  dona  mente  in  parte  fottratti  alla  invafione  fattafene  ; ed 
elfendo  ormai  quelli  pallini  nel  feno  originario  del  Trono , 
furono  dalla  munificenza  di  Ferdinando  IV,  Pio , Felice , 
Augujlo  Regnante , collimiti  in  parte  de’  fondi  dotali  della 
fua  Reale  Accademia  delle  S.  , e delle  B.  L.  , nel  provvido 
minijìerio  di  Giufeppe  Bsccadclli  , Marchefe  della  Sambuca  . 

114..  Il  Tempio  della  Rcal  Badia  fu  nel  1638  altamen- 
te percolfo  dalla  furibonda  rivoluzione  tifica,  che  in  quell’età 

fcolfe  , 


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40  Istoria  del  tremoto 

fcofie , c defolò  l’una,  e l’altra  Calabria  (i)  ; e nel  1659 
non  andò  immune  dagli  urti  del  tremoto , che  turbò  Mileto , 
e i Tuoi  cafali  (2) . Con  decenza  ne  furono  ri  fiorate  da  prov- 
vida rfiano  le  ruine  $ ma  era  riferbato  all’  età  noflra  l’ infor- 
tunio di  vedere  diflrutta  un’opera,  rifpettabile  egualmente 
per  la  fua  magnificenza , e per  la  nobililfima  origine  fua . 

11 5.  Nel  dì  cinque  di  Febbrajo  alle  ore  19,  e m.  15 
fu  dunque  in  breve  illante  irreparabilmente  tutto  da  cima  a 
fondo  infranto , e nabiifato  il  magnifico  Tempio  della  J*f. 
Trinità  ài  Mileto . Non  rimafe  nè  feguo , nè  orma  alcuna 
della  grandiofa  bellezza  di  quello  facro  edificio  . Sopravvan- 
zarono  appena  alcuni  pezzi  del  muro  efleriore , e quefli  fono 
anch’  elfi  rovinevoli  ; e rimafe  efiflente  una  tela , tronca , e 
fquarciata , del  muro  laterale , eh’  è fituato  a man  diritta . 
Appiè  di  tal  muro  giacea  il  maufolèo  di  Ruggiero  Baffo  ; e 
nella  faccia  del  medefimo  efifleva  un  picciolo  marmo , intorno 
a cui  v’  era  in  caratteri  colorati  una  brieve  iscrizione , come 
fi  offerva  nel  Rame , che  fu  quello  articolo  fi  rinviene . 

1 16.  Or  quello  maufolèo  di  Ruggiero  Baffo , e quello 
della  Contelfa  Adelaide  , moglie  del  medefimo , rimafero  pro- 
fondamente fepolti  lotto  le  ruine  della  valla  mole  equata  : 
nella  caduta  di  quella  fu  notabile  che  tutto  ciò , che  crollò , 
non  tenne  , cadendo  , altra  direzione , fe  non  quella  dell’  aperto 
vano  della  Chiefa.  In  elfo  dunque  precipitarono  tutto  il  tetto, 
quali  tutto  il  campanile , gli  altari , e la  malli  ma  parte  de’ 

muri 

(a)  Agazio  di  Somma  bifl.  racconto  de  terremoti  dell * Calai,  fot.  70. 

(b)  D.  Carlo  Torci,  ttc  rapp.  manofer. 


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Delle  Calabrie;-  41 

muri  laterali  j e di  tanti  materiali  non  ne  minò  al  tir  fuori , 
che  tenuiilìma  porzione  . Se  ne  ofTervi  la  figura  nel  Rame  VII. 

1 1 7.  Non  ignoriamo  la  diana  opinione  del  Collenuccio , 
a cui  piacque  di  fupporre  che  Ruggiero  Bojfo  folle  flato  al- 
trove fepolto . La  repubblica  de’  dotti  ha  troppe  ripruove 
della  facile  inconfideratezza  di  quello  autore , il  quale  fre- 
quentemente fi  dilettò  di  mafeherare  colla  fpoglia  della  criti- 
ca il  mal  talento  della  calunnia. 

11 3.  Si  dette  opera  di  redimere  dalle  mine  il  nobile 
maufoléo  del  Fondatore  del  Regio  Padronato,  di  cautelarlo  da 
ulteriore  fuccelfivo  infortunio , e di  ferbare  alla  memoria  de1 
poderi  un  monumento  così  rifpettabile , e facro . E perchè 
nulla  fu  ciò  lì  folle  trafeurato , fe  ne  fece  con  diligenza  ri- 
trarre il  difegno  del  maufoléo  , e della  ifcrizione , eh’  è fiiper- 
dite  ancora  nello  fquarcio  del  rimanente  muro . 

119.  In  quedo  maufoléo  vedeli  in  uno  de’ lati  fcolpita 
una  fedia  curule . Alcuni  potrebbero  da  ciò  trarre  argomento, 
onde  fofpettare  che  quedo  potei  fe  appartenersi  a perfonaggio 
della  Gentilità  ; ma  quando  li  porrà  mente  alla  facilità  , colla 
quale  li  fece  ufo  in  altra  età  de’  rimafugli  , e delle  illudri 
mine  dell’  antichità , fe  ne  deporrà  ogni  fofpetto  : e non  folo 
li  conofcerà  con  quanta  fallace  loica  li  vorrebbe  far  Credere 
inelufo  in  un  tempio  facrofanto  il  farcofago  di  un  uomo  de! 
gentilelimo  ; ma , meglio  ragionando  , s’ intenderà  finalmente 
che  ficcome  non  li  ebbe  difficoltà  di  far  fervire  all’ ornamen- 
to di  quedo  facro  tempio  gli  deffi  fpeciofi  avanzi  di  quello 
di  Proferpina  ; così  non  fi  ebbe  ribrezzo  di  faT  fervire-  per 
farcofago  di  un  Principe  cridiano  un  maufoléo  , che  èra  dato 

F impie- 


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4*  Istoria  del  tremoto 

impiegato  a cuftodire  gli  odi , o le  ceneri  di  qualche  illuftre 
perfonaggio  della  profana  antichità  . 

no.  Vi  era  nell’alto  del  termine  di  quello  muro,  che 
giace  a delira , uno  fquarcio  di  tonaca , denudato  in  modo , 
che  apertamente  mollrava  di  edere  di  un’  epoca  men  vecchia 
di  quella  di  un  altro  fottopodo  Arato . La  novità  vi  attirò  lo 
fguardo  : e approdi mandoci  per  efplorarlo  , ci  avvedemmo  d'un 
piè  di  lettera  non  picciola  , che  ufeiva  da’  lembi  della  tonaca 
lacerata  . Con  arte  lì  tentò  di  divellere  la  crolla , che  tena- 
cemente ingombrava  le  lettere  fottopolle,  e con  forprefa  feo- 
vrimmo  un  avanzo  d’ infcrizione , troncata  dalla  ruina  del  mu- 
ro , e magagnata  dalla  tenacità  della  tonaca  fovrappofta . 

ni.  Tutto  che  li  folle  ufata  ogni  podìbile  diligenza 
per  ifeoprire  l’informe  avanzo  di  tale  ifcrizione  j pure  fu 
vano  lo  fperare  di  poterne  con  nettezza,  e fenza  troncamento 
ritrarre , e traferivere  tutte  le  lettere  , tra  per  la  rovinevole 
condizione  della  fabbrica , e per  l’ oltraggio , che  la  tonaca  vi 
avea  cagionato.  Non  oftante  ciò  coll’ adillenza  di  D.  Domeni- 
co Sbaglia , uomo  di  non  ordinaria  diligenza  , ftimammo  non 
inutile  opera  il  farne  ferbare  quelle  reliquie  interrotte  , che 
lì  potettero  far  ritrarre  dal  Difegnatore , e di  efporle  all’at- 
tenzione de’  dotti  in  un  Rame , che  trovali  fognato  col  nu- 
merq  Vili.  L’ infcrizione  li  appartiene  a cofa  fepolcrale. 

122.  Meritò  ancora  rilleflione  la  doppia  condizione  della 
calce , che  appariva  tra  le  ruine  . Era  facile  a di  {Unguentili 
1’  antichidìma  della  prima  co  finizione  dalla  vecchia  della  ri- 
ftorazione . La  prima  era  di  tanto  alla  feconda  fuperiore, 
quanto  a quefta  cede  di  pregio  la  calce , di  cui  attualmente 

quella 


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1 


D UM'C  U A « RI  xl 


4t 

quella  popolazione  fi  vale  : degradazione  fuccefiiva , che,  non 
cederemo  mai  di  notare , per  far  capire  quanto  ingiurtamente 
fu  certi  articoli  vogliamo  fai-  valere  l’ età  nofira , e 1’  età 
media  full’  età  pivi  vicina  all’  alta  antichità , 

123.  Mileto  è fituato  fui  dorfo  di  un  monte  di  grega- 
ria compolieione  . Quella  Città  fu  in  orribile  modo  flagellata 
prima  dal  tremoto  del  dì  5 di  Febbraio , e indi  fu  compiuta- 
mente  nel  dì  7 dello  rtelfo  mefe  ridotta  in  tale  rivolgimento, 
e ruina , che  oggimai  non  è che  una  mifera  congerie  di  fallì. 
Se  ne  vegga  il  Rame  fegnato  col  num.  IX.  11  nobililfimo  Tem- 
pio del  Vefcovado  può  ben  dirli  che  già  fu , ma  ora  nè  pure 
pub  chiamarli  una  illulìre  ruina  j poiché , ove  elfo  era , non 
comparirono  , che  rudi , e tronchi  ammalfi  di  pietre , rii  legni, 
e di  fabbriche  triturate , e a brani  a brani  difperfe  , e con- 
fu fe.  Le  fielfe  belle  colonne  del  Tempio  apparirono  ove  co- 
me da  acuto  ferro  divife,  e ove  come  da  villana  mano  irre- 
golarmente Ipezzate  . 

124-  La  piccola  Chiefa  di  S.  Michele  Arcangelo  , e 
degli  Apojloll  Pietro  e Paolo  ( ohe  fu  ancor  ella  fondata  dal 
Sereniflimo  Conte  Ruggiero  BoJJ'o , e che  poi  co’ fovvertimenti 
del  tempo  fu  dal  privato  intereire  dilìratta  dalla  Badia  Reale , 
e ridotta  in  corpo  feparato,  con  danno  del  Padronato  Re  «io  ) 
fu  da  cima  a fondo  miferamentc  di ft rutta . 

* » * * 

125.  Palliamo  a far  parola  di  alcuni  fatti,  che  gialla- 
mente potrebbero  interelfare  l’attenzione  de’  dotti.  Di  corta 
al  Tempio  della  Chiefa  Abbadiale  vi  era  un’  àmpia , e bella 

F 2 cafa , 


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44  Istoria  tel-tremoto 

cafa,  formata  per  fervir  di  ricovero  ne’ tremoti  ; Quella  fi 
mantenne  falda , e fenza  danno  follenne  l’ impeto  delle  orren- 
de fcoffe  del  dì  5 di  Febbrajo . Cominciò  a vacillare  fotto  gli 
urti  del  tremoto  del  dì  7 : andò  di  mano  in  mano  difordinan- 
dofi  fotto  le  fcofie  avvenute  da’  rimanenti  giorni  di  Febbrajo 
fino  al  dì  primo  di  Marzo  . Rimafe  finalmente  adeguata  al 
fuolo  col  flagello  del  dì  28  di  Marzo  ; e ora  non  ne  rappre- 
fentano  1’  antica  fua  forma , che  alcune  fuper diti  porzioni  de- 
gli artificiofi  muri.  Quelli  erano  formati  con  induflria  tale, 
che  l’ interno  vifcere  era  tutto  interfecato  di  legni  , conge- 
gnati in  modo , che  ad  angoli  verticali  tenevano  in  tutela  gli 
firati  regolari  delle  fovrappofte  canne , e la  fonile  fabbrica 
efleriore.  In  quelli.  era  facile  a vederft  la  nettezza,  e la  ra- 
pidità., con  cui  rimafero  fvelti  L chiodi,  che  fervivano  d’  aiTi- 
curazione  , e di  legame  , onde  contenere  unite  tutte  le  mac- 
chinette , che  l’ intera  macchina  formavano . Quelli  legni 
erano  ancora  folidi  abbaftanza  : alcuni  di  eili  giacevano  o in 
parte  fchiantati  dalla  lor  fede  , o in  parte  fpezzati  tutto  il 
di  più  era  tra  le  ruine . 

126.  Dee  fu  quefto  articolo  rifletterli  che  quella  cafa 
era  tutta  fondata  fopra  un  fuolo,  che  avea  feco  molti  di  que’ 
vantaggi,  che,  a fentimento  di  alcuni  Jdoj  ,.  li  credono  oppor- 
tuni per  fervire  di  prefervamento  avverfo  il  tremoto . Or 
làppiali  che  nella  parte  fotterranea  di  quello  edifìcio  vi  era 
un  gran  voto  con  molti  fpiragli  corrifpondcnti  ; il  voto  era 
ben  profondo  , e occupava  tutta  1’  elìenlìonc  de!  terreno  , in 
fu  cui  l’intera  cafa  poggiava.  Vi  era  in  oltre  nello  fiello  re- 
cinto un  pozzo  piuttollo  profondo,  che  no.  La  cafa  fuperiore 
; al  voto 


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Dei.- le  Calabrie.  4.5 

al  voto  rimafe  diroccata  j ma  nè  il  voto  Hello , nè  il  pozzo 
{offrirono  il  menomo  oltraggio . A ciò  aggiugner  fi  debbe  che 
quello  voto  era  conterminale , e rafente  alle  bafi  del  fuolo 
medefimo,  fui  quale  poggiava  il  nobiliflimo  tempio  abbadiale, 
che  fu  ridotto , come  tefìè  dicemmo , in  un  miferando  sfa- 
feiume . 

1 27.  Univerfalmente  le  fabbriche  nobili  erano,  poche  1 
le  rimanenti-  erano  un  vile  ammafso  di  tugurj  comporti  di 
terr  alato  . Tra  le  belle  fabbriche  v’era  l’edificio  de’ Signori 
Tacconi . In  quello , per  colmo  di  fventura  r s’ appigliò  la 
lìamma  , che  incenerì  molta  parte  del  materiale  di-  quell’  edi- 
ficio llclfo  ; e divorò  tutte  le  foftanze  in  elfo  contenute .. 

128.  La  caduta  degli  edificj  , per  una  parte  r fu.  fatta 
per  iurte  le  direzioni  indiftintamente , e in  altra  parte  offri- 
va una  orribile  feena  di  moltiplice , e fpaventevole  revoluzio- 
ne  . Vedeanfi  alcune  malie  sbalzate  dall’uno  all’  altro  oppofto 
lato  . Offervavanfi  àltrì  malli  fchiantati  , e rivolti  con  un  moto 
vorticofo  centrale  . Miravanfi  lati  interi  di  fabbriche  raggirati 
con  tale  rivoltamenro  vorticofo , che  la  loro  fimmetrìa , e po- 
fitura  erafi  tutta  confufa , e cangiata  ; e da  per  tutto  fi  feor- 
gea  che  in  modo  orribile , e indilìinto  0 il  fuolo  erafi  eleva- 
to , o la  terra , e le  foprapporte  cafe  fi  erano  profondate . 

rzj.  Se  lagrimevole  fu  l’ infaufto  fine  di  coloro , che 
morte  opprelle , infeliciilima  fu  ancora  e miferabile  la  condi- 
zione di  que’ , che  a quella  fi  fottraffero . La  tetra  notte , la 
dirotta  pioggia , il  balenar  frequente  accrebbero  l’ orrore  della 
loro  crudele  fituazione . Il  più  di  elfi  perdette  il  fenfo  dello 
lira -'io  avvenuto  a’  loro  più  cari  individui , a alle  proprie 

fofian- 


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Istoria  del  tremoto 


46 

foftanze  : fiato  d’ infenfibilìlà , che  non  fu  di  picciolo  Tuffi-a- 
gio in  tanti  difaiìri , come  quello  , che  fa  Tempre  la  minore 
infelicità  degli  uomini  , e eh’ è l’unico  mifero  bene,  che 
all’  uomo  rimane  nelle  anguftie  de’  fonimi  mali  . La  popola- 
zione tutta  , non  efelidi  i più  ricchi,  e i più  agiati,  riirafe 
efpofa  a tutta  l’ indiferetezza  dello  fpavento  , dell’  ingiuria 
del  tempo  , e del  tormento  della  fame  • sì  perchè  i tremoti 
erano  frequenti , e fi  rincalzavano  quali  in  quel  modo  , che 
nelle  torbide  , e tempeffofe  notti  un  baleno  fucccde  rapida- 
mente all’  altro  ; sì  ancora  perchè  mancavano  tutt’  i mezzi , v 
e tutt’  i generi  necelfarj  a temperare  la  fame  , e a ripara- 
re a’  rimanenti  bifogni  della  vita , come  quelli , eh’  erano  fu- 
ti o difrutri,  o fotto  le  fabbriche  fequeflrati . 

130.  Come  a Dio  piacque,  di  mano  in  mano,  fi  pro- 
curò qualche  riftoro  in  tanti  mali  j ma  non  fi  creda  già  che 
La  condizione  di  coloro , i quali  erano  dianzi  il  fof egno  de’ 
miferi  non  poffìdenti  , folle  gran  fatto  uguale  , o migliore  di 
quella  del  volgo . Quelli  poche  volte  umile  per  bifogno , e 
Tempre  fiero  per  natura,  appena  che  fu  reftituito  a fe  fello, 
non  riguardo  la  dura  forte  de'  Tuoi  benefattori , che  come  un  be- 
nefico dono  della  natura  , la  quale  , a fantasìa  di  quel  volgo  , aven- 
do eguagliata  la  condizione  del  ricco  a quella  del  povero,  avea 
lafciati  i beni  in  preda  alla  forza  , e a beneficio  del  primo  occu- 
pante. Quindi  è facile  a capirli  qual  barbaro  governo  fi  facefie 
mai  delle  leggi  del  buon  ordine  fociale , delle  fortune  altrui , 
e de’facri  doveri  dell’umanità  ne’ primi  dì  della  terribile  fven- 
tura  , in  cui  la  fame  , la  durezza  delia  fìagione  , e lo  fpa- 
vento efercitarono  col  malfimo  furore  i loro  diritti  su  quelli 

mife- 


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Delle  Cal.abrie; 


+7 

miferi,  a’ quali  toccò  la  dura  fatalità  di  languire  tra  la  man- 
canza del  tutto  , e i bifogni  di  una  macchina  opprefTa  da’  di- 
fagj , e fpefle  volte  tormentata  dalle  ferite  ricevute  tra  le 
fabbriche  crollate  . 

131.  Dicali  per  onor  del  vero:  quello  fu  l’ infelice 
ftato,  in  cui  quali  da  per  tutto  li  rimafe.  La  provvida  mano 
del  noftro  clementiffimo  Re  , e Signore  mitigò  l’afprezza  di 
così  reo  deliino  ; e coll’  opera  d’  un  Magnate , il  quale  degna- 
mente foflenne  il  carattere  fupremo , che  il  Trono  gli  comu- 
nicò , richiamò  la  pace  , il  buon  ordine , e la  giuftizia  là  ove 
tutto  era  in  preda  alla  deflazione  , al  difordine  , e al  ca- 
priccio . Ciò  è così  vero  che  laddove  , a mirare  il  folo  affet- 
to delle  rovine,  parea  che  non  dovefle  uom  raggirarli,  fe  non 
fe  per  un  deferto  inofpite,  perkolofo,  e pieno  d’ infidie , pure 
ovunque  li  muovelle  il  palfo  tutto  vedeafi  con  bell’  ordine  af- 
feftato;  e ad  onta  della  comune  deflazione  fi  feorgea  per  ogni 
dove  prefente  1’ opera  d’una  mano  fuprema  intenta  ad  afeiugare 
le  lagrime  degli  afflitti , pronta  ad  affi  curare  le  fortune  di 
tutti , ed  efficacemente  occupata  per  allontanare  il  male  , e 
proccurare  il  bene  per  tutu  l’afflitta  Calabria. 

x 32.  L’  olio  fu  quafi  tutto  miferamente  verfato  . Il  vi- 
no , che  fi  efiralfe  dalle  ruine , non  acquiftò  mai  più  nè  la 
fua  vigorìa , nè  la  fua  purità . Il  grano , che  era  chiufo  tra 
le  folk , fu  in  progrello  di  tempo  difo tterrato  ; ‘ma  o ne  fu 
ertratto  fracido  , 0 fu  trovato  ule  , che  confervò  Tempre  un 
odore  non  grato;  e ciò  per  l’acqua  , che  per  là  entro  quelle 
forte  penetrò  o dalle  lacerature  del  fuolo  fuperiore , o forfè  da 
quelle  , che  nelle  più  interne  , e balle  parti  delle  ideile  fife 
fi  cagionarono  dal  tremoto.  133. 


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Istoria  dei.  tremoto 


+S 

133.  Milcto  , come  dicemmo  , giacea  fui  dorfo  di  un 
monte , il  cui  materiale  è di  varia  natura . Ne’  termini , che 
fono  nelle  parti  finiate  dal  fui  all’  ovefl  , vi  ha  molta  terra 
vegetabile  . Succede  un  gejfo  lamellare , greve  , e a frati  oriz- 
zontali (1)  ; quello  foprattutto  fi  trova  ne’  dintorni  de’ poderi 
di  Niccolò  Arena  . 

134.  A quelli  Arati  fuccedono  malli  immenfi  d’ una  cre- 
ta argillacea  , f file  , ejfervefccntc  , e folubile  con  gli  acidi  (1). 
Ella  è tutta  a nudo  nella  contrada , denominata  la  Timpa 
janca.  E’  foda , molto  pura,  e bianca,  e forma,  per  così 
dire , la  bafe  di  tutto  quell’  angolo  del  monte , che  guarda  il 
fui . In  quefta  creta  non  cHervaramo  mutazione  alcuna  : non 
fi  è fiaccata  : non  fi  è gonfiata  : non  fi  è ridotta  in  frantu- 
me ; e in  tanto  quella  parte  di  città , che  le  fiava  di  fopra , 
è tutta  fconqualfata . 

1 35.  Quelli  materiali  medefimi  fono  quelli,  che  ne  for- 
mano tutto  lo  fpazio , che  fi  efiende  dal  fui  della  città  ver- 
fo  /’  ef  della  medefima  j e ciò  fi  arguifce  dalla  direzione  de- 
gli accennati  firati  orizzontali  del  gejfo  , e della  creta . In 
tale  fito  tutto  è a pendìo,  e la  fuperficie  è ricoperta  di  molta 
terra  vegetabile  . Quivi  nè  pure  vi  ha  lefione  ne’  terreni . 

1 36.  Per  lo  lato  , che  guarda  1’  ovef  , cangia  1’  afpetto 
delle  cole  . Vi  s’ incontrano  grandi  alterazioni  : di  quelle  ve 
ne  n’  ha  delle  recenti , e fono  manifattura  del  tremoto  $ ma 
ve  n’  ha  eziandìo  di  quelle , che  fono  opera  dell’  acqlia , e del 

tem-  * 

(l)  Waller.  Minerai,  t.t.  p.  158.  gen.  44.  fp.  4. 

(z)  Vcggafi  Li  nnaci  Syjl.  Hat.  t.  3.  p.  204. 


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Delle  Calabrie.  4.7 

tempo.  Vi  è una  valle , la  quale  è tutta  corrofa , precipitofa- 
mente  fcofcefa  , e indi  fintamente  comporta  di  terra  vegetabile , 
di  creta  , e di  arena  eterogenea , e ghiajofa . 

137.  Quella  valle  può  bene  riguardarfi  come  un  prodot- 
to della  forza  degli  anni , e delle  acque  fcorrevoli . Ciò  fi  fa 
chiaro  dal  riflettere  che  Milcto  è circondato  da  tre  torrenti 
perenni , cioè  dal  Sondo  , dallo  Schiattino  , detto  altrimenti 
Scotopltto  , e dallo  Sdentato  , i quali  uniti  formano  il  Zucca* 
rello  , che  va  in  progrerto  a perderli  nel  fiume  Nifi  . Or 
quelle  acque  perenni  feorrono  appunto  lungo  il  fieno  di  quella 
valle , che  accennammo , e che  divide  da  Mileto  la  terra  di 
Paravati , la  quale  rimane  a dirimpetto  della  città  , all’  ove  fi 
di  ella.  Quelle  acque  voraci,  rodendo  tortuofamente  il  fragi- 
le terreno  , hanno  , col  favore  dell’  età  , diftrutta  l’ intermedia 
porzione  del  falfo  piano  , che  univa  un  tempo  Mileto  a Pa- 
ravati . Di  fatto  nell’  eftremità  meridionale  di  quello  picciolo 
paefetto  fi  oflervano  ancora  i rimalugli  d’  un’  antica  rtrada , 
che  da  quel  luogo  menava-  alla  città , e che  sboccava  nel  di- 
ftretto  della  Chiefa  Vefcovile  . 

1 38.  La  creta , che  li  rinviene  in  Mileto , efler  potreb- 
be di  un  utile  ufo  foprattutto  per  formare  que’  lavori  minuti , 
a’ quali  Linneo  dette  il  nome  di  pfcudo-porcellana  (1)  j ma  qui 
non  vi  fono  vafai . Fortunatamente  però  non  vi  rimane  del 
tutto  inutile  ; poiché  il  popolo  fe  ne  vale  nella  politura  de’ 
panni . Quivi  v’  ha  gelTo  di  ottima  condizione  ; ma  non  fi  è 
mai  penfato  nè  a farne  commercio  , nè  a irtituirne  fabbrica 
di  que’  lavori , a’  quali  farebbe  propriiilimo . 

G 139. 

(l)  Sfjl.  Nat.  I.  c.  p.  204.  17. 


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50.  Istoria  del  tremoto 

1 39.  Lungo  il  Zaccarello , c '1  fiume  Nifi  fi  rinvengono 
de’  malli  di  un  materiale , che  i naturali  di  Mileto  chiamano 
talco  ; ma  che  in  realtà  n’  è ben  diverfo . Noi  ne  abbiamo 
de’  belli  pezzi , e dello  è lo  fpeculum  afini  di  Mattioli  , ed  è 
[eleni  te  , che  da  Wall  erto  chiamali  *cJJo  lamellare , pellucido  , 
a laminate  romboidali  ( 1) . Con  la  calcinazione,  a fomiglianza 
di  tutt’  i corpi  gellofi , elfo  perde  la  Tua  pellucidità  , e acquifta 
un  bianchillìmo  colore.  Di  colla  al  "Lece  arci  lo , nel  territorio 
denominato  Raza  , vi  ha  copia  di  una  terra  tintoria  , atra  , ve- 
getabile (2),  di  cui  fi  potrebbe,  fe  fapefie  averfene  talento, 
tirare  profitto,  col  prepararle  ne  paftelli,  o rocchictti  da  pittori. 

ipo.  Lunghelfo  quello  fiume  vi  è copia  di  tejlacei  bi- 
valvi fimi parificati . Tra  quelli  noi  ritrovammo  alcuni  Spon- 
dili , anch’  edi  femipetrifkaù  , lui  cui  dodo  vi  ha  una  con- 
crezione calcarea  Jlalattitica  • gli  firati  hanno  confervata  la 
della  Umazione  , c figura  della  forma  dello  fpondilo  , che 
predò  il  dodo  alla  molta  concrezione  operata  dall’  acqua , dal 
tempo , e dalla  terra  calcarea . La  grandezza  di  quelli  è fupe- 
riore  a quella  degli  fpondili  comuni . Noi  ne  conferviamo  tre 
di  elfi  nel  nodro  Muffo  Accademico  . Su  due  de’  medefimi  veg- 
gonfi  aggregati  alcuni  rottami  di  chiocciole  , ancor  elle  in- 
chinanti alla  petrillcazione  . 

tqt.  Il  territorio  di  Mileto  è di  fertile  natura  : 1’  olio, 
il  grano  , il  granone  , il  vino  , e ’l  lino  vi  fi  producono  in 
diffidente  copia.  Le  arti , i me  fi  ieri , e particolarmente  la  pa- 
llorizia , e l’ agricoltura  o vi  clìgono  miglioramento , o hanno 

bi  fo- 
li) Wallcr.  fyjl.  mineralog.  t.  t.  p.  165. 

(a)  Liunaei  iota.  3.  p,  zìi.  Humus  tintoria. 


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Delle  Calabrie.  51 

bi  fogno  d’  iftituzione  . Le  mani  if  opere  fono  neghittofe  , o 
grolfolanamente  affuefatte  ad  eifere  fenza  indullria  laboriofe  . 

142.  L’  aere  di  Mileto  non  ammette  nettezza  , e pu- 
rità per  la  naturale  polizione  del  luogo  : e tutto  infinua  la  ne- 
ceffità  di  proccurare  a tale  città  fede  migliore,  e pii  fana. 
In  quello  dillretto  vi  fono  i feguenti  oajali  .... 

».  • 

Nao  , Jonadi  , Calabro  , S.  Pietro , Campami , 

*f.  Giovanni  , e Paravati  . 

143.  Nao  è diflrutto  . Quello  paefetto  era  firuato  fili- 
la llrada  regia  ; ma  poco  lontano  dalla  fua  ruina  incontram- 
mo , lungo  la  lleflài  llrada  , un  orrendo  precipizio  , prodotto- 
vi dal  tremoto . 

' 144.  Jonadi  è lefo  , ma  non  minato  . Calabro  è orribil- 
mente maltrattato.  S.  Pietro , Compar  ni , c S.  Giovanni  rima- 
fcro  altamente  percofft , e flagellati . 

145.  Paravati  è divenuto  un  informe  ammalio  di  ter- 

raloto  . Le  poche  fabbriche  , ond’  era  ornato  , nabillarono  « 
Nelle  Iliade , nel  fuolo  delle  cafe  , e ne’  terreni  vicini  fi  veg- 
gono frequenti , e lunghe  fenditure  . Quello  paefetto  era  co- 
piofamente  provveduto  di  fojfe  ben  grandi  , e profonde  , le 
quali  fervivano  alla  confervazione  del  grano  , e delle  biade  : 
quelle  folle  erano  fparfe  , e incavate  quali  per  tutta  l’ elìen- 
fione  di  quelle  (Ielle  parti  abitate  , che  or  fono  miferabile 
oggetto  di  orrore . ’ ... 

146.  Poco  lungi  da  Paravati  , fu  la  llrada  regia  , che 
conduce  a S.  Pietro  , raccogliemmo  altra  creta  concacea  di 

G a un 


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5*  Istoria  del  tremoto 

un  giallo  sfumato,  che  ivi  e fi  (le  in  copia,  e vi  rimane  inufata. 

1^7,  Nel  vallone  del  fiume  Litroma , eh’  è fu  la  drit- 
ta della  firada  regia , v’  ha  abbondanza  della  (Iella  creta  , di 
geffo  micaceo  , e di  geffo  fpatofo  diafano  del  Cronjìedt , eh’ è 
k>  ftefib  mallo  di  felenite , di  cui  favellammo  nell'  articolo  di 
Mileto  al  numero  139.  . 

1+8.  Quafi  tutti  gli  edificj  de’paefi,  finora  accennati  , 
erano  comporti  di  terraloto . 

149.  Per  riguardo  a cib  , che  di  udita  abbiam  rife- 
rito fulle  cofe  antecedentemente  avvenute  da  Febbrajo  ad  Apri- 
le, noi  ne  raccogliemmo  partitamente  1’  avvifo  uniforme  dal 
Regio  Parroco  , da  molti  Cappellani  di  quella  Regia  Chie- 
fa  Abbadiale,  e con  ifpezialità  dal  nominato  Signore  Sbaglia, 
uomo  di  fommo  buon  fenfo  , dal  Sig.  D.  Domenico  Antonio 
Prejììa , perfona  di  conto,  e di  rettilfimo  cuore , e dal  Signor 
D.  Crifanto  Girardi  , UJIìziale  del  Regimento  Reai  Macedo- 
ne , incaricato  del  governo  delle  cofe  pubbliche  eia  S.  E.  il 
Signor  Vicario  Generale  delle  Calabrie . Alcuni  di  effi  vollero 
con  (Ingoiare  gentilezza  tenerci  anche  compagnia  nelle  olfer- 
vazioni , che  da  noi  fi  fecero  in  Mileto , e fuoi  dintorni . 

• . 1 ' ' 

• t 

: Stato  deir  aere  , e tremoto  i 

. . > 
150.  Nel  dì  primo  di  Maggio  eravamo  in  cammino  pel 
diflretto  di  Mileto . Piovve  nel  mattino  . Verfo  il  mezzodì 
ferenoilì  il  tempo  . Per  ifirada  fummo  forprefi  dal  tremoto  j 
e le  bertie  da  foma  ce  ne  dettero  il  primo  fegno  . Effe 
fi  fconcertarono , e dechinarono  dal  fentiero,  che  batteano. 

Alcu- 


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Delle  Calabrie,  53 

Alcune  fi  foffermarono  , poggiando  le  articolazioni  in  quella 
fiella  attitudine  , che  gli  animali  fogliono  guadagnare  allor- 
ché , trovandoli  in  pericolo  di  fdrucciolare , dilatano  le  gam- 
be , e in  fu  quelle  librandoli  , s’ impuntano  , quafi  come  ru- 
minando il  modo  di  pigliar  le  molle  per  fuperar  l’ inciampo . 
Tolto  udimmo  da  un  rombo  minaccevole  annunciare  il  tre- 
moto . Sul  fuolo  le  zolle , e le  pietre  fi  commolfero  : le  ci- 
me, e i rami  degli  alberi  fi  confufero  ondeggiando . Noi  era- 
vamo in  fu  i noftri  cavalli  : quefti  fremettero  fmarriti  , e , 
piegandoli  alquanto  , tremolarono  fotto  noi  , che  ne  reggeva- 
mo il  freno . A noi  parve  , guardando  la  terra  , di  pruovare 
quello  Hello  feomponimento  d’occhio,  che  fi  pruova  allorché 
fi  palla  un  fiume  . Quella  fcolfa  fu  delle  attive.  L’aere  era 
fereno  per  tutto  , e fpirava  appena  un  leggiero  fiato  di  Po- 
nente . Il  noltro  oriuolo  fegnava  quafi  le  ore  2 1 , e mezza , 
quando  1’  olfervammo  , rivenuti  dallo  fmarrimento . 

15 1.  L’aere  turboflì  di  mano  in  mano  , e fotto  le 
ore  24  defiolfi  la  nebbia  , e quindi  il  tempo  fi  difpofe  aUa 
piova  . Dalle  24  alle  due  della  fera  vi  furono  tre  feoffe  , 
1’. ultima  delle  quali  fu  indifereta  . .1  latrati  de’  cani , il  ragghia- 
re degli  afini , e lo  fchiamazzìo  de’  corvi  ci  molellarono  tutta 
notte  . La  loro  inquietudine  facea  temere  di  qualche  nuovo 
infulto  ; ma  nulla  avvenne  . 

152.  A’  2 di  Maggio  alle  ore  22  , e 21  minuti  , la 
terra  tremò;  e fenza  rombo  ondeggiò  verfo  le  ore  24, e 22 
minuti . Il  ciclo  era  carico  di  nubi , e lampeggiò  molto . Alle 
ore  4 cominciò  la  pioggia , foflìando  libeccio  . I cani  , e gli 
afini  erano  in  una  fmania  perpetua . Ci  eravamo  appena 

com- 


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e4  Istoria  m tremoto 

comporti  per  dormire,  quando  un  rombo  mole  fio  ci  (colle,  non 
annunciando  il  tremoto  , ma  unendoli  , e medefimandofi  col- 
lo  delio . Non  avvertimmo  l’ ora  ; ma  la  notte  era  ben  avan- 
zata. Ci  addormentammo  , come  a Dio  piacque  , in  mezzo 
alla  clamorolà , e latrante  armonìa  degli  afini , de’  corvi  , e 
de’  cani.  Tra’l  fonno  fummo  nuovamente  fcolfi  da  uu  nuovo 
fpaventevole  rombo  , e da  un  breve  , ma  violento  tremoto 
concupivo . 

153.  Nè  qui  finirono  le  inquietudini:  all’alba  del  dì  3 
di  Maggio  fummo  nuovamente  agitati  fenza  molta  diferetez- 
za  . Nella  durata  di  tal  giorno  la  terra  ondeggiò  bene  alle 
ore  zi  . Nella  notte  non  udimmo  altro , perchè  eravamo  fian- 
chi dal  cammino , e bifognofi  di  fonno  ; ma  ci  fi  dille  d’eller- 
vi  fiate  altre  fcolfe . Il  mattino  fu  fercno  . Il  giorno  fu  mol- 
to tiepido . Nella  fera  vi  fu  nebbia . 

Me  furio  , e fuoi  villaggi  , 

154,.  Nel  difiretto  di  Me  fi  ano  incontrammo  con  forte 
ineguale  difiribuit’i  dilaftri.  Mefano  fu  prellochè  tutto  ade- 
guato al  fuolo . 

155.  Fialanlare  , Rombiolo  , Scalite , villaggi  di  tal  D i- 
cco , ora  fono  un  mi  fero  ammalio  di  terrai  oto  , ridotto  in  ruine  . 

1 56.  Larzona  , Pizzi nni  , Prefittaci  , Molade  , Per- 
nocare , Pernocarello  , Zungri  , e Papaglionte  furono  in  por- 
zione fommamente  lefi  , e in  altra  porzione  diftrutti . 

157.  Or  figliali , e Caravate  furono  annientati.  Il  que- 
fii  luoghi  fi  ritrovano  cofpicui  fegr.i  d’ una  innegabile  anti- 

chif- 


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Delle  Calabrie;  55 

oliiiTima  rivoluzione  fifica  , avvenuta  o per  invafione  ten- 
tata dal  procellofo  mare  filila  terra  , o per  tumultuaria  ra- 
pina operata  dalla  terra  fui  mare  . Vi  ha  tra  Origliale  , e 
Caravare  una  picciola  prominenza  tutta  arenofa  , polla  nella 
contrada , denominata  l’ Aria  di  Caratate  , lituata  a mezzo- 
giorno , e in  diftanza  quafi  di  fei  miglia  dal  mare  di  Nicote- 
ra , eh’ è la  parte  marittima  la  più  vicina  . Da  quefla  pro- 
minenza arenofa  li  e ft  tallero  cinque  Echini  di  rara  grandezzaf 
parificati , e beniffimo  confervati . 

158.  Acqui  (lamino  in  oltre  tre  grandi  Spondili  patri  flet- 
ti , e non  maltrattati  dalla  forza  del  tempo  (1). 

159.  Quelli  rari  moni  menti  de’ fafti  delia  Natura  ritro- 
vanfi  ora  nel  no  Aro  Muffo  Accademico  : e di  alcuni  di  e ih 
può  offervarfene  la  figura  , e grandezza  naturale  ne’  Rami  fe- 
gnati  col  numero  X.  e XI. 

Tropea  , e fuoi  Villaggi  , 

160.  Da  ciò,  che  ne  riferirono  il  P.  Elijeo  della  Con- 
cezione, e ì Signor  Setafiiani , li  feppe  che  Tropea  fu  percof- 
fa  dal  tremoto , ma  non  decada' a . Da  qualche  ruina  in  fuo- 
ri , tutta  la  rimanente  parte  di  cosi  nobile  , e bella  città  fa 

fol 

(l)  Nella  Starla  naturale  non  fi  vede  con  chiarezza,  e con  un! far* 
miti  diflinta  la  condizione  degli  Spondili  parificati.  Ve  eoa  fi  Linnto  [yfi. 
nat.  t.  1.  pari.  l.  p.  t ijó.  j’cn.  3 io.  Spondy'us  .....  teda  inaquival- 
vis  — tom.  3.  Helmintholithus  — Vepgafi  Wallerio  fyfl.  m in.  r. 

2.  p.  497.^.4515.  & p.  48 z.  Beitiand  Didietm.  det  Fojjil.  nitide  Spon- 

dylolithe. 


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j<5  Istoria  dei.  tremoto 

fol  tanto  lefa . Il  degno  Cavaliere  a cui  ne  fu  affidato  il  go- 
verno dal  zelanti  (lìmo  Vicario  Generale  delle  Calabrie , dette  le 
più  opportune  provvidenze  per  far  ifgombrare  i rottami  , e 
per  far  diroccare  ciò , che  parea  rovinevole  ; ficchè  la  parte, 
che  in  piè  ne  rimafe , ammette  facile  relìaurazione . Si  veg- 
ga il  Rame  fegnato  col  num.  XII. 

161.  duella  città  ha  fpaziofo , e fertile  tenimento  j e 
vi  fi  unifcono  23  villaggi , i quali  tutti  dal  più  al  meno  fu- 
rono maltrattati . 

i6j.  Il  Signor  Sebajliani  quivi  rinvenne  una  copia  prò- - 
digiofa  di  quarzo  ridotto  in  polve  bianchillìma  , e fonile  ; e 
riferì  di  aver  rinvenuti  alcuni  malli  di  legno  femipetrijicato . 

j appaio  , e Cuccurino  . 

163.  Joppolo  è un  picciolo  villaggio  , ditìante  poche 
miglia  da  Nicotera  , e di  coda  a Cuccurino  . Ha  dirimpetto 
il  mare,  e,  tutto  che  pollo  in  su  d’un  colle,  è luogo  di  mal 
fana  abitazione.  Joppolo , e Cuccurino  furono  orridamente  mal- 
trattati da’  tremoti  del  Febbrajo . Vi  è fama  che  , lunghelfo 
la  vicina  fponda , il  mare  fi  folfe , rifuggendo  colle  fue  on- 
de , ritirato  così , che  lafciò  a fecco  lunga  parte  dell’  areno- 
fo  fuo  feno  . Ciò  fi  dille  riferito  da  qualche  lavoratore  di 
campagna  . 

164.  Ne’ terreni  delle  rupi  vi  erano  enormi  fenditure. 
La  loro  direzione  era  incertillìnia  : ciò,  che  facea  forprefa, 
era  un  rivoltairtento  di  terreno  a moto  vorticofo  centrale  , 
che  interrompea  di  volta  in  volta  il  corfo  delle  fenditure . 

165.  Al 


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Delee-Caeabrieì  57 

165.  Al  Barrio  piacque  di  attribuire  a Joppolo  l’ onore 

d’  effe  re  flato  il  luogo,  in  cui  nacque  Agoflino  Nifo  , > uno 
degli  uomini  celebri  del  fecolo  XVI 5 e ciò  dette  caufa  a 
lunga  lite  tra’  Dotti . Bayle  fi  lafciò  fcrprendere  da  tanta 
autorità  • e nell’  articolo  Niphux  fi  uni  al  Barrio  , e fi  oppofe 
a tutti  gli  Scrittori , che  il  credettero  nativo  di  Sejfa  Aurun- 
ca . Ultimamente  il  Signor  de  Mafi  ruppe  quelli  nodi  , e 
produlfe  monumenti  innegabili , onde  fi  defunte  che  Nifo 
nacque  in  Seffa(i):  città  della  Campania  ove  noi  fleffi  cono- 
feemmo  negli  anni  feorfi  D.  Paolo  Nifo , uomo  di  raro  efem- 
pio , di  una  probità  vera  e mafehia  , e ultimo  rampollo  di 
quella  famiglia . i ' • 1 

F rancico  , e fuoi  Villaggi  : . 

' ' ..  . .•  ' , \ 1.  r 

1 66.  Tornammo  a Mileto , e pattammo  al  vicino  te- 

nimento  di  Francica  , ; patria  onorata  dell’  illuflre  Barrio  .. 
Incontrammo  perpetui  fquarci  di  terreno  , lungo  la  llrada,che 
.da  Mileto  pel  monte  conduce  a Francica  . ■ > a 

167.  Qucfla  terra  nel  16 59  pel  tremoto  del  dì  5 di  No- 
vembre divenne  una  congerie  di  fallì  • ma  , per  quanto  buffe 
mai  fiata  enorme  la  ruina , che  allora  vi  fi  produife  , non 
potette  elfere  maggiore  di  quel  rivolgimento  compiuto che 
quivi  fi . filabili  col  tremoto  del  dì  5 di  Febbrajo  1783.  ..  : 1 

■ . • 168.  Funga  di  , S.CoJlantino  , e Mutari  , . villaggi  di 
quella  Baronìa , caddero  in  uno  sfafeiutne  in4i Ttinto , e gene- 
rale. Il  terreno  ih  parte  fi  apri  in  folchi  mófirpqfi,:  in  al- 
tra parte  li  profondò  j e in.  molti  luoghi  le  ruine  di  un  lato 
• : , . . JI  / ;furono 

< 1 (l)  Memorie  IJìor.  degli  Aurunci  llb.  4.  cap.  5. 


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■5  8 Istoria-  del  tremoto 

furono  còn  alterno  sbalzo  nell’  oppoflo  lato  gettate  . In  que- 
lla B atonia  moltiffune  cafe  erano  di  terraloto  a piccioli  pezzi  * 
quadrati  . Niente  era  più  frequente  , quanto  il  rinvenire  o 
confusi  in  un  folo  mucchio  molti  di  quelli  pezzi , o il  tro- 
varli rivolti  e cangiati  di  giacitura  da  diritta  a lìniftra  , o 
•per  l’oppofito  il  vederne  altri  difperlì  , e folitarj  : tanto  fu 
enorme  , e veemente  la  revoluzione  , che  gli  fcompiglib  , e 
percoffe . Ciò  , che  altresi  merita  attenzione  , fi  è che 
in  tanto  feomponimento , ficcome  erano  molti  i pezzi  fmuf- 
làti , così  non  ritrovammo  alcun  pezzo , che  folle  affatto 
infranto . 

169.  Vi  è di  là  da  Brancica  la  Chiefa  di  d1.  Angelo  . 
Quella  è diruta  j ma  ne  rimane  anche  efillente  un  lato  con 
picciola  porzione  di  un  angolo  della  medefima  . Il  lato  è ver- 
fo occidente  : l’ angolo  è verfo  levante . La  fabbrica  del 
lato  efillente  è fpezzata  inegualmente  : verfo  l’ angolo  è al- 
ta : per  1’  altra  via  è tutta  mancante . Su  quefti  avanzi  del- 
la diruta  Chiefa  poggia  una  vetrata  co’  legni  corri fpondenti  . 
La  bafe  di  quella  vetrata  è tutta  ancora  appoggiata  fui  muro 
troncato  : quel  fianco  della  medefima , il  quale  corrifponde 
all’  angolo , è tuttavia  attaccato  al  fuperlìite  materiale  di  que- 
llo ; e per  contrario  il  luo  oppollo  fianco  è per  la  fua  inte- 
ra altezza  fprovveduto  di  ogni  follegno  di  fabbrica  . Quella 
vetrata  era , allorché  noi  l’ ofservammo , intera  : e i legni  , e 
i piccioli  ferri  , che  la  cuflodivano  , erano  ancor  erti  fermi , 
e non  lefi , ad  onta  di  tanti  tremoti,  e di  tanti  venti.  Se  nc 
vegga  la  figura  nel  Rame  fegnato  col  num.  XIII. 

170.  Lungo  la  firada  di  Brancica  a Vungadi  incontram- 

mo 


I 


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D u U Calabrie  a 59 

mo  molte  capanne  grandette , formate  per  ufo  , e comodo  de 
buoi,  e del  lanuto  armento.  La  parte  efteriore  di  elfe  è di 
tcrraloto  : la  parte  fuperiore  , che  fa  le  veci  di  tetto,  è for- 
mata di  legni  interfecati , e vediti  con  degli  deli  di  lupino , 
e con  delle  frondi  di  asfodelo  : la  porta , che  v’  introduce , è fati 
ta  di  mattoni,  tanto  negli  dipiti,  che  nell’ arco  . Fu  nota- 
bile il  vedere  la  diverfa  maniera , con  la  quale  cinque  di  que- 
Jìe  rozze  capanne  erano  date  percoffe  . In  tre  di  effe  foltanto 
gli  archi  erano  rimali  interi , e tutto  il  di  più  era  caduto 
in  ruina  . Nelle  altre  due  gli  archi  erano  leli  altamente , e ’l 
re  dante  del  padorizio  edificio  appariva  poco  , o nulla  mal- 
trattato : tanto  è data  frequente  la  dranezza , colla  quale  a 
proprio  talento  la  natura  ha  portata  la  rovina  fulle  opere 
delia  mano  dell’  uomo  . Si  vegga  il  Rame  legnato  col  num.  XIV. 

Da  un  Ramo  del  Fiume  Mefinu  al  Porcione  , e 
a confini  di  Soriano  . 

171.  Calammo  da  Pungadi  al  fiume  Me  fi  ma,  e propria- 
mente a quel  guado  di  effo , per  ove  fi  palla  alla  falita  ben 
alta  e montuofa  di  S.  Angelo . Quedo  monte  è ricoperto  di 
terra  vegetabile,  a cui  fuccede  un  ammalio  di  tufo,  e à\  cre- 
ta concacea.  Negli  fpazj  primieri  della  falita  fcovrimmo  uno 
fquaicio  ben  grande  di  figura  Jemicircolare . Quedo  fi  dendea 
poco  più  in  là  della  fponda  del  fiume  verfo  il  dorfo  del  mon- 
te , ove , edenuandofi , fi.  perdea  . Si  vegga  il  Rame  XV. 

171.  Continuammo  il  cammino  lungo  il  fiume  , e qui- 
vi fiequentemente  tra  la  fponda , e 1 vicino  monte  fi  offeri- 

Il  z rono 


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Sò  Ictjo  ria  del  'tremoto' 

rono  al  noflrO  fguardo  alcune  macchie  circolari  di  varia  gran- 
dezza , è di  un  color  bianco  inclinante  al  cenerognolo . Que- 
lle macchie  Conferivano  i fegni , lafciati  fui  fuolo  dall’  ac- 
qua , che  emcrfe  dal  cavo  della  terra  nella  fuperficie  in  que’. 
funfcfti  momenti' de’ primi  tremoti  del  Fcbbrajo . . 

• j ' li73.'  La  qualità  di  quel  materiale  biancaftro  inclinan- 
te al’ cenerino  , che.  copriva  la  faccia  di  tali  macchie  cir- 
colari , era  una  rena  Jluviale  , mifta  di  miche  : miche  , del- 
le quali  è fparfa  la.  labbia  del  monte  , e la  rena  del  vicino 
fiume . - 

174.  La  grandezza  maggiore  di  que  Re  macchie  cir- 

colari non  eccedea  quella  di  una  piccola  ruota  da  carrozza  : 
il  diametro  delle  minori  giugnea  appena . a un  piede , e 
mezzo . . . . . .} 

175.  Il  fenomeno  eia  intereffante , ed  efigea  minuta  of- 
fervazione  . La  faccia  di  quelle  macchie  circolari  era  o piana, 
o alcun  poco  gibbofetta  , o leggermente  -incavata . 

176.  Effe  nella  lìgura  mentivano,  o quafi  aveano  la 
forma  di  un  cerchio. 

/ 177.  Nello  fcavo  , tentato  per  efplorarne  l’ interna  {frat- 

tura , trovammo  che  nella  fleffr  data  proporzione  , colla 
quale  fi  penetrava  nel  loro  interno , effe  fi  eftenuavano  di  più 
in  più  , e li  ftringevano  a fegno , che  tutta  la  loro  circonfe- 
renza degenerava  in  un  tubo  , il  quale  fucccffivamente  fi  di- 
minuiva di  diametro , e s’ impiccioliva  tanto , che  quindi  efat- 
tamente  rapprefentava  la  figura  d’un  imbuto. 

178.  Non  fi  rinvenne  in  quelli  tubi  interiori  alcun  fe- 
gno di  acqua  attualmente  eliftentc . Notammo  però  che_  il  ma- 
< . _ teiia- 


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D 'eli  £ Caìabrie.  6 1 

teriale  della  canna'  di  quell’ Imbuti , per  ove  l’acqua  dovette 
emergere,  e fcannellare,  fi  confcrvava  in  qualche  modo  an- 
cora leggermente  umorofo . 

179.  Il  diametro  del  cannello  interiore  , al  più  dopo 
tre  palmi  di  /cavo,  diveniva  così  picciolo,  e Cottile,  che  non 
era  poiTibile  il  continuarne  l’efplorazione  ; e Colo  fi  ollervava 
una  Cpecie  di  vena  , per  ove  l’acqua  erafi  fcannellata . Se  ne 
veggano  le  figure  nel  Rame  Cognato  col  num.  XVI. 

* * * * 

, ’ • • -j  _ % . 

180.  Fallammo  altrove,  e c’innoltrammo  verlo  il  dorCo 
di  quel  lato  di  J.  Angelo , che  fìa  poco  lontano  dal  pafio  detto 
del  Gatto.  Quivi  ci  fi  offerfe  alla  viCta  una  collina  cosi  rab- 
bioCamente  lacerata  , che  la  Cua  Caccia  parea  taie , quale  fem- 
brar  potrebbe  quella  di  un  corpo,  Cquarciato  da  larghi , c acu- 
tiflìmi  artigli.  Il  materiale  di  quella  collina  è un 'arena  ari- 
difi  ma  , in.  cui  Crequentemente  fi  trovano  tramiCchiati  varj 
rottami  di  minuti  tejlacei  • 

181.  Giugnentmo  al  fiumiccllo,  detto  il  Porci  otte . Qui- 
vi con  noCtra  forprelà  in  luogo  di  una  larga  pianura , che 
dianzi  vi  efiftea,  incontrammo  un  ruinoCo  rivolgimento  di  /ala- 
lia , e di  arena . Erafi  Cquarciato  1’  antico  Cuoio , e con  oppo- 
fla  rivoluzione  una  parte  di  elCo  fi  era  proCondamente  depref- 
Ca,  e un’altra  elevandoli , era  creCciuta  in  modo,  che  tra  la 
deprellione , e 1’  elevazione  erafi  formato  un  angufto  , e tor- 
tuoCo  guado  in  mezzo  a due  grandi  , e ruinofi  malli  di  are- 
na. Ciò,  che  noi  credemmo  a prima  villa  un’avventura  par- 

tico- 


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(.2  Istori  adel  tremoto 

ticolare  , e cireofcritta  , torto  vedemmo  che  era  un*  alterazio- 
ne, divenuta  comune  a tutta  l’antica  pianura,  e ciì>  in  una 
ertenfione  molto  lignificante . Al  rivolgimento  del  fuolo  fi  cri 
unito  lo  sbarbicamento  di  varie  querce , di  alcune  piante  di 
olivo,  e di  molti  alberi  di  caftagna , che  coprivano  dianzi 
quel  fuolo . Per  tali  guadi  non  era  facile  muovere  il  palio , 
fenza  vederfi  piombare  addotto  una  copia  di  rena  , che  all' 
urto  del  piede  , ritardato  nel  moto  , fi  fiaccava  dal  fragile 
dorlo  di  que’  tumultuar]  matti  arenofi . 

1S2.  Abbandonammo  un  Aiolo  cotanto  infido,  e giu- 
gnenlmo  all’ oliveto  , che  fi  appartiene  alla  famiglia  Inzi  Ilo. 
Quivi  ci  fi  parò  davanti  una  Arena  di  capricciofa  rivoluzione, 
e di  firana  indulgenza,  operata  dalla  indefinita  cagione  del  tre- 
moto fopra  quattro  capanne , -che  in  altro  tempo  furono  in  ta- 
le luogo  erette  per  ricettacolo  di  armenti.  Una  di  quelle  ca- 
panne era  formata  di  graffe  travi,  le  quali  ftavan  coperte  di 
fierpi , e di  pagliericcio . Nelle  altre  tre  , le  quali  erano  di 
varia  grandezza , dagli  angoli  in  fuori , non  v’  era  alcun’  altra 
parte,  che  folle  cuftodita  da  travi.  I iati  delle  medefime  fu- 
rono cortami  di  varie  lafire  di  legno , fiutate  parallelamente, 
e atticurate  da  altre  ladre  orizzontali  in  maniera,  che  forma- 
vano un  recinto  a forma  di  cancelli , con  la  co  vettura  di  le- 
gno cuftodito  da  tegole . 

i S 3.  Or  tutte  querte  quattro  capanne  furono  in  vario 
modo , per  cosi  dire , viiitate  . Quella  formata  di  graffe  na- 
vi fu  foltanto  fpegliata  di  covertura , ma  non  cadde . 

184.  Delle  tre  rimanenti  una  fu  tutta  diroccata;  e un' 
altra  fu  per  molta  porzione  ridotta  in  uno  ifafciumc , e nella 

rima- 


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Delle  Calabrie*’  6 3 

rimanente  minor  parte  fu  pr  e fervuta  , e rispettata  in  modo , 
che  ne  rimafe  illela . 

105.  L’ultima  poi  offeriva  un  grato  fpettacolo.  Dalle 
travi  in  fuori , che  ne  difendeano  gli  angoli  , e che  cadde- 
ro fcompo  Ila  niente , tutte  le  altre  p^rti  della  medefima  erano 
ordinatamente,  e con  buona  grazia  cadute.  Le  la  lire  di  legno 
perpendicolari , che  ne  formavano  i lati  , fi  fepararono  dalle 
orizzontali  : e tutte  feguendo  la  direzione  del  propio  lato  , e 
abbandonando  la  fede , ove  dianzi  furono  conficcate  , reclina- 
rono nel  vano  del  recinto,  che  effe  pria  componeanoj  e qui- 
vi di ftendendolì , come  fe  fi  doveilero  per  gli  oppofti  lati  in- 
contrare , giaceano  crollate  , e incrocicchiate  in  modo , che 
fervivano  di  lirato  a quello  llelfo  tetto,  che  prima  lo  teneva- 
no in  alto.  Se  ne  vegga  il  Rame  fegnato  col  num. XVII. 

Dijìretto  di  Soriano  . 

1 86.  Eccoci  a villa  di  Soriano  y c di  Soriane! lo  . Il  di 
5 di  Febbraio  fu  giorno  di  memorando  , e di  orribile  fpa- 
vento  per  la  Calabria  intera  j ma  non  fu  con  eguale  milurx 
univerfalmente  fatale  alla  Ideila  Calabria . Fu  detto  un  tempo 
che  dolce  cofa  ila  il  vedere  da  ben  ficuro  lido  il  pericolo 
altrui  tra  ’l  procellofo  mare  j ma  vi  vuole  ben  altro  , che  i 
delirj  della  poelia , per  tenere  indifferente  e tranquillo  il  cuo- 
re umano  in  faccia  agli  orrori , e a’  pericoli  del  tremoto . 
Siccome  luogo  non  v’  ha  , che  immune  creder  fi  polla  dal 
foggiacere  alla  forza  di  quello  orrendo  flagello  dell’  umanità  j 
così  non  v’  ha  giorno  , in  cui  1’  uomo  cieder  polla  fe  ideilo , 

e i 


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6 4 . I T 0 » I A SEI  TREMOTO 

e i fuoi  beni  in  i flato  di  tale  ficurezza , che  affano  temer 
non  debba  le  forprefe  di  un  tanto  nemico. 

187.  Le  abitazioni  di  Soriano  furono  rifpettate  in  quel 
giorno  Hello  , in  cui  la  mafiìma  parte  della  Calabria  ultra  fu 
nel  di  5 di  Tebbrajo  defolata;  ma  la  natura  non  lafciò  a que- 
lla popolazione  lungo  tempo  nè  per  commiferare  i mali  al- 
trui , nè  per  non  temere  i proprj . Nel  dì  7 di  Tebbrajo , 
alle  ore  zz,  Soriano  , e Sorianclìo  paffarono  in  un  punto  fo- 
lo  dall’  efiftenza  alla  più  miferabile  , e indiflinta  annichila- 
zione . 

18 3.  Quivi  non  vi  ha  più  orma  di  quegli  edificj  di 
terrcloto , che  formavano  la  mailìma  parte  di  Soriano  , e di 
Sorianclìo  . Tutto  è involto  in  un  confufo  ammalio  di  pochi 
fallì  fluviali , e di  moltiffimo  tcrraloto  fparfo  , e difciolto , e 
di  legni  0 fchiantati  dalla  loro  fede  , o in  parte  emergenti 
capricciofamente  dalle  abitazioni  diflrutte. 

189.  In  mezzo  a tante  ignobili  devaflazioni  eflollono 
la  fquarciata  fronte  alcuni  rimafugli  d’  una  illuflre  , e gran- 
diofa  ruina  , i quali  or  formano  tutto  il  mifero  avanzo  non 
iolo  del  ricco,  e famofo  Tempio  del  Patriarca  S.  Domenico , 
ir.a  del  vafio  edificio  , che  vi  godeano  i Frati  , fervi  dell' 
Altare  , e fignori  del  feudo  di  Soriano  . 

190.  Dicemmo  dianzi  che  Soriano  fu  rifparmiato  nel  dì 
5 di  Tebbrajo  ; nta  la  Chiefa  non  andò  del  tutto  efente  da 
difgrazie  . Il  cupolino  fu  rovefeiato , e col  fuo  rovefeio  per- 
colfe  alcune  parti  de’-fottopofli  cdificj . 

191.  Nella  Chiefa  vi  erano  tre  cappelle,  e un  cappel- 
lone a finiflra , e altrettante  a diritta  . Empiva  , e coronava 

la 


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D ei  l E Calabrie, 


*5 

la  dignità  di  queda  facra  pompa  un  magnifico  alare  maggio- 
re . Quivi  finalmente  in  nobile  , e maedofa  altezza  fi  eleva- 
vano quattro  grandiifimi  pezzi  di  fabbrica,  deftinati  a regge- 
, re  la  gran  cupola. 

192.  Or  tutto  quello  preziofo  lavoro  di  facra  pietà  fii 
orribilmente  in  pochi  minuti  fecondi  devaftato . Di  tanta 
mole  non  rimafero , che  poche  tele  di  muri  infranti  , e ma- 
gagnati . Quelle  efidono  nel  fronte  , ne’  lati  , e nelle  fpalle 
del  Tempio  . Tutto  il  di  più  dello  fpeciofo  edificio  o pro- 
fondò , o piombò  nell’  interno  vano  del  Tempio  fteflo  in  mo- 
do, che  dal  vallo  materiale,  in  elfo  a ribocco  piombato  , e 
rinchiufo , rimafe  violentata  la  porta  maggiore  a fegno,  che, 
mal  grado  la  fua  folidità,  e confidenza  , divenne  gitiòfa  j ed 
una  delle  fue  metà , perdendo  la  ftmmetrica  fua  pofizione , eie-* 
volli  full’  altra , e curvandofi  , or  lafcia  dall’  aperta  rima  ve- 
der parte  della  ruina , onde  tutta  la  porta  fu  percofla  , e 
premuta . Si  olTervi  il  Rame  fegnato  col  num,  XVIII. 

193.  Il  guado  avvenuto  nelle  membra  interiori  del 
Tempio  è in  parte  a modo  di  triturazione  , e in  parte  a 
foggia  di  taglio  : circodanza  , che  fpecialmente  fi  verifica 
in  uno  di  que’  pezzi  grandiofi , che  erano  dedinati  a foftenc- 
re  la  cupola  . Di  fatto  giace  tra  quelle  mine  una  porzione 
di  e ili , la  quale  è in  tal  modo  dal  fuo  tutto  divida , che  pa- 
re tagliata  a tronco  . Tra  le  delle  vi  è ancora  un  al- 
tro mallo  grandiofo  , che  rapprefenta  un  fenomeno  eguale. 
Quedo  pezzo  tra  la  fua  cornice  , tra  1 fregio  , c 1 capitello 
,è  lungo  palmi  19  -j  : efib  giace  a terra  con  tutto  il  capitel- 
lo , orizzontalmente  fituato  appiè  di  quell’  avanzo  del  campa- 

I nile , 


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66  Istoria  del  tremoto 

nile , che  tuttavia  in  alto  fi  e fi  olle  : fta  rivolto  verfo  fetten- 
t rione  j ed  è talmente  intero,  che  fembra  dal  fuo  tutto  fpez- 
zato , e troncato  a taglio  . 

19+.  Ovunque  giravafi  lo  fguardo  fi  notavano  frequenti 
cangiamenti  di  bafe  in  fuperficie , e di  quella  in  quella  ; ar- 
gomenti decifivi  dell’orribile  rivolgimento  prodotto  dal  terre- 
moto pulfativo  y e dal  vorticofo  centrale. 

195.  Facile  era  in  oltre  l’ ollervare  che  i materiali 
della  ruina  fpeffo  formavano  quello  Hello  vertiginofo  appara- 
to , che  formar  fogliono  que’  rottami , 0 piccioli  corpi  , che 
rapidamente  fono  menati  in  giro  in  un  crivello . 

196.  Niente  poi  v’era  di  più  ordinario,  quanto  il  tro- 
vare in  profilino  (ito  , e nella  fìefia  direzione  o fabbriche 
elevate  , o fabbriche  avvallate  ; quindi  ora  vedeafi  una  ruina 
dimoflrante  un  mafso  di  edificio,  o di  un  pezzo  di  fuolo  de- 
predo , c fprofondato  : e ora  miravafi  un  rivolgimento  , tap- 
prefentante  con  oppofto  fenomeno  un  corpo  , o un  angolo  di 
fuolo  dal  naturale  fuo  livello  elevato . 

197.  In  que’  pezzi  di  fabbriche , o di  fuolo  , che  era- 
no fiati  in  alto  elevati , vi  erano  due  diverfe  rivoluzioni . Una 
rapprefentava  una  elevazione  femplice  , e circoferina  dalla  fola 
circoftanza  che  le  moli  erano  fiate  follevate  fopra  la  loro  ordi- 
naria fimmetrìa  , e Umazione  fenza  difpergimento  } l’ altra  fi 
riducea  a una  elevazione  unita  a vibrazione  cotanto  impctuo- 
fa,  che  le  pani  elevate,  e rimolle  dal  primo  lor  fito,  vede- 
vanfi  o fpai  fe  , e infrante , o in  lontana  fede  sbalzare . 

193.  Quanto  v’era  di  più  facro  , e venerando  fu  gl» 
altari  o fu  feonquaituo , o fu  folto  le  parti  diroccate  fepolto, 

0 di- 


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Delle  Calabrie.  67 

0 didrutto.  La  mirabile  Effigie,  che  facea  l’ornamento  fpe- 
ciale  di  quello  rinomato  Santuario  , fu  intrufa  e trafportata 
nelle  ruine  più  profonde  ; e non  fu  dato  di  rinvenirla  , e di 
redimirla  alla  giuda  fervorofa  pietà  del  popolo  divoto  , fe 
non  fe  dopo  avervi  impiegato  lungo  dento  , e dopo  che  fu- 
rono diradati  , ed  eftratti  molti , e molti  drati  di  rottami , 
e di  mafd  precipitati  . Si  ebbe  finalmente  dopo  vario  corfo 
di  giorni  la  confolazione  di  rinvenire  la  fofpirata  facra  ima- 
gine  di  quel  gran  Santo  ; ma  fi  ebbe  il  dolore  di  trovarne  il 
bufo  troncato  dalla  faccia  , giacendo  1’  uno  in  lito  remoto  , e 
feparato  dall’  altra . In  breve  , quedo  infigne  Santuario  è ora 
oggetto  di  tanta  commiferazione  , quante  n’  erano  date  per 
lunghi  anni  prodigiofe  e la  bellezza,  e la  magnificenza. 

199.  La  calce  di  una  fabbrica  così  rifpettabile  è buo- 
na, ma  queda  non  fu  prodotta  colle  pietre  di  Soriano  , per- 
chè quivi  non  v’  ha  pietra  calcarea  uniforme  j e fummo  afli- 
curati  che,  per  averne  buona  , conviene  provvedetene  da* 
luoghi  fuperiori  alla  Certofa  di  S.  Stefano  del  Bofco . 

zoo.  Queda  calce  ritrovofli  in  molta  parte  triturata  a 
fegno  , che  fembrava  una  groffa , e rozza  polve  . Gettata  in 
acqua  non  dava  fumo  di  fotta  alcuna  ; ma  vi.  producea  un 
ofcuriffimo  fremito , fenza  la  minima  vifibile  bollizione  . Le 
pietre  de’  muri  edemi  aveano  forma  regolare  j ma  quelle  ( 
che  erano  date  adoprate  nell’  interna  druttura  della  fabbrica, 
erano  per  lo  pi  i di  quella  defia  figura  , che  aver  fogliono  i 
ciottoli  da  fiume  . Volemmo  gettarne  alcune  in  acqua  natura- 
le , e altre  in  aceto . In  quelle , che  aveano  nella  faccia  ede- 
riore  qualche  parte  della  calce  , tra  cui  erano  date  lungamen- 

I a te 


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68  Istoria  del  tremoto 

te  conficcate,  o Servammo  un’ombra  di  quello  ftefib , che  av- 
venne alla  calce  fola . In  quelle  poi , che  adergemmo  , e pur* 
garamo  da  ogni  macchia  , o corpo  efteriore  , non  nacque  il 
menomo  cangiamento . La  triturazione  dunque  , che  te  fi:  è ac- 
cennammo , fi  offervava  nella  fola  calce , ma  nelle  pietre  non 
fe  ne  ritrovò  alcun  veftigio. 

aoi.  Qaefta  Santuario  fu  altra  volta  anche  oggetto  di 
compaffione , e d’  orrore  . Nel  dì  5 di  Novembre  dell' anno 
1659  quello  fìelfo  tremoto  , il  quale  ridulfe  in  cosi  orribi- 
le fovvertimento  Soriano  , che  allora  riguardoiTi  come  prodi- 
gio l’ eiferne  qualche  uomo  fcampato  , convertì  eziandio  in 
uno  sfafciume  , e in  un  mucchio  di  fallì  la  Chiefa  , il  Con- 
vento , e tutte  le  ricche , e belle  magnificenze , che  vi  fi  tro- 
vavano raccolte . 

201.  Vi  morirono  allora  nove  di  que’ Religiofi . Gli  al- 
tri , al  numero  di  40  , rimafero  incarcerati  fotto  le  ruine , 
ove  farebbero  mi  fieramente  periti  , fe  i pochi  terrazzani  fu- 
perfliti  non  federo  accodi  per  eftrarneli  (1). 

203.  Il  tremoto  del  dì  7 di  Febbrajo  1783  diftruflc 
tutto;  ma  la  morte  , da  due  conver/i  in  fuori,  rifparmiò  gli 
altri  Religiofi . 

204,.  Terribili,  e ampie  furono  le  aperture,  che  fi  fe- 
cero nel  fuolo  delle  dilìrutte  abitazioni , e foprattutio  nella  di- 
rtela di  que’  poderi , i quali  da  man  diritta  fovraftano  a So- 
riano , e che  introducono  alle  ruinofe  femite , per  ove  vafli  a 
Jerocarne . Vi  ha  in  tal  fito  il  cosi  detto  monte  di  Lache 

Il 

(l)  Vino,  d’ Attinto  Mem.lfl.  di  Catanzaro.  Bonito  terra  trem.  p. 

781.  a 782. 


/ 

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Delle  Calabrie.  69 

Il  materiale , che  il  compone  , è un  denfo  firato  di  terra  ve- 
getabile . A quello  fuccede  un  ammaliò  gregario  di  laflì  , 
che  colla  figura  mollrano  di  elfere  flati , in  altra  età , mobili 
rotolati  lungo  qualche  letto  di  fiume  . Se  ne  accrefcs  il  lb- 
fpetto , e la  ragione  dall’ olle  r vare  che  v’ha  tra  quelli  molta, 
parte  di  quello  Hello  granito  , che  abbondantemente  ora  pre- 
me il  letto , e la  fponda  non  folo  del  CariJi , ma  dello  He  fifa. 
fiumicello  detto  Vcfio  , che  bagna  le  bali  di  quello  monte  y 
e che  dalla  via  del  /ad  inacqua  il  fuolo  de’  terreni  contermi- 
nali alla  diflrutta  fabbrica  del  Tempio  . A quelli  due  tira- 
ti fuccede  quello  di  una  creta  alquanto  impura  , di  cui  util- 
mente fi  fervono  i vafai  di  Soriano . 

205.  Nel  1659  fi  e ('perimento  il  tremoto  di  sbalzo . Nel- 
la ruina  del  MoniHero  un  Frate  Domenicano  fu  fpinto  di 
lancio  con  tutto  il  letto , ove  giacea  dormendo , nel  leno  dell’ 
accennato  fiume  Ve  fio , e ne  ulcì  faivo  (1)  . 


Feti* 

(1)  Amato  l.e.  . „ P.Tommafo  di  Rodano  partalo  dalla  violenm 
„ -a  del  t remuoto  nel  feno  de!  fiume , reflì  iltefo  nel  propio  letto , dove  flavo- 
„ dormendo , sballato  con  tulio  il  pavimento  della  copierà  in  quel  baffo  . . » 
Bonito  terra  Irem.  p.  7 Si. 

t?  Quella  11  rana  avventura  fi  potrebbe  riguardar  forfè  come  favolofa  , fe 
ne'  tremoti  dell’  età  noflra  non  fe  ne  fodero  rinnovati  gli  efempj  trop- 
po limili  , e decitivi  . Preghiamo  i Lettori  di  avere  ciò  prelcnte  per 
quello  , che  narreremo  nell’  articolo  di  Terranova  . 


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70  Istoria  del  tremoto 

Fendi  tire  di  terreni , e avventura  del  P.  Maejìro  Agazio  , 
Priore  del  Carmine  di  Jerocarne  . 

ìo6.  Tutta  la  fuperficie  di  quello  monte  di  Lache  , fu 
cui  vi  ha  la  Arada , che  mena  a Jerocarne , è vagamente  fpar- 
fa  di  olivi , di  cajìagnif  di  querce , e di  viti.  Quivi  fi  apri- 
rono orribili  fenditure  ; ma  di  queAe  ora  non  ne  apparirono 
«ella  fommità  , e nel  dorfo  del  monte  , che  le  fole  fugaci 
tracce  : e pure  effe  erano  fommamente  enormi , e pericolofe 
tra  per  la  loro  ampiezza  , ed  eAenfìone  , e per  la  loro  pro- 
fondità . Molti , fuggendo , v’  incontrarono  dannofo  inciampo  ,• 
e tra  coloro , a’  quali  toccb  di  ritrarne  detrimento , si  fu  il 
P.  Maejlro  Agazio  , Priore  del  Carmine  di  Jerocarne  . QueAi 
era  per  iArada  allor  che  fu  forprefo  dal  tremuoto  : la  terra  in 
modo  fpaventevole  vacillava , e parea  incerta',  e ondeggiante 
come  nave  , a cui  dal  tempeftofo  mare  ogni  quiete  fi  toglie . 
Repente  tutto  il  fuolo  di  parte  in  parte  fi  aprì  in  fenditure , 
le  quali  con  rapidiiAma  alterna  repulfione,e  congiunzione  del- 
lo Aelfo  fuolo  produceanfi , e fi  emendavano  , come  laccio,  che 
con  rapido  moto  fi  apra , e fi  annodi . 

207.  Non  feppe  l’infelice,  e degno  Religiofo  nè  rifia- 
re , nè  reggerli  fermo  ; ma  finalmente  abbandonandoli  allo  fpa- 
vento  , li  commife  come  macchinalmente  alla  fuga  . Fuggen- 
do, rimafe  con  uno  de’ piedi  incarcerato  in  una  fenditura , che 
fi  apri  fotto  i fuoi  pad!  , e che  quali  nel  punto  Aelfo  , che 
egli  v’ immerfe  il  piede  fino  alla  fontmità  del  malleolo,  toAo 
fi  chiufè  . La  tetra  e orrenda  feena , che  gli  li  apriva  intor- 
no , lo  ftridore , compagno  di  tanti  violenti  fquarci , e la  do- 

lorofa 


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D D X.  L E CaEABRI  E.  7 \ 

laro  fa  fua  Umazione  l’ opprefiero  ; ma  quando  per  tutto  fi  ere- 
dea  già  perduto  , in  men  che  non  balena  , fi  riapri  fotto  le 
continue  feofle  del  tremoto  il  terreno,  e fciolto,per  cosi  di- 
re , il  tefo  laccio , egli  ne  ritraile  libero  il  piede  . 

108.  Quello  Religiofo  rimafe  per  lunghi  giorni  col  pie- 
de maltrattato , e ritenne  il  fegno  della  non  lieve  ofTefa  rice- 
vuta da  una  catena , che  , non  ifciolta , gli  farebbe  Rata  fa- 
tale . Egli  reftb  per  non  brieve  tempo  pallido , fparuro , e fa- 
cile tanto  allo  fmarri  mento , che  ballava  ogn’  improwifo  mo- 
to per  vederglifi  in  volto  dipint’  i Regni  della  forpre fa,  e del- 
lo fpavento  . 

209.  Fummo  affi  curati  di  tutto  cib , che  abbiamo  narra- 
to , dallo  fìeflò  P.  Maejlro  Àgazio  , cui  noi  conofcer  volem- 
mo, per  udire  da’ fuoi  labbri  il  racconto  di  quella  avventura, 
della  q'iale  pria  ci  avean  dato  awifo  non  folo  alcuni  di  que’ de- 
gni Hcli  aio  fi  Domenicani  , ma  anche  il  Sig.  D.  Giovanni  Cia - 
vttrria  , Brigadiere  negli  Eferciti  del  no  (irò  Re , e Signore  , 
e Ufficiale  nel  battaglione  Reai  Fe-dìnanJo  , uomo  pieno  di 
attività  , e di  prudenza , e che  con  obbligantillìnu  officiofità 
fi  compiacque  di  proccurarci  tutti  i mezzi  podi  bili  , pe’  quali 
potemmo  a'tentamente  riconoRere  , e in  ve  ili  gare  le  cofe  av- 
venute in  So  iano , e di  elle  tutte  aver  quindi  finceri , e in- 
dubi*  abili  rifeontri . Egli  vi  fi  prefiò  con  tanta  generofa  cu- 
ra , che  volle  palio  palio  feguirci  in  tutte  le  ricerche  , che 
facemmo,  e che  di  nano  in  mano  noteremo. 

110.  Quefte  aperture  di  terreno,  delle  quali  tefiè  par- 
lammo , per  molto  che  fienfi  emendare , e refiituire  con  l’ope- 
ra dell’  acqua  , e colla  forza  degli  Relfi  fucceùivi  terremoti  , 

non 


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*i  Istoria  del  tremoto 

non  è per?) , che  di  effe  non  n’  editano  alcune  , che  fono  an- 
cor larghe  più  che  abbaiìanza  : effe  fono  profonde  ove  di  do- 
dici, ove  di  otto,  e ove  di  tre  palmi,  che  è la  minore  loro 
profondità  . Allo  fquarciamento  de’  terreni  fi  unì  1’  abbaffamen- 
to  de’  medefimi  . In  alcuni  luoghi  la  terra  fquarciata  ap- 
parve  avvallata  fino  a quattro , e fei  palmi , e cib  non  a pic- 
cioli pezzi,  ma  a Arati  fucceffivi , e di  non  corta  elìenfione. 

4 it.  Finalmente  in  molti  luoghi  di  queAo  Aeffo  mon- 
te di  Luche , e propiamente  lungo  quella  parte  del  fuo  dor- 
fo  , che  pende  con  direzione  parallela  alla  fottopofia  Arada , 
A veggono  varj  alberi  di  cafiagne  fchiantati  , e sbalzati  giù 
dalla  lor  fede . 

Rivoluzione  fifica  de'  terreni  del  Fra  Ramondo  , del  Covalo  , 
e del  fiume  Caridi  . 

eia.  Nè  a cib  , che  finora  abbiam  narrato,  fi  arrena- 
rono i violenti  effetti  del  tremoto  . Altri  ve  n’  ha  , che  meri- 
lan  bene  l’ attenzione  del  filofofo  . 

- 1 3.  Poco  lungi  dalle  abitazioni , e all’  ovejl  di  Soria- 
no , vi  era  un  vafio  oliveto  , fituato  nel  luogo  detto  Fra  Ra- 
mando, 

zi 4..  QueAo  oliveto  menava  per  un  piano  inclinato  verfo 
un  territorio,  in  cui  vi  erano  due  Giardini , l’uno  de’ quali 
era  poffeduto  da’  PP.  Domenicani  , e 1’  altro  fi  appartenea  a’ 
PP.  Certofini . 

415.  Tra  l’uno,  e l’altro  fcorrea  un  ramo  del  fiume 
Caridi . Vi  erano  poi  due  cafie  rurali  per  comodo  de’  coltiva- 
- . tori 


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Dei,  r e "Cta-  r a b a.  t eT.  ,73 

tori  de’  giardini  j e vi  era  una  picciola  Jlrada  pubblica  , che 
da  Soriano  conduceva  a Pizzoni . 

216.  Di  corta  al  Fra  Ramondo  , dalla  via  del  nord -, 
fuccedea  un  olivero , detto  Covalo  , il  quale  infenfibilmente  lì 
univa  dal  pendìo  alla  fommità  co’  terreni  del  rnedcfimo  , e 
ftendea  le  fue  bali  fino  al  margine  dell’  accennato  fiume  Ca- 
ridi . , 

117.  Finalmente  a dirimpetto  dello  Hello  Fra  Ramondo 
vi  erano  due  monti  , eh’  erano  come  i fegni  terminali  degli 
oliveti  t del  fiume  Caridi , de’  due  giardini  , e delle  cafe  rurali, 

218.  Dalla  deferizione  fattane  fi  rileva  che  il  tutto 
formava  una  fpecie  di  conca , a cui  dalla  via  dell’  ejl  fovra- 
(lavano  i-  terreni  del  Fra  Ramando  : dal  nord  quelli  del  Co- 
valo r e dall’  ovejl  i due  monti  terminali  je  finalmente  a quefta 
(Iella  conca  circofcrivevano  il  giro  que’  terreni , che  dalla  via 
del  fud  giaceano  fra’  monti , e ’l  Fra  Ramondo . 

219.  Quella  era  la  naturale  pofizione  de’  luoghi  . Or 
quivi  nel  di  7 di  Fcbbrajo  nel  momento  rteflo , in  cui  cadde 
Soriano  , repente,  per  così  dire,  s’intenerì  tutto  il  materiale 
degli  oliveti , della  conca , e de’  monti  terminali } e,  come  pa- 
lla liquida  e molle,  rendutofi  fluente  e fcorrevole  , cadde  io 
tale  univerfale  rivolgimento , che  in  pochi  minuti  fecondi  il 
tutto  fu  rimoflo,  e fchiantato  dall’  antica  fua  fede  , e tutti 
que’  fondi  perdettero  interamente  l’ antica  loro  confidenza  . ;• 

220.  Si  fquarciò  il  terreno  dell’  oli  veto  di  Fra  Ramon- 
do : nabbifsò  il  piano  inclinato  j e rimafero  fepolti  nell’  aper- 
ta voragine  gli  alberi  fovrappofti . 

221.  Si  aprì  il  fianco  dell’oliveto  di  Covalo , e le  parti 

• K lace- 


t 


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7+  Istoria  del  tremoto 

lacerare  minarono  nella  fleila  fottopofìa  aperta  voragine . 

in.  Si  lacerò  tutta  la  fàccia  de’  monti  terminali  , e le 
ir  a ile  , che  ne  furono  fchiantaie , oppreilero  tutto  ciò  , che 
dianzi  covria  la  fuperlìcie  de’  terreni  intermedj , fino  all’  ar- 
gine del  giarJino  inferiore  . 

223.  Tutto  il  volume  della  conca  , inclufìvi  gli  abituri 
càmpejlri  , i giardini  , il  tratto  della  Jìrada  pubblica  , e 7 fiu- 
me Ca.idiy  caddero  in  una  univerfale  rivoluzione  ; e quindi  * 
fparve  in  un  girar  di  ciglio  il  fiume , fi  aprirono  ampie  vora- 
gini , ove  prima  o si  e ftendea  la  Jirada,  o fi  vedean  giardi- 
ni , e abbandonante  mente  emerfero  de’  varj  , e copiofi  gorghi  • 
di  acqua . 

22+.  L’unione  di  unti  fovvertimenti  ridalle  al  lem- 
plice  niente  la  figura  della  conca  , e di  quanto  in  ella 
dianzi  fi  contenea  , e ne  cangiò  affatto  l’ affetto  . E come 
maire  , nelle  quali  fi  folle  una  invincibile  fermentazione  con- 
ceputa,  le  parti  integranti  di  quello  tutto  furono  dall’imo  al 
fornaio  commoffe  , e difciolte  ; e quindi  rincalzandoli  a vi- 
cenda , e V una  full’  altra  rivolvendofi  , fi  videro  nabillàre  , e 
•confonderli  le  ruinc  del  Fra  Rimondo  , quelle  del  Covalo , e 
le  flcffe  devallate  parti  della  -conca , e de’  monti  terminali . 

225.  A quello  fpettacolo  fe  ne  aggiunfe  un  altro  di 
non  minore  intereffe.  Mancate  le  bafi  agli  alberi,  una  lunga 
ferie  di  ulivi  corfe  ad  invadere  la  voragine  aperta . Quelli , 
per  così  dire  , dalla  propria  fede  peregrinando  lungo  un  nuo- 
vo foggiomo  , giacquero  finalmente  quivi  fchiantati  , ivi  a 
metà  fepolti , colà  colla  cima  in  giufo , là  pendoloni  , c mal 
fitti  , e in  altro  luogo  fermi,  e. ritti  , come  fe  follerò  gia- 
ciuti in  un  duolo  natio.  2 16. 


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Deli.»  Calabrie.  7$ 

2.26.  Adornano  tutto  quello  ftrano  fowertimento  varie 
profonde  tracce  , che  veggonfi  tutt’ ora  imprelle  fui  terreno  , 
nel  quale  fi  avvertono  i folciti,  e i fegni  della  diverfa  direzio- 
ne , tenuta  dagli  alberi  nella  tumultuaria  traslazione  fofferta. 

117.  Significantifiima , e bellamente  capricciofa  è poi  la 
loro  caduta  , e giacitura  . Altri  ordinatamente  fi  fono  di  fieli, 
mofirando  le  basi , e le  radici  al  fuolo  abbandonato  : altri  ve 
ne  prefentano  le  cime  : ed  altri  fono  diretti  in  modo , che  op- 
pongono il  bullo  a quello  fteflò  natio  terreno  , in  cui  tenean 
fitte  le  bali.  Si  vegga  il  Rame  fegnato  col  num.XIX. 

228.  Tutta  la  mina  è lunga  dall’  ejì  all’  ovejl  quali 
cento  feffanta  palli  comuni . Si  eftende  dal  nord,  al  fud  per 
cencinquanta  palli  ; ed  è profonda  inegualmente , ove  ottanta  , 
ove  cento , ove  cencinquanta , e piu  palmi . 

119.  due  fio  terreno  è ancor  molle  , e d’ infedelifiima 
folidità  , a fegno  che  , nell’  efaminarlo  , corremmo  rifehio 
di  rimanervi  col  piede  inceppati  : di  fatto  due  volte  duram- 
mo fatica  per  liberarcene  , e ci  parca  di  avere  immerfo  il 
palio  in  una  pafia  vifeida , e tenaciiTima . La  naturai»  condi. 
zione  di  quefìo  terreno  è un  aggregato  di  moltiflìma  terra  ve- 
getali le  , di  molta  creta  concacea  , e di  poca  arena  riparia. 

230.  Il  fiume  , come  dicemmo  , difparve  ; e per  tre 
.giorni  fuccelTivi  le  fue  acque  non  fi  videro  . Ritornò  quindi 
a feorrere , non  già  occupando  1’  antico  letto , ma  si  bene  fa- 
cendofi  fìrada , e aprendoli  un  nuovo  corfo  lungo  le  radici  de' 
monti  terminali , e fuori  della  voragine  recentemente  nata . 

231.  E'  pero  notabile  che  accanto  a quella  voragine  il 
fiume  produlle  un  piccolo  fìagno  pria  di  fiabilirfi  nel  fuo  alveo 

K 2 no- 


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<j  ff  Istoria'  del  jt  remoto 

novello  . "Quello  llagno  era  ,■  quando  noi  l’ cTflervammo  , di  poca 
importanza , non  perchè  non  folle  flato  più  che  abbafìanza  con- 
fiderabilc  da  prima  , ma  perchè  provvidamente  il  Brigadiere- 
Ciavarrìa , a cui  fu  comincilo  il  governo  del  dift retro  di  Soria-- 
rio , prender  feppe  tutte  le  più  efficaci  mifùre,  onde  evitarne 
i progredì , e proccurarnc  opportunamente  lo  fcolo . 

• Funejle  confeguenzc  della  deferiva  rivoluzione  Jiftea  del 

- Fra  Ramondo , del  Covalo,  e del  Caridi. 

• 232.  Quello  rivolgimento  fu  di  funefta  confeguenza 
ad  alcuni  infelici  . Vi  perdettero  la  vita  Martino  Maggiolo 
oirolano , Lucia  Francica , e Caterina  Faccialo  , mifere  conta- 
dine, che  {lavano  a lavare  i panni  nel  fiume  Caridi.  Vi  ri- 
mafero fcpolti  Caterina  lo  Judice  , che  tornava  di  campagna 
con  un  fafeio  di  frafche  fui  capo,  ed  Eiifabetta  di  Mafi , che 
era  colà  difcefà  per  attinger  1’  acqua  nel  fiume  . E vi  refiù 
miferamente  facrificata  un’intera  famiglia,  compolla  di  Gioa- 
chino Aloifio , e Rofaria  Cotanta  fua  moglie,  di  Anna  , e For- 
tunata Aloifio  loro  figlie  , e di  Carmine  Facciolo  ,•  fpofo  dell’ 
Anna . Il  Gioachino  era  cuftode  di  una  mandra  , ed  elio  colla 
moglie , colle  figlie , e col  genero  ritiravanfi  a cafa  da  So- 
riano : ma  il  trillo  lor  fato  li  circonvenne  repente  nel  cam- 
mino ; ed  elfi  tutti  paifarono  in  un  punto  dalla  malfida  ftrada 
agl’  interminabili  regni  della  morte  . 


Awe- 


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Delle  Calabrie.  77 

Avvenimenti  Jlraordinarj  per  tale  fi  fica  revoluzione . 

233.  Memorando-  fu  il  cafo  di  Vincenzo  Greco  , di 
Michele  Roviti , e di  Paolo  Fella , tuttattrè  facitori  di  cap- 
ta nel  Pipami  di  Soriano  : co  fioro  furono  condotti  da  un 
trillo  fato , che  attentò  fulla  lor  vita , nello  ftelfo  guado  t 
ove  la  famiglia  dell’  infelice  Aloijio  redo  fepolta-.  Precedette 
tutti  il  Michele  Roviti  , che  avea  lo  fchioppo  fulle  fpalle  , 
ornamento , eh’  è il  mobile  individuo  compagno  di  prelTochè 
tutt’  i Calabrefi  . Gli  altri  non  erano  armati  , e feguivano  a 
lento  palio  in  qualche  dlftanza  il  compagno  . Quelli  fi  trovò 
0 quindi  alquanto  innoltrato  nella  llrada , e gli  altri  fi  trovaro- 
no quali  ne’  primi  limiti  del  funefto  guado  .•  ' . 

23-I*  Eccoli  forprefi  dall’ orribile  tremuoto,  e dal  rivol- 
gimento , onde  lì  produce  la  mortifera  voragine  nella  conca  m 
del  Fra  Ra mondo  , e del  Covala  . 

235.  Il  Greco , e 1 Fella  cercarono  colla  fuga  lo  fcam- 
po;  e non  oflante  lo  fpavento  enorme  , pure  1’  ottennero  con 
lieve  danno  della  loro  macchina . Non  ebbe  la  della  felicità 
-il  Rotiti , che  trovollì  dapprefiò  alla  gran  ruina.  Sorprefo  dal 
tremoto  , ei  cadde  colla  faccia  per  terra . Fu  pria  fpinto  in 
giù  nel  cavo  della  terra , che  profondofii  , e quindi  refpinto 
in  alto , e immerfo  ne’  vortici  del  loto , e de’  terreni  inacqua- 
ti , e divenuti  fcorrevoli  come  fluida  malia  . Perdette  lo 
fchioppo,  il  cappello,  e la  giubba:  e dopo  un  orrendo,  e pe- 
ricololo  dibattimento , or  cadendo , e ora  follevartdofi , emerfe 
Analmente  dal  funeflo  guado , e fu  dall’  impelo  delle  ruinanti, 
e fluenti  moli  di  fango,  di  arena,  e d’acqua  vibrato,  e quali 
- . . . efani- 


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e» 


Istori*  dii.  tremoto 

efaniir.e  gettato  fugli  orli  dell’aperta  ruma. 

536.  Credemmo  nodro  dovere,  per  aflìcurarci  della  ve- 
racità di  un  tanto  avvenimento  , di  ragionare  collo  dello 
Roviti , col  Greco , e col  Fella  ; e quindi , mediante  l’ amica 
Cura  , e 1’  opera  autorevole  del  Signor  Ciavarrìa  , {oggetto-, 
alla  cui  diligenza  molto  dee  il  didretto  di  Soriano  , avemmo 
la  foddisfazione  d’ interrogare  co  doro  in  di  lui  prelenza , e di 
rifaperne  /il  filo  ciò , che  de’  loro  cali  abbiam  raccontato . 

137.  Il  Roviti  è uomo  di  frefea  età,  vivace,  e di  fuo 
corpo  ben  fatto , e robudo . Il  fuo  fchioppo  ricomparve  dopo 
otto  giorni  , e fu  trovato  alla  fponda  del  nuovo  letto  del  Ca- 
ri di  : fiume  , che  con  grato  fpettacolo  perviene  limpido  , e 
chiaro  fino  al  limitare  della  ruina,  e che  da  tal  punto  innan- 
zi fen  corre  al  fuo  defilino  torbido , e lutulento . 

Notabile  fatto  di  due  Porci  • 

138.  Quel  fato  , che  infidiò  la  vita  a tanti  ragionevo- 
li , con  ilìrano  fenomeno  ferbar  volle  in  vita  due  lordi  ani- 
mali . Si  apparteneano  a D.  Romualdo  Magnella  di  Soriano 
due  porci  : quelli  erano  già  gradi  abbadanza  per  poter  ellere 
condotti  fa  pochi  giorni  al  macello , e teneanfi  chiuli  in  una 
piccioliffima  ftanza  fotterranea  dell’  abitazione  del  Magnella . 
Nel  dì  fatale  della  comune  deflazione  minarono  col  piano 
fuperiore  anche  le  danze  a pian  terreno  della  cafa  del  me. 
defimo  . L’  anguda  buca  , ove  davano  i due  porci , non  rima- 
fe  illefa , ma  non  cadde . 

139.  In  tanto  difadro  fu  creduto  che  quedi  animali 

fofle- 


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Dnu  Calabrie;  <79 

foriero  TÌmafi  fepolti  , e morti  tra  le  mine  dell'  edificio  ; e 
per  trentaiue  giorni  fi  ville  in  tale  credenza . Nel  trentèlimo 
fecondo  dì  dalla  ruina  fi  venne  all’ano  di  difotterrarc  i.mo- 
bili  , che  vi  giacean  fepolti  . Nel  diradare  i rottami  delle 
fabbriche  fi  pensò  di  demolire , come  cofa  inutile  e d’ imba- 
razzo, la  buca  accennata . Or  ficcome  a tutt’ altro  aveafi  l’ani- 
mo preparato,  fuorché  allo  fperare  che  quelli  ammali  follerò 
ancora  in  vita  ; cosi  fomma  fu  la  forprefa  in  vedere  che, 
demolendoli  la  buca  , quelli  fi  prefentarono  alla  rozza  foglia 
di  ella  raucamente  grugnando  . Erano  divenuti  fcarmi  , lan- 
guenti , e vacillanti . Non  aveano  per  sì  lungo  fpazio  di  tem- 
po ricevuto  nè  bevanda , nè  alimento  di  forca  alcuna . Nella 
buca  lìdia  non  poteva  elfervi  penetrato  altro  Suffragio  di  aere 
libero  , che  quella , il  quale  potè  forfè  penetrarvi  per  qual- 
che rima  , e lineare  fidura , che  vi  produce  il  tremoto  . 

24.3.  Noi  cercammo  d’  indagare  compiutamente  quello 
fenomeno  , interrogando  que*  medéfimi  , che  furono  prefenti 
al  cafo  ; e dalle  rifpofte  rilevammo  che  nel  terreno  della  bu- 
ca fi  rinvennero  alcuni  fquarci  prodotti  dallo  Hello  tremoto, 
e pochi  fegni  di  fuperficiale  fcavo  , fatto  da’  due  animali  col 
grugno  nel  fuolo  Hello  , che  non  apparì  per  altro  nè  molto  , 
nè  frefeamente  rimollo  j e da  tutto  ciò  , che  fi  cercò  di  feo- 
prire  colle  dimande  le  più  misure , fi  venne  in  chiaro  che  il 
terreno  non  fi  trovò  gran  fatto  carico  d’ impurità  , e che 
quelle  nè  pure  erano  recenti. 

14.1.  A queHi  animali  fu  offerto  granone,  el  ricufaro- 
no  : per  contrario , effendofi  loro  offerto  il  fluido , fe  ’l  bevve- 
ro avidamente , e parea  che  non  altro  dcfiderallero , fe  non  di 

empier- 


(Sa  .Istoria  sei  tremoto 

•empierfene  a ribocco  ; ma  in  ciò  fi  ebbe  cura  di  evitarfene 
l’ eccello.  Con  induftria  riufci  quindi  di  ridurli  a poco  a po- 
co a tale  buona  nutrizione,  che  dopo  lo  fpazio  di  40  giorni 

in  circa  fi  fece  loro  pagare  colla  vita  la  cura  avutane  . La 
loro  carne  rrovoffi  buona  : il  graffo  era  piuttofto  fodo  , che 

no , ma  non  molto  alto  : e nelle  vifcere  non  fi  rinvenne  ma- 

gagna alcuna  . Elfi  formarono  il  pefo  di  rotola  160  . Tutto 
ciò  fu  a noi  manifefiato  in  fequela  delle  noftrg  dimande  in 
prefenza  del  lodato  Signor  Ciavarrla . 

• . ' » 

* * * » 

• . r 

141.  Grande  fu  1’  alterazione  , che  da’  tremoti  erasi 
prodqtta  nel  vino:  quello  rimafe  torbido  , mal  colorito  , e 
privo  di  energia.  Gli  fìelfi  difetti  fi  concepirono  nell’ aceto, 
al  quale  rimafe  la  condizione  di  effere , al  dir  di  Plinio , un 
vizio  del  vino  , e fu  rapito  il  dono  di  effere  un  rimedio . 

L’ olio  flelfo  acquiftò  un  carattere  di  confufione  , che  1 ren- 
dette difettofamente  lampante  . 

* * * * ^ 

543.  Soriano  ebbe  una  forte  comune  con  Sorianello  . 

Quello  difiretto  comprende  J1.  Ba/ilio , S.  barbara  , e Motta 
S.  Angelo , cafali  dilìrutti  dal  tremoto. 

. 144.  Dal  filenzio  degli  autori  può  bene  inferirli  che 

la  fua  fcena  politica  non  occupò  mai  nella  fioria  delle  genti 
memorabile  pollo.  Senza  l’onore,  che  ne’ baffi  tempi  attirò 

fu  la 


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DeLIeCaIABRIE.  8l 

di  la  fua  forte  la  mirabile  imagine  del  fuo  gran  Santo , que- 
lla parte  di  Calabria  ultra  farebbe  ignorata. 

2+5.  Vadiflìmo  è il  territorio  di  quello  feudo  ; ma  non 
tutto  di  eguale  bontà.  Vi  ha  copia  d’olio,  e d’ olio  eccellen- 
te . Scarfa  è la  quantità  del  grano  ; ma  ne  fupplifce  il  difetto 
l’abbondanza  de’ legumi  , e del  granone,  che  formano  il  vit- 
to quotidiano  della  plebe.  Vi  ha  badante  quantità  di  vino  ; ma 
quello  facilmente  nella  fiate  li  guada,  e quindi  manca.  V’ha 
penuria  di  carni  , nell’  atto  che  v’ha  numero  derminato  di 
terreni , che  potrebbero  impiegarfi  ad  utili  erbaggi , fe  lì  at- 
tenderle a’  beneficj  della  padorizia  , e d’ una  indudriofa  agri- 
coltura} e fe,  più  che  altro  , coloro  i quali  per  una  viziofa 
ineguaglianza  di  pofledb , ritengono  a proprio  conto  i fondi, 
fi  piegalfero  a vedere  che  podi  i terreni  in  commercio,  afTi- 
curerebbero  adai  meglio  il  loro  intereiTe  ; poiché  in  tal  cafo 
i lavoratori  de’  campi  lungi  dal  predare  le  loro  braccia  per  fer- 
vire  all’altrui  bene,  e vivere  dì  per  dì  col  mefchino  frutto 
del  lavoro  giornale , vi  s’ impiegherebbero  per  migliorare  un 
fondo,  che  elfi  riguarderebbero  non  come  un  tedinionio  dell’ 
altrui  ricchezza , e della  loro  miferia , ma  come  il  caro  mez- 
zo di  accrefcere  il  proprio  comodo  , e fodenere  la  famiglia. 

246.  Qui  vi  ha  il  mediere  del  cojajo . Le  fabbriche , 
dedinate  alla  concia  de’  cuoi  , furono  diroccate  dal  tremoto  j 
ciò  non  odante  per  opera  di  quel  degni  III  mo  Magnate , che 
cercava  a tutto  potere  di  refidere  alle  .gravildme.  perdite  av- 
venute , e di  proccurare  nel  poflìbile  miglior  modo  il  bea 
comune  , fi  ebbe  cura  di  farne  riprendere  il  lavoro  . L’ efer- 
cizio  di  tal  mediere  produce  comodo  , e utile  j ma  non 

L dee 


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8a"  Istoria  del  tremoto 

dee  diliìmularfi  , che  elio  non  folo  è limitato  da  quel  vizio 
di  meccanica , onde  fono  melchinamente  adombrati  in  varie 
parti  di  Calabria  quali  tutt’  i meftieri  ; ma  eziandìo  fi  ri- 
fente  di  quel  danno , che  proviene  dalla  mancante  influenza 
della  copia  de’  cuoi  : copia , che  non  può  mai  fperarfi  ne’  luo- 
ghi , ove  non  fi  ha  1’  avvedimento  d’ inftituire  ubertofi  pafco- 
li , per  non  aver  penuria  di  animali . 

147.  Vi  ha  l’arte  de’  vafaj , e quefla  riefce  di  molto 
foccorfo  a’ naturali  del  luogo,  e di  moltiflimo  comodo  a non 
picciola  parte  della  Provincia , gli  abitanti  della  quale  accorrono 
quivi  per  provvederli  di  que’  vali  ideili  , del  cui  materiale  abbon- 
dano potentemente  nel  propio  diftretto  , e di  cui  0 non  fanno  con- 
to , o difperano  di  farne  quel  buon  ufo , che  fe  ne  fa  in  Soriano . 

248.  L’aere  di  Soriano  non  è del  tutto  immune  da  di- 
fetti . I due  piccioli  fiumi  Caridi , e Vejco , che  ne  inalbano 
le  oppofte  ball  , le  paludi  , che  fono  appiè  del  rnon'e  , e ’l 
frequente  dominio,  che  v’ha  il  libeccio , non  fono  da  porli 
in  calcolo  di  mezzi  di  perfetta  fàlubrità  . A ciò  lì  aggiunga 
che  ha  due  monti  , che  ne  tengono  dall’  occidente  pel  fetten- 
trione , e l’ oriente  occupata  la  libertà  . Il  primo  gli  fìa  a 
ridolfo , ed  è un  monte  altilTimo  , formato  a guifa  di  rupe 
tutta  felvaggia , e di  difaflrofo  cammino  . Il  materiale  di 
quefto  è un  ammalio  gregario  di  arena  labililfima  , di  tufo  , 
e di  lapilli  , fui  quale  vi  è uno  ftrato  fottile  di  terra  vege- 
tabile . Il  fecondo  , cioè  il  Lache  , è di  fazione  più  folida , 
come  vedemmo  dianzi. 

*49.  Tutto  il  refto  del  fuolo  non  è di  uniforme  natu- 
ra ; ma,  per  quanta  elfer  ne  polfa  la  folidità,  è fuor  di  con- 

tcfa 


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Ositi  Calabrie,  83 

tefa  che  generalmente  tutto  il  terreno  è poco  agglutinato  , e 
per  la  maffima  parte  è arenofo , e labile  a fegno,  che  lungi  dal 
far  forprefa , che  quivi  cadano  gli  edificj , dee  anzi  far  irtupo- 
re  come  regger  pollano  per  lunga  età  quelle  cafe  , che  li 
affidano  a un  fuolo  di  tanta  equivoca  folidità . 

¥ ¥ ¥ ¥ 

a 50.  Grandi,  e tutte  efficaci  furono  le  provvidenze, 
che  in  quelli  luoghi  fi  prefero  da  Colui  , che  fpandea  le  be- 
neficenze del  Trono  fulla  defolata  provincia  , per  rifiorare  i 
languenti , per  allontanare  la  fame , e per  porre  in  falvo  i 
beni , la  vita , e la  falute  de’  fuperfliti . Il  terribile  flagello 
avea  tutto  confufo , infranto , o fotto  un  generale , e ruinofo 
avvallamento  fepolto  . Con  pena  infinita  , con  incelfante  Audio, 
e con  determinato  coraggio  l’ uomo  vinfe , e fu  però  tutti  gli 
ofìacoli  frapporti  dalla  furibonda  mano  della  natura;  e fi  ebbe 
il  piacere  di  ertrarre  dal  profondo  feno  de’  rottami  alla  luce 
del  giorno  immenfa  copia  di  cofe  utili  a’ bi fogni  della  vita,  e 
di  temperare  in  ciafcuno  l’afflizione  prodotta  dalle  crudeli  fcia- 
gure  fofferte , col  ricuperamento  di  tutto  ciò , che  fenza  tan- 
ta cura  farebbefi  per  Tempre  perduto , e vanamente  fofpi- 
rato . Furono  in  tale  opportunità  dirtepolte  tutte  le  belle  , e 
ricche  fuppellettili , ond’  era  quel  celebre  Santuario  a dovizia 
ornato  ; e per  difenderle  da  ogni  finifìra  difperfione  furono 
porte  fotto  la  tutela  della  Sovranità . La  ftclfa  gelofa  cura  fi 
ebbe  per  tutte  le  fcritture , che  poteano  l' economia  de  par- 
ticolari , e la  fede  pubblica  interetrare , » 

L a Vili  a g- 


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Istoria  del  tremoto 


> 


s+ 


Villaggi  di  Soriano. 


151.  Fallammo  a Pizzoni  di  Soriano , già  nominato.  Per 
iftrada  offervammo  picciole  , e corte  fenditure  nel  fuolo , ma 
di  Pizzoni  non  . trovammo  altro  , che  miferabili , e fparfi  avan- 
zi di  rottami  di  fabbriche  , e di  dirupi  di  terraloto . 

252.  Nel  retìo  de’ paefi  appartenenti  a quello  diftret- 
to  , cioè  Vazzano  , S.  Barbara  , S.  Bajilio  , e S.  Angelo  , le  ro- 
vine erano  comuni  , ma  non  vi  erano  fenomeni  fmgolari. 

253.  Quelli  paesi  hanno  fuolo  migliore  di  Soriano , ma 
gregario  ancor  elio , perchè  quivi  è raro  1’  urtare  in  terreni , che 
abbiano  fucceinvamente , e per  una  ragionevole  efienlìone  lira- 
ti  regolari . La  terra  vegetabile  fembra  meno  impura  , e n è 
piu  denfo  lo  liraro,  indi  fuccede  1’  arena  riparia , o la  fluvia- 
le ; c a quefta  li  mefee  incertamente  non  poca  quantità  di 
JaJji  fluviali  , o di  la  filli.  Tra  quello  materiale  appajono  mol- 
ti rimafugli  di  concacei  pefti,  e infranti  . All’uno  , c all’al- 
tro Arato  fuccede  la  creta  impura,  limile  a quella,  che  ofler- 
varnmo  in  Soriano . 

Suppojli  fegni  di  tremoto  . 

• • 4 

254.  E’  palhone  indivifibile  dalla  condizione  dell’uomo 
il  lulingarli  di  potere  coll’ingegno  penetrare  ne’ più  intricati 
laberinti  degli  arcani  della  natura  , e poterla  forprendere  ne’ 
fuoi  fecreti  t quello  lintomo  dell’  orgoglio  umano  è tanto  più 
forte , e ftimolante  , quanto  è più  copiofo  il  numero  degli 
ollacoli , che  vi  li  oppongono  per  riuicire  neH’'imprclà  j ed 

. ..  ; è poi 


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Delle  Calabrie.  85 

è poi  mallimo  quando  vi  li  unifce  il  timore  di  un  male  , e 
la  lufinga  di  poterfene  liberare  collo  fcoprire  i reconditi  mo- 
di , con  cui  opera  la  natura . Noi  ricevemmo  una  pruova  di- 
moftrativa  di  quello  sforzo  dell’  ingegno  umano  in  una  cre- 
denza, che  trovammo  univerfalmente  {labilità  per  molti  luo- 
ghi della  Calabria  , e che  con  ifpeziaiità  in  Soriano  era  da 
taluni  con  fermezza  foftenuta  , e promulgata . Si  pretendea 
che  nel  ciclo  a caratteri  manifcfìi  li  fcoprivano  di  volta  in 
volta  imprefli  i fegni  del  venturo  imminente  tremoto.  Quin- 
di li  riguardavano  con  terrore  , c con  efpettazione  di  vicino 
danno  tutte  quelle  nubi  , che  apparivano  0 nella  durata  del 
giorno , o nel  corfo  della  notte , con  efìenfione  e ligura  tale , 
che  fembr  afferò  0 langhe , o formate  come  una  lingua  acumina- 
ta , 0 diradate  , e fofpefe  come  piuma  , o come  /office  lana  , 

255.  Non  ignoravamo  che  quella  popolare  credenza  trae- 
va i fuoi  principj  da  un  antico  fonte . In  Plinio  ve  n’  è una 
efprella , e deciliva  memoria . Ejl  & in  coelo  Jignim , praccc- 
ditque  mota  futuro  , aut  inter dum  , .aut  panilo  pojì  occafum  fe- 
rmo , tennis  ceu  lama  nubis  in  longum  porreéìa  fpatium  (1). 

256.  Infirutti  da  quella  fentenza,noi  lleiTi  fovente  vo- 
lemmo darci  la  pena  di  non  trafeurare  sì  fatta  ollervazione . 
Non  neghiamo  che  talvolta  vedemmo  verificarsi  col  fatto 
quella  popolare  credenza;  ma  tradiremmo  i facri  doveri  della 
verità  , fe  voleflìmo  non  confelfare  che  quefta  opinione  lungi 
dal  meritare  una  permanente  fede  , dee  anzi  riporfi  nel  nu- 
mero di  quelle  lufinghe  , le  quali  foddi»fano  la  vanità  dell’ 
ingegno , c traducono  gl’  intcreflì  della  ragione  . Ella  è di 

quel 

(1)  Hi/l.  Nat.  I.z.  e.  81. 


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w 

£6  Istoria  del  tremoto 

quel  pelo  medefimo  , di  cui  elTer  fogliono  quelle  fallaci  regole , 
che  ne’ giuochi  di  azzardo  fanno  qualche  volta  la  delizia  de’ 
miferi , e ne  accrefcono  poi  quafi  fempre  i bifogni . 

557.  Di  fatto  in  Soriano  noi  fentimmo  in  tre  giorni 
diverft  quattro  fcolTe  di  tremoto  . Nel  primo  dì  vi  furono 
le  nubi  eflefe  a foggia  di  lingua  , e non  come  lana } e nella 
notte  fummo  fvegliati  da  una  non  picciola  fcolla  di  tremo- 
to  con  ofcuro  rombo , Nel  fecondo  dì  non  vi  furono  quefie 
profetiche  nubi  ; e fummo  inquietati  nel  mattino  , e nella 
notte  da  due  fcofre  di  tremoto  fenza  rombo.  Nel  terzo  gior- 
no il  cielo  era  fereniihmo , e folliava  tramontana  ; mal  gra- 
do la  ferenità  dell’aere,  e la  mancanza  delle  nubi,  noi  fof- 
frimmo  verfo  le  ore  13  una  violenta  fcotla  di  tremoto,  pre- 
ceduto da  un  rombo  fpaventevole , e fonoro. 

158.  Cofa  mai  pruovano  quefti  fatti  ? Provano  abba- 
flanza  che  l’uomo  abufà  fovente  della  fua  ragione  , e della 
buona  fede  de’  femplici . Ma  di  ciò , e de’  fegni  faremo  paro- 
la in  altro  luogo. 

Jerocarne. 

159.  Fummo  in  Jerocarne,  eh’ è una  parte  del  feudo 
di  Arena  ‘ e vi  feendemmo  dal  monte  Lache  per  la  flrada 
dianzi  accennata  num.  206. 

260.  Noi  paHammo  da  una  in  altra  lacerazione  di  ter- 
reno . Fu  notabile  che  quelle  erano  più  frequenti  , più  lar- 
ghe , e più  profonde  in  data  ragione  che  ci  fcollammo  da 
Soriano , e che  da  quefto  a Jerocarne  ci  avvicinammo. 

26 1.  Quelle  lacerazioni  erano  capricciofamente  varie 

per 


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Delle  Calabrie.  87 

per  direzione  . Altre  colla  bocca  lata  parevano  incipienti  da 
occidente , e terminanti  con  una  rima  fucceflivamente  lìretta, 
ed  elìenuata  verfo  oriente  . Altre  comparivano  oppofitamente 
dirette,  e fenibrava  che  avefiero  avuto  il  principio  dall’ orien- 
te , e ’l  termine  all’  occidente . Altre  , recedendo  da  tal  ordi- 
ne , comparivano  fquarciate  a largo  folco  da  fcttentrionc  , e 
incertamente , e con  infenfibile  diminuimento  andavano  ad  in- 
contrare il  loro  termine  verfo  il  mezzogiorno  . Ed  altre  finalmen- 
te , lungi  dal  ferbare  la  minima  regolare  direzione , formavano 
un  aggregato  di  confufe , e rotte  fezioni , che  capricciofamen- 
te  interfecavanfi  fra  loro , ed  efibivano  quella  imagine  defila , 
che  offrir  potrebbero  alcune  lafire  di  denfo  criftallo  , o una 
lunga  fuperficie  di  porcellana  , qualora  follerò  o da  empito 
villano , o da  minante  pefo  infrante  , e fchiacciate . Si  ofier- 
vi  il  Rame  fegnato  col  num.  XX. 

261.  Alle  aperture  trovammo  nelle  vicinanze  di  Jero- 
carne  unite  le  depreffioui  del  terreno  j ma  quelle  non  erano 
di  moltiflima  importanza,  nè  di  lunga  efienfione . 

1(5$.  Ciò,  che  è notabiliiìimo  in  quello  fenomeno,  fi  è 
che  per  voce  collante  de’  relatori  meno  amanti  del  trafporto , 
e più  (inceri,  quelle  aperture  hanno  fofferto  vario  fato  in  ciò, 
che  riguarda  la  loro  latitudine  . In  quelle , le  quali  erano  le 
più  mollruofe,fi  è di  giorno  in  giorno  emendata  la  larghezza 
dello  fquarcio  fino  al  fegno  , che  le  maggiori  , che  ora  eli- 
dono , appena  hanno  un  palmo  di  dilatazione  , quando  prima 
erano  late  per  tre  , e quattro  palmi  . E nelle  fquarciature 
minori  è fucceduta  tanta-  riparazione  , e tale  redituzione  di 
terreno  al  prillino  (lato  , che  appena  vi  fi  conofce  più  legno 
della  loro  elidenza,  a(<q. 


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83  Istoria  dei  tremoto 

264.  Non  mancò  chi  prctefe  di  aflicurarci , mal  grado 
che  altri  noi  confermale , che  alcune  di  quelle  aperture  era- 
no profonde  ne’ primi  giorni  fino  a 13,  e 16  pimi;  ma  Ac- 
corre non  amammo  di  ripofare  ciecamente  fu  i detti  altrui  , 
ove  non  ne  trovammo  una  uniforme  , e collante  alferzione  ; 
così  ne  creda  ciafcuno  ciò , che  più  vuole . Il  vero  fi  è che 
in  quelle  aperture , che  ora  efiflono , noi  non  abbiamo  oder- 
vata  altra  malli  ma  profondità  , che  quella  di  quattro  in  cin- 
que palmi . 

265.  Da  tutte  quelle  aperture  non  fentimmo  fpirare 
alcun  ingrato  odore  ; ne  ufeiva  fol  tanto  quello  Hello  odo- 
re , che  avvertir  fi  fuole  ne’  terreni  , di  frel'co  fquarciati 
profondamente  dall’  aratro . 

266.  Il  guado  delle  terre  non  fi  ridulle  alle  fole  accen- 
nate fquarciature  . Vi  furono  alcune  colline , e alcuni  po- 
deri , in  cui  il  rivolgimento  fu  enorme  a fegno , che  gli  al- 
beri , e i vigneti  ne  rimafero  fchiantati , il  luolo  cangiato  di 
pofizione  , e le  biade  feminatevi  , contufe  e involte  tra  le 
malie  dirute  , e devaftate . 

^67.  Jerocame  è una  mifera  congerie  di  rozzi  rottami, 
ma  le  lue  ruine  non  efibirono  fenomeno  interelfante  ; quindi 
ritornammo  a Soriano . 

S.  Stefano  del  Bofco . 

268.  Da  Soriano  pallàmmo  alla  Certofa  di  S.  Stefano 
del  Bofco  nella  fera  del  di  otto  di  Maggio  1783. 

369.  Superato  l’aljpro  cammino,  che  dal  primo  condu- 
ce al 


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D ■£  C'I.  E C A L Aj  B R I e;  89 

te  al  fecondo  , finirono  le  alternative  de’  terreni  arenosi  , e 
mal  fermi  , e de’  terreni  folidi  , e falTofi. , e pervennimo 
quindi  ad,  un’ amena,  e vada  pianura.  Nè  pel  tratto  di  que- 
lla , nè  per  lo  fcofcefo  dorfo  de’  monti  , che  fono  un  ramo 
degli  appenninici  che  ci  ila  vano  a delira , notammo  lefione  di 
forta  alcuna  nel  fuolo  , nè  fenomeno  , che  avelie  meritata  la 
noftra  attenzione. 

170.  Se  non  avemmo  occafione  di  elfere  occupati  da’ 
cangiamenti  prodotti  da  revoluzione  filica  , fummo  per  con- 
trario ben  preli  da  meraviglia  nel  vedere  con  quanta  inditfe- 
renza , forfè  per  la  fcarfezza  della  popolazione , rimangono  in 
preda  della  fola  tu  dica  energia  de’  terreni  que’  campi  medefi- 
mi , che  fotto  la  cura  di  mani  indudriofe  potrebbero  fare  la 
ricca  diffidenza  di  una  popolazione  qualunque , per  numero- 
fa  , eh’  elfer  mai  fi  potelTe  . 

171.  Santo  Stefano  è chiudi  da  dedra  a finidra  dal 
fiume  , detto  Enchinar  ne’  baffi  tempi  , ed  ora  denominato 
Anomale.  E’  fituato  appiè  di  una  delle  diramazioni  degli  Ap- 
pennini , ed  è dal  nord  all’  ejl  circondato  da  denfi  bofehi  di 
abeti , e di  faggi . 

iji.  Dee  quedo  infigne  Santuario  alla  pietà  de’  Norman- 
ni le  fue  origini  fociali , e tutto  ciò,  che’l  codituifce  rifpet- 
tabile  in  uno  dabilimento  , in  cui  fi  unifee  alla  fantità  dell’ 
Ordine  , e alla  rigidezza  d’ una  vita  efemplare , e ritirata  la 
dignità  di  facro  Padore , e la  potedà  del  Barone . 

173.  Varie  re  furono  le  rivoluzioni  fociali  dal  fecolo 
XI  al  XV  ; iri3  poi  lignificante  ne  fu  la  redituzione  al  fuo 
primiero  fjlendoie  , e lunga  la  durata  della  lua  tranquillità. 

JV1  II 


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t/o  Istoria  del  tremoto 

Il  fecolo  XVIII  ha  interrotto  il  corfo  del  fuo  placido  luAro  j 
e memorabile  fu  il  danno,  che  ricevettero  le  magnifiche  fab- 
briche di  quel  famofo  tempio  , e di  que’  grandi  , e nobili 
edificj  dal  tremoto  del  di  7 di  F ebbra] o . 

274-.  Per  gli  ottimi  Religiofi  di  quella  Ctrtofa  fu  nun- 
zio di  falvezza  quello  Aedo  tremoto , che  nel  di  5 di  Feb* 
brajo  defolò  la  parte  maggiore  della  Calabria  ultra . 

275.  Siccome  dal  momento  fatale , che  fe  ne  apri  la  Ame- 
lia Arena , la  terra  non  fu  mai  più  libera  nè  da’  tremoti  fen- 
fibili , nè  da  una  ofeura  trepidazione  j cosi  que’  provvidi  Re- 
ligioli  fi  rimafero  in  una  cauta  fituazione  , e quando  il  porea- 
no , teneanfi  uniti , e frequentavano  le  baile  abitazioni , 9 
quelle , che  aveano  il  vantaggio  de’  chioflri  ampj , comodi  alla 
fuga  , e di  ficura  Razione  . 

27 6.  Oltre  a cib , fortunatamente  fi  diè  per  effi  la  fa- 
vorevole circofianza  che  nello  ftelfo  dì  7 , momenti  prima , 
che'  fuccedede  il  gran  tremoto , erafi  redimito  alla  Ctrtofa 
il  loro  rifpettabile  Superiore  (1),  il  quale  pe’ doveri  della  fua 
carica  n’  era  rimafo  per  alquanti  giorni  lontano . 

277.  Erano  appena  terminati  gli  ufiìcj  del  rifpctto , e 
della  urbanità,  quando  repente  la  terra  fu  orribilmente  fcolfa, 
e prefa  da  tale  fowertimento , che  fi  vide  minacciato  il  rovi- 
nìo , e l’ eccidio  generale  . 

278.  Fu  breve  il  varco , che  effi  dovettero  fuperare 
per  fuggire  dalla  danza , che  era  a livello  del  chiodro , all’ 
aperto  fcampo . Cofa  terribile  a narrarli , ma  ben  più  dolo- 

• rofh 

(l)  Il  Padre  Jt> 'tari,  Rcligiofo  (li  aurei  co  fiumi  , c d’uni  pietà  , 

• prudenza  di  nobile  e lem  pio  , 


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Delle  Calabrie.  pi 

lofi  a foffnrft!  Erti  tutti  non  feppcro  in  piè  reggerli,  e va- 
cillando fcoiT) pocamente  , fi  umiliarono  all’  AltilTimo  in  ginoc- 
chio ; ma  quella  ftella  pofizione,  in  cui  fi  ridulfero  per  la  pietà , 
e per  lo  fpavento  , follecitò  la  loro  caduta , e li  fpinfe  bocconi 
al  fuolo  : e quindi  eiTi  non  feppero  foftenerfi  meglio , che  ri- 
manendo prò  Refi  colla  faccia  per  terra  , e colle  braccia  diftefe. 

l'jp.  Con  noRro  raccapriccio  fentimmo  dirci  da  que’  de- 
gnilfimi  Religioli  che  non  vi  era  cola,  la  quale  in  que’ mifera- 
bili  momenti  non  accrefceffe  il.  loro  fmarrimcnto . Gli  flclli 
animali  da  vettura  , da’  quali , momenti  prima  il  Superiore  , 
e i fuoi  compagni  da  viaggio  erano  fmontati  , accrebbero  il 
comune  orrote . Quelli , nel  punto  di  efTere  condotti  via , co- 
minciarono a moftrarfi  inquieti  ; e quindi  fopravvenuto  effen- 
do  il  tremoto , perdettero  a fegno  la  loro  audacia  naturale , 
che  tremanti , e fmarriti  tentarono  vanamente  la  fuga,  e con 
un  fremito  difguflevole  pria  appena  tentarono  di  muoverli 
fcompigliatamente  , e poi  fu  ad  elfi  sì  fattamente  dallo  fpa- 
vento ipterdetto  il  moto  , che  alcuni  caddero  , ed  altri  fi 
arrecarono  come  attoniti , ed  intronati . 

180.  Non  li  udì  altro,  che  uno  fìritolamento  rumorolò, 
e generale  : furfe  da  per  tutto  un  affogante  , e denfo  nembo 
di  polvere  ; e que’  Religiofi , elevando  dopo  qualche  iftante 
lo  fguardo , e guatando  intorno , trovarono  tutto  1’  afpetto  del- 
le prime  cofe  orridamente  gualìo , e mutato . 

ì3i.  In  breve  , alcune  delle  torri  eReriori  refiarono  o 
frante  , o lefe  . La  nuova  cupola,  il  campanile,  il  gran  chioRro 
de’  PP.  Procuratori  , quello  de’  converfi , e degli  artieri  , le 
magnifiche  foreRerie  , la  ricca  fpezieria  , la  balle  officine  , e 

M 2 tutte 


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t)Z  Istoria  del  tremoto 

tutte  le  opere  cominciate  dal  principio  del  XVI  fecolo , e in 
progredì»  continuate , furono  ove  affatto  minate , ove  alta- 
mente magagnate , e ove  diferetamente  lefe . 

282.  Vi  fono  ne’ due  lati  della  nobile  facciata  della. 
Chiefa  due  picciole  guglie  , compofte  a laminette  , o fiano 
pezzi  contigui , e parallelamente  conneflì  „ 

283.  Le  laminette,  che  erano  nel  vertice  delle  gugliet- 
te,  e che  ne  formavano  la  fommitù , caddero,  e or  mancano 
nell’  una,  e nell’altra  guglia.  Confiderando  l’attuale  pofizio- 
ne  delle  fuperfliti  laminctte , e cominciandone  1’  offervazione 
dalle  bali  delle  gugliette,  e borrendone  coll’occhio  tutta  l'al- 
tezza , vi  fi  vede  un  fenomeno  degno  di  attenzione  , il  quale 
indica  all’  evidenza  gli  effetti  di  quel  moto  vorticofo  orizzon- 
tale, con  cui  il  tremoto  agitò  gli  edificj .. 

284..  Que’  pezzi  , o fieno  laminette  , che  formavano  quelle 
picciole  piramidette , che  accennammo,  abbandonarono  laloro 
fimmetrìa , e perdettero  la  primiera  giacitura:  e ficcome  gra- 
datamente ciafcuno  di  etfi  vorticolamente  fi  contorfe  da  di- 
ritta a fini  (ira  in  una  delle  due  gugliette  ; così  nell’altra  i 
pezzi,  che  la  componeano , raggirandoti  per  l’oppotìo  lato, ti- 
ri vollero  da  fini  tira  a dritta  . Quindi  è che  tali  piramidi  non 
più  formano  al  prefente  una  macchinetta  coftrutta  a tirati 
paralleli , ira  rapprefentano-  un  corpo  di  varj  pezzi  ,,  fituati  a 
triangoli  ifofccli , fucccffivamente  uno  minore  dell’  altro , e 
con  la  circoftanza  , che  ficcome  il  primo  di  que  fi  i triangoli 
è maggiore  di  tutti  gli  altri;  co  ì l’ultimo  di  elfi  n’ è il  mi- 
nore , Se  ne  vegga  la  Figura  nel  Rame  XXI , alla  lettera  C. 

Serra , 


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Dun  Calabrie. 
Serra , Spaiola  , Brugnaturo  , e Sanitario  -, 


95 


295.  Serra  fu  fommamente  malmenata.  Quivi  ancorché 
molti  cdificj  appajano  difcretamente  lefi  al  di  fuori , pure  nell’ 
interno  fono  talmente  fconquaifati  , che  non  fono  più  affatto 
abitabili . Ne  cominciò  il  danno  nel  di  5 : fi  aumentarono  le 
ruine  nel  dì  7 di  Febbrajo j e crebbero  ne’fucceffivi  tremoti. 

186.  Spaiala  patì  molto  nel  primo  tremoto:  ricevette 
moltiffimo  rovefcio  nel  di  7 di  Febbrajo  j rimafe  altamente  of- 
t eia  nel  dì  a 8 di  Marzo . 

287;  Brugnaturo  ebbe  le  fteife  difgrazie  ne’ primi  tremo- 
ti ; ma  nella  giornata  fatale  del  dì  a 8 di  Marzo  rimafe  quali 
tutto  defolato. 

288.  Strabano  foffrì  lo  ffeffiffimo  fatale  difafìrov. 

* ir  * * 

289.  Dolorala  fu  l’ indigenza  , in  cui  rimafero  gli  efem-  . 
planili  mi  Religiofi  della  Certofa  di  d1.  Stefano  iel  Bofco  ne’ 
primi  giorni  della  fatale  fventura  . Elfi  provarono  una  compiu- 
ta mancanza  di  tutt’  i mezzi  necelfarj  a foflenere  la  vita  , si 
perchè  tutt’  i generi  rimafero  fepolti  fotto  le  ruine  , sì  ancora 
pei  chè  le  oii  cine  , defìinate  alla  preparazione  de’  viveri  di  pri- 
ma neceifità  , furano  tutte  di  (frutte  . Senza  la  pietofa  mano 
degli  amici , che  finalmente  accorfero  in  loro  foccorfo  da  varj 
luoghi , non  devafiati  dal  tremoto',  coloro , che  dianzi  erano 
flati  il  refugio  de’mifeii,  e che  ora,  ad  onta  delle  tante  gra- 
vi perdite  fofferte , formano  il  giornale  fotìegno  di  numerofa 
turba  d’ infelici , avrebbero  dovuto  perire  dalla  fame. 

290. 


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9* 


Istoria,  del  tremoto' 


/ 

290.  I generi  di  prima  necellità  furono  finalmente  ricu- 
perati in  molta  parte j ma  delTi  non  furono  gii  più  tali,  qua- 
li erano  un  tempo  . Notabile  fu  1’  alterazione  avvenuta  nel 
grano,  nell’olio,  e fopratutto  nel  vino,  e nell’aceto.  I vini 
fonili,  e delicati  rimafero  alterati,  e sfiancati  di  colore,  e di 
fapore  : i corpulenti  , e i robufìi  divennero  turbati  nel  colo- 
re , e non  grati  al  gullo  : 1’  aceto  rimafe  vappido , e inerte . 
L’olio  da  prima  apparve  lordo,  e di  acuto  odore  j ma  la  ra- 
gion del  tempo  il  fece  migliorare  . Il  grano  ritenne  fempre  un 
puzzore  di  buca . 

29 1.  QuePto  diflretto  ha  belli,  e vafti  terreni}  ma  è 
bene  a dolerli  che  la  popolazione  n’ è lcarla , e non  fufìì  den- 
te a’  bifogni  dell’  agricoltura  , e della  paftorizia  . Vi  ha  tefo- 
ro  di  legni  , atti  a’  lavori  del  più  grand’  ufo  pe’  bifogni , c 
pe’  comodi  della  focietà  . Quivi  nulla  manca  : mancano  Polo 
le  pratiche  d’ una  più  ragionata  iftituzione  agraria , diretta  ad 
accreliccre  il  ben  comune.  Vi  fono  copioli  fabbri  da  lavoro  di 
ferro,  e di  acciaro } ma  per  accettabili,  e belli  che  fieno  tali 
lavori , non  eccedono  però  la  sfera  del  buono , o non  giungo- 
no all’ottimo,  o vi  fi  accollano  follatilo  ne’ pezzi  corpulenti, 
c di  ufo  comune  . Tutto  il  di  più  , eh’  è manifattura  di  ele- 
ganza , di  delicatezza  , e di  luffo  , è un  articolo  dall’  ingegno 
di  co  fioro  ignorato  , e dalla  loro  indù  Uria  o non  tentato  , o 
vilipefo  . I Rami  appartenenti  alle  rovine  quivi  avvenute  fono 
fegnati  col  num.  XXI , e XXII. 

* * * * 

192.  L’ a moro  fa  cura,  colla  quale  il  Vicario  generale 
accorfc  al  alloro  di  tanti  infe  lici  fu  tutta  corrifpondcnte  alla 

digni- 


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Delle  Calabrie.  95 

dignità  di  un  luogo  meritevole  per  mille  titoli  di  tutta  la 
graziola  benignità  de’  nollri  A ignjlt  Sovrani . Qui  tutto  da 
prima  (pira va  deflazione  , ed  orrore  ; ma  quivi  poi  furono 
in  si  bell’  ordine  le  pubbliche , e le  private  cofe  ridotte  , che 
rammentavafi  appena  ciò , che  dianzi  era  flato  così  duro  a 
parirfi . Nè  tacer  fi  dee,  che  quivi  con  raro  efempio  fi  vi- 
dero uniti  a’  dovei i della  giulìizia  i più  ftretti  , ed  edifi- 
canti vincoli  della  religione  ; e quindi  con  gelofo  avvedimen- 
to furono  polle  a coverto  da  ogni  trillo  accidente  i ricchi 
ornamenti  del  tempio,  i beni  del  luogo,  e de’ privati , e tutte 
le  membrane , che  in  quel  facro  edificio  confervavanli  come 
uno  de'  depofiti  più  ut  ili  alla  floria  della  mezzana  antichità. 

493.  In  quello  luogo  medefimo  lì  dette  opera  a far  di 
tutto  perchè  fi  preparalfero  colla  maiTima  pofiibile  fpeditezza 
copiofi  malli  di  tavole,  onde  potere  appreftare  ricovero  , e 
tutela  alla  sbandata  popolazione  di  una  Provincia , in  cui  la 
natura  par  che  fdegni  le  fabbriche , e tenta  fovente  di  ftrug- 
gere  i lavori  della  fuperbia  dell’  uomo . 

Stato  ielt  aere  , e tremoti.. 

>» 

194.  In  S.  Stefano  del  Bofco  fummo  inquietati  dal  tre- 
moto. Nella  fera  del  dì  otto  di  Maggio , al  tardi  verfo  le  ore 
6 , e poi  alle  ore  9 della  notte  cadde  una  pioggia  fottile , 
L’ aere  era  fofco , e cinto  da  denfe  nubi , e fpirava  libeccio . 
Nel  dì  9 vi  furono  due  fcolTe  di  tremoto  fenza  rombo  : nel 
mattino  fpirava  tramontana  : 1’  aere  era  chiaro  : nel  mezzodì 
turboflì , e apparve  qualche  nube  nereggiante  fopravvenne  la 

neb- 


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Istoria  del  tremoto 


J>6 

nebbia  , che  ingombrò  tutto  : verfo  le  ore  ir  precedette  il  rom- 
bo , e bucce  ile  picciolo  tremoto.  Nella  notte  piovve , fpirando 
grecoleuintc . Nell’  alba  del  dì  duce  di  Maggio  vi  fu  tremo- 
to , che  ci  fcoffe  dal  Tonno  : nel  mattino  tutto  parca  tranquil- 
lo : d’opra  vvenne  un  forte  rombo  fenza  tremoto  : il  vento  di- 
venne attiviamo  j e quindi  fucceffero , in  due  ore  di  tempo , 
due  forti  fcoife  di  tremoto,  una  preceduta  da  ofcuro  fremito, 
e 1’  altra  unita  a repentino  , e profondo  rombo . 

5.  In  quella  veneranda  Ccrtofa  trovammo  il  nofiro  ami- 
ciflìmo  Collega  il  P.Tr.omby . Quefto  dotto  uomo  era  intento 
a formare  un  diario  de’  tremoti  , che  fi  avvertivano  in  quel 
facro  luogo  ; e fi  era  di  molto  affaticato  per  proccurare  i più 
veridici  rifcontri  de'  difaftri  prodotti  dal  tremoto  in  quelle 
parti  della  Calabria  ultra , che  giacciono  a dirimpetto  del  Ionio. 
Noi  parleremo  di  ciò  a luogo  opportuno. 

Arena  , e fuoi  villaggi  . 

■196.  Da  Santo  Stefano  paffammo  ad  Arena , feguendo 
quella  parte  del  dorfo  dell’  Appennino , che  colà  mena  . Per 
ifirada  non  incontrammo  la  minima  mutazione  ne’ terreni.  Po- 
co lungi  da  Arena  trovammo  alcune  cale  rurali  o dirute  all* 
intutto,  o in  parte  diroccate  da’ tremoti  . Appena  giunti  alle 
bafi  del  monte  , ove  un  tempo  poggiavano  le  abitazioni  , ci 
vedemmo  immerfi  fra  perpetue  ruine . Il  monte  per  quel  lato, 
che  volge  dall’  ejl  al  fad , era  mutato  a fegno  , che  al  fito, 
per  ove  dianzi  fi  aggirava  1’  afpra , e tortuofa  firada  , tro- 
vammo fofiituito  un  precipitofo  dirupo  d’ imponibile  accefso  . 

. ; Do- 


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Delle  Calabrie.  97 

Dovemmo  torcere  fulla  dritta,  e retrogradando,  partir  perdi 
fotto  alcune  fabbriche  ben  vecchie  , ma  fode , alte  e cortrui- 
te  a foggia  di  piramidi.  Effe  erano  ancor  tutte  intere,  e non 
lcfe  : il  che  ci  parve  tanto  più  notabile,  quanto  era  più  bre-, 
ve  la  diflanza  frappofia  tra  le  medefime,  il  vicino  monte  di- 
fciolto  e dirupato,  e le  fucceffive  rovine  del  paefe.  % 

297.  Superato  quello  angufto  e malagevole  palio , giu- 
gncmmo  appiè  del  diroccato  cartello,  della  cui  fabbrica  olfer- 
vammo  folo  alcune  poche  tele  di  muro  fconquaflkto  , che 
ora  ne  formano  tutto  il  mifero  avanzo  . Girammo  lo  fguar-> 
do  fulle  abitazioni  , che  giacquero  un  tempo  fu  quella  parte 
del  dorfo  del  monte  , che  guarda  1’  owjl  j e di  elle  non  tro- 
vammo nè  pure  una,  benché  picciola  parte , che  dirtrutta  non 
foire  . Alcuni  rottami  erlno  fìati  con  vibrazione  refpinti  , e 
rotolati  lungo  lo  sdrucciolevole  dorfo  del  monte  fino  alle  bali 
del  medefimo  . Non  fu  po (libile  il  riconofcere  le  pofitive  di- 
rezioni , per  le  quali  erano  cadute  le  fabbriche , sì  perchè 
fi  avea  avuto  1’  accorgimento  di  fgombrare  molte  delle  maire 
dirute  , e ciò , o pel  comodo  , o per  la  falvezza  del  pubbli- 
co j sì  ancora  perchè  le  fabbriche  rivolte  aveano  dal  natura- 
le pendìo  del  monte  acquifìata  , e ricevuta  una  direzione  -, 
che  non  era  forfè  quella , che  alle  medefime  avea  dat’  il 
tremoto . 

298.  Poco  lungi  da  Arena , pria  di  giugnere  al  fiume, 
incontrammo  un  monte  di  arena  fluviale  , in  cui  fi  vedea  un 
ruinofo  rivolgimento.  La  faccia  efteriore  del  monte , nelle  par- 
ti non  guade , appariva  tutta  coverta  di  terra  vegetabile  j ma 
fotto  querto  ftrato  di  non  molta  denfità  , il  tremolo  difeoprì 

N un 


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I 5 T 0 RIA  DEL  TREMOTO 


j3  ' 

un  ammafTo  di  arena,  che  è di  molta  profondità.  In  elfo  ri- 
trovammo molti  frantumi  di  tcjlacei . 

299.  OltrepaHammo  il  fiume  , e ci  trovammo  a villa 
d’ un  guado  pericolofo  . L’antica  firada  erafi  perduta  , e in  fua 
vece  era  fucceduto  un  patio  difallrofo  , che  fi  formava  da  un 
campo  di  arena  tumultuariamente  ivi  prodotto  dalla  rui/ia  di  un 
monte,  che  nella  fommità  era  coverto  di  terra  vegetatile,  e di 
viti , e che  nell’  aperto , e Iquarciato  fono  altro  non  contenea 
che  un’arena  in  parte  fottiliifima,  e in  altra  parte  eterogenea, 
e ghiajofa.  In  quell’ arena  vi  fono  copio!!  frantumi  di  te llacei, 
e li  rinvengono  molti  nicchi  di  veneri.  Quivi  il  piede  profon- 
da moltilfimo  , non  meno  per  la  fragile  condizione  del  fuolo 
arenofo , che  per  la  frequenza  delle  folle  inacquate  , le  quali 
per  là  entro  s’ incontrano  : circoflanza , che  rendono  un  tal  li- 
to  fommamente  difallrofo  . 

300.  A {lento  oltrepalfammo  quello  campo  ; ma  non  tro- 
vammo dopo  fentiero  migliore  , e meno  infido  . Ci  convenne 
di  battere  una  dirada  , la  quale  da  finillra  ha  il  monte , che 
annunciammo,  e da  diiitta  n’ha  un  altro  della  ftelfa  cofìitu- 
*ione  del  primo  . Dall’  uno  , e dall’  altro  era  precipitato  un 
prodigiofo  ammalTo  di  arena  , che  oltre  di  rendere  dilhciliffimo 
il  palio  per  tale  angulla  via , il  rendea  ancora  pericolofo  per 
la  facile  caduta  di  quel  materiale  fragile  e fcorrevole , che 
li  contiene  nello  Iquarciato  feno  degli  lìelli  monti . 

* * * * 

301.  Ollervammo  Basì,  e Aquaro  di  Arena,  e trovam- 

mo 


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Delle  Calabrie.  99 

mo  che  tutto  era  avvallato , e chiufo  in  un  milerando  sfa- 
fciume.  Vi  erano  ne’ terreni  alcuni  piccioli  fquarci  ; ma  co , 
che  meritò  attenzione  maggiore  , fi  fu  che  incontrammo  molti 
di  quegli  fteflì  fegni  circolari , fomiglianti  a quelli  ',  che  lun- 
go le  rive  della  Meftma , andando  da  Mutati  a Soriano , erano 
nati  da  emerfioni  di  acqua  fiotto  l’impeto  de’  tremoti. 

* * * * 

301.  Gli  edificj  del  refio  di  quello  difiretto  furono  ri- 
dotti in  un  confufo  rovinìo  j ma  non  vi  furono  fenomeni 
Angolari  . I malli  mi  furono  quelli , che  già  altrove  notam- 
mo , allor  che  parlammo  di  Jerocarne  : i mediocri  furo- 
no quelli  , che  olfervammo  in  Arena  : e i minimi  furono 
quelli  , che  avvertimmo  in  Basa  , e in  Aquaro . Nel  refio 
de’  villaggi  , cioè  Brazzarìa  , Ciano , Limpide  , Meliano  , Po- 
tamia , Proni  a (1)  , e Segnatone,  non  vi  era  fenomeno  di  con- 
feguenza  , in  fuori  del  difaftro  avvenuto  ne’  rozzi  abituri . 

* * * * 

303.  Quello  feudo  ha  non  breve  territorio  ; ma  non  ha 
folido  terreno . E’  abbondante  di  aque  fluviali  ; ma  vi  s’ igno- 
ra l’utile  ufo,  che  far  fe  ne  potrebbe  pe’  prati,  per  gli  or- 
ti , e per  molti  mefiieri . Non  si  abbonda  dì  grano , ma  per 
contrario  v’ha  bafiante  copia  di  granone  . Vi  ha  molti  oli- 

N 2 veti, 

(l)  Qttefìo  picciolo  villaggio  dee  crtderji  eretto  in  età  pofleriore  a quel- 
la di  Mjr.hoti , ‘ di  Fiore,  perebì  amendue  non  ne  fecero  menzione. 


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ioo  Istoria  del  tremoto 

veti , belle  difìcfe  di  viti , e folte  felve  di  caftagni  . Oltre  a 
ciò  vi  ha  abbondanza  di  gelfi  , e in  confeguenza  vi  ha  non 
picciola  induftria  di  feta . 

3 04.  Mal  grado  tante  doti  naturali , la  popolazione  è mi- 
fera  j argomento  decifivo  che  o'ia  popolazione  è fcarfa  per 
tanto  terreno , o che  i poflìdenti  fono  .pocìti  , e molti  i non 
polli  demi , o che  ne’  proprietarj  , e nelle  mani  J'  opere  non 
v’  è induftria  nè  fuperiore  , nè  equivalente  al  bifogno . 

Gaiatro  , e Piai j ano  . 

. 305.  Se  in  Gaiatro  vi  furono  confiderevoli  guai in  Plai- 
Jano , altrimenti  nominato  Prclzano , non  vi  furono  minori  di- 
fafìri.  Il  fovvcrtimento  ma  (Timo  però  li  rinveniva  ne’ terreni: 
in  quelli  li  fecero  frequenti,  e gravilTime  lacerazioni.. 

306.  Quello  territorio  non  è vallo , ma  abbonda  di  gene- 
ri proprj  al  comodo , e alla  neceflìtà  della  vita . 

Feroleto  della  Chiefa . 

307.  Poco  lungi  da  Plaifano  111  Feroleto  , che  diceli 
della  Chiefa  . Quello  paefetto  fu  percoifo , ma  non  diftrutto . 
Ne’ Tuoi  terreni  vi  fono  leggeriffime  fenditure.  Quivi  vi  fono 
acque  minerali  folforate  , e ferrigne  ; ma  non  vi  furono  nè 
emerlioni  di  acque,  nè  fpargimenti  di  odore  di  lolfo , nè  cadde 
in  mente  ad  alcuno  di  que’  contadini  di  fupporrc  ciò,  che  le 
doti  naturali  del  luogo  avrebbero  potuto  far  imaginare  . 

• . Carìd  j, 


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Delle  Calabrie.  ioi 

Cari  dà . e faoi  Villaggi. 

308.  In  Carila , e fuoi  villaggi  trovammo  di  paflò  in  paf- 
fo  frequenti  rivolgimenti  di  terreni , col  doppio  fenomeno  che 
in  efli  allo  sbalfamento  offervammo  unito  l’innalzamento  oltre 
al  livello  ordinario  del  fuolo.  In  mezzo  a quelli  fconvolgi- 
menti  non  poterono  le  piantagioni , le  viti  , e gli  olivi  non 
eflere  a parte  del  fovvertimento  foiTerto  dal  terreno , che  fer- 
viva  loro  di  bafe  ; quindi  alcuni  alberi  di  geli!  , e di  ulive 
rimafero  fchiantati , e qualche  picciola  porzione  di  viti  rirna- 
fe  devallata.  E*  a notarli  che  Caridà  ha  un  terreno  fodo,  e 
montagnofo  ; e pure  , malgrado  la  fua  relillente  natura,  non 
ebbe  forte  migliore  de’  terreni  del  piano  , e di  più  fragile 
conlìtìenza . Quella  fu  la  prima  volta , che  ci  riufei  di  tro- 
vare un  qualche  órdine  nella  direzione  delle  ruine  delle  fab- 
briche . Elle  nella  parte  maggiore  erano  dillefe , e piombate 
da  mezzogiorno  a oriente  ; c nella  minore  (lavano  per  l’ oppo- 
(lo  dirette , e crollate  da  oriente  a mezzogiorno  . Ne’  rivolgi- 
menti de’ terreni  però  quella  legge  era  fallace  , perchè  quivi 
i fowertimenti  ebbero  una  indeci  fa , e varia  determinazione, 

309.  Quelli  difaflri  fono  per  Caridà , e i fuoi  villaggi. 

Cioè  S.  Pietro , e Cheropoli , tanto  più  dolorofi , quant’  è angu- 
(la  1’  ellenlionc  de’  territorj  di  quello  picciolo  feudo , il  quale 
è mifero  abballanza  , e fcarfo  di  abitatori  , e di  generi  ne- 
celfarj  al  comodo  della  vita  , checché  ne  pretenda  il  Fiore , 
opponendofi  al  Barrio  . , 


Sore~ 


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ioì  Istoria  del  tremoto 

Soreto  , e fuoi  C a fili  , 

310.  Nel  feudo  di  Soreto  , uno  de’ due  Alimi  già  di- 
ftrutti , non  incontrammo  altre  ruine  lignificanti  , che  quelle 
de’  miferabili  abituri , i quali  furono  compiutamente  diroccati . 
Fochi,  e difperli  fquarciamenti  ollervammo  ne’ terreni , e , con 
un  modo  fùgacUfimo  e capricciofo  , trovammo  alcuni  alberi 
Schiantati  dalla  lor  fede,  non  già  fucceflìvamente , ma  in  di- 
ftanze  ineguali . 

31 1.  Olfervammo  però  nelle  fponde  del  fiume  Cenate 
un  fenomeno  , che  non  avevamo  mai  più  -altrove  oilervato. 
Vi  erano  di  palio  in  palio  alcuni  de’  folitV-  eeichj  , nati  dall’ 
emerfione  dell’acqua;  quefti  erano  di  mezzana  grandezza,  ma 
lungi  dall’  effere  allo  ftelfo  livello  della  rimanente  parte  del 
terreno , in  cui  erano  nati , elfi  erano  depredi  , e intrulì  nel 
fuolo  alla  profondità  ove  di  un  palmo  in  circa , ove  di  quali 
mezzo  palmo . La  loro  fuperficie  non  era  al  folito  quali  pia- 
na , ma  molto  inclinante  al  concavo . Quella  era  coverta  di 
arena  cenerognola  . Di  quefti  cerchj  ne  incontrammo  tre  lun- 
go le  fponde  del  fiume  ; e due  ne’ terreni  vicini  alle  rnede- 
fime . La  loro  interna  Struttura  , mal  grado  la  diverfità 
della  fuperficie  , e la  novità  della  deprelfione  del  fuolo  era  a 
foggia  di  cono  , e in  conleguenza  eguale  alla  Solita  , che  al- 
trove descrivemmo,  e.  che  prefentava  l’imagine  d’un  imbuto. 

312.  I villaggi  di  Soreto  fono  Da /fini , Donami , e Me~ 
licucca , foprannomato  di  Soreto . 

Borrel- 


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Delle  Calabrie.  io 

Borrello  , e fuoi  villaggi  . 

313.  Borrello  dà  nome  a un  feudo  , di  cui  elio  è la 
più  mi  fera , e minima  parte.  Non  ottante  la  fua  ben  alta  fi- 
tuazionc  , è uno  de’  più  malfani  foggiorni  della  Cabiria  ultra . 
Ha  territorio  naturalmente  foggetto  agli  fragni  , e ingombra- 
to da  paludi . Vi  fi  unifcono  gli  affiati  maligni , e non  lonta- 
ni d’ un  fiume  , che  corre  a ingrandire  il  Pe trace  colle  acuite 
del  Melama  , e del  Cenate . 

314.  Barello  fu  mifcramenle  dittrutto,  e non  vi  avan- 
zano nel  luogo , ove  fu  limato  , che  i rozzi  rottami  della  fua 
ruina  . In  un  angolo  del  fuo  territorio  , e propriamente  in 
quello  , che  è denominato  il  Fondaco , incontrammo  que’  cer- 
chj  , che  altrove  deferivemmo  , e che  fono  indici  di  acqua 
emerfa  dal  cavo  della  terra.  In  efii  notavafi  una  diverfità  fiam- 
ma di  diametro  . Nella  maggior  parte  n’  era  molta , e fuori 
dell’  ufaro  la  grandezza  : nella  parte  minore  era  varia , c mez- 
zana . Da  Borrello  fino  alle  vicinanze  di  Lpariana  ne  contam- 
mo nove.  In  cinque  di  elfi  vi  era  molta  profondità  di  terre- 
no. Ve  n’ eran  due,  formati  in  modo  particolare  . Il  loro 
perimetro,  che  era  a livello  della  rimanente  fuperficie  della 
terra,  appariva  tutto  irradiato,  e fegnato  di  rime  fonili , fu- 
perficiali  , e lunghette  . Nel  vano  di  quello  perimetro  s’ in- 
trufe  , e deprette  il  terreno  alla  profondità  di  tre  palmi  in 
circa  in  uno  , e di  quattro  in  un  altro  . La  fuperficie  era 
quafi  concava,  e fparla  di  arena  fluviale,  ma  fottiiilfi ma.  L’in- 
terno vifeere  , aperto  e con  diligenza  eliminato  , fi  trovò 
d’eifere  a cono  , e della  flelfilfima  natura  degli  altri  ccrchj 

giù 


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Delle  Calabrie'.  105 

terreno  è un  ammalio  gregario  di  loto  inacquato  , di  creta 
faponacea  , di  limo  nericcio , e di  moltilfima  arena  mobile , e 
fottiliflìma  . 

319.  In  quello  aggregato  di  valli,  di  {lagni , e di  pie-’ 
ciole  colline  nel  dì  5 di  Febbrajo  fi  produlle  lotto  1’  impeto 
del  tremoto  un  generale  rivolgimento . Fu  eruttata  , e fuori 
fpinta  dal  cavo  della  terra  folenne  copia  di  acqua  : fu  tutta 
rivoltata  la  mafia  del  terreno , che  dianzi  deferivemmo  : fina 
da’  cardini  furono  agitati  , e fuori  della  loro  fede  efpulfi  , e 
vibrati  molt  i alberi  di  gelfi  , di  ulive , e di  callagne , e con 
quelli , l’erbe , le  canne , e le  altre  piante  palullri  furono  fvelte,e 
trafcinate  j e quindi , rendutofi  come  fluente  e fcorrevole , tut-. 
to  quello  tumultuario  ammaliò  di  terra  inacquata , di  alberi , e 
di  piante  , con  moto  vibrativo  , e ferocemente  rapido  cangiò 
fòggiorno,  foverchiò  il  letto  delle  valli, e i fianchi  del  mon- 
te , e corfe  lungo  fpazio  di  lìrada  ruinando  , e opprimendo 
animali , territorj  , e quanto  gli  fi  parò  dinanzi . 

320.  Noi  in  tale  luogo  non  trovammo  orma  alcuna  nè 
d’ acqua  termale  , nè  d’ acqua  minerale  fredda  . Altro  non  ifpe- 
rimentammo  che  quello  He  fio  grave  puzzore , che  fpirar  fuole 
dagli  Itagni , e dal  fondo  fconvolto  d’  un  limo , d’  una  terra 
inacquata , e nera , e d'  una  creta  faponacea  : cofe  tutte , che 
fono  fempre  ridondanti  di  foftanze  animali,  e di  materie  ve- 
getabili imputridite. 

321.  Non  neghiamo  che  molte  cofe  furono  afferite  fili- 
la fede  delle  relazioni  ; ma  quelle  appunto  per  la  loro  varie- 
tà , e per  la  difficile  concordanza  delle  voci  de’  malaccorti 
relatori , furono  per  noi  cosi  fofpette , che  in  tutta  la  fpedizio- 

O ne 


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lofi  Istoria  dei.  tremoto 

ne  ci  facemmo  un  dovere  di  non  predarci  fede,fe  non  quan- 
do i rifcontri  ricevutine  fodero  dati  tanto,  e sì  amantemen- 
te uniformi  , che  non  fi  avede  potuto  temere  dalla  minima 
difparicà . 

312.  Non  incontrammo  nelle  rimanenti  parti  del  terri- 
torio di  Born-llo  altri  fenomeni  degni  di  elTere  notati . Egli 
è vero  che  vi  fi  rivennero  di  tratto  in  tratto  alcune  lacerazioni 
di  terreni,  ma  quede  non  erano  gran  fatto  eccedenti  La  sfera 
del  mediocre . Le  difgrazie,  avvenute  negli  abituri  degli  altri 
villaggi,  cioè  in  Bel  lauto  ne , Candì  Jone , Serrate , tStiritanto- 
nc,  furono  tali  che  quello  , che  ne  rimane  , non  è fervibi- 
le  , o non  vale  la  pena  di  eder  confervato.  Quell'  ultima  cir- 
co danza  è tanto  più  vera  , quanto  è giudo  il  defiJerare  che 
a tali  vilLaggi  fi  proccurade  fito  meno  iniquo,  e meno  infalubre 
di  quello , che  aveano , e che  avranno  Tempre  fino  a quando 
non  fi  allontaneranno  dagli  dagni , e da’  luoghi  paludofi  dian- 
zi deferitti . 

323.  Quedo  feudo  ha  territorio  edefo  , e corta  popo- 
lazione ; quindi  è facile  a capirli  in  quale  fvantaggiofa  fitua- 
zione  vi  fi  trovi  l’ agricoltura  . 

**  • ' f # . 

Filocajìro  , e fuoi  Villa  agl 

31+.  Per  ferbare  un  certo  regolare  itinerario,  faremo 
qui  brevemente  parola  di  ciò  , che  avvenne  in  Filocajìro  , e 
«e’  luoi  villaggi . Il  tremoto  del  dì  cinque  di  Fcbbrajo  portò  la 
defolazione  non  meno  Tulle  abitazioni  di  Filocajìro  , che  fu 
quelle  de’ fuoi  calali  Corone , Limbadc , Mandarono , detto  alt ri- 
• 1 tr.cn- 


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Delle  Calabrie.  1 07 

memi  Mandaradoni , e S.  Niccolò  de  Legijlis  . Qued’  ultimo 
luogo  prefe  la  denominazione  dal  magnifico  tempio  eretto  , e 
riccamente  dotato  co’  beni  della  fovranità  dal  Re  Ruggiero 
folto  il  nome  di  S.  Niccolò.  Quello  tempio  da’ monaci  di  «f. 
Bernardo  pafsò  in  altra  mano  ; e quindi  la  fua  dote , frutto 
di  fovrana  munificenza,  foggiacque  a vario  fato(i),  e cangiò 
natura  (1) . 

Nicotera,  e fuoi  Cafali , 

315.  Non  ebbe  forte  migliore  Nicotera  to'  fuoi  calali . 
E’  vero  che  la  difgrazia  più  attiva  cadde  su  Commcrconi , ma 
non  è perciò,  che  Nicotera , e gli  altri  tre  cafali  , cioè  Co- 
roniti , Badia , e Breytoni  folfero  rimali  atti  a prellare  un  fi- 
curo  afilo  alla  popolazione  . Pe’  di  ladri  avvenuti  in  Nicotera 
può  vederfi  il  Rame , fegnato  col  num.  XXIII. 

326.  Non  neghiamo  che  egualmente  nell’ accennato  di- 
Eretto  di  Filocajlro  , e in  quedo  di  Nicotera  fi  abbonda  di 
viveri  , e di  comodi  neceffarj  alla  vita;  ma  fe  fi  porrà  men- 
te pero  alla  quantità  de’  terreni  ; e fi  vorrà  equiparare  a tan- 
ta dote  di  fondi  la  fcarfa  popolazione , che  vi  ha  nell’  uno , e 
nell’  altro  feudo , fi  vedrà  chiaro  che  manca  la  proporzione  ; e 
li  feopriranno  le  vere  ragioni,  onde  uafee  non  folo  L'ineguale 
agiatezza  de’  naturali  di  quefti  luoghi , ma  anche  il  difeapito, 
che  quivi  foffrono  i terreni  da’  vizj  deila  propria  codituzione, 
avvalorali  dalla  mancanza  di  mani  d' opere , equivalenti  per 
numero  al  bilogno. 

O 2 327. 

(1)  Mara  fiori  Croniche  di  Calab.  I.  2.  p.  122. 

(2)  Pacichclli  Regno  di  tijp.  pori.  2.  p.  11 8.  > 


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Io8  Is  TO' RI  A DEL  TREMOTO 

i 317.  Di  fatto  ficcome  non  pub  negar  fi , che  in  tali  luo« 

ghi  vi  ha  fopralbondanza  di  terreno  ; così  non  pub  non  ve- 
deri! d’  eifervene  moltilfimo , che  rimane  inutile , 0 non  be- 
ne operato  . La  qualità  del  lito  è viziofa  , perchè  ha  un  fuolo 
molto  inacquato  (1).  Vi  ha  non  ifearfa  porzione  occupata  da 
boscaglia  ; c di  quella  llefla  porzione , che  è piana  , ve  n’  ha 
parte,  che  fovente  rimane  inondata  dalle  acque:  vizi, che  po- 
trebbero emendarli , o non  vi  fi  rinverrebbero , fe  i poflidcntl 
non  folTero  pochi , e la  popolazione  folle  maggiore  . 

3i3.  In  quelli  territorj  fi  produffero  molte  fenditure  . 
Tu  fama  che  da  alcune  di  quelle  aperture  folle  sgorgata  a ri- 
bocco un’  acqua  calida  nel  territorio  di  Nicotera  fra’  rivolgi- 
menti prodotti  nel  dì  S di  Fcbbrajo . 

- * ••  . ....  . . ^ 

Rofarno . 

: 329.  Drizzammo  i palli  verfo  Rofarno.  Lungo  la  Arada , 

che  dal  luogo,  detto  la  calata  di  Simeone,  conduce  al  fiume , incon- 
trammo picciole  lacerazioni  di  terreno  ; ma  cib  , che  meritb 
fomma  attenzione  fu  la  copia  , e la  frequenza  di  quelle  macchie 
circolari , le  quali , come  in  più  luoghi  abbiamo  detto  , fono 
indici  dimoftrativi  di  acqua  , ufeita  dal  cavo  alla  fuperficie 
della  terra..  Quelli  cerchj  erano  di  varia  mifura  ; generalmen- 
te perb  elfi  apparivano  ben  più  grandi  degli  ordinarj  , e di 
tutti  quelli , che  altrove  avevamo  olfervati . 

330.  La  loro  fuperficie  appariva  quali  concava,  e rico- 
perta di  un’  arena  cenerognola , e micacea , la  quale  era  finif- 
. . . finta , 

(1)  Barrius  /.a.  ».  14.  p.  15 1, 


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J 


Delle  Calabrie;  i 09 

lima,  e fenza  il  minimo  fegno  di  glutine,  e di  concrezione. 
Alcuni  di  quelli  fegni  trovavanfi  in  fito  rimoto  dal  fiume  , e 
altri  quali  fui  margine  del  medefimo  . Dalla  ragion  del 
fito  non  parve  che  potè  (Te  defumerfi  alcun  lume , onde  fidare 
il  maggiore  , o minore  diametro  de’  cerchj , e in  confeguenza 
la  maggiore , o minore  emerfione  delle  acque.  Indi  (tintamen- 
te noi  trovammo  la  IleiFa  varietà  nella  mifura  di  elfi  egual- 
mente accanto  al  fiume , che  ne’  liti  da  quello  ri  moti . 

331.  Fu  notabile  che  in  molti  ditali  cerchj  odervavafi 
una  elprella  imagine  di  ciò,  che  notammo  in  quelle  macchie 
circolari , che  vi  erano  nel  dilìretto  di  Borrello , e che  avea- 
no  la  fàccia  a terreno  avvallato . Se  ne  vegga  il  Rame  legna- 
to col  num.  XXIV. 

331.  Con  molto  accorgimento  cercammo  di  aver  novel- 
le della  verace  , e leale  condizione  di  quelle  acque  eruttate  j 
ma  con  illrani  modi  altri  aderiva  che  l’acqua  erali  fperimen- 
tata  bollente , e che  taluni  n’  erano  rimafi  offeli  fino  al  grado 
di  aver  per  qualche  tempo  confervati  fulla  pelle  i fegni  della 
fofferta  fcottatura  . Altri  ciò  negava  , e giurava  che  l’ acqua, 
era  fiata  folfurea  , e talmente  fpirante  l’ odore  di  zolfo , che 
l’aere  n’era  rimafo  tutto  ingombro.  Altri  finalmente  fmenti- 
vano  tali  voci , e affioravano  che  1’  acqua  eruttata  non  ebbe 
mai  altre  qualità  che  quelle  fìelfe , che  ha  l’ acqua  naturale  del 
fiume . In  tanta  confufione  di  contraddittorie  dicerie  ne  creda 
ciafcuno  ciò,  che  più  gli  aggrada;  a noi  è parato  un  dovere 
il  riferire  fomiglianti  equivoche  vociferazioni , perchè  il  pub- 
blico vegga  che  nulla  li  è traforato , e nell’  atto  fiedo  com- 
prenda con  quanto  maturo  conlìglio  conviene  prefiarfi  a’  rap- 
porti 


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no  Istoria  del  tremoto 

porti  degli  uomini  in  un  cafo,  ove  lo  fpavento,la  prevenzio- 
ne de’  fi  demi  , e l’amore  del  meravigliofo  offiono  frequente 
occafione  di  prorompere  in  precipitofi  giudizj . 

333.  11  fiume  di  Rofarno  è il  depofitario  delle  acque  di 
molti  fiumi  , i quali , uniti  in  elfo , formano  il  Mctramo . Si 
dà  per  collante  fenomeno  che  quello  copiofo  volume  di  acqua, 
fotto  il  tumulto , e ’i  rivolgimento  del  primo  terribile  tremoto 
del  dì  5 di  Febbrajo , lì  arrellò  prima  nel  fuo  corfo  , ed  indi 
elevoflì  tanto,  che  traboccò  fuori  del  fuo  letto . Potrebbe  Ila- 
re che  ciò  folle  avvenuto j ma  quel , che  non  ammette  conte- 
fa , lì  è che  quello  fiume  corfc  così  rapido,  e con  piena  tan- 
to eccefiìva,che  foverchiò  pane  del  magnifico  ponte,  e vi  la- 
fciò  fegni  decifivi  dell’  urto  ivi  fatto  , danneggiando  una  por- 
zione di  que’  legni , onde  quel  ponte  è coflrutto . 

334.  Rofarno  fu  da  cima  a fondo  dillrutto  a fegno,  ché 

una  confufa  e indi Aint a ruina  ora  ricopre  quel  fuolo,  ove  fu- 
rono i fuoi  edificj . Si  vegga  il  Rame,  fegnato  col  num.  XXV. 
' 33S-  Mota  parte  della  dirada  pubblica,  che  da  Rofarno 

conducea  a S.  Fili , è in  oriibile  modo  devafìata,  talché  in 
ella  vi  è un  fito , per  ove  è imponibile  il  palTarfi  • e quindi 
è convenuto  di  follituire  alla  dirada  antica , già  diruta  e na- 
bilfata,  una  nuova  femita,  che  è ancor  ella  incomoda , e di  fa* 
llrofa  più  che  abballanza . 


S.  Fili. 

336.  S.  Fili , villaggio  di  Rofarno,  fu  annientato  . Il  fuo 
territorio  fu  in  varie  parti  lacerato,  e foprattutto  a Compizzi j 

ove 


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Delle  Calabrie'.  ih 

ove  il  terreno  fi  squarciò  con  profonda  , e lunga  fenditura. 
Lungo  il  fiume  , che  ne  bagna  il  di  (fretto,  fcappo  fuori  acqua 
dal  cavo  della  terra  , e quindi  incontrammo  alcuni  de’  foliti 
cerchj , prodotti  dall’acqua  emerfa.  Que  di  non  erano  nè  fre- 
quenti , nè  grandi  , nè  diverfi  dagli  altri  , che  altrove  de- 
fcrivemmo . 

337.  Dal  piano  del  territorio  di  Rofarno  fino  alle  bali 
della  corona  de’ monti  areno!!  di  S.Fili  c’imbattemmo  in  po- 
chi , e piccioli  cafamenti  rurali  didrutti . 

.333.  Ne’  monti  poi  ollervammo  una  perpetua  alterazio- 
ne . La  loro  faccia , e propiamente  quella , che  guarda  il  fot- 
topofto  fiume,  e che  volge  li  da  occidente  a mezzogiorno,  è qua- 
li tutta  da  cima  a fondo  rabbiofamente  fcorticata . Somiglian- 
ti laceramenti , fatti  nella  faccia  di  que’  monti , fono  a folchi 
fuccellivi , e perpendicolari:  quelli  continuando  dalla  cima  fino 
alle  bali,  offrono  l’ imag'me  di  tante  picciole  vailette,  incavate 
nel  corpo  de’  monti  (beili  . Con  tali  fquarci  fi  rendette  mani- 
feda  l’ interna  condizione  del  vario  materiale  , onde  fono  com- 
pode  le  alt  illune , e vade  moli  di  que’  monti . 

339.  In  effi  vi  ha  terra  vegetabile  ; ma  queda  da  per 
tutto  è di  mediocre  bontà , fcarfa , e di  una  denfità  fuperficia- 
le  , e non  molto  profonda . 

340.  Succede  un  denfo  , e ben  alto  drato  di  arena  di- 
fciolta , e mida  di  ciottoli  fluviali , e di  pietre  igncfccnti . 

34.1.  Sopravviene  largo  , e profondo  drato  orizzontale 
duna  creta  concacea  y da  cui  edraemmo  alcuni  tejiaceiy  che  ora 
efidono  nei  nodro  mufeo  di  doria  naturale . 

' 341.  A quedo  drato  trovali  fottopodo  un  gregario  am- 
ando 


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I 12 


Istoria  sei  tremoto 

mallo  di  arena , di  treccia  indeterminata  , di  terra  nericcia  , e 
di  ocra  giallajìra  ; c quindi  fi  perviene  a quelle  bafi , che  fo- 
no a livello  del  vicino  fiume  , colla  circofianza,  che  in  ap. 
proffimarfi  a tale  termine,  crefce  il  numero,  e ’l  vario  volu- 
me de’  faffi , non  già  aumentandoli  a Arati , ma  si  bene  in- 
terrottamente , e come  fe  elfi  giaceflero  in  una  confufa  mal- 
fa di  eterogenea  arena  t a li  creta , e di  loto.  La  figura  di  que- 
Ai  faffi  è irregolariffima:  ve  n’ha  de’  malli  ben  grandi  j ma 

più  frequentemente  ve  n’ha  di  que’ , che  fono  di  mezzana  gran- 
dezza, e uniti  ad  altri,  che  pajono  rottami  di  pezzi  maggio- 
ri. Non  fono  tutti  della  Aelfa  natura;  vi  ha  in  abbondanza  il 
rozzo  granito , vi  fono  alcuni  pezzi  di  quarzo , e vi  è molta 
pietra  ai  enaria  volgare  . 

34.3.  Meritarono  foprattutto  molta  attenzione  alcuni  malli 
di  un  materiale  nereggiante  , che  a giacitura  interrotta  fi  0 lTcrva 
tra  gli  Arati  di  creta , e que’ -di  arena  . Que  fio  ha  tutt  i ca- 
ratteri della  creta  fulignofa  del  Wormio , che  ìVallerio  chiama 
fchijìo  nero , friabile  , e inquinante  , ed  ha  molta  limiglianza 
alla  pietra  ollaria , e alle  terre  Ampeliti  (1)  , per  ciò,  che 
riguarda  1’  ufo  di  formarne  rocchietti , o pafielli , o altri  or- 
digni da  difegnare  . Noi  ne  raccogliemmo  qualche  porzione 
per  ornare  il  nofiro  mufeo  di  Aoria  naturale  , ove  al  prefen- 
te  efifie . 

< 344..  Tutta  la  faccia  di  queAi  monti , come  dicemmo , 

fembra  fcorticata,e  non  è infrequente  l’oflervarfi  che  di  trat- 
to in  tratto  geme  lungo  1’  altezza  di  effi  una  picciola  quanti- 
tà di  acqua , che  Igorga  dall’  interno  , e feende  ferpeggiando 

con 

(l)  Bomar.  Miner.  pag.  igg.  e IIJ. 


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Delle  Calabrie.  ii* 

con  lento  moto  per  qualche  fpazio  delle  aperte  mafie , ed  ora 
fi  afconde  , e fembra  all'orbita , ed  ora  nuovamente  appare , e 
bagna  diverfe  parti  del  dorfo  della  rupe  . 

3+5.  Ci  fcolìammo  dal  fiume  , che  ci  rimafc  alle  fpal- 
le  , e cercammo  di  guadagnare  la  fi  rada  , per  cui  fi  fiale  a 
if.  Fili . Quivi  trovammo  rivolgimenti  di  lignificante  eftenfio- 
ne  ne’  terreni  ; e ci  convenne  di  palla  re  per  un  guado  non  co- 
modilfimo  , nè  molto  ficuro  e per  l’ afiprezza  della  làlita , e 
per  le  perpetue  lacerazioni  de’  due  monti , i quali  , per  la 
loro  condizione  arenofia , e facililfima  allo  fcoficendimento , 
minacciano  a ogni  punto  di  negare  libero  il  palio  a chi  per 
là  entro  s’ immerge . 

34.6.  Superate  appena  le  alture,  i terreni,  che  s’ incon- 
trano , fono  in  orrido  modo  fquarciati,e  minati:  tali  fono  fipe-* 
cialmente  quelli , che  giacciono  fiulla  diritta  colla  direzione  al 
fi) tropo  fio  piano  del  fiume  . Di  quelle  fquarciature  ve  n’  ha 
picciola  quantità  dalla  fini  lira  della  firada  $ e di  effe  non  fe 
ne  rinviene  più  il  minimo  legno  dopo  un  centinajo  di  palli 
dall’aperta  mina. 

* * * * 

347.  Tutto  il  feudo  di  Rofamo  ha  pingue  territorio  j ira 
la  popolazione  non  vi  abbonda  pioporzionaiamente  per  poterli 
utilmente  far  ufo  de’  beni , che  la  natura  ivi  prefienta  . La  copia 
degli  fiagni  , e delle  paludi  o non  indica  abbondanza  di  po- 
polazione , 0 non  è pruova  di  popolazione  indurire,  e felice. 
S.  Fili  era  un  villaggio  di  cento  abitatori  , o poco  piu  j c 
per  contrario  ha  territorj  efielì , ed  atti  a nutrirne  due  mila 
almeno.  P 348. 


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1 Istoria  del  tremoto 

34.8.  Nel  luogo , ove  fu  l’ antico  diflrutto  Scanna  , e 
donde  per  avventura  furfc  negli  fcorli  fccoli  Rofamo  (1)  ri- 
trovanti talora  alcuni  bei  vafi  di  lavoro  Etrufco , e altri  orna- 
menti dell’  ingegnofa  antichità . 

349.  L’aere  di  Rofamo  è incomodo  d’inverno,  infalu- 
bre  , o di  equivoca  bontà  di  primavera,  e mortifero  di  (late , e 
di  autunno  . Nel  di  ft retto  di  S.  Fili  per  l’oppolìto  vi  fono  luo- 
ghi di  ameno , e fano  foggiorno , foprattutto  in  quc’  fui , che 
fono  rimoti  All  Jeropotamo , e dal  Vacale . 

350.  Pub  ben  dirli  che  per  molte  miglia  tutto  quel  ter- 
reno , che  Ha  da  man  diritta  del  ponte  lungo  il  mare , c molta 
parte  dell’ altro , che  Ha  a dirimpetto  dello  Hello  ponte  verfo 
il  lato  di  occidente  a mezzogiorno , è un  fucceffivo , e perpetuo 
feno  di  paduli  , che  riefce  d’ incerto  bene  alle  finanze  de’ 
pofiefiòri  de’  fondi , e di  grave , e certo  danno  alla  falute  de- 
gli abitanti  ; di  fatto  li  legge  loro  in  vifo  l' awcrfa , e incer- 
ta falute . 

351.  Da  quella  medefima  fventura  fono  afflitte  le  cir- 
convicine campagne  di  Droft , di  Riziconi , e di  Gioja . Elle 
fono  per  lo  più  paludofe  , e inacquate;  e quivi  l’aere,  che 
nella  Hate , e nell’  autunno  li  refpira , fa  un  barbaro  governo 
della  falute  , e della  vita . 

351.  A cotefli  vizj  naturali  del  luogo  aggiugner  li  deb- 
be  la  poca  cura  , che  ha  il  volgo  di  tener  lontani  i fateliiti 
della  putrefccnza  , e dell’  impurità  . Univerfalmente  preflo  al 
popolaccio  noi  trovammo  divenuta  quali  malattia  popolare  la 
fcabbia . Non  è però  a tacerfi  che  cominciammo  ad  olfervarne 
• la 

(t)  Maraf.  I.  ».  p.  li». 


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Delle  Calabrie.  113 

la  nafcita  fino  da  Calabria  citra  ‘ e poi  ne  trovammo  accre- 
fciuto  il  danno  in  Calabria  ultra.  Vedemmo  che  quello  lordo 
male  era  più  frequente , ed  ellefo  in  quella  fielfa  ragione , 
che  le  mine  erano  fiate  maggiori  , ed  a mifura  che  la  per- 
dita de’  comodi  era  fiata  più  folenne , o la  miferia  più  gra- 
ve , e più  compiuta . 

353.  Stimiamo  neceffario  l’ avvertire  quelle  cofe  per 
la  circofianza  che  noi  trovammo  ftabilita  la  falfa  credenza 
che  cib  fi  dovette  riguardare  come  un  effetto  di  tremoto.  Il 
che  è così  vero  che  fovente  fentimmo  criminare  l’èfalazioni 
folforate,  e quello  Hello  zolfo , che  è uno  degli  amici  più  in- 
nocenti della  pelle , e che  lungi  dal  nuocerle , è anzi  una  me- 
dicina atti  vidi  ma  per  correggerne  i vizj.  Quello  articolo  farà 
da  noi  efprellamente  trattato  nell’  epilogo  generale  al  capitolo 
de’  danni  recati  dalle  confeguenze  del  tremoto  alla  pubblica  falute. 

Polijìena  , e fuoi  Villaggi. 

354.  Eccoci  alla  patria  del  dotto  autore  delle  Cronache 
di  Calabria  il  P.  Girolamo  Marajioti  da  Polijìena . 

355.  Quello  paefe  fu  diftrutto  dal  tremoto.  Quivi  ad 
ogni  palio  incontranti  mine  j e 1*  infelice  Polijìena  è un  muc- 
chio di  falli  , di  legni  fchiantati  dalla  loro  fede  , e di  ter- 
raloto  . 

356.  Egualmente  nell’abitato  , e nel  fuo  recinto  non 
vi  fu  altare  , non  vi  fu  tempio , che  rinuncile  nel  minimo 
modo  rifpettato  . 

357.  Ad  onta  di  tanti  generali  difaftri , avvenuti  nelle 

P 2 fab- 


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ii6  Istoria  del  tremoto 

fabbriche  più  alte , e più  viftofe , vedemmo  confervate , e 
fuperfiiti  a tanta  ruina  alcune  rozze  cafe,  limate  all’ingreffo 
di  Polijìcna  j c trovammo  fpecialmente  intatta  un’  angufta,  e 
taira  cafuccia  appiè  della  montuofa  firada  , per  ove  valli  all’ 
ampia  pianura , fu  cui  la  nuova  Polijìerui  or  forge  . Quella 
immunità  parve  tanto  più  notabile  , e flrana , quant’  era  do- 
loralo il  vedere  che  tutti  gli  edificj  facri , e profani , i qua- 
li elevavanli  intorno  intorno  a quella  cafuccia  , furono  tutti 
dall'  alto  al  balfo  diroccati , e involti  in  una  rovina  così  di- 
fordinata  , che  non  fu  polìibile  il  prenderne  il  filo , e capire 
nè  per  quale  direzione  cadettero,  nè  qual  parte  delle  fabbri- 
che folte  fiata  la  prima  a folfrire  il  devafiamento , e a firafci- 
nar  quindi  le  altre  in  confenfo  della  mifera  fua  forte  . Per  com- 
prenderne tutta  la  confufione , balli  il  riflettere  che  i tetti  era- 
no fiati  nabilTati  , e per  così  dire  , intrufi  violentemente  nel 
più  profondo  delle  ruine , e che  le  fondamenta  delle  fabbri- 
che apparivano  efpulfe  dal  fotterraneo  loro  cavo  , e tutto  il 
refio  de’  muri  avea  la  figura  di  una  maceria  di  rottami,  in- 
dillintamente  e col  più  difpettofo  azzardo  milli,  e cumulati. 

358.  Ad  onta  di  tanto  rovinìo  fu  notabile  ancora  un’ 
altra  indulgenza  praticata  col  rufiico  ponte  r che  Ila  fui  } ero- 
fot  amo  . Appena  in  elio  fu  malmenata  , e alquanto  fcilfa  , e 
fcantonata  qualche  picciola  parte  della  fabbrica , che  ne  cullo- . 
difce  i laterali  ; e pure  ciò  avvenne  nell’  atto  fielfo  , che  gli 
edificj  della  Chiefa  madre  , e quelli  del  fontuofo  palagio  ba- 
ronale , che  non  lungi  forgeano , furono  da  irreparabile  defini- 
zione forprefi  , e guafiati . 

359.  Simile  difcretezza  fu  altresì  ufata  co’  piccioli  pi- 

lafiri, 


Delle  Calabrie.’  117 

laftri  , che  trovanfi  nel  deli  zio  lo  laberinto  del  giardino  baro- 
nale , nell’  atto  che  intorno  intorna  tutto  è confufione , e de- 
vaftamento  . 

360.  Il  Jeropotamo  partiva  in  due  porzioni  ineguali  la 
di  fi  rutta  Polijteiu . Tutto  il  terreno , appartenente  al  lato  fu- 
periore  del  fiume  , e che  dalla  finiftra  del  medefimo  giace  lungo 
la  linea,  che  li  ftende  da  ponente  a muejlro  , rimafe  intatto, 
e in  elfo  non  fi  ravvifa  alcun  minimo  vefiigio  di  fenditura. 

361.  Non  pub  dirli  lo  Hello,  di  quel  lato  , che  Ha  di 
là  dal  ponte  fulla  dritta  del  Jeropotamo,  e che  fi  eftende  da 
greco , c fcirocco . Quivi  le  ruine  delle  fabbriche  fono  eguali- 
a quelle  dell’  oppofto  lato  • ma  diverfa  n’  è la  forte  de’  terre- 
ni. In  quelli  vi  ha  folo  nabilfamento  in  alcuni  luoghi,  in  al- 
tri femplice  elevazione  , e in  altri  un  capricciofo  milito  di 
terreno  elevato,  e di  terreno  depreifi). 

362.  Ma  ciò,  che  fa  l’importanza  più  notabile  del  fe- 
nomeno, fi  riduce  a due  articoli  . Il  primo  riguarda  una  gra- 
ve , e lunga  fenditura  di  terreno  , unita  al  nabi  1 fa  mento  - 
Il  fecondo  fi  appartiene  , per  così  dire , a una  immunità  pra- 
ticata con  una  porzione  di  fabbrica  , e di  terreno,  nell’ atto 
fteifo  , che  lenza  eccettuazione  furono  difirutte , e fpaccate 
tutte  quelle  rimanenti  parti  della  fabbrica  , e del  terreno , le 
quali  (lavano  nella  medefima  linea  , e in  fituazionc  continua . 
Siccome  il  fenomeno  è interetlànte  , cosi  filmiamo  di  dcfcri- 
verne  tutto  il  carattere  paratamente . 

36  3.  Dal  lato  del  mezzogiorno  a oriente  fulla  dritta  del 
Jeropotamo  vi  è una  efienfione  di  terreno  , in  cui  fiavano  li- 
mati il  tempio  , il  convento,  e ’l  giardino  de’  Cappuccini  . 

Quivi 


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n3  Istoria  del  tre  si  oro 

Quivi  nacque  col  tremoto  una  orribile  rivoluzione  , la  quale  non 
fido  didrude  compiutamente  tutte  le  fabbriche , ma  produde 
nella  pai-te  più  inferiore  , e meno  alta  di  quelli  liti  una  fo- 
lcirne fenditura  di  terreno  , fiaccandone  la  parte  lacerata  , e 
vibrandola  di  là  dal  redo , a cui  trovavafi  per  naturale  pofi- 
zione  unita  ; e ciò  per  la  dilìanza  di  palmi  12  in  circa  ne’ 
mailìmi  tratti,  e di  minore  diftanza  ne’ tratti  minori. 

36+.  In  quella  fenditura , e ne’  terreni  laterali  era  no- 
tabile che  fuperiormente„  e inferiormente  gli  argini  non  era- 
no nello  dedo  livello  ; in  alcuni  fpazj  il  terreno  era  viabil- 
mente nabiilato  alla  profondità  di  quali  14.  palmi  : in  molti 
era  depredò  inegualmente  ove  per  quattro , ove  per  tre , e ove 
per  due  palmi:  nel  redo  degli  fpazj  gli  argini  erano  nel  loro 
livello  naturale , fenza  avere  fofferta  la  minima  alterazione  . 

365.  Non  fi  dee  però  tacere  che  in  alcuni  pochi  tratti 
di  rado  in  rado,  trovavanfi,  egualmente  negli  argini  fuperio- 
ri , che  negl’inferiori,  alquanti  pezzi  di  terreno  fmofii  , e 
crefciuti  come  fe  fodero  tante  malie  di  materia  fermentan- 
te , umida  , e molle . 

3 66.  Queda  enorme  fenditura  va  con  direzione  da  fri» 
rocco  a levante , c poi  torce  verfo  il  greco . Comincia  dal  piè 
della  collina  , ov’  erano  i Cappuccini  : s’ innoltra  per  una  parte 
della  didrutta  Chiefa , e del  giardino  de’  medefimi  : pada  ad 
occu  pare  il  territorio  di  D.  Terefa  Luciani , ove  da  in  parte 
fituato  l’ acquedotto  , di  cui  or  ora  parleremo  ; e quindi  fi  eden- 
de  co  n figura  irregolare  fino  lungo  il  territorio  , detto  la  Giu- 
feppi  na  , tagliandolo  quali  a metà  . Quivi  pare  a prima  vidi 
che  termini  $ ma  s’ingannerebbe  di  molto  chi  fel  credede. 

3*7* 


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Delle  Calabrie.  i 19 

367.  Sulla  fin  idra  di  quella  fenditura,  e non  molto  lun- 
gi dal  fallace  apparente  termine  di  elfa  , partono  alcune  pic- 
ciole  rime , le  quali  eftendcndofi  con  varia  mifura , fi  fperdo- 
no  fu  gli  orli  di  un  terreno , dal  quale , con  lacerazione  a for- 
ma di  cerchio,  fi  è a piombo  (laccata  una  fignificante  porzio- 
ne di  fuolo . Quello  fuolo  , abbandonando  il  comune  livello  , 
fi  è avvallato , e depredo  quali  alla  profondità  di  quattro  pal- 
mi , e giace  appiè  delle  circolìanti  terre . Nel  vano  del  mede- 
fimo  fi  fono  fatte  die  divjfioni . 

368.  Una  di  elfe  confide  in  una  porzione  di  fu per  fi  eie, 
fulla  quale  non  vi  fono  fenditure  grandi  , ma  vi  li  veggono 
varie  rime  fintili  con  direzione  o tortuola , o a forma  d’ ir- 
radiazione j e l'altra  fi  ìiduce  a una  conca  quafi  circolare, 
la  quale  è intorno  intorno  cinta , e circofcritta  dagli  orli  del- 
la fuperficie  teftè  citata . Quella  conca  in  fe  contiene  molta 
copia  di  acqua , emerfa  novellamente  dal  feno  della  terra  nel- 
1’  atto  del  tremoto  . 

3^9.  La  fuperficie  del  fuolo  fprofondato , che  giace  tra’ 
due  perimetri  del  cerchio  elìeriore  , e dell’  interiore  , è ine- 
gualmente lata  ove  di  due , ove  di  tre , e ove  di  quattro  pal- 
mi . Lo  (lagno  ha  un  diametro  di  20  palmi  in  circa , ed  è 
inegualmente  profondo  , ove  di  dodeci , ove  di  otto , e ove  di 
fei  palmi  . L’  acqua , che  vi  fi  contiene , è lutulenta , e co- 
mincia a putire  ; ma  non  ha  niuno  carattere  di  acqua  mi- 
nerale . Si  vegga  il  Rame  fegnato  col  num.  XXVL 

370.  Oltre  alla  deferitta  fenditura,  circolare  ve  n’ha  un* 
altra  nello  Hello  ditlrerto  della  (riufeppina , che  ancor  ella  af- 
fetta quafi  la  fi guia  di  un  cerchio , con  quella  differenza  però 

che 


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1^0  Istoria  del  ‘tremoto 

che  da  ella  non  pare  che  fia  giammai  emerfa  acqua  in  dofe 
lignificante  ; giacché  tutto  il  terreno  è afciutto , e l'olo  confer- 
va qualche  legno  di  acqua  tra  la  creta  , che  giace  al  fondo , 
e che  appare  alquanto  molle , e inacquata . Dall’  orlo  di  que- 
llo termine  partono  alcuni  piccioli  raggi  di  fenditura  equivo- 
ca , e di  varia  direzione . Quelli  raggi  dopo  un  lungo  tratto, 
da  fottili  che  erano  pria , e poco  notabili  , diventano  fenza 
un  fuccelìivo  ingrandimento  alquanto  larghi  j e quindi  con 
varia  ni i fura  , e diverfa  elleniione  .li  dirigono  per  varj  fitti, 
ben  lontani  dalla  Gì  ifeppina . Di  fatto  vi  ha  delle  molte 
fenditure  lungo  il  terreno  , che  confina  colle  bafi  del  monte , 
ove  poggia  la  terra  di  S.  Giorgio  : ve  n’  ha  ne’  terreni  di 
Ruota , e di  Fra  Carlo  ; e ve  n’ha  finalmente  in  quelli  della 
contrada  di  C a fi  guano  , e di  Gentile.  Or  tutte  quelle  fenditu- 
re ferbano  una  incerta  direzione  , e hanno  una  mifura  di  la- 
titudine , e di  profondità  quali  tutta  incollante  , e iti  nelfun 
modo  uniforme  ; poiché  alcune  fono  gravemente  late  , e pro- 
fonde , e altre  in  grado  mediocre  , o minore  del  mediocre 
Ile ilo  . 

371.  Nel  territorio  di  J).  Terefa  Luciani  trovali , come 
dicemmo,  fiutata  una  porzione  dell’  ac  qui  dotto.  Quello  è eftefo 
per  lungo  tratto  di  (brada  , e di  terreno  , ed  è quello  , che 
racchiudendo  un  ramo  del  feropotamo  , prefta  infiniti  beneftcj 
a tutta  la  popolazione  per  l’acqua  neceilaria  a tutt’i  bifogni 
della  vita , e per  la  macina  de’  generi  di  prima  neceffità  . 

372.  Contro  di  quello  utiliilimo  inlìrumento  di  pubbli- 
co bene  il  tremoto  direlfe  capricciofamente  le  fue  forze  , e 
diilruggendone  in  un  momento  tutta  quella  porzione , che 

da 


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Ili 


Delle  Calabrie, 

da  ponente  lì  e (tende  verfo  oriente  , e che  poi  , torcen* 
do  direzione , guarda  verfo  la  Giufeppina  , lafciò  intana , 
e libera  tutta  l’altra  rimanente  parte  dello  (ledo  , che  fta 
diretta  verfo  il  lontano  ponte , e l’antica  Polijìena  già  di  (trut- 
ta . Con  tale  porzione  di  acquidotto  fu  altresì  confervato  il- 
lefo,  o poco  maltrattato  non  folo  il  molino  , ma  anche  qual- 
che picciolo  contiguo  cafamento . 

373.  Lo  fquarcio  e ’l  danno  dell’ acquidotto  porti»  (eco  la 
perdita  del  corfo , e del  beneficio  dell’  acqua  ; e queda  nuo- 
va ruina  non  potè  non  accrefcere  l’ orrore  della  defolazione 
comune . 

37+.  Il  terreno  , che  fortenea  1’  acquidotto  , non  rimafe 
immune  da  lefione  ; poiché  quella  parte  di  eflò , che  corrifpon- 
deva  alla  porzione  lacerata,  e fcilfa  dell’  acquidotto  fteffo,  fof- 
frì  un  grave  fquarciamento , che  fi  univa  colla  grande  fendi- 
tura accennata . Si  vegga  il  Rame  fegnato  col  num.  XXVII. 

375-  La  qualità  degli  (Irati  apparenti  negli  fquarci , e 
ne’  terreni  era  quafi  uniforme  in  tutte  le  fenditure.  Superior- 
mente appariva  lo  (Irato  di  terra  nera  vegetabile  : ne  fuccedea 
un  altro  arenofo,  fluviale,  e mirto  di  lapilli  di  varia  mole  :e 
finalmente  fulTeguiva  uno  (Irato  di  creta.  L’unica  differenza 
fi  riducea  al  color  vario , e alla  diverfa  confidenza  di  queda 
creta , poiché  altra  n’  era  bianca , o quafi  cenerognola  : altra 
afeiutta  , e dura  : altra  inacquata , e molle  . 

— *•*■**• 

376.  Doloro  fa  fu  la  perdita  de’  viventi  , rimali  fotto 
le  ruine  della  defolata  Polijìena . Le  vittime  più  numerofe 

Q.  furo- 


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in  .Istoria  del  tremoto 

furono  quelle  , che  vi  fommini  Ararono  il  fello  mcn  forre  , è 
la  tenera  età  . Tra  i falli  del  materno  amore  è giufto  che  non 
lia  taciuto , e trovi  luogo  un  nobile  documento  della  tenerez- 
za del  cuore  di  due  madri  infelici . Una  di  etTe  avea  feco  un 
figliuolo  di  tre  anni,  l’altra  lìringeva  al  petto  un  bambino  di 
fette  meli . Erano  tutte  e due  nella  ftanza  medefima , quando 
il  ferale  tremoto  devaftò  1’  edificio , che  opprelle  , minando  , 
colle  innocenti  creature  le  due  povere  madri  . I cadaveri  di 
quelle  furono  ritrovati  nella  Umazione  più  dee ifiva,  onde  pro- 
vare , che  1’  amor  de’  figli  infpirò  alle  madri  un’  attitudine , 
che  efponea  fe  flefie  per  cuftodire , e tener  quelli  dife  li  fot- 
to  la  tutela  del  proprio  petto:  attitudine , che  non  può  altra- 
mente prenderli , fe  non  quando  lì  preferifea  all’  orrore  delia 
propria  perdita  il  fentiraento  della  tenerezza  , e la  cura  di 
confervare  illefa  la  prole  . Le  due  mifere  madri  fi  trovarono 
unite  l’una  accanto  all’  altra , e curvate  in  modo  da  potere  coll’ 
'inclinato  dorfo  apprettare  ficuro  tetto,  e ricovero  a’ figli,  che 
elfe , come  afcondendoli , teneano  tra  le  braccia  afficurati  . 
L’ orrendo  pelo  della  mina  diè  morte  crudele  alle  due  madri 
amanti;  e quelle,  cadendo , fenza  dividerli,  opprellcro  i cari 
figli , che  trovarono  il  fine  della  loro  vita  folto  il  pondo  di 
quel  feno  flelfo  , che  .dovea  prefervarli  da  morte . 

■377.  Quelli  cadaveri  furono  dilfepolti , e trovati  con- 
giunti nella  politura  accennata  nel  giorno  n di  Maggio. 
Quei  delle  donne  erano  pieni  di  lividumi , e di  putrido  gon- 
fiore : quei  de’  bambini  trovaronfi  eficcati , ed  entunli  a le- 
gno , che  aveano  ratto  il  carattere  di  uno  fcheletro  afeiuga- 
to , e inaridito . Di  tale  doloralo  avvenimento  ne  ricevemmo 

con- 


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Delle  Calabrie.  iij 

concorde,  e uniforme  teftimonianza  da  molti  uomini  degni  di 
fede  ; e di  ciò  in  prefenza  del  nobililfimo  Signore  di  Polijìi - 
na  ne  fummo  anche  accurati  non  meno  da  B.  Luigi  Rodino , 
uomo  di  onertiflìmi  cortumi  , e di  molta  probità , che  da 
D.  F rance fco  Antonio  Lombardo  , medico  fommamente  onorato  , 
e lineerò , e uomo  , che  farà  fempre  in  ira  a’  ciurmatori  per 
la  fua  intelligenza  , e integrità . 

378.  yive  in  Polifcna  una  donna  mifera,  e di  caden- 
te età.  Quella  fu  ritrovata  viva  fepolta  fotto  le  ruine  del 
fuo  tugurio  : ivi  giacque  foftenendo  un  perfetto  digiuno  per 
lo  fpazio  di  fette  giorni  j e ne  fu  ellratta  quali  efanime  , e 
moribonda.  Il  malfimo  fuo  tormento  ne’  primi  dì  fu  la  fe- 
te , che  le  li  dertò  : dilTepolta , non  feppe  reggere  all’  aperta 
luce,  e mancò:  foccorfa  , riacquillò  l’imperio  di  fe  fìelTa  , 
ricufando  però  ogni  alimento  , c infaziabilmente  fofpirando 
1’  acqua  . Cortei  fu  opportunamente  ri  dorata  , e vide  . Molti 
dimandarono  alla  medelima  qual’ era  data  la  cura  più  divoran- 
te dell’animo  fuo  fotto  le  ruine:  dalle  rifporte  , che  diede, 
fi  rilevò  che  ella  ville , per  così  dire  , vegetando  per  molti 
dì , perchè  dal  tormento  della  fete  , che  in  lei  tenne  in  pri- 
ma il  inalbino  luogo  tra  tutte  le  fenfazioni  , cadde  poi  nella 
privazione  d’  ogni  idea  , e d’  ogni  fentimento  . Quella  mi  fera 
donna  è notillìma  per  la  fua  avventura  a tutta  la  popolazio- 
ne di  Polijiena , e vive  di  pubblica  pietofa  fovvenzione . 

379.  Morte  , che  tanti  ne  opprelfe  ,usò  indulgenza  con 
un  gatto  del  Canonico  D.  Michclangiolo  Pilogaìlo  . Dopo 
quaranta  giorni  dalla  rovina  avvenuta  fi  tentò  lo  fcavo  della 
cafa  del  Pilogaìlo . Si  abbattettero  i fabbri  in  un  caldajo  mal 

Q 2 con- 


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Istoria  del  tremoto 


114 

concio  , e fepolto  fotto  i rottami  di  quello  edificio . Nel  ri- 
voltarlo , vi  trovarono  chiufo  , e giacente  in  atto  di  placido 
abbandona  mento  un  gatto , che  il  Ptlo£a!lo  avea  creduto  già 
morto.  Quello  animale  ufcì  demagratiflimo , timido,  vacillan- 
te , e privo  di  quella  ferocia  , che  è tanto  alla  fua  fpecic  na- 
turale . Ora  vive  , ed  è una  delle  non  picciole  cure  del  fuo 
padrone . 

g3o.  Graviflime  furono  le  perdite  , che  fi  fecero  . Com- 
piutifiima  fu  la  .definizione  delle  cafe  rurali  , e di  tutt’  i 
trappeti  con  gli  ftrettoi  da  olio, 

* * * * 

381.  Finora  non  ragionammo  che  di  mine  , e di  orro- 
re; ma  fe  è noflra  cura  di  defcrivere  fedelmente  tutti  gl’in- 
fortuni prodotti  da  una  fatale  revoluzione  della  natura , non 
è ancor  elio  un  atto  degno  dell’  attenzione  degli  uomini  aman- 
ti del  vero  il  non  tacere  i benefici  operati  dalla  mano  dell’ 
uomo  in  tanto  difafìro?  farebbe  tanto  iniquo  il  tacere  di  que- 
lli , quanto  difettofo  il  trafcurare  la  narrazione  efatta  di  quelli. 

382.  Polijìcna  offeriva  la  fcena  più  afflittiva  del  lut- 
to , e della  defolazione  ne’  primi  dì  della  comune  fventura  . 
Polifena  ora  ha  feco  tutt’  i caratteri  d’  una  gioconda  abbon- 
danza, mercè  l’amorofa  cura  del  fuo  Signore,  illuflre  germe 
di  una  famiglia , che  è fiata  fempremai  ricca  di  uomini  gran- 
di , e di  rara  virtù  . Quelli  riparò  le  mine  dell’  acquidotto 
con  eftemporaneo  provvedimento  , e non  lafciò  mezzo  inten- 
tato , onde  richiamare,  e dellar  la  tranquillità  , e l’energìa 

nel- 


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Delle  Calabrie.  115 

nell’  animo  dell’  opprefla  popolazione  . Furono  per  fua  opera 
abbandonati  i luoghi  delle  antiche  diflrutte  abitazioni,  che 
giaceano  in  una  conca , in  cui  1’  aere  era  non  libero  , e di 
equivoca  falubrità  . Ad  eflì  fu  foftituito  un  fuolo  , che  era 
dianzi  una  ricca  , e valla  delizia  baronale  ; e fu  offerto  al 
comodo  della  popolazióne  non  dall’  avidità  , 0 dal  viziofo  in- 
ftituto  di  porre  a profitto  la  prepotenza , e la  difgrazia , ma 
da  i fentimenti  della  difcretezza  , e dell’  umanità  . 

383.  (Fai  vi  rinafce  Polì  fieni  in  un  colle  di  aere  aper- 
to , e faluberrimo  j ma  vi  rinafce  con  giudiziofa  fimmetria , 
c con  ordinata  difpofizione  di  fpaziofe  ftrade  , e di  ampie 
abitazioni  eftemporanee  , dirette  non  a foddisfare  gli  {limoli 
della  vanità  colla  loro  ampiezza  , ma  a moltiplicare  il  mag- 
gior comodo  poflibile  degli  abitatori , e diminuii  e al  poffìbile 
maggior  grado  que’  danni , che  nafcono  nell’  aere  da  quella  im- 
purità , che  è indivifibile  compagna  delle  abitazioni  angufle  , 
mal  proprie , e affollate  fenz’  ordine  , e fenza  il  minimo  ri- 
fpetto  alla  falute  pubblica  . Se,  ne  vegga  il  Rame  fegnato  col 
uum.  XXVIII. 

33+.  E perchè  nulla  fi  foffe  oppofìo  a così  buon  fine  , non 
fi  è tralafciato  modo , onde  proccurare  1’  abbondanza  di  tutti 
i materiali  neceflarj  a colìruire  con  intelligenza  , e ragione- 
vole folidità  cafe  di  legno  , così  ben  congegnate  , che  all’ 
eflerno  fembrano  di  fabbrica , ma  nell’  interno  fono  efenti  da 
tutte  quelle  ruinofe  confeguenze  , che  includer  poilono  le  fabbri, 
che  comuni  in  una"  regione  , ove  mancano  e i buoni  materiali , 
e le  cognizioni  utili  per  fabbricare  fondamente  , ed  ove  gli 
edificj  alti  fono  prefto , o tardi  occalìone  di  amaro  pcnti- 
" mento  all’ignoranza,  e alla  vanità.  385. 


1 1 6 Istoria  dei  tremoto 

385.  Quivi  fi  vedono  attivamente  rianimate  le  arti  , e 
favoriti  molti  mefìieri  ; e ancorché  vi  fi  defideri  la  perfezio- 
ne , non  vi  fi  notano  però  nè  quell’  abbandonamento , nè  que’ 
caratteri  di  ruvidezza  , che  così  fpeiTo  vedemmo  in  grado 
fommo  tra  molte  abitazioni  di  Calabria  {labili ti . 

386.  Lodevolifiima  è foprattutto  l’ intelligenza,  colla  qua- 
le s’invigila  a confervare  il  buon  ordine  pubblico,  e a tener 
lontano  da’  contratti  il  veleno  roditore  dell’  ufura  : veleno , 
che  in  alcuni  luoghi  affiderà  tutte  le  forze  della  popolazione, 
ed  efìenua  la  vita  civile  di  molti  miferi  , per  faziare  1’  avi- 
dità di  pochi  prepotenti , che  fono  le  piante  paraffite  del- 
lo (lato . 

337.  In  breve , quivi  l’ agricoltura  è con  mediocre  ra- 
gionevolezza praticata  • e Polijlcna  è uno  di  que’  pochi  luo- 
ghi, in  cui  fi  è faputo  porre  a profitto  il  non  conofciuto, 
0 il  difprezzato  teforo  delle  acque  . Quefte  fi  trafportano  da 
per  tutto  pe’ campi,  e per  gli  orti:  ciò  fi  ottiene  o col  foc- 
corfo  di  rullici  canali  di  fabbrica  , o più  frequentemente 
per  mezzo  di  condotti  incavati  nel  feno  di  grolle  travi  , le 
quali  fi  afficurano , e fi  mettono  a giacere  da  una  all’  altra 
fponda  de' territorj  contigui. 

388.  ^Vi  ha  copia  prodigiolà  di  ulivi , e fi  prepara  olio 
eccellente  ; ma  è dolorofo  il  rimettere  che  il  tremoto  abbia  di- 
ttanti tutt’i  numerofi  trappeti  , che  vi  erano  in  Polijlcna , 
e in  Giorgio  . Vi  ha  ridondanza  di  viti  , che  producono 
buon  vino , il  quale  potrebbe  per  altro  eiler  migliore  , fe  vi 
fi  ufaffe  più  induttria  . Vi  fi  fa  molto  lino,  e di  accettabile 
qualità . Vi  è abbondanza  di  gelfi  , ed  evvi  confiderevole  an- 
nua 


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Delle  Calabrie.  izj 

ima  quantità  di  feta:  genere  di  fuffidio , che  per  la  defini- 
zione delle  fabbriche,  li  farebbe  in  quell’ anno  perduto,  fe 
il  provvido  Signore  di  Polijìena  non  avelie  maturamente  in- 
flituiti  i mezzi  opportuni , onde  riparare  a quel  difeapito , 
che  fi  farebbe  prodotto  dalla  mancanza  de’  comodi  necefiarj 
per  1’  efecuzione  di  quella  induftria  . 

389.  Vi  farebbero  convenienti  terreni , per  non  averli 
penuria  di  grano  ; ma  la  popolazione  è più  intenta  a proc- 
curarfi  il  granone  , che’  il  grano  . L’ arte  di  formare  i buon? 

■pafcoli  o non  è quivi  conofciuta,  o è trafeurata.  Vi  ha  cre- 
ta , e vi  fono  vafai  ; ma  quella  non  fa  purificarli  abba danza, 
e colloro  hanno  limitata  ellenfione  ite’  loro  lavori . 

390.  Dicafi  per  grata  confolazione  degli  animi  fenfibi- 
li  al  bene  della  umanità  : quivi  la  pubblica  forte  , ad  onta  de’ 
palfati  orrori,  è coi!  gioconda  che  con  alterna  gara  gli  ani- 
mi di  chi  ferve  , e di  chi  prefiede  al  buon  ordine  comune 
veggonfi  penetrati  da  laudevoli  fentimenti  di  gratitudine  , e 
di  beneficenza . 

Mclicucco  r 

391.  Ha  Polijìena  un  picciolo  calale,  chiamato  Meli- 
cucco . Quello  rimafe  orridamente  fconquailato . . 

* * * * 

392.  Nella  parte  fuperiore  di  Polijìena  fulla  fini  lira 
della  fua  attuale  fituazione , e propriamente  ne’  colli , che  fo- 
no accanto  al  vecchio  edificio  di  S,  Elia  , vi  ha  un  piccio- 
lo 


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iìS  Istoria  dei  tremoto 

lo  monte  , e una  valle , in  cui  vi  fono  lunghi  Arati  di  pie- 
tra arenofa  , tutta  fparfa  di  tejìacei  purificati . Noi  coll’  ope- 
ra amichevole  del  Sig.  Lomtardi  ne  raccogliemmo  varj  pea- 
2Ì , che  ora  efiftono  nel  mufeo  della  R.  A, 

S.  Giorgio  i 

393.  Paffammo  a S.  Giorgio  ] terra  fituata  ne’ rami 
dell’  Appennino  fu  d’  un  monte  ben  alto . 

394..  La  popolazione  fofFrì  danni  gravitimi  . Le  abita- 
zioni furono  in  parte  diroccate  ; ma  nella  maffima  quantità 
recarono  foltanto  lefe  . Ne’  Tempj  avvennero  fenfibili  difalìri; 
ma  fenfibiliihmo  fu  foprattutto  lo  feomponimento  avvenuto 
nell’  edificio  de’  PP.  Domenicani  : quello  reftò  fcantonato  , e 
ne  ruinò  non  picciola  parte  nel  fottopofto  ruinofo  vallone  . 

395.  Ne’ terreni  fuccedettero  gravi  rivolgimenti,  come 
in  BdlogaJlo  , nella  contrada  Coccoli , e in  Mufcarà . 

396.  Le  fabbriche  di  quello  paefe  ammettono  ripara- 
zione : effe  fono  e per  la  coftruzione , e pe’  materiali  fiali- 
de , e ben  formate  . Le  lefioni  fattevi  dal  tremoto  , per 
molte  che  fieno , fono  di  tale  condizione , che  molta  parte  del 
popolo  non  teme  di  abitare  nelle  cale. 

397.  Quivi  l’agricoltura  , e i beni  di  natura  fono  in 
un  grado  , che  cede  di  poco  a quello , che  notammo  in  Po- 
lijlena . 

393.  Avremmo  defiderato  di  efplorare  le  vecchie  reli- 
quie del  diffamo  Aitano.  D.l  generolo  Principe  di  Autore, 

Signore  di  Polijlena , c Marchefe  di  S.  Giorgio , D.  Giovan- 

\ 

ni 


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Delie  Calabrie,  ' 129 

ni  Milano , fi  erano  già  prefe  turte  le  mifure  pir  tenerci 
graziola  compagnia  in  tale  efplorazione  ; ma , tenendo  noi  di 
mancare  al  no  tiro  principale  inftituto  , dovemmo  rinunziare 
a così  buon  deluderlo,  e avviarci  ove  ci  chiamava  il  proprio 
dovere. 

Cinque] rondi  , e Giffoni. 

399.  Fummo  in  Cinqucfrondi , terra,  che  forfè  dovette 
in  altra  età  denominarli  Cinquefronti  dagli  ango.i  delle  cinque 
torri , che  ne  ornavano  le  mura . 

400.  Tutto  fu  quivi  diftrutto  nel  più  terribile  modo . 
Ai  foqquadro  fi  unì  l’ avvallamento  in  grado  tale  che  rimafe- 
ro  protondamente  fepolti  uomini,  bruti,  mobili,  e gli  lìeifi 
rottami  degli  edificj  nabillaii . Indicibile  fu  la  cura  , con  cui 
il  Governo  tentò  di  far  riaprire  le  ftrade , fgomberar  le  rui- 
ne  , ricuperare  il  perduto , e difendere  quei , che  rimafero  in 
vita  da’ torti,  che  ricever  poteano  dagli  uomini,  e da’ bruti , 
che  giaceano  entro  quel  cieco  rovinìo  chiufi  , e imputridii . 
Noi  trovammo  folo  eiìftcnte  uno  de’ muri  dell’antico  caftello, 
convertito  in  altra  età  in  palazzo  baronale  j e ci  fomminiilrò 
badanti  argomenti  di  efplorazione  la  feguentc  folenne  rivolu- 
zione , avvenuta  in  uno  de’  terreni  di  Cinquefrondi . 

401.  Vi  era  una  firada,  detta  Ventriconi  , nella  parte 
più  alta  de’  campi  di  tal  paefe . 

402.  Con  un  piano  inclinato  fuccedeano  da  mezzogior- 
no a fettentrione , e quindi  da  ponente  verfo  la  difìru.ta  abi- 
tazione varj  territorj  fparfi  di  ulivi,  di  cadagli,  e di  bia- 
de , i quali  fi  apparteneino  a Pietro  Napoli  Li/cio , a Gi.t- 
fetpe  Ti, marco  , a G.o.anni  Lemme,  e ad  altri. 

Il  403. 


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Istoria,  del  tremoto 


403.  Dava  termine  a quelli  terreni  un  picciolo  torren- 
te, che  fcorrea  lungo  una  vailetta,  la  quale  dalla  diritta  avea 
un  piano  inclinato  , e dalla  finiftra  tenea  fopraiiante  una  col- 
lina , tutta  fparfa  di  viti , di  biade  , e di  ulivi . 

404.  I terreni  della  collina  accennata  confinavano  con 
un  campo,  polfeduto  da  Giovanni  Lanka,  di . In  quefio  vi  era 
un  fante  di  acjtia  perenne  con  fottei  raneo  acj.iid jtto , pei  di 
cui  mezzo  perveniva  a Cin^uef,  ondi  l'acqua  nccellaria  al  bi- 
fogno  della  popolazione . 

405.  Nel  funeilo  tremoto  del  dì  cinque  di  Fekbrajo  la 
pubblica  ftraia  di  Venti  iconi  orribilmente  fi  divife,  e ruinb, 
in  parte  avvallandoli , e in  parte  fquarciandofi , col  precipi- 
tare ne’  fottopolli  terreni  . 

406.  Il  lucceìEvo  laro  piano  fi  fquarciò,  e feparandofi 
dal  dorfo  della  llraJa  fuperiore,in  parte  fi  deprclfe,e  nahif- 
sb  , e in  al;ia  parte  tu  con  veemente  vibrazione  traboccato 
indiiUntair.enie  ove  ne’  terriiorj  più  inferiori,  ove  nella  val- 
letta , e ove  nc’ lin.inari  della  collina,  che  da  finiftra  domi- 
nava la  valietta  medclìma  . 

407.  Per  quelio  rivolgimento  gli  alberi  de’ terreni  ra- 
fenti  la  ftrada  Vtntriccni  , e i territorj  di  Lij'cio  , di  Timar- 
co , di  Lenm.Cy  e di  altri,  come  lchiamaii  dalla  loro  fede  na- 
tia , furono  involi  in  cosi  cieca,  e inordinata  difperfione, 
che,  l'uno  opprimendo  l'altro,  fi  confufero  in  un  corpo  folo, 
e fmarrirono  il  filo , il  termine,  e '1  loro  fiato  naiurale.  Ap- 
parve quindi  nel  luogo  degli  alberi  , del  dorfo  della  ftrada  , 
e de’  territorj  un  perpetuo  e lacero  apparato  di  alti  naifi 
di  cr  età  concacca  j e ne'  terreni , foprappofti  alla  collina  , fi 

pro- 


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Delle  Calabrie.  131 

produlTe  un  picciolo  laghetto  dall’  interrotto  corfo  del  tor- 
rente , che  rimale  opprelTo  nella  vailetta  dagli  alberi  , e dal 
terreno  , che  in  elTa  precipitarono  da’  fepraftanti  territorj 
rivoltati . 

408.  Finalmente  nel  campo  del  Lombardo  , ove  giacea 
il  fonte,  0 fia  il  pozzo  coll'  acquidotto , avvenne  grave  fcomponi- 
mento  . Il  fonte,  nabiflando,  frnarrì  il  fuo  corfo:  1’  acqudotto 
lì  ruppe  ; e nacque  una  conca  circolare  in  di danza  di  due  palli 
dalla  foce  del  fonte  già  perduro.  Quella  ha  quattro  palmi  di 
diametro  : da  eira  non  fentefi  fpirare  niuno  vapore , ac  fetore 
di  forta  alcuna  ; e nella  faccia  della  medefima  fi  olferva  un’ 
arena  cenerognola  , e fonili  Ih  ma  . 

409.  Tutta  1’  eflenfione  di  quella  rivoluzione  di  alberi, 
di  terreni , e di  creta  è baftantemente  lunga , e conliderabile 
in  tutte  le  dimenfioni . 

410.  Non  furono  già  quelle  le  fole  alterazioni  prodot- 
te dal  tremoto  ; ve  ne  furono  ben  altre  o eguali , o poco  mi- 
nori in  altri  (iti  ; coficchè  pub  giullamente  dirli  che  il  ter- 
ritorio di  Cinquefrondi  fu  notabilmente  malmenato.  Non  fi  fa  — 
fingolarmente  parola  di  tutte , per  non  ripetere  cofe , che  fa- 
rebbero limili , o eguali  . Il  Rame  di  tale  rivoluzione  è fe- 
gnato  col  num.  XXIX. 

41 1.  A Cinquefrondi  fi  appartiene  un  villaggio  chiama- 
to Giffoni . Quello  fu  dillrutto . 

* * * * 

411.  Fertiliflimo  è il  territorio  di  Cinquefrondi . V’ha 
copia  di  ulivi,  di  gelfi,  e di  viti.  Vi  fono  larghi  campi  da 
biade  , e vi  fono  orti  fpaziofi  . In  breve , quivi  la  natura  ha 

R s gcne- 


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ija  Istoria  del  tremoto 

generofamente  donato  quanto  di  graziofo  donar  potea . Soltan- 
to rimane  a defiderarfi  che  gli  uomini  fi  inoltrino  più  atten- 
ti alla  bella  indole , e a’  doni  della  natura . E'  a dolerli  che 
la  firage  , avvenuta  nella  popolazione  pe’  difafiri  del  tremo- 
to , ritarderà  per  molti  anni  l’ adempimento  di  cosi  giullo 
defiderio  . 

413.  In  quello  luogo  noi  trovammo  il  Signor  Marzano'r 
zelante,  e avvcdutillimo  UlEziale  a cui  era  fiata  dal  Vicaria 
generale  delle  Calabrie  cominella  la  cura  del  feudo  di  Cinque- 
j rondi . Un  lineerò  fentimento  di  fìima  per  la  verità  ci  obbli- 
ga a non  preterire  in  filenzio  la  provvida  vigilanza , con  cui 
fi  ebbe  tutta  la  più  avvertente  attenzione  per  allontanare  da 
quello  paefe  quei  difafiri , che  nafeer  poteano  dalla  fame  , dalla 
mancanza  dell’acqua  , e dalla  putrefeenza  , collante  feguace  della 
circofianza  d’ elfere  rimali , come  dicemmo,  molti  cadaveri  per 
lunghi  giorni  fepolti  fono  le  ruine . Colui , che  non  prezzando  nè 
fiento  , nè  pericoli , nulla  più  a cuore  avea  quanto  la  falvezza 
deli’  afflitta  Provincia  , in  que’  giorni  medelimi , ne’  quali  noi  per 
colà  ci  raggirammo  , tornò  per  la  terza  volta  a Cinquefrondi  j e 
quali  prefago  delle  difgrazie  future  , cercò  di  tentare  quant’  uomo 
teniar  potea  per  antivenire  a que’ fatali  difafiri,  a’ quali  tutta, 
quella  infelice  popolazione  rrovolfi  pofeia  efpofia  per  la  fero- 
cia di  una  epidemìa  pertinace  , devafiante , e nata  coll’  indole 
funefia  di  empiere  la  mifura  di  tutta  1’  atroce  calamità  co- 
minciata dalla  furibonda  natura.  Se  non  fi  giunfe  a fìruggere 
quel  mortifero  apparato  , che  altamente  avea  già  alterato , e 
riempiuto  di  putridume  1’  atmosfera  , non  fi  lafciò  mezzo  in- 
tentato , onde  apprefiare  agl’  infermi  i più  caritativi  , e vale- 
voli fuflidj  colle  fofianze  del  trono . Anoja 


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Delle  Calabrie.  133 

Anoja  f.iperiore  . 

414.  Attraverfammo  il  fiume  fchiaropotamo , e giugnem- 
mo  ad  Anoja  fuperiore  . Quivi  tutto  era  fiato  ridotto  in  un 
miferabile  ammalio  di  ruine,e  non  Scovrimmo  che  lutto  , e 
povertà  nella  popolazione  (campata . 

Anoja  inferiore  , e Maropati  .. 

> 

413.  Lo  ftello  afpetto  dì  cole  fi  offrì  al  nofiro  (guardo 
in  Anoja  inferiore,  e in  Maropati.  Tra  quello,  e quello,  ia 
circa  100  palli  lungi  da  Maropati , villaggio,  che  il  Mara- 
Jioti  chiamò  Micropoli , e propiamente  in  un  luogo , ove  gia- 
ce il  territorio  di  D.  Pafjuale  Cutronìa  , nacque  un  fubitaneo 
fgorgamento  di  acqua  , che  inondò  la  parte  inferiore  del  po- 
dere del  Cutronìa , invale  un  lungo  tratto  degli  oliveti  vicini, 
e sboccò  pel  guado  della  picciola  firada  pubblica , per  la  quale 
da  Maropati  fi  palla  ad  Anoja:  guado,  in  cui  due  miferi , che- 
vi  furono  dalla  inondazione  forprefi , rimafero  affogati , e fe- 
polti  lotto  l’arena,  e il  terreno  inacquato. 

416.  Nel  lungo  tratto  de’ terreni , onde  l’acqua  emer- 
fe , e per  ove  corfe , veggonfi  ancora  le  tracce  della  inonda- 
zione : l’efienfione  n’ è varia,  e fiegue  la  latitudine  maggio- 
re o minore  de’  terreni  fiefii  j con  la  differenza  che  ne’  luo- 
ghi più  firetti  la  traccia  delle  acque  è più  alta  , e per  con- 
trario è baila,  ove  il  terreno  è più  lato  . Tutto  il  letto  è 
coverto  di  loto  inacquato,  e di  un’arena  lottile  a colore  bian- 
cafiro  . I terreni  circofianti  fono  alquanto  infraliti  , legger- 

men- 


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i3+  Istoria  del  tremoto 

mente  fiaccati , e di  parte  in  parte  rivolti  . In  tutto  quello 
tratto  di  terra  vi  erano  cinque  foli  fegni  circolari  , ma  pic- 
cioli , e polli  in  varia  difìanza  dal  letto  della  grande  inon- 
dazione longitudinale  . Un  folo  di  quefti  cerchj  era  accanto 
a quel  feno , in  cui  fi  fece  lo  fgorgamento  ; così  che  in  elfo 
parve  che  fi  folle  confufo , e fe  ne  folTe  fatto  un  corpo  co- 
mune 

417.  In  quello  fenomeno  era  notabile  che  il  luogo  è 
in  un  fito  ri  moto  non  meno  dal  ramo  dello  fchiaropotamo , che 
dal  ramo  del  Iliaci  , che  diceafi  Eja  in  altra  età  . Quelli 
due  fiumi  fono  alle  bafi  de’  monti  , e quello  luogo  Ita  fituato 
quali  nel  piano,  che  è nella  fommità  di  elfi  monti. 

418.  In  Anoja  fnperìore  acquilìammo  un  bel  pezzo  di 
quarzo',  in  cui  trovanfi  inferiti  molti  tejìacci  parificati , e nel 
quarzo  Hello  medefimati  . Siccome  tal  pezzo  fu  efiratto  da’ 
rottami  delle  fabbriche  devallate  , e tra  quefii  ne  trovam- 
mo di  varia  mifura  j così  cercammo  di  rinvenirne  gli  tirati 
originar]  nella  circoftanie  regione . Da’ naturali  del  luogo  fum- 
mo aiT.curati  che  la  cava  di  quelli  materiali  efiHe  ne’  monti 
fuperiori  al  fiume  Iliaci . Noi  attraverfammo  il  Ri  aci , fen- 
dendo per  la  ruinofa  llrada  di  Maropati,  e folo  trovammo  nella 
faccia  del  monte,  che  è all’  oppofìa  riva  del  Riaci,  una  pie- 
tra arenaria  polla  a Jìrati  orizzontali , e figurata  leggiadramente 
a picchile  colonne  con  la  mifeela  di  varj  tejìacci . Le  inoltre 
di  quefti  materiali  furono  da  noi  portati  , e depofitati  nel 
mufeo  della  R.  A. 

41 9.  I doni  naturali  del  feudo  di  Anoja  fono  belli  ; 
ma  mancano  gli  uomini,  e l’ induftria  per  ben  ufarne,  e per 

ufeire 


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Delle  Calabrie.  135 

ufcire  da  quel  mefchino  flato  di  languore , in  cui  fono  le  fi- 
nanze di  quefie  abitazioni. 

Tiritanti . 

410.  In  quello  diftretto  vi  è un  mifero  villaggio , de- 
nominato Tiritanti  . Quefto  non  eboe  lorte  miguo»e  delle 
pani  piu  conlìderevoli  del  feudo  di  Anoja . 

Stato  deir  aere  , e tremoti  . - 

411.  Per  riguardo  alla  durata  de’tremuoti  dal  dì  , che 
partimmo  dalla  Ce, toj'a  di  S.  Bruno  fino  a quello,  che  , par- 
lando di  luogo  in  luogo  , abbandonammo  Bulijlena  , polli -uno 
francamente  alfe  ire  che  la  terra  parve  Tempre  prefa  o da 
lieve  trepidazione  , o da  fonoro  fcomponimento  . Nel  giorno 
undici  di  Maggio  alle  ore  13,  e a minuti  vi  fu  legge  ri  ih  - 
ma  fcolTa  . Nel  dì  xa  vi  fu  ondolazione  alle  ore  ir  , e 
mezza:  alle  ore  14,  e a 7 minuti  vi  fu  orribile  rombo  , a 
cui  fuccedette  uno  fcuoiimento  non  breve,  e violento  : 1’ aere 
eia  tranquillo,  e lenza  nubi.  Nel  di  13  all’alba  vi  fu  ondo- 
lazione: alle  ore  15,  e 46  minuti  vi  fu  rombo  , e tremo- 
to putativo:  alle  ore  ao  replicò  : alle  ore  5 , e 6 minuti 
fu  talmente  forte,  che  ci  lcctife  dal  lonno:  l’acre  dal  matti- 
no apparve  turbato:  rifchiarofti  vedo  mezzogiorno  : fi  caricò 
di  nubi  verfo  le  ore  14  j e nella  notte  vi  fu  pioggia  . Nel 
dì  14  vedo  le  oie  aq  vi  fu  picciola  fcoifa . Nel  di  15  vrer- 
fo  le  ore  16  vi  tu  rombo  , e tremoto  vorticofo  : vi  era  una 

denta 


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i Istoria  del  tremoto 

denfa  nebbia,  e l’aere  inclinava  alla  piova.  Nel  dì  16  con- 
tinuò la  nebbia  : vi  fu  tremoto  alle  ore  13,  che  replicò  alle 
15,  e a minuti:  alle  ore  ai  vi  fu  fcuotimento  non  breve  j 
e nella  notte  s’ intefe  altra  fcolfa , che  noi  per  altro  non  av- 
vertimmo . 

jf.22.  Nel  dì  17,  fuflo  fpuntar  del  fole,  l’aere  era  fe- 
reno , e folli  ava  tramontana  j udimmo  un  ofeuro  rombo,  e to- 
rto tremò  la  terra . Nell’  imbrunire  del  giorno  cangimi!  il 
tempo:  turbofii  l’aere  , e lì  copri  di  ofeure  nubi , le  quali  gira- 
vano da  ponente  a libeccio  con  lenti  (fimo  moto,  e come  folfe 
loro  interdetto  il  corfo:  fopravvenne  una  pioggia  fonile  con 
ifpedi  lampi  : fi  udì  un  rombo  fonoro , e tolto  la  terra  fu  at- 
tivamente l'coflk . 

413.  Nel  dì  18  di  Maggio,  quafi  fui  mezzodì  , erano 
con  noi  nella  nofua  tenda  ii  degno  Signore  di  Polijiena  , il 
■di  lui  gentile  fecondo  genito , e ’l  medico  Lo  uba  di . Seco  ave- 
vano un  bel  cane  di  caccia  : querto  animale,  che  poco  dianzi 
furtivo  ci  fcherzava  intorno,  repente  fi  foffermò,  e come  for- 
prefo  da  cofà  molerta,  guatava  fofpettofo  : fi  chiufe  torto  tra 
le  gambe  del  padrone,  come  cercandovi  un  ricovero  , e con 
querulo  fremito  non  ofava  nè  di  partirli,  nè  di  muoverli.  Noi 
tememmo  di  ciò,  eh’ eiler  po',  elle  , e non  c’ingannammo  nel 
nortro  timore  $ repente  feoppiò  un  rombo  clamorofo  , a cui 
fulTeguì , in  men  che  non  balena , un  breve  , ma  attivo  tre- 
moto. Era  l’aere  perturbato  da  nebbia  , e fpirava  un  lieve 
venterello  di  libeccio:  vi  erano  le  nubi  , credute  nunzie  del 
futuro  male,  vale  a dir  quelle,  che  fi  lìendono  con  incerto 
moto  , a foggia  di  lingua  acuminata  , o di  una  penna  colle 

fue 


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Delle  Calabrie.  137 

fue  piume  laterali  aperte , e diradate . Subito  il  vento  crebbe: 
1’  aere  li  coprì  di  denle , e fofche  aubi  j e indi  foprawenne 
una  pioggia  fintile. 

* * * * 

424.  Duro , e forprendente  fcmbrerà  forfè  a taluni  tut- 
to quell’  orrido  apparato  di  ruine  , che  efponemmo  finora  j 
ma  ciò,  che  dir  dovremo  per  lo  innante,  fia  ben  altro,  che 
ciò,  che  dicemmo.  Noi  fiamo  giunti  al  punto  di  dover  comin- 
ciare la  narrazione  de’  difaftri  avvenuti  in  molti  luoghi , per- 
coli da  coii  orrenda  rivoluzione  , che  ovunque  in  appretfo 
volgeremo  il  palio , incontreremo  tutte  le  tracce  del  roaflìm» 
furore  della  natura , 

Terranova . 

4*  5.  Terranova  fu  con  varia  denominazione  nella  ftoria  ca- 
labra  rammentata.  Non  è nota  abbailanza  nè  la  ferie  di  quelle 
avventure , che  la  riduilero  a perdere  l’ antico  nome  di  Sappo 
.Minulio , nè  il  tempo  , in  cui  per  avventura  furfe  , e fi  popolò 
con  gli  avanzi  di  T aariano  ; e nella  ftoria  medefima  non  fi  an- 
nunciano che  in  fugace  modo  le  defolazioni,  tra  cui  la  fpin- 
fero , nella  mezzana  antichità , le  furie  diftruggitrici  della  di- 
feordia  civile.  Ma  fe  furono  ignoti  i fuoi  principj,e  ofcu.e 
le  feconde  lue  forti  , non  faianno  ignoti  alla  pofterità  nè  il 
milcro  fuo  fato  , nè  lo  fpaventevole  fuo  fine . 

426.  Terranova  fu  capo  di  un  ampio  diftretto  . Le 
fue  delizie  naturali  furono  al.amente  conquife  , e Terranova 
piu  non  citile  : di  ella  rimangono  appena  i trilli  avanzi  del 

S duolo  , 


ò 38  Istoria  del  tremoto 

fuolo  , ove  giacque  ; ed  inefprimibile  è il  guaito',  con  cui 
furono  rivolti  non  folo  i terreni , ma  gli  fieffi  rottami  degli 
edilìcj  di  fi  rutti . Tanta  rivoluzione  ficcome  offre  allo  fpirito 
umano  un  indice  efprimentiflimo  di  quegli  orrori, onde  lana- 
tura  può,  quando  ne  le  prenda  talento,  perturbare  con  un  fia- 
to folo  la  lunga  fcena  delle  opere  dell’  età  , e della  fuperbia 
de’  mortali  • così  prefenta  al  filofofo  gli  argomenti  più  deci- 
fivi,  e umilianti  della  cortezza  dell’ingegno  umano,  e della 
vanità  di  quegli  sforzi  , co’  quali  La  dotta  prefunzione  delle 
fcuole  attenta  di  fottoporre  a legge  circofcritta  ciò  , che  la 
natura  fteffa  con  indefinita  forza  opera  ne’  fuoi  facrarj  , e 
fotto  impenetrabile  velo  afeonde  , e ricopre . 

417.  Per  la  facile  intelligenza  delle  cofe  , che  dir  de- 
dovremo , {limiamo  necelfariu  l’additare  quale  fi  folfe  la  na- 
turale polizione  di  quello  luogo.  Terranova  era  fiutata  fui  dor- 
fo  di  un  monte  altillìmo  . duello  dorfo  non  era  di  un  piano 
eguale,  e uniforme  da  per  tutto.  Vi  era  nel  mezzo  una  fen- 
fibile  inclinazione , che  rapprefentando  quali  una  imagine  d’ im- 
perfetta valle,  lafciava  alla  fua  dritta  una  prominenza  di  mol- 
to fuperiore  alla  breve  collina , che  da  man  finifira  fuccedea 
alla  fieffa  picciola  valle  . 

4*8.  Agli  eftremi  di  quello  dorfo  , feguendo  la  linea 
della  prominenza  , giaceano  da  ponente  un  Cajìeìlo  , e da 
oriente  la  Chiefa , e il  nobile  monifiero  de’  PP.  Celejlini  dì 
S.  Caterina  . 

4*9.  Nella  faccia  di  quello  monte  per  quella  linea , 
che  feorre  da  ponente  a fcttcntrione , e termina  a levante , vi 
erano  in  quella  terra  due  porte , una  detta  di  S.  Sebastiano , 

1’  altra 


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Delle  Calabrie,  139 

l' altra  denominata  porta  del  vento . Tra  l’ una  , e V altra  vi 
era  una  ftrada  , che  fu  ornata  di  varj  cafamenti , e che  ter- 
minava con  una  picciola  altura  , fparfa  ancor  ella  di  cafe . 
Quella  ftrada  trovavafi  quali  in  diftanza  di  cento  palli , e come 
in  linea  parallela  , fottopofta  alla  fuperiore  prominenza  già 
accennata  , 

430.  Dalla  porta  del  vento  fcendeali  per  iftrada  traveda- 
le alla  Chiefa  del  Croci  fijfo  ; e da  quella  fi  pafiava  a un  ramo 
del  fiume  Solì , il  quale , fcorrendo  per  lo  fcofcefo  pendìo  del 
monte  quali  a metà  dello  fpazio  frappofto  tra  le  due  porte , 
dopo  avere  attraverfato  lungo  tratto  di  un  falfo  piano  , an- 
dava a confonderli  nel  Marra  y fiume,  che  nato  dalle  bafi  dell’ 
Appennino  negli  fpazj  polli  fra  ’l  Caulone  ,e  1'  Af promonte , va 
tortuofamente  a perderfi  nel  Metauro  . 

431.  Dalla  porta  di  S.  Scbajliano  per  iftrade  traverfali 
fi  calava  da  un  pendìo  di  afpra  fcofcefa  a un  falfo  piano  ,che 
in  diftanza  di  quafi  trecento  palli  dalla  porta  llella , veniva  a 
terminare  colla  fponda  del  Marra . 

43*.  Il  Soli  era  diftante  dalla  fommità  della  prominen- 
za accennata  almeno  400  palli , e quali  300  dalla  ftrada , e 
dall’altura,  che  vi  erano  tra  le  due  porte  . Tra  la  prominenza , 
e il  falfo  piano  vi  erano  più  di  550  palli  . E tra  la  fteflà 
prominenza , e il  Marro  la  diftanza  malli  ma  eccedea  lo  fpa- 
zio  di  600  palli . 

433.  Finalmente  il  fiume  Marro  non  giace  al  di  là  di 
Terranova , nè  da  quel  lato  corrifpùndcnte  al  mezzogiorno  , il 
quale  è dirimpetto  a Vai-apodi  • ma  giace  anzi  tutto  all’  oppo- 
fto  di  ciò,  che  fi  è indicato  da’ facitori  delle  noftre  carte  geo- 

S a gra- 


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140  Istoria  dei.  tremoto 

grafiche.  Situalo  che  ila  un  uomo  su  Terranova  colla  faccia  ri- 
volto al  mare , quelli  avrà  da  dritta  il  .Marra  appiè  di  Ter- 
ranova , avrà  Moìochiello  alle  fpalle  , e avrà  a fini  (Ira  V ara- 
podi } che  nulla  ha  che  fare  col  Marro  , fiume  che  nella  carta 
degnar  fi  dee  prima  , e non  dopo  Terranova  , 

434..  Palliamo  a riferire  ciò , che  colle  più  diligenti  in- 
chiede ci  fu  dato  a porre  in  chiaro  Tulle  fatali  avventure  di 
quedopaefe.  Comparve  nel  mattino  del  dì  5 di  f ebbra}  0 1783 
alquanto  torbido  il  cielo  . Elevofli  il  fole  , ma  fquallido , e 
come  mancante  di  energìa . Una  denfa  nebbia  egualmente  in- 
gombrava P aere  . Con  indabile  dominio  ora  fpirava  grecale , 
ora  f ci  rocco  , ed  ora  levante  , che  è il  vento  dominatore  di 
tal  luogo.  Una  pioggia  fonile  diflìpò  la  nebbia  • e rendendoli 
meno  incerta  la  confufa  alternativa  de’  venti  , il  levante  oc- 
cupò di  mano  in  mano  la  feena  , e rendette  più  chiaro  il  gior- 
no, e meno  ingombro  di  nubi  l’atmosfera. 

435.  Nel  mezzodì  cominciò  a cangiarli  l’afpetto  delle 
cofe , e fi  vide  il  cielo  ricoverto  di  nubi  fofche , di  bada  ele- 
vazione , e di  un  moto  così  dentato  , e lento  che  fembra va- 
no come  librate  quetamentc , e pode  in  bilico . Repente  de- 
dotti un  impetuofo  fottìo  di  vento  tra  ponente  e mae/lro . Con 
incetto  fmarrito  volo  li  videro  errare  gli  uccelli  . Negli  ani- 
mali dimettici  fi  dedò  tale  inufitata  conturbazione , che  altri 
ne  fpinfe  alla  fuga,  altri  ne  codrinfe  a fremere  di  orrore, e 
altri  ne  indulfe  all’ avvilimento  . Se  le  menti  fodero  date  fané, 
forfè  quedo  draordinario  alpetto  di  cofe  avrebbe  potuto  valu- 
tarli come  nunzio  di  funetto  evento  ; ma  non  fe  ne  penetrò , fe 
non  tardi  l’indole  rea,  e fventuratamente  niuno  di  quedi  de- 
gni 


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Delle  Calabrie.  141 

gni  fervi  allora  a quella  infelice  popolazione  di  avvifo , e di 
prefag'10  dell’  orrenda  mina  , che  le  fovra flava . 

436.  Crebbe  a momenti  l’orrore  di  così  trillo  appara- 
to, e in  un  girar  di  ciglio  cominciti  la  terra  a tremolare  for- 
damente . La  trepidazione  ofcura  degenerò  rapidamente  in  ma- 
nifefta , ma  lenta  ondulazione  j c in  orribile  confufo  modo , 
come  lampo , che  fucceda  a lampo  , fi  rincalzarono  , con  un 
fragore  apportatore  di  fpavento  , e di  morte , il  moto  di  de- 
preiTione , e di  elevamento,  il  moto  repulfivo,  e di  vibrazio- 
ne j ed  elfi  tutti  furono  o avvalorati , 0 vinti  dal  moto  vor- 
ticofo , che  rendette  ruinofamente  compiuta  la  tragedia  fatale. 

437.  Terranova  divenne  in  breviffimi  idanti  un  vano 
nome,  e le  fue  parti  furono,  per  così  dire,  a brani  a brani 
flracciate , e dal  fuo  tutto  divife . Altre  furono  tralatate  dalla 
loro  fede,  e precipitofamente  vibrate  fino  a’ confini  del  Solìt 
0 del  Marro.  Altre  vennero  come  da  forza  comprimcntiilìma 
conficcate  , e intrufe  nell’  aperto  feno  del  monte  . Altre  rima- 
fero fparfe , infrante  , e fpintc  lungo  la  già  guada  fuperficie 
del  monte , come  avanzi  d’ una  formidabile  ruina  . 

438.  Un  gemito  indiftinto,  un  terribile  fragore  , e una 

denfa  nube  di  polve  afcofe  tra  la  più  compiuta  annichila- 
zione l’enorme  drage,  che  indidintaménte  fi  fece  degli  uomi- 
ni, e de’  bruti . Si  riduffe  a poche  centinaja  il  numero  di  co- 
loro , a’  quali  fu  conceduto  lo  fcampo  ; e tra  quefti , quella 
defra  natura , che  tanti  con  feroce  modo  ne  oppreife , e cal- 
pedò,  volle  ferbarne  alcuni  con  atti  così  imper ioli , e ftrani , 
che  indicano  troppo  efprefiìvamcnre  quanto  1’  uomo  fia  oggetto 
di  giuoco  agli  occhi  di  lei . Noi  ne  rapporteremo  or  ora 
qualche  efempio . 439. 


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i+a 


Istoria  del  tremoto 


439.  Accrebbe  l'orrore  della  dolente  Umazione  de’ fù- 
perititi  l’ iniqua  condizione  del  tempo  . Un  vento  veemente 
da  ponente  a maejiro , unito  a’  moni , alla  grandine  , e alla 
pioggia , rendette  miferabile  oltre  modo  lo  flato  de’  feriti , 
de’  languenti , e de’  fani . Tutti  rimafero  oppreffi  dallo  fmar- 
rimcnto , trafitti  dal  dolore  della  perdita  delle  più  care  parti 
di  fe  flefii , e de’  proprj  beni , ed  efpofii  ad  aere  nudo , c fu 
d’  un  infido  terreno  a mtta  la  crudeltà  d’  un  rigido  temporale, 
fenza  difefa , fenza  il  minimo  umano  foccorfo , e col  tormen- 
tofo  fofpetto  di  crederft  in  ira  a quel  Cielo  fi  e fio , i di  cui 
miniftri , e i di  cui  facri  tabernacoli  erano  fiati  diflrutti  , e 
involuti  in  una  mina  eguale  a quella , onde  furono  colpiti  gli 
uomini  i più  laici , e gli  edifici  i più  profani  . 

440.  Ne  già  fini  in  un  folo  colpo  la  ferie  di  tanti  di- 
fafiri  . La  terra  parea  che  avelie  fmarrita  la  fua  quiete , e la 
fua  ftabilità . Ella  non  rimafe  che  per  pochi , e brevi  inter- 
valli libera  da  tremori:  e quindi  con  ifpaventevole  frequenza 
tornava  in  meno  di  un  ora  a tremolare  due  , e tre  volte  j di 
maniera  che  a taluni  deftò  quella  imagine  ftefla , che  aver  fi 
potrebbe  di  un  pendolo , che  dalla  ofcillazione  palTa  al  ripofo 
non  con  iftantaneo  abbandonamento  di  moto  , ma  con  fuccef- 
five  , e corte  vibrazioni . Da  queflo  fentimento  di  ofcure  ofcil- 
lazioni  forfè  nacque  la  fentenza  di  coloro , i quali  non  cre- 
dettero mai  più  interamente  celiato  il  tremoto , e gli  accor- 
darono una  durata , che  qualora  fi  delle , trarrebbe  feco  in 
confeguenza  l’ intera  confuiione  di  tutto  il  fiftema  della  natura. 

441.  Il  vero  fi  fu  che  verfo  l’imbrunire  del  giorno  vi 
fu  tanta  apparenza  di  calma , che  negli  animi  di  quefti  infe- 
lici 


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Delle  Calabrie. 


i+3 

Ilei  rinacque  un  momentaneo  raggio  di  pace , ma  di  quella 
pace  però , che  in  così  difperate  Umazioni , fe  produceva  una 
fofpenfione  di  male  , non  diminuiva  il  fenfo  del  danno  (offer- 
to , e non  permettea  nè  liabile  bene  , nè  pronto  riparo . 

4|ì.  Ofcurofiì  1’  aere  , e una  notte  , degna  figlia  di  un 
dì  cosi  tetro  e funefto , rendette  troppo  evidente  , e fenfibile 
la  comune  (Ventura . La  rigidezza  del  cielo , le  tenebre  ine- 
mendabili per  la  privazione  del  lume  , la  mancanza  d’ogni 
afilo,  e copertura,  i lamenti  de’ feriti,  e i pianti  de’ miferi 
formarono  un  mitìo  di  tanto  orrore  , e di  così  formidabile  def- 
lazione , che  ad  alcuni  di  que’  pochi  uomini , a’  quali  non  era 
foltanto  dato  il  vivere , ma  anche  il  ragionare , non  parve  un 
dono , ma  un  pefo  la  vita , che  loro  fi  era  confervata . 

443.  A quelle  dolorale  circotlanze  fi  unì  la  dirotta  piog- 
gia , che  fopravvenne  , e ’l  ritorno  de’  tremoti , che  con  inter- 
rotto ricorrimento  fùneftarono  quegl’  infelici  tutta  notte . Fra’ 
tanti,  che  fe  ne  intefero,  ferocilfimo  fu  quello,  che  fi  deftò 
verfo  le  ore  fette,  e mezzo  d 'Italia. 

4-j4-  Tanti  difaftri  fucceffivi  , e durevoli  non  poterono 
non  produrre  i più  ftrani  cangiamenti  nella  ragione  , e nel 
cuore  . Quelle  alterazioni , fatte  nel  morale  di  cofloro , non 
oprarono  in  tutti  con  l’ordine  fteffo  . In  alcuni  lo  fpavento 
dettò  la  tumultuaria  effufione  di  quel  pentimento , che  dellar 
fi  dee  dal  fentimento  della  virtù  , e non  dall'  orrore  della  pe- 
na, quando  fi  devia  dal  fentiero  della  pietà  vera,  e del  pro- 
pio dovere.  Quindi  dal  pentimento,  figlio  del  timore,  fi  paf- 
sò  bruttamente  alla  imprudenza  di  manifeftare  ad  alta  voce 
que’  delitti  medefimi , che  non  fu  giullo  di  commettere  in  fe- 

creto , 


1 

« 

I 


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144  Istoria  del  tremoto 

crcto , c die  non  era  decente  di  confeflare  in  pubblico  l 

445.  In  altri  il  cuore  , e la  ragione  o caddero  in  quel 
grado  di  affiderazione , che  accofta  la  fenfibilità  a’  limiti  della 
fen.pl ice  vegetazione , o giunfero  a quello  flato  di  non  curan- 
, che  fenibra  coraggio  , e prudenza  , ed  è figlia  0 di  di- 
fperazione , o di  quell’  avvilimento , a cui  fi  perviene  quando 
i mali  eccedono  la  sfera  della  fperanza , e della  fofferenza . 

44.6.  Ne’  più  forti,  e ne’ più  vili  la  naturale  ferocia," 
e malizia  fpiegb  i fuoi  diritti  5 e dall’orrore  della  fcampata 
morte , non  meno  che  dal  meccanico  pentimento  degli  fcorfi 
delitti  , cofioro  con  celerità  pacarono  alle  oppofle  linee  del 
difprezzo  de’  loro  Umili , della  rapina  delle  robe  altrui , e del- 
la confidenza  nella  propria  forza  , riguardando  come  benefico 
dono  della  provvidenza  quel  difaflro  ftelTo  , che  dianzi  inter- 
petrato  aveano  come  flagello  del  Cielo  irato . Ecco  quale  for- 
ta  di  animale  equivoco,  e feroce  è mai  l’ uomo,  quando  il  di— 
rozzamento  della  ragione  , e ’1  foave  giogo  della  virtù  non  han- 
no faputo  maturamente  educarne  il  cuore. 

* * * * 

447.  Palliamo  ad  efaminare  partitamente  gli  fpeciali  fe- 
nomeni , che  quivi  oficrvammo  . 

448.  Dicemmo  che  ne’  due  e Are  mi  di  Terranova  gia- 
ccano  da  ponente  un  Cefi  elio  , e da  oriente  la  Chiefa , e'I  Con- 
vento di  S.  Caterina  de'  Pl\  Cclejlini.  In  qucfti  due  luoghi 
fi  prefentarono  due  Angolari  avvenimenti . 

449  II  caf.ello  cadde  in  un  compiuto  rovinio . Di  cofta 

allo 


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Delle  C a l a b n i e . •'  r+5 

allo  ftelTo  giacea  una  torre  circolare  non  molto  alta , e di  una 
fabbrica  antiquata , ma  foda  . Quella  torre  è divenuta  ogget- 
to di  fenomeni  lingolari  j il  tremoto  ne  de  va  Ilo  alcune  por- 
zioni , e ne  lafcio  altre  percoliti , ma  non  dillrutte . 

450.  Delle  porzioni  fuperditi,  quella  parte , che  riguar- 
da il  mezzogiorno  , è deprelTa  alcun  poco , e (la  pendente  in 
modo  verfo  lo  Hello  fud  , che  fembra  ruinofa  : tanto  è fuori 
di  fedo , e deviata  dalla  lua  regolare  giacitura . 

45 1.  Quella  , che  ha  dirimpetto  1’  oriente  , è fomma- 
rnente  avvallata  • e da  cib,  che  ne  rimane,  e che  (la  dechi- 
nato verlb  1’  oriente  Aedo , appare  che  le  fondamenta , e una 
porzione  della  fabbrica  ederiorc  furono  come  da  percotente 
maglio  comprelle , e sforzate  a internarfi  nel  fuolo , che  fer- 
vi loro  di  bafe  . 

451.  Quella,  che  guarda  Y ovejl , è appena  legger  men-  ' 
te  rimoira  dal  Aio  fedo,  e in  qualche  modo  fembra  di  (polla 
a dechinare  verfo  il  fud . 

453.  In  tutta  la  rimanente  parte  , che  A dende  dalla 
via  del  nord  verfo  1’  ejf  , A oflervano  due  fenomeni  fpecioA . 

\ i e prima  uno  fquarcio , che  ad  angoli  ineguali  draccia,  e 
parte  in  due  il  muro  con  legge  tale , che  la  fenditura  nel 
Ato  (uperiore  è larga  tre  palmi , e un  quarto , e nell'  inferio- 
re è appena  un  palmo. 

454.  \ edeA  poi  che  delle  parti  fquarciate  quella,  che 
è la  più  orientale , appare  come  fpinta,  e incurvata  verfo  Ycjl. 

E per  contrario  quella  , che  è più  fsttentrionale , pende  ver- 
fo il  fid-  e lungi  dall’ apparire  compreda,  o intrufa  nel  ter- 
reno , ne  fembra  anzi  cosi  divelta , ed  elevata  da  una  forza 

T efpul- 


146  Istoria  del  tremoto 

efpulfiva , e fotterranea , che  molte  porzioni  delle  fondamenti 
del  muro  fono  allo  fcoperto , e veggonfi  fpintc  fuori  della  in- 
terna  cavità  del  fuolo , ove  giacquero  in  prima . Quelle  fon- 
damenta fono  tutt’  ora  fircttamente  congiunte  , e unite  alla 
fabbrica  del  muro  , al  quale  fervivano  di  bafe , e col  quale  for- 
mano un  corpo  intero , e continuo  j e non  meno  le  une , che 
l’altro  rapprcfentano  r e rifvegliano ,.  per  così  dire,  l’idea 
d’  un  grò  fio  dente  difiratto  in  modo , che  la.  fua  radice  ancor- 
ché paja  in  molta  parte  fchiantata , e refpinta  fuori  della  fua 
fede , pure  una  porzione  ne  rimane  ancora  al  propio  alveolo 
aderente . Se  ne  vegga  il  Rame  fegnato  col  nunr.  XXX. 

455.  Quello  fenomeno»  pruova  ad  evidenza  l’azione  di 
quella  molla,  che  gli  antichi  chiamarono  terremoto  pulfativo . 
E liccome  quella  torre  per  la  via  del  mezzogiorno  inclina  tal- 
mente , che  pare  difpofta  a rovefciarll  f così  è facile  a com- 
prenderli nel  dilìretto  del  fuolo,  che  le  ferviva  di  bafe  , come 
fieno  avvenuti  due  moti  contrarj,  cioè  l’uno  di  elei  azione  t e 
l’altro  di  deprejfione:  il  primo  appare  evidente  in  quella  por- 
zione di  fabbrica , la  quale  è la  più  fcttentrionale , e che  fu 
elevata  fuori  del  fuo  cavo  con  tutta  la  fua  radice, o fia  fon- 
damento ; e ’l  fecondo  fi  riconofce  chiaramente  non  meno  in 
quella  , che  è la  più  orientale , ma  anche  in  tutta  la  rima- 
nente parte,  che  pende  a mezzogiorno , la  quale  è molto  più 
bafla  di  livello  di  tutte  le  altre  , e appare  come  intrufà  , e 
profondata  nel  fuolo . 

456.  Il  fatale  genio  di  quefti  due  moti  oppofti  , con 
modo  più  difìinto  e Angolare,  fi  vede  efpreflo  nell’altro  dire- 
mo fito  di  Terranova , ove  trovavafi , conte  dicemmo,  la  chie- 

fa  di 


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Delle  Calabrie.  Ì47 

fa  di  S.  Caterina , e 11  moniflero  de  PP.  Celejlini  , e previa- 
mente nel  cortile  di  quello,  in  cui  vi  era  un  pazzo  am pio, e 
profondo . 

4-57.  La  chiefa , e il  immillerò  ora  fono  una  ruinofa  con- 
gerie di  falli  • ma  nel  cortile , e fpecialmente  nel  pozzo  fi  olTerva 
un  fenomeno  Itraordinario.  Tutto  il  terreno  del  cortile  è sballa- 
to generalmente  ■:  lo  sbalìamento  crefce  nella  data  ragione , che 
fi  viene  approfiì  mando  al  lito  , fu  cui  fi  ergeva  al  di  fuori  la 
bocc  a del  pozzo  . 

4 5 gì  Quivi  dunque  vedefi  che  il  fuolo  è profondato  : la 
bocca  del  pozzo  è lefa  , ma  efillente  : e la  canna  interiore , 
che  prima  non  era  affatto  vifibile , fiaccandoli  dal  fuo  fotter- 
raneo incavo  , ed  ufeendone  fuori , ora  fi  cllolle  full’  avvalla- 
mento del  fuolo  del  cortile,  e fofliene  colla  fua  fabbrica,  ri- 
mafa  intera , il  pefo  de’  fallì  , che  componeano  la  bocca  del 
pozzo  . La  canna  è ufeita  fuori  dal  fuo  cavo  , e fi  eleva  alf 
altezza  di  palmi  cinque  , e mezzo  j ed  è alquanto  incli- 
nata verfo  Jettcntrione . Se  ne  Aregga  il  Rame  fognato  col 
num.  XXXI. 

459.  In  quello  fenomeno  fono  oflervabili  varie  circo- 
flanze  : la  prima  riguarda  il  moto  dcprejfivo,  che  fi  manifefta 
nel  fuolo  avvallato . 

460.  La  feconda  fi  appartiene  al  moto  di  elevazione , il 
quale  fi  rileva  dalla  vifibile  altezza,  a cui  giunfe  la  canna  del 
pozzo , efpulfa  fuori  del  fuo  cavo . 

46 1.  La  terza  fi  riduce  al  moto  abitativo , e quefto  fi 
defunte  dalla  inclinazione  della  canna , e della  bocca  del  pozzo 
colla  direzione  da  oriente  a Jettcntrione  : circoiianza  tanto  più 

T 1 nota- 


i^.8  Istoria  dbl  tremoto 

notabile  , quanto  è degno  di  rifletterli  che  Irj  torre , già  de- 
fciitta,  avendo  foiferte  molte  alterazioni  eguali  a quelle,  che 
fi  olTervano  nella  canna  , e nella  tocca  del  pozzo  , ebbe  nel . 
refiante  due  fenomeni  diverfi  da  quelli , onde  quefte  furono 

parco  fie  . 

462.  Il  primo  fu  che  effe  rimafero  fané  nella  loro  lon- 
gitudine , e tanto  intere  nell’  unione  , che  la  canna  del  pozzo 
non  fu  nè  bipartita  , nè  rotta  ; e per  contrario  la  torre  fu 
squarciata,  e divifa  in  alcune  delle  fue  parti. 

4')  3.  Il  fecondo  fi  fu  che  laddove  la  canna  di  quello 
pozzo  colla  fua  bocca  reflò  reclinata  da  oriente  verfo  fetten- 
t rione  , la  torre  per  1’  oppoflo  rimafe  in  parte  reclinata  da 
Jcttcntrione  a mezzogiorno  , c in  altra  parte ‘da  occidente  a 
oriente . 

r * * * » 

4(54.  L’ unione  di  tanti , e si  contrarj  rivolgimenti  non 
potrà  non  parere  fpaventevole  ; ma  cii> , che  verremo  foprag- 
giugnendo , non  dovrà  non  fembrare  orribile  oltremifura  , Al 
tremoto  agitante  , e a quello  di  elevazione , e di  depreffione  fi 
uni  nell’  .atto  ftelfo  lo  sbalzo , e in  confcguenza  vi  fi  evv  ppiò 
quel  fatale  ferociffimo  moto , col  quale  i corpi  non  folo  furo- 
no di  lancio  vibrati  da  una  in  altra  politura;  ma  di  più  o 
vennero  sforzati  a fallare  di  netto  da  uno  in  altro  luogo  , o 
rimafero  con  isbaraglio  difperfi  , e precipitofamente  efpulfi  , e 
fpinti  in  mol  a diftan/.a  dalla  naturale  lor  fede . 

465.  Di  quefla  pericolofii  unione  di  oppofti  moti  ne 
avemmo  in  Terranova  efempj  cotanto  copiali , e decifivi , che 

fareb- 


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Delle  Calabrie.  149 

farebbe  una  flupidezza  il  volerne  folo  dubitare . Tutta  la  nu- 
merala porzione  delle  fabbriche , che  erano  fituate  sul  mar- 
gine della  prominenza  di  quella  terra,  e tutte  le  cafe,  pofte 
• fulla  Jlrada  , eh’  era  intermedia  alle  due  porte  del  vento , e di 
S.  Scbajliano  , furono  di  lancio  sbalzate  dall’ eminente  loro  fito  ; 
e quindi  vennero  0 intere , o mezzo  dirute , o in  rottami  di- 
fperfe  , e gettate  altre  alla  .metà  del  monte,  altre  fino  al  Solì, 
altre  fino  alla  pianura , che  ila  di  là  dallo  ftdfo  Soli , e altre 
fino  quali  alla  fponda  del  Mono.  E quivi  era  orribile  cola  a 
vederli  in  quanti  modi  erano  fiate  didatte  , e rivolte  le  fab-* 
briche , e quelle  terre  medefime , che  fervivano  loro  di  bafe. 

466.  Da  cima  a fondo  della  più  alta  eminenza  del 
monte  , della  ettenlione  ben  lunga  della  pianura  , e delle  due 
fponde  de’  fiumi , tutto  era  fparfo  , e ingombro  o di  feonqualfi 
incompiuti , o di  fabbriche  ridotte  in  briccioli  , o di  legni , e 
di  arredi  qua  e là  difperfi  , e miferamente  confuti  tra  le  ruine, 
o fotto  di  effe . Quello  rovinamento  non  era  un  complelfo  di 
fole  cafe  diroccate,  0 di  fuppcllettili  infrante,  e fcompigliate j 
ma  di  elfo  non  picciola  parte  ne  componeano  le  terre  rivolte, 
le  quali , a moli  di  varia  grandezza  , li  erano  da  per  tutto 
divelte  dalla  loro  fede,  e a falti,  o rotolando,  erano  precipi- 
tate lunghelfo  il  monte  , il  fottopollo  piano  , e 1’  orlo  dell’ 
uno , e dell’  altro  fiume . Veggafi  il  Rame  fognato  col  nume- 
ro XXXII. 

» * * * * 

467.  Sarà  ben  maravigliofo  ad  udirli  ciò  , che  ci  ap- 
prettiamo a narrare}  e fe  noi  ttefli  non  l’aveiTimo  con.  inne- 
gabili tettimonianze  , e con  replicati  elempj  verificato  , appena 

avrem- 


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150  Istoria  bel  tremoto 

avremmo  ardimento  di  crederlo  , non  che  di  fcriverlo . I 
fenomeni  prodotti  dal  formidabile  tremoto  di  sbalzo  furono 
tanto  più  orribili,  e forprendenti,  quanto  è fuori  di  contefa, 
che  i fuoi  effetti  non  fi  ridulfero  a fchiantare  fol  tanto  i ca-  • 
fantenti  , e slanciarli  di  là  deila  loro  fede  , o femplici  , o 
uniti  a poca  porzione  del  pavimento  , e del  fuolo  fopra  cui 
elfi  giaceano  ; ma  s’ inoltrarono  anche  a produrre  tale  pro- 
fonda e infigne  revoluzione  nelle  parti  più  intime  de’ terreni, 
contenenti  gli  edificj  , che  quedi  , a malli  grandiofi  e di 
•fmifurata  mole  , furono  fvelti  e fchiantati  , e con  potentini-  j 

ma  vibrazione  efpulfi  dal  loro  cavo,  e {pinti  a grande  dilìan- 
za  o con  tutto  il  loro  contenuto  , o con  parte  di  ciò  , che 
vi  flava  fopra ppofto  . 

463.  Di  fatto  fra  i tanti  fenomeni , che  potrebbero  ram- 
mentarli, per  pruova  di  ciò , che  aderito  abbiamo  , baderà' 
il  riferirne  un  folo . Nel  pendio  della  firada  polla  tra  le  due 
pone  , che  accennammo  nel  numero  429  , elideva  una  cafa  , 
la  quale  giacea  lontana  dal  fottopolìo  fiume  Sol l quafi  300 
palli;  e in  «da  vi  era  una  danza  ben  grande,  dcdinata  all’ 
ufo  di  pubblica  ojlerìa  . Quivi  in  que’  momenti  Infelici , ne’ 
quali  avvenne  il  tremoto  , fi  trovavano  V ode  , chiamato 
Giovanni  Aquilino  , la  fua  moglie  F rance fca  Marajì  oli  , una 
picciola  nipote  di  codei  , e quattro  altre  perfone  . In  fondo 
della  danza  dava  un  letto  : e appiè  del  letto  un  braciere  ; e 
ne  occupavano  il  manco  lato , e il  dedro  varie  fedie , alcune 
tavole  , e altri  arredi  , proprj  di  un  foggiorno  da  viandanti . 

469.  L’ode  giacea  fui  letto  , profondamente  immerfo 
tra' vapori  del  cibo,  e del  vino.  L’odelfa  era  in  oziofa  atti- 

tudi- 


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/ 

/ 

Delle  Calabrie.  151 

tudine  a di  rimpetto  alla  porta , feduta  accanto  al  braciere,  e 
co’  piedi  accurati  fui  legno  , che-  ferviva  a quello  di  bafe  j 
e foftenea  colla  fini  lira  la  picciola  nepote  , che  le  fcherzava 
da’ppreiro . I quattro  avventori  dell’  ofterìa  (lavano  in  un  an- 
golo del  manco  Lato  della  ftanza  giuocando  alle  carte. 

470.  Repente  l’intero  edificio,  e con  elfo  rutta  la  bri- 
rzz . cangiò  filo  ' poiché  in  un  girar  di  ciglio  nell’  interno , 
e nelle  più  cupe  parti  di  tutto'  quel  terreno,  fopra  cui  pog- 
giava il  cafamento  dell’ ofierìa  ,.  fi  concepì  tanta,  e così  ri- 
voltuofa  commozione,  che  fcuotendofi  da’ cardini  Tuoi,  e ftac- 
candofi  da'  mutui  legami  delle  circondanti  terre,  fu  tratto  fuo- 
ri delle  fue  fedi  con  eguaglianza , e con  empito  tale , che  ne 
sbalzò  di  lancio  fino  agli  orli  del  fottopolìo  lontano  Soli , 
traendo  fui  Ilio  dolio  l’ intero  edificio  , 1 olle  , 1 ollella  , la 
picciola  nipote , e gli  ofpiti  malarrivati  j e lafcib  nell  ab- 
bandonato fito  una  voragine  ampia,  e moftruofa. 

471-,  Appena  che  quello  llupendo  ammalio  di  terreno,  di 
fabbrica,  di  uomini,  e di  arredi  giunfe,  e piombò  fulle  fponde 
del  Soli,  s’ infranfero  gli  firati  del  fuolo  ; e quindi  tutto  il  foprap- 
pofìo  edificio  fi  difciolfc  , riJucendofi  in  una  confula , e prccipi- 
tofa  congerie  ài  terralota,  di  fafli , e di  fuolo  fparfo , e rivol- 
to . Il  disfacimento  però  della  ftanza  precifa  dell’ ofteria  fu 
ancor  elfo  fingolare , e {Iraordinario.  Il  lato,  a cui  llava ap- 
poggiato il  letto  , e che  era  a dirimpetto  della  porta , rove- 
fciò  intero  , e fenza  frangerfi  fulla  parte  elleriore  del  cafa- 
mento . Il  lato  , appartenente  alla  porta , piegò  alcun  poco 
nel  vano  della  ftanza,  e traboccò  con  tutta  la  rimanente  fab- 
brica al  di  fuori . Quello , che  dalla  man  manca  di  ella  cor- 

rifpon- 


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K»  I S T 0 rVa  DEL  TREMOTO 

rifpondea  all’angolo  , ove  ltavano  i giuocatori  , piombò  per 
la  maflìma  porzione  full’ angolo  ftefTo  . E quello  , che  era  a 
Iran  dritta  dell’  ingrelTo  , ancorché  sbalzato  folle  quafi  tutto  al 
di  fuori , pure  non  lafciò  di  fpingere  qualche  poca  parte  della 
fua  fabbrica  nell’  interno  della  cafa  . Il  tetto  fu  fvelto  da  su  i. 
muri , e trattine  alcuni  pochi  rottami  di  cffo,  che  fparfamen- 
te  caddero  ne’ liti  intcriori,  tutto  il  refto  rimafe  slanciai?  Z 
difperfo  negli  efteriori  e laterali  c°*  r’'.i  della  ruina  . Si  ri- 
fletta che  lo  fpazio , jcr  cui  fu  lanciato  collo  sbalzo  tutto 
quello  edificio,  non  era  minore  di  300  palli , come  fi  può  di 
leggieri  rilevare  da  ciò , che  notammo  nel  numero  419  fino 
al  431. 

472.  Apertali  quefia  feena  fatale  , e rotti  gli  argini , 
fini  la  non  piacevole  trafmigrazione  ; ma  non  ebbero  tutti  lo 
ftclfo  fato  . Il  letto  non  cangiò  fitto  , ma  crollò  ; e l’ ode  dor- 
miente, fcotfo  in  ifcompoflo  modo  dall’orribile  feonquaflamen- 
to  , fi  vide  illefo , ma  vide  didrune  le  fue  fortune  , e annien- 
tati i diletti  finimenti  degli  ozj.  funi . 

473.  L’ oftefla  rimafe  come  rrovavafi  feduta;  e,  duran- 
te il  rapidilfimo  sbalzo  dell’edificio  traditalo, da  lei  non  com- 
prerò, fentendofi  come  fuggire  da  fono  a’ piedi  il  iegnò,  clic 
ferviva  di  appoggio  ad  efli  , e di  bafe  al  braciere  , accorfe , 
piegandofi  fui  fuo  budo,  a raffermarne  iicorfo,  e quindi  trabal- 
lò alcun  poco;  ma  fi  rede , e,  falva  di  fua  vita,  levarli  ritta, 
trovarli  a vifta  d’nna  ruinofa  fccna  , che  le  fi  apriva  intor- 
no, e comprendere  allora  la  fua  drana  avventura,  fu  per  lei 
un  atto  folo . 

474.  L’innocente  picciola  nipote  abbandonata  dall’oftef- 

fa 


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Delle  Calabrie. T 153 

fa  nell’  atto  , che  accorfe  a ritenere  il  braciere  , perdette  la 
vita , fuggendo  verfo  le  pareti , che  minarono  a dritta . 

4.75 . Gii  avventori  infelici,  che  davano  tranquillamen- 
te pallando  le  ore  tra ’l  tifo,  e ’I  giuoco,  pacarono  a’ fu  ne  Ili 
regni  della  morte,  opprelfi  dalle  pareti,  e da  quella  parte  di 
tetto  , che  piombarono  fu  quell’angolo  della  cafa  , ove  edi, 
dimoravano. 

476.  Quello  terribile  , e Angolare  avvenimento  ,fu  a. 
noi  da  un  uomo  fommo,  e fededegno  annunziato  fino  da  che 
fummo  in  Montcleone  (1).  Giunti  a Terranova  non  fu  l’ul.i- 
ma  delle  nodre  cure  il  chiedere  conto  di  queda  avventura.; 
Quivi  trovammo  che  varj  in  vario  modo  nè  faceano  il  rac- 
conto ; quindi  dimammo  fano  configlio  il  parlare  coll’  ode  , 
e con  1’  odelfa . Codoro  or  fanno  foggiorno  a Scrojonìó , vil- 
laggio , che  da  in  di  danza  di  due  miglia,  e più  da  Terra- 
nova. Erano  con  noi  il  Parroco  della  didrurta  Parrocchia 
del  Salvatore  , e 1 fuo  fratello . L’ ode  è uomo  di  matura, 
età  : l’ odelfa  è donna  di  età  non  frefca , di  una  mafchia  fat- 
tura , e piena  di  accoigimento  , e di  vivacità } ma  la  natura 
nel  formarla  la  negleife  tanto  , che , forfè  per  farne  la  repa- 
razione , la  rifpettò  ne’ fuoi  furori. 

477.  Dalle  rifpode,che  codoro  dettero  alle  nodre  in- 
terrogazioni , rilevammo  ciò , che  de’  loro  cafi  abbiamo  nar- 
rato : il  che  per  altro  trovammo  uniforme  alla  tediinonianza 
de’ piu  giudiziofi  relatori. 

47 à.  Per  riguardo  poi  al  fenomeno  dello  sbalzo , e dcl- 

V le 

(t)  S.  Ecc.  il  Signor  Vicario  Generalo  delle  Calabrie  D.  Francefeo 
F ‘gnaulìi  , 


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1$4  Istoria  del  tremoto 

le  cofe  gettate  di  lancio  da  uno  in  altro  luogo,  egli  è un  af- 
fare coti  comune,  e con  tanti  efempj  verificato,  che  per  e fi- 
tarfene  , converrebbe  negar  fede  a’ fatti  più  autentici  , e alle 
oflervazioni  più  femplici , che  polfono  farli  non  gii  dal  folo 
filofofo  , ma  da  chiunque  abbia  occhi  per  vedere  1’  immenfa 
copia  de’  materiali  caduti,  e sbalzati  dalle  fedi  più  alte  nel- 
le parti  più  lontane , e nelle  più  profiinie  o al  Solì , o al 
Morrà  . 

479.  Se  furono  fingolari  le  avventure  cagionate  dalla 
forza  del  tremoto  di  t/alzo  fu’  terreni  , e fu  gli  edificj  ; cre- 
dati pure  che  quello  formidabile  moto  non  produlfe  fenomeni 
meno  tlrani  e forprendenti  fulle  macchine  umane  . E ciò, 
che  più  merita  di  edere  avvertito  , fi  è che  a molti  uomini 
toccò  in  forte  di  fcampare  la  vita  per  l’opera  fola  di  quefto 
fleiro  sbalzo,  che  a tanti  altri  la  tolfe  , e che  tante  ruine 
produfle  . Noi  ci  contenteremo  di  rapportarne,  tra  i tanti ^ 
che  potremmo  addurne , due  foli  efempj . 

480.  Il  Signor  Abbate  Taverna  , medico  di  Terranova , 
foggi  ornava  in  una  cala  di  due  piani , fituata  fulla  drada  pub- 
blica , e accanto  all’  edificio  de’  monaci  di  Caterina . Egli 
fleiro  replicatamcnte  ci  narrò  che  di  repente  , nell’ atto  del  gran 
tremoto  del  dì  ci  nque  di  Febbrajo , ruinò  tutto  il  fecondo  pia- 
no , ov’  ei  fi  ritrovava , fui  primo  piano  della  fua  cafa  • e 
portentofa  niente  fu  dallo  dello  tremoto  gettato  fuori  del  pre- 
cipizio. Eccone  partitamente  il  racconto. 

+3i.  Cominciò  la  cafa  a tremolare  : pafsò  al  moto  d’on- 
dulazione : ratto  tutte  le  pareti , il  tetto , e ’l  pavimento  fa- 
trono  confufamente  invali  dal  tremoto  di  elevazione , di  depref- 

* ' dune , 


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Delie  Calabrie.  »5j 

fione  , e di  sbalzo . All’  impeto  fatale  degli  oppofti  fnoti  lo 
fmarrito  Taverna  non  feppe  in  piè  reggerli , e difordinatamen- 
te  muovendo  i palli,  cadde  boccone  fui  pavimento. 

4 si.  Si  franfero  , e fi  squarciarono , lateralmente  sbalza- 
te , le  pareti:  lì  aprirono,  minando,  i tetti,  e feguirono,  nel 
minare  , la  direzione  delle  pareti  : nabilìarono  i pavimenti  ; e 
nel  rabiilare,  molte  travi  dei  pavimento  fuperiore,e  del  teti 
to , perdendo  1’  ufata  di  danza  parallela,  li  unirono,  formando 
a piano  inclinato  varj  angoli  d’ interfecamento . 

• 483.  Il  Signor  Taverna  non  fa  ridire  quali  date  fodero 

le  fue  precide  avventure  in  tanto  difadro  ; foltanto  fa  che 
egli  piombò  nell’  aperta  ruina  a capo  chino , e vi  rimafe  lo-: 
fpefo  in  alto,  e coll’  edrema  parte  delle  cofce  incarcerato  tra 
due  travi  . Nel  punto  che  egli  attendea  la  vicina  morte  tra 
l’ affogante  nube  della  denfa  polvere , e tra  la  piova  de’  falli , 
che  gli  cadeano  addolfo , e intorno  ; quella  delfa  ferale  cagio- 
ne, che  l’avea  in"  tale  mifera  lituazione  ridotto,  con  un  moto 
di  sbalzo , nvifto  con  altro  moto  di  reputazione , riapri  il 
tefo  laccio  formato  dalle  travi , elevò  la  macchina , che  pen- 
dei col  capo  in  giufo  ; e sbalzandola  fuori  del  precipizio  , la 
gettò  ritta  nell’aperto,  in  mezzo  a’ rottami  del  minato  edificio. 

484.  pigli  rimafe  portentofa mente  in  vira , ma  pedo  in 
modo  fegnalaro , malconcio  colle  cofce , e fazio  a ribocco  di 
polvere  , e di  fpavento  : duro  fatica  per  ufeire  di  guai  ; ma 
finalmente  fi  redimì  in  ottima  conduzione  di  falute.  Noi  tro- 
vammo in  quefto  dotto  profelfore  un  uomo  di  molta  penetra- 
zione , e gli  damo  tenu'i  per  la  gentilezza,  con  cui  lì  con- 
tentò di  tenerci  dovente  compagnia . 

V a 485. 


rjj  Istoria  del  tremoto 

. 485/  Dallo  Hello , dal  Parroco,  e dal  Governatore  Luo- 

gotenente di  Terranova , uomo  di  buone  lettere  , e di  conto  , 
ci  fu  indicato  il  cafo  avvenuto  alla  intera  picciola  famiglia 
del  Signor  Fi  ance/co,  e del  Signor  Aliate  Zappi* , i quali  noi 
volemmo  conofcere  . Gl’  individui  di  ella  , nella  mina  della  cala, 
rimafero  ricovrati , e chiufi  folto  uno  fpaaiofo  angolo  , che  fi  for- 
mò dalla  caduta  de’ legni,  e delle  fabbriche.  Tutto  quefto  car- 
cere angufio,  e privo  d’aere  libero  era  fuperiormente,  e in- 
torno intorno  cinto,  e ricoperto  di  mine ficchè  era  in. pofiibi» 
le  egualmente  il  potervi  durar  molto  fenza  affogarvifi  , e 1 ufeir- 
ne  vivi  fenza  il  foccorfo , e l’opera  di  pietofa mano , che  non 
dolo  fgomberati  avelie  i rottami  fuperiori , e laterali , ma  al. 
tresì  infranto  1’  eftemporaneo  ricettacolo,  e tentata  in  efib  una 
qualche  apertura,  onde  potere  proccurarfene  agiatamente  lo 
fcampo  . Quando  colloro  , gemendo  tra  la  difperazione , e lo 
fpavento,  non  fi  attendeano  che  nuovi  argomenti  di  milizia 
e di  danno , un  tremoto  di  sbalzo  dilfipò  le“  circondanti  mine, 
c fquarciando  in  pezzi  il  carcere  fatale  li  traile  tutti  falv  i, 
e li  gettò  fuori  all'  aperto . 

486.  In  quello  infelice  paefe  la  natura  cumulò  nel  di 
del  fuo  furore  i fenomeni  più  Ilraordinarj  del  tremoto . 1 ra 
quefti  non  tennero  l’ultimo  luogo  quelli,  che  fi  appartengono 
al'  tremoto  di  compre ffìone  , o fia  di  avvallamento . Già  ve* 
demmo  nelle  ruine  della  torre , e del  pozzo  un  qualche  indice 
di  tale  moto  nello,  sbajfamento  avvenuto  nel  fuolo  dell  una , 
e dell’altro}  ma  que’fegni,  che  fe  ne  veggono  in  quella  parte 
degli  e di  fu:  j di.  Terranova , che  contenea  la  più  balfa  porzione 
di  ella  , e eh’  era  rivolta  al  mezzogiorno , fi  riducono  a ben 
- * altro, 


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Delle  Calabrie.  rS7 

altro  , che  a femplici  di, noli: razioni  di  difcreto  sbaflamento . 
Quivi  il  fuolo  , e gli  edificj  caddero  in  un  folenne  nabilfo . 
Egli  è vero , che  altrove  oilervammo  unite , con  doppio  fe- 
nomeno, la  deprecane , e l' elevazione  del  fuolo  : ma  quivi 
eravi  folo  1' avvallamento  ; e la  compreiliene  ve  deali  d’ edere 
data  di  tanto  pefo,  che  o affatto  non  vi  appariva  il  minino 
vefligio  de  cafameiri  fprofondati , o fe  orma  (e  ne  feovria., 
vi  fi  notava  il  m alluno  grado  d'una  forza  comprimente  , e in. 
tefa  ad  agglutinare,  e a (tìngere  in  mutuo,  e intimo  legame 
le  parti  intrufe  , e conficcate  nel  cavo  della  terra.. 

487.  Qielìo  genio  di  accrefciuta  adefione  non  folo  fi 
rilevava  dallo  fpazio  minore  , in  cui  erano  fiate  ridotte  le 
moli  percoife  , e addentro  la  terra  confitte}  ma  fi  rendea  ma?- 
rtifefto  dallo  (len  a,  che  fi  dunva  nella  fvellere  , e fgombe- 
rare  le  ruine  per  rinvenire  , ed  e Arar  re  dalle  parti  avvallate 
qualche  porzione  delle  fofìanze  , e della  fuppellettile  degli 
afflitti  fuperftiti  cittadini. 

q.38.  All’enorme  nabiiTamento  accennato  fi  unì  una  co- 
piofa  effufione  di  acqua,  che  in  que’  momenti  fatali  ufcì  fuo- 
ri del  cavo  feno  della  terra,:  di  quella  noi  ne  trovammo  an- 
cora al  una  poca  dofe , la  quale  era  gii  pel  lungo  (tagnare  impu- 
tridita . Or  fe  vorrà  porli  mente  alla  circo  danza  , che  il  luo- 
go, ove  tutto  ciò  avvenne  , era  naturalinenre  alcun,  poco  val- 
licofo , e che  perciò  potea  confiderarfi  come  la  parte  pi  ù baf. 
fa  del  paefe  j fi  vedrà  bene  di  quale  equivoca, fu.Ti Ilenia  Ila 
il  fentimento  da  taluni  eruttato  , cioè  , che  il  tremoto  pro- 
duca maggiori  difalìri  nelle  parti  più  aire  e montuofe  , che 
ne' piani,  e nelle  pia  balte  fituazioni . Nel  Rane  fegnato  col 

num 


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Ij3  ISTORIA  DEL  TREMOTO 

cinti.  XXXIII.  può  vederli  non  meno  l’ avvallamento  accennato, 
che  l'orribile  sbaraglio,  e fo quadro , in  cui  fu  polla  quella 
ra  defolata  . 

409.  E perchè  altri  non  creda  di  avere  noi  tede  det- 
to , lenza  fuJhciente  ragione  , che  quivi  la  natura  fpie- 
gò  il  vitando  potere  de’ Tuoi  furori,  torna  a propolito  l'efpor- 
re  un  fenomeno , con  cui  di  moflraiivamente  lì  pruova  che,  oli  re 
al  tremoto  di  elevazione  , di  avvallamento,  di  sbalzo  , e di 
compreiTione , vi  fu  nell' atto  itelfo  il  moto  vorticoft  centrale. 
Tra  lo  fpazio  profondalo , e la  prominenza  o sbalzata , o in- 
franta , trovammo  grolle  matte  di  pavimenti  , e di  fondi  di 
cdiltcj  rivoltati  in  modo,  che  la  fuperficie  era  rovefciata  , e 
polla  colla  faccia  in  giù  in  luogo  di  baie  , e quella  parte  0 
di  pavimento,  o di  fabbrica,  che  era  la  bafe,  flava  allo  fco- 
verto  , e ove  dar  fuole  la  fuperlìcie.  Noi  fra  le  molte  di  tali 
rra de  podc  a sbaraglio,  c foifopra  ne  facemmo  difegnare  una. 
Si  olfervi  il  Rane  fegnato  col  nura.  XXXIV". 

450.  Lungo  le  diade  di  Terranova  vi  erano  alcune  for- 
fè, per  ufo  di  grano  : due  di  elfe  vedeanlì  aperte  , e vote: 
il  terreno  , che  le  copria  , rimafe  violentato  dal  tremoto  : 
•quede  erano  profonde,  e per  quanto  nella  vifibile  interna  par- 
te porea  feovrìrfi  , in  elfe  non  appariva  minimo  fegno  nè  di 
fenditura,  nè  di  lelìone  alcuna:  tirano  avvenimento  in  mezzo 
a tanta , c così  univcrfale  ruina . 

4P  i.  Ma  non  fu  queda  la  fola  volta  , che  noi  vedem- 
mo fomiglianti  capricciofe  efenzioni  : egli  è vero  , che  nella 
parte  abitata  quede  furono  rarifiimejma  pure  oltre  all’ accen- 
nata ne  rinvenimmo  un’  altra  , che  ci  parve  più  diana  ; ed 

ecco-; 


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Delle  Calabri  e,  159 

eccola  . Noi  non  trovammo  immuni  da  ruina  nà  archi  , ni 
angoli  di  muri , ni  volte , ni  lavori  di  mattoni  : tutto  fa  con 
eguale  ferocia  o ridotto  in  rottami  , o sbalzato  di  lancio , o 
nabiffato  . Con  noflra  forprefa  peri  vedemmo  che  di  coda 
alla  flelfa  Chiefa  di  S.  Caterina  , la  quale  mal  g-ado  Torri- 
ma  condizione  delle  fue  fabbriche  , pure  fu  annichilala  , ri- 
mafero ferme  , e intere  alcune  tele  di  cafucce  coflrutte  di  vi- 
lilEmo  tenaloto . 

49  a.  Giaceano  fparfi  tra  i rottami  delle  fabbriche  molti, 
vecchi  volumi  di  carte  , e molti  aggregati  di  effe  , legati  a 
fafcicoli.  In  effi  o non  rinvennimo  alcuna  ledane  , o in  alcu- 
ni non  v'era  altra  fuperficiale  squarciatura,  fe  non  quella,  che 
vi  produlfero  le  malie  delle  ruine , onde  furono  percolili . Fuo- 
ri di  ciò  , in  niun  volume,  o fafcicolo  offervammo  forami  , o- 
altra  magagna.  Comprendiamo  che  tale  circofianza  non  pia- 
cerà gran  fatto  a qualche  fcintillante  fcrittore  ; ma.  noi  mn 
polliamo,  per  illar  dalla  fua  parte  tradire  il  ver)',  e abban- 
donar la.  natura,  la  quale  in  Calabria  fi  dilettò,  di  tutt’ altro  , 
che  di  bacar  carte  . . 

493.  In  un  avanzo  del.  campanile  della  chiefa  di  S.Cate. 
rina  trovammo  un  indice  manifello  del  tremoto  fendente  , uni- 
to allo  sbalzo  . Quello  campanile  li  ellollea  magnificamente  in 
alto  : la  mafiìma  parte  di  elio  fu  ridotta  in  uno  stafeiume  j 
ma  dalla  metà  ne  fu  troncato  , quali  a taglio  netto,  un  pez- 
zo della  lunghezza  di  undici  palmi  , e poche  linee  , e fu  di 
lancio  gettato  nel  mezzo  della  firada  pubblica,  che  vi  è nel- 
la parte  più  Orientale  di  Terranova  . 

494.  Orribile. fu  il  guaito, che  fi  fece  di  tutta  la  prov- 

vido-- 


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ICO  ISTORIA  DEI.  TREMOTI» 

vifione  de' generi  necelfarj  al  foflegno  della  vita  . Si  cadde  fi-, 
no  nella  mancanza  dell’acqua  naturale  , poiché  dilparve  tutta 
1’  acqua  de’  pozzi , e de’  fonti  : i primi  recarono  tutti  fpofon- 
dari , e de’  fecondi  non  ne  rimafe  fuperdite  , fe  non  che  un 
fonte  folo,  da  cui  non  isgorgò  , che  poca  acqua  torbida, 
bianca  dra  , e Hi  reo  fapore  . Qaedo  fonte  in  procreilo  di 
tempo  chiarificoffi  , e fi  rendette  copiofo;  ed  è quel  folo  , che 
poi  redimendoli  nel  pridino  dato , ha  fomminidrata  1’  acquai 
necelfaria  all’  attuale  popolazione  . 

495.  Su  quedo  propofito  merita  rifleffione  una  particolar 
circodanza . Noi  in  molte  parti  trovammo  che  dal  feno  della 
terra  egualmente  accanto  a’ fiumi  , che  in  didanza  da  quedi, 
era  sgorgata,  ed  ufeita  molt’ acqua  ; ma  poi  non  udimmo,  nè 
oilervammo  mai  che  da’  pozzi  folfe  emerfa  , e sboccata  ac- 
qua, nè  poca,  nè  molta;  anzi  quali  codantemente  rilevammo 
che  i pozzi , i quali  in  Calabria  ult  -a  fono  molto  rari , erano 
dati  leli , 0 nabilfati  , e in  confeguenza  rimafero  o a fecco , 
o poveri  di  acqua. 

496.  Chiuderemo  l’articolo  delle  avventure  della  fola 
parte  abitata  di  Terranova  con  un  fenomeno  degno  dell’atten- 
zione de’  favj . La  cafa  di  D.  Francesco  Tati  ni  rimafe  tutta 
infranta,  e didrutta.  In  una  delle  danze  terrene  v’  era  una 
cagna  legata . Dopo  tredici  giorni  dal  di  della  ruina  fi  cercb 
di  difotterrarne  parte  del  mobile.  Nello  fgomberare  i rottami, 
in  un  angolo  della  cafa , fono  la  tutela  di  alcune  travi , ca- 
dute ad  angolo,  fi  rinvenne  la  cagna,  che  credeafi  morta. 
Queda  ancor  vive  , ed  è portentofo  , che  viver  'queda  potef- 
fe  per  tredici  dì  fenza  alimento  di  forta  alcuna , e fenja  aver 

mai 


/ 


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I 


Delle  Calabrie.  iói 

mai  potuto  lambire  nè  pure  una  (lilla  d'  acqua  in  un  luogo  j in 
cui  non  dovea , che  a ftento  giugnere  lo  Hello  aere  libero  _ 
per  qualche  tortuofo , e picciolo  fpi raglio  delle  ruine  . Effa  ne 
ufcì  viva,  e magra;  e lungi  dall’avere  acquiftato  alcun  gra- 
do di  fierezza , o d’ iracondia , ne  venne  fuori  molto  pacifica, 
fommamente  timida,  e allietata  tanto,  che  nell’atto,  che  ri- 
cusò ogni  alimento , non  parve  ingorda , e anelante  eccetto 
che  di  acqua.  „ 

* * * )fc 

497.  Noi  mancheremmo  a tutte  le  leggi  dell’  efattezza, 
fe  voleflìmo  trafcurare  di  tefiere  partitamente  la  ftoria  di  ciò, 
che  ofiervammo  ne’ dintorni  di  Terranova  : quivi  s’ incontrarono 
fenomeni  cotanto  fegnalati,  che  in  nulla  cedono  a quelli,  che 
finora  abbiamo  deferitto. 

498.  Lungi  dalla  difirutta  abitazione  in  diflanza  di  qua- 
li fettecento  palli,  colla  direzione  verfo  mezzogiorno,  e levan- 
te, e propriamente  tra  V ojlro,  e lo  fcirocco , giace  fulla  fini- 
ftra  di  Terranova  un  oliveto , che  fi  appartiene  alle  Monache 
Agojlìniane  di  quel  luogo . Dal  fito  del  defolato  paefe  fino 
all’  efiremo  palio  dell’  oliveto  non  s’ incontra  nè  tra  la  ltrada 
pubblica , nè  frai  terreni  intermedj , e laterali  il  minimo  ve- 
fligio  di  revoluzione  alcuna . Quivi  il  tutto  è in  quel  buon 
ordine  Hello , in  cui  era  prima  della  fatale  fventura , e in  cui 
eller  potrebbe  un  luogo  , ove  il  tremoto  non  folle  mai  av- 
venuto . 

499.  Da  quefio  punto  in  avanti  tutto  per  contrario  fer- 
ba  i caratteri  di  un  rivolgimento  operato  colla  mailima  fero- 

X eia . 


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iói.  Istoria  del  tremoto 

eia AJ  uom  , che  fermi  il  piede  fui  margine  di  quello  oli- 
veto  , ed  erri  intorno  intorno  collo  fguardo , fi  prefenta  un 
teatro,  ornato  di  fpaventevoli  e ruinofifiìme  feene.  Egli  fi 
avvedrà  che  in  dillanza  di  trecento,  e più  paffi  dal  punto 
ove  poggia  , lungo  tutta  la  diflefa  de’  terreni  di  Liguri , di 
Medici , di  Soffre , e delle  fponde  del  fiumicello  Orace , non 
gli  fi  parerà  davante  , fe  non  che  una  lunghini  ma  ferie  di 
terreni  rivolti , e nabiilati , o moftruofamente  fparfi  di  vora- 
gini , e di  fenditure . 

500.  Queft’ uomo  flelfo , abboffando  lo  fguardo,  vedrà 

aperta  a taglio  perpendicolare  una  vafia  folla , la  quale  co- 
mincia dal  terreno,  ove  poggia  i piedi,  c fi  eflende  fino  al- 
le tafi  de’ poderi  enunciati  di  Liguri , e di  Medici , di  Sojf'rè, 
e dell’Orice.  La  profondità  di  quefio  precipizio  eccede  ceu- 
to  palmi  ; la  latitudine  è varia , ma  la  maggiore  è di  trecen- 
to e più  palli  j la  longitudine  fupera  la  milura  di  quattrocen- 
to palli . , 

501.  Ecco  panatamente  i fenomeni  più  Angolari , che 
vi  s’incontrano. 

501.  Vi  ha  quivi  la  dimofìrazione  la  più  evidente, che 
aver  mai  fi  poffa  del  terremoto  di  ibalzo  . Vi  era  fui  margi- 
ne dell’  oliveto  delie  monache  un  ampio  trappeto  da  olio  di  per- 
tinenza delle  medefime  ; ed  indi  fuccedea , a piano  inclinato, 
un  terreno  fparfo  di  ulivi. 

503.  In  luogo  di  tali  cofe  ecco  ciò,  che  ora  vi  fi  ve- 
de. Dall’antico  fuolo  dell’ oliveto  il  trappeto , che  vi  era,  è 
per  la  mailima  parte  feomparfo  , e di  elio  non  n’ eiiftono , che 
pochilfimi  rottami , c alcuni  muri  lconqualfati.  Il  piano  incli- 

„ / . nato 


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Delle  Calabrie.  163 

nato  è divenuto  un  nabiflo,  e forma  una  parte  della  precipi- 
tofa  fojfa , che  annunziammo  nel  num.  500. 

504.  Nella  parte  più  baila  di  quella  fojfa  , e in  diflanza 
di  quali  cento  pad!  dal  luogo,  ove  giacciono  in  alto  i pochi 
avanzi  del  frapperò , fi  o (fervano  pervenuti  tutt’  i rimanenti 
materiali  del  medefimo,  i quali  furono  quivi  sbalzati  con  tut- 
ta quella  parte  di  foolo , che  fu  squarciata  , e svelta  dal  ter- 
reno fuperiore  dell’  oliveto  , che  gli  fervivi  di  bafe  j ma  con 
ilirano,  e vago  modo  tra  le  ruine  del  trappeto  veggonfi  ezian- 
dio giacere  due  grandi  lancelloni , che  fervir  doveano  per  la 
conlervazione  dell’  olio . 

505.  Tutta  la  porzione  del  fuolo  , che  fu  dal  fuperio- 
re terreno  divelta,  e di  lancio  sbalzata  nell’aperta  folla,  ve- 
dali da  lunghe  e larghe  fenditure  fpaccata  di  tratto  in  tratto: 
tutta  quella  fabbrica  del  trappeto,  che  tolta  dalla  lua  fede, 
pervenne  con  la  della  fua  bafe  giù  nella  folfa,  è ridotta  in 
minuti  rottami  • e i due  lance!  Ioni , per  contrario , tipo  lino 
su  tanta  mina  interi , e fenza  il  legno  della  minima  lefione . 
Uno  di  elfi  è colla  tocca  girata  al  mezzogiorno  : l'altro,  che 
giace  poco  lungi  dal  primo  , ha  per  1’  oppolio  la  la/e  rivolta 
al  mezzogiorno  ideilo  • e tutti  e due  fembrano  non  ivi  fpinti 
di  lancio,  ma  gentilmente,  e con  diligenza  deportati . 

506.  Oltre  a tali  cofe  recava  pofeia  orrore  il  contem- 
plare quella  prodigioia  copia  di  fenditure , che  s’incontrano  non 
folo  lungo  tutto  il  dorfo  del  divifato  oliveto , e degli  delfi 
terreni  conterminali,  ma  altresì  per  moltifnmo  tratto  dell'aper- 
ta folla.  Alcune  di  elle  hanno  la  profondità  di  otto  palmi,  e 
altre  di  tredici } e ve  n’  ha  due  y che  fono  profo.  de  venti  e 

X z r’ià 


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1 6+  Istoria  dei.  tremoto 

più- palmi.  La  latitudine  di  quelle  aperture  è di  varia  mi  fu- 
ra , ma'  niuna  eccede  la  larghezza  di  quattro  palmi  . Per  ri- 
guardo alla  loró  cftenfione , quella  era  per  lo  più  corta;  e fic- 
co ni  e pio  ben  dirli  ch’eia  difficile  il  poter  trovare  altrove 
numero  maggiore  di  fenditure  ; così  francamente  può  afferà  li 
che  quelle  erano  a puciole , e brevi  partite  . Effe  quali  tut- 
te pareano  fatte  a taglio  netto , e fucceluvo  ; ma  con  una  di- 
rezione confufa , varia,  e indifìinta  a fegno  che  non  ammet- 
teano  ordine  alcuno , nè  lafciavano  luogo  da  potere  in  mini- 
mo modo  determinare  onde  traeffero  il  loro  incominciamento. 
Ciò  è di  tale  collante  verità,  che  nulla  era  più  facile,  quan- 
to il  vedere  fìabilite  in  pochi  palmi  di  terreno  fenditure  di 
così  varia,  e oppofia  direzione , che  era  forza  il  credere,  che 
effe  lungi  dal  provenire  da  una  cagione  operante  per  un  folo 
lato  , dipendeano  anzi  da  una  cagione  univerfalmcnte  intenta 
a operare  per  tutti  i lati  , e per  tutti  i contrarj  punìbili 
affetti . / 

5 0 /•  Alle  llrabocchevoli  fenditure , fatte  nel  fuolo , li 
aSS‘u3neano  molte  larghe  e profonde  lacerazioni , avvenute  lun- 
ghelfo  tutto  la  faccia  de’ terreni  fuperiori , e laterali.  Quelli 
erano  rimali  a nudo , e llranamente  fcorticati  ; e le  grandi 
malie , che  ne  furono  divelte , vedeanfr  ove  fpinte  da  una  in 
altra  fede  , ove  rivolte  , o disfatte , ed  ove  confufe  con  gli  al- 
beri , e colle  piante  , che  nell’orrendo  fconquaffo  feguirono 
1’  erramento  delle  medelìme  terre  . 

508.  Ma  ciò,  che  in  tanta  ruina  occupava  più  di  tutt’ 
altro  lo  fguardo , li  era  1’  enorme  copia  delle  valle  moli  di  una 
creta  terrejlrc  concacca , fallibile , e con  gli  acidi  cjfervejcentcj 

a tal 


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Del*;  e Calabrie.  165 

a tal  che  non  veiearvli  per  ogni  dove  y che  monti  di  creta , 
la  quale  , fiaccandoli  dall’  interno  feno  de’  terreni  squarciati , 
avea  di  fe  {iella  ripiena  lunghiffima  dilìefa  di  poderi  » 

Quelli  malli  di  creta  erano  più  numerali , e di  co- 
fpicua  grandezza  foprattutto  nella  contrada  detta  di  D.  Flavia , 
nel  podere  de' Tutine,  e nel  territorio  degli  A J coli . La  creta  di 
cotelli  malli  era  formata  a lira  ti  orizzontali , i quali  erano  al- 
ti ove  di  12  , e ove  di  20  palmi . Ella  contenea  varj  tejla- 
cci , e varie  belle  conche  bivalvi , delle  quali  noi  raccogliem- 
mo non  ifearfa  porzione  , per  ornarne  il  mufeo  della  ftoria 
naturale  della  R.  A.  Si  vegga  il  Rame  fegnato  col  num.  XXXV. 

510.  Finalmente  rendeano  compiuto  uno  fpenacolo  così 
trillo,  e grandiofo  due  nuovi  Jhgni,  prodotti  non  folo  dall’in- 
terrotto corfo  dell’  Orace , il  quale  feorrendo-  per  un  vallone  , 
a cui  fi  dà  la  fteffa  denominazione  del  fiume  , e che  circon- 
dando i terreni  , ove  giacquero  i Cappuccini , e gli  Agojli- 
niani  , sboccava  finalmente  nel  Marro  quali  dugento  , e più 
canne  fuperiormente  al  foni  j.  ma  eziandìo  dal  iòfpefo  fcolo 
dello  Hello  foni,  fiume,  che  con  lungo  giro  andava  ad  unirli 
al  Ma.-ro . Quefte  acque  erano  fiate  foppreife , e interchiufe 
dagl’  immenfi  malli  di  creta,  e di  terreno,  i quali,  rumando, 
aveano  sì  fattamente  occupato  il  letto  delle  medelime , che  fi 
era  loro  tolto  ogni  mezzo  di  fuperare  l’alto  oliacolo,  e ’l  gra- 
ve argine  interpofto  da  quelli . 

5 11.  Nè  qui  finirono  i terribili  rivolgimenti  avvenu- 
ti ne’ dintorni  di  Terranova.  Da’ luoghi  deferitti  palfandofi  fili- 
la dritta , colla  direzione  da  mezzogiorno  a ponente , fi  offre  al- 
lo fguardo  dell’  olfervatore  un’  altra  molimela,  feena  di  fertili 

pian- 


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Ttr  MOTO 


166  Istoria  dei. 

piante  , e di  pingui  terreni  podi  a foqquadro . 

512.  A chi  poggia  il  piede  fui  lungo  podere  de’  Tu  tini , 
che  ha  l’ afpetto  a mezzogiorno  , fi  prefentano  varj  terreni . 
Guardando  egli  a ponente  offerverà  in  alto  prima  il  vaflo 
olivete  degli  Agofiiniani , e poi  i rimafugli  de’  loro  difirutti 
edilìcj  : egli  feoprirà  appiè  dello  fleflò  oliveto  una  valletta  ; e fi- 
lialmente a dirimpetto,  in  difìanza  di  400  palli , vedrà  una  con- 
fiderabile  di  Ile  fa  di  polfelfioni  appartenenti  a'  Canonici  di  Ter- 
ranova . 

513.  Scorrea  lungo  il  più  baffo  pendio  di  quefti  ter- 
reni un  fonte  , e 1’  Orace  . 

514.  Il  podere  de’  Tati  ni  era  nella  parte  fuperiore  fpar- 
fo  di  ulivi , e femenzato  di  lino  j e le  biade  , e le  vili  ne 
ricoprivano  il  fuolo  di  quella  balla  parte  , che  corrifpondeva 
alla  valletta,  che  teflè  accennammo. 

515.  La  lunga  eftenfione  de’ terreni , appartenenti  a'  Ca- 
nonici, era  vagamente  ornata  di  ulivi,  di  caftagni,e  di  viti. 

5 1 6.  Tutto  quello  fpazio  , che  dividea  il  podere  de’ 
Tutini  da’  terreni  de’  Canonici  , e che  nel  baffo  era  bagnato 
dal  fonte , e dall’  Orace  , nel  momento  fatale  del  tremoto , orri- 
bilmente rivolvendofi  , fi  converti  in  una  valle  ruinofa . Na- 
biffarono  molte  porzioni  di  terreno  : fi  fquarciarono  copiofe 
parti  de' poderi  de’  Canonici , dell’ oliveto  degli  Agofiiniani , e 
del  territorio  de’  Tutini  ; e altre  flritolandolì  in  frantumi  , e 
altre  in  confufo  modo  anima® celandoli , piombarono  di  sbalzo 
ncli’  aperta  precipitofa  valle  . Mancate  le  bafi  , e rivolli  i 
terreni,  gli  alberi  , le  viti,  le  biade,  e ’l  lino  , perduta  la 
propria  loro  fede,  fi  divifevo  dal  fuolo  natio  , e fi  lanciarono 
nel  fo  uopo  fio  precipizio.  517. 


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Delle  Calabrie,  167' 

517.  Il  fonte  difparve  ; e 1’ acqua  perdendo  il  fuo  an- 
tico letto , fi  aperfe  nuove  fi  rade  , e fcappb  fuori  inondando 
le  malie  rivolte  , e novellamente  pervenute  nel  profondato 
terreno  . Il  liumicello  fi  convertì  in  un  lago  , che  occupi 
non  picciola  parte  della  nuova  valle  , e della  valletta  con- 
terminale a’territorj  de’  Canonici , e de’  Tati  ni , e polla  appiè 
dell’  oliveto  degli  Agojiiniani  . Quefio  lago  ricoprì  i terreni , 
e affbg'j  gli  alberi  in  modo  , che  in  certi  liti  appena  fe  ne 
fcoprivano  le  cime . 

518.  Ma  ciò,  che  facea  il  più  grave  fpettacolo  in  tan- 
to rivolgimento  , era  la  copia  prodigiofa  della  creta  concacea , 
La  quale  fa  dal  tremoto  in  parte  divelta  dalle  pareti  de’  ter- 
reni fquarciati  , e in  altra  parte  efpulfa  , e per  coti  dire  , 
vomitata  dal  feno  dell’aperta  terra  . Quella  , a malli  d’ im- 
menfa  mole  , era  fcorfa  per  diftanze  conlilerabili  ; e fi  prefen- 
tava  da  per  tutto , elevandoli  ove  a foggia  di  colline  , ove  in 
fembianza  di  muri  rovcfciati  fenza  frangerli  , e ove  a modo 
di  monti . Ciò  non  folo  fi  oflerv'o  in  tutto  il  diltretto  di  que- 
llo precipizio , ma  anche  ne’  fuoi  dintorni , e per  la  eftenfio- 
ne  di  più  di  tre  miglia , torcendo  da  man  manca , e feguen- 
do  le  bali  de’ monti  , che  da  mezzogiorno  hanno  per  termine 
Varapodi  . Tutto  il  tratto  di  cotelìe  terre  rivolte  non  era  di 
facile  accello . Per  lo  più  non  reggeva  al  ptfo  del  piede  , a 
cui  fi  offrivano  perpetui  oftacoli  di  creta  inacquata,  di  limo  , e 
di  acque  Jiagnanti  . Accrefcea  la  difficoltà  de’  paffi  precipito!! 
il  di  ferramento  , e ’l  guaflo  degli  alberi , i quali  dalle  propie 
fedi  sbarbicati,  erano  corfi , e caduti  con  incerta  difperfione , 
e di  danza  . Si  olfervi  il  Rame  fegnato  col  nani.  XXXVI. 

5 '9- 


\ 


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l6S  Istoria  BEL  TREMOTO 

5 j p.  NeH'erterna  faccia,  e nell’ interno  di  quella  cretti 
li  trovarono  unite,  e ammaliate  varie  conche  iivalvi . Noi  ne 
raccogliemmo  una  difereta  porzione  , per  canfervarla  nel  no- 
ftro  mufeo  di  ftoria  naturale . 

* * * * 

510.  Ritornandofi  su  i propri  palli  verfo  la  di  ft rutta  Ter- 
ranova , e volgendoli  verfo  quella  parte , che  gira  da  mezzo- 
giorno a oriente  colla  direzione  tra  lo  fcirocco , e ’l  levante , non 
fi  rinviene  alcun  vefìigio  nè  di  mine  , nè  di  terre  lacerate  . 
Il  Paolo  è in  iftato  naturale  , e gli  oliveti , e le  altre  piante 
non  hanno  folTerta  la  minima  alterazione . In  quello  lito  tro- 
vammo erette  molte  baracche  , le  quali  erano  picciolc,  mitiche, 
c troppo  tumultuariamente  affollate;  e ancorché  fe  ne  follerò 
vedute  alcune  con  buon  ordine,  e con  fulliciente  comodo  inrti- 
tuite , non  lafciammo  però  di  commiferarne  il  trillo  fato , a 
cui  ragionevolmente  ci  parve , che  avelie  dovute  condurle  la 
fervida  ellate , e l’impuro  fiato  delle  tante  aperte  voragini, 
e de’  circondanti  ftagni . 

51  r.  Non  farà  vano  il  notare  che  in  tutto  quefto  trat- 
to di  terreni  , a’  quali  toccb  in  forte  di  rimanerne  illeli  in 
mezzo  a tante  revoluzioni , che  pofero  a foqquadro  le  circon- 
vicine terre,  erano  principalmente  vilibili,e  quaft  dominanti 
alcuni  lunghi , e deitli  Pirati  di  arena  ferruginofa , di  atro  colo- 
re ( 1),  fottopofti  a piccioli  e fonili  ma  1T1  di  terra  atra  vegetati- 
le , e fovra Pianti  a un  terreno  ghiajofo  mirto,  e tinto  di  ocra 
ferrea  (z).  5-.!, 

(l)  Si  vegga  Wailcr.  fyfl.  min.  t.  1.  §.  35.  p.  114. 

{z ) Si  ojfervi  Linn.  fyfl.  nat,  t.  3.  p.  jpj. 


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Delle  Calabrie.  169 

512.  PaiTandoli  oltre  , da  tal  punto  fino  a tutta  quella 
ben  lunga  diflefa  di  terre  , che  da  oriente  inchina  verfo  Jet - 
tentrione , cioè  da  levante  a greco  , e termina  all’  oliveto  de’ 
Celejlini , ove  ora  fono  le  baracche  de’  medelimi  , e la  gran 
bella  tenda  , che  fa  le  veci  di  Chiefa , tutto  fembra  intero , 
e non  lefo  in  mini  no  modo  dal  tremoto . Quello  terreno  è 
vegetabile , e di  color  folco  , e cimentato  col  fuoco , diven- 
ta rollkgno . 

513.  Ma  per  bello  che  folfe  il  vedere  in  un  luogo  tanto 
defoiato  quelle  lunghe  , e Angolari  efenzioni,  era  poi  troppo  do- 
lorato 1’  oirervare  , che  ballava  allontanare  il  piede  per  pochi 
palli  da  quelli  liti  , e volgerli  da  oriente  a Jettentrione  colla 
direzione  da  greco  a tramontana , per  urtare  immediate  in  nuo- 
vi, e gravilfimi  rivolgimenti.  Di  fatto  fi  vedea  che  il  terre- 
no era  pieno  di  lacerazioni  , fatte  non  già  a folchi  brevi , e 
interrotti,  ma  a fenditure  laighe,  e di  fuccefliva,e  continua 
efienfione  . Nella  loro  direzione  mancava  l’ uniformità  ••  altre 
fembravano  incominciate  per  odiente  , e difpolìe  a terminare 
per  Jettentrione  : altre  flavan  dirette  dal  mezzogiorno  al  ponen- 
te : ed  altre  per  contrario  partivano  dal  lato  del  ponente  , e 
s’  avviavano  verfo  il  mezzogiorno  . 

'ir  * * * 

524.  Nè  alle  fole  fenditure  de’  terreni  riduconli  tutt’ i 
difaflri  prodotti  dal  tremoto  in  qucfti  fiti  . Quivi  fono  olfer- 
vabili  varj  fenomeni  di  confeguenza . 

515.  Per  poco  che  drizzava!!  il  guardo  verfo  quella 

Y lunga 


ijo  Istoria  del  tremoto 

lunga  dille  fa  di  terreni , che  fono  dall’  una  all’  altra  pendice 
della  valle , che  dà  ricetto  al  Solì , e che  divide  la  gran  rupe 
di  Molochicllo  da  Terranova , tutto  ciò  , che  fi  parava  a farli 
clTervare , prefentava  gli  oggetti  del  maflimo  rivolgimento . 
Quivi  vedeanfi  e piani,  e colline,  ed  utili , o felvagge  piante 
pofl’  a foqquadro  nel  modo  il  più  rabbiofo , e fpaventevole . 
Quivi  nacque  un  lungo , e profondo  fìagno  ; e quivi  rivolen- 
doli i terreni , per  render  compiuta  la  fcena  dell’  orrore  , fi 
videro  cumulati  a’  formidabili  effetti  dell’  avvallamento  , e della 
elevazione  gl'impetuofi  sforzi  dello  sbalzo  dalle  parti  ime  alle 
fomme  , e da  quelle  a quelle  ; e a tutti  cotefti  difaftri  fi  con- 
giunfero  gli  opporti  fenomeni  di  un  grave  laceramento  unito 
al  più  attivo  sbaraglio , e alla  più  violenta  difperfione  . Si 
ofTervi  il  Rame , fegnato  col  num.  XXXVII. 

516.  Quefte  tenibili  circortanze  ci  danno  tutta  la  ra- 
gione di  porre  a parallello  i gradi  de’  maggiori  , o minori 
fowertimenti , che  avvennero  nelle  diverfe  parti  di  quello 
infelice  paefe. 

517.  Terranova  co’ fuoi  edificj  , e co’  fuoi  dintorni  può 
bene  confiderarfi  come  un  monte  circondato  da  ponente  a mez- 
zogiorno , 6 da  quello  a oriente  da  una  vallata  , interrotta  da 
molte  picciole  colline  . Tutta  la  parte  fuperiore  di  quefto 
monte  o è quali  a fuperficie  piana,  o è a piano  inclinato. 

5ì3.  Noi  vedemmo  poco  innanzi  che  quella  pianura 
fu  con  ilìrano  capriccio  in  alcuni  luoghi  non  lefa , e in  altri 
grave  mente  lacerata . 

529.  Non  neghiamo  che  una  parte  della  fuperficie  di 
quello  monte  fu  orridamente  malmenata  dal  tremoto  ,•  ma  dee 

anche 


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Delle  Calabrie.  171 

anche  confefiarfi  che  la  parte  maggiore  della  medefima  o fu 
poco  lefa  , 0 fu  tanto  rifparmiata  , che  in  effa  non  appare 
orma  di  minimo  danno . 

5 30.  Ma  per  quanto  cib  Ila  vero , non  è per  cib  che 
dire  lì  polla  lo  fìeflo  di  quelle  parti  laterali  di  quello  mon- 
te , che  fi  trovano  polle  lungo  le  direzioni  accennate  . In  ef- 
fe avvenne  1’  oppofito  di  cib , che  nella  fuperficie  accadde . 

531.  La  parte  malfima  fu  tutta  oltraggiata}  e per  con- 
trario minima  fu  la  parte  , che  ne  rimafe  illefa  : orrende  fu- 
rono le  rivoluzioni  avvenute  ne’  terreni  , e negli  alberi  j ed 
enorme  fu  la  copia  della  creta  , che  apparve  ove  dianzi  non 
fe  n'  era  orma  alcuna  veduta  . 

5 31.  Nella  valle  fi  formarono  le  più  mollruofe  altera- 
zioni, e tra  quefte  di  enorme  danno  furono  i molti  laghi , che 
vi  fi  produlfero  a cagione  del  corfo  delle  acque  , intercettate 
dalla  ruina  de’  terreni , dalla  difperfione  degli  alberi , e dalle 
varie  moli  di  creta,  che  come  malie  ambulatone  errarono  da 
uno  in  altro  luogo . Somme  furono  le  cure  del  Governo  per 
appreftare  i più  efficaci  , e pronti  ripari  a si  fatto  difaftro , 
il  quale  troppo  da  vicino  feriva  la  falute  di  que’  miferi , che 
fopravviffero  alla  ftrage  fatale  ; ma  non  oflanti  le  più  attive 
provvidenze , colle  quali  fu  tentato  di  diffeccare  i luoghi  inon- 
dati , non  riufeì , fe  non  fe  tardi  al  zelo  del  valqrofo  , e 
degno  Ufficiale  , a cui  fu  commeffa  tal  cura  , di  cominciar  a 
dare  alle  acque  ftagnanti  il  neceffario  avviamento  , principal- 
mente pel  fiume  1 Salii  tanta  era  la  copia,  e la  forza  degli 
olìacoli , che  conveniva  fuperare  . 

533.  Dicali  di  palfaggio.  Noi  volemmo  e fiere  fpettato- 

Y 1 ri 


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171  Istoria  del  tremoto 

ri  dello  Scioglimento , che  il  Sig.  D.  Michele  Laprea  comin- 
cio a dare  alle  acque  de’  laghi  . A quefie  fi  dette  lo  fcolo 
per  l’ofìrutto  letto  del  fiume  Soli . Sentimmo  con  orrore  l'ab- 
bominevole,  e pericoloso  odore,  che  fpirava  dal  lordo  volume 
delle  medefime , todo  che  cominciarono  a fprigionarfi  : tanta 
era  la  depravazione  in  elle  già  conceputa  o per  la  perdita 
del  moto  , o per  le  tante  ignote  vittime , che  in  quelle  vo- 
ragini-li erano  incadaverite  ; ed  eravamo  ancora  in  Moggio  ! 

5 3f.  Se  era  doloralo  a vederli  lo  fiato  compaflionevole, 
in  cui  la  rivoluzione  fifica  in  sì  bei  luoghi  avvenuia,  avea 
ridotta  Terranova , e i fuoi  dintorni  , era  per  contrario  dolce 
cola  a contemplarli  , e degna  di  elfcre  ammirata  rarnoro- 
fa  e caritativa  cura  , con  cui  quivi  replicatamentc  ac- 
corfe  Colui , nella  cui  mano  dava  depofitata  non  meno  la 
Suprema  amminidrazione  della  giudizia , che  la  paterna , « 
benefica  munificenza  del  Trono . dson  li  lafciò  mezzo  inten- 
tato , onde  poterli  edrarre  dal  profondo  feno  delle  rovine  le 
robe  fepoltevi  dal  tremoto , e fedelmente  redimirle  alla  do- 
lente popolazione  . Si  attefe  con  ogni  più  gelofa  vigilanza  a 
ridorare  i feriti,  a foccorrere  i miferi,  e a dedare  l’agia- 
tezza , la  pace , e ’l  buon  ordine  fociale  in  un  luogo , in  cui 
tutto  era  in  preda  alla  più  crudele  , e Scoraggiarne  deflazio- 
ne . E per  ciò  , che  riguarda  il  determinato  desìo , e la  dura 
imprefa  di  dilfeccare  gli  dagni,era  bello  il  vedere  in  un  paefe 
Spopolato  , dallo  fpuntar  del  giorno  quali  fino  alla  più  tarda 
fera,  impiegali  a centinaja  uomini,  e donne,  che  quivi, 
Spargendoli  a larga  itiano  i foccorfi  della  Sovranità , accorrer  fi 
fecero  da’  dintorni  di  tutto  il  vado  didretto  di  Terranova  . 

53J« 


1 


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y 


Delle'Calabrie.  173 

* ★ * * 

535.  E’  degno  dell’  attenzione  del  fìlofofo  il  riflettere 
lidia  naturale  condizione  de’  terreni,  ne’ quali  tante  e sì  Ara- 
ne fcene  fi  rapprefentarono  . La  fuperficie  del  fuolo , ove  T er- 
ranora  flava  edificata  , era  ricoperta  lino  alla  profondità  di 
cinque  , e fei  palmi  di  terra  atra  vegetabile , a cui  fuccedea 
uno  Arato  di  a ena  ferrea , o di  ghiaja  denfamente  uni’ a a un’ 
ocra  di  ferro:  ti  quefìo  ferviva  di  bafe  un  altro  Arato  ben  al- 
to di  arena  .fi a -a , arida,  minuta,  e fparfa  di  miche , il  qua- 
le in  alcuni  liti  era  foprappoflo  a banchi  di  arena  eterogenea,  e 
in  confuto  modo  agglutinata,  e piena  di  radici  vegetabili,  di 
ocra  flava,  e di  lapilli  di  diverfo  genere',  per  Io  piu  rotola- 
ti ; e in  altre  parti  ripofava  fopra  grandi  nudi  di  creta  bian- 
cajlra , o di  color  biadetto , la  quale  era  l’ultimo  de’  materia- 
li , che  dalla  rivoluzione  fifica  fi  rendettero  alla  mattina  pro- 
fondità olfervabili , e manifcfii . 

536.  Or  tutto  queflo  vario  aggregato  di  terre,  di  are- 
na, e di  creta  fu  orrendamente  commolTo;  e’1  fuolo,  che  gli 
fovraflava  , e che  fervi  di  bafe  alle  fabbriche  di  Terranova , 
rimale  rutto  fconqualfato . 

5 37.  Ufcendoli  dal  recinto  dell’abitato,  e avviandoti  per 
la  Arada  pubblica,  che  mena  a’  Cappuccini , e quindi  agli  Ago- 
Jliniani  , dopo  trenta  in  quaranta  palfi  , non  vi  ha  più  vefii- 
gio  di  leiioni . Da  queflo  punto  lino  al  filo  delle  baracche  in- 
feriori vi  fono  più  di  300  patii  : quivi  tutto  è nel  piu  buon 
ordine  po (libile  $ e le  parti  integranti  del  terreno  vifibile  fi 
rappiefenrano  dalla  terra  vegetabile  , e da  grandi  malli  di 
a.  ena  ferruginosa  Arettamente  addentata  . 

53S. 


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1 74  Istoria  del  tremoto 

5 38.  Da  quefte  fino  all’  oliveto  delle  Monache  , e quali 
lungi', elio  quel  filo,  ove  fu  il  trappeto,  di  cui  altrove  ragio- 
nammo , vi  fono  almeno  altri  300  palTi  j e la  graziofa 
efenzione  da  ogni  rivolgimento  continua  , e fi  e (tende  da 
man  manca  per  più  di  un  miglio,  e da  man  delira  per  qua- 
fi  34.  c palli . 

539.  Dal  punto  , ove  giacque  il  trappeto  fino  a tutta 
la  lunga  ditìefa  non  meno  de’territorj  de’  Tutini , e degli  Ago- 
Jìiniani , che  de’  poderi  de’  Canonici  , de’  Medici  , de’  Soffrì , 
e delle  fponde  dell’  Orace , la  cofiituzione  de’ terreni,  la  qua- 
le è manifeftamente  vifibile  negli  Idrati  , che  comparirono 
nella  fàccia  de’  terreni  medefimi  cotanto  lacerati  e fconvolti , 
è del  tutto  eguale  a quella  del  fuolo  rifpettato  ; e pure ‘ve- 
demmo più  che  abbatìanza  quale  orrendo , e mollruofo  gover- 
no il  tremoto  ne  fece . 

54.0.  Dal  llto  dell’ enunciate  baracche  inferiori  fino  alle 
fi  peri  ori , che  giacciono  in  altri  poderi  da  man  manca  , vi  è 
uno  fpazio  maggiore  di  400  paifi ; e da  quefte  fino  al  luogo, 
ove  fono  le  baracche , e la  tenda  de’  Celejiini  , vi  fono  altri 
eco  e più  padi  di  dilìanza . In  tutto  quello  dillretto  la  qua- 
lità delle  terre  è la  fteiìà  ftelTilfima  di  quella  , che  già  no- 
tammo ; e quivi  per  ogni  dove  è bello  il  vedere  durevole , 
e coftante  l’ efenzione  da  ogni  minima  labe , o fenditura . 

541.  Si  (corrono  appena  60  paffi  lungi  dal  ricovero  de’ 
Celejiini  ; ed  ecco  che  tutto  è ruina  , e tutto  annunzia  nuo- 
vi , e maffimi  rivolgimenti , ad  onta  della  eguale  condizione 
delle  parti  integranti  del  terreno  : tanto  è fallace  , e vano  il 
lufingarfi  di  potere  ne’  componenti  vijibili  delle  terre  rinveni- 
re i 


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Delle  Calabrie. 


*7$ 

re  i principi , e i femi  di  quella  forza  indefinita  , che  con- 
velle , e mette  in  Scompiglio  le  fteife  terre , e quanto  su  di 
eife  la  fuperbia  , o l’ induftria  degli  uomini  v’  innalza  , e 
ftabilifce  . 

Molochicllo  . 

541.  Di  fianco  alla  minata  Terranova  , e propiamente 
alla  fini  lira  di  chi  vi  fale , dopo  l’ interpolo  Soli , e ’1  preci- 
pitofo  vallone , giacea  full’ erto  d’una  rupe  altiiTima  Molochul- 
lo  . Quello  infelice  paefetto  fu  devallato  in  così  orrido  mo- 
do , che  ora  non  fi  ollervano  , che  mefchiniifimi  fcgni  della 
fua  prima  efillenza  . Dall’  uno  all’  altro  lato  la  mafia  della  rupe 
fu  con  tanta  ferocia  percofia , che  di  ella  n’  è rimafo  vifibile 
fol  tanto  un  acuto  dorfo  , e tutto  il  rello  fu  dillrut.o , come 
fé  a taglio  perpendicolare  folfe  fiato  recifo. 

543.  Sulle  poche  linee  dell’  enunciato  dorfo  fopravvanza- 
no  ancora  alcuni  giovani  alberi  di  cailagne,  e ne  mancano  tut- 
ti gli  altri,  che  in  vaghiamo  modo  coprivano  il  piano  fupe- 
riore  , e lo  fdrucciolevole  fuolo  della  rupe  , la  quale  era  per 
anche  ornata  di  fruttifere  viti,  di  gelfi,  e di  ulivi  . Gli  al- 
beri, le  fabbriche,  le  terrene  prelTochè  tutta  la  picciola  po- 
polazione ebbero  quali  un  fato  folo  ; e quindi  in  miferando 
modo  una  parte  ne  fu  lanciata  di  falto  nel  precipizio  corri- 
fpondente  al  Vallone , e al  Solì  ; e un’  altra , come  malia  fcor- 
Tevole  , e peregrinante  , declinò  fdrucciolando  , e corfe  fino 
alla  pianura,  e al  Marro . 

544.  Il  furibondo  agitamento  della  natura  non  fi  con- 
tenne folo  in  quelli  limiti  $ ma  fi  eltefe  altresì  fugli  ftelfi 

afili 


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T-.g  Istoria,  dei.  tremoto 

afili  delle  ceneri,  e degli  otti  de’ miferi  mortali . Cola  orribile 
a vederli  ! Sulla  fquarciata  faccia  della  rupe , ove  giacque  Mo- 
lochlello  , pendevano  ammairate  le  reliquie  de’  cadaveri  ripo- 
fie  nelle  cupe  fotte  , le  quali  per  lo  fquarcio  avvenuto  ne’ 
fianchi  della  rupe  detta,  rimafero  a nudo,  Cantonate  , e per 
metà  divife.  Si  oilervi  il  Rime,  fognato  col  num.  XXXV III. 

* * * * 

545.  In  Molochiello  avvennero  due  fotti  degni  di  non 
elfere  trafandati  fenza  convenevole  ricordanza  . Varj  furono 
gl'  infelici  agricoltori , i quali  nell’  atto  eh  erano  intenti  a la- 
vorare i poderi  elidenti  lungo  quelle  colie  della  rupe  , che  cor- 
rifpondeano  al  Marra  , furono  dal  tremoto  forprefi  , e dalla 
repentina  confeguente  ruina  affogati  fotto  il  pelo  delle  im- 
menfc  moli  rivolte . Ma  in  tanta  devaftazione  di  uomini  , di 
animali , di  alberi  , e di  terreni  piacque  alla  natura  di  con- 
fervare  in  vita  un  coraggiofo  giovane  agricoltore  , chiamato 
Antonio  Avati , nel  modo  il  più  forprendente , che  mai  dar  fi 
poteffe . 

5^.  Qiiefti  fi  era  rampicato  sul  più  folto  nerboruto 
tronco  di  un  alto  cadagno  per  reciderne  gl’  inutili  rami . Re- 
pente tremò  la  terra,  e repente  l’albero  cominciò  da  cima  a 
fondo  a ondolare . Allo  drano  muovimento  il  mifero  Aiati  fi 
drinfe , e avviticchiò  tenacemente  a quel  tronco  dello  , 1 
cui  rami  dianzi  feriva.  Tutta  quella  parte  di  fuolo,  che  ler- 
viva  di  bafe  all’  albero  fatale  a cui  egli  aveva  affidata  la 
vita  , fciogliendofi  da’  tenaci  fuoi  nodi  antichi , rimale  fchian- 

tata 


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Delle  Calabrie.  177 

tata  dal  più  profondo  della  propria  fede , c portando  sul  fuo 
dorfo  l’albero  vacillante  , e l’ attonito  agricoltore  , fi  molle 
daila  più  alta  parte  della  rupe  lungo  il  dorfo  della  medefi- 
rna , e in  maniera  fdrucciolcvole  , fcorrendo  per  più  di  300 
pafil  , giunfe  poco  lungi  dal  Mano  . Arrivato  colà  rimafe 
alquanto  declive  j ma  non  ruinb  tra  la  copia  del  terreno  , e 
de’  materiali , che  ftrada  facendo  , trafcinò  feco  , e gli  fi  affollò 
d’ intorno  . L’ Avuti  ben  fortunato  vide  con  piacere  il  ter- 
mine di  cosi  Urano  viaggio  ; e rapidamente  abbandonando  il 
foftegno  della  fua  falvezza , il  guatò  con  batticuore  , e fug- 
gilfene  pieno  di  vita , e di  fpavento  . 

5+7-  Quello  fteffo  dì,  che  apportò  la  defolazione  a Mo- 
lochiello , diftrufle , e fpinfe  giù  per  lo  monte  la  ruftica  cafa  di 
Grazia  Albancfi , moglie  di  Giufeppe  Zema  . Quella  infelice  era 
madre  di  un  bambino  di  tenera  età,  che  giacca,  forfè  placidamente 
dormendo , in  una  rozza  balla  culla  , avvolto  tra  mefchine  fa- 
fce  . Non  fa  ridirli  nè  in  quale  attitudine  , nè  in  quale  an- 
golo della  cafuccia  ritrovavafi  mai  la  mifera  madre  j foltanto 
è noto  che  ella  fu  involta  nello  ftelfo  fato,  che  tanti  ne  op- 
prefle,  e reftò  affogata,  e fepolta  fotto  le  immenfe  moli  delle 
fabbriche , del  terreno , e della  creta , che  giù  minando  dalla 
rupe  di  Molochicllo  , fi  confulero  tra’  ciechi  feni  de’  terreni 
nabiffati  lungo  la  fchiena  della  medefima  rupe  . 

5+8.  Colla  infelice  madre  fi  credette  anche  perduto  il 
bambino  j e i parenti  addolorati  cercarono  in  vano  i cadave- 
ri dell’ una , e dell’altro  . Dopo  lo  fpazio  di  tre  giorni  fi  udi- 
rono alcuni  ofcuri  vagiti  da  coloro , che  andavano  tra  le  mi- 
ne raccogliendo  gli  avanzi  della  fepolta  loro  fcarfa  fuppellet- 

Z tile  . 


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/ 


Istoria  del  t remoto 

tile  . In  un  angolo  rimoto  de’  dirupi  , prodotti  dal  fatale  ri- 
volgimento  di  tanti  terreni , fi  vide  giacer  declive  , e cinta 
di  fango  la  culla,  e ’l  bambino.  Accorfero  pietofi,  e 1’  eftraf- 
fero  vivo  da  quell’  orrendo  periglio . Egli  era  quali  rauco  dal 
pianto , figlio  del  folo  fenfo  della  fame , e della  fete  : parea 
quali  affiderato  per  effetto  della  pioggia , e del  freddo  ; ed  in 
brevi  dì  erafi  dimagrato  al  fommo . Noi  fìelii  volemmo  cono- 
fcere  quello  bambino , e 1 ritrovammo  tra  le  braccia  di  una 
zia  materna  , che  abita  a Scrofonìo  , non  molto  lungi  dalla 
baracca  della  rammentata  Marafoti . ElTo  ferbava  nel  vifo  i 
legni  del  difafiro  fofferto  , e la  fua  macchinuccia  era  rimafa 
imbecille  , e di  viziofa  nutrizione . . 

549.  Quello  fenomeno  include  molte  cole  forprendenti. 
Il  luogo  angullo  , e ruinofo  , in  cui  trovofli  afcofa  la  culla, 
non  folo  era  in  una  direzione  fommamentc  oppofìa  a quella  , che 
potea  corrifpondere  al  fito  , ove  in  alto  giacea  la  diflrutta  cala, 
nella  quale  dimorava  il  bambino  j ma  era  per  trecento,  e più 
paiTi  traverfalmente  lontano  dall’  altezza  della  rupe  di  Molo- 
chiello  . Di  più  la  llagione  algente  , unita  alle  pioggie  ,“"a’ 
venti  e alla  grandine  , formava  un  miflo  così  Arano  di  difa- 
gi  , che  fenza  l’ autenticità  di  tante  uniformi  , e pubbliche 
tellimonianze  avremmo  noi  ftelfi  durata  fatica  a credere  ve- 
ro il  fatto  , e fuperlìite  ancora  un  bambino  , che  giacque 
efpofto  in  così  rea  llagione , nella  rigida  notte  , c nell’  aere 
aperto  al  tormento  della  fete  , e della  fame  per  tre  giorni 
interi . Quando  noi  ne  udimmo  il  racconto  , e olfervammo  il 
bambino  , era  con  noi  il  Parroco  D.  Giufeppc  Antonio  Zap- 
pi*, e il  fuo  fratello  D.  Saverio  , che  in  quel  di  ci  tennero 
compagnia . Scro- 


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Delie  Calabrie. 
Scrofonìo  , Gaimoni  , Fiumara  fecca  .' 


179 


550.  Scrofonìo , e Galatoni  furono  villaggi  del  feudo  di 

Terranova . Di  etti  efitìono  i foli  nomi  • ma  le  abitazioni , le 
quali  per  altro  erano  aliai  rozze  , e poche  , rimafero  tutte 
diroccate . Nel  loro  di  fu  etto  non  vi  era  fenomeno  , che 
potelle  interelfarci  nè  punto,  nè  poco.  Scendemmo  al  Razza , 
e da  quello  pattammo  nell’  ampio  letto  ‘della  fiumara  fecca  . 
Fu  ecceffiva  la  noflra  forprefa  a villa  di  quegli  orribili  gua- 
fli  , che  quivi  la  natura  operb  ne’  brevi  illanti  de’  fuoi  con- 
vellimenti  . Il  letto  della  fiumara  fecca  è di  una  con  fi  de* 

rabile  e varia  latitudine  , ove  di  cento  , ove  di  dugente , 

ove  di  trecento  patti:  e la  fua  longitudine  è maggiore  di  tre 
miglia  e mezzo  , fcorrendola  da’ confini  del  Razza  , e della 
limpidilfima  acqua  della  Conca  fino  a quelle  bali  di  C afai  nuo- 
vo , che  terminano  da  dritta  col  bofeo  di  S.  Infantiio  , e da 
lini ftra  coll'antica  ftrada  , per  cui  da  CaJ'aln-uovo  li  palfava  al 
medeHmo  letto  . 

551.  Quella  fiumara  forma  il  largo  feno  di  una  valle  , 

la  quale  ha  per  gli  oppoiti  lati  due  grandiofe  eminenze . Dal- 

la dritta  le  fovrallano , in  altezza  di  400  palmi  in  circa , le 
belle  pianure  di  Campiccioli , e di  Curtolaii . Dalla  finiftra  è 
fignoreggiata  da’  fertili  uliveti , e da’  poderi  di  Cafalnuovo  , i 
quali  non  cedono  nell’elevazione  alle  pianure  di  Campiccioli . 

552.  Tutta  quella  dianzi  bella  , e or  molìruofa  diftefa 
di  fertili  eminenze  non  può  fenza  raccapriccio  guardarli . El- 
la offre  un  teatro  di  gravi,  ineguali,  e perpetue  rivoluzioni. 
11  letto  della  fiumara  nella  mafliir.a  parte  è alterato  così , chr 

Z a • “ lenza 


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i3o  Istoria  del  tremoto 

fcnza  pericolo  traghettar  non  fi  puote  : in  un  angolo  fi  trova 

un  mucchio  di  tronchi,  di  piante  , e di  ciottoli  affogati  tra 

malli  immenfi  di  arena  , e di  terra:  in  un  altro  il  luolo  è 

talmente  indio  , e variamente  partito  a fenditure  minute , 

che  ne  rimane  tutto  pedo  , e in  minuzzame  ridotto  . Colà 

vedefi  il  terreno  orribilmente  avvallato  : qui  fi  mira  eferefeiu- 

» 

to  , e contenente  valle  moli  di  una  lorda  creta  a color  di 
piombo , la  quale , eruttata  dal  feno  della  terra  , ora  fembra  mi- 
fta  a terreno  limolo,  e a falu  di  figura  lapidare  , ed  ora  ap- 
pare fommerfa  tra  un’acqua  già  imputridita  , e di  verdiccio 
afpetto. 

553.  A rnifura  che  per  là  entro  inoltrava!!  il  piede , 
di  palio  in  paffo  fe  ne  vedea  cangiar  la  fccna  ; e fra’  tanti 
cangiamenti  , uno  ne  offervammo  , che  ci  parve  oltre  modo 
fpeciofo  a contemplarli  . Tutto  il  letto  della  fiumara  è a ri- 
bocco ricoperto  di  ciottoli,  e di  rottami  di  granito  ofeuramen- 
te  grigio,  mijlo  col  quarzo  pingue , inchinante  al  ceruleo  (1), 
e d’ una  figura , che  fi  approffima  alla  quadrata . Vi  ha  de'  li- 
ti, ne’ quali , per  opera  del  tremoto  , non  folo  non  appare  il 
minimo  vefìigio  di  quelli  falli  j ma  di  più  con  vago  fpetta- 
colo  il  fondo  del  letto  rimane  tutto  a nudo , levigato , afperfo 
di  un’arena  cenerognola,  micacea,  e tanto  egualmente  unito, 
che  mentifee  la  faccia  di  un  terrazzo  pollo  con  indullria  in 
allettamento . Quelli  pezzi  di  fuolo  così  puliti  non  hanno  una 
ftabile  rnifura,  e fono  per  lo  più  in  varia, e capricciofa  ma- 
niera figurati . A tutto  ciò  fi  aggiugne  che  in  poca  diftan- 
za  da  elfi  , e quali  fugli  orli  de’  medefimi , veggonfi  i ciotto- 
li, 

(1)  Vedi  Wallcr.  Sp/l,  Minerai,  t.  1.  p.  425.  (5). 


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Delle  Calabrie.  rSi 

li , e i rottami  del  granito  , che  dianzi  ne  ingombravano  la 
fuperficie,  o cumulati,  o refpinti , o incertamente  difperli. 

554.  A quello  fenomeno  frequentemente  fe  ne  univa 
un  altro . In  alcuni  de’  fiti , ove  quella  tale  rcpulfione  di  falli 
erali  fatta  , in  vece  di  vederli  il  fondo  levigato , e piano  , of- 
fervavali  il  fuolo  crefciuto  , ed  elevato  in  mafie  di  varia 
mi  fura , le  quali  imitavano  la  figura  di  un  cono  , e dalla 
grandezza  in  fuori  , fembravano  all’ inrutto  limili  a quegli 
fcavi , che  fogliono  lavorarli  dalle  talpe.  Appiè  di  quelle 
ellemporanee  , e folitarie  prominenze  giaceano  raccolti  i fallì 
o fparli  con  picciolo  difordine  , o aramafiicciati . Il  materiale , 
ond’  erano  compofte , li  rapprefentava  da  una  rena  fluviale , 
la  quale , dall’  apparire  ancora  alquanto  untidetta , lafciava  fo- 
fpetrare  che  non  era  fiata  disgiunta  da  qualche  poco  d’  acqua, 
o che  era  furta  da  un  fondo  umido , e inacquato  . 

555.  Un  oppofto  fenomeno  richiamò  la  nofira  attenzio- 
ne . Lungo  il  letto  di  quella  fiumara  incontrammo  in  tre  luo- 
ghi diverli  alcuni  pezzi  di  fuolo  denudati  della'  lolita  covertu- 
ra  de’  fallì  fluviali  . Il  fuolo  non  era  fpazzato  , e pulito  in 
quel  modo,  come  l’oflervammo  ne’ luoghi  tellè  notati  j ma  appa- 
riva depredo , e intrufo  nel  feno  della  terra  colla  faccia  pie- 
na di  fonili  , c capricciofe  fenditure . La  depredane  fembra- 
va  fatta  come  da  una  forza  percuotente , intefa  a ridurre  in 
ifpazio  minore  le  mafie  sbafiate , e comprefie  attivamente . Ne 
accrefcea  la  ragione  di  crederlo  il  vedere  che  i falli  compa- 
rivano conficcati , c premuti  nel  fuolo  ; e quafi  giaceffero  in 
tanti  alveoli,  di  ed  n’era  fuori  rimafa  folo  una  porzione,  e 
1’  altra  reftava  entro  il  terreno  affogata , e chiufa . 

55^- 


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iSi  Istoria  del  tremoto 

556.  La  profondità  di  quefli  incavi  non  era  da  per  tut- 
to la  fleffa  . Le  terre  apparivano  sballate , e deprelfe  ove  per 
un  palmo  e mezzo,  e ove  fino  a due  palmi.  Lo  ilaccamento 
delle  parti  avvallate  erafi  prodotto  con  lacerazioni  larghe  , e 
di  varia  figura;  ma  ciò,  che  facea  forprefa,  era  il  non  of- 
fervarfi  nè  alcun  fegno  di  ulteriore  fquarcio  nella  fuperficte 
de' terreni,  che  fi  rimafero  nell’antico  naturale  livello,  nè  al- 
cun veftigio  di  quella  violenta  compresone  , che  negl’  inca- 
vi fi  avvertiva. 

557.  Rinnovò  finalmente  la  noflra  curiofità  un  capric- 
ciofo  modo  , con  cui  vedemmo  fovente  tolti  i falli  dalla  gia- 
citura, che  aveano  lungo  il  letto  della  fiumara,  e ridotti  a for- 
mare tante  picciole  piramidi , o tanti  eftemporanei  ammaffa- 
menti  d’ indeterminata , e rozza  mole  . Non  meno  alle  prime , 
che  a’  fecondi  ferviva  di  covertura  , e di  glutine  una  copiofa 
quantità  di  arena  cenerognola  , e fiottile . 

55S.  Noi  volemmo  darci  la  pena  di  fviluppare  alcuni 
di  quelli  ammaliamomi , e fperimentammo  non  lieve  refillen- 
za  nello  feioglieme  l’aggregato:  vedemmo  allora  che  la  rena 
non  folo  ne  riempiva  gli  efleriori  interltizj , ma  anche  ne  occu- 
pava talmente  le  interne  parti  , che  vi  rapprefentava  le  veci 
di  un  glutine,  dal  quale  legavanfi  infieme  quelle  ma  (Te  . Effe 
apparivano  quali  afciutte,e  appena  umidette  nella  loro  fuper- 
ficie;  ma  in  data  ragione  che  fi  penetrava  nel  loro  interno,  fi 
ritrovavano  meno  afeiugate  , e più  umide  : argomento  , che 
cava  luogo  di  afficurarli  che  l’acqua  avea  dovuto  prelìare  la 
f.ia  opera  nella  corruzione  di  quella  tumultuaria  manifattura. 

559.  Per  illrani  che  follerò  quelli  fenomeni,  efli  non  inte- 
re ffa- 


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Delle  Calabrie;  183 

recavano  però  la  pubblica  fortuna  j ma  ciò  , che  avvenne 
ne’ vigneti,  negli  alberi,  e ne’feminati  fu  di  fomrao  danno, 
e di  dolorofa  confeguenza . Dall’  un  lato , e dall’  altro  de’  due 
piani  enunciati , cioè  di  Campiccioli  da  man  dritta  , e di  Ca- 
falnuovo  da  man  fini  lira  , poca  fu  quella  parte  di  terreno,  che 
non  foggiacque  a rovefei  , a nabilì'amenti  , e a revoluzioni 
d’ ine! limabile  perdita. 

560.  Per  lo  fpazio  di  tre  miglia  e mezzo  in  circa , dall’ 
uno  all’  altro  lato  della  fiumara  , non  vedeanfi  che  quafi  perpetue 
ruine  di  terreni,  e di  alberi,  di  vigneti , c di  feminati  fvelti 
dalla  più  ala  fede  delle  laterali  fopraftanti  pianure  , e a va- 
ria diftanza  fpinti  ove  fin  giufo  all'  onpolla  parte  della  ji unta- 
rti , ove  in  mezzo  di  elfa  , e ove  appiè  della  baie  delle  pro- 
pie corrifpondcnti  eminenze  . 

561.  Altre  porzioni  di  tali  ruine  erano  ammaliate  le  une 
fulle  altre  in  modo  che  parevano  fatte  a firati  j c quivi  fi  olfer- 
vavano  in  cosi  orrido  modo  rivolte  le  mafie  , e le  pianta- 
gioni , che  nulla  vi  era  di  più  frequente  , quanto  il  trovare 
gli  alberi  fepolti  a varia  profondità  , c le  bali  de’  terreni , e 
delle  piante  effere  le  fole  vilìbili  , e patenti  , fenza  feovrirfi 
alcun  ve  (ligio  della  fuperficie  di  quelli  , o delle  cime  di 
quelle  . 

561.  Moltiplica  e firane  furono  poi  le  vicende  , che  fi 
unirono  allo  ftaccamento  di  tante  utili  piantagioni  . Altre  di 
effe  rimafero  trafportate  ben  lungi  della  propria  fede  con  mol- 
ta porzione  della  terra , che  ferviva  loro  di  bafe  . Altre  per 
contrario  retarono  fvelte , e polle  iti  erramento  , fenza  por- 
tar l'eco  alcuna  quantità  fenfibile  di  terra  , eccetto  quella  fo- 
la , 


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i^4  .Istoria  bei.  tremoto 

la , la  quale  trovava!!  nelle  loro  radici  raccolta . In  quefte  pe- 
rò fi  oflervava  un  fenomeno  notabiliflìmo;  perocché  appariva- 
no cotanto  difiorte , e sfibbratc  , che  ferbavano  ancora  i fe» 
gni  della  violenza  fofferta  allorché  con  irrefillibilc  torcimento 
furono  fcoffe  , e corrette  a sbalzare  fuori  della  propia  fede  ; 
circoftanza  indicante  al  vivo  l’intervento  del  moto  vorticofo. 

563.  Finalmente  alcuni  alberi  vedeanfi  franti  e fciili 
in  varj  pezzi  : altri  erano  fpaccati , e rotti  , come  fe  follerò 
ftati  tocchi  da  fulmine  ; e di  altri  non  ne  appariva  , che  il 
folo  bufto  troncato , e divifo  dalle  fue  radici . 

564.  Tra  tante  ruine  era  però  piacevole  cofa  il  vede- 
re che  qualche  pianta  di  ulive  , e alcune  viti  malgrado  il 
trovarli  sbalzate  in  aliena  fede  , pure  non  folo  confervavanfì 
ancora  in  piè  ritte  , ma  lafciavano  dal  color  vivo  delle  fion- 
di fperare  di  non  doverfi  perdere  : tanta  era  Hata  la  copia 
del  terreno  materno  , che  feguita  avea  nello  fchiantamento , 
e nella  fatale  revoluzione  la  forte  della  pianta,  che  vi  fi  ap- 
poggiava, e vi  fi  nutriva  dianzi. 

565.  In  mezzo  a tanti  fovvertimenti  trovammo  alcuni 
piccioli  pezzi  di  terreno  limofo  , fparfo  di  tenui  ftagni  , e 
occupato  da  qualche  pianta  palullre  , e da  poche  canne  . Quel- 
la ignota  mano  , che  pofc  a foqquadro  le  più  fruttifere  pian- 
te , rifpettar  volle  le  più  inutili  : di  effe  furono  ben  poche 
quelle  , che  trovammo  fvelte , o frante  , o dilìorte  • tutte  le 
altre  erano  intere,  e illefe. 

5 66.  Lungo  il  dorfo  dell’  eminenze  , onde  fi  fale  alle 
pianure  di  Cajalnuovo  , vi  era  qualche  ruftico  , e baffo  edifi- 
cio : di  quelle  rozze  abitazioni  ora  appajono  appena  i fegni , 

e i 


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Delle  Calabrie.  185 

e i rimafugli  della  loro  efifienza  di  (trutta  j vi  ha  però  una 
picciola  cafuccia  , che  in  mezzo  a tante  devafiazioni  tuttavia 
reggeafi  illelà. 

567.  In  Terranova  ci  fi  riferì  , che  tra'l  vano  della 
fiumara  ficca  erano  fiate  ingojate  da  zoo , e più  pecore  con 
due  pafiori  : ma  ficcome  e in  Terranova , e in  Cafilntovo  cer- 
cammo invano  di  fapere  a cui  quelle  fi  follerò  appartenute , e 
quali  folfero  fiati  i nomi  delle  perfone  efiinte  ; cosi  non  ofiamo 
di  abbandonarci  a tal  voce  ; e quindi  fenza  negare  il  fatto , e 
fenza  volerne  rifpondere , l’enunciamo  foltanto  per  non  parere 
di  averne  trafcurata  l’ inchieda.  Se  ne  accrebbe  in  noi  la  di  1H- 
denza  dal  confufo  linguaggio  , che  fi  tenea  per  riguardo  al 
fito  ; giacché  altri  dileguavano  la  fiuma.a  ficca,  alni  Cafil- 
naovo  , e altri  Radicina . 


Cafilnuovo  , 

568.  Giugnemmo  a Cafalnuovo  . Se  alla  quantità  , e alla 
varietà  de’  cafi  , e de’ rivolgimenti  finora  raccontati,  non  po- 
temmo non  ellere  prefi  da  raccapriccio  , e da  fiupore  ; non 
farà  ingiufio  il  credere  che  facile  non  fia  il  rinvenire  un 
cuore  sì  poco  lènfibile , il  quale  a conturbar  non  fi  abbia  nel 
miferando  cafo  , che  a noi  fi  para  davanti  a doverli  far  rac- 
contare . 

569.  Il  dì  5 di  Fclbrajo  in  brevi  momenti  difiruife  il 
lavoro  di  molta  indufiria  umana  , e cangi'4  in  una  fcena  di 
compiuto  lutto  ciò  , che  dianzi  fembrava  il  foggiorno  della 
pace  , e delle  grazie . I tempj , i ricchi  editìcj , le  umili  ca- 

Aa  fe 


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fS*)  Ijtoria  del  tremoto 

fe  divennero  in  un  fiato  folo  preda  fatale  di  un  tremoto  , che 
confufe,  e annienti)  tutto  in  orribile  modo. 

570.  Fra  tante  perdite  , memoranda  e lagrimevole>  fu 
fopra  ogni  altra  quella  della  Prlncipejfa  di  Gc.  ace  , la  quale 
ritrovava  fi  in  quello  fuo  feudo  a diporto  : Anna  , che  lafcib 
di  (è  fteifa  un  tormentofo  dcfiderio  , e che  fu  per  la  memo- 
ria delle  fue  fplendide  , e gentili  maniere  da  tutti  gli  animi 
onefii  , e fenfibili  tanto  univcrfalmcnte  compianta  in  morte  % 
quanto  fu  in  vita  da  tutti  ammirata. 

571.  Il  fuo  cadavere  fu  e fi  ratto  dalle  ruine  nel  ter- 
zo dì.  La  tempia  diritta, e 1 fianco  corrifpondente  ferbavano 
i fegni  del  colpo  fatale , che  opprelfe  vita  sì  cara.  L’infran- 
ta fpoglia  mortale  di  lei  or  giace  in  un  tumulo  eretto  tu- 
multuariamente, e depofitata.  nella  picciola  baracca,  che  fa  le 
veci  della  dilìrutta  chiel'a  de’  1JP.  Alcantarini  , e che  è polla 
poco  lungi  dalle  bali  della  rupe  Cavallina  , negli  eftremi 
confini  di  C afai  nuovo . 

571*  Non  ignoriamo  che  varj  ragionamenti  fi  tennero 
intorno  al  tempo , che  quefta  dama  folle  potuta  vivere  , ge- 
mendo folto  le  ruine  j ma  a quelle  voci , figlie  dell’  ozio  , 
troppo  altamente  fi  oppone  la  dolorofa  innegabile  circolìanza 
di  quella  mortale  percoli*,  della  quale  il  fuo  cadavere  ne  con- 
ferve i legni  Lineili  nel  fianco  , e foprattutro  nella  tempia , 
parte  di  fontina  delicatezza , e di  efirema  importanza  per  la  vita. 

573.  Noi  non  potemmo  al  fora  olfervar  nulla  fulle  rui- 
ne di  Cafalntovo perchè  la  provvida  mano  del  governo  ne 
avea  già  fatti  fgomberare  i rottami . 

57f.  Gib  , che  non  potè  non  ferire  il  nofiro  fguardo, 
...  fu 


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Delle  Calabrie.  i$u 

fu  una  orribile  fenditura  , formarafi  lungo  le  bali  della  rupe 
altiìlima , che  dicefi  la  C avallici . Quella  dalla  punta  del  mon- 
te , per  ove  fi  va  alla  ferra  delle  tavole , fi  e (bende  verfo  orien- 
te , feguendo  la  direzione  delle  bafi  fuddette  , e poi  fi  diverge 
nelle  pianure  conterminali , inclinando  alcun  poco  verfo  fetten- 
trione . La  fua  longitudine  eccede  la  mifura  di  mille  palli . Non 
è facile  il  decidere  da  qual  parte  cominciata  fi  folle-  perchè 
nella  fua  eftenfione  non  ha  una  eguale  apertura.  Vi  fono  dall’ 
una  all’altra  via  diverfi  fui,  a’ quali  indi!  tintamente  può  a« 
tri  bui  rii  o il  termine  , o il  principio  della  lacerazione  . Di 
fatto  ora  fi  eftenua  tanto  da  delira  a finitlra  , che  pare  prò* 
dotta  da  mezzogiorno  , e terminante  verfo  oriente  ; ed  ora  fi 
apre  tanto  da  fin  il  tra  a delira,  che  fembra  di  cominciar  da  arimi- 
te,  e dirigerli  verfo  mezzogiorno , per  finire  efienuàndofi  di  trat- 
to in  tratto.  Nè  di  que’  punti,  che  polfono  confiderarfi  come 
gli  e (1  remi  dtlla  medelima , può  riceverli  lume  piu  decifivo , 
poiché  i legni , che  ne  Coftituifcono  il  carattere  ,o  fono  egua». 
li , o poco  diverfi  . 

575.  Se  è vana  cofa  il  pretendere  di  ftab  ili  re  qual  pun- 
to riguardar  fe  debba  come  inizio  di  quella  fenditura  , e 
qual  altro  come  termine  , non  è meno  Urano  il  lufingarìi 
di  trovare  una  eguale  e collante  mifura  in  tu't’  i pumi  della 
fua  eflenlione  per  ciò,  che  ne  riguarda  la  larghezza.  Vi  fonò 
fui,  ne’ quali  que  fi  a eccede  la  mifura  di  tre  palmi:  ve  ne  fono, 
altri  , ne’  quali  è minore  di  mezzo  palmo  ; e ve  n’  ha  degli, 
altri , ne’  quali  a prima  fronte  fembra  fottilifiìma  , e quali  fi- 
nita, e dopo  pochi • -palli  riappare  più  vigorofa  ,•  e ampia. 
Ciò  , che  è notabile  , fi  è che  la  lacerazione  non  è fempni 

A a • a fol- 


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(83  Istoria  dei.  tremoto 

a folco  Angolare  ; poiché  vi  fono  luoghi , ove  il  ludo  è rima- 
fo  lacerato,  e fcilfo  invarie  fenditure  laterali  , ma  picciole, 
efili , e capricciofe.  Si  vegga  il  Rame , fegnato  col  num.  XXXIX. 

576.  Nella  fcena  crudele  delle  fventure  di  CafaJn:ova 
lo  sbaifamento  del  fuolo  non  rapprefentò  le  parti  meno  mte- 
reifanti . Quello  fovente  appariva  di  mediocre  profondità  $ ma 
vi  erano  di  palfo  in  palio  alcuni  lìti , ne’  quali  F avvallamen- 
to era  folenne  . Nella  fuperficie  delle  parti  depreife  non  fi 
unì  fempre  la  lacerazione  ; ma  quando  vi  fi  accoppiò  , vi  fi 
vedea  quanto  di  più  molìruofo  in  tal  genere  di  guaito  fi  può 
mai  vedere  . Le  varietà  di  quello  funelto  moto  erano  di  tre 
ordini  : vi  era  F avvallamento  di  una  parte  di  fuolo  lenza  che 
nelle  rimanenti  parti  , dalle  quali  F altra  rimafe  fiaccata  , fi 
fblfe  in  minimo  modo  alterato  il  primo  comune  livello  o le- 
fa  la  fuperficie  r vi  fu  poi  quello , in  cui  il  terreno  foffrì  due 
oppofie  violenze,  cioè  una  porzione  nabifsò,  e l’altra  conti- 
gua elevofli  , curvando  il  fuo  dolio,  è ammonticchiandoli . Vi 
fu  poi  1’  ultimo  , nel  quale , 0 che  il  terreno  fuperiore  folle 
rimalo  nel  propio  livello  , o che  folfe-  efcrefciuto , e ridotto  er- 
to fuor  di  tnifura  r tutta  la  fuperficie  del  fuolo  fu  pofia  tale 
mente  a foqquadro , che  il  mirarla  , e ’L  trovarvi  un  orrendo 
sfafeiume  era  una  cola  fola . 

577.  Visitammo  l’afpra  rupe  della  Cavai  lira"  ma  come- 
•chè  feorfo  aveffimo  tutto  quel  lato,  che  fignoreggia  il  piano  di 
Csfalnuovo , pure  non  fi  offrì  agli  occhi  noftri  veruna  fenfibi- 
le  alterazione . Ci  fi  dette  fperanza  nulladimeno  di  poter  rin- 
venire una  caca  di  amianto  : abbandonammo  quindi  la  parte 
fettentrionale  della  rupe , e afeendendone  la  cima , volgem- 
mo 


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Delle  Calabrie;  189 

ino  il  piede  verfo  quella  parte  della  medefiraa  , che  guarda 
il  mezzogiorno  . 

57S.  Olfervammo  una  cava  di  pietre  , colle  quali  for- 
mano la  calce:  la  pietra  è calcaria;  ma  ficcome  quella  elige 
molta  pazienza  , e attivo  grado  di  fuoco  per  ricavarfene  buona 
calce,  così  mancandoli  a tale  artifìcio,  quella,  che  fe  ne  trae, 
non  ha  i caratteri  della  perfezione , che  aver  potrebbe  . 

579.  Dopo  lungo  (lento  giugnemmo  a un  dirupo  , ove 
ci  fecero  credete  di  poter  rinvenire  l' amiamo  ; ma  dalla  forn- 
irmi del  monte , già  fcantonata , noi  trovammo  caduta  copiasi 
grande  di  falli  , e di  terra , che  mal  grado  1’  elfere  due  volte 
ritornai  per  tale  oggetto-  a C afai  nuovo , pure  perdemmo  ogni 
fperanta  di  giugnere  a fcovrire  ciò,  che  da  noi  li deliderava. 
Checchi  fe  ne  dir  voglia  all’  oppofr.o  , è ciurmerla  ; e fe  vi  ha 
modo  di  averne  alcuni  pezzi,  non  fono'  gii  quelli,  che  giac- 
ciono lèpolti  fotto  la  ruina  della  Cavallica. , ma  quelli ,.  che 
poi  fono  eilrarfi  da  fotto  i rottami  delle  fabbriche  di  Cafah uo- 
vo, ove  v’ha  chi  ne  polfiede  qualche  porzione. 

580:  Le  lacerazioni  de’ terreni  infpirarono  il  difegno  di 

volgere  il  cammino  verfo  quelle  pianure  di  Cafalnuovo , che 
vanno  a confinare  co’  territorj  di  Polijlena  dal  lato  di  oriente 
a-  fettentrione  . Noi  non  incontrammo  di  là  daL  termine  poco  ' 
innanzi  defcritto  veruno  ulterior  fegno  di  fenditura,  0 di  altra 
ruina.  I terreni,  e gl’immenfi  beliiiftmi  oliveti  non  dimoftra- 
vano  nè  pur  menoma  traccia  di  oltraggio .. 

581.  Non  trovammo  tuttavia  che  folle  in  piè  retto  nè 
edificio  ruftico  , nè  un  folo  de’  trappeti  da  olio , che  erano 
fparfi  lungo  tale  cammino  ; quanti  ve  n’  elìftevano  , tanti  ne 

furo- 


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ipo  Istoria  dei  tremoto 

furono  ridoni  in  confufi  rottami . Fu  però  degno  di  attenzione 
che  non  incontrofii  diroccata  alcuna  delle  picciole  fabbriche 
erette  per  elfcre  il  ricettacolo  della  feccia  dell'  olio . Queftc 
fono  tante  picciole  cave  coverte  da  una  fabbrica  rude , formata  a 
volta  , e che  quali  circolarmente  s’ innalza  fu  tre  pareti  dell’ 
altezza  di  quattro,  o cinque  palmi.  In  ciafcuna  di  cotefte  ca- 
ve  vi  ha  una  picciola  porta , che  ferve  per  elirarne  la  mor- 
chia , che  vi  lì  conferva  . Quelle  cave  fono  tutte  fituate  ac- 
canto a que’trappeti  medefimi,  i quali  erano  fiati  co>ì  poten- 
temente diftrutti,  che  fovente  parte  dello  Ideilo  terreno,  che 
ad  elC  fervi  va  di  bàfe , fu  tutto  rivolto... 

. 58-.  E' giallo  eziandio  di  olfervarli  che  tutta  quefta  por- 

zione di  Arada,  che  poi  fa  capo  a Polijiena  da  oriente , pub 
confiderai’!!  per  riguardo  a Polijiena  lleifa,la  quale  giace  nel 
baita,  e a profonda  di  danza,  come  la  faccia,  e '1  piano  di  un 
monte  ben  alto . In  tutto  quello  Ipazio  di  terreni  , e di  al- 
beri non  vi  ha  orma  di  dilatiti  j laddove  in  Polijiena  non  li 
veggono  che  ruihe  , ed  enormi  laceramenti ..  Che-  dir  quindi 
potremo  dalla  franchezza  di  quegli  feri;  tòri-,  i quali  ci  vorrebbero 
far  credere  che  i luoghi  più  alti  fieno  jipn  meno  de’ luoghi  più 
bah  «fpofti  a {offrir  danno  dalla  ferocia  de’ tremoti?  Diremo 
che,  fino  a quando  vivremo  nella  fervitù  delle  ipotefi , espor- 
remo Tempre  la  nolìra  ragione  al  rifehio  di  non  capire  giam- 
mai i fecreti  della  natura . 

583.  Lafciaramo  quelle  pianure  di  Cafaln  tovo , che  fo- 
no verta  oriente  , e fettentrione  , e cominciammo  a feorrer 
quelle,  che  girano  da  quefto  a occidente.  Lungo  la  bella  lira, 
da,  che  da  diritta  mena  a Polijiena , e da  lìniltra  a Rad  tei- 
na, •< 


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I>  S I.  L E C A LA'  B R I B J FOZ 

na , non  incontrammo  mutazione  alcuna  nè  fra.  i terreni  , nè 
fralle  grandiofe  , e vafte  tenute  degli  oliveti  . OiFervammó 
foltanto  quegli  il  e (ti  fenomeni , che  dianzi  ci  li  erano  prefen- 
tati  su  i rullici  edilicj , e fopratutto  su  i trappeti  da  olio,  e 
fulle  vicine  cave  della  morchia  . Di  quelle  ultime  non  ne 
trovammo  nè  pur  una  lefa  ; ma  de’ primi  non  ve  n'ha  un  fa- 
lò , che  dillrutro  non  lia  : circoftanza , che  include  un  danno, 
e una  perdita  di  foinmo  momento,  non  meno  pel  numero  co- 
piofa  de’  trapperi  perduti , ma  anche  per  la  mancanza , che 
nafce  dalla  loro  ruina  in  un  articolo  così  interetTame , come  è 
quello  dell’  olio  , il  quale  forma  uno  de’  precipui  rami  delle 
pubbliche  finanze  della  Calabria , e con  ifpezialità  de’ feudi  di 
Terranova  , e di  Poli  Rena . 

Attraverfam mo  EaJcina  , villaggio  di  Terranova  : 
e liccome  per  le  provvide  attenzioni  del  governo  erano  Hate 
quali  tutte  disgombrate  le  ruine  della  dilìrutta  abitazione  ; coti 
non  fummo  al  cafa  di  plTervarvi  alcun  fenomeno  . Soltanto 
udimmo  che  ne’  primi  giorni  del  ferale  tremoto  era  mancata 
l’acqua  purillima  di  quel  fonte,  di  cui  la  maffima  parte  del- 
la popolazione  li  vale  per  la  cotidiana  bevanda , e che  quella 
in  progreifo  erali  reftituita. 

585.  Da  KaJicina  pollammo  a J atri  noli , e vi  trovam- 

mo tutte  diftrutte , e adeguate  al  fuolo  le  mefchine  fabbri- 
che , che  eranvi  per  comodo  della  fcarfa  gente , che  vi  fog- 
giornava . . 

586.  Volgemmo  quindi  il  camino  verfa  il  Marro , a 

fine  di  redimirci  a Terranova  per  quella  llrada , onde  vaiTi 
da  quello  dillrutto  paefe  a Tolìflcna . Giunti  a villa  delle 
. . . barac- 


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ijt.  Istoria  dei  tremoto 

taracele,  fatte  per  nutrirvi  i baciti  da  feta,  e che  fono  pò- 
fte  tra  il  Razzi , che  rimane  alla  finiftra , e '1  Marro , che 
vien  di  fi  onte  , nella  baila  pianura  incontrammo  fti  cariche 
circolari  di  quella  fi  ella  natura  , che  furono  quelle , che  al- 
trove notammo  , e che  li  produllero  dagli  fgorghi  dell’  acqua 
emer'a  dal  feno  della  terra . Due  di  quefti  cerchj  erano  per 
grandezza  molto  fuperiori  a quanti  in  altre  pani  ne  ollervam- 
mo  : la  loro  faccia  era  concava , e la  loro  Superfìcie  era  fparfa 
di  un’  arena  cenerognola  , mifta  con  molto  limo  . 

587.  OltrepalTammo  il  Marro  : ci  lafciammo  alla  finiftra 
Terranova,  e ci  avviammo  per  quel  cammino,  che  conduce 
da  Varapudi  al  diltretto  di  Oppido  . 

588.  Da  qucfto  lato,  confiderando  Terranova , no  ammo 
che  non  vi  era  la  minima  alterazione  ne’ tei  reni,  o negli  al- 
beri; e ciò  non  folo  nella  faccia  di  quell’angolo  del  monte, 
che  guarda  occidente , e fcttcntrione , ma  ancora  lunga  tutto 
il  cammino,  per  cui  valD  a Varo  podi,  uno  de’  cafali  di  Op- 
pi do  . 

* * * * * 

589.  Di  fertilillima  natura  fono  i campi  del  diftretto 

di  Terra  noi  a. 

590.  Quefta,  come  olfervammo , è irrigata  dall’  Orace, 
dal  Soli  , dal  foni  , dal  Razzi  , e dal  Ma-ro , il  quale , ri- 
cevendo in  depofito  le  acque  de’ fiumicelli  accennati,  va  a tri- 
butarle al  Metauro  . 

591.  Vi  ha  copia  infigne  di  ulivi  ben  al  i , grandi  , e 
con  bell’  ordine  educati  ; vi  ha  di  copiole , e fruttitele  viti  : non 

vi  fi 


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Delle  Calabrie.  193 

vi  (ì  abbonda  , ma  non  fi  ha  penuria  di  grano  : v’  ha  ricca  do- 
te di  granone  ; e vi  ha  dovizia  di  gellì , e di  ottimo  lino  ; 

591.  Molochicllo  avea  parte  delle  (Ielle  doti  ; e le  me- 
defime  ne  pdTedea  il  diftrutto  villaggio  di  Molochio . 

593.  C afai  nuovo  , terra  di  recente  età,  nata  ne’principj 

del  fecolo  XVII  , e ingrandita  con  gli  avanzi  di  Cortoladi  , 
che  fi  e (linfe  in  altro  tempo , era  tanto  più  ornata  di  tutte 
quelle  doti  naturali,  quanto  la  fua  fituazione  era  più  amena, 
c le  fue  forti  furono  più  care  a chi  ne  tenne  il  governo. 

59P.  Radi  ci na , già  patria  di  Giovati  Franccfco  Gemelli , 

autore  dell’  opera  intitolata  Giro  del  Mondo , in  nulla  cedea 
per  doti  naturali  al  redo  di  quedo  didrctto  . Radici  no.  ora 
provvede  la  maggior  parte  de’  generi  neceifarj  al  foftegno  gior- 
nale della  fuperdite  gente  de’  vicini  luoghi . 

595.  latrinoli , Scrofonìo  , Galatoni  , e S.  Martino  , vil- 
laggi , che  ora  fono  didrutti,c  n’  elide  il  folo  nome,aveano 
predo  a poco  i medefimi  naturali  vantaggi . 

596.  Mal  grado  doti  sì  belle,  non  pub  dirli  però  che 
l’ indudria  degli  abitanti  corrilponda  con  decente  cura  ai  gra- 
ziofi  doni  della  natura  . Queda  fola  li  fa  comodi  per  la 
maggior  parte  • ma  dall’  altra  , in  cui  fommamente  difettano  , 
non  dovrebbero  attenderli  che  miferia , e fcarfe  finanze . 

597.  Quivi  vi  ha  copia  di  belliilì mi  campi  , e di  gra- 
ziole colline  j ma  da  per  tutto  fi  odervano  le  negligenze  di 
una  popolazione , non  amica  delle  pratiche  di  una  giudiziofa 
agricoltura . A codoro  è ignota  1’  arte  de’  pafcoli  fatiizj  : rie- 
fee  per  elfi  non  folo  inutile , ma  datinolo  il  teforo  delle  acque  : 
e tutti  i generi,  che  vi  fi  raccolgono,  fi  rifentono  egualmen- 

B b 


te 


ijp  Istoria  del  tremoto 

re  o della  rozzezza  dell’  arte , che  gli  educa , o della  mancan- 
za di  quelle  molte  mani  , che  vi  ^fognerebbero  per  colti- 
varli . 

593.  Moflruofo  è poi  1'  abbandonamento , in  cui  fi  In- 
ficiano i terreni , che  formano  il  fuolo  de’  valli  , e belli  oli- 
veti  . Uno  de’  caratteri  più  dimoftrativi  della  negligenza , con 
cui  fi  tengono  dalla  mano  dell’  oziofo  agricoltore  non  ben  col- 
tivati i campi,  è l’abbondanza  della  felce , che  in  elfi  fi  In- 
ficia creficere , e perpetuare  . . . 

Negleéìit  urcnJa  fillx  jnm  nefeitur  agri.*. 

599.  Or  in  quefti  terreni  appunto,  fparli  di  copiofilfi- 
mi  oliveti , h.  felce  , pianta  voraci  lima,  crefce,  e fi  moltiplica 
fiponmneamente , e con  ogni  piena  libertà  . Quella  talora  giugne 
a quella  Iteìfii  elevazione , e fpelfezza , a cui  giugner  fuole  la 
canape  più  ben  coltivata . Gli  agricoltori  fi  contentano  fol- 
tanto  di  abbruciare  la  felce  , e Inficiarne  le  ceneri  fui  fuolo  ; 
e lenza  darli  pena  di  efaminare  le  il  terreno  richiegga  tal 
forta  di  concime , o no  1 loffia  , indillintamenre  fi  appigliano 
a quel  partito  , che  fembra  loro  tanto  più  accetto , quanto  è 
più  breve,  e meno  penofo.  Fatto  ciò,  fi  lufingano  che  balli 
il  folcire  i terreni,  e credono  fiulliciente  tale  provvidenza  ad 
ellirparc  la  felce , fenza  rimettere  che  quella  pianta  ha  radici 
così  profonde , e variamente  disperfe  , che  non  vi  è forza  di 
aratro , atta  a sbarbicarle , e a trarle  tutte  dalla  profonda  loro 
fede  . Potrebbero  pure  dalla  loro  ftelfa  negligenza  ricavare  un 
bene , e porre  a profitto  le  ceneri  di  quella  pianta  divoratri- 
ce, fe  non  ignorallero  che  quelle  ceneri  fono  uno  degli  utili 
materiali  neceiEarj  a formare  i vetroni , onde  fi  compongono 

le 


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Delle  Calabrie. 


*95 

le  bocce  da  vino , da  olio  , e da  liquori  denfi  . Quello  difetto 
è per  altro  comune  alla  Calabria  intera. 

Stato  deir  aere  , e tremoti  . 

600.  Partimmo  da  Polijlena  per  Terranova  nel  mattino 
del  dì  19  Maggio  . Pria  di  partirci,  fullo  fpuntar  del  fole, 
li  udì  un  grave  mugito  fotterraneo  ; ma  al  rombo  non  fucce- 
dette  tremoto . Eravamo  appena  giunti  al  noftro  nuovo  foggior- 
no,  quando  alle  ore  15,  e 16  minuti,  dopo  un  fonoro  rimbom- 
bo vi  fu  un  lieve  tremoto  , il  quale  rincalzò  con  forza  maggiore 
quafi  fui  punto  Hello,  che  parea  già  terminato. 

601.  Dopo  il  mezzodì  , nell’atto  che  eravamo  tra  le 
più  difafìrofe  e folte  mine  di  Terranova , fummo  forprefi  da 
attiviffimo  tremoto  , annunziato  da  due  rombi  iftantanei , che 
fortemente  s’ incalzarono  , 1’  uno  fuccedendo  all’  altro  . L’  aere 
era  eh iar iliimo,  e fofliava  levante.  Verfo  le  ore  za,  e 36  mi- 
nuti vi  fu  mole  (la  ondolazione  , non  preceduta  da  rombo . Al. 
le  ore  due , e tre  minuti  vi  fu  rombo,  e fcuotimento  . Nella 
notte  vi  fu  picciola  pioggia  . 

6oa.  Nel  dì  aodi  Maggio  fi  avvertì  un  lieve,  ma  lun- 
go ondeggiamento  verfo  le  ore  18,  e 34.  minuti . Sull’ imbru- 
nir del  giorno  vi  fu  un  ofeuro  rombo  5 e verfo  le  ore  3 , e a 
minuti  vi  fu  una  leggiera  feofia  : vi  era  Hata  nebbia  molto 
denfa  anzi  fera. 

603.  Nel  dì  ai  di  Maoaio  la  terra  venne  molto  com- 
moda  dal  tiemoto.  Tuttanotte  i cani,  e gli  alìni  erano  Ila* 
ti  in  un  allento,  e inquietante  di llurbo  : verfo  l’alba  contini 
' B b a . cia- 


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Ii)6  ISTORIA  DEL  TREMOTO 

clarono  i corvi  a volare  fmarriti,e  con  rauca  voce  parve  che 
annunzulTero  il  grave  tremolo  , che  nacque  poco  dopo  dello 
fpuntar  del  fole  , fenza  che  folle  preceduto  alcun  ntugito  fot- 
terraneo  . 

(>  op.  All’ orribile  fcoffa  fegui  lofio  un  grido  di  gemito, 
e di  fpavento  tra  la  poca  i’marrita  popolazione}  e a quella  op- 
primente fcena  fi  uni  immediate  il  tetro  fuono  della  campana 
de’  PP.  Celerini . Noi  trovammo  in  molte  parti  della  Calabria 
ftabilito  il  colìume  di  apporre  , fubito  che  li  fente  il  tremo- 
to, le  mani  alle  funi  delle  campane,  per  le  quali  è indicibi- 
le l’attaccamento,  e la  paflionc  , che  ha  coletta  gente  . Le 
campane  non  li  agitano  in  tale  difaftro  a fuono  vibrato  con 
ondulazione  , ma  a tocchi  Angolari  : il  che  fa  un  tuono  di 
melfizia  molto  afflittivo  in  un  affare,  in  cui  non  v’ ha  ragio- 
ne di  llarfene  d’animo  troppo  tranquillo.  Nello  Hello  giorno 
vi  furono  altre  due  feoffe  veementi , una  alle  ore  16  , e e 4. 
minuti,  e l’altra  alle  ore  18,  e 7 minuti.  Verfo  le  ore  ip 
li  udi  un  terribile  rombo , e dopo  tre  minuti  la  terra  fu  vio- 
lentemente conculfa  . A un’  ora  e mezzo  vi  fu  altro  tremoto 
fenza  rombo}  e lino  alle  ore  otto  la  terra  fu  altre  due  volte 
agitata  con  impeto,  e quafi  fempre  prefa  da  picciola  trepida- 
zione . Si  noti  che  il  tempo  era  il  più  placido , e tranquil- 
lo , che  mai  flato  vi  folfc  } folo  verfo  fera  vi  li  delio  la 
nebbia . 

605.  Nel  di  22,  quali  full’ alba,  vi  fu  rombo,  e tre- 
more . Alle  ore  19  , e 32  minuti  fummo  forprelì  da  una 
fcolfa  attiviihma  fenza  il  minimo  fegno  di  mugico  fotterraneo, 
ma  con  un  fremito  a guifa  di  libilo  , e di  quello  flrepito , 

che 


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Delle  _C  a l a b r j e.  157 

che  far  fuole  la  grandine  , che  cada  in  una  folta  felva. 

6 o1).  Nel  di  23  la  terra  fu  prefa  da  tremore  verfo  il 
mezzogiorno:  ondeggiò  alle  ore  21, e io  minuti:  alle  ore  24., 
e 32  minuti  fi  udì  un  rombo  unito  a fcolla  veemente  , e al- 
tra fintile  fe  ne  intcfe  nella  piena  notte . 

OppiJo , c faoi  Villaggi . 

607.  Eccoci  in  una  città , che  fu  lungamente  oggetto 
di  piacere  , e d’ invidia , e ora  è miferabile  oggetto  di  orro- 
re : noi  parliamo  di  OppiJo . Le  origini  di  queita  città  fono 
involte  fotto  lo  lìetfo  impenetrabile  , e cangiante  velo  , che 
ricopre  i natali  di  quali  tutte  le  città  calabre.  Cluverio  libe- 
ralmente alferì  che  quivi  folfe  Italo  il  rinomato  Mamerto  J ma 
non  vi  fi  unifcono  i fuffragj  degli  fiorici  di  Calabria  , e 
l’ Aceti  non  efitò  di  reputarla  città  di  origine  incerta  . Qualun- 
que però  effer  fi  poifa  il  merito  di  così  varie  opinioni  , è 
fuori  di  contefa  che  nell’  undecimo  fecolo  OppiJo  era  di  ta- 
le importanza  , che  avea  le  fue  politiche  alleanze  , ed  ebbe 
il  coraggio  di  refifiere  a fegno  alla  mano  conquifiatrice  de’ 
Normanni,  che  al  Conte  Ruggiero  , fratello  di  Roberto  G.iifcar- 
Jo  y convenne  ftringerla  di  duro  allòdio , per  farne  la  conqui- 
da. Noi  ignoriamo  le  fucceffive  fue  vicende  poli  iche  , per- 
chè la  fioria  le  tacque  ; ma  non  polliamo  tacere  che  fu  cit- 
tà , a cui  toccò  in  forte  di  non  elfere  tra  le  ultime  della 
Calabria , e per  la  frequenza  della  fcelta  popolazione  , che 
1’  ornava , e per  h fua  opulenza . 

608.  Nella  ftoria  della  deflazione , cagionata  nelle  due 

Cala- 


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i <; 8 Istoria  dei  tremoto 

Calairie  da’ tremoti  del  1633  non  fi  riviene  il  nome  di  que- 
fta  città  ; ma  fe  per  avventura  fu  felice  allora  , nella  fioria 
prefente  farà  con  infeliciffimi  augurj  rammentata  , e la  fua 
fventura  occuperà  luogo  troppo  memorando  nella  tragica  fce- 
na  del  ferale  tremoto  , che  nell’età  no  lira  ha  ridotta  in  un 
miferando  fiato  la  parte  maggiore  della  Calabria  ultra. 

609.  Oppido  fu  annichilata  , e diftrutta  in  pochi  mi- 
nuti nel  dì  5 diFebbrajo.  Nella  fera  antecedente  al  dì  fatale, 
dechinò  il  fole  caliginofo  nell’  atto  , che  a ponente  eia  fenza 
nubi  il  cielo  : pallido  , e con  funefia  luce  forger  fi  vide  nel 
mattino  : a poco  a poco  d’ incerte  , varie  , e tarde  nubi  1’ 
aere  fi  ricoperfe,  e con  infiabile  tumultuario  moto  ora  nubi- 
lofo , e or  quafi  chiaro  divenne  ; finalmente  una  nebbia  dcn- 
fa , ma  palleggierà  aprì  la  firada  a una  pioggia  fonile , e un 
contrafio  di  venti  diiTipò  la  nebbia , e la  pioggia . 

610.  Nel  mezzogiorno  un  torbido  , e nubilofo  velo  fi 

efiefe  di  mano  in  mano  a ricoprire  la  faccia  dell’  atmosfera 
con  lento,  e grave  moto.  Una  calma  infedele , fintile  a quel- 
la , che  preceder  fuole  le  fatali  tempefie  , ridulle  nelle  loro 
{tentate  molte  come  alfiderate  le  nubi,  e fopprimette  il  fiato 
de’  venti . I volatili , e i quadrupedi  non  fcppero  nè  rimaner- 
ti aueti  , nè  trattenerli  dall’ annunziare  colla  fuga  indecifa, 
collo  fmarrito  volo  , e con  fegni  di  un  fremito  inufitato  la 
funefia  conturbazione  , onde  internamente  feativanfi  agitati  e 
percolìì . L’ uomo  folo , che  fi  efiolle  fopra  rutta  1’  immenfa 
turba  degl’ irragionevoli , o fu  tradito  dalla  fua  ragione , 0 tro- 
vò in  così  trifii  momenti  le  doti  della  fua  macchina  meno 
fenfibili  , e di  molto  inferiori  a quelle  di  tante  altie  mac- 
chine viventi.  6 ir. 


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Delle  Calabrie.  199 

6 11.  Dertolfi  repente  per  l’aere  un  tacito  indiftinto 
mormoramento  j e un  vento  inafpettato  con  un  libilo  , mirto 
di  fremito  , e di  retro  ofcuro  fuono  , ruppe  il  filenzio  della 
breve  maligna  calma,  e cominciò  la  terra  con  lieve  , e re- 
golare ondolazione  a tremolare  . Fu  allora  che  fi  videro  al- 
ternativamente dalla  propia  cavità  rimoHe  le  travi  , e con 
veloce  ritorno  nella  loro  fede  redimite  ; ma  quelli  movimen- 
ti, nunzj  funerti  dell’orribile  moltiplice  feompon i mento  , che 
ratto  fuccedetre , furono  fugaci  e palfeggieri  a fegno  , che 
l’ avveri  irli  il  tremoto,  il  cadere  il  tutto  uella  più  rivoltuofa 
confufione , lo  fcioglierfi,  e disfarfi  gli  edificj  , o nabiiìando , 
©minando,  o revolvcndofi , e l’ empierli  l’aere  di  gemiti,  di 
e (Iremo  grido  , e di  polve  denfnlìma  , fu  un  atto  folo , e fu 
un’  opera  vitanda  di  breviihmi  irtanti  . 

6iz.  *Non  vi  ha  uomo  , il  più  imaginofo  ed  eloquente 
fra  tutti  gli  uomini  , che  polla  non  che  deferivere  til  filo , 
ma  foltanto  idearli  gli  orrori , le  ruine  , e Le  perdite , che 
avvennero  non  folo  nella  devartata  città  d’ Oppido  , ma  al- 
tresì ne’ fuoi  dintorni  . Il  rivolgimento  degli  edilicj  fu  tale, 
che  la  confuficne  lleffa  della  ruina  de’  medefimi  può  bene 
tener  luogo  di  un  fenomeno  tanto  inefplicabile  quanto  An- 
golare . 

613.  Quefta  moltiplice  rivoltuofa , e compiuta  confufione 
fu  tanta  , che  a taluni  di  que’  pochi , i quali  fopravanzarono 
alla  rtrage  , o non  riufeì  mai  , 0 con  iftento  venne  in  forte 
di  poter  dilìinguere  i rimafugli  delle  proprie  cafe  , e di  quelle 
de’  loro  concittadini . Ne  ciò  fi  reftrinfe  nell’  ambito  folo  del- 
la città , ma  fi  eltefe  ancora  ne’  circovicini  fui  ^ Noi  potrem- 
mo 


1 


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-co  Istoria  bei  tremoto 

ir.o  varj  efempj  addurne  , ma  varrà  per  ora  citarne  un  dolo  ; 
I Signori  D.  Marcello , e D.  Domenico  Grillo , primarj  citta- 
dini di  Oppilo , ed  uomini  di  rara  probità  , e di  non  ordina- 
ria opulenza  , pofTedeano  un  vallo  fondo  in  contrada  Cannar 
maria  accanto  al  vallone  del  Hirèo . Quivi  efi (levano  varj  edi- 
f.cj  , un  calino  con  fette  danze  nobili  , una  cappella  , e una 
cucina  nel  piano  fuperiore  ; a pian  terreno  vi  erano  tre  trap- 
pcii , ed  un  ampio  magazzino , contenente  novanta  botti  pie- 
ne di  olio  : accanto  a quello  edificio  davano  quattro  cafe  ru- 
rali : poco  lungi  vi  era  una  baracca  , fatta  per  dimorarvi  a 
coverto  da’  difadri  del  tremoto,  nobilmente  ornate,  e divil'a 
in  fei  danze  ; finalmente  nello  dello  fondo  vi  era  un  cafinet- 
to  con  una  fola  danza  daripofo,ed  un  falonc  lungo  ito  pal- 
mi, e largo  4.8,  per  ufo  del  nutricalo , che  giuda  la  voce  ca- 
labra , fignific3  un  luogo  da  educarvi  , c nutrirvi  i bachi  da 
feta . 

614.  Di  ■ tutto  quedo  ampio  aggregato  di  deli  zio  fi  , e 
utili  cadimenti , cofa  mirabile  a dirli , ma  lagrimevole  a fof- 
frirfi  ! fe  n è perduta  a fegno  l’ idea , e fe  n’  è talmente  can- 
cellato , e fmarrito  ogni  più  picciolo  vefiigio,  che  nella  or- 
renda revoluzione  , avvenuta  in  tutto  il  fondo,  ove  giaceano, 
non  sà  ridirli,  e didinguerfi  il  (ito  della  loro  antecedente  efi- 
denza . Se  ciò  avvenne  in  un  fondo  di  coti  ampia  edenfione, 
e non  interrotto  da  edificj  conterminali , e di  varia  elevazio- 
ne, può  bene  imaginarfi  quale  orrendo  fcompigliamcnto  nafeer 
dovette  nella  compiuta  mina  d’ una  città  popolata , e folta  di 
numerali  edificj , non  fatti  con  fimmetrìa , ma  formati  con  va- 
ria mifura , e fparfi  per  idrade  non  molto  ampie  , e dovente 
angude  oltre  il  dovere.  615. 


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D tii  i Caia.*  rie.’ 

615.  A tutto  ciò  fi  aggiunga  che  in  Opp  iJo  avvennero, 
per  quanto  importa  la  condizione  delle  azioni  mol'iplici  f e 
compolle  del  tremoto  , gli  lìeili  fenomeni  , che  accaddero  ia 
Terranova.:  quindi  ficcome  nell’atto  che  il  fuolo,  e molti  edi- 
ficj.in  parte  caddero  nabitfando , e in  parte,  elevandoli  oltre 
il  loro  naturale  livello , lì  rivoìgetteru  , e fintarono  in  fede 
non  propria; così  per  l’oppollo  molte  altre  parti  di  fabbriche 
o minarono  su  i fottopofti  edilicj , o furono  di  lancio  sbalzate 
ne’ . alimenti  contigui , che  ne  rimatero  oppreifi , e fepolti  fiot- 
to le  mine  di  quelle. 

616.  Noi  tenteremo  di  dare  , mal  grado  l’enorme  ap- 
parato di  tante  confufe  rivoluzioni , quella  idea  la  pi  ù chia- 
ra, e meno  equivoca,  che  per  noi  dar  fi  potrà,  de’ fenomeni 
piu  Angolari  , avvenuti  in  OppiJo , e ne’  fuoi  dintorni . E per 
ferbare  le  leggi  del  miglior  ordine  punìbile , (limiamo  conve- 
nevole il  defcrivere  prima  la  naturale  giacitura  di  OppiJo , 
e de’  fuoi  dintorni , ed  indi  paratamente  difendere  alla  de- 
fcrizione  de’ fenomeni  orrendi,  che  quivi  il  tremoto  proJufle. 
Senza  quello  provvedimento  i leggi  ori  dure  ebbero  molta  fati- 
ca per  «rendere  con  precilior.e,  e chiarezza  le  cofe , che  in 
progrcifo  narreremo  , come  avvenute  in  OppiJo  , e nel  fuo 
circuito . 

617.  OppìJ ) giacea,  lìgnoreggiando  molta  parte  de’fuoi 

fpazioG  dintorni , in  su  un  Monte  , che  altamente  ergeafi  fra 
due  valla' e a villa  di  Afpromonte  , e di  colla  alle  bali  meno 
erte  dell’  Appianino . • . 

6 iS.  Qmfta  Minte  fi  elevava  da  levante  a mezzogiorno^ 
e fi  eltendea  lungamente  verfo  occiJente , e fettentrione  . Da 

C c levat h 


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50J  Istoria -dei  tremoto 

levante  èra  corpulento,  e più  rude  ; afpra  n’era  la  contìnua^ 
zione  per  la  via  più  erta  : quali  piana , e d’ ineguale  latitudi- 
ne la  fuperficie;  e’1  fuo  termine  con  fuc  ceffi  va , e lenta  efìe- 
nuazione  cadea  in  un  piano  inclinato,  ftringcndo  il  fuo  ango- 
lo, e torcendo  la  fua  direzione  da  occidente  a fettentrione  . 

619.  La  città  era  fituata  all’ertrema,  e più  alta  parte 
del  monte:  godea  l’afperto  del  mezzogiorno  a accidente,  e quel- 
lo di  oriente  a fettentrione  da’  fuoi  più  lunghi , e opporti  lati; 
e a’  rtioi  più  corti , e ineguali  lati  (lavano  di  fronte  il  levan- 
te, e di  fpalla  il  ponente. 

620.  Il  lato  fpettante  al  fettentrione  era  su  gli  orli  del 
monte . Il  lato  di  levante  a mezzogiorni  era  a pendìo  fcofcefoj 
e quivi  erano  limati  i PP.  Offervanti  : il  lato  , che  avea  le  fpal- 
le  al  ponente  era  quafi  piano  , e quivi  fu  innalzata  la  torre . 
Il  redo  di  tal  lato  , e quello  di  mezzogiorno  li  efleudeano 
molto  innanzi , e terminavano  o in  pendici  dolcemente  incli- 
nate , e tutte  ornate  di  fruttifere  piante  T o in  pendici  ruvi- 
de , e fcofcefe . 

621.  Gli  Scrittori  della  Calabria  hanno  , copiandofi  l’ un 
l’altro,  aderito  col  Barrio  che  Oppido  era  porto  tra  due  fiu- 
mi, il  Me  dama  , che  ora  chiamano  Carni , da  mezzogiorno  , e 1 
Trccofio  da  fettentrione.  Querta  cieca  buona  fede  è la  principa- 
le cagione  de’  difetti , che  s’ incontrano  nelle  carte  geografiche 
della  Calabria  per  rifpetto  alla  idrografia  di  Oppido  . Siccome 
enorme  è ftata  la  revohizione  avvenuta  nel  circuimento  de’ 
'fuoi  fiumi  $ cosi,  a ben  intendere  le  cofe,che  narrar  dovre- 
mo , è neceilario  di  porre  quello  articolo  in  tutto  il  fuo 
lume, 

■ . , 622. 


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r 

I 


Delle  Calabrie.' > io 

6 ai.  Il  monte,  su  cui  poggiava  Oppi  do,  avea  da  levan- 
te a fettentrione  il  fiume  Trecojio  , ora  denominato  il  T ricuc- 
cio . Quefto  riceveva  per  due  rami  1’  Acquavo™ , quali  alle  ra- 
dici del  colle  , ove  (lavano  i Cappuccini  j e giunto  appiè  del 
monte  di  Oppido  ne  bagnava  le  bali , e radendole  , s’ inoltra- 
va fino  in  là  dell’  ant  ica  ftrada  , che  dalla  via  del  fettentrione 
a Oppido  conducea . Colà  pervenendo,  s’immergea  nel  fiume 
S.  hi  a fi , quali  nel  punto  fìe(To,che  a quefto  fi  univa  il  Cli- 
mi : fiume  , che  in  se  contenea  le  acque  di  due  fiumicelli , 
cioè  il  Mai  di , e ì Bellafica , i quali , feendendo  per  la  S para- 
cara , e pel  vallone  di  Bellafica  , penetravano  nel  letto  del 
Cumi  in  quel  fito  , ov’  era  il  mulino  di  Oppido . 

613.  Di  fianco  al  fiume  Trecofo  fi  elevava  una  rupe 
afpriflima,  che  compiva  la  valle  dì  Oppido  , e in  confeguenza 
formava  il  lato  diritto  del  vallone  interpofto  tra  le  pendici  di 
quefta  rupe , e le  pendici  del  monte  , sul  profilo  del  quale 
la  diftrutta  città  ergea  parte  di  fe  fteifa  da  fettentrione . Que- 
lla rupe  nafeea  in  tenue  modo,  e a picciole  colline , poco  lun- 
gi da  Acquauona  : fi  elevava,  ingrollandofi , a vifta  di  Oppido’ 
e con  vario  giogo  procedendo  , fi  eftendea  fino  agli  oliveti 
della  Nicolella  ye  quali  lunghdTo  quel  punto  medefimo,  in  cui 
il  Trecofo  , e ’l  Cumi  fi  cohfondeano  nel  S.  Biaf . 

' • 624..  Attraverfo  il  Trecofo , e pel  dorfo  della  fopraftan- 

tc  deferitta  rupe  flava  coftrutta  una  ftrada , la  quale  per  un’ 
erta  ruinofilfima  conducea  in  quella  fommità , da  cui  per  di- 
faftrofo  colle  fi  sboccava  a’ terreni  di  Melano , e di  Cannama- 
riay  ove  vedeafi  pervenire,  e forgere  un  nuovo  fiume,  che  i 
naturali  d’ Oppido  chiamano  il  Birbo  . Quefto  feorrea  lungo 

C e a un 


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204  Istoria  del  tremoto 

un  profondo , e ampio  vallone , formato  pel  lato  diritto  da* 
termini  fcofcefi  della  parte  lata  delta  rupe  defcritta,  e compo- 
rto per  la  fini  (Ira  dalle  pendici  dev'li  alti  colli  di  Canna, nariat 
di  Bjzzonaro  , e de’  terreni  luperiori  alla  valle  della  Femina  . 
Quello  fiume , denominato  il  Birbo , palfava  attraverfo  la  ilra- 
da  di  Oppido ; e qua  fi  in  diftanza  di  trecento  palli  dal  punto, 
ove  univanfi  il  Carni  f e 'l  Tieco/ttr,  perveniva  anch’ elfo  a con- 
fonderli nel  S.  Bufi. 

615.  Da  ponente  drizzandoli  il  guardo  verfo  mezzogiorno, 
e feguendofi  la  direzione  de’  due  punti  delle  accennare  unioni 
de’  fiumi , s’ incontrava  la  Jhada  di  Oppido  , la  quale  atrra- 
verfava  il  Biiio  , lafciavali  a dritta  il  S.  Biafi , ed  indi , fpac- 
cando  il  nodo  d’ unione  del  Trccofio  , e del  Carni , s*  infinuava 
pel  dorfo  di  una  collina,  che  era  la  continuazione  del  monte 
d’  Oppido  , e che  con  varia  elevazione,  e inclinazione,  fupe- 
rando  il  pjjfo  del  Giudeo , menava  alla  dillrutu  città . 

616.  Bellilfimo  era  L’ afpetto  dell’ampia  pianura,  e de’ 
ridenti  colli  , che  da  quelli  punti  fi  offeriva  allo  fguardo  di 
chi  dirigea  la  fronte  verfo  ponente , e di  mano  in  mano  fi  ri- 
volgea  verfo  il  mezzogiorno . Cominciandoli  a mirare  dalle  al- 
ture di  Cajlellace , e de-’  poderi  di  Franco  , fi  fcaprivano  al 
bairo  i terreni  de’  Fojfari  , e de’  Ze,bi  , e i bei  campi  di 
Bj zzano  co’  fucceilivi  dintorni  della  Beliafica , del  Carni  , e 
del  mulino ; e poi,  elevandoli  gli  occhi,  vedeafi  in  alto  la  va- 
ga , e vada  eflenfioae  de’  territorj  de’  Signori  A igimeri , Mo- 
lar lì  , e Migliorini . 

627.  Accrefcea  la  bellezza  , e la  fertile  condizione  di 
tanti , e cosi  ameni  liti  il  placido , e graziofo  corfo  del  Mc- 
..  . _/  dama , 


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Delle  Calabrie.  105 

1 lama  j fiume  , che  , come  altrove  avvertimmo  , ora  dicefi  Cli- 
mi , e che  in  fe  ricevea  le  acque  di  altri  due  fiumicelli , 
l’ unione  de’  quali  accadea  lunghelfo  il  molino  di  Oppido . 

628.  Or  quale  fu  mai  la  forte  di  tanti  , e sì  deliziofi 
luoghi  ? Dorrà  il  dirlo  ; ma  di  mano  in  mano  ne  fveleremo- 
l’ infelice  fato,  feguendo  l’ordine  rteifo  , con  cui  i medelimi 
luoghi  finora  ne  abbiamo  defcritti . 

629.  Cominciamo  dal  monte  e da  que’  luoghi  a Ubati 
dal  num.  617  al  610.  Varie  furono  le  vicende  in  elTo  avve- 
nute : alrre  riguardano  la  fua  fuperficie , e le  cofe  fu  la  mc- 
defima  collocate  : altre  li  appartengono  a’  fuoi  ertremi  : alrre 
hanno  relazione  a' fuoi  opporti  lati  : ed  altre  fpettano  alle 
fue  pendici  . 

630.  Per  quanto  fi  appartiene  alla  fua  fuperficie,  que- 
lla fi  dee  dividere  in  parti  abitate , in  parti  coltivate  , e in 
parti  rudi , o dertinate  a ufo  di  rtrada . 

631.  Lafciamo  da  banda  la  porzione  del  monte  , che 

dal  puffo  del  Giudeo  menava  alla  diftrutta  città  , e parlia- 
mo di  quella  parte  di  fuperficie  , che  è la  più  proflima  alla 
città  medefima  . In  quella  porzione  di  fuperficie  nulla  è 
pia  frequente , quanto  1’  olfervare  fpetfe  , e orribili  fenditu- 
re , avvenute  nella  rtrada , e foprattutto  ne’  poderi  latera- 
li . Norabile  fu  pero  che  non  incontrammo  nè  albero  di  uli- 
vo, nè  di  abio  genere,  che  forte  rimafo  rivolto  , e fchian- 
tato  , mal  grado  la  frequenza , e la  fenfibile  profondità  delle 
fenditure.  Quelle  erano  a folchi  piccioli,  interrotti  , e bre- 
vi : e nella  loro  giacitura  fembravano  quali  parallele  : erano 
molte  dalla  via  del  fettentrione  , e fcarfe  dalla  via  del  mcz- 
zogio.no.  632. 


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jc6  Istoria  del  tremoto 

6 32.  Inoltriamoci  verfo  l' abitato , e lafciamo  i dintorni 
della  città  . Già  vedemmo  quale  (lata  folle  l’orrenda,  e de- 
folante  cor.fulijne , avvenuta  nelle  fabbriche  ; ma  non  ottan- 
te che  tutto  folle  rirnafo  con  indicibile  fcofcio,e  rivolgimen- 
to fconquaflato , e disfatto , pure  vi  fu  una  parte  , che  retti 
in  piedi, e iliefa  come  /fecola  di  tutta  la  diruta  città.  Nell’ 
entra  e in  OppiJo  eravi  la  torre , da  noi  enunciata  nel  nu. 
620.  Quella  avea  l’ affetto  a fettcntrione , un  lato  a ponente , 
l’altro  a Mezzogiorno  ,e  l’altro  a levante  e a mezzogiorno . Nel- 
la fua  faccia  non  vi  erano  lettoni  da  nelfuna  parte  : tutti  gli 
angoli  vedeanfi  lefi  nelle  parti  fuperiori  , e più  alte  : nelle 
inferiori  non  appariva  alcuna  fenditura.  I merli  del  lato  Jet- 
tcntrionalc  erano  pieni  di  fquarci  con  qualche  ruina  : in  quel- 
li del  lato  di  mezzogiorno  accadero  gravi  fquarci  , ma  fenza 
ruina:  ne’ rimanenti  avvennero  flfure  picciole , ma  rare . Tut- 
ta la  mole  di  quella  torre  era  però  fuori  di  piombo, e parea 
fenfibilmente  inclinata  verfo  Jcttentrione . 

6 3 3.  Appiè  delle  bafi  ettreme  di  quetta  torre  vi  era  la 
ttrada  pubblica  : quetta  era  lattricata  di  pietre  dure  d’ incer- 
ta figura.  Tutta  la  ttrada  avea  il  dorfo  a maniera  di  ponte: 
in  ella  non  appariva  alcun  fegno  di  lettone  ; ma  ne’  confi- 
ni intermedj  tra  la  fabbrica  della  torre , e lo  ttrato  della  ttra- 
da vi  era  una  fenfibile  , ma  breve  fenditura  , che  feguiva  la 
direzione  dell’  attacco  dello  fletto  ttrato . 

6 34..  Di  fianco  a quetta  torre  , feguendofi  la  direzione 
del  mezzogiorno , vi  era  qualche  mifera  cafuccia , le  cui  fab- 
briche , ancorché  parefiero  enormemente  fquarciate , non  era- 
no ttate  però  ridotte  in  que’ minuti  rottami,  e iu  quello  ttri- 

tola- 


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D t i i e Calabrie,  207 

tolamentOjin  cui  era  flato  tutto  il  reflante  degli  edificj  ridotto. 

635.  Fuori  di  quefle  due  eccezioni  non  fapemmo  nella 
fuperficie  abitata  del  monte  rinvenire  fabbrica , che  per  tutti 
i varj  lati  non  avelie  fofferto  un  eguale  infelice  , e ruiuo- 
fo  difaftro  . 

6 3 6.  Molte  cafe , che  giaceano  fu  quell’  orlo  della  cit- 
tà , che  poggiava  lui  monte  coll'  afpetto  a oriente  e a Jetten- 
trione  , fuiono  orribilmente  sbalzate  dalla  lor  fede  j e altre 
rotolando  per  1’  aperto , e rivolto  dorfo  del  monte  fleflò , ed 
altre  gettate  di  sbalzo  , piombarono  fui  letto  del  fottopoflo 
Tricuccio  , e ne  ingombrarono  il  corfo  a fegno  , che  vi  fi 
formò  uno  Jlagno  , rimanendo  appena  vifibile  un  fottìi  filo  di 
acqua  , che  fcappa  a fiento  , e con  tortuofo  corfo  da  fotto 
gli  fpazj  delle  ruine , che  premono  il  fiume . Le  cafe  , che 
produifero , precipitando,  il  maflìmo  danno,  e l’ ingobramen- 
to  del  Tricuccio  furono  quelle  de’  Signori  Grillo  . 

6 37.  In  non  molta  diflanza  da  quefle  cafe  vi  era  una 
fontana . Quefla  perdette  la  fua  conca  ; e vedefi  ora  dal  luo- 
go, ove  quella  era,  fgorgare  un  filone  d’acqua,  che  , lam- 
bendo la  faccia  del  monte  , la  rade , e la  fcioglie  . 

6 38.  Dalla  fommità  di  Oppido  fcendendofi  a quella  par- 
te del  pendìo  del  monte  , ove  flavano  gli  OjJ'ervanti  , come 
dicemmo  nel  num.  620,  e feguendofi  la  direzione  della  porta , 
fituata  all’  altro  eftremo  della  città  dal  lato  di  levante  , era 
olfervabile  che  , laddove  tutte  le  parti  fuperiori  erano  mina- 
te , quivi  vedeanfi  ancora  in  piedi  non  meno  i muri , che 
l’arco  della  porta . Quefle  fabbriche  però  erano  così  mahratta- 
te  e percolfe  , che  minacciavano  ruina  a ogni  momento . 

6 39* 


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2o8  Istoria  Dtt  tremoto 

639.  Movemmo  appena  il  palio  da  quelli  punti  di  efen- 
zione  dalla  fa  ale  ornine  ruina  , e lungi  dal  rinvenite  più 
il  minimo  legno  di  terreni , o di  firade , in  cui  quefta  fuga- 
ce efenzionc  foife  ulteriormente  durevole  , non  ci  fi  pararo- 
no innanzi  che  i fegni  del  più  alto  fovvertimento  . Non 
v’era  piu  il  minimo  veftigio  dell’antica  firada  ; c tutta  la  fac- 
cia del  monte  era  (lata  lacerata  a fegno,che  fra  il  rivoltuo- 
fo  perpetuo  fcofcio  della  fua  mafia,  non  incontravanli  che  f.a- 
giliifimi  mafii  di  arena , e rivolgimenti  di  terreno  tanto  mag- 
giori , e piu  frequenti,  quanto  piu  dallo  fcofcefo  pendio  ci 
accodavamo  alle  pani  piu  baile  , e profonde  delle  bafi  del 
monte . 

640.  Cercammo  di  porre  in  chiaro  la  natura  de’  mate- 
riali fiaccati  dalla  faccia  del  mome  in  quello  lato . Sugli  orli 
della  fupeifcie  appariva  uno  filato  della  denfità  di  quali  due 
palmi  di  terreno  colorato  di  una  leggeri  «fi  ma  tintura  di  rojfo 
ofcuro , e che  dovrebbe  avgiugnerlì , e appartenere  a una  del- 
le differenze  de’  terteui  dal  Wdlcrio  aleniti  alla  feconda  ipe- 
cie  (1) . 

641.  A quello  Arato  fuccedea  un  gregario  ammalio  di 
terreno  Jlavcfccntc  ghìa] ufo . In  elfo  non  vi  era  che  un  tenuif- 
fimo  giurine:  circofianza  vera  a fegno,  che  molti  pezzi  di  que- 
fto  ammalio , maneggiati  appena,  li  fciolgono,e  le  parti,  che 
il  comp tngono  , fi  imparano,  e fi  abbandonano  a vicenda . QuetY 
indole  di  fragilità  non  è per  vizio  nuovo  , ma  per  intima , 
e propria  cofiituzione  di  tutto  lo  Arato. 

641.  I materiali  duri , componenti  quefio  ammaliò, non 

hau- 

fi)  Eumtti  coltrata  mar  tinti t fpec.  1.  p.  16. 


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Delle  Calabrie, 


top 

hanno  una  determinata  figura  : ve  n’ha  degli  orbiculati  , o 
fian  convelli  per  l’uno  , e l’altro  lato  : ve  n’ha  de’nodofi, 
cioè  configurati  a fparfe , e rotonde  eminenze  : e ve  w’  ha  di 
quelli , che  hanno  la  forma  di  un  picciolo  rene . 

643.  Nè  in  tutti  la  fuperficie  è la  ftefla  : hawene  di 
quelli  che  fono  fcabri  , e rudi  a toccarli  ; ma  quelli  fono 
rari  ; poiché  per  la  maffima  parte  hanno  una  fuperficie  levi- 
gata , fovente  nitida  , e non  di  rado  afperfa  di  lucidi  punti , 
o di  fottile  foglia  micacea  . La  loro  grandezza  è variamente 
gregaria . La  maffima  parte  di  effi  è formata  di  foftanze  gra-; 
nellofe  , che  mentifeono  la  forma  , e la  grandezza  di  tanti 
femi  allogati  in  una  malfa  dilfolubile  , e friabile  di  terra  , e 
di  rena  , inclinante  alcun  poco  al  colore  di  un’  ocra  mi  Ha  di 
flavo,  e di  rollo.  Ve  n’ha  de’ grolfetti , de’ quali  altri  appa- 
rirono aderenti  , e incavati  nella  malfa  , che  ferve  loro  di 
alveolo  ; ed  altri  cadono  sbaccellati  , e lafciano  imprelfa  nel- 
la malfa  del  loro  Arato  la  loro  figura , come  avvenir  fuole  a 
feme , tratto  dalla  nicchia  del  fuo  baccello  già  fecco  : circo- 
Aanza  necelfaria  a notarli , come  quella  , che  non  folo  indi- 
ca al  vivo  egualmente  eia  natura  gregaria  di  quello  ammalio, 
e la  fua  fragile  , e precaria  conlilfenza  ; ma  addita  altresì 
che  in  origine  quello  ammalio  fu  manifattura,  in  cui  l’acqua 
pofe  l’ Opera  principale  fenza  l’ alleanza  di  molta  terra . 

644.  La  teffitura  di  quelli  corpi  nell’  atto  che  moftrà 
ad  evidenza  che  i medefuni  fono  frammenti  , e rottami  di 
un  tutto  maggiore  di  effi  , pruova  ancora  dimoftrativamente 
che  quello  tutto  non  era  di  una  fola  natura  • e che  in  con* 
feguenza  effi  non  fono  parti  di  uno  dello  , e fintile  raateria- 

; Dd  le. 


no  Istoria  del  tremoto 

le.  Di  fatto  ve  n’ha  de’  membranofi  : ve  n’ha  di  quelli,  che 
fono  divifibili  in  laminette  parallele  : ve  n’  ha  degli  altri , che 
fembrano  tenacemente  midi , e comporti  di  particelle  finidìme, 
e intimamente  unite  a formare  una  malia  foda , e uniforme  ; 
ed  avvene  finalmente  alcuni  , che  fono  di  una  compofizione 
affatto  incerta , e gregaria . 

645.  Non  tutti  fono  dotati  di  una  eguale  durezza  : ve  n’  ha 
degli  fcintillanti , appena  che  fieno  percofli  coll’  acciajo  : quelli 
ileilì  non  fi  lafciano  mordere  dalla  lima  ; ma  di  tal  dalle  fono 
pochi  filmi:  ve  n’ha  di  quelli  , che  danno  qualche  fcintilla  } 
e quefti  fono  in  maggior  numero  de’ primi  . Con  poca  diffe- 
renza , cosi  gli  uni , che  gli  altri  non  poffono  frangerli , che 
fcrttoponendoli  al  martello . Ve  n’  ha  poi  di  quelli , che  non  dan- 
no fcintilla  di  fotta  alcuna  , e quelli  facilmente  fi  frangono . 
Tutti  quefti , che  finora  abbiamo  accennati , fono  bianchi  af- 
fatto, o quafi  interamente;  folo  v’ha  in  elfi  qualche  picciola 
macchietta,  c un  certo  che  di  pellucido. 

6+6.  Oltre  a quefti  ve  n’ha  de’ fragili , e di  mezzana 
durezza  : quelli  polfono  con  poco  dento  fenderfi , e fegregar- 
fi  o in  lamine  alquanto  denfe  , e tenaci  come  cortice  di  le- 
gno rcfinofo , e fecco,o  in  laminette  fottili , e facili  a fpez- 
zarfi  a travedo,  e ad  angoli  acuti. 

647.  Ve  n’ ha  finalmente  di  quelli, che  hanno  la  fem- 
bianza , e la  mafchera  fola  di  corpi  duri , ma  fono  talmente 
fi  idilli , che  balla  llrofinarli , e premerli  tra  le  dita  per  tri- 
turarli, e ridurli  in  polve:  tanto  n’ è debole,  e poco  tenace 
1’  aggregazione  ; e tanto  l’ ingiuria  del  tempo  ha  fu  di  elfi  ven- 
. dicati  i fuoi  diritti. 

• • 6+3. 


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f 


Delle  Calabrie.  iIt 

648.  La  mica  vedefi  quali  in  tutti  intrufa , e fparfa  ; ma 
ne’ fragili,  e ne’ friabili  è in  più  fenfibile  modo  abbondante. 
Vi  ha  il  quarzo  , v’ è lo  Jpato , v’  è il  fajfo  : il  tutto  è in  minu- 
ti rottami  : i foli  pezzi  più  grofli  fono  quelli  , che  fi  ap- 
partengono alla  fpecie  de’  fragili , e de’  friabili  ; ma  la  loro 
figura  calcolare  indica  troppo  che  nacquero  altrove,  e che  do- 
po l’eirere  fiati  lungamente  da  fcorrevole  fluido  manomcffi , 
e rotolati  , altronde  pervennero  nel  luogo  , ove  da  immemo- 
rabile età  giacciono  , e da  cui  un  orribile  rivolgimento  li 
traile  , e all’  aperto  gli  efpofe  . 

649.  A quefti  materiali  finora  mentovati  fuccede  uno 
firato  ben  alto  di  creta  terreftre  concacea(i).  Quella  è tutta 
afperfa  di  una  mica  argentea  minutiflima  ; e tra’  primi  , e la 
feconda  è notabilifiimo  uno  ftrato  lineare  di  arena  cenerogno- 
la (1),  che  ne  divide,  e diftingue  i confini. 

650.  L’ultimo  ftrato,  vifibile  tra  cotefte  ruine  , e tra 
gli  fcofciamenti  del  monte  , è comporto  di  arena  eterogenea  , 
difforme  , e angoìofa:  quefta  è un  ammalio  confufo  di  quar- 
zo , di  jpato  , e di  argilla  degenerata  in  una  mica  lucentilli- 
ma,  e argentea  (3)  . Quello  ammalia  coftituifce  le  profonde 
bali  della  precipitofa  Jìrada , per  la  quale  ora  da  Oppido  fi 
parta  al  T ricuccio  , che  le  bagna  il  piede. 

651.  Da  ciò,  che  finora  narrammo,  non  folo  fi  rileva 
la  dura  fovver  fione  fofferta  dalla  fuperficie  del  monte  egual- 
mente ne’ fuoi  dintorni  alborati,  che  nella  parte  abitata;  ma 

D d 2 ezian- 

(1)  V tggafì  Lionati  Syfl.  n.  fpcc.  53.  diff.  3.  pag.  20 6. 

(2)  Idem  fpte.  51.  diff.  6. 

(3J  Sì  1 ugga  il  Baumè  Chym.  Raifonnét  t.  1. 


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• I5'  Istoria  del  t remoto 

eziandìo  fi  deduce  il  rivolgimento  avvenuto  in  quella  eftrema 
parte  del  medefimo , che  riguarda  il  levante , e che  fi  emen- 
de fino  alla  bafe  , ove  feorre  il  Tricuccio , e ove  nacque  lo 
fìagno  . 

6 Palliamo  ora  a efaminare  i difaflri  accaduti  ne  luo- 
ghi , che  riguardano  gli  opporti  lati  di  Oppido , e confeguert- 
temente  nelle  fue  pendici  . E quindi  feguendo  1 ordine  fteifo 
de’ (iti,  che  tertè  abbiamo  accennati,  continueremo  il  ragio- 
namento , confiderarvdo  il  guado  accaduto  in  quel  lato  , che 
guarda  il  Jettentrione . 

653.  Eccoci  dunque  a quella  rupe  , che  deferivemmo 
nel  num.  62  3 : ed  eccoci  a que’ terreni  , che  porti  fui  dot- 
to di  ella,  e dando  a vi  da  di  Oppido  y e del  monte  , fu  cui 
q iella  città  poggiava , formano  colle  loro  pendici  il  lato  dirit- 
to del  vallone  , che  da  Jettentrione  giace  appiè  del  monte  di 
Oppido  rtelfo  , e rtendonfi  fino  agli  oliveti  della  Nicole  Ilo , 
quali  lungheifo  quel  punto  medefimo , in  cui  il  Trecojio , e 1 
Cumi  fi  confondeano  nel  S.  Biafi . 

654..  Noi  vi  pervennimo,  attraverfando  il  T ree  0/10 , e 
rampicandoci  per  l’erta  rovinofiffima  via  , che  da  Oppido  me- 
na alla  parte  fuperiore  della  rupe  teftè  deferitta  . Varj  pezzi 
di  quella  via  fono  ancora  elidenti  in  quel  rozzo  flato,  in  cui 
erano  pria  del  tremoto;  ma  lunghi  pezzi  della  medefima,fo- 
prattutto  que’,  che  danno  da  man  fini  lira , fono  in  così  pefii- 
mo  dato,  e furono  talmente  malmenati  dal  tremoto,  che  ci 
Pentiamo  ancora  prefi  da  raccapriccio  nel  rammentarci  que’  pre- 
cipitoli  abbili!  di  ruine , che  pendeano  fotto  al  noltro  Iguar- 
do,  e pe’ quali  con  batticuore  ci  convenne  di  pallare.  11  ma- 

teria- 


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• Delle  Calà'drie.  21  j 

teriale  , su  cui  poggia  quefta  via , è quello  fieffo , che  forma 
l’ultimo  Arato,  che  trovammo  in  OppiJo , vale  a dire  un’  are- 
ni eterogenea , difforme  , angolo  fa  : la  fola  differenza  , che  vi 
palla  , fi  è che  i granelli  fono  più  piccioli , e più  fpezzati . 

655.  Tra  corcfii  dirupi  vi  erano  varj  malli  di  terreno 
eguale  a quello , che  deferivemmo,  parlando  del  fecondo  Ara- 
to , e molti  malli  di  arena  . Offervammo  però  che  quivi  le 
fquarciature , e gli  feofej.  erano  fuperficiali  j e che  il  guado 
non  era  penetrato  molto  addentro , e che  tutto  l’ orrore  dipen- 
dea  dall’  altezza  della  Arada , e dalla  profondità  del  fottopoAo 
vallone  . Non  fummo  al  cafo  di  feovrire  le  interne  pofizioni 
delle  ruine,  perchè  tutta  la  loro  faccia  , e 1 ruinofo  ripido  dor- 
fo  era  , per  così  dire , fepolto  fono  gli  accennati  confufi  am- 
malò , in  cui  l’ arena  rapprefentava  il  corpo  principale . 

656.  Era  intanto  notabile  che  da  man  fini  Ara  il  terre- 
no, che  fi  ergea  ben  alto  fulla  lunga,  erta,  e precipitofa  Ara- 
da , e che  le  ferviva  di  termine  laterale , non  era  fiato  in 
alcun  modo  magaguato,  e alterato  dal-  tremoto  . La  condizio- 
ne di  tale  terreno  era  della  fieffa  natura  del  terreno  del  pri- 
mo Jlrato  fuperiore  , che  deferivemmo  , e offervammo  nella 
fuperficie  del  monte  di  OppiJo  : circolìanza , che  unita  all’ 
eguale  condizione  dell’  arena  eterogenea  delle  bali  della  Arada , 
e delle  baft  inferiori  d’  OppiJo  , fpingerebbe  l’ animo  a fo- 
fpettare  che  in  altra  età  queflo  tenimcnto  formato  aveffe  un 
corpo  continuo  j e che  il  vallone  interpojìo  per  avventura  foffe 
flato  un  tardo  lavoro  o di  acqua  /corrente , 0 di  altra  revoluzione 
fftca  » lontana  dalla  memoria  degli  uomini , e non  pervenuta  al- 
la notizia  degli  Scrittori  della  feria  Calabi  a. 

557- 

\ 


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ii4  Istoria  dii  tremoto 

657.  Giugnemmo  dopo  lungo  dento  a tali  alture  ; ma 
quivi  giunti , e rivolgendo  lo  fguardo  non  meno  a’  precipitofi 
fentieri  traghettati , che  a’  defolati  terreni , ove  Oppido  gia- 
cca , non  potemmo  non  effer  prefi  da  raccapriccio  a villa  di 
quello  fpettacolo  compaflionevole , che  di  fe  ci  offerirono  la 
nabiffata  città , le  lacere  pendici , e gli  dagni  del  T ricaccio  , 
Veggafi  il  Rame , fegnato  col  num.  XL. 

658.  Scorrendo  noi  lungo  la  fuperficie  de’  terreni  fuperiori 
a cote  (la  firada,  e pofti  rimpetto  alla  didrutta  città,  frequen- 
temente incontrammo  larghe  , e interrotte  fenditure  di  terre- 
ni ; ma  ciò , che  ci  riempì  di  llupore  fu  il  terribile  fovver- 
timento  avvenuto  in  una  ferie  ben  lunga  , ed  edefa  di  terre- 
ni , che  erano  dianzi  a dovizia  ricoperti  di  ulivi , di  gelfi , e 
di  viti  , e che  noi  trovammo  rivolti  a fegno  , che  perduta 
ogni  ragione  di  limite  , non  era  facile  agli  deili  afflitti  pof- 
feffori  di  eflì  il  riconofcerne , e interpetrame  1’  antica  pofizio- 
ne , e la  loro  primiera  efi (lenza  . Da  quello  fito  fcovrivanfi  le 
pendici  di  Oppido  j e la  loro  faccia  non  appariva  meno  lace- 
rata della  fconvolta  faccia  di  que’  terreni , che  premevamo  col 
piede . 

6 59.  In  quelli  terreni  erano  frequentidimi  gli  fcofcj , e i 
ruinofi  effetti  di  quella  fune  (la  cagione,  che  quivi  apportò  or- 
ribile guado  in  una  congerie  di  belliffimi  poderi . Una  parte 
di  eflì  era  vagamente  fituata  fui  piano  della  fuperficie  della 
rupe , ed  erano  poffeduti  dal  Canonico  Gerardi , dal  Canonico 
Cola  giuri , da  D.  Giufeppe  Tomeo  , e da’  Signori  Grillo}  euri 
altra  porzione  era  fucce.Tivamente  limata  nel  piano  inclinato , 
e lungo  le  pendici  della  rupe  della  , e quedi  fi  appartenea- 

no 


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I 


Delle  Calabrie.  415 

no  al  Capitolo  , alla  Cappella  delle  Monache  , e a ì Frati 
Minimi . 

660.  Quivi  a figura  di  femicerchio  fi  aprì  un  anfitea- 
tro di  ftupenda  eataftrofe , in  cui  , come  poi  oilervammo , e 
or  ora  riferiremo,  rimafero  fchiantati , e dalla  più  alta  nella 
più  baiTa  parte  fpinti,  e capricciofamente  fparlì  e fepolti  gli 
ulivi , i gelfi , le  viti , e le  delle  terre , che  fervivano  di  fu- 
perficie  , e di  bafe  a tanti  ameni , e fertili  poderi . 

66 1.  In  luogo  di  tante  naturali  bellezze  miferamente 
perdute , e in  pochi  minuti  annientate  , e ridotte  a fpettaco- 
lo  di  orrore , non  comparivano  per  la  di  danza  di  cinquecen- 
to e più  palli  in  lungo  , e di  quali  dugento  in  profondità , 
che  rottami  di  alberi , di  viti , e di  piante  , che  ufcivano  ap- 
pena da  fotto  l’ immenfo  volume  di  una  creta  , che  a prima 
fronte  fembrava  di  elfere  l’unica  e fola  , che  formato  avelie 
dianzi  rutto  il  materiale  di  quefti  poderi . Si  vegga  il  Rime, 
legnato  col  num.  XLL 

661.  Quello  infelice  afpetto  di  colp  a primo  fguardo 
occupò  più  la  nodra  ammirazione,  che  la  nodra  rifleflìone ; 
nè  giugnemmo  a capirne  partitamente  il  vero  carattere , fe  non 
quando , rivenuti  dal  primo  forprendimenro , ofammo , mal- 
grado 1’  oppodo  configlio  delle  guide , di  calare  ne’  dirupi , e 
di  penetrare  ne’  precipito!! , e infidi  guadi  di  tanti  guadi . Ivi. 
da  vicino  oilervammo  a parte  a parte  ciò,  che  dall’ alto  , e 
in  didanza  non  era  facile  di  didinguere  Angolarmente  . Tro- 
vammo che  lungi  dall’ elfere  la  fola  creta  quella,  che  compo- 
nea  la  fuperficie,e  l’ ammalio  intero  di  tali  ruine,  vi  era  ben 
altro,  che  femplice  creta. 

66  3, 


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zì6  .Istoria  vici.  tremoto 

663.  Nella  più  balla  parte  rinvennimo  involta  molta 
porzione  di  quel  terreno  , che  componca  la  fuperficie  de’  po- 
deri . Quefla  venne  divelta  dalla  fùa  fede  ; e quindi  una  par- 
te ne  fu  trafportata  di  sbalzo  fino  quafi  all’  etlreme  bafi  delle 
pendici  , e un’altra  , gettata  all’azzardo  , e difperfa  lungo 
gli  fpaz]  delle  ruine  , ivi  era  rimafia  o confufa  tra  i ma- 
teriali Tivolti , o affogata  fiotto  la  creta . Quello  terreno  era  di 
quella  fleffo  fpecie  , di  cui  fu  la  terra  vegetabile , che  notammo, 
parlando  del  primo  fìrato  della  fuperficie  del  monte  di  Oppido. 

664.  Oltre  a ciò,  trovammo  anche  quello  fleffo  terreno 
jlavefcente  gh'ujofo , di  cui  -ragionammo  allor  che  fi  fej  parola 
del  fecondo  ftrato  della  terra  , che  in  Oppido  rinvennimo . Que- 
llo però  era  talmente  disfatto,  p difperfamente  difciolto , che 
a {lento  ne  trovammo  alcuni  piccioli  maffi  uniti.  Ci  .recò 
anche  meraviglia  l’ olfervare  che  in  molte  pani  quello  terre- 
no giacea  non  già  al  di  fotto , ma  al  di  fopra  della  terra  ve- 
getabile colorata  , dianzi  accennata  . 

' 665.  In  pochiffimi  liti,  . e ne’ più  baffi  dell’aperta  mi- 

na apparvero  appena  alcune  tracce  difperfe  di  quella  fteffo 
arena  eterogenea , difforme , e angolare  , che  altrove  notammo  j 
ma,  per  quanto  diligentemente  ne  aveilìmo  fatta  ricerca , non 
giugnemmo  mai  a rinvenirla  unita  a malli . Queft’  arena  non 
occupava  filo  fpecialejma  quivi  era  quafi  fuperiore , ivi  fper- 
fa  tra  le  mine , e altrove  tra  effe  fepolta . 

666.  Ma  il  materiale  , che  più  meritò  di  attirare  la 
noflra  attenzione,  fu  la  creta.  Q^uefla,  come  dicemmo,  oc ciu- 
pava  gli  fpazj  dell’ intera  ruinofo  feenrt  a fegno,  che  il  tutto 
parea  da  quefto  materiale  ricoperto.  L’attenta  offervazione  ci  fe 

feo- 


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/ 


D E L I.  È CitAB  RIE.  % UJ 

fcóvrire  che  oltre  alle  mafie  già  divi  late  , conveniva  divide- 
re gli  ammaili  , che  a prima  fronte  fembravano  di  creta  di 
una  fola  natura , in  creta  concacea  effervefcentc , e in  materia- 
le , che  all’  c derno  mentiva  la  faccia  di  una  creta  , tinta  di 
color  flavo  sfumato  , e intimamente  ornata  di  mica  argentea  , 
e minuti ffima . 

66 7.  Per  intelligenza  più  chiara  faremo  parola  fepara- 
tamente  dell’ una  c dell’altra  . Ragioniamo  in  primo  luogo 
della  concacea . Quella  creta  era  della  ,claiTe  di  quelle  cre- 

_ te,  che  da  Linneo  fi  allogarono  nella  dalle  terza , che  a’ fof- 
fili  (1)  fi  appartiene  : ella  è /olitile,  e confeguentemente  co- 
gli acidi  e fferve drente  ; ed  è folida,  e friabile  (i).  Quefta  crr- 
ta , di  cui  qualche  pezzo  ora  efille  nel  nodro  mufeo  accade- 
mico , è di  un  bianco  macchiato  di  una  leggiera  tinta  di  co- 
lore marino  : ed  è intieramente  afperl'a  di  mica  argentina  , e 
minuti  (/ima . Quede  due  ultime  circodanze  fono  tanto  più  de- 
gne di  avvertirli , quant’  egli  è vero , che  effe  mancano  nelle 
fpecie , e nelle  differenze  delle  crete  deferitte,  e ofiervate  dal 
W alleno , dal  Linneo  , dall’  Anonimo  , e dal  Cronjledt  In  varj 
maflì  di  effa  noi  rinvennimo  alcuni  teflacei , eguali  a quelli 
che  depriveremo  allor  che  parleremo  del  Carni . 

668.  L’altra  creta  , tinta  di  un  color  giallo  fumato  , non 
era  con  gli  acidi  folubile,  o effervefeente  ; e puù  confiderar- 
fi  come  una  differenza  di  quelle  crete  fjfe,  c paLjìri , delle 
quali  fe  parola  il  Linneo  (3). 

Ee  . 669. 

(l)  Syjl.  net.  t.  3.  pag.  106. 

(»)  Volt  Wjllerio  Syfl.  Miner.  t.  I.  p.  6$.  §.13,  

(3)  S/ft'  »«•  »•  3.  p.  107. 


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$i8  Istoria  del  tremoto 

669.  Dopo  avere  noia  fazietà  fcorfo  tutto  lo  fpazio  in- 
feriore di  quelli  terreni,  drizzammo  il  palio  verfo  la  più  al- 
ta e fuperior  parte  de’  medefimi  . La  cura  più  ragionevole 
era  dunque  l’ ottervare  ne’  poderi  squarciati  in  quale  fiato  era- 
no le  cofe  . Quivi  trovammo  vifibile  lo  fi  rato  della  creta  con- 
cacca , che  defcrivemmo  nel  num.  666  . Nè  fu  poliibile  di 
fcovrire  quale  folle  1’  altro  ftrato  , che  a quello  inferiormen- 
te futteguiva  , perchè  la  bafe  era  in  parte  ricoperta  da  im- 
menfo  volume  di  creta , ove  fquarciata , e ove  a taglio  fime- 
trico  fciifa  e fiaccata  dalla  faccia  della  rimanente  creta  fpe- 
riorc  ; e in  altra  parte  ripiena  di  rottami  , i quali  erano  un 
mido  della  (letti  creta,  di  copiofa  dofe  del  terreno  flavefccnte 
ghiajofo  , che  coftituiva  lo  flrato  fuperiore  alla  creta  , e di 
alcuni  rottami  del  terreno  colorato  da  una  leggerijjima  tintura 
di  rojfo  ofeuro  , che  come  altrove  avvertimmo  , compone* 
la  fuperficie  de’  poderi  . Una  fola  varietà  fallibile  noi  tro- 
vammo tra  quelli  llrati , e quelli  di  Oppido , e fi  fu  che  lo 
llrato  dell'  arena  eterogenea  , difforme  , e angolata  era  fonile  r 
c di  tenue  denfità  . Avendo  noi  riflettuto  all’  immenfa  quan- 
tità de’ materiali , o eruttati  , o rivolti  , e gettati  in  quella 
precipitofa  conca;  e confiierando  che  il  livello  della  fuperficie 
della  ruina  era  fmifuratamente  inferiore  all’  altezza  degli  avan- 
zi di  tutt’  i poderi  foprafianti , fu  quindi  facilillìmc  1'  avver- 
tirne tre  fpeciali  fenomeni  , uniti  in  quello  rivolgimento . 

670.  Il  primo  fi  fu  che  in  quefta  conca  non  naturale^ 
ma  recentemente  formata  , avvenir  dovette  un  fenfibile  sbaf- 
famento , e una  violenta  deprelfione  del  fuolo  . Cib  fi  defu- 
mea non  folo  da’  profondi  fquarci  , che  fi  ottervavano  lungo 

. - la 


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Delle  Calabrie  * si«j 

la  bafe  della  mina  , e dell’  affogamento  , in  cui  giaceano  gli 
alberi  in  ella  creta  precipitati  ; ma  fi  rilevava  ancora  dal 
non  vedere  a proporzione  elevato  il  livello  della- conca,  nell’ 
atro  che  in  ella  era  piombata  una  immenfa  copia  di  materia- 
li non  proprj  della  fuperficie  del  fuolo. 

671.  Il  fecondo  fenomeno  fi  riducea  a una  innegabile 
eruzione  di  materiale  ufeito  fuori  delle  vifeere  di  quel  terre- 
no , che  dianzi  componea  il  piano  inclinato  di  quefia  pendi- 
ce . Ciò  rilevava!!  apertiflimamente  da  certi  mucchj  di  creta, 
di  fajft  , c di  terre  , che  a maffi  Angolari  vedeanfi  elevati 
in  alcuni  liti  della  conca  $ e folla  faccia  di  effi  vi  erano  ma- 
nifede tracce  , lafciate  dall’  acqua , che  una  col  materiale  do- 
vette emergere  dal  fono  della  terra.  Rendeano  in  oltre  inne- 
gabile pruova  di  quefia  eruzione  varj  materiali  , i quali  non 
erano  proprj  di  tal  luogo , e che  noi  trovammo  midi , e fpar- 
fi  in  quefie  picciole  . Angolari  eminenze . Efifiono  ora  nel  no- 
fìro  mufoo  accademico  alcuni  pezzi  di  quarzo , ivi  da  noi  rac- 
colti , una  colla  creta  fola , e non  folubile  , e alcuni  pezzi 
di  fchijlo , i quali  fono  così  alterati  dal  tempo  , che  bafia  lo 
ftrofmarli  alcun  poco  per  ridurli  in  polvere  . 

672.  Il  terzo  fenomeno  era  l’ evidente  sbalzo  , con  cui 
dalle  più  alte  parti  furono  di  lancio  nelle  parti  più  ime  , e 
più  lontane  , gettate  le  malie,  e le  piante,  che  fvelte  rima- 
fero  nell’  orrenda  revoluzione  dalla  loro  fede  natia . 

673.  L’analoga  faccia  efieriore  del  fuolo  , e la  fimiliru- 
dine  degli  forati , che  abbiamo  deferitti , fomminifiravano  poten- 
ti ragioni  di  fofpcttare  che  , in  età  rimota , egualmente  la  rupe 
mentovata  , che  il  monte  di  Oppido  formar  dovettero  un  corpo 

E e a unito 


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izc  Istoria  del  tremoto 

unito  e continuo  } c che  t intermedio  vallone  flato  foffe  par-' 
to , e lavoro  del  tempo  , e del  fiume  tricuccio,  a cui  le  acque 
piovane  dovettero , collo  j correre  lungo  la  faccia  de'  terreni,  pre~ 
flave  la  loro  opera  per  la  formazione  del  vallone  mede  fimo . 

67+.  Noi  guadagnammo  le  alture;  e ufcendo  dalla  con- 
ca defcritta  , continuammo  il  no  Aro  cammino  lungo  la  fom- 
mità  de’ terreni  . Incontrammo  perpetue  fenditure  ne’ me  defi- 
mi ; ma  cib  , che  vedemmo  di  più  notabile  , fi  fu  che  laician- 
do  alla  fini  Ara  un  podere  de’  Si gno  ri  Grillo  , innoltrammo  il 
patto  in  un  vigneto , ove  trovammo  una  picciola  cafa  rurale  , la 
quale  erafi  confervata  abitabile , e in  piedi  in  mezzo  a quelle 
univerfali  ruine  , che  'da  pertutto  erano  avvenute  nelle  fab- 
briche di  ogni  genere  , e negli  Aedi  terreni  . QueAa  cafuc- 
cia  era  in  fito  baAantemente  alto  : vi  erano  i vignai  r che 
^abitavano  tranquillamente  ; ed  efia  appariva  da  per  tutto  in- 
tera , eccetto  nell’  angolo  finiAro  , il  quale  era  alcun  poco  Can- 
tonate dalla  via  dell’  occidente  , 

675.  Pattammo  oltre  ; e da  un  dirupo- in  altri  dirupi  innol- 
trandcci , gmgnemmo  a quello  fpazio  di  pianura , ove  il  Truc- 
cio  folea  congiugnerli  al  Carni , e al  S.  Biafi.  Da  queAo  paf- 
fo  fino  alle  bali  della  diArutta  antica  firada  di  Oppido  tro- 
vammo il  tutto  rivolto  nel  più  orribile  modo  . Sommo  era 
il  guafio  avvenuto  nello  fpazio,  pofio  lungo  le  bali  degli  oLivetl 
della  Nicchila.  Inefprimibile  era  l’alluvione , per  così  dire, 
della  creta,  che  copriva  irregolarmente , e a malli  di  Aupenda 
mole  , tutta  la  vaAa  eitefione  , che  pria  fpaziìtva  dalle  bali 
della  Nicotel/a  fino  alle  vicinanze  della  Arada  pubblica  di 
Oppido.  Il  più  mirabile  di  un  tale  fenomeno  fi  era  che  tut- 
to 


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i 


Delle  Calabrie. 

to  quello  immenfo  volume  di  creta  era  in  parte  Iurta  da’  vi- 
sceri della  terra , e in  altra  parte  era  pervenuto , come  pere- 
grinando, dalle  alture  lacerate  di  Cajl eliaci , e de’ monti  polli 
a ridallo  de’ terreni  del  Franco , de’  Fojjari , e de’  Zerbl  • luo- 
luoghi  da  noi  altrove  accennati. 

676.  Di  quella  peregrinazione  di  materiale  cretaceo  ve 
n’  erano  evidentiilitni  fegni  , e innegabili  tracce  . Di  fatto 
per  la  dilìanza  di  più  di  mille  palli  non  vedeanfi , fe  non 
che  informi , e denfi  ammali!  di  creta  . Quelli  erano  di  va- 
ria altezza , e mi  fura  ; ed  equiparandoli  le  fpecie  della  creta, 
era  facile  il  vedere  che  quella  del  piano  era  del  tutto  uni- 
forme, e uguale  a quell’ altra,  che  a ftrati  regolari  forma  la 
faccia  di  que’ poderi  squarciati,  e rivolti,  che  cingono,  come 
in  anfiteatro  , le  ruine  del  Cumi , del  Ruzzano , de’  Zerbl , e de’ 
Fojfari  fino  alla  punta  de’  territori  del  Franco  , i quali  ora 
rimangono  a fare  le  veci  di  un  promontorio. 

677.  Cercammo  in  vano  l’antica  ftrada,  che  a Oppilo 
menava . Nella  collina  , ove  giacea  , evvi  ora  un  monte  di 
arena  Jlava  , mijla  con  poca  ghiaja  r e molta  mica  argentina . 
Pel  dorfo  di  tal  monte  arenario  , che  nacque  da  fubitanea, 
e tumultuaria  rivoluzione  , ora  vaili  alla  diilrutta  città  per 
una  fìradetta  tutta  difaflrofa  j e fuperati  a (lento  i pericolo- 
fi  palli  , che  lungo  tal  cammino  s’ incontrano  r fi  perviene  a 
un  avanzo  dell’antica  firada  felciata,  la  quale  in  alcune  par- 
ti fi  è ferbata  intera  e illefa  , e in  altre  fi  è del  tutto 
disfatta  . 

678.  Dopo  avere  noi  fcorfo  tutto  lo  fpazio  , che  v’ha 
da  oriente  a fettcntrione  , e da  quello  all’  occidente  di  Oppilo  , 

tor- 


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izz  Istoria  del  tremoto 

torcemmo  il  cammino  per  oiTervare  le  ntaffime  rivoluzioni  av- 
venute nel  circondario  del  Climi , del  Bozzano , e de’  Zerbi  dal- 
la via  del  mezzogiorno.  Quello  vallo  fpazio  di  terre , un  tem- 
po fertili  e belle  , ora  è un  teatro  d’ inoperabili  ruine  . I 
terreni  laterali,  che  apparteneanfi  a’  Signori  Ai  girne  ri , Malar-, 
lì  Migliorini,  e ad  altri,  e clic  circondano  quefta  feena  di 
rivolgimento  inefprimibile  , hanno  Offerto  un  guallo  immen- 
fo  $ e la  rraUima  porzione  di  elfi  è (lata  profondamente  con- 
citila , efpulfa  dalla  fua  fede  natia , e di  lancio , e a malli  di 
fmifurata  grandezza  fpinta  , e trafportata  in  parte  fui  fiume 
Cumi , in  parte  di  là  dalle  fponde  di  quello , e in  parte 
lungo  lo  fpazio  non  breve  , che  intercedea  dalla  punta  del 
Cumi  fino  quali  al  S.  Biafe . 

679.  La  natura  di  quelle  malie  rivolte,  e fchiantate  è 
di  una  creta  concacea,  fallibile  con  gli  acidi , effervefeente , tinta 
alcun  poco  di  color  biadetto  , e fparfa  di  min  itijfima  argentea 
nuca . Ella  è tagliata  in  modo  fingolare  a malfi  grandiofi , che 
in  molte  parti  giacciono  folitarj , perpendicolari , e ritti  come 
pareti  ben  denfe  e maflicce  , polle  a mentire  un  lato  di  un 
immenfo  edificio;  in  altre  parti  quelli  ammali!  fono  reclinati 
l’uno  fui  dorfo  dell’altro  con  una  fuccelTiva , e varia  altezza t 
in  altri  fitti  formano  un  monte  folitario  con  una  faccia  leviga- 
ta • e finalmente  altrove  giacciono  fparfi  al  fuolo  a varj  pez- 
zi, a’ quali  confufamente  fi  unifeono  l’ acqua , lj  terra , le  pian- 
te , e gli  alberi.  Veggafi  il  Rame , legnato  col  num.  XLII. 

680.  Quella  creta  fu  fede  , e nutrice  un  tempo  di  co- 
piofi  teftacei . Noi  vi  trovammo  belliffinte  conchiglie  di  vene- 
ri, mollili! mi  trochi , una  bella  cipria , alcune  fcrpole , molti 

den- 


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Delie  Calabrie,  123 

dentali , varie  jacobee  . Quelli  tejlacei  fono  quali  rutti  belli , 
e interi  ; e ne  raccogliemmo  non  picciola  porzione  , la  quale 
ora  efifie  nel  noflro  mufeo  accademico. 

681,  Tra  quefti  tellacei  rinvennimo  un  nitidiilìmo  buc- 
cino , confervato  dalla  natura  con  ogni  integrità  , e in  parte 
chiufo  in  un  pezzo  di  creta  : noi  con  induftriofa  cura  cercammo 
di  e (Ir  arre  con  molta  parte  della  fua  fede  quello  indice  irrefraga- 
bile dell’  epoche  le  più  vernile  della  natura  dal  feno  dell’  alta 
cretacea  mole , ove  ripofava  j ed  animati  da  quello  fpirito  di 
rifpetto , e di  gratitudine  , che  polleder  dee  i cuori  fenlìbili 
alla  beneficenza , e attaccati  a qualunque  uomo  , che  promuova 
il  bene  della  noftra  patria  , (limammo  di  offerirlo  in  dono  a 
Giuseppe  beccadelli , Signore  d’ottima  fede,  e di  rara  uma- 
nità, Uomo  di  animo  fpleniidiffimo  , e Minijlro  /udremo,  che 
intefo  al  vantaggio  delle  buone  arti , e delle  feienze,  foftiene 
con  inceffante  (ìudio  la  noflra  forte  prelfo  i noffri  AUGUSTI 
SOVRANI . Di  quello  buccino  ve  n’  ha  il  difegno  nel  Rame 
fognato  col  num.  XLIII. 

632.  Non  farà  vano  l’avvertire  che  in  tutta  quefla  cre- 
ta vi  ha  copia  tale  di  teflacei,  che , fe  1’  anguflia  del  tempo 
non  ce  l’ avelie  vietato  , noi  avremmo  potuto  raccorne  ben 
molti  di  più.  Era  poi  cosi  facile  il  rinvenirne , che  noi  acqui- 
fìamrno  molte  veneri , e molti  trochi,  non  folo  per  le  mani  del! 
apprendente  ingegnere  Monfteur  Hot , e del  giovane  Luigino 
R igg:eri  ; ma  eziandio  per  le  mani  di  un  fervo,  che  porta- 
vamo con  noi  per  lo  trafportamento  di  que’ materiali , che  dì 
per  dì  credevamo  necelfarj  a raceorfi .. 

' 683.  In  mezzo  a tanti  monumenti  di  materiali  non  fa- 


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tr.f  Istoria  del  tremoto 

•vorevoli  alla  ffica  incendiaria  , far:\  forprefa  il  fentire  d>e 
noi  rinvennimo  tra’ rottami  della  creta  concacea  una.  pomice  iel- 
la , e tutta  intera  , di  cui  ne  facemmo  a grandezza  naturale 
formare  ildifegno,  confervandone  l’originale,  ben  raro  in  tal 
bircofìanza  , nel  no  Uro  mufeo  accademico.  Si  vegga  il  Rame, 
fegnato  col  num.  XLIV. 

684.  Si  dimanda  : Fu  mai  quella  pomice  una  produzio- 
ne di  fuoco  , coeva  alla  nafcita , o al  depofito  de’  teflacei  ? Se 
fu  tale  ; qual  mano  amica  difcfe  i tejìacei , e produffe  la  po- 
mice ? Fu  mai  la  produzione  della  pomice  pofteriore  al  depo- 
rto de’teftacei?  Se  ciò  fi  pretendere , faremmo  fempre  nella 
fieffa  difficoltà  , che  nafce  dal  vedere  la  totale  integrità  de’ 
tejìacei,  fu  i quali  non  appare  orma  anche  minima  di  forza  di 
fuoco.  Potrà  temerli  che  il  Woodcard , e ’l  W alleno  fieni!  ingan- 
nati nel  credere  che  quelli  pori  fieno  una  collante  generazione  di 
fuoco  fotterraneo  ? Non  potremo  credere  che  in  quello  luogo 
folle  avvenuto , in  remerifiimo  tempo , ciò,  che  sì  fpelTo  avviene 
altrove , cioè  che  le  pomici  tuttoché  producanfi , come  fi  crede 
da’ naturali  tli , nel  fondo  del  mare  da’ fuochi  fonerranei,  pure 
giunte  che  effe  fieno  alla  fuperiìcie  del  mare  lleffo  , errano 
lungheffo  vagabonde  , e comparirono  in  fito  lomanilfimo  dal  lo- 
ro luogo  natalizio,  quivi  depotle,e  gettate  dalla  forza  de’ven- 
ti , e delle  onde  (1)  ? 

685.  Noi  non  oliamo  di  decider  nulla.  Siamo  femplici, 
e fedeli  relatori  di  ciò , che  abbiamo  co’  proprj  occhi  offer- 

vato. 

(l)  Veil!  Tournefort  Voyagt  du  Levant. 

Vedi  F Encydopdlic  artici.  Islc  " Pierreponce  — art.  Marrfe- 


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I 

I . . • 

Delle  Calabrie. 

I ......  ' 

varo  . 'Lafciamo  a più  coraggiofi  ingegni  il  diritto  di  fare  gl’  in- 

l 

terpetri  della  natura. 

686.  Il  pefo  di  tante  ruine  opprefle  il  fiume  Cumi , il 
.quale  era  già  fiato  altamente  fconcertato  dalle  fuperiori  revo- 
luzioni  avvenute  lungo  il  fuo  letto,  fcorrendo  pe’  terreni  di 

1 Crijìina  già  rivolta , e difirutta  . Le  acque  di  quefio  fiu- 
me rimafero  quindi  fra  potenti  obici  fequefirate , e produfifero 
nel  feno  del  Cumi  due  ftagni  quafi  infuperabili , pericòlofi , e 
devafianti  ..  Uno  di  eflì  era  sì  fattamente  profondo , che  fo- 
fiener  potea  fui  fuo  dorfo  un  picciolo  legno  , che , per  cagion 
di  olfervazione , fi  fece  coftruire  da  que’  valorofi  Ingegneri  mi- 
litari , a’  quali , da  chi  provvidamente  ora  invigila  al  bene  di 
quefia  defolata  provincia , fu  commelfa  la  cura  di  proccuraro 
lo  fcolo  alle  acque  {lagnanti . • \ 

687.  Quelle  acque  fi  eftefero  in  due  braccia . Il  pri- 
mo (lagno  formofli  lunghelfo  il  letto  del  fiume  , e quefio  era 
di  una  eftenfione , che  in  latitudine  eccedea  la  mifura  di 
felfanta  pafli , in  longitudine  fupcrava  i cinquecento , e in 
certi  fili  avea  più  di  fefiànta  palmi  di  profondità . 

-■  ; 683.  Di  coda  allo  (lagno  grande  ne  nacque  un  feconj 
io  più  picciolo,  il  quale  era  una  prolongazicme  del  primo,© 
circuiva  in  parte  il  monte  , che  è fintato  in  faccia  alla  di- 
ftrutta  città  dal  lato , che  guarda  il  mezzogiorno  . 

689.  La  faccia  di  quelle  acque  era  già  macchiata  da 
legni,  che  ne  indicavano  l’incipiente  depravazione;  e noi  vii 
xcquifianimo  , con  itlarvici  intorno  in  una  giornata  atfai  tiepi- 
da , un  tale  difiurbo  nello  ftomaco  , che  credemmo  prulenter 
configli»  t di  non  ritornarvi  , e.  di  non  porre  in  ulteriore,  jcitì 
o.i  F f men- 


Istoria  del  tremoto 


2 26 


mento  la  noflra  falute  per  fe  fletta  mal  ferma , e già  in  par- 
te alterata  dagl’  inevitabili  difagi  d’  una  peregrinazione  tanto 
laboriofa . 

690.  Di  quefta  infìgne  mina  fe  ne  prefe  il  difegno, 
èttendovi  noi  fituati  in  uno  de’  terreni , che  fovraflavano  al  Cumi , 
e che  erano  già  flati , come  dicemmo  , in  parte  devaflati  dal 
tremoto  . Quivi  fu  che  corremmo  il  pericolo  di  terminare 
infelicemente  il  viver  no  Uro  . Nell’  atto  che  con  D.  l*ompca 
Schiantarelli  , fcorrendo  gli  orli  del  precipizio  , andavamo 
guatando  intorno  per  ifcerre , e deftinare  il  fito  più  congruo, 
onde  prendere  con  efattezza  , e fenza  rifchio  la  veduta  di 
cosi  orrenda  fcena  , fummo  forpresi  da  un  violento  tremoto, 
che  fe  minare  in  difianza  di  pochi  palmi  da  noi  nel  fotto- 
poflo  precipizio  una  immenfa  matta  di  quel  terreno  , ove  un 
momento  piima  avevamo  poggiato  il  piede  . 

691.  Eranvi  nell’  interna  parte  del  podere  alcuni  buoi 
a pafcolare  . Quelli  cominciarono  con  un  difordine  , che  ci 
parve  in  qualche  modo  fofpetto  , a fcorrere  muggendo  in  la- 
mentevoli modi  intorno  a noi  . Quello  apparato  di  cole  ci 
riempi  di  follecitudine  , e infpirò  il  difegno  di  tenere  affi- 
curata  la  vita  al  bufto  di  un  albero  di  ulivo  , flringendolo 
da  diritta  , e da  liniflra  tutti  e due  tra  le  noftre  braccia . 
Fortunatamente  precedette  al  tremoto  uno  fpaventevole  rom- 
bo : al  terribile  annunzio,  in  meno  che  non  balena,  ci  fiac- 
cammo dal  tronco,  e poggiando  tutto  il  pefo  della  vita  fu  i 
talloni,  ci  lanciammo  , rinculando,  nell’interno  del  mal  fido 
terreno  . Noi  vedemmo  orridamente  ondeggiare , e conveller- 
li come  tremula  canna  i più  folti  rami  degli  alberi,  eh’ era- 
no 


Delle  Calabrie.  uy 

no  a noi  vicini  : udimmo  il  ruinofo  fcofcio  delle  mafie , che 
dagli  orli  de’  terreni  piombarono  nella  fottopofia  voragine  • e 
fotto  gli  occhi  nofiri  vedemmo  vacillare  , e inchinarli  quell’ 
albero  medefimo,  che  ci  era  fiato  di  appoggio,  e che,  per- 
dendo parte  del  fuolo  , che  gli  ferviva  di  bafe  , perdette 
l’equilibrata  Tua  polmone  , e fi  reclinò  quali  pendente  fulla 
voragine  fatale . 

692.  Era  il  dì  più  fereno  e chiaro,  che  mai  defiderar  li 
potelfe  : non  fentivafi  fpirare  aura  veruna  ; e il  fole  ci  avea 
piubchè  abbafianza  , e con  troppa  attività  in  tutto  il  matti- 
no , nel  mezzogiorno  , e lino  a quel  punto  tormentati . Man- 
cavano ore  tre  , e minuti  quaranta  al  terminar  del  giorno . 

69  3.  Nel  dì  lèguente  1’ induflre  Schiantarelli  tornò  al 
luogo  già  prefiiro  per  prendere  quella  veduta  da  un  fito  me- 
no precipitofo  ; ma  fi  usò  l’ accorgimento  di  provvederlo  di 
funi  , perchè  aflìcurandole  a varj  alberi  , lontani  dagli  orli 
della  ruina,  egli  avefie  potuto,  cingendofene  i capi  principa- 
li intorno  al  bullo , rimanerne  ficuro , ed  operare  . Si  vegga 
il  Rame , fegnato  col  num.  XLV. 

694.  Farà  finalmente  forprela  il  fentire  che  laddove 
ne’  dintorni  di  quel  lato  di  OppiJo  , che  guarda  il  mezzo- 
giorno, e che  fia  in  faccia  al  Canti , tutto  era  fparfo  di  or- 
rende rivoluzioni  j per  contrario  le  pendici  del  monte  , fu 
cui  poggiava  la  defolata  città  , e che  a quello  lato  apparte- 
neanft , o fi  erano  ferbate  intatte  , 0 aveano  in  alcune  parti 
foltanto  lieve  oltraggio  fofferto  . 

695.  Dopo  aver  noi  attentamente  indagati  turt’  i fe- 
nomeni più  notabili  , che  vi  era:.o  nel  monte  , ne’  dintorni 

F f 2 di 


di  OppìAo , nelle  pendici  , e nella  fupcrficie  della  vicina  ru-' 
pe  , palTammo  a efplorare  il  guado  avvenuto  nel  vallone  del 
Birbo  , e nella  adjacente  ferie  de’ terreni,  e delle  pendici. 

fipfi.  Nel  num.  fi  14.,  allor  che  parlammo  della  enorme 
confufione , in  cui  repente  cadd  ro  le  fabbriche  , e i terre- 
ni , noi  deferivemmp  1’  orrendo  rivolgimento  avvenuto  ne’  ric- 
chi , e vadi  poderi  de’  Signori  Grillo  . Stimiamo  quindi  di  ri- 
ferirci al  già  detto  , e di  non  ripeterne  la  dolente  idoria . 
La  ruina  de’ fondi,  e le  perdite  de’ generi,  e delle  cafe,  ivi- 
avvenute,  furono  di  un  danno  eccedente  per  una  famiglia  ben 
nata , la  cui  cafa  fervi  va  di  afilo  generofo  a molti  infelici . 
A quede  perdite  fatte  da’  medefimi  fe  ne  unirono  ben  altre, 
non  folo  in  Oppido , ma  anche  altrove;  cosi  che  tutte  codi- 
tuir  potrebbero  col  loro  valore , che  cadde  nel  feno  del  nien- 
te in  brevi  idanti , un  fondo  di  lignificante  ricchezza  per 
ogn’  illudre  famiglia. 

69 7.  Orribile  fu  il  guado  avvenuto  in  alcuni  poderi 
frettanti  a D.  Antonio  Gagliardi  . In  e(Ti  dalla  più  bada  par- 
te fino  alla  fommità  fi  aperfe  con  fenditure , fatte  a taglio 
perpendicolare  , una  ruina  così  precipitofa  , e fpaventevole  , 
che  a noi  non  badb  il  coraggio  di  fpingervi  il  piede  . La 
fàccia  di  queda  ruina  era  feiffa , e fpaccata  a piombo  in  mo- 
do, che  fembrava  un  muro  altilfimo , e artificiofamente  levi- 
gato . A colpo  d’ occhio  parea  profondo  ben  più  di  300  pal- 
mi : la  fua  edenfione  pe’lati  fuperiori  de’ terreni , donde  cer- 
cammo di  efplorarla  , era  di  dugento  e fei  de’  nodri  palli , bor- 
rendola dal  principio  fino  al  termine  ; e fi  edenica  fino  alle 
bafi  del  Birbo  nella  lunghezza  inferiore  , 

69  8 


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Delie  G a i ì b n i ci  219 

698.  Nell’avanzo  di  quelli  terreni  lùperiori  appariva- 
no larghe  fenditure . La  loro  figura  era  quali  a modo  di  feg- 
menti  di  cerchio  j ed  era  di  un  grato  orrore  il  vedere  cho 
in  qualche  parte  degli  orli  dell’  aperta  ruina o erano  anco- 
ra elidenti  le  tronche  reliquie  delle  radici  degli  alberi  fchian- 
tati , e nel  fottopodo  precipizio  sbalzati , o gli  alberi  mede- 
fimi  fofteneanfi  tuttavia  in  piè  ritti , nell’  atto  che  teneano 
fitte  le  porzioni  maggiori  delle  loro  radici  neL  terreno  non 
rivolto , e che  dendeatio  le  altre  di  li  dal  margine  minato , pri- 
ve di  bafe  , e librate  , per  cosi  dire  , nel  vano  fopradante 
alla  voragine  » 

,■  699.  Quivi  efidea  dianzi  una  pendice  r che  a piano 

inclinato  menava  da  quelli  poderi  fino  agli  orli  del  vallone^ 
per  ove  il  Birbo  fcorrea  . Tute’  i terreni  della  pendice  , e 
de’  poderi  erano  riccamente  ornati  di  alberi  ben  grandi , e di 
fruttifere  piante  • ma  quivi  tutto  fi  mutò , ei  era  fmifurato 
il  volume  di  quel  terreno,  che  mancava  non  dal  fuolo  de’  po- 
deri foltanto , ma  anche  dalla  fàccia  della  pendice  . 

700.  Mal  grado  però  la  tanta  mina  della  pendice  , degli 
alberi , del  fuolo  , e della  faccia  de’,  poderi , le  mafie  enfien- 
ti ne  1 fondo  della  voragine  , lungi  dall’  aver  formato  , eom’ 
era  ragionevole,  un  aggregato  iminenfo  di  alberi  , e di  ma- 
teriali rivolti  , non  componeano  un  volume  corrifpondente  a 
tanto  rivolgimento.  Quella  mancanza  di  proporzione  tra’l  ma- 
teriale elidente  nel  fondo  , e nel  dorfo-  del  precipitofo  cavo  f 
e quello  de’  luoghi , e degli  albeii  fconvolti,  ci  destò  un  for- 
te fofpetto  che  la  mina  era  del  genere  di  quelle , che  altro- 
ve oi  ferva  mino  congiunte  alla  deprefiione  , e allo  fprofonda- 
mento  del  terreno.  701. 


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250  Istoria  dei  tremoto 

701.  ' Egli  è vero  che  a tale  fofpetto  fembrava  di  opporli 
1*  efi (lenza  di  alcuni  malli  voluminofi  , che  di  luogo  in  luogo 
elevavanli , e li  efiollevano  in  qualche  altezza  fui  livello  della 
rimanente  mina,;  ma  ciò  non  parve  che  folle  (lato  ballante  a 
di  fin' gg  ere  il  no  Aro  fofpetto,  peichè  a queAo  aggiungea  pefo 
non  folo  il  vedere  che  gli  alberi  comparivano  appena  tra  le 
mafie  , ond'  erano  affogati  ; ma  altresì  1’ offervare  che  fulla  fac- 
cia di  molti  materiali  della  voragine  vedeanfi  manifefti  fegni 
di  acqua  émerfa  dal  cavo  della  terra.  Quefti  fegni  non  pot ca- 
ro attribuirli  al  fiume,  come  quello,  che  da  tali  liti  giacea  lon- 
tano, nè  confonderli  con  quelle  tracce  di  allagamento , che  era- 
no vilibiliffiinc , anche  in  difianza,  fu  que’ rivolutoli  ammaffi, 
i quali piombando  nel  fiume  , e proibendone  il  corfo  , avea? 
no  data ;;  occafione , e origine  allo  fiagno  conliderabile  prodotto 
nel  letto  del  Birbo.  . — '•*; 

7C2.  Ma  per  trarci  di  equivoco , poiché  eraci  riufeito  va-* 
no  ogni  tentativo  di  feendere  per  quefti  poderi  fuperiori  nella 
difaffrofa  voragine,  ci  appigliammo  al.  partito  di  ritirarci  dal 
luogo,  ove  eravamo,  e di  feendere  in  tal  guado  per  que’ viottoli 
inferiori , che  giù  nel  vallone  del  Birbo  meiefimo  e tanfi  co- 
minciati a praticare  dagli  efploratori  dello  ftagno. 

703.  Tornammo  quindi  indietro,  e,  dopo  lungo  giro; 
feendemmo  nel  vallone;  quivi  , feguendo  la  direzione  delle 
femite  , giunti  elfendo  appiè  dell’  orrenda  mina , trovammo  che 
era  pur  troppo  vero  il  concepito  fofpetto  . Il  materiale,  che 
in  tal  voragine  regnava , era  una  creta  calcarla , molle  a fegno, 
che  a ficnti  predava  libero  il  paffo . Que’  malli , che  di  par- 
te in  parte  elevavanli  , ed  eftolleanfi  fui  refio  delle  ruine  , 

era- 


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Pelle  Calabrie.  251 

erano  ancor  efiì  una  congerie  di  creta , nella  faccia  della  qua- 
le vi  erano  tali  fegni  di  lavoro  di  acqua , che  in  effa  non  fo- 
lo  non  vi  appariva  orma  di  Arati  , ma  vi  li  notava  tutto 
l’afpetto  di  una  màfia  sfigurata  con  ineguale  gonfiamento , e 
poi  aggregata  tumultuariamente  a foggia  di  pafia  fermentante. 

704.  Qiiefto'genio  àiefpaafibilitd,  che  era  come  indicato 
in  minuto  in  quelli  malli,  parve  più  decilivamente  delineato, 
ced  efpreflo  in  molte  porzioni  di  creta , e di  terre , le  quali  non 
meno  ne’  dintorni  di  quelli  nudi , che  per  là  entro  or  quà , e 
or  là  difperfe  vedeanli . Dallo  fpazio  , che  elle  occupavano  , e 
dalla  oppofla  , e varia  loro  direzione  per  fianco,  per  lungo,  e 
per  obbliquo  , chiaramente  fi  rilevava  che  dovettero  quefte 
malie  in  que’  fatali  illanti  del  rivolgimento  eflere  invale  da 
un  genio  di  taie  fpandimento , che  le  sforzò  a repellerli , e fiac- 
carli a vicenda  le  une  dalle  altre,  e quindi  a difpergere  le  la- 
cere parti  di  fe  fleile  in  uno  fpazio  maggiore  di  quello,  che 
*1  loio  tutto  avrebbe  dovuto  occupare , fe  una  ferale  cagione 
non  ne  avelie  difciolto  il  volume,  e non  vi  avelie  de  fiata  una 
veemente  efpanfibiliti  a 

705.  Noi  comprendemmo  pur  troppo  che  tale  pro- 
prietà è tutta  peculiare  del  fluido , e per  nulla  appartenente 
a’  corpi , che  fluidi  non  fono  ; ma  noi  medefimi  non  potem- 
mo negar  fede  agli  occhi  noftri,e  non  vedere  in  quefte  muf- 
fe una  imagine  di  ciò  , che  avvenir  fuole  ne’  corpi  fluidi , 
confi  è l’aere,  che  unicamente,  e folo  non  rimane  mai  pri- 
vo di  quefta  proprietà  , e come  fi  acqua , che . ha  tanta  parte 
nell’aere;  e che,  fomminillrando  la  dofe  principale  di  tutt’i 
fluidi,  e aborrendo  la  compre ffbilit*  , poftede  in  grado  emi- 

ncn- 


1 


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z-i  Istoria  dei.  tuchoto 

«ente  il  dono  della  madima  dilatazione  , ■> 

706.  Il  più  notabile  di  quello  fenomeno  fi  era  la  cir- 
coftanza  che  quella  difperlione  di  materiali  non  confiilei  in  uno 
fminuzzamento  fecco,  e fiottile  a modo  di  polverio,  o di  avi- 
di frantumi , ma  riduceafi  a uno  slogamento  , o a una  firito- 
1 atura  di  mafie,  ne’ di  cui  rottami  vi  fi  vedeano  le  tracce  dell* 
jefpanlione , e di  quel  fubbollimento  , che  le  acque  fvenare  la- 
iciar  fogliono  impreflò  nella  faccia  delle  zolle,  e de’  terreni , 
che  ne  foffrono  1’  azione  , e ’l  contatto . « 

c 707.  A quello  fenomeno  ne  fuccedea  un  altro  ben  confide* 
rabile,  il  quale  conliltea  nell’innegabile  sballamento  della  bafe 
della  pendice . Quello  era  vilìbilillimo  in  molti  liti , che  gia- 
ceano  appiè  de’  terreni  fuperiori  , dalla  cui  fommità  noi  da 
prima  .cercammo  di  efplorare  la  ruina . Quivi  trovammo  varj , 
c lunghi  fpazj  di  fuolo  intruli , e come  da  forza  comprimene 
te  incavati  nell’  interno  della  terra  , e depredi  a fegno  , che 
non  folo  tutto  il  loro  livello  naturale  parca  profondato , ma 
le  malie  della  creta , e della  terra  , che  ne  coprivano  la  fuperfi- 
cie,  fembravano  comprelfe  in  modo,  che  ferbavano  la  figu- 
ra di  un  pavimento  battuto . La  loro  fuperlicie  era  ove  afper- 
fa  di  un  polverìo  fottililfimo  , e ove  fcrepolata  a fogli  ori#- 
zontali  di  una  creta  di  color  ci  ne  rido . Alla  prima  impreflìone 
pareano  refiftcnti  fiotto  il  pefo  del  piede  "ma  muovendo  su  di 
pili  il  pafio,  era  così  difficile  il  poggiarvifi  bene,  che  parea  di 
camminare  fu  una  fuperficie  untuofa  , e làponacea  . V'  im- 
mergemmo la  punta  d’  un  legno  aguzzo,  che  ci  ferveva  di  ari 
ma,  e difofiegno.  Con  ifiento  ve  l’introducemmo,  e ne’ lati 
dell’ aperto  forame  vedeafi  bene  , che.! acqua  avea  contri* 

buita 


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Delle  Calabrie. 


2 33 

butta  la  fua  opera  'nella  manifattura  di  cotefto  tumultuano 
lavoro . 

708.  Avremmo  defiderato  di  palTar  oltre , e di  efplora- 
re  minutamente  tutta  la  mina  eliftente  in  epe’  dintorni  ; ma 
trovammo  per  tutto  pericolo!!  guadi  di  diJlicililumo  accelfo  , 
perchè  o il  piede  vi  li  profondava  , e con  illento  da  eih  fi 
evadea  , o vi  s’incontrava  una  fuperficie  co ;ì  poco  falda  al 
pefo  del  piede , e tanto  sfuggevole  , che , ammoniti  da’  varj 
inutili  cimenti  fatti  per  fupeiare  tali  ofiacoli  , ci  avvedemmo 
finalmente  che  era  una  irragionevole  temerità  1’  efporre  noi 
flefli  , e le  noflre  guide  a qualche  difaftro . 

709.  Da  per  tutto , girandoli  lo  sguardo , non  vedeanfi 
che  creta , piccioli  flagni , poca  terra  confufa  , e rivoltata , 
qualche  falbo  confitto  nelle  malie  cretacee  , alberi  o appena 
emergenti  dalle  ruine  colle  cime  , 0 con  parte  di  bullo , o 
colle  radici  in  alto,  o colle  cime  in  giufo;e  finalmente  non 
incontravanlì  per  là  entro  che  o elevazioni  di  malli , o fpar- 
gimenti  di  creta  fufiollita,  o sfiatamenti,  ove  figurati  a mo- 
do di  tanti  cavi  informi , che  pareano  un  efprelfo  fegno  d’ in- 
gojamento  di  alberi,  o di  terreni  , indicanti  effetto  di  una 
violenti®  ma  comprelTione  ; e in  ultimo,  dopo  lungo  giro  di 
ciglio , guardandofi  il  fine  di  lami  feomponimenti,  vedeafi  un 
largo  infuperabile  fiagno  , chiufo  per  ogni  la<o  in  mezzo  ad 
argini  di  vafti  ammalTi  gregarj , e pofio  dirimpetto  a que’  ter- 
reni , dalla  cui  alt  ina  in  principio  cominciammo  a traguarda- 
re quelle  rivoluzioni  filiche,  che  dopo  averle  dapprelfo  efplo- 
rate  , dianzi  deferivemmo . Si  vegga  il  Rame  , fognato  col 
num.  XLVI, 

G g 710? 


Istoria  del  tremoto 


*3* 

710.  Le  acque, che  incontrammo  fequeftrate  egualmen- 
te ne’  piccioli  {lagni  , che  nello  flagno  grande , erano  già  de- 
turpate di  colore , e da  erte  fpirava  un  odore  non  grato , nè 
falubre  . Alcuni  di  quelli  ftagni  erano  in  fito  affai  rimoto 
dal  letto  del  fiume  , e per  lo  più  erano  brevi  , e di  lieve 
momento.  Fra  le  lacune,  ftabilite  lungo  il  corfo  del  Birbo , 
fomma  era  1’  ellenfione  , e la  grandezza  d’  uno  llagno  . Di 
udita  potremmo  riferirne  la  latitudine  j ma  ficcome  a noi 
non  riufcì  di  verificarne  il  fatto  colla  propia  offervazione  , cosi 
ci  affenghiamo  dall’ attenerci  a’ detti  altrui. 

711.  Per  un’erta  , e difaftrofa  llraduccia  falimmo  su 
gli  alti  colli  della  contrada  , denominata  Bozzonaro  . Quivi 
incontrammo,  quafi  per  tutta  la  via  che  riguarda  1’  occidente 
e ’l  fettentrione , moltiilìmi  terreni  rivolti,  e pieni  di  grandi, 
ineguali , e lunghe  fenditure  , polle  a linee  parallele . A lame 
di  quelle  eran  fiottili  dalla  via  del  fettentrione , e molto  sboc- 
cate , e Larghe  per  quella  del  mezzogiorno  ; ed  altre  erano  for- 
mate tutt’ all’ oppollo  . Pochillìme  , ma  Angolari  , e incerte, 
ne  incontrammo  colla  direzione  dall’  occidente  all’  oriente ',  e dall’ 
oriente  al  fettentrione  . Tutte  quefte  fenditure  erano  di  poca 
profondità  , e tali  che  nel  grado  malli mo  non  eccedeano  di 
molto  due  palmi  , fecondo  le  rnifure  legnate  nel  noftro  ba- 
ffone . 

7 ia.  Era  con  noi  il  Dottor  Lipini , medico  dotto,  ed 
uomo  di  molte  cognizioni  , e lodevole  per  la  fua  obbligante 
oflìciofità  . Nello  {correre  quefte  revoluzioni , a noi  riufcì  di 
Vedere  un  gran  buffo  di  albero  di  ulivo  , che  , svelto  dalla 
fua  fede , pendeva  a capo  chino  dal  territorio  del  Signor  /j- 
. ..  ' copo 


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Delle  Calabrie.  _ 435 

capo  Gerace  di  T rifilico  full’  inferiore  podere  di  Pasquale  l ri- 
venda . Siccome  dal  punto , ove  in  alto  poggiavamo , non  ve- 
deanfi  che  le  fole  bafi  di  quello  albero , le  quali  profetava- 
no la  faccia  delle  tronche  radici  tutta  intonacata  , per  così 
dire  , di  una  ghiera  lapil  Iacea  a colore  biancafro , e intanto 
fui  terreno , che  da  noi  fi  premea  , vi  era  terra  vegetabile  - 
così  la  novità,  della  cofa  ci  feoffe  , e feparandoci  per  poco 
dal  Dottor  Lupini , e dagli  altri  , che  venivan  con  noi , ci 
accollammo  all’albero  rivolto  . Nelle  molte,  e graffe  radici 
trovammo  fermamente  aderente  , e immedefimata  una  conge- 
rie di  ghiaja  biancaflra , di  ciottoli  globolari  , e di  arena  fla- 
va micacea  dal  tempo  indurita  , e ridotta  in  un  glutine  te- 
naciffimo  . Le  radici  apparivano  qve  fmuffate , ove  a per- 
fetto taglio  troncate  , e ove  contorte  , e a fibra  a fibra, 
inegualmente  lacerate  . Nell’  atto  che  ftavamo  tra  noi  fteffi 
meditando  fulla  natura  , e dello  firazio  fatto  in  tali  ra- 
dici , e della  qualità  di  quello  materiale  , tanto  diverfo  dal 
terreno  vegetabile,  che  copriva  la  fuperficie  de’ terreni  fupe- 
Tiori  dianzi  ol fervati , ci  venne  in  mente  di  ricercare  il  firn, 
donde  1’  albero  era  fiato  svelto  ; ma  nella  pendice , su  cui  ef- 
fo  giacea  , ne  cercammo  invano  il  letto , ove  giacque  , e il 
cavo , in  cui  fu  prodotto , e crebbe . 

713.  Il  noftro  indugiare  non  piacque  all’ olii ciofo  Si- 
gnor Lupini , ed  ebbe  egli  la  compiacenza  di  fpingere  il  paffo 
fino  agli  orli  della  pendice , ove  fiavamo , e di  unirli  a noi . 
Additammo  al  medefimo  1’  albero , le  radici , e 1 materiale  in 
effo  contenuto  ; e gli  manifefiammo  il  fofpetto , che  ci  cadde 
in  mente  , cioè  che  l’ albero  foffe  colà  pervenuto  da  fito  fupe- 

G g 3 . rio- 


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$36  Istoria  del  tremoto 

riore  , donde  era  flato  forfè  gettato  di  sbalzo  fino  agli  orli 
della  pendice  inferiore  ; c , come  in  modo  di  congettura , av- 
venturammo il  fentimento  che  dalla  qualità  del  materiale 
chiufo,  e intafato  negli  fpazj  delle  radici  , v’  era  ragione  di 
fofpettare  che  il  terreno  della  bafe  , ove  1’  albero  nacque  , e 
crebbe  , folfe  fiato  in  altro  tempo  letto  di  fiume . 

714.  Prefi  da  quella  idea,  dirizzammo  i palli  verfo  la 
via  fuperiore  , donde  eravamo  difcefi  , guatando  per  tutto, 
per  rinvenire  la  fede  dell’  albero  rivolto  . Di  coda  a tale 
via  , e quali  prclf)  all’  altura  c imbattemmo  in  un  albero 
giovane  , che  giacea  a terra  rivolto,  e fchiantato  : nelle  tron- 
che, e finozzicate  radici  oiTervammo  uno  ftrazio  eguale  all’ al- 
tro, che  dianzi  notammo;  ma  non  ritrovammo  tra  gli  fpazj 
di  effe  un  egual  materiale , anzi  una  terra  fchiettamente  ve- 
getabile , uniforme  a quella  della  fuperficie  . 

715.  Crebbe  l’equivoco,  e fi  rendettero  meno  forti  le 
ragioni  del  nodro  fofpetto;  ma  ufcimmo  predo  di  efitazione. 
Il  Dottor  Ltpini  rinvenne  finalmente  il  follo  abbandonato 
dall’albero  annofoje  allora , prendendo  noi  ragione  di  tutto, 
conofcemmo  che  quedo  da  un  filo  conterminale  all’  altura , e 
a’  limili  della  edenfione  della  pendice  venne  efpulfo , e fpin- 
to  di  lancio  nella  fottopoda  parte  della  delia  pendice  , non 
per  diametro , ma  per  fianco  al  fito  , ove  pria  dava  impian- 
tato . Attentamente  efaminammo  la  profondità  del  follo  , e 
la  qualità  degli  drati  , che  in  e(fi  apparivano  . La  profondi- 
tà era  poche  linee  minore  di  quattro  palmi  : il  primo  dra- 
to  era  di  pura  terra  vegetabile , alta  quafi  tre  palmi  ; e lo 
Arato  , che  fuccedea , avea  la  della  fteififlima  natura , che  la 

ghia- 


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Delle  Calabrie. 


2 37 

ghia} a , e ’l  materiale,  che  nelle  radici  deferitte  offervammo. 
Mancava  però  quel  tenace  glutine  , che  in  quello  notammo  ; 
per  ciò  ivi  le  malie  erano  unite  tenaciffimamente , e quivi 
1’  unione  era  debole  , e ’l  materiale  ne  tìava  aggregato  in  modo 
che , agitandolo  colla  punta  del  balìone , li  diffolvea  con  po- 
co (tento . 

716.  Intendemmo  allora  che  liccome  la  diversità  dello 
(Irato  vegetabile , che  intonacava  il  voto  delle  radici  dell’  al- 
bero giovane  rivolto,  dipendea  dalla  ragione  deldiverlo  lìto,e 
dalla  lontananza  minore  dall’  altura , ove  la  quantità  della  ter- 
ra vegetabile  era  più  alta  , e copiofa  , e lo  (Irato  di  ghia]* 
più  profondo  ; coiì  per  1’  oppofito  la  divertiti  del  materiale , 
chiufo  negli  Ipazj  delle  radici  dell’ albero  grande,  e ann>Jj , 
traeva  i fuoi  principj  dalla  maggiore  diilanza  dall’  altura 
medelìma  , ove  lo  ftra:o  vegetabile  era  meno  dento  , e 
più  fuperficiale , e in  confegaenza  quello  di  ghlaja  meno  pro- 
fondo . 

717.  Quelle  rlfleffionl  ci  fpinfero  a ricercare  più  atten- 
tamente la  natura  de’ terreni,  podi  lungo  ildorfo,  e’1  pendio 
del  colle  conterminale  a’  terreni  del  Gerace  , e del  Vicenda . 
Notammo  allora  che  laddove  i terrilorj  del  Gerace  , e i più 
fuperiori  erano  pieni  di  fenditure  ; per  1’  oppofito  in  que’  del 
Virenda , e ne’  (uccellivi  terreni , che  menano  al  vicino  val- 
lone del  hi  rèo  per  una  lcofcefa  pendice , non  s’  incontrava  la 
minima  laceratura . 

71 3.  In  breve,  poco  innanzi  procedendo,  incontrammo 
in  fulla  fchiena  del  colle,  propiamente  per  quella  via,  che  è 
pofta  tra  i due  territorj  contermini , per  ove  al  prefente  da  TrU 

/‘Ileo 


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i-f  Istoria  del  tremoto 

filico  fi  cala  allo  (lagno  grande  del  Birbo , un  monumento  de- 
cifivo,  che  pienamente  giufiificb  il  no  tiro  fofpetto  . Quivi  c’  im- 
hattemmo  in  uno  (Irato  di  arena  fonile , alquanto  flava , molto 
micacea , e unita  a una  ghiaja  piena  di  ciottoli , e di  fajji  globulari , 
indicanti  al  vivo  d’  eirere  avanzi  di  materiali  rotolati , in  età 
remotiflima  dalla  memoria  degli  uomini , lungo  il  Ceno  delle  feor- 
revoli  acque.  Noi  raccogliemmo  una  parte  di  que  (li  materiali, 
che  ora  fi  confervano  in  foftegno  del  vero , e per  autenticità 
del  fatto  nel  no  (Irò  mufeo  accademico.  Quefio  fito  è nel  dorfo  di 
un  colle  altiffinio,  alle  bali  delle  cui  fucceffive,  e varie  pendici 
feorrea  dianzi  il  fiume , e dove  or  giace  lo  fogno  grande  del 
Birbo  , guardandoli  dalla  via  di  Triplico  verfn  il  mezzogiorno  . Da 
quefta  (le(favia,  girandoli  verfo  fettentrìone , e oriente  , va  ih  a 
Tri  fili  co  : quello  (Irato,  che  abbiamo  deferitto,  firiprefenta, 
ed  emerge  fuori  della  fuperficie  de’ terreni  di  volta  in  volta, 
e poi  feomparifee  . Lungo  tali  luoghi , per  lo  più  o montuofi,  o 
avvallati  alternamente,  in  fuori  di  un  picciolo  rufcelletto , che 
corre  da  Trifilico  lungo  il  profondo  vallone  , che  giace  fulla  Ani- 
dra del  Bozzonaro , non  v’  ha  ora  nè  fiume  , nè  torrente , nè 
rivoletto  ; e intanto  in  elfi  efide  ancora  uno  drato , che  o fu 
letto,  o fu  prodotto  di  fcorrevoli  acque  : quanto  muta  il  tem- 
po edace , e quanto  la  fuperficie  della  terra  d’ età  in  età  li 
cangia  , e fi  rivolve  ! 

T rifili  co  , Zur gonadi  , Varapodi  , e Mefignadi  , 
villaggi  di  Oppido . 

719.  Pattammo  a Triflico  didrutto,  indi  a Zur gonadi , 

poi 


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Delle  Calabrie. 


*3? 

poi  a Var apodi , c in  ultimo  a Me  fi gnidi . In  quelli  luoghi  altro 
non  rinvennimo  che  mine  , delle  quali  fumiamo  fuperfluo  il 
far  parola , non  folo  perchè  dovremmo  ripetere  le  cofe  già  al- 
trove notate  ; ma  anche  perchè  vi  trovammo  quafi  tutt’  i rozzi, 
e mefchini  edificj  , ond’  erano  formati  tali  luoghi  , rivoltati 
e riveduti  dalla  mano  degli  uomini  , che  fopravanzarono  alla 
mina  , per  eftrame  le  fepolte  fuppellettili  . Notabile  è folo 
che  negli  fpazj  contermini  , e intermedj  di  quelli  luoghi  noi 
non  incontrammo,  che  o pochilììma , o niuna  rivoluzione  di 
terreni . Non  vedemmo  però  fabbrica  di  forra  alcuna , che  li 
folle  in  piè  retta , e confervata  illefa . 

Altro  villaggio  di  Oppido  , denominato  Tuba, 

720.  Noi  filammo  il  no  Uro  foggiorno  in  Tuba  <T  Oppi - 
do  : in  quello  luogo  fi  era  (labilità , e riamata  la  parte  più 
lignificante  di  quella  popolazione , a cui  fu  dato  lo  fcamparne; 
e per  l’ oppofito  quella  parte  di  volgo , che  morte  rifiutò , vol- 
le ollinatamente  rimanerli  tra  i fùnefti  avanzi  della  città  dittrut- 
ta  . Dicali  di  palleggio  . Noi  trovammo  in  moltiiTimi  luoghi 
flabilito  prelfo  al  volgo  un  tenace  attaccamento  a'  defilati  pa- 
trj  tugurj  . Quella  parte  di  popolazione  è cosi  poco  pieghe- 
vole al  foave  giogo  della  verità  , quanto  è mifera  nel  ragio- 
nare , e neghittofa  nell'  operare  a proprio  bene , e a vantag- 
gio del  ben  comune.  Ella,  per  un  fenfo  di  materiale  patri 0- 
tifmo  y crede  che  la  patria  confitta  ne’  muti  j e quindi  profef- 
fa  1'  amore  della  patria  come  i falli  devoti  profetano  la  reli- 
gione , a’  cui  puriliìmi  fini  credono  di  poter  mancare  impunemen- 

te, 


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«qo  Istoria  del  tremoto 

te,  o di  non  mancare  affatto, purché  ne  rimanga  falvol’efie- 
riore  apparato. 

711.  In  Tuba  di  Oppi J j noi  trovammo  il  nofìro  ami- 
ciffimo  Signor  1).  Domenico  Molerò! , Regio  Bibliotecario , uomo 
di  tanto  raro  èfempìo,  quanto  l’uomo  veramente  dotto , c ve- 
racemente da  bene , è uno  de’  fenomeni  rari  in  natura . Cre- 
diamo ben  giudo  il  tenerne  si  fatto  linguaggio  non  per  foddi- 
sfarc  a’ fentimenti  della  noltra  reciproca  amicizia,  ma  per  ren- 
dere a quello  nollro  Collega  un  pubblico  fegno  di  gratitudine, 
per  l’ interelfe  lineerò,  col  quale  fi  morirò  attaccato  al  bene  della 
nollra  Reale  Accademia,  procurandoci  su  idifaifri  palfati,  e ac- 
caduti in  OppiJo , fua  patria  , fino  dal  di  fatale  del  gran  tremoto  , 
fineere  relazioni  di  udita  : provvedendoci  di  compagni  idonei 
per  le  noftre  laboriofe  eiplorazioni  fulle  cofe  e fittemi  : e chia- 
mando intorno  a noi  la  gente  più  verace  , più  ragionante , e 
più  atta  a dare  sfogo  alle  noftre  dimande  fulle  feorfe  avven- 
ture , prodotte  da  tanta , e sì  formidabile  rivoluzione  della 
natura. 

* * * * 

712.  Per  non  mancarfi  a niuno  de’ doveri  della  ftoria , 
non  è a tacerli  che  alle  orrende  fventure  , cagionare  dal  tre- 
moto, li  unì  anche  la  forza  dillruggitrice  del  fuoco;  ma  per- 
chè ciò  non  dia  occafione  d’inciampo,  e di  equivoco  a’ cul- 
tori della  fifica  incendiaria,  è giufto  1’  avvertire  che  il  difalìro 
fu  figlio  d’ incendio,  de  fiato  dal  fuoco  de’ cammini , e non  un 
prodotto  di  fuoch  i fotterranei , e centrali  . Il  fatto  avvenne 
nella  cafa  de’  Sig  noci  di  Grillo . Le  vivande  erano  tuttavìa  sul 

fùo- 


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.Delle  Calabrie,.  24,1 

fuoco  , e la  tavola  era  imbandita  . Sopravvenne  il  tremoto,  c 
didruffe  tutto  j ma  le  ruine  non  oppreifero  il  fuoco  a fegno , 
che  quello  ne  folle  rimalo  edinto;  quindi  dedoflì  un  incendio, 
che  rendette  in  poca  d’ora  compiuta  la  ruina  della  cafa  r divori» 
quali  tutta  la  ricca  fuppellettile  de’  niedeljmi  Signori  Grillo  ; ed 
uno  di  eia  fu  nel  periglio  di  rimanerne  vittima , per  poco  più 
che  rimafo  folle  tra  le  ruine  , dalle  quali  fu  e (fratto  finalmen- 
te , dopo  fcorfe  già  molte  ore  dal  tremoto  , e da  un  incendio  , 
che  de  va  dando  tutto  , era  prolEmo  a.  penetrare  nel  luogo , ove 
fotto  il  pefo  delle  fabbriche  rivolte  egli  gemea  ferito , op- 
prelfo  dalla  polve , e abbandonato  a tutto  l’ orrore  d’  una  im- 
minente infeliciil’ ma  morte  . 

723.  Noi  avemmo  il  piacere  di  trattare  familiarmente 
con  quedo  degnili!  rao  galantuomo , e di  udirne  il  racconto  da’ 
dioi  labbri  e in  cafa  Malarbì , e nella  nodra  tenda  ; nè  potem- 
mo fenza  raccapriccio  fentire  il  patetico  racconto  della  difpe- 
rata  fituazione , in  cui  egli  trovoliì . 

724.  In  quedo  racconto  erano  degne  di  elfere  avver- 
tite alcune  circodanze,  che  dimiamo  di  narrare,  perchè  nul- 
la mancar  polla  a tutto  ciò  , che  può  contribuire  a rifchiararfi 
alcuni  pumi  , da’ quali  li  potrebbero  trarre  de’ lumi  , onde 
meglio  intendere  gli  effetti  del  tremoto  fullo  fpirito  dell’  uo- 
mo , la  durata  in  generale  di  elfo  , l’ indole  varia  de’  nume- 
rofi  , e replicati  Tuoi  indulti  , e le  confeguenze  prodotte  nel- 
le deffe  ruine  già  dianzi  operate . 

725.  Quedo  galantuomo  manifedò  che  infuori  del  pri- 
mo momento  di  una  fugace  , e tumultuaria  avvertenza  , nel 
redo  fmarrì  talmente  l’ imperio  di  fe  dello  , e la  cognizione 

H h del 


Istoria  del  tremoto 

del  propio  fato , che  vi  fu  bifogno  di  tutta  la  moleftia  , e 
di  tutta  l’ irritazione  del  dolore , per  ifcuoterft  da  quella  fiu- 
pefattiva  a (Ti  derazione , in  cui  i fuoi  fenfi  erano  cadmi.  Fgli 
non  avverti  di  elTere  precipitato  in  un  rovinìo  di  fàbbriche  : 
non  avverti  nè  il  tempo , nè  l’ atto  , nè  il  modo  della  fua 
caduta  : Tenti  folo  affògarfi  dalla  polve  : non  vice  più  raggio 
di  lume  ; e quando  Tenti  ferirTt  il  fianco,  e ’l  petto  dall’enor- 
me peTo  de’  Tallì  , e delle  travi , che  il  teneano  immobilmente 
coniprelfo  , e addolorato  , Tu  allora  che  11  squarciò  la  benda, 
che  velava  la  Tua  ragione  , e accorgendo  fi  venne  del  trillo 
Tuo  fato  ; ma  ne  compreTe  sì  poco  la  crudeltà , che  tentò  di 
accorrervi  colle  mani , per  liberarli  da  ciò,  che  il  feriva,  e 
l’opprimea.  Ecco  l’atto,  che  di  mano  in  mano  lo  fcolfe,  e 
che  il  menò  incontro  alla  Tua  ragione  : fi  avvide  allora  che  le 
braccia  erano  come  da  tenace  faTcia  annodate  Tono  una  oppri- 
mente quantità  di  rottami  di  fabbriche,  che  intorno  intorno  il 
cingeano  . Pure  in  tale  fiato  non  era  ancora  del  tutto  refii- 
tuiro  a fc  fielTo  , perchè  fino  a tal  punto  credette  che  la 
ruina  non  folle  generale  , ma  propia  Tol  tanto  di  lui , c del 
luogo  ove  flava  ; in  tale  inganno  , mal  grado  che  la  voce  trova- 
to non  avelie  libero  il  varco  delle  fauci,  impedite  dalla  polve, 
ei  non  lafciò  di  fovenre  fuperar  fe  fiefiò , e gridare . La  di- 
fperazione,  l’amore  della  vita  , e lo  {limolo  dell’acuto  con- 
tinuato dolore  rendettero  chiara  la  fua  ragione  , e compiuto 
il  fentimento  della  fua  difgrazia . 

7» 6.  Siccome  egli  non  fu  prefente  a fe  fielTo  per  lun- 
ghi minuti,  così  nulla  ridir  ci  Teppe  della  durata  reale  di  quel 
tremoto  , che  in  tale  difperata  circoflanza  il  ridulle  : tanto 

in- 


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Delle  Calabrie.  *43 

interno  alla  vera  durata  de’  tremoti  conviene  di  etter  cauto 
nel  prcfiar  fede  a certi  racconti,  che,  fe  non  fon  figli  di  ac- 
cefa  fantafia  , amica  di  forprendere  1*  altrui  ragione  , fono 
prettochì  fenrprp  una  eruttazione  o di  un  cuore  invafo  dall’ 
orrore,  o sii  uno  fpirito  ftupidito,  e abbandonato  da’  miniftrl 

del  fenfo  . v 

717.  Quelli  medefimo  però  con  ogni  fermezza  affenv* 

che  dal  momento  , in  cui  cominciò  a diftinguere  , denti  replicare 
il  tremoto  con  tale  fuccefiiva  frequenza,  che  in  molte  ore  di 
tempo  la  terra  o fu  poche  volte  tranquilla  , o quali  Tempre 
prefa  da  una  ofeura  vibrazione  ; talmente  che  egli  udì  quali 
di  continuo  intorno  a fe  fletto , e ne’ rottami  del  rovinìo  un 
fremito  tacito  , « una  frequente  trepidazione  . 

7z8.  Per  riguardo  all’  indole  de’ tremoti  , che  recedet- 
tero al  primo  orribile  rivolgimento  , egli  Riferiva  che  quella 
fu  fpetto  oppofta , e in  moltiplice  modo  compofla : che  ì meno 
frequenti  erano  flati  i femplici  ondolatorj  : che  1 più  fpedi 

furono  i concupivi  : che  i frequentiffimi  fembrarono  i compolli 
di  ondai  azione  , e di  moto  a elevare,  a deprimere,  e a fcuo- 
tere  ■ e che  quelli  tutti  d’  ordinario  terminarono  o con  una 
commozione  vorticofa , o con  un  tremore  a convellere.  : 
?19.  Confettava  egli  che  ricevette  la  libertà  delle  brac- 
cia, e ’l  foccorfo,  che  il  difpofe  a cercare  lo  fcampo , da 
quella  lletta  ferale  cagione  , che  in  cosi  pericolofo  guado 
l’avea  imprigionato.  Ei  fi  fentì  fpetto  elevare  , altre  volte  de- 
primere,  e fpeffiflimo  rimenare  nel  cavo  , ond’  era  per  tutto  tra 
le  ruine  diretto , e involto  . Quelle  frequenti  motte  sitaro- 
no , per  così  dire,  i nodi  de’ Tuoi  lacci:  fecero  fovente  can- 

H h a g‘« 


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24^  Istoria  del  tremoto 

giar  pofizione  a’  rottami  ; e fe  talora  parea  che  le  ftefle  fcolte 
tornafTero  a reflringere  i lacci  rallentati  , pu>e'  non  ‘lafciaro- 
tio  di  mutare  l’ordine,  e la  giacitura  delle  ruine.Egli  c ro- 
bufto  , autorevolmente  alto  , in  età  frefca  ^ ^b^j^farto  di 
Tua  perfona  ; profittò  quindi  dello  ljeflo  tremoto  ^ e in  un 
momento  di  favorevole  molla  giunfe  a liberare  un  braccio . 
Da  quella  felice  operazione  , afpettando  ii  beneficio  di  una 
nuova  fcoira  , pafsò  di  mano  in  mano  ad  allontanare  i peli  • 
che  opprimeano  l’ altra  fpalla  , e 1 braccio  ; e pollo  in  li- 
bertà di  operare  colle  mani , tento  di  ricuperare  il  fianco , e 
di  liberare  il  petto . Ridotto  ad  augurarfi  il  fuflidio  delle  re- 
pliche d’  un  fatale  nemico , furono  efauditi  i fuoi  voti , e vi- 
de in  un  baleno  fchiufo  fui  fuo  capo  il  carcere  mortale  , e 
rivide  l’ amica  luce  del  giorno  j ma  il  rivederla , e ’l  tremare 
fu  un  atto  folo  . Si  accorfe  allora  dell’  incendio  divoratore  della 
fua  cafa:  fentì  opprimerfi  dal  fumo,  e dalla  prò  (lima  fiamma-, 
e imprigionato  ancora  colle  cofcie  , e co’  piedi  , fi  abbando- 
nò, e fi  credette  irreparabilmente  perduto. 

730.  Egli  farebbe  rimafo  vittima  del  fumo  , e della 
fiamma  fé  quivi  a’ Tuoi  gemiti  accorfa  non  folle  amica  mano 
per  eflrarre  dal  mortale  inciampo  una  vita , che  è cara  a tutti  gli 
uomini  onefli , e utile  a’  miferi  di  buon  cojlume  : diciamo  mifcri 
ài  buon  cojlume , perchè  fovente  l’uomo  bifognofo  fi  adatta  al 
vifo  la  mafchera  dell’  umiltà  ; ma  afpctta  il  momento,  che  cef- 
fi il  bifogno  , per  iftrapparfi  dal  volto  la  fpoglia  dell’  umiltà  f 
e fpiegare  a nudo  la  fuperbia  , che  chiude  nel  cuore. 

731.  Non  fi  creda  che  le  circoflanze , notate  nel  raccon- 
to della  trifta  avventura  del  Signor  di  Grillo,  follerò  ftate  fin- 
go1^ 


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Delle  Calabrie.  24.5 

gola  ri  . Noi  fcegliemmo  ad  arte  il  luo  cafo  per  avere  un 
l'oggetto  lignificante,  e fuperiore  a ogni  equivoco j ma,  tran- 
ne la  circoflanza  del  fuoco  , è a reputarli  come  articolo  di 
fatto  che  i fenomeni  attenenti  al  tremoto , Ila  per  la  varia  con- 
dizione delle  repliche,  e per  la  continuazione  di  elle  , fia  per 
gli  effetti  del  riaprire  i varchi  chiuli,  e del  chiudere  gli  aperti, 
lia  finalmente  per  la  poteftà  del  produrre  cangiamento  nelle  fi  e fi- 
fe ruinc  , furono  oltremodo  comuni  , prelfochè  fiperimentati 
da  tutti  coloro,  che  rimafero  vivi  fiotto  le  ruine,  e ne  (cam- 
parono , e affatto  eguali  a quelli  , che  raccontammo  nell’  av- 
ventura del  Signor  di  Grillo . Potremmo  avvalorare  la  validità 
di  quella  propofizione  col  racconto  del  difiaflro  avvenuto  al 
degniamo  Vicario  Capitolare  di  Oppido  , e a molti  altri  uo- 
mini degni  di  fede  j ma  per  non  urtare  nella  taccia  del  fu- 
perfluo  , rimiamo  conveniente  l’ attenercene  , e contentarci 
del  folo  cafo  già  narrato,  per  non  averli  a narrar  tutti,  che 
poi  in  rigore  farebbero  quali  fatti  della  ftelfa  natura . 

732.  L’accennato  Vico, io  Capitolare  rimafie  egualmente 

incarcerato  tra  le  mine  : ne  ufici  femivivo  : ma  un  occhio 
• 7 

perdette  la  facoltà  del  vedere . Quello  difattro  fu  una  confie- 

guenza  delle  ferire , che  egli  ricevette  fiotto  le  ruine , e non 

effetto  di  que’  miniftri  incendiarj  , de’  quali  li  è da  taluni 

fuppotto , che  la  natura  li  vale  ne’  Cuoi  furori . 

733.  Vi  furono  altri  avvenimenti , che  guittamente  me- 
ritano di  trovar  luogo  in  quella  iftoria  . In  cala  de’  Signori 
Migliorini  fuccedette  un  macello  di  molte  vittime  innocenti , e 
care . Noi  fummo  , pria  di  partire  per  Calabria  , fpettatori 
del  giufto  dolore , ond’  era  per  tale  perdita  penetrato  il  fen- 

fibi- 


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• ^ Istoria  del  tremoto 

Ubile  cuore  del  Signor  D.  Francesco  Migliorini t uomo,  clic 
con  decoro, e con  rara  probità  qui  fpiega  i finsolari  fuoi  talen- 
ti nell’  avvocatura  } e pofcia  noi  Ile  Hi  nella  Tuta  di  OppiJt 
olfervamrr.o  i due  teneri  avanzi  di  q'tefta  onorati  filma  fami- 
glia . Tra  quefti  vedemmo  la  picciola  figlia  di  D.  Vincenzio 
Migliorini , chiamata  D.  F rance fca : coftei  ebbe  la  fventura  di 
precipitare  a capo  chino  , e di  rimanere  in  tale  tormentofa 
fnuazione  tra  le  rovine,  fofìenuta  , e circondata  da’rottami  delle 
fabbriche  . Ella  confervava  ancora  in  volto  i fegni  delle  ferite , 
e del  crudele  oltraggio,  che  ne  riportò  la  fua delicata  macchi- 
nuccia  : giacque  chiufa  fotto  i rottami  per  lo  fpazìo  di  fei 
giorni  meno  qualche  ora,  priva  di  luce,  in  mezzo  la  polve, 
ferita  , e fenza  poto  , o vivanda  di  forta  alcuna  ; e ne  fu 
quindi  eflratta  languente  , accefiffima  in  vifo  , e tormentata 
•da  una  fetc  ineftinguibile . 


* A * * 

, 1 

734.  Ben  piu  miferabile  fu  il  cafo  dell’innocente  pic- 
ciolo figliuolo  di  D.  Filippo  Capialbi.  Quello  infelice  bambi- 
no , per  la  fua  frefea  età , non  erasi  ancora  raffermato  fu  i fuoi 
piedi,  e per  lo  più  vivea  tra  le  braccia  di  una  donzella,  de- 
nominata Aloifia  Ma  fi  li  , giovane  , che  era  nel  terzo  luftrà 
dell’età  fua.  Il  bambino,  e la  giovanetta  , che  il  folienea,  nel^ 
momento  fatale  del  tremoto  caddero  dall’ alto  in  giulo  tra  le 
mine  della  cafa  , che  fu  tutta  infranta , e rivoltata  ; e rima- 
fero  fepolti  nel  vano  di  alcune  tele  di  muro , che , nel  cade- 
re , reciprocamente  li  chilifero  ad  angolo  , e lafciarono  nel 

ver- 


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Delle  Calabrie.  147 

vertice  una  breve  fottiliflìma  rima  , donde  furtivamente  in 
giù  penetrava  un  incerto  raggio  di  luce  . 

735.  Al  bambino  fervirono  di  feudo  le  braccia  della 
Aloifia  ; ma  fventuratamente  fcampò  la  vita  per  effere  riferva- 
to  a una  morte  lenta,  e difperata.. 

73<‘>.  La  mifera  giovane  falvò  il  dolce  pefo,  che  avea  tra 
le  braccia  ;•  ma  cadendo , fenza  faperne  dire  il  come , ella  eb- 
be la  difgrazia  di  slogarli  il  capo  del  femore  finiflro. 

737.  Furono  inutili  i vagiti,  e i pianti,,  evaniflime  le 
voci,  con  cui  s’invocò  un  defiderato  foccorfo,  perchè  in  tan- 
ta univerfale  mina  fi  credette  da  tutti  ficura  la  loro  perdita. 

738.  Il  mifero  bambino  cominciò  aliai  predo  a pruova- 
re  l' affanno fo  martirio  della  fete  : vi  fi  aggiunfe  lofio  la  fa- 
me : il  Infogno  divenne  fmania  , e crebbe  a fegno  , che  non 
vi  fu  modo  di  acquetarlo , e di  fofienerlo  in  vita , fe  non  fe 
col  lordo , e miferando-  fuflidio  di  efibirgli  in  bevanda  1’  urina 
ricavata  , e racchiufa  nelle  mani  dell’  infelice  compagna  della 
fua  fventura.  Quefio  difgraziato  bambino  rrafeinò  la  languen- 
te vita  incontro  a morte  con  tale  abominevole  refrigerio  j ma 
divorato  dalla  fete,  e dalla  fame  terminò  di  vivere  nel  quin- 
to giorno , eflinguendofi  come  un  picciolo  lume , a cui  man- 
chi l' alimento . 

739.  Fianfe  1*  Aìotfm  ben  poco  fui  morto  bambino  , per- 
chè fe  al  cuore  di  lei  fu  dato  il  dolerfene  , agli  occhi  non  . 
fu  dato  l’ abbondare  di  lagrime  . Fino  a quel  momento  la 
fuperftite  donna  non  difpeiò  di  vivere  ; ma  da  quel  punto 
comincio  l’orrore,  facile  a contrarli  col^  trifta  compagnia 
d’  un  cadavere  . Vi  fi  uni  il  dolore  del  propio  male,  il  fenfo 

della 


Istoria  del  tremoto 

dolla  fame , e più  di  quello  il  rabbiofo  tormento  della  fete  ; e 
tutto  il  concorfo  di  tanti  affanni  la  confufero , e 1*  opprelfero 
a fegno , che  la  di  lei  ragione  li  ecclifsò  5 e rimafe  così  dejet- 
ta  , che  piiva  d’ idee , e abbandonata  da  ogni  fenlivita , nulla 
più  comprendette , e nulla  più  feppe  di  fe  fielfa . 

740.  Per  così  dire , vegetò  cofiei  in  tal  forma  fino 
all’  undecimo  giorno  xompiuto  , numerandoli  il  tempo  dal  di- 
fa Aro  fatale  fino  al  dì , che  fu  per  cafo  e Aratta  dalle  ruine . 
Allora  che  rivide  1’  aperta  luce  il  fuo  volto  era  accefo  , reg- 
geafi  a Aento  in  piedi,  e negli  occhi  vi  lì  vedeano  la  fiupe- 
fazione  , -lo  fmarrimento  , e J’  alienazione . Quando  la  trafiero 
dal  carcere  fatale , ed  elfa  cominciò  a rivenire  dal  fuo  letar- 
go , il  primo  fegno.,  che  dette  di  aver  ricuperata  la  fua  fen- 
fitiva  , fu  l’avvertire  fino  al  tormento  più  la  fete,  che  i.  do- 
lore , che  le  cngic  nava  la  slegatura  del  femore . 

741.  Mei  momento  della  fua  evafione  cofiei,  interroga- 
ta del  fuo  fiato  entro  le  ruine,  rifpofe  : io  dormiva.  Di  que- 
Ao  fatto  il 'primo  a parlarcene  fu  il  noAro  Molarti , e con 
elfo  ce  ne  dettero  ragguaglio  anche  altri  • ma  credemmo  no- 
Aro dovere  di  non  ripófare  fulle  fole  voci  di  udita  : quindi 
noi  fteffi  volemmo  ragionare  con  coAei,ed  erano  con  noi  va- 
rj  galantuomini  di  Oppido , allor  che  l’ Aloifia  partitamente  ri- 
fpofe alle  nofire  molte  , e replicate  dimandej  così  che  da  lei 

. ricevemmo  le  notizie , che  dianzi  narrammo  . Cofiei  è rima- 
fa  zoppicante  : è giovane  di  coraggio , e di  una  regolata  vi- 
vacità . Noi  la  rivedemmo  fovente,e  tutte  le  volte  che  fum- 
mo in  cafa  Molarti , dove  elfa  al  prefente  riceve  il  fofiegno,  _ 
e l’ afilo.  Quefia  giovanetta  fu  prefentata  al  no  Aro  dotto  Collega 

il 


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Delle  Calabrie.  14.9 

il  Sig.  Cavaliere  Hamilton  , Ir.viato  flraordinario  , e Mlilillro 
Plenipotenziario  d’ Inghilterra  predò  il  no  Aro  Re,  e Signore, 
e uomo  illuiìre  per  le  fue  cure  politiche , e pel  Tuo  lodevole 
attaccamento  alla  lloria  naturale , e alle  belle  arti . Elio  volle 
udirne  da’ labbri  di  lei  medefima  il  cafo  atroce  ; e , attentillìmo 
com’  egli  è su  tutto  ciò  , che  può  abilitare  l’ uomo  a inda- 
gare i decreti  della  natura, non  lafciò  di  notarne  l’avventura, 
e partirtene  a line  di  continuare  il  duo  rapido  cordo  per  le 
/cene  più  tragiche  della  dedolara  Calabria . 

* * * * 

741.  OppiJo  è lontano  dal  mar  tirreno  per  dieci  in 
undici  miglia  italiane . Notammo  dianzi  che  la  valle  del  Ca- 
rni ora  è ricca  a dovizia  di  tejlacei , i quali  fi  dono  così  ben 
condervati  , che  in  etti  non  s’ incontra  nè  il  minimo  degno 
di  calcinazione  , nè  il  pia  leggiero  principio  di  petridicazio- 
ne  ; ma  non  fi  può  dire  lo  Hello  de’  fiti  più  duperiori  di  Oppi- 
la . A’  cultori  della  lloria  naturale  non  darù  didcaro  il  dape- 
re  che  le  colline  de’  Cappuccini  dono  dparde  di  tejlacei  petri- 
ficati  : ecco  un  nuovo  monumento  degno  di  elfere  regifirato 
negli  annali  de’  da  Ai  della  natura  , 

* * * * 

743.  Il  territorio  di  Oppilo  domminiflrar  potrebbe  quan- 
to mai  eirer  duole  neceldario  a’ comodi  di  una  vita  agiatiflì- 
ma  , de  il  numero  , e 1’  intelligenza  degli  agricoltori  corri- 

I i dpon- 


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250  Istoria  del  tremoto 

Jpondeffe  con  ragionata  proporzione  alla  copia , e alla  natura- 
le fertilità  de’  terreni  ■ ma  univerfalmente  e in  Oppido , e in 
tutto  il  fuo  diftretto  1’  agricoltura  , le  arti , e i meltieri  efi- 
gono  una  riparazione  tanto  più  necellaria  , quanto  la  fua  eften- 
lìone  è valla  , e intcrellante . 

744.  Il  genere , di  cui  vi  fi  abbonda , è l’ olio  ; ma  que- 
llo è più  libero  dono  della  natura , che  frutto  della  cura  dell’ 
uomo . Si  ha  dolore , quando  fe  ne  fcema  la  quantità  j ma 
nulla  fi  tenta  per  migliorarne  la  qualità, e fi  opera  in  modo, 
onde  vi  abbia  ragion  di  fofpettare  che  non  ancora  s’ intenda 
che  la  qualità  è un  prezzo , che  può  emendare  il  difetto  della 
quantità  . In  breve , fi  vuole  l’ olio  a fine  di  farne  traffico 
pe’  mellieri , e per  le  opere  della  mano  dell’  uomo  j ma  però 
al  gufto,  e alla  falubrità  non  fi  ha  la  minima  attenzione.  Il 
Principe  di  Cariati , ad  onta  della  comune  defolazione , con  prov- 
vido intendimento  ha  fatto  ultimamente  coftruire  nelle  vici- 
nanze del  if.  Elafi  un  mulino  d’  olive  a fomiglianza  di  quello, 
che  fu  trovato  tra  le  rovine  di  Staila , anni  fono,  ma  grande 
a fegno , che  ha  tutto  il  buono  di  quello , fenza  averfene  l’in- 
conveniente j farebbe  defiderabile  che  un  tale  efempio  icuotelle 
l’ indullria  de’ ricchi,  e delìalle  l’emulazione  de’ polfedenti  . 

745.  Vi  ha  copia  di  gelfi:  vi  ha  fcarfa  porzione  di 
viti:  non  fi  ha  molta  cura  per  abbondar  di  grano j e il  pane 
della  plebe  fi  apparecchia  col  granone.  Vi  ha  quantità  im- 
menfa  di  terreni , e fi  trafeura  la  paftorizia  : vi  ha  copia 
d’ acqua  j ma  nell’  atto  che  le  fi  permette  di  divorare  una 
enorme  eftenfione  di  terre , non  folo  non  fi  è creduto  necelfa- 
rio  il  giovarfene  per  ifiabilir  cartiere  , o officine  da  panni  ; ma 

1 _ nè 


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Delie  Calabrie.  151 

nè  pure  fi  è penfato  a farla  fervire  a moltipllcare  i comodi 
della  vita , e i generi  da  vitto  quotidiano . Quivi  con  tanto 
teforo  di  acque  non  vi  fono  terreni  da  ortaggio  , tranne  quel- 
li , che  furono  polli  a tal  ufo  dal  Barone  nelle  vicinanze  del 
S.  Biafe . Tutti  i mulini , che  vi  erano  , ormai  fono  diftrutti . 

In  una  parola , eravi  in  Oppido  una  fiera  pubblica  ; e intanto 
per  provvederli  di  panni,  e di  tele,  e di  molti  altri  generi, 
fi  dee  attendere  la  fiera  di  Radicina  . 

- 74.6.  Da  quelli  principi  non  fi  dovrebbero  afpettare 
che  fcarfezza,  e pubblico  avvilimento  ; ciò  non  ottante  , è 
tale  la  naturale  bellezza , e la  fertilità  de’  luoghi , che  vi 
vuole  un  occhio  filofofico  , avvezzo  a conofcere  , e defidera- 
re  il  meglio  , per  avvertirne  gl’inconvenienti  , ed  augurarne  , 
il  riparo . 

* * * * 

747.  Le  perdite , che  in  Oppido  fi  fecero , fono  fuperio- 
ri  a ogni  dire . I luoghi  , che  finora  defcrivemmo  , offrono 
uno  fpettacolo  miferando  di  ruine  le  più  propie  a fpargere 
i femi  d’ una  miferia  durevole , memoranda  , e di  non  faci- 
le emenda . 

74,3.  L’aere  di  Oppido  non  dovea  effere  de’ più  falu- 
* bri  ; ma  ficcome  è vanità  lo  fperare  di*  poter  interpetrare 
quello , che  fu , da  ciò , che  ora  è divenuto  ; così  crediamo 
fol  tanto  ragionevole  il  fofpettare  che  quello  foggiorno  divenir 
polla  un  pericololo  femenzajo  di  mali  a>  cagione  del  veleno- 
fo  fiato  degli  ttagni  accennati  j i quali  mal  grado  l’ indefeffa 
cura  de’  valorofi  uomini  , che  ne  dirigono  la  difficile  imprefa 

I i % del 


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*£5  Istoria  dei.  tremoto 

del  dilfeccarli,  non  potranno  non  accrefcere  la  maligna  indole 
d’  un  luogo , che  da’  tre  fiumi  , che  lo  circondano  , non  folea 
ne  pur  dianzi  ricevere  utili  fuflidj  di  falubrità . Aggrugne  pe- 
do a roteiti  timori  la  mifera  condizione  , e la  tumultuaria 
unione  delle  baracche , ove  trovanti  i fuperftiti  ricovrati , fpe- 
cialmente  in  Oppilo , in  Trijilico,  e negli  altri  piccioli  luoghi. 

749.  A coloro  , che.  prendono  a far  parola  degli  avve- 
nimenti di  pubblica  calamità , non  folo  conviene , ma  è alTo- 
lutamente  neceirario  il  confiderai  come  un  indifpenfabile  do- 
vere il  non  preterire  il  racconto  di  tutto  ciò , che  può  inte- 
re Ilare  la  fioria  delle  pubbliche  fventure  , e delle  azioni 
umane  . 

750.  Altrove  accennammo  , num.  130,  con  quale  iniquità 
in  fomiglianre  univerfale  difaltro  li  condullero  gli  uomini  della 
plebe  con  gli  onelti  , e ricchi  loro  concittadini  0 predando  r 
o sdegnando  di  apprettare  a’  languenti  il  loro  foccorfo , o ven- 
dendo a earifTimo  prezzo  la  loro  opera,  e riguardando  la  mi- 
na del  buon  ordine  fociale  come  un  dono  della  Provvidenza  j 
quali  che  quella  renduti-  avelTe  i'beni  una  facile  preda  del 
più  forte , o li  folfe  compiaciuta  di  rendere  eguale  la  forte 
di  tutti . Noi , rifpettando  le  leggi  della  decenza , ci  fiamo 
aitenuti  dall’  enunciare  'di  luogo  in  luogo  cotefti  vizj , che  me- 
ritano attenzione  nella  ltoria  del  cuore  umano  j ma  per  non  -*» 
elferc  fofpettati  di  negligenza , avvertiamo  che  quali  da  per 
tutto  fi  ripetettero  le  Itelfe  fcene  di  perfidia, d’ ingratitudine, 

e di  rapina . Oppilo  fu  tanto  più  efpolta  a quelli  inconvenien- 
ti, quanto  la  fua  ricchezza  era  maggiore  dell’  abbondanza , che 
in  altri  luoghi  fi  godea. 

751* 


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Delie  Calabrie.  253 

751.  Fra  i tanti  memorandi  beneficj  operati  dall’ au- 
gura mente  de’  nolìri  provvidenliffimi  Sovrani  , in  foftegno 
dell’  afflitta  Calabria , degno  di  eterna  commemorazione  farà 
quello  di  avere  affidata  la  fuprema  autorità , e la  munilicen- 
za  del  loro  clementiffimo  cuore  a un  Magnate , che  feppe  far- 
ne un  si  buon  ufo, che  i nomi  di  Ferdinando,  e di  Caro- 
lina faranno  facri , e adorabili  per  ogni  età  , e per  ogni  dove, 
che  s’ intenderanno  , e fi  terranno  in  pregio  il  decoro  della  giu- 
llizia  , e le  grazie  della  beneficenza  . Ove  tutto  era  dianzi  ro- 
vefciato , e pollo  in  ferino  , e vitando  difordinamento , rinacque 
la  pace , I’  amor  fociale , e 1 miglior  ordine  poffibile  • e ciò , 
che  farà  fempre  memorabile , li  fu  che  rinacque  il  bene  fenza 
averli  bifogno  di  chiamarvi  in  ajuto  i formidabili  etìremi  fuf- 
lidj  della  pena . Si  giovò  agli  uomini  j ma  fenza  perdere  nè 
pure  un  uomo  . Si  reprimettero  le  reità  t ma  fenza  ridurre  gli 
fconfigliati , che  deviarono  dal  retto  fentiero , alla  difperata 
condizione  di  rinunziare  per  fempre  o al  fentimento-  della 
virtù,  o al  commercio  con  gl’individui  della  patria  comune. 
Si  relìituirono  i beni  a’  diretti  padroni  • ma  fi  ricuperò  il  per- 
duto , fenza  dover  compiangere  , e defiderare  la  perdita  del 
concittadino . 

752.  Graviffime  furono  poi  le  cure,  colle  quali  li  atte* 
f e a porre  in  falvo  la  pubblica  fallite  ia  un  luogo  funefiatO' 
dalla  opprimente  forza  di  tanti  {lagni  • e colie  follanze  del. 
Trono  fi  tentò  quanto  mai  11  indullria  umana  fomminiftrar 
lòppe  di  conlìglio  , e di  provvedimento  per  diileccare  que’ 
mortiferi  ilìrumenti  della  putrefcenza..  . 

753.  JSoi  trovammo  con  uno  zelo  indefeffo  occupato  in 

que- 


25+  Istoria  del  tremoto 

quell:’  opera  di  pubblico  bene  l’ ingegnere  militare  D.  Trance - 
j'co  la  Voga , cufìodc  del  ninfeo  di  Ercolano  , ed  uomo  di 
molte  cognizioni;  e allora  che  fummo  in  Oppido , vedemmo 
unito  al  medefimo  il  Signor  D.  Carlo  Salerno , ingegniere  mi. 
litare  , ed  uomo , che  con  mediante  ftudio  fi  adoprava  per 
cofpirare  alla  efecuzione  di  cosi  nobile  imprefa . Quelli  ebbe 
la  compiacenza  di  tenerci  graziofa  , e obbligante  compagnia 
in  alcune  delle  nofire  peregrinazioni  pel  diftretto  di  Oppido . 
A quefia  diJlicile  intraprefa  fu  anche  impiegato  l’ingegnere 
militare  IVinfpicr  ; ma  allora  che  noi  fummo  colà,  non  ci  fu 
dato  di  vederlo  , perchè  egli  era  fiato  altrove  chiamato  a 
fine  di  appreftare  riparo  colle  valevoli  fue  opere  ad  altri  pref- 
fanti  fiagni  della  defolata  Provincia . 

Stato  deir  aere  , e tremoti  . 

754.  Noi  fummo  anche  nella  Tuia  di  Oppido  vifitati 
dal  tremoto  frequentemente  . Quefto  luogo  è foggetto  a ven- 
ti impetuofillìmi . 11  ponente , e ’l  grecolevante  vi  hanno  forn- 
irlo dominio  . A’  venti  di  levante  a mezzogiorno  non  è del 
tutto  libero  1’acceHò  pe’ monti,  che  fianno a ridolfo della  Tuta 
per  tale  banda , e che  ne  chiudono  la  conca  . 

755.  Nel  dì  24  di  Maggio  erafi  al  tramontar  del  fo- 
le defiato  repente  un  molefio  vento  di  grecolevante  . Dalle 
prime  ore  della  fera  fino  alle  ore  quattro  della  notte  udimmo 
un  frequente  fc.ricchiolare  ne’  legni  , che  erano  nella  nofira 
tenda  . Dopo  tale  ora  non  vi  fu  altro  minimo  fgricciolo  . 
Quali  fulla  mezza  aotte  il  vento  crebbe  orribilmente  , e te- 

mem- 


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Delle  Calabrie.  155 

memmo  che  la  tenda  folle  rimala  fchiantara  • così  che  fummo 
corretti,  per  afficurarla  meglio,  a far  accrelcere  le  funi  , e 
a far  ribattere  i legni , a’  quali  i venti  della  tenda  ftavano 
raccomandati  . Alla  molefla  compagnia  del  vento  fi  unì  la 
noja  , che  ci  recarono  gli  animali:  i porci , gli  afini,  e i po- 
chi cani,  che  rimafero  fuperlìiti  al  tremoto,  ftavano  in  una 
continua  , e clamorofa  agitazione  : a quelli  li  unirono  i no- 
ftri  animali  da  vettura  ; e tuttt’  inlieme  ci  tennero  fomma- 
mente  incomodati . Noi  eravamo  ancor  delti  , e a tavolino . 
A mezza  notte  , e pochi  minuti  di  più , al  vento , che  fre- 
mea , li  aggiunfe  qualche  lìilla  d’acqua:  all’uno,  e all’altra 
li  unì  tolto  un  tremoto  ondolatorio  non  lieve  , nè  breve , 
che  ci  forprefe  fenza  rombo  . Ecco  ciò , che  in  quell’  atto 
notammo  . 

756.  Un  bicchiere,  pieno  d’acqua  quali  fino  all’  orlo, 
che  poggiava  fulla  tavola  , e che  momenti  prima  avevamo 
chielto  per  bere  , rimafe  agitato  nella  commozione  comune  ; 
ma  1’  acqua  nè  fi  versò  , nè  diè  fegni  di  bolla . La  lanterna, 
che  pendea  folpefa  dalla  trave  della  noltra  tenda  , fi  agitò 
con  vibrazione}  ma  non  fi  perturbò  di  luce  , e non  fi  eltinfe. 
L’ olio , che  vi  fi  contenea  , non  traboccò , e ’l  piccolo  fongo  del 
lucignolo  non  diè  alcun  fegno  nè  di  fcoppiettìo  , nè  di  fcintilla . 
Quella  lanterna  era  chiufa  da  vetri  , ed  attaccata  nella  fom- 
mità  ad  un  fonile  , e lungo  filo  di  ferro  , che  terminava  in 
anello  . Vi  era  al  margine  della  fua  picciola  porta  una  la- 
trina di  ferro  filato  , che  ferviva  per  facilitarne  1’  apertura 
egualmente  , che  per  afiicurarne  il  chiudimento . Noi  non 
udimmo  in  tal  punto  alcuno  fgretolìo  nè  nelle  caffè , nè  nella 

tavo- 


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^56  Istoria  del  tremoto 

tavola , ni  ne’  legni  della  tenda . Non  vedemmo  nè  da’  mate- 
riali della  medefima , nè  da’ vetri,  ov’  era  chiufa  la  lucerna, 
nè  da’ piccioli  fili  di  ferro,  ond'  era  quella  adornata  , nè  da- 
gli orli  del  bicchiere,  nè  da  alcun  altro  mobile  fvilupparfi 
alcun  minimo  fegno  di  lcin.illa,  o di  fiamma. 

757.  Il  vento  non  interinife  il  fuo  corfo , e durò  vee- 
mente più  che  mai  : crebbe  la  pioggia  : e crebbe  lo  fchia- 
rnazzo  degli  animali  in  modo  da  fcuotere  ogni  animo  imper- 
turbabile : in  tale  {lato  di  cofe  {limammo  di  rimanercene  an- 
cora in  piedi  . Tutto  l’acre  era  egualmente  ingombrato  di 
denfe  nnbi  , fenza  che  potelTe  diftinguerfi  da  qual  lato  foffe 
meno  ofcuro  . Erano  quafi  le  ore  fei  , e diece  minuti  della 
notte  , quando  repente  udimmo  un  rombo  orribile  , a cui  lì 
accoppiò  in  un  attimo  un  gravillimo  tremoto  concuflìvo.  Noi 
eravamo  a tavolino  fcrivendo,  e avevamo  in  doiro  una  cafac- 
ca  foppannata , e difefa  nel  di  deutro  , e negli  orli  di  mor- 
bide pelli . Ecco  ciò  , che  notammo  . 

758.  Ne’  due  lumi  di  cera,  che  ardeano  fui  tavolino, 
non  vi  fu  minima  diminuzione  di  fiamma  . Tutto  il  mobile, 
che  in  fu  elfo  vi  era  , e ’1  tavolino  Hello  rimafero  concufli . 
Nelle  fottili  laterali  piumette , che  formano  le  ali  delle  pen- 
ne da  fcrivere  , non  avvenne  mutazione  alcuna . Guardando  i 
peli  , che  ornavano  la  picciola  cafacca  , da  cui  eravamo  cu- 
ftoditi , non  olfervammo  nè  su  quelli , i quali  ne  cingeano 
gli  orli  , e che  cadevano  lungo  il  petto , nè  su  quelli , che 
coprivano  la  fommità  della  mano  , la  minima  marcatura , o 
commozione:  oflervazione  eguale  a quella,  che  fi  era  da  noi 
altre  fiate  già  fata.  Non  vi  fu  fcrofcio,  nè  fgricciolo  di 

. forta 


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Dille  Calabrie.  257 

Torta  alcuna  in  tanti  mobili  di  lana , di  bambagia , e di  tavo- 
le , che  componeano  tutta  la  no  (Ira  fuppellettile . La  lanterna 
fi  fcofle  , elevandoli  alcun  poco , e abbacandoli , e termini  i 
fiioi  moti , non  già  vibrandoli  regolarmente  , ma  con  un  tre- 
molìo , che  andò  eftenuandofi  a poco  a poco  . Ne’  fili  di  fer- 
ro , che  ornavano  la  lanterna  , e ne’  ferri , che  (lavano  impian- 
tati fui  pavimento , non  ortervammo  fenomeno  alcuno , che 
averte  meritata  attenzione . Non  polliamo  però  nafcondere 
che  entro  noi  llelfi  non  vi  era  ilarità.  Nel  capo , e nello  fto- 
maco  vi  era  un  tacito  (lurbo,  e la  macchina  tutta  era  come 
tormentata  da  un  fenfo  di  brivido  incipiente,  e fugace. 

759.  Nel  dì  25  vi  fu  leggiera  fcolla  verfo  le  ore  16^ 
Nel  dì  .26  vi  fu  il  tremoto  , che  ci  forprefe  Tulle  alture  di 
Cumij  c che  noi  defcrivemmo  nelnum.  691.  Nel  dì  27  nulla 
fentimmo.  Nel  dì  28, giorno,  in  cui  pallammo  a Cufoleto , yi 
furono  picciole  , ma  replicate  (corte  . 

1 Da  Tuia  <T  Oppi  do  al  S.  Ri  afe , al  Razzaaiti , e alla 
calata  di  S.  Angiolo  . 

760.  Abbandonammo  Tuia  d’ Oppiio  ; e , lafciandoci  Tri- 
filico  a man  diritta  , attraverfammo  il  rimanente  territorio  di 
Oppi  do  per  guadagnare  il  fiume  di  S.  Riafe , e metterci  quin- 
di fulla  via  del  Bozzanlti  » 

761.  Lungo  quello  tratto  di  non  breve  (Irada  , tranne 
la  ruina  compiuta  di  qualche  cafa  rurale , e de’  trappeti , noi 
non  incontrammo  fenomeno , che  ne  avelie  meritata  attenzio- 
ne alcuna . Negli  (ledi  terreni  non  vi  erano , che  rare  , e pic- 

Kk 


CIO- 


258  Istoria  dei  tremoto 

ciole  fenditure  ; e quefte  medelìme  fol  tanto  fi  rinvennero  nelle 
vicinanze  di  Tuia , e di  Trijilico  . Tutto  il  reflo  era  a f Mu- 
tamente intatto  . 

762.  Volemmo  offervare  un  tefreno  ben  ampio,  ricco 
di  acque , e tenuto  per  ufo  di  ortaggio  ; trovammo  che  tutto 
era  nel  più  defiderabile  buon  ordine,  fenza  che  ne’ terreni  fi 
folle  prodotta  alcuna  alterazione  . 

763.  Pillammo  ad  oilervare  quel  preflojo  di  olivi,  di. 
cui  parlammo  nel  num.  7+4. . Egli  è vero  che  la  fua  corru- 
zione è di  una  data  pofteriore  a quella  de' grandi  tremoti  del 
Fcbbrajo  , e del  Marzo  ; ma  pure  mal  grado  il  tormento  de’ 
fucceffivi  non  piccioli  , e frequentili! mi  tremoti  , in  quella 
macchina  non  fi  è prodotto  nè  alcun  vizio  , nè  difordine  al- 
cuno . EfTa  era  ricoperta  da  una  tela  aliai  denfa  , e impegolata, 
che  la  tenea  difefa  da  ogni  ingiuria  e fleriore . Il  picciolo  colle, 
che  le  (la  a ridolfo , fi  era  egualmente  confervato  illefo . 

764..  Pervennimo  al  S.Biafe ; e ’l  ritrovammo  cosi  po- 
vero d’  acqua , e umile  a fegno  , che  uno  de’  due  fuoi  letti 
era  alfolutamente  arido . Era  facile  a concepirne  le  ragioni , 
tofto  che  fi  ponea  mente  a’ potenti  lacci  fuperiori , co’ quali 
gli  fi  erano  arreftati  i tributi  antichi  delle  acque  del  Cumi , 
del  T ricuccio  , e del  Birbo  . 

765.  Levammo  lo  fguardo  , ed  eccoci  di  nuovo  a vifla 
delle  ruine  . Qui,  quafi  dappreflo  girando  l’occhio  dadiritta, 
e da  fmiflra,  confiderammo  quell’ enorme  feomponimento  av- 
venuto ne’ terreni  di  Cajlellacc , che  dalle  alture  della  diftrut- 
ta  firada  di  OppiJo  vedemmo  di  lontano , e annunziammo  nel 
num.  6z6  di  quell’ opera. 

7 66. 


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Delle  Calabrie. 

7 66.  Reclinando  il  palio  verfo  la  parte  fuperiore  del  fiu- 
me , era  cofa  orrenda  a vederli , e a contemplarli  tutto  il  lun- 
go , e lpaziofo  cammino , che  aveano  fatto  Ì poderi  del  Franco , 
fiaccandoli  dalle  più  alte  eminenze,  per  piombare  nelle  parti 
più  ime.  E ciò  non  a modo  di  confufa,  e indillinta  revolu- 
zione  , ma  fquarciandofi  a Idrati  fucceìTivi  , e limandoli  con 
gradazione  quafi  ordinata  l’uno  fui  dolio  dell’altro;  di  mo- 
do che  rappre Tentavano  tanti  piccioli  corpi  di  poderi  , il  cui 
confine  terminale  li  coftituiva  dalla  faccia  della  terra  fquarciata 
con  uno  sballamento  gradatamente  minore.  Il  più  mirabile  di 
quello  fpettacolo  confillea  nel  vedere  che  poche  erano  le  piante 
fruttifere,  e poche  le  viti,  che  apparivano  rivolte  e fchian- 
tate  : pochi  (fimi  erano  quegli  alberi  , che  aveano  fmarrita  la 
loro  retta  pofizione  , e che  apparivano  o reclinati , o minan- 
ti; e tutto  il. di  più  delle  viti,  delie  piante, £ degli  alberi  era 
in  uno  fiato  di  Tana  , e perfetta  vegetazione  , a fegno  che  , 
ergendoli  tutti  ritti  e . belli , giaceano  come  fe  nulla  avellerò 
fofferto,  e come  fe  ripofallero  in  un  terreno  non  Squarciato , 
e divifo  da  fln  altro  tutto , ma  ivi  originalmente  piantato . 

767.  Non  è però  a tacerli  che  in  quelle  prime  divifio- 
ni  , che  incontravanli  verfo  le  più  balle  parti  della  fquarc ia- 
ttura, le  quali  come  proilime  allito,per  ove  trafeorrea  il  fiu- 
me, fiavano , pria  della  rivoluzione  filica,a  livello  della  fira- 
da comune  , mancava  quella  integrità,  che  di  oifervava  nelle 
parti  fuperiori , e vi  fi  vedea  uri  certo  rivolgimento , e un  at- 
to di  confullone  , che  nelle  rimanenti  porzioni  , o porca  ap- 
pena avvertirli , o tranne  la  già  notata  lquarciatura  terminale , 
non  vi  fi  trovava  allatto  . 

K k a 768. 


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46o  Istoria  del  tremoto 

768.  Maggiore,  e diverfo  era  il  difordine,in  cui  fi  ri- 
dufTcro  quc’  terreni , che  erano  alla  fini  lira  di  chi  tale  leena 
riguardava,  rivolgendo  le  fpalle  al  fiume.  Quelli  terreni  fi  ap- 
parteneano  alla  defolara  Cajlellace  : in  elfi  La  rivoluzione  era 
fiala  folenne , e sul  guilo  delle  altre,  che  altrove  notammo. 
Parca  però  d’  efiervi  ragione  a fofpettarc  che  la  qualità  di- 
verfa  delle  terre  avelie  potuto  dar  origine  alla  diverfa  quali- 
tà dello  fcomponimento.  Le  prime  terre  erano  prefiochè  tut- 
te compolte  di  una  follanza  vegetabile,  a cui  era  mitìa  poca 
creta  concacea  . Le  feconde  aveano  fuco  pochilfima  terra  ve- 
getabile iuperficiale , moltiifima  creta , e molta  parte  di  arena 
eterogenea  . 

7^9-  Quelli  {componimenti  etano  avvenuti  per  la  maflSnu 
parte  ne’  fiti  fuperficiali  , e ’l  precipizio  maggiore  fi  era  fof- 
. ferto  dagli  orli,  e dalla  faccia  de’ terreni,  le  bali  de’ quali  era- 
no  per  lo  più  non  tocche.  Ne’  luoghi  poi , ne’  quali  le  bali  cia- 
no fiate  lefe  , o ti  olfervavano  larghe  fenditure  radenti  la  li- 
nea intermedia  trai  fuolo,  e la  bafe,o  il  fuolo  racdelimo  ap- 
pariva  {enfibilmente  sbalfato . 

770.  Tutto  ciò  oiTeriva  una  oppofia  alterazione:  talora 
vedeafi  il  fuolo  ritrailo  in  alto,  e divilo  dalle  bafi  con  una  squar- 
ciatura,  la  quale  indicava  che  la  baie  era  fiata  deprelfa  gii, 
e fiaccata  dal  livello  del  fuolo  contermino  j ed  altra  volta  of* 
fervavali  che  il  fuolo  era  fiato  avvallato  , e dil'giunto  dalle  bafi  . 
Ciò  rende  a fi  manifefio  dal  vedere  che  a [.pii  di  elfe  era  rima- 
la ancora  attaccata  qualche  porzione  del  fuolo  ftelfo,  che  dian- 
zi formava  un  corpo  continuo  col!  altro  , che  era.il  sballalo  . 

• Quella  porzione  non  folo  è tutt’ ora  aderente  alle  bafi,  ma  ri- 
mane 


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Deile  Calabrie.  edi 

mane  altresì  fuperiore  alla  fenditura , che  ferve  ora  di  termi- 
ne diviforio  tra ’I  fuolo  sbai  fato , e le  bali,  che  hanno  con- 
fervata  i’  antica  lorcr  giacitura  . 

771.  Continuammo  le  nofire  efploraziont  lungo  la  fpon- 
da  del  J. Bìafe , e rivolgemmo  le  fpalle  a’ liti  accenna-' i .'Uno 
de’  due  rami  di  quello  fiume  , come  dicemmo , erali  del  rutto 
leccato  , e l’altro  correa  umile,  e lento.  Noi  muovemmo  il 
palio , premendo  a piede  afciutto  il,  letto  inaridito  . In  tale 
il  rada  eccoci  a villa  d’  un  fenomeno  , di  cui  una  qualche  lon- 
tana imagine  ci  li  era  altrove  prefentara,.  e che  qui  vedem- 
mo efpreilo  compiutamente,  e nella  infera  fua  figura.  Il  let- 
to inacquato  era  fulla  nofira  diritta  1 e J’u  il  fittene  ione  : il  letto 
inaridito  era  dal  lato  fini  Uro  verfo  mezzogiorni , ed  era  la  ba- 
fe , su  cui  poggiavamo  , e andavamo  muovendo  t palli . Sta- 
vano di  lato  a quello  letto  inaridito  alcuni  campi  , deftinati 
in  paitc  all’ufo  della  l'emina,  e in  altra  parte  inculti^ 

771.  Prima  che  il  di’.  Biafe  li  folle  unita  al  Bizzanìti 
di  cofia  al  letto  inaridito,  e propiamente  giù  alle  Timpe  di 
Ca  fieli  ac  e , noi  trovammo- ermo  un  argine  tutto  nuovo  , il  quale 
fi  elìollea  lungo  quelle  Itelfe  fponde  , che  aveano  dianzi  for- 
mato un  piano  eguale , e continuaro  . Q.ielV  argine  giacea 
lontano- dagli  orli  del  fecco  letto  del  fiume  per  più  di  ven  i 
palli:  fìendeaS  in  lungo  per  piu.  di  cento;  ed  ergeaii  in 
alto  ove  dodeci , ove  venti  * e ove  venticinque  pam.  In  po- 
chi'fimi  liti  era  ad  altezza  perpendicolare,  e nella  maifima 
parte  era  formato  a piano  inclinato  . La  fupeificie  umile  , è 
inclinata  era  in  fàccia  al  letto  arido  del  fiume:  la  parie  piu 
alta  poggiava  le  fpalle,  reclinando  , c lucceifivamenie  eucujan- 
, doli 


2Ó2  .Istoria  del  tremoto 

doli  verfo  i campi  contigui  allo  fteilo  letto  inaridito. 

773.  Queft’ argine  a noi  parve  che  avelie  avuta  tutta 

la  fembianza  , e tutta  quella  fteifa  inclinazione , che  acquiftar 
foglionò  gli  argini  artefatti , quando  coloro , che  han  cura  di 
foggrottare  i folli  de’  campi , ammucchiano  la  terra  a ciglio, 
ne  da  un  lato , e colle  vanghe  ne  fpingono  , e gettano  ■ le  lor- 
dure fulla  faccia  di  que’  medclimi  argini , che  fovraflano  al 
follo . . > ' ~ • i . 1 , . ~ 

774.  In  tutta  la  fuperfìcie  di  quell’argine  fi  enervava- 
no indilìintamenre , e fenza  alcun  ordine  fimetrico  cumulate, 
e depolle  le  terre f le  arene  , e le  pietre  ì che  dal  feno  del  vicino 
fiume  furono  eruttate  . Vi  fi  vedeano  efprefli  i fegni  del  con- 
corfo  dell’  acqua  , ed  evidentiihme  le  tracce  d’  una  tumultua- 
ria agitazione , in  cui  dovettero  tutte  quelle  malie  elfere  ri- 
mefcolate  , e menate  in  giro  per  poter  comporre  un  nuovo 
ammalia  . Quefta  inteftina  agitazione  fi  rilevava  manifefia- 
rhe'nte  dalla  mancanza  di  .ogni  ordine , e dalla  confufione  , con 
cui  giaceano  le  parti  eterogenee  di  tale  compoflo  effompora- 
neo  . E'  però  bene  di  avvertire  che  dall’  averlo  noi  raf Fami- 
gliato a un  argine  -,  non  dee  per'  ciò  inferirli  che  appiè  del 
xnedefinto  vi  fi  olfervaifo  alcun  follo.,  Noi  gli  diamo  tale 
rafibmiglianza  , fol  tanto-  regolandoci  còlla  fimilitudine , che 
lai  fua  faccia,  avea  con  quella  degli  argini  ; ma  il-  lorpren-t 
dente  di  tale  fenomeno,  era  appupto  che  , lungi  dal  veder- 
fi  appiè  di  tale  argine  alcun  fogno  di  follò , la  fuperlicie  del 
letto  arido  non  era  incavata  nè  punto, nè  poco;  ma  per  con-* 
trario  olfervavafi  alquanto,  'rilevata , e di  palio  in  palfo  \'  are- 
na n’ era  xivolta  , c in  fienai  globi  unita  in  quel  modo  ftef- 

fo, 


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Delle  Calabrie'.  563 

fo  , che  per  opera  delle  talpe  fuole  negli  argini  , 0 nel  Tuo» 
lo  de’  poderi  elevarli' , e rimanere  ammonticchiata  la  terra  : 
la  fola  differenza  era  nella  mole  maggiore,  che  in  quelli  of- 
fervammo  , e che  ili  quelli  non  fuole  trovarti:  fenomeno  per 
altro,  che  non  ci  riufcì  nuovo  , perchè  altrove  l’avevamo 
di  già  oifervato  neT  terreni  rivolti  , e nel  letto  della  jlumara 
/ceca,  e anche  altrove.  ; 7:  ' • . , 

775..  . Continuando  le  noftre  efplorazioni  lungo  quell’ ar- 
gine medefimo  , dopo  pochi  pad!  offervammo  mutata  la  fre- 
na, ed  emendato  quel  raefcolamento  , che  notammo  nelle 
parti  , ond’  era  compofla  la  fua  faccia  , e la  fua  fuperficie  > 
Ci  abbattemmo  in  liti  , ne 'quali  a prima  fronte  trovammo 
in  lìractrico  modo  adagiate  le  parti  arenofe  \ c con  mi- 
glior cura  offervando  , rinvennimo  poi  fotto  la  flefTa  arena 
iepofti  i fàfli  ordinatamente  . Al  primo  fguardo  noi  non  in- 
tendemmo il  vero  carattere  di  coietto  avvenimento  , e cre- 
demmo che  rutto  l’ ammalio  folle  un  prodotto  di  femplici  fo- 
flanze  arenofe  j é ci  fece  fol  tanto  novità  la  qualità  dell’ 
arena  , che  lungi  dall’  elTere  eterogenea  come  1’  altra  , era  fem- 
plice  , lottile,  e fenza  alcun  falfo . A tale  vifta  , come  per 
cafo  fp  ngemmo  il  palio  , e montammo  fui  dorfo  di  tale  am- 
malfo  di  remizza,pcr  prendere, e conliderirne  da  vicino  alcu- 
na poca  porzione  . Ma  ficcome  l’aggregazione  di  tali  malie 
non  era  in  alcun  modo  di  una  loda  confidenza  , e ’l  piede 
facilmente  vi  redava  immerfo  ben  addentro  ; così  volle  lo 
ideilo  calo  che  dall’  efierfi  fentita  fotto  al  piede  baie  più  re- 
fidente , ci  folle  caduto  nell’  animo  il  fofpctto  che  diverfo 
•folle  dato  dal  fnperiore  lo  fiato  inferiore.  Que Ito  fentimento 
• 1 ci 


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>64  Istoria  d Et  tremoto 

ci  fervi  di  fcorta  per  capire  ciò  , che  a prima  villa  non 
comprendemmo  . Di  fatto  non  altrimenti  ufcimmo  dall’  ingan- 
no, in  cui  eravamo  caduti,  fe  non  quando  aprimmo  un  largo 
folco  nella  fuperficie , e nelle  vifcere  di  quell’  aggregazione 
arenofa,  e colle  mani  giugnemmo  a penetrare  nella  parte  in- 
terna di  erta:  ivi  offervammo  allora  che  nel  fondo  erano  fiate 
deportate  le  pietre , e le  mafie  pefauti  , e per  contrario  le 
parti  arenofe , e fonili  erano  rimafe  nella  fuperficie  a fare 
le  veci  della  covertura  del  corpo  dell’  argine  . 

776.  Quefio  fenomeno  era  tanto  più  bello  , quanto  ad 
evidenza  dinotava  una  certa  varietà  .di  emerfione  d’acqua, 
e di  materiali  : emerfione  , che  lungi  dall’  efiete  fiata  unita  a 
moto  vorticofo .,  era  fiata  fatta  in  modo  , che  le  pani  avef- 
fero  potuto  prendere  col  fofiegno  , e col  favore  delle  acque 
una  fimetrica  fituazione  , fe  non  fecondo  le  leggi  della  più 
rigonfia  a ffinità  , almeno  fecondo  1’  ordine  del  loro  ptfo  . A 
noi  parve  di  vedere  in  ciò  una  imagine  di  quello  , che  i 
chimici  veggono  tutto  giorno  nelle  precipitazioni  delle  foftan- 
ze  o terree  , o metalliche  . Che  mai  non  fa  operare  eoo 
bell’  ordine  la  natura  , anche  allor  quando  fembea  prefa  dalla 
furibonda  fmania  di  recedere  da’  collanti  , e confueti  ordini 
fuoi!  Si  vegga  il  Rame , fegnato  col  num.  XLVIL 

* . . . . ‘ 1 **  ' • 

Alle  Timpe  di  Cefi  eliaca. 

« * . 

777.  Terminata  1’  eftenfione  dell’  argine  tumultuario  ; 
che  finora  abbiamo  deferitto  , per  lunga  ftrada  non  incon- 
trammo mutazione  alcuna  nè  in  quello  arido  letto  , che  ac- 

cen- 


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Dilli  Calabrie.  165 

cennammo , nè  in  tutti  i terreni , che  gli  Hanno  dall’  uno , e 
dall’  altro  lato . 

778.  Lafciammo  finalmente  di  mano  in  mano  filila  dirit- 
ta il  letto  del  fiume  inaridito  per  cominciare  a guadagnare 
la  (brada , che  mena  verfo  le  alture  di  Cajìellace  . Giugnem- 
mo  in  un  luogo , che  dicefi  Timpe  di  Cajìellace } e comin- 
ciammo di  bel  nuovo  a veder  quivi  voluminofi  maffi  di  creta , 
e di  arena  rivolti , e fchiantati  dalle  rupi  , che  ci  (lavano  a 
Anidra . Cib,  che  ne  pane  di  fommo  conto,  fi  fu  il  vedere 
una  ferie  di  monti  di  creta  nuovamente  furta  dalla  terra , o 
ufcita  dalle  rupi  fquarciate , i quali  formavano  quafi  una  ordi- 
nata fucceflione  di  gioghi  di  colline , e di  rupi . Si  vegga  il 
Rame , degnato  col  num.  XLVIII. 

779.  Abbandonammo  interamente  il  letto  del  fiume,  e 
da  un  oliveto  di  ampia  eftenfione  , e fparfo  di  alberi  i più. 
alti  , e robudi  , che  ave  (fimo  unquemai  veduti  nella  no  (Ira 
lunga  peregrinazione,  per  un’erta,  non  piacevole  affatto , sboc- 
cammo dille  alture  del  mifero  Cajìellace  , che  da  lungi  ve- 
demmo avvolto  in  un  mefchino  , e confufo  mucchio  di  ruine. 

780.  In  qued’  oliveto  rivedemmo  nuovamente  la  fac-’ 
eia  delle  fenditure  . Quafi  in  entrarvi  ne  incontrammo  alcu- 
ne , che  erano  grandi  abbadanza , e che  rendeano  non  ficu- 
ro  il  pffò.  Poco  più  camminando  per  là  entro,  non  ne  vidi- 
mo più  delle  altre . Ricominciarono  effe  fui  principio  dell’ erta, 
ed  egualmente  dall’  uno , e dall’  altro  lato  della  llrada  crebbero  ' 
in  data  ragione,  che  alle  alture  ci  appallammo. 

1 781.  In  mezzo  a tanti  fquarci  , ond’ era  dato  quedo 

terreno  lacerato  , non  ollervammo  perù  nè  pure  un  folo  de- 

L 1 gli 


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Istoria  del  tremoto 

gli  alberi  accennati  o cangiato  di  fede  , e di  direzione  , o 
fchiantato  . Le  fquarciature  aveano  pur  troppo  guadata  la  fac- 
cia del  terreno  , fu  cui  ciTi  erigeanft  ; ma  Je  profonde  loro 
radici  avean  faputo  re  fi  ile  re  inconculle,  e fprezzae  l’ impeto 
odile  della  tremenda  rivoluzione  . Non  dee  già  ceederfi  che 
ciò  folle  dipenduto  dalla  circodanza  di  clfere  dati  forfè  fu- 
perficiali  gli  fquarci  fatti  ne’  terreni  ; ma  creder  conviene  per 
contrario  che  le  lacerature  erano  profonde  , e larghe  piucrhè 
abbadanza.  A ciò  fi  aggiunga  che~quedi  alberi  erano  pian- 
tati lungo  uno  sfuggevole  pendìo  di  monte  , che  preda  nel 
fuo  feno  libero  paifaggio  a un  torrente  : fervili  , donde  for- 
fè traile  1’  origine  il  valloncello , che  divide  in  due  pendici 
V oliveto . 

702.  Terminata  queda  drada , e ufcendone  appena,  in- 
contrammo una  fpaziofa  pianura , nella  quale  non  rinvennimo 
nè  pure  il  minimo  fegno  di  quelle  aperture  , che  erano  fre- 
quenti nel  vallo,  e nelle  pendi.ù  mentovate  . Anzi  , via  fa- 
cendo per  la  drada  , che  mena  alla  calata  di  S.  Angiolo , 
trovammo  i terreni  laterali  nel  miglior  ordine  poffibile  , e 
confervati  illefi  da  ogni  foverchierìa  . 

Alture  y e calata  di  S.  Angiolo . 

783.  Giugnemmo  a vida  della  non  lontana  drada,  che 
dal  Ferrara  conduce  a Ganharella  j e fermandoci  prima  dille 
alture  di  S.  Angiolo  , c quindi  innoltrandoci  per  molta  parte 
- dell’  ampia  pianura  , che  dalla  noftra  dritta  giacea  di  coda 
alle  medefitne , non  trovammo  orma  alcuna  di  minimo  guaito. 

Da. 


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Deile  Calabrie.  167 

Da  quefo  luogo  fcoprivalì  una  vaghi  (Timi  {"cena  . A dirimpet- 
to dell'  altura , ove  f avamo  , fe  n’  ergea  un’  altra  , che  era 
tutta  fparfa  di  alberi , e che  con  una  pendice  dolcemente  in- 
chinata formava  i termini  d’  una  lunghifiima  , e larga  valle , 
la  quale  e fendendoli  tra  ’l  feno  delle  due  alture  con  un  let- 
to ben  lato  , e afperfo  di  arena  fottile  , e biancaflra  , di- 
notava d’  eflfere  fata  in  età  rimotiflima  ben  altro , che  ricet- 
tacolo di  un  torrentaccio  temporaneo , 0 fede  di  lagune  , e di 
piante  palufrn  Da  ponente , e a man  diritta  di  noi  appariva 
in  lontananza  la  marina  di  Gioja  ; e tutto  ciò  formava  un 
colpo  d’ occhio  fupendo  , fenzachè  alcuna  fovverfione  di  al- 
beri , o di  terreni  ne  interrompeife  la  vaghezza . 

78^.  Abbandonammo  ciò,  che  ci  fava  da  man  dritta, 
Jt  volgemmo  il  palio  verfo  il  finifro  lato  . Eccoci  alla  calata 
dì  S.  Angiolo , palio  celebre  per  la  naturale  fua  ruinofa  con- 
dizione. Vedemmo  allora  che  1’  eminenza , donde  eravamo  di- 
fcefi , era  uno  fchietto  , e femplice  ammalio  di  falbi  a areno - 
fa , ed  eterogenea  : quefa  in  moltilììmi  liti  era  fottile  , priva 
di  glutine,  e tutta  fparfa  di  tejìacei  piccioli,  e vaghi  . In  eli! 
non  appariva  minimo  fegno,  onde  potelfe  defumerfi  di  aver  mai 
foflerto  alcun  tormento  di  calcinazione  ; e folo  taluni  fe  ne 
vedeano  alquanto  fratti , e fmozzicati  dal  tempo  ; e tutti  gli 
altri  aveano  poi  ferbata  a fegno  la  loro  naturale  bellezza  , e 
coìì  incorrotta,  e intera  la  loro  forma  , che  indicavano  all’ 
evidenza  in  qual  vallo  feno  aveano  ricevuta  l’ origine  , e 
l’ellfenza  in  tempi  fuperiori  a tutta  cognizione  d’uomo . Noi 
raccogliemmo  alcuni  rottami  di  picciolitlimi  nicchi  di  ferpole , 
varie  telline , una  picciola  jacobea  , due  trochi  minati , ed  una 

L 1 a con- 


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c6S  Istoria  del  tremoto 

l 

conchiglia  di  venere  . Quelli  abbenchè  fieno  piccioli , fono  fom- 
jnamente  vaghi,  e ben  confervati , ed  efiftono  nel  no  Uro  mu- 
feo  accademico . 

785.  Oltre  di  quella  falbi  a.  arenaria  /ciotta  , e fenza  glu- 
tine , che  formava  alcune  parti  dell’  accennato  ammaliò  , in 
altri  liti  del  medefimo  ne  rapprefentava  le  parti  integranti  la 
fiala  arena , non  già  difciolta , ma  unita  da  un  glutine  tena- 
ce a fegno,  che  appariva  convertita  in  tanti  llrati  tufacei , e 
orizzontali  , nella  fuperficie  de’  quali  vi  erano  molti  te/la- 
cei  (1).  Noi  ne  raccogliemmo  alcuni  pezzi,  che  efillono  nel 
mufeo  accademico . Nella  faccia  de’  medelimi  veggonli  induri- 
te , e quali  petrificate  varie  telline , alcune  ferpole , una  pic- 
ciola  , ma  bella  madrepora  , una  venere  , qualche  pezzo  di  jaco - 
bea , e varj  frantumi  di  mille  pare . Quelli  Idrati  circondano,, 
e chiudono  la  valle  per  la  via  di  levante  a mezzogiorno , ove 
fi  ergono  in  rupe . Tale  luogo  è lontana  quafi  otto  miglia 
dalla  marina  di  Gioja  » 

786.  Mal  grado  la  fragile  condizione  di  quelli  ammaili 
gregarj , pure  fu  notabile  che  in  elfi  non  rinvennimo  la  mi- 
nima rivoluzione . 

Mulino  alle  falde  di  Cafellace  » 

787.  Ufcimmo  dalla  gola  di  quella  valle  , drizzando  il 
palio  verfo  il  lato  , che  guarda  il  mezzogiorno  , e occupam- 
mo 

. 1»)  Quefta  mjfj  di  arena  , e di  trftacei  agglutinati  infume , jtmbra 

fintile  al  tufomarino  di  Linneo,  ejclufa  perì  Poeta  tì re.  SijLnat.  tam.  3. 
?■  tSó.  gin.  jy.  fp.  3.. 


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Delle  Calabrie.  afy 

■mo  quello-  flretto , che  dicefi  il  Fcrraro  , e che  mena  a’ 
luoghi  , denominati  Gamba, -ella  . Noi  teftè  accennammo  che 
era  in  i flato  naturale  tutto  ciò  , che  giacca  alle  noQre  fpil- 
le  , e fulla  nodra  dritta;  ma  giunti  a tal  punto,  trovammo  in- 
teramente mutata  la  feena.  Ci-  fi  parò  d' avanti  una  protube- 
ranza voluminofa  di  /abbia , e di  creta  ; e ovunque,  volgemmo 
da  fini  lira  , e da  dritta  lo  fg  tardo  , trovammo  i terreni  pro- 
fondamente rivolti  , e fquarciati . Quivi  le  fenditure  , lungi 
dall’  edere  feniplici , vedeanfi  unite  al  rivolgimento  delle  terre 
lacerate , ed  erano  baftantemente  profonde . 

733.  In  quello  luogo  vi  era.  dianzi  un  breve,  e inferu 
fibile  rialto,  che  menava  per  un  picciolo  femiero  al  letto  di* 
un  torrente  temporaneo . Il  Dottor  Lupini  , che  altrove  no- 
minammo , volle  darli  la  pena  di  fcortarci  in  tal.  palfo , e di 
tenerci  compagnia  . Noi  trovammo  vero  verilumo  ciò  , che 
egli  ci  avea  annunziato-.  IL  picciolo-  antico  fen.iero  erafi  per- 
duto ; e in  luogo  dell’  antecedente  breve  rialto  fi  era  lìabili- 
ta  una  elevazione  di  tumultuario  ammalio  di  creta  bianca/ira , 
di  /abbia , e di  terra  vegetabile  , che.  formava  un  piano  largo 
da  io  palmi  in  circa,  alto  ove  di  15  , ove  di  20,  e ove  di 
30  palmi,  e lungo  da  300,  e più  palli . Quello  ammalio  era 
molle  y e sì  fattamente  inacquato,  che  noi.  durammo  fatica  per 
ifcorrerlo  , e per  ifpedime  i nollri  piedi . 

789.  Ci  ripiegammo  verfo  la.  lini  lira-;  e giugnemmo  al 
mulino , che  un  dì  giacea  alle  falde  di  un’  alta-  collina  di  Co- 
Jlellace  da  quel  Iato  , che  guarda  il  mezzogiorno . Noi  trovam- 
mo quello  mulino-  giù  diruto  , o per  meglio  dire  ditìrùtto  a 
legno  y che  iL  Dottor  Lupini  , e le  noGrc  guide  non  potero- 
, no 


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z-jo  Istoria  del  tremoto 

no  indicarcene  fe  non  il  folo  mifcrabile  fito , ove  un  giorno 
eiiftea.  Superiormente  al  mulino  flava  un  acquidotto  y che  de- 
nominavano faetta  . Quefto  avea  a ridolTo  la  collina  accenna- 
ta , e avea  il  corrifpondente  canale  rafente  le  bali  della  colli- 
na medefima , e fcendea  declivo  pel  verfo  del  mezzogior~ 
no  . Tutta  la  malfa  integrale  dell’  acquidotto  , del  canale  , e 
della  gola  del  medefimo  era  formata  da  quella  fteifa  fabbia  are- 
nofa  , e tenacemente  agglutinata  , ond’  erano  comporti  quegli 
firati  lapidei , e petrificati , de’  quali  facemmo  parola  , ragio- 
nando dianzi  del  materiale  arenofo,  e fabbiofo,che  olfervam- 
mo  nelle  rupi  laterali  della  calata  di  S.  Angiolo . 

790.  Ecco  le  importanti  circoflanze  di  quefto  fenome- 
no. Il  mulino  era  rtato  diftrutto:la  collina  fuperiore  non  era 
rtata  in  alcun  minimo  modo  alterata  : l’ acquidotto  era  prelfo- 
chè  tutto  intiero  ; ma  la  gola , il  canale , e tutto  il  corpo  dell’ 
acquidotto  aveano  perduta  l’originaria  fituazione  , e la  loro 
amica  inclinazione. 

791.  Di  fatto  quello  acquidotto  erafi  elevato  con  tutta 
quella  parte  di  Aiolo,  ove  tenea  fitte  le  fue  bafi,  per  più  di 
12  palmi  fui  fuo  originario  livello;  in  modo  che  la  fabbrica, 
che  dianzi  non  era  vifibile,  e che  penetrava  nell’interno  del 
fuolo , appariva  fuori  del  fuo  cavo , e tutta  a nudo  . Oltre  a 
ciò  laddove  prima  quello  acquidotto  colla  fua  inclinazione  era 
declivo,  e tendente  verfo  il  mezzogiorno , allora  che  noi  l’of- 
fervammo  , era  divenuto  perfettamente  declivo  , e pendente 
verfo  il  lato  ic\  fettentrione  , e del  levante , e molto  rilevato  per 
quella  rteffa  via,  verfo  cui  prima  declinava.  11  canale  infe- 
riore per  contrario  rimafe  sballato  a fegno,che  appena  n’era 

vifi- 


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Delle  Calabrie. 


171 

viabile  una  picciola  porzione  j e in  quella  fteda  vi  fi  era  for- 
mata una  sì  grave  fenditura  traverfale , che  tutte  le  rimanen- 
ti parti  pareano  divife  dall'  acquidotto  . Si  olfervi  il  Rame  , 
degnato  col  num.  XLIX. 

Stato  dell'  aere  , e tremoto  * 

791.  Nell’atto  che  il  Signore  Schiantarelli  era  intento 
a ritrarre  quello  acquidotto , noi  tutti,  fummo  forprefi  dal  tre- 
moto, il  quale  fi  manifefib  con  equivoco  ofcuro  rombo, e con 
moto  abitativo,  e concuifivo  : eravamo  già  predò  al  mezzodì: 
1’  aere  era  tranquillo  : non  v’  erano  nubi  ■ e il  fole  era  arden- 
te a fegno,.che  tra  per  la  fua  azione , e per  lo  lìento  da  noi 
durato  nello  fcorrere  a traverfo  quella  elevazione  , che  , co- 
me teftè  dicemmo,  era  formata'  di  cedevole  creta , di  fatila, 
e di  terra  vegetatile , eravamo  molto  fianchi , e molli  di  l'u- 
dore . Noi  fedevamo  fu  dae  fallì  fovrappofii , e prefi  a cafo , 
ed  eravamo  appiè  d’  un  vecchio  ulivo  r tenendo  raccomandate 
le  {palle  al  fuo  bufio.  I due  fallì  fi  modero , e nella  concuf- 
fione  fi  di'àgiarono  alcun  poco:  il  bufio  dell’albero  urtò  leg- 
germente fulle  nofire  fpalle  : ne’  rami , e nelle  frondi  degli 
alberi  ,,  che  {lavano  fparfi  d’ intorno  , avvertimmo  una  fugace 
agitazione  • e in  noi  fiefiì  fentimmo  una  momentanea  contur- 
bazione Predò  a poco  le  fieife  cofe  furono  avvertite  dagli 
altri  , eh’ erano  in  noftra  compagnia.  Stavano  a vifta  di  noi 
altri  , e quali  in  difianza  di  cenciquanta  palfi  i cavalli , e 1 
lefio  delle  nofire  vetture  :.  e.Ti  trovavanfi  in  mezzo  al  let- 
to della  fiumara  temporanea,  e fecca,  a cui  fuccedea di  coda 

il 


i-jt  Istoria  dee-  tremoto 

il  VurJune  , fiume  di  Sitìzzano . Quelli  animali  cominciarono 
a divenire  inquieti  , e foprawenuto  il  tremoto , fi  difordina- 
rore  così , che  i vetturali  durarono  fatica  per  riunirli , e ri- 
metterli in  cammino. 

793.  Noi  attraverfammo  la  picciola  laguna  , che  divi- 
dea  il  luogo , ove  giacea  1’  acquidoso , da’  poderi  , che  termi- 
navano fugli  orli  dell’  accennato  letto  della  fiumara  fecca . 

. Colà  giunti , girando  noi  intorno  lo  fguardo , non  oflervammo 
più  minima  mutazione  ; e vedemmo  circofcritta , e finita 
ne’  foli  luoghi  dianzi  citati  tutta  la  conturbazione  avvenuta , 
fenza  che  quefia  fi  folle  oltre  a tali  termini  efiefa . 

79-f.  Continuammo  il  nollro  cammino  per  levante  a 
mezzogiorno , feguendo  la  direzione  del  fiume  di  Sitìzzano  , fu 
gli  orli  del  quale  era  l’antica  dirada,  che  a Sitìzzano  mede- 
fimo  conducea . 

Alture  di  Cajlellace  , Sitìzzano , Cufoteto  , 

Sinopoli  greco  , S.  Brunello  . 

795.  Quello  fiume  non  avea  da  per  tutto  un  corfo 
eguale.  Vi  erano  de’ liti,  ne’ quali  correano  per  un  folo  letto, 
largo  abba  danza  , ma  povero  d’acque;  e non  vi  erano  ne’ lati 
altri  letti  inariditi . Vi  eran  poi  de’  luoghi , ne’  quali  vedeafì 
tutto  1’  oppollo . 

796.  Dopo  non  breve  tratto  di  firada  attraverfammo  il 
fiume  ; e rivolgendoci  verfo  mezzogiorno  , e ponente , drizzam- 
mo il  palio  per  la  via , che  mena  da’  territorj  di  Sitìzzano  à 
Cufoleto , 

197' 


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Delle  Calai!  eie»  *73 

797.  La  nodra  Attuazione  era  qtteda  . Avevamo  'm me- 
latamente a Anidra  il  fiume  accennato:  a qoefto  fuccedeano 
i terreni,  e le  alture  di  Cefi  ei  luce , nelle  quali  (I  contengono 
i poderi  della  menfj  Arcivefcovale  di  Reggio  : quali  di  fronte 
avevamo  la  rape  altiffima  di  Siti  zzino  ; e da  man  diritta  i 
terreni  di  Cufoleto , e la  firada , che  per  le  alture  di  *f.  B,- li- 
vello menava  a Sinopoli  greco . 

798.  Per  riguardo  al  fiume , non  ofiervammo  altro  dal 
falfo  piano , ove  davamo  , fe  non  ciò , che  notammo  ; giac- 
ché gli  (lagni  non  erano  ancora  vilibili  da  tal  luogo  . .Nelle 
fucceiìive  alture  {covrimmo  da  limano  un  orribile  feompohi- 
mento  , di  cui  a filo  opportuno  faremo  parola,-  e diciamo  lo 
fteilo  deila  rape  di  Si  ti  zzano-  Per  contrario  lungo  tutta  quel- 
la lìrada , e que’  fucceiTivi  terreni  , per  ove  da  una  via  valli 
a Cufoleto  , e dall’altra  fi  palla  a S.  Brunello , non  odervam- 
mo  alcuno  fovvertimento  , tranne  quello  , che  da  lontano  li 
feorgea  l'opra  S.  Brunello  medefimo  , le  cui  fabbriche  erano 
fiate  difirutte . 

799.  Dall’  accennato  piano  inclinato  pallammo  a una 
larga  pianura  fparfa  di  campi  da  femina  per  la  Anidra  , e di 
oliveti  per  la  diritta  ; e trovammo  che  durava  ancor  quivi 
la  graziola  efenzione  , con  cui  i terreni  , c le  piante  erano 
fiate  rifparmiate  nella  fatale  mina  . 

800.  Quella  pianura  è circofcritta  da  una  pendice  di 
lunga,  e larga  rupe  , che  rendendo  fe.npre  pii  afpro  , e 
difficile  il  cammino  , finalmente  conduce  fu  un’  altura  , che 
per  man  Anidra  fpaziofamente  A dila'a  fino  alle  bafi  di  Si  tiz- 
zi no  , e che  per  lo  lungo  A edende  Ano  al  piede  de’  colli , 

M ni  ove 


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? 


374  Istoria  tu  tremoto 

ove  fi  ricovrì)  il  mifero  avanzo  dell’  orribile  firage  avvenuta 
in  Cufolcto.  Da  man  diritta,  quella  Ideila  altura  forma  il  rui- 
nofo  fianco  , e uno  de’  lati  della  ben  larga  , profonda  , e lunga 
valle , che  giace  tra  efla  , e l’ oppofia  eminenza  di  S.  Brunello. 

boi.  Cofa  fpaventevole  a mirarli!  Da  quello  punto  di 
veduta , per  ogni  dove  , che  girava!!  lo  fguardo , fi  apriva  fiot- 
to 1’  attonito  fcorrevole  occhio  la  leena  del  mafiimo  , e più 
orrendo  rivolgimento,  che  polla  non  che  dirli,  ma  invaginar- 
li. Strizzano  ci  fi  additava}  ma  non  vi  erano,  che  i fempli- 
ci  fegni  de’  mefichinifiimi  rimafugli  della  fua  ruina  . Di  Cu- 
foleto  non  apparivano , che  i più  minuti  avanzi  della  fua  di- 
lìrutta  elifìenza  . La  fua  valle  , cominciando  dalle  allure 
di  Sinopoli  greco , fino  alle  parti  fottopolìc  all’  eminenza  di 
Brunello  per  una  via , e continuando  per  l’ altra  dalle  fal- 
de de’  colli  di  Cufolcto , lungo  il  l'eno  di  Donnaniti , e la  di- 
ftrutta  lirada  di  Tradì  fino  alle  ultime  pendici  di  S.  Brunello 
medefimo  , la  fua  valle  ,,  dicevamo  , è il  ricettacolo  del 
più  terribile  fovvertimento  , che  polla  mai  vederli,  ed  è la 
fede  di  una  lunga  , e perpetua  confulione  di  torrenti , di  al- 
beri, e di  terreni. 

S02.  Dopo  ciò , rivolgendoli  a mirare  le  alture  di  Ca- 
fri luce  , fi  olTervava  che  quelle  ferbava.no  nella  fquarciata 
loro  faccia  , e nell’  aperto  feno  tutta  l' impreluone  dell’ acu- 
tiiTima  lacerante  forza,  colla  quale  le  fue  parti  erano  fiate  pro- 
fondamente fquarciate,  rivolte  , e dall’antico  lor  tutto  divi- 
fe , ifiolate  , e dalle  Umazioni  piu  alte  gettate  o fino  alle  baf- 
fo fponde  del  fottopofio  fiume  , o nel  feno  , o di  là  da’  piu 
lontani  confini  del  medefimo. 

803. 


N 


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Delle  Gal  ab  aie. 


-75 

803.  I territorj  contermini  a qnedi  luoghi  , e che  ,ap- 

parteneanfi  a’  cittadini  di  Cufoleto , e agli  abitami  di  Si  riz- 
zano , avvegnaché  podi  in  ballo  livello,  erano  dati  invali  da  ta- 
le inefprimibile  rivolgimento  , che  ove- precipitandoli  in  giufo, 
ove  in  alto  elevandoli,  e ove  di  lancio  vibrandoli,  aveano  tal- 
mente dilatata  la  loro  fuperticie , ed  e de  fa  la  loro  ruina , che 
ricettando  nel  loro  feno  le  malie  fuperiori , o trafportando  le 
proprie  parti  inferiori  dulie  fuperiori  vicine  polfelfioni,  avean 
prodotto  un  mido  di  così  intima  , e inenarrabile  confufione, 
che  non  li  era  più  al  cafo  di  difcernere  ove  folle  il  fiume, 
ove  i poderi , e ove  i didimi  confini  di  quedi  luoghi  : tanto 
elfi  tutti  erano  flati  confufi , involti , e medefimati  in  una  fo- 
la , e comune  ruina . < . , 

804.  Quedo  era  il  quadro,  che  in  generale  ci  fi  offe- 
riva allo  sguardo  . In  tutti  quefti  fpazj  vi  era  di  tratto  in 
tratto  qualche  ritaglio  di  terreno  , che  parea  di  edere  rima- 
fio  efente  dalla  rivoluzione  - ira  dì  ciò  non  lafceremo  di  far 
parola  ne’ luoghi  opportuni  * Per  fora  tenteremo  di  efporre 
partiramente  le  principali  cofe , che  ci  parvero  meritevoli  di 
minuta  offervazione  di  luogo  in  luogo  . 

Cufoleto . 

\ 

805.  Noi  fidammo  il  nodro  foggiomo  su  gli  enunciati 
airi  colli,  ove  fi  erano  ricovrati  que’ pochi  , e mefchini  abi- 
tatori , che  rimafero  fuperditi  alla  didruzione  di  Cufoleto . 
Da  quello  luogo  ci  portammo  di  mano  in  mano  agli  altri, 
de’  quali  or  ora  terremo  ragionamento  . Elfi  fono  in  un  fito 

M m a emi- 


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17 6 Istoria  dil  tremoto 

eminente  così  che  da  tal  punto  rocchio  domina  tutte  le  al- 
ture di  Sinopoli  greco , e k)  Hello  monte  , su  cui  dTo  pog- 
giava . Quelli  colli  erano  rimafti  intatti,  e ciò  non  folo  per 
tutto  lo  fpazio  , che  da  man  diritta,  mena  a Strizzano  ; ma 
ben  anche  per  tutto  quel  lungo  tratto  di  ftrada  , che  per  lo> 
dorfo  di  e(E  da  finiflra  conduce  alla  via  pubblica  di  Séno- 
poh  greco..  f 

3of>.  Da  quefti  colli,  feendendofi  colla  direzione  ver fo* 
mezzogiorno  fino  al.  luogo  , ove  sgorga  1’  acqua,  denominata  l - o- 
na , non  incontrali  minima  alterazione  .. 

807.  Dal  fito  dell’  acqua  vona  fino  al  luogo,  detto  di  & 
Maria  y trovammo  tutt’  ora  durevole  quella  (Iella  legge  di  efen- 
zione  ,,  con  cui  erano  rimali  illeli  i luoghi  teftè  accennati- . 
E’  notabile  che  in  quefti  terreni  vi  ha  copia  di  arena  atra  di 
ferro  (1),  a cui  li.  unifee  picciola  mica  . Quella  è unita  con 
glutine  molto  tenace,  ed  eftefa  a llrati  orizzontali . La  forza 
del  tempo , dell’  aria  , e dello  «teque  inondanti  ha  prodotta  in 
elsa  un  incipiente  colore  di  ocra  (2)  rojjagna . I pezzi  di  que* 
fli  fti-ati ,.  rotti  di  tre  (co  r e raggirati  intorno  l’ago  calamita- 
to , producono  quali  Tempre  in  elfo;  pria  una  picciola  vibra*, 
zione  tremula,  ed  indi  una  ofeura  agitazione,  lentamente  fe- 
guendo  la  loro  direzione  ..  . 

808.  Quefta  ftelTa  efenzione  da  mine  trovammo  ?ncor 
durevole  per  altro  lungo  tratto  di  ftrada  , feguendo  la.  dire- 

zio- 

(l)  Vedi  LJnnari  Syjt.  nat.  t.  f.  p.  199. geo.  51 . fp. 

(z)  Quefta  circoftan-a  manca  nella  fpecie  notata  da  Linneo  / ma 
nel  reflo  ha  tutti  i caratteri  della  fpecie  da l mtdcfnno  off  croata  , Jicchh 
ni  parrebbe  una  varietà  nuova. 


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Delle  Calabrie. 


177 

2Ìone  di  man  Anidra,  e per  molta  edtenlione  di  altri  terreni 
podi  dulia  nodra  dritta , e a dirimpetto  di  noi  . 

809.  Ma  dopo  quali  dugento  paTt , che  ci  eravamo  di- 
fcodati  da  quedo  luogo,  vedemmo  del  tutro  celiati  ,e  {com- 
parii i più  leggieri  degni  di  quelli  drati  di  arena  ferrugine- 
fa  e drizzando  il  cammino  verdo  la  drada  , che  mena  alla 
didrutta  terra  di  Cufoleto  , non  idette  guari  a ricomparire 
la  dolente  frena  della  rivoluzione,  e del  guada. 

810.  Quefta  via  era  in  parte  nabiidata  , in  altra  parte 
degnata  di  denditure,  ed  in  pochilume  porzioni  intera , e non 
leda . Qualche  rozzo  abituro  , che  le  dava  da  man  dinidra. , 
era  ridotto  in  un  mifer abile  mucchio  di  terralotr  y e di  dadi 
di  una  figura  informe , e incodante  . 

8 ir.  Vi  era  un  pezza  di  llrada  meno  rude,  e cautela- 
to da’ dadi  , che  ne  ladricavano  la  faccia.  Ella  cudodiva  gli 
orli  edremi  della  infelice  terra,  e le  derviva  dt  muro  per  lo 
lata , che  guarda  il  mezzogiorno  , e 1 ponente  ; ed  era  il  var- 
co, pel  quale  potea  pattarli  dall’  e derno  nell’interno  dell’abitato 
col  mezzo  d’ un  ponte  di  legna , che  ne  permettea , a ne  di- 
fende» l’ingreiTo.  Varia,  e ineguale  fu  la  forte  di  que da  dra- 
da , e del  vicino  ponte  , La  dirada  fu  altamente  didordinata , 
e conculda  f ma  vi  rimadero  almena  alcuni  piccioli,  pezzi , che 
lì  condervarono  interi  a degno  , che  non  era  imponìbile. , per 
molto  che  ne  fblde  il  didagio , di  camminare  sù  i mededimi , e 
di  percorrerli  fino  all’edremo  termine  loro..  Di  più, il  rivol- 
gimento, che  in  queda  avvenne,  non  ne  ihterefsò , che  la  dola 
lùperficie  j ma  non  nocque  in  alcun  modo  al  muro , che  le  der- 
viva di  bada,  e che  poggiava  le  due  fondamenta  nel  deno  de* 

- terre- 


; 


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273 


Istoria  del  tremoto 


terreni  , che  giaceano  a molta  profondità  del  livello  della 
ftrada . 

Su.  Il  ponte  cadde  per  contrario  nel  più  rivoltuofo 
Scomponimento  , che  mai  poi  fa  invaginarli  ; nè  rimafero  altri 
fegni  della  fua  efiflenza,  che  alcuni  rottami  di  tavole  penden- 
ti da  qualche  trave  : circoftanza  , che  rendette  impolTibile  il 
paflare  da  quefto  luogo  all’  abitato  , e che  ci  obbligò  di  ten- 
tarne l’ accedo  per  guadi , e per  femite  , per  cui  non  era  una  / 
piacevole  Spedizione  il  peregrinare  , 

813.  Finalmente  giugnemmo  a quella  tragica  feena,  ove 
tanta  infelice  gente  finì  miferamente  j fuoi  giorni  confufa  nel- 
lo fìelfo  fato,  che  privò  di  vita  il  loro  Barone.  .Quivi  eia 
tanto  lo  sfafeiume  , e tale  la  rivoltuofa  condizione  delle  ruine, 
che  lungi  dal  poterne  individuare  le  particolarità,  rimanemmo 
in  ciò  cosi  delulì,  che  il  più  mirabile  di  quello  avvenimento 
a noi  parve  ,che  confiftelfe  in  quella  fola  circodanza  , cioè 
che  dovelfe  tener  luogo  di  malli mo  fenomeno  lo  dello  indefi- 
nito carattere  della  ruina  . Si  vegga  il  R.ime  , fegnato  col  nu.L. 

814.  Per  agevolare  la  facile  intelligenza  delle  cofe,che 
-dovremo  riferire  fulle  memorande  revoluzioni  , prodotte  dalla 
natura  ne’ dintorni  di  Cufoletoy  filmiamo  necelfario  di  premet- 
tere una  breve  deferizione  de’  fiti  e de’  luoghi  medefimi , ove 
avvennero  lanti , e sì  ruinofi  rivolgimenti. 

8 1 5.  C uful cto  giacea  su  d’ una  rupe  ben  alta . Queda  rupe 
fi  edendea  da  ponente  a fettcntrione  nel  Seno  di  un  vallone , 
terminato  per  la  via  di  ponente  a mezzogiorno  da  varie  colli- 
ne , le  quali  a piano  inclinato  calavano  dalle  alture  di  Sino - 
poli  vecchio  Sullo  sfuggevole  dorfo  de’  terreni  della  contrada , 

• deno» 


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Delle  Calabrie,  179 

denominata  Madama , di  quella , appellata  di  Zi  polito  , e dell’ 
altra,  detta  di  Mazzerla . Appiè  di  quelli  teireni  fcorrea  un 
picciolo  fiume  detto  il  Vacolo,  che  nel  fuo  letto  ricevea  il  tri- 
buto d’un  rivoletto  proveniente  dall’  acqua  vonat  e che  torcen- 
do il  corfo  da  mezzogiorno  a fettentrione  , bagnava  le  bali  del- 
la rupe  di  Cafoleto,  e profeguiva  il  fuo  cammino  lungo  il  fie- 
no dell’  accennato  vallone  . 

816.  A dirimpetto  di  quella  lìdia  rupe  per  lo  lato  di 
ponente  a fettcntrione  fi  ergevano  le  alture  di  Sinopoli  greco , 
che,  lentamente  inchinando  il  loro  dorfo,  dilìendeanfi  in  mol- 
te amene  ineguali  colline  , tutte  fiparfie  di  ulivi , di  viti , e di 
altre  fruttifere  piante , e chiudeano  come  in  un  ampio , e 
nobile  anfiteatro  il  lato  occidentale  del  reftè  citato  vallone  . 
Quello  lato  prolungava  la  fiua  eftenfione  fino  alle  balle  pendici 
di  S.  Brunello  , le  quali , ripiegando  il  loro  giogo  da  ponente  a 
fettentrione , giunte  al  loro  termine  inferiore ,.  ergevanli  di 
mano  in  mano  così  , che  con  direzione  contraria  alla  lo- 
ro difeefa  rifalivano  da  levante  a fettentrione , e divenendo  di 
più  in  più  montuofe,non  folo  formavano  le  alture  di  Bru- 
nello niedelimo  j ma  e {fendendoli  fino  a quelle  di  Sin  poli 
greco  , concorrevano  ancor  elle  a terminare  1’  accennato  lato 
occidentale  del  vallone , ornandolo , più  che  premendolo  , con 
un  falfo  piano  di  terreni  ricchi  di  fruttifere  piante . 

817.  Di  fronte  a cotelìa  rupe  medefima  di  Cufoleto , e 
per  la  via  dei  mezzogiorno  al  levante  , fiavaro  in  poca  di  danza 
delle  fue  bali  due  piccioli  monti,  che  li  elìenJeano  dalla  con- 
trada Melarchi  lungo  l’ altra  detta  So  la  , e tra  efù  feorreva 
un  torrente  temporaneo,  chiamato  f Arfo .. 

tv  o 

O IO» 


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-So  Istoria  del  tremoto 

Si 8,  In  lontananza  fi  ergevano  di  fronte  i colli , ove  noi 
foggiornavamo  j e appiè  di  quelli  da  man  fin  idra  giaceano  i 
terreni  di  acqua  vona , e di  S.  Maria , e dalla  diritta  erano  fi- 
tuate  le  picciole  colline,  tra  le  quali  efilìea  l’abitazione  già 
iutiera  mente  diftrutta  de’  PP.  Cappuccini . 

819.  Per  la  della  via  dal  mezzogiorno  al  levante  fi  eleva- 
vano , in  diftanza  da  cotefla  rupe,  pria  P eminenze  de’ terreni 
denominati  li  Falconi  , indi  quelli  di  S.  Caldina , e più  giù 
quelli  di  D nnJniti , i quali  terminavano  co’  poderi  fottopofti 
alla  lunga  , e tormofa  l’ira  da  di  Trotti , che  colle  fucceflive 
colline,  pofte  a dirimpetto  delle  pendici  di  di  Brunello,  chiu- 
deano  , e compivano  il  vallone  finora  deièrirtp . Pria-  di  ab- 
bandonare quello  articolo  , f a lene  1’  olfervare  che  tutto  co- 
telio  laio  era  ancor  elfo  ornato  di  alheri,e  di  fruttifere  pian-, 
te,  che  poggiavano  fu  una  lunga  ferie  di  terreni  inegualmen- 
te cadenti  a piano  inclinato  lù  gli  orli  inferiori  dello  fielfo 
fottoprffto  vallone . 

820.  Tuita  l’efienfione  del  medefimo  eccede  pel  lun- 
go la  mifura  di  3000  palli  : non  ha  una  coftanre,  ed  eguale 
larghezza:  nel  meno  è largo  m palli ' e nel  piu  fupera  la 
mifura  di  3 81.  Quale  fa  mai  la  Parte  di  cosi  valla  eftenfione 
di  terreni  J Or  ora  ne  racconteremo  P infelice  fato  . 

821.  In  tutte  P efplorazioni  da  noi  fatte  in  quefto  val- 

lone, e ne’ luoghi,  che  nominammo,  fi  compiacque  di  icorta- 
re  i no  Uri  pafìi  I).  Gregorio  Lagoni  , che  condulfe  feco  due 
cortefi  giovani  di  fua  conofcenza . Quelli  è uno  de’  principali 
cittadini  di  Cufoleto,  e ce  ne  proccur'o  la  gentil  compagnia  il 
Parroco  di  quella  difirutu  Chiefa,  uomo  degno, e degnamen- 
te venerato  da’ fuoi  concittadini.  Sai. 


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D e l i £ Calabrie.  n8i 

821.  Dalla  firada,  dcfcritta  nel  num.  81 1 , fcendemmo 
per  un  guado,  piucchè  abbaftanza  difafirofo,  ne’ terreni , ove 
H muro  foflenitorc  della  firada  poggiava  le  fue  bali  . In  tut- 
to il  recinto  di  quefli  balli  poderi  ci  toccò  di  offervare  quel- 
la ftefsa  capricciofa  efenzione  da  ogni  gualio  , che  altro- 
ve di  raro  in  raro  ofTervanimo  . Il  calo  era  tanto  più  firano, 
quanto  era  innegabile  , e più  enorme  non  folo  la  mina  delle 
vicine  parti  fùperiori , ma  eziandio  lo  fconquafTo  , che  in  di- 
ftanza  di  quafi  dugento  parti  da  cotelii  terreni  rifpettati , li  of- 
fervava  in  que’  luoghi  , che  giaceano  a dirimpetto  di  quelli , 
e dal  deliro  lato . 

823.  Dirizzammo  dunque  colà  i parti  ; e toilo  ci  trovam- 
mo a villa  di  un  lago , la  cui  figura  li  accollava  di  molto 
a quella  di  una  cucurbita  . Cominciava  dalla  contrada  detta 
Zipolito  , a ponente , e tagliando  parte  de’  terreni  di  con- 
trada Madama  , diftendeali  fino  a quella  di  Mazzerìa  per 
/ mentri one . 

824..  Cote  Ilo  difallro  traeva  le  fue  origini  da  un  preci- 
pizio conceputo  nelle  vifcere  de’  terreni  , che  componeano  le 
alture  di  Sinopoli  greco  dal  lato  del  ponente , e formavano  le 
pendici  fottopofie , e le  fucceflive  elienConi  de’  poderi  di  Zi- 
pohto  , di  Madama , e di  Mazzerìa. 

825.  Le  alture  erano  fiate  ove  fcantonate , ave  ridotte  . 
in  rottami  , ed  ove  o in  pane  fvelte  , e trafportate  a varia 
diftanza  con  tutti  gli  alberi  lungi  dalla  loro  fede  , 0 in  altra 
parte  di  sbalzo  lanciate  da’ liti  più  eminenti  fino  a’ più  baffi, 
e più  lontani  confini  del  Zipolito , di  Madama , e di  Mazzerìa. 
La  terra  vegetabile  non  olfervavafi  efiftente , che  o negli  orli 

N n delle 


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i8*  Istoria  sii  tremoto 

delle  alture  lacerate  , o nella  fuperficie  delle  varie  divifioni 
di  vada  mole  , nelle  quali  effe  medefime  alture  erano  dare 
kiffe  , e dal  loro  tutto  feparate  . Ma  non  meno  nella  lor 
faccia , che  in  quella  di  tutte  le  divifioni , prodotte  dagli  squar- 
ciamenti , non  ollervavanfi , che  grandiofi  drati  di  creta  con- 
cacca , inchinante  alcun  poco  al  color  biadetto . 

816.  I terreni  della  contrada  Zi  polito  quivi  appariva- 
no profondati  con  tutti  gli  alberi , colà  ricoperti  , e oppreffi 
dalle  maire  , e dalle  piante  fruttifere  minate  dalle  alture  di 
Sino  polì  greco , e altrove  rivolti  , e fovra  fe  deffi  crefciuti . 

817.  De’ terreni , podi  in  contrada  Madama , una  porzio- 
ne fu  involta  nello  deffo  fato  , un’  altra  ebbe  forte  diverfa . 
Di  fatto  quelli , che  apparteneanli  a’  Signori  di  Lugana  , e 
a D.  Antonio  ì? ari  fi , furono  dall’  antica  lor  fede  divelli , ed 
elevati  in  alto  quafi  1 5 palmi  oltra  il  loro  livello  j e quindi, 
reclinando  da  mezzogiorno  per  fettentrione  , rimafero  cosi  po- 
tentemente rivolti , che  come  mafia  fluida  e fermentante,  1 1 a- 
boccaroio  fovra  i confini  de’ terreni  contermini  , e li  fiacca- 
rono di  quegli  alberi  d’ulivo,  i quali  in  eiE  erano  nati,  e cre- 
fciuti, e che  abbandonati  dalla  loro  bafe  , furono  , per  così  di- 
re , dalla  piena  di  tanta  ruina  trafportati  , e fparfi  a varia 
di  danza  lungo  il  vallone  , in  cui  tanti  , e sì  formidabili  ri- 
volgimenti  fi  dedarono  . 

818.  La  faccia  di  tutt'  i terreni  finora  rammentati  ri- 
mafe  in  pochi  punti  coverta  di  terra  vegetabile  ; ma  in  rutto 
il  redo  era  altamente  ingombrata  da  vade  moli , c da  rottami 
di  creta  concacea , eguale  a quella , che  tedè  notammo  : que- 
lla nel  fuo  ederno  confermava  ancora  i fegni  dell’acqua,  cho 

con 


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Delle  Calabrie.  283 

con  ella  dovette  in  que’  fatali  momenti  ufcir  fuori  del  feno 
della  terra  , e tener  mano  nell’  inoperabile  rivolgimento  de- 
gli alberi , e de’  terreni . 

819.  Tutta  quefta  creta  è innegabilmente  effervefcen- 
te  con  gli  acidi  ; e trovava!!  abbondantemente  ornata  di  belle 
veneri  , di  dentai 'j  di  varia  milura  , e di  moltiflìmi  piccioli 
Jirombi  a piede  di  pellicano  . Noi  raccogliemmo  alcuni  pezzi 
di  quefta  creta , e molti  de’  tejìacei  nominati  , e così  1’  una , 
che  gli  altri  ora  efìftono  nel  noflro  mufeo  accademico  , ove 
fi  vede  che  i tejìacei , che  vi  raccogliemmo,  fono  flati  dalla 
natura  confervati  illefi  da  tutta  l’ ingiuria  del  tempo  nello  ftef- 
fo  cieco  feno  della  terra,  ove  furono  da  giorni  immemorabi- 
li depofitati . 

830.  Il  fiume  Vucolo , num.  815  , feorrea  lungo  le  ba- 
li di  Zipolito , di  Madama , e di  Mazzetta  : luoghi  appunto  , 
che , come  te  lì  è notammo  , furono  altamente  rivolti  , e ri- 
mefcolati  j quindi  fu  che  la  loro  ruina  portò  feco  in  confe- 
guenza  il  difordine , e l’ interrompimento  nel  corfo  di  que  fio 
fiume  , il  cui  feno  non  foto  reftò  opprefiò  , e per  cosi  di- 
re , affogato  fotto  il  pefo  , e la  sfasciume  di  tante  mafie , 
che  entro  vi  piombarono  ; ma  rimafe  ancora  così  cinto  dal 
vado , e lungo  argine , che  vi  fecero  intorno  le  fieffe  ruine, 
che  alle  fue  acque  fu  totalmente]  chiufo  il  varco  , e nega- 
to ogni  ulteriore  pa faggio  . 

831.  A quefio  fuggellamento  di  paffo  fi  unì  la  dolorofa 
circollanza  che  rimafe  libero  l’ antico  corfo  de’  principj  del 
fiume  , talmente  che  le  acque  del  medefìmo  col  tributo  del 
rufcello  di  acqua  tona  pervenivano  tutt’  ora  liberamente  fino 

N n a agli 


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Istori*  dei  tremoto 


i 84 

agli  orli  dello  flagno  ; e trovando  impedita , e chiufa  1*  ufci- 
ta  dall’  argine  defcritto , era  forza  che  fi  eflendeflero  di  lato, 
c fo.  matterò  un  lago  . i ' 

831.  In  quelle  acque  a primo  sguardo  ci  parve  di  ve- 
dere una  tremula  ondulazione  ; ma  avendo  con  miglior  cura  efa- 
minata  la  cofa , ci  avvedemmo  che  quella  dipendea  dal  fluen- 
te dell’  acqua  fcorrevole  del  Vucolo  , il  cui  flutto  confervava 
ne’  pi  incip;  dello  fìajno  un  certo  che  di  moto  , che  fmarri- 
vafi  , e fpcrdevafi  in  data  ragione  , che  l’acqua  nuova  pe- 
netrava nell’  interno  del  volume  dell’  acqua  llagnata  . 

833.  Ne’ dintorni  di  quefto  flagno  vi  era  una  rooleftif. 
lima,  e folta  turba  d’ infetti . La  faccia  di  quelle  acque,  che 
erano  profiime  alla  circonferenza  dell’argine,  apparivano  di 
un  trillo  afpetto,  e da  elle  fpirava  un  mcle.iiflìmo  odore. 

83+-  Q.iefo  lago  era  lungo  più  di  dugencinquanta 
palli  . Avea  varia  latitudine,  e,  a colpo  d’occhio,  nella  fra 
malìima  parte  ci  parve  largo  oltre  fettanta  paiTi  . Non  fum- 
mo al  cafo  di  fpiarne  la  profondità  : polliamo  dir  folo  che 
vi  erano  in  elfo  alcuni  alberi  di  ulivo  , i quali  mal  grado 
che  non  fodero  piantati  nella  più  bada  parte  de’  terreni , pu- 
re apparivano  fommerfi  per  tutta  1’  eftenfione  del  loro  tron- 
co, c per  molta  parte  de’ rami  profiìmi  alle  cime. 

835.  Abbandonammo  un  così  trillo  foggiorno  j e cir- 
cuendo lo  flagno , attraverl'ammo  il  Vucolo  : quindi  per  un’  erta 
difaflrofa  , padando  da  ruina  a mina  , guadagnammo  finalmen- 
te le  principali  divifioni  delle  lacerate  pendici  di  Sinopoli 
vecchio.  Cofa  fpaventevole  a confiderarfi  ! da  i luoghi  , ove 
poggiavamo  il  piede , fi  dominava  lunga  parte  de’  precipizj 

avve- 


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Delle  C a l a * k i e.  53j 

avvenuti  lungo  il  vailo  fpazio  , che  dianzi  occupavano  le  bel- 
le- pendici  , difendenti  dalle  alture  di  Sinopoli  vecchio  fino 
alle  balle  fèdi  del  vallone  , irt  cui  giacca  la  rupe  di  Cujy 
Icto  . Di  quefte  pendici  , e de’  fruttiferi  fovrappofti  terreni 
non  ifcorgevali  più  il  minimo  fegno . Non  vedeanli  per  tut-o 
che  squallide  , e vaile  moli  di  creta . La  fella  rupe  , ove 
giacque  la  defolata  Cufoleto  , era  ancor  ella,  tutta  lacera,  e di- 
laniata . E per  entro  allo  fello  vallone  non  vedeafi  che  una 
ben  lunga  , confufa  , e irregolare  peregrinazione  di  alberi, 
quali  giacenti  fotto  le  ruine , quali  a metà  cadenti,  e pendo- 
loni , e quali  mal  fitti , e fraudolente  mente  intrufi  in  una  fe- 
de precaria,,  e non  propia.  Nè  già  fi  creda  che  quella  dila- 
pidazione di  utili  campi  , e di  alberi  fi  appartenere  alle  fo- 
le cofe  di  Sinopoli  vecchio  : la  defruzione  ,.  e la  miferanda 
perdita  di  tanti  beni  fa  egualmente  comune  alle  oppofe  con- 
trade dell’  altro  lato  del  vallone  ; e ’l  generale  lòqquadro  ne 
parve  cori  compiuto,  che  rimanemmo  in  forfè  fa  altrove  fof- 
fe  avvenuta  frage  maggiore. 

836.  Pailàmmo  oltre  , e ci  trovammo  a villa  d’uno 
Spettacolo,  che  in  mezzo  al  fuo  orrore  contenea  un  certo  che 
ài  raro,  e di  maefiofo.  Ergeanfi  di  cofia.  alle  alture  di  Si- 
nopoli vecchio  due  vafe  moli,  di  creta  coriacea  , la  cui  fac- 
cia era  tutta  nuda  , e levigata  come  fe  da  acuto  ferro  folle- 
rò fate  artificiofamente  , e nettamente  tagliate  ; fol  tanto  ne 
interrompea  il  lifcio  qualche  Jì rombo  , qualche  venere , o qual- 
che nerita  , la  fommità  de’  quali  tefacei  ufciva  appena  dalla 
Superficie  della  creta  flelfa , nel  cui  feno  ripofavano  . Una 
di  quefte  moli  era  formata  quali  a cono  intero  , ed  era  la 

più 


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i86  Istoria  del  tremoto 

più  alta:  la  fua  cima  era  alcun  poco  fcantonata  per  quell*  an- 
golo , che  riguardava  il  mezzogiorno  ; 1*  altra  mole  era  a figu- 
ra quadrangolare,  ed  era  la  più  lata,  e meno  alta» 

837.  Quelle  moli  di  creta  erano  parallelamente  finiate 
in  difìanza  fimetrica  di  13  palmi,  e polle  filila  fletta  linea 
in  modo , che  efibivano  l’ idea  di  due  gran  pilaflroni  di  una 
porta  {provveduta  di  arco . Il  più  vago  di  tale  fenomeno  fi 
era  , che  dall*  uno  all*  altro  lato  fuccedeano  le  contigue  al- 
ture di  Sinopoli  vecchio  con  un  fato  diverfo , e tale , che  ac- 
canto alla  mole,  formata  a cono , giaceano  le  alture  fcitte  in 
varie  divifioni  , e confervanti  ancora  qualche  pianta  fruttife- 
ra nella  loro  fuperficie  j e per  1*  oppofito  di  colla  alla  mole 
cretacea  quadrangolare  fuccedeano  con  più  batto  livello  le 
alture  di  Sinopoli  medefimo  , che  efibivano  una  faccia  tutta 
denudata  ed  efprimente  la  forte  squamatura  (offerta . Si  veg- 
ga il  Rame , fegnato  col  num.  LI. 

838.  Sulla  foglia  di  quella  porta  ellemporanea  , forma- 
ta dalla  natura  nel  m attimo  fuo  furore  , giaceano  fparfi  , e 
negligentemente  gettati  varj  rottami  di  creta  j e dalla  fua 
apertura  comparivano  molti , e molti  altri  matti  anche  di  cre- 
ta, i quali  quali  mentivano  quell’ imagine  (letta,  che  avrebbe 
potuta  rapprefentare  la  ruina  di  una  città  , le  cui  (abbriche 
fi  fofsero  a grandi  matte  diroccate . 

839.  Portando  curiofamente  lo  (guardo  per  tutto  , pe- 
netrammo per  1*  aperta  foglia  in  quelle  mirabili  ruine  . In 
ette  vedeanli  efprettamente  le  orme  dell’  opera  dell’  acqua  ; 
poiché  tra  le  (lette  grandi  matte  di  creta  incontravanfi  fre- 
quentemente varj  sfalciumi  di  etta  , formati  in  modo  , che 

con- 


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Delle  Calabrie.  187 

confervavano  ancora  tutta  la  figura  di  una  patta  effervefren- 
te  , o di  una  malfa  legnata  da  i folchi  impreflivi  dall’acqua, 
o tanto  macerata  da  quella  , che  n’  era  ancora  tutta  umida , 
e molle . 

840.  Oltre  a ciò  ci  abbattemmo  in  varj  pezzi  di  cre- 
ta fovrappotti  l’uno  full’ altro  confufamente  . Nell’ aggirarci  in- 
torno ad  elfi  fentimmo  ferirci  da  un  odore  molettittimo  di 
zolfo  . La  novità  del  calo  ci  rendette  folleciti  , e dalie  no- 
llre  guide  facemmo  colle  vanghe  sgomberare  i fovraftanti  am- 
maifi  di  creta , fino  a difordinarli  y e a fcovrirli  quali  tutti , 
il  più  profondamente  che  fi  potette  . In  data  ragione  che  le 
prime  matte  metteanfi  all’aperto,  l’atmosfera  , che  ne  cir- 
condava , fi  caricava  di  maggior  putore  ; ma  procedendoli  in- 
nanzi , quello  lidio  dileguo®  a fegno , che  dalle  ultime  truf- 
fe non  fentimmo  più  fpirare  alcun  cattivo  odore. 

841.  Poco  più  innanzi  portando  il  patto  , urtammo  in 
un  fito  , ove  vedemmo  afperfa , e macchiala  la  faccia  della 
creta  di  un  colore  rottagno . Continuando  l’inchietta,  c’imbat- 
temmo in  alcune  zolle  di  un  bolo  rojfo , il  quale  frappava 
fuori  dalle  bali  di  una  matta  di  creta , che  il  premea.  Facem- 
mo dalle  guide  fgombrare  la  creta , e al  di  fotto  di  ella  tro- 
vammo molta  quantità  di  un  bolo , che,  feguendo  il  fiftema  di 
Linneo , potremmo  afcrivere  alla  fpecie  del  bolo  armeno.  Noi 
ne  raccogliemmo  una  porzione  , la  quale  ora  li  conferva  nel 
nottro  mufeo  accademico . E’  notabile  che  in  quella  terra  bo- 
lare  vi  fono  ancor  mille  , e intricate  molte  barbe  di  piante 
vegetabili . 

84».  Dopo  la  copia  di  tanti  rivolgimenti  , e dopo  un 

luogo 


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; SS  Istoria  dei.  tremoto 

luogo  abbondantemente  fparfo , e ricoperto  di  creta , ridotta 
o in  mafli  di  prodigiofa  grandezza,  o in  rottami,  esfafeiumi, 
noi  ben  altro  potevamo  attenderci , dopo  pochi  palli , che  il  ri- 
trovarci a vifla  di  un’ampia  largura,  fgombrata  da  qualunque 
diruta  malfa,  che  ne  turbale,  o interrompeffe  la1  levigata  fu- 
perficie  . La  faccia  di  ella  ralfomigliavall  perfettamente  a un 
pavimento  eguagliato  con  mirabile  artifìcio , e fimmetria . Le 
parti  integranti  di  quello  pavimento  fi  rapprefentavano  da  una 
Creta  colorata  d’ un  biadetto  alquanto  feuro , e macchiato . 
Tutta  la  creta  da  noi  veduta  ne’  rivolgimenti  dianzi  notati , 
era  compolla  a ftrati  di  grandiofa  denfità . Nella  creta  di 
quefio  pavimento  per  1’  oppofito  gli  ftrati  erano  a fogli  fot- 
tili  orizzontalmente  fovrappofti  , e con  bella  regolarità  ada- 
giati . L’ altezza  di  ciafeuno  di  efli  equivaleva  appena  ad  una 
mezza  linea. 

843.  Il  più  forprendente  di  tal  fatto  fi  era  che  quanto 
riufeiva  grato  l’afpetto  di  così  ampia  largura,  altrettanto  era 
mal  ficuro  il  poggiarvi  il  piede . Di  fatto  non  folamente  a 
noi,  che  arditamente  volemmo  per  là  entro  fpingere  il  patio, 
toccò  la  pena  di  rimanervi  infangati  ; ma  caddero  nello  ftelfo 
intrico  coloro,  che  accorfero  a preftarci  aita  ; l' infido  fuolo 
cedeva  così  , e mancava  talmente  fotto  i noftri  pafli  , che 
tutti  durammo  molta  fatica  per  Sbrigarcene  ; e ci  convenne 
di  ritornare  pentiti  là  , onde  eravamo  partiti  : tanto  quella 
creta  avea  la  faccia  sdrucciolofa , e l’impafto  molle , glutino- 
fo  , e inacquato . 

844.  Ciò  avvenne  in  quella  parte  di  largura  , che  ci 

fava  da  man  deftra  , e che  riguardava  il  ponente  al  mezzo- 
, gior- 


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Delie  Calai»  ri  e. 

giorno  ; ma  non  accadde  già  lo  dello  in  tutto  il  redo  di  e fi. 
fa , che  ci  dava  da  man  Anidra , e che  girava  dal  ponenti  al 
fettentrìone  . Quivi  i primi  fpazj  erano  predo  a poco  dell’ 
indole  della  ; ma  i fecondi  erano  piu  fodi , e di  men  dubbio 
paflaggio  . Gli  ultimi  poi  erano  perfettamente  fodi  , e tanto 
Acuri  , che  con  ogni  agilità  , e fenz’  alcuno  incomodo  gli 
attraverfammo  , per  pallàre  all’  officina  de’  vofaj  di  Sinopoli 
greco  . 

845.  Lo  dento,  che  durammo  per  fuperare  tanti  e co- 
sì difadrofi  luoghi,  de’ quali  finora  abbiamo  ragionato,  ci  dettò 
il  configlio  di  non  redituirci  al  nodro  foggiorno  per  la  delfa 
via , e di  tentare  la  drada  di  Sinopoli  greco . 

846.  Udimmo  quindi  da  quedi  fiti  ; e fupcrammo  le  al- 
ture de’ terreni,  eh’ erano  podi  a ridolfo  dell’officina  de’  vafaj. 
Giunti  alla  drada , che  da  quedi  luoghi  mena  a Sinopoli  vec- 
chio , vedemmo  cangiata  tutta  la  feena;  e con  nodra  ammira- 
zione trovammo  che  laddove  dugento  paffi  , poco  più  , poco 
meno  lungi  da  noi  , tutte  le  cofe  erano  nel  maffimo  rivolgi- 
mento , quivi  per  l’ oppofito  non  vi  era  un  palmo  di  terreno, 
fu  cui  potefle  rinvenirli  fegno  di  ruine  già  feorfe. 

547.  Quando  credevamo  di  refpirare  dalla  fatica  durata, 
un  nuovo  fpcttacolo  ci  obbligò  a menare  i paffi  precipitofa- 
menre,  e fenz’  alcun  diletto.  Lungo  queda  ftrada  ci  forprefe 
una  colonna  d’aere  ammorbato  dal  tetro  , e abominevole  fu- 
mo, che  fpirava  da  alcuni  cadaveri  femiputrefatti , che  eranfi 
edratti  dalle  ruine , ove  giacquero  lunghi  giorni , e che  per  una 
neccifaria  provvidenza  fi  davano  bruciando.  Come  a Dio  pia- 
cque , torcemmo  il  cammino  per  i fca m pai  e da  così  trillo  paf- 

O 0 lo , 


spa  Istoria  su  tremoto 

fo , e dopo  un  lungo  giro  giugnemmo  a Sino  poli  greco  , ove 
ci  foffermammo  alquanto  per  riftorarci . 

3q8.  Quivi  trovammo  tutte  diftrutte  le  fabbriche  j ma 
non  fummo  al  cafo  di  potervi  alcun  fenomeno  avvenire,  per- 
chè vedemmo  quali  tutt’  i rottami  già  per  ordine  del  gover- 
no fgomberati.  Un  Prete  di  Slnopoli  greco  , in  aria  di  mi  Iter  io, 
ci  annunziò  di  avere  fcoverta  una  terra  roJJ'a  tra  gli  sfafciumi 
della  creta  da  noi  defcritta . Noi  lafciammo  perorare  il  buon  Pre- 
te, ed  indi  ridendo  applaudimmo  alla  fua  niifleriofa  fcoverta  j 
e in  fine  gli  dimandammo  fe  la  fua  terra  avea  niente  di  Ami- 
le al  bolo,  di  cui  già  favellammo,  e di  cui  ordinammo  a uno 
di  coloro , che  conducevamo  con  noi  pel  trafporto  de’  ma- 
teriali , che  ce  ne  mofìralle  una  porzione  . Gli  dicemmo  ad- 
dio , e partimmo . 

849.  Giugnemmo  a i noftri  colli  di  Ctifoleto  affai  tar- 
di ; ma  per  tutto  quel  tratto  di  flrada,per  cui  il  fole  pretlò 
la  fua  affiftenza  , non  incontrammo  alterazione  , o fenomeno  ± 
che  avelie  meritata  la  noftra  attenzione  . 

Stato  deir  aere  , nebbia  , e tremoto  . 

850.  Una  denfa  nebbia,  che  fi  elevò  poco  pria  dell’im- 
brunire , fuccedette  al  dì  più  chiaro,  che  mai  avelie  potuto  de- 
fiderarfi . Quella  crebbe  di  più  in  più,  e a noi,  già  fianchi  pel 
folìenuto  difagio,  fu  di  non  poco  tormento  per  tutta  la  non  fa- 
cile , e lunga  firada , che  vi  ha  da  Sinopóli  greco  a Cufole - 
to . Quella  nebbia  era  ancor  denfa  verfo  le  ore  due  della  not- 
te} nè  Ipirava  il  più  lieve  foflio  di  vento.  Repente  udimmo 

uno 


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Delle  Calabrie,  151 

■uno  fpaventevole  rombo  j ma  quando  ci  attendevamo  il  tremo- 
to , non  Pentimmo  neila  noflra  tenda  , nè  intorno  a noi  il 
minimo  ondeggiamento , 0 la  piti  picciola  fcolfa  . Fu  notabile 
che  non  andò  guari  e definii  un  picciolo  vento  Ai  greco  a le- 
vante , che  non  tardò  molto  a diventare  infoiente , e moleilo. 
Con  quefta  tri (ìa  compagnia  eravamo  fui  momento  di  adagiar- 
ci in  letto,  quando  di  colpo  fummo  fcofii  da  un  violento  tre- 
moto , che  fraudolente  mente  ci  forprefe  fenza  il  minimo  rom- 
bo. L'urto  fu  tale  , che  quell’uomo,  il  quale  avea  tutto  gior- 
no travagliato  con  noi , portando  fui  dorfo  i materiali  raccol- 
ti, e che  erafi  già  addormito  in  un  angolo  efleriore  deila  ren- 
da , fi  fcoire  dal  fonno , e fuggi  come  difperato  fuori  della 
mcdefima . Ma  fe  mancò  il  rombo,  non  mancarono  gli  ante- 
-cedenti  fchiamazzi  , e perpetui  gridi  degli  animali , i quali 
fino  da  che  udirono  il  rombo  di  fopra  notato  , non  ebbero  più 
pace,  e continuarono  la  loro  nojofa  mufica,  anche  qualche  tem- 
po dopo  che  fuccedette  il  tremoto . Nel  mattino  ci  riferirono 
che  vi  furono  nella  flelTa  notte  altre  due  fcoffe  j ma  in  tan- 
ta flanchezza  il  fonno  , che  ci  prefe  , ci  tolfe  1’  opportunità 
dell’  aver  parte  in  cosi  trillo  complimento . 

* * * * 

• f 1 * - * • 

v ’ . ••  * : . 1 / . . . • 

851.  Per  compiere  tutta  1’ efplorazione  delle  rimanenti 
parti  del  memorando  vallone  di  Cupleto  cominciammo  a fcor- 
rerne  il  laio  meridionale  dalla  contrada  di  Mela, -chi,  e di  So- 
na . Quivi  incontrammo  il  picciolo  lago  formato  dallo  (lagno 
deile  acque  del  torrente  Arufo  per  gli  fcofcj , e rivolgimenti, 

O 0 a a’  qua- 


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«<>«  Istoria  del  tremoto 

a’  quali  foggiacquero  quc’  colli , fituati  in  faccia  a Cu/oleto , de’ 
quali  già  parlammo . 

852.  Pattammo  oltre  , e cominciando  dalla  contrada  Fal- 
coni , col  progredire  da  quella  di  Donnani  ti , e di  S.  Caterina^ 
ci  fofferinammo  fotto  la  ftrada  di  TroJi . Eccede  ogni  umana 
•credenza  l’orrendo  rivolgimento  , che  in  quefli  fai  oifervn ru- 
mo . Da  un  lato  del  vallone  all’  altro  non  vedevanfi , che  for- 
midabili matti  di  ghiaia , di  terra  vegetatile  , e foprattutto  di 
creta  concacca , i quali  rimafero  da  ambe  le  bande  fiaccati,  e 
alternativamente  dall’uno  all’altro  lato  divelti , e refpinti.  Quel 
pezzo  di  fuolo,  che  potea  conliderarft  come  proprio  del  vallo- 
ne, ritrovava!!  o fprofondato , e da  laceranti  innmrerabili  fen- 
diture fegnato  , 0 esuberato  ove  come  una  palla  di  lievito 
eferefeiuto , ed  ove  ridotto  in  un  lottile  polverìo,  e ammon- 
ticchiato come  un  frequente  e fuccefìivo  lavoro  di  talpe . 

853.  Ma  quelli  fiti  erano  fcarli  affai  , e non  incontra- 
vanfi  che  di'  raro  in  rara;  poiché  il  mafiìmo  della  feena  fi  rap- 
prefentava  da  irnmenfe  moli  di  creta,  alte,  e larghe  a fegno, 
che  pareanò  tante  pareti  di  va  fio  edifìcio,  ove  bocconi  , ove 
1’ una  full’ altra  reclinate , ove  a metà  rotte, ed;  orizzontalmen- 
te giacenti . Fra  quefto  fpaventevole  rovinio  apparivano  le  in- 
felici reliquie  degli  alberi , delle  viti , e delle  piante,  che  da 
per  tutto  , e da’ più  lontani  fui  di  quella  moftruofa  valle  erano 
fiate  divelte  dalla  natia  lor  fede,  e sforzate  a feguite  vaga- 
bonde l’ impeto  fatale  , che  le  fchiantò  , e diflrulfe  talmente, 
che  in  tutti  quefti  fpazj  effe  rapprefentavano  quello  fletto  fpct- 
tacolo,  che  offrir  potrebbero  fui  vicino  lido  le  infrante,  e fpar- 
fe  parti  di  molte  naufraghe  navi  » 

e ■ , 85*. 


» 


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Delle  Calabrie.  29  3 

S54.  Quella  inligne  perdita,  fu  tanto  più  dolorofa  per 
Cufjlctj , quanto  1’  eftenftone  del  fuo  territorio  è troppo  mife- 
ra, e fcarfa.  A ciò  fi  aggiunga  che  in  quello  vallone  era  dif- 
ficile il  trovare  dianzi  una  anche  picciola  porzione  di  terre- 
no, che  foire  rimafa  inutile,  mal  grado  l’ignavia,  che  d’or- 
dinario affiderà  le  braccia  de  i naturali  della  Calabria  : tanto 
egli  è vero  che  la  fcarfezza  de’  comodi  fia  l’ illromento  più 
attivo , che  fcuota  l’ inerzia , e defli  i’  indutlria . 

855.  Nella  linda  di  Trodi  ritrovammo  una  innegabile 
dimoftrazione  non  folo  del  feroce  genio  del  tremoto  di  lancio, 
e di  sbalzo,  ma  altresì  del  tremoto  unito  alla  squarciatura , e 
al  nabiffamento . Era  un  fenfibile  fpeitacolo  il  vederli  che  nel 
profondo  del  vallone  giacea  una  porzione  della  dirada  fupe- 
riore  troncata,  e divelta  dal  fuo  tutto.  Di  cofta  a quefto  pez- 
zo di  dirada  vedealì  giacente  una  cafa  rurale  . Adornavano 
quefìa  miferabile  feena  molte  viti  , molti  dlipitl  di  lino  , e 
molti  alberi  in  parte  rivolti  , in  parte  affogati  , e in  par- 
te capricciofamente  fparfi  intorno  intorno  alla  dirada  , e alla 
radica  cafuccia . Le  pietre  che  compongono  la  fuperlicie  di 
cotello  pezza  di  ilrada  elidono  per  la  maggior  parte  tutt’  ora 
nell'  antica  loro,  fimmetria  , e fono  permanenti  in  quegli  dlelfi 
alveoli ,.  ne’  quali  erano  diate  incavate . 

856.  Queda  ruina  era  giù  piombata  in  di  danza  di  200 
e più.  paffi  , ftaccandofi  dal  tutto  della  ftrada,  ch’era  rimafa 
illcfa  . Or  ficcome  la  ruina  era  tale  che  potea  con  qualche 
dlento  per  la  feorfo  dorfo  di  effa  arrampicarfi  un  uomo  j così 
ci  venne  talento  di  tentarne  l’ accedo,  e rampicandoci  per  ef- 
fa , guadagnar  l’.altura  della  dirada  medefima  di  Trodi  . Du- 
rammo 


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Istoria  dei.  tremoto 


*9* 

rammo  fatica.,  ma  vi  giugnemmo . Colà  pervenuti , ci  attac- 
cammo colle  braccia  ad  una  picciola  quercia,  che  ci  flava  da 
man  diritta , e che  ripofava  intatta,  e ficura  fugli  orli  del  pre- 
cipizio . Con  nolìro  fiupore  ofTervammo  che  quella  lì  rada , fu 
cui  poggiavamo,  e donde  a lenhtura  regolare  era  fiata fciifa , 
c tagliata  quella  parte  , che  ne  tu  sbalzata  giufo  , era  perfet- 
tamente intera,  e illefa.  E cir,  che  più  merita  attenzione,  fi 
c che  il  terreno  di  un  vigneto , che  flava  fulla  noflra  finiltra, 
era  tutto  pieno  di  profonde  fenditure.  Notabile  è ancoraché 
la  cafetta  rurale,  a cui  tocco  di  feguire  la  dura  peregrinazio- 
ne della  firada,  che  giu  ripofava  , era  ancor  elfa  polla  nell’ 
al  o , e nello  ftelfo  livello  della  frrada  , che  rimale  illefa. 
Quella  cafetta  fi  apparteneva  a 1).  Angiolo  Licajiro  . Si  olfer- 
vi  il  Rame , legnato  col  num.  HI. 

857.  Noi  contammo  fei  Jlrati  nella  faccia  di  quelli  ter- 
reni llracciatl , e rivohi  il  primo  era  di  terra  vegetabile , 
alto  circa  palmi  cinque  : il  fecondo  di  una  terra  fparfa  di 
creta , e di  lapilli  rotolati , la  cui  altezza  era  a un  di  prelfo 
eguale  all’  altezza  del  primo  : il  terzo  era  di  ghiaja  , la  cui 
altezza , a colpo  d’ occhio  , ci  parve  di  due  palmi  circa  : il 
quarto  era  della  flelfa  condizione  del  fecondo  , fulva  la  cir- 
coflanza  che  la  quantità  deila  creta  era  maggiore,  e l’ altez- 
za quali  di  palmi  diece  : il  quinto  era  di  una  ghiaja  , in 

» 

cui  le  malfe  lapillari  erano  grandette  , e di  una  figura  quali 
tutta  globulare,  e la  fua  altezza  era  poco  più  di  due  palmi; 
il  fefto , ed  ultimo  firato  vifibile  era  di  creta  concacea , che 
in  altezza  eccedea  palmi  cento  . Quella  era  la  condizione  de’ 
terreni  da  contrada  Falconi  lungo  quella  di  Donnaniti  fino  a 

Frodi , 


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Delle  Calabrie.  295 

Tradì , ove  prima  di  giugnere  ellì  degeneravano  in  una  mafia 
gregaria , formata  a firati  ineguali , e di  materie  collettizie  . 
A Trodì  medelìmo  termina  l’ angolo , da  cui  comincia  la  cur- 
va , che  va  fino  a Donnaniti  ; quefia  curva  racchiude  una 
voiagine  , ed  è efiefa  da  Trodì  fino  a Donnaniti  per  palli 
comuni  103. 

858.  Su  ciò  fi  noti  che  tra  le  mafie  efifienti  nel  feno 
del  vallone , le  fole , che  rimafero  con  facilità  , ed  in  modo 
evidente  vifibili,  erano  le  mafie  di  creta;  tutte  le  altre, ap- 
partenenti agli  altri  firati  , vedeanfi  foltanto  efiftere  nella 
faccia  delle  lupi  lacerate  ; ma  giu  o non  erano  affatto  repe- 
ribili , o di  rado  in  rado  fe  ne  ritrovava  fparfa  qualche  por- 
zione : circoftanza,  che  prova  ad  evidenza  lo  sbalzo,  fofferto 
da  quefti  materiali  , fpimi  da  cima  a fondo , e la  fuccefiiva 
ruina  avvenuta  nelle  parti  integranti  di  quefti  Arati  con  un 
certo  difiinto  intervallo 

859.  Pria  di  abbandonare  quello  articolo  , è ragionevo- 
le il  notare  che  grandi  , e frequenti  erano  i fegni  dell’  in- 
terefie  , che  1’  acqua  , ernerfa  dal  cieco  feno  della  terra  , pre- 
fe  nelle  Arane  avventure  , alle  quali  le  parti  di  queAo  vallone 
foggiacquei  o . Oltre  a ciò,  che  su  tale  avventura  ne  indica- 
vano non  folo  i frequenti  piccioli  fiagni , e le  maffe  di  terra, 
e di  creta  , che  confervavano  nella  loto  faccia  un  certo  che 
di  effervefcente , ma  altresì  quegli  Arasi  di  pura  creta  ancor 
molle,  e inacquata,  di  cui  parlammo  ne’ num.  828,  e 843, 
fi  traea  una  innegabile  pruova  della  cooperazione  delle  acque 
da  quella  fielfa  lunga , e prodigiofa  peregrinazione  foffer 1 a 
dagli  alberi , i quali  da  fito  ben  remoto  fi  videro  errare  lun- 
go 


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196  Istoria  del  tremoto 

go  il  dorfo  , e il  cavo  del  vallone , ove  tutt’  ora  oflervavanfi 
giacere . 

860.  Quello  fentimento  acquifta  ragion  di  dimofì razio- 
ne da  un  fatto  , che  ne  fu  dal  degno  vecchio  Parroco  di 
Cufoleto  narrato,  e che  indi  ne  fu  confermato  da  D.  Grego- 
rio Laguna  , e da  alcuni  altri  concittadini  di  Cufoleto  . Due 
cultori  di  campagna  furono  nel  momento  fatale  del  comune 
rivolgimento  forprefi  nel  vallone  . Effi  erano  fratelli  : tutti  e 
due  furono  involti  nelle  ruine  , e trafportati  or  fufo  , or  giufo^ 
tra  i vortici  delle  mafie  rivolte  , e diventate  vagabonde  , e 
inacquate  . Il  maggiore  vide  il  minor  fratello  quali  affogato 
dalla  torbida  piena  : fpinto  quindi  dagli  ftimoli  di  natura, 
fprezzando  il  propio  periglio , e sfangandoli  dalle  mafie , che 

10  premeano-,  accorfe  in  fòccorfo  del  vicino  gemente  fratel- 
lo , e ne  proccurò  lo  fcampo  . Qucft’  infelici  fofleneanfi  a 
gara  $ ma  una  nuova  irruente  copia  di  materiale  inondante 

11  rincalzò  , li  divife  , e feparò  per  fempre  dal  più  corag- 
giofo  , e maggiore  il  più  debole  fratello  minore  , il  cui 
cadavere  rimafe  in  que’  ciechi  abiffi  di  ruine  irreperibil- 
mente fepolto  Colui  , che  rimafe  fuperftite  , fcampò  la 
vita  , lanciato  dalla  fleffa  cagione  , che  ne  minacciò  la  flra- 
ge  , sù  di  un  gran  mallo  di  creta , ove  egli  fi  rimafe  tutto 
lordo  di  fango  , pieno  di  ferite  , tremando  per  la  fua  vita , 
c deplorando  il  mifero  fato  del  perduto  fratello  . Egli  ab- 
bandonò il  trillo  afilo  , donde  delufe  la  morte  , fubito  che 
vide  terminata  la  fcena  di  tanti  orrori  . Noi  cercammo  di 
ragionare  con  coflui;  ma  noi  potemmo,  perchè  trovavafi  lungi 
da  Cufoleto  : fe  però  fu  vano  il  ricercarlo , non  era  per  ciò 

che 


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Delle  Calabrie.  297 

che  fi  potefse  in  minimo  modo  dubitare  della  verità  di  un 
fatto,  attcfiato  dalla  buona  fede  di  tanti.  Nè  per  altro  man- 
cavano tefiimonj  di  veduta,  che  rendevano  Tempre  più  inne- 
gabile e certa  quella  fpecie  d’ inondazione  , da  cui  videro  for- 
preii  i materiali  di  quello  vallone  ; coficchè  di  quello  fatto  fi 
ragionava , conte  di  cofa  da  non  porli  nella  minima  effrazione. 

SSt.  Finalmente  per  quanto  riguarda  la  direzione  del- 
le ruine , non  era  fperabile  di  allignarne  una  , che  folle 
fiata  cofiantemente  ftabile  . Per  rifpetto  allo  fiato  di  que- 
lle malie  pub  ben  dirli  che  di  elle  altre  furono  ridotte  in  una 
fpecie  di  sfafciumi,  altre  rimafero  intere,  e rivolte  in  modo, 
che  la  fuperficie  erafi  convertita  in  hafe  , o quella  in  quella: 
altre  fi  mantennero  ritte , e parallele  : altre  confervarono  quell’ 
ordine , in  cui  erano  ; ed  altre  erano  profiefe  , c 1’  una  full* 
altra  adagiate  : tanto  egli  è vero  che  tutte  furono  in  un 
modo  indifiinto  dall’ima  all’altra  banda  , e nello  fitelTo  feno  del 
vallone  fconvolte , e dirette  per  ogni  Lato , e per  ogni  verfo  i 

862.  In  mezzo  a tanto  fconqualfo , da  man  -fini  lira  del 
vallone  rimafero  efenti  molti  pezzi  di  terreno  . Non  fi  nega 
che  in  que’ terreni  , che  erano  prò  funi  agli  orli  delle  ruiné 
s’incontravano  larghe,  e frequenti  fenditure;  ma  vi  erano  poi 
molti  poderi , ne' quali  non  era  avvenuto  alcun  finifiro  cangia- 
mento . 

Terreni  contermini  al  Viirdnne , c a Cajlcllace . 

. • ' Sitizzmo  , e fuo  Jijlretto  . 

863.  Se  miferabile  fu  il  defiino  del  vallone  di  Cujbìeto, 
non  fu  meno  lagrimevole  la  forte  di  que’  terreni , che  erano 

P p con- 


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Istoria  dei.  tremoto 


»<>8 

contermini  a Strizzano  , al  fiume  VurJune , e alle  bali  delle 
alture  di  Cajlellace.  Quivi  la  natura  continuò  a fpiegare  tut- 
ta la  piena  de’  Tuoi  furori . 

854..  Per  formarli  una  qualche  idea  degli  orrendi  rivol- 
gimenti quivi  avvenuti,  balli  il  confiderare  che  per  noi,  nel 
lettere  quella  ifloria , riefee  malagevole  il  diftendere  un  rac- 
conto feparato  di  Sinopoli  greco  , di  Cufoleto , di  Strizzano , 
e di  Cajlellace  ; e n’è  convenuto  parlarne  quafi  fenza  la  fo- 
li» dittribuzione  di  luogo  : tanto  fu  involto , per  così  dire  , 
in  un  folo  e indilìinto  fafeiume  iL-.eomun  fato  di  eflì  tutti . 

S65.  Strizzano  divenne  in  brevi  momenti  un  mucchio 
di  terraloto , e di  falli . Fra  i tanti , e tanti , che  vi  rimafero 
vittima,  vi  perdette  mìferamente  la  vita  il  lratello  del  Barone 
colla  moglie , e con  quattro  figlie . La  quinta  figliuola  rimafe 
fuperllite , e chiulà  tra  le  ruine  , donde  fu  poi  tratta  ancor 
viva  , ma  ferita  . Per  colmo  de’  guai  vi  fi  unì  il  fuoco , che 
rendette  compiuta  la  tragica  feena  , dettando  nel  dì  feguente 
un  inoperabile  incendio  nella  cafa  baronale:  incendio,  in  cui 
tettarono  inceneriti  i mobili , e i cadaveri  , liquefatti  i cri- 
flalli , e ridotti  in  una  fola  malfa  l’  oro,  e 1’  argento , che  ab- 
bondantemente ivi  fi  trovava  raccolto  . 

366.  In  Sìtizzttno  non  vi  fu  cofa  neceflària  alla  vita , che 
non  vi  fi  folle  dittrutta  j e tra  le  perdite  fu  fegnalata  quella 
di  una  pcodigiofa  quantità  di  olio  , che  fi  appartenea  al  Ba- 
rone , e che  trabboccò  per  tutto  , e feorfe , come  l’ acqua  feor- 
xer  potrebbe  in  una  dirotta  pioggia  lungo  le  ftrade  . 

S67,  Dall’ una  delle  vigne  del  Barone  fiaccarti  un  conli- 
derabile  pezzo  di  fuoLo  carico  di  viti,  e di  ulivi:  fu  slancia- 
to di 


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V , 

Delle  Calabrie.  199 

to  di  balzo  nel  territorio  di  Cufolcto , ove  fi  disfece  in  fran- 
tumi, e vi  produffe  un  orribile  sballamento , che  eccedei  150 

/ 

palmi . , 

868.  La  grande  diftefa  di  terre,  denominata  la  Spinel- 
la di  Siti  zzano , precipitò  fino  alla  contrada  di  S.  Caterina , e 
occupò  il  territorio  di  Cujoleto  dalla  contrada , detta  Connina^ 
fino  a quella  di  Caldarona  , covrendo  colle  fue  ruine  1’  eflen- 
fione  di  quafi  due  miglia  , e devaflando  i fottopofti  terreni , e 1 
mulino  di  Cufoleto  . Furono  involti  nello  Hello  grave  difaflro 
le  cafe , i magazzini  , e i tre  trappetì , che  apparteneanfi  al 
Barone  Tacconi . Vi  fi  perdettero  tutt’  i terreni  della  contrada 
d' Izzo  , e di  Mafella  , colla  dura  circo  danza , che  rirnafe  affo- 
gato il  fiume  della  Serra  col  corrìfpondente  vallone  ; e quindi 
una  porzione  di  quelli  terreni  re  fio  fprofondata  : altra  rirnafe 
fommerfa  fotto  le  acque  , in  cui  ora  giacciono  le  vigne  , gli 
oliveti , i feminati , . i trappeti , e le  cafe  , fenza  che  fe  ne 
olfervi  più  il  minimo  fegno  ; ed  altra  porzione  finalmente  con 
alterna  rivoluzione  0 pafisò  dal  territorio  di  Sitizzano  in  quel- 
lo di  Cufoleto , 0 per  1’ oppofito  sbalzò  da  quello  in  quello. 

869.  Non  fu  meno  miferando  il  guallo , avvenuto  lungo 

le  pendici , e le  alture  di  Cafìellace  . In  brev’  i Danti  fu  di- 
flrutta  molta  parte  di  quel  dono  lignificante  , che  nel  fecolo 
XI.  Arrigo  VI.  fece  all'  Arcivcfcovado  di  Reggio  . A malli  enor- 
mi , e a porzioni  di  valla  eftenfione  piombò  la  maffima  par- 
te di  que' terreni , non  folo  dalle  lunazioni  più  alte  fino  alle  più 
balTe  , ma  ben  anche  nel  letto  del  fiume  , e di  là  dal  fiume 
medefimo  , l’ opprellione  del  quale  ha  prodotto  uno  ftagno 
enorme  oltremodo  , e d’ iniqua  confeguenza  per  la  pubblica 
falute . P p z 870. 


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300  IsTQRIA  DEL  TREMOTO 

870.  Dalla  parte  più  fuperiore  delle  pendici  di  Cojìeì- 
hce , e propiamente  dalla  contrada  detta  Vagnerìa , rovinarono 
col  podere  una  torre  , e due  magazzini , i quali  fi  apparteneano 
a 1).  Gregorio  , e a D.  Antonio  Lagoni  : quelli  materiali , preci- 
pitando di  lancio,  oltrepafTarono  il  fiume,  e piombarono  nella 
fuperiore  riva  dello  Hello  , ove  giunti  , fi  nabilTarono  , fenza 
vederfene  più  fegno  : quivi  nel  precipizio , che  vi  fi  delio , li 
filabili  nell’atto  lidio  uno  fitagno  di  molti  ih  ma  efienfione.  Noi 
cercammo  vanamente  di  efplorare  da  vicino  quelle  ruine:  da’ 
terreni  fuperiori  di  Cufoleto  tentammo  di  calar  giulo  in  que’ 
rivolgimenti  • ma  dovemmo  aliai  prefito  abbandonare  la  teme- 
raria imprela , e ritornar  pentiti  , onde  muovemmo  il  piede . 
11  fiuolo  trovava!!  pieno  di  così  pericolofi  guadi , che  l' immer- 
gervi i padi  farebbe  fiato  lo  Hello,  che  efporlì  a un  imman- 
cabile, e tardo  pentimento:  tanta  era  la  copia , e la  frequenza 
del  fango  , della  creta  inacquata , e de’  piccioli  fitagni , la  fac- 
cia de’  quali  appariva  torbida , e macchiata  di  tutt’  i caratte- 
ri di  un’  acqua  imputridita  . 

871.  Ci  convenne  quindi  contentarci  fol  tanto  di  fpia- 
re  un  così  grave , e pericolofo  rovinio  dalla  fommità  de’  terre- 
ni , che  dominavano  la  fottopofiia  rivoluzione  • ma  non  ci  fu 
nè  pure  conceduto  approiTimarci  di  molto  agli  orli  di  e di , 
perchè  vedemmo  a pruova  che  erano  facili  allo  feofeio , per 
poco  che  con  fioverchia  libertà  fi  premeano  dal  piede  ; e al- 
tronde la  faccia  della  più  interna  parte  de’  poderi  medefimi 
vedeafi  miferamente  lacera  , e fparfa  di  brutte , e gravi 
fenditure  . 

873.  Era  dolorofo  a vederli,  ma  è neeelfario  a notarli, 

che 


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Delle  Calabrie.*  301 

che  lungo  quelli  fpazj  di  perpetue  mine  fpandèafi  un  confi- 
derabile  sfafciume  di  creta  , di  mezzo  al  quale  elcvavanli  di, 
rado  in  rado  alcuni  colli  formati  dalla  (Iella  creta  , fu  i quali , 
con  un  miferabile  fpettacolo,  vedeanfi  efillenti  le  fuperficie  de’ 
terreni  fquarciati , ornate  ancora  di  quegli  (ledi  alberi , e del- 
le llede_  fruttifere  piante , che  dianzi  ripofavano  nel  loro  ma- 
terno fuo!o,  e che  la  furibonda  mano  della  natura  lacerò  , e 
divife . Si  vegga  il  Rame , fegnato  col  num.  LUI. 

S73.  Quelli  angoli  della  terra  Calibra , per  angufti  che 
fodero  , non  lafciavano  di  elfere  pregevoli  per  1’  abbondanza 
di  molte  derrate  ; ma  la  loro  piacevole  condizione  rimafe  di- 
fciolia  come  lieve  nebbia  , abbandonata  al  folììo  di  repentino 
• irreparabile  vento . E lungi  dall’  impiegare  il  tempo  a narrarne 
1'eliin'ta  abbondanza,  fembrerebbe  più  ragionevole  il  compian- 
gere la  dura  fituazione  , in  cui  dovranno  predo  , o tardi  ri- 
durfi  i fuperfliti  infelici  avanzi  della  popolazione,  per  La  trilla 
compagnia  di  tanti  putridi  llagni , per  la  lorda,  e imprudente 
negligenza , con  cui  e (Ti  fi  tengono  affollati , e chiufi  in  ba- 
racche mifere,  mal  formate,  e troppo  fpelEimente  aderenti , e 
ammonticchiare  . Nè  pare  che  oltre  a ciò  meriti-  minore  at- 
tenzione l’ imperizia , che  vi  ha  in  que’  naturali  del  faper 
porre  a profitto  gli  fleffi  rivolgimenti  de’  terreni , i quali , lungi 
dall’  edere  guardati  inoperofa mente  , c con  inutile  afflizione 
rammentarne  l’antica  fertilità,  dovrebbero  anzi  edere  rivòlti, 
riordinati , e {ottopodi  all’  indolirla  ,'  e alla  mano  delL’.uomo , 
quando  che  fienfi  con  provvido  configlio  realmente  emendati 
gli  ftagni  , thè  fono  il  veleno  dell’  aere  , e gli  (popolatali 
d’ ogni  più  numerofa  popolazione . 

87+- 


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Istoria  dei.  tremoto 

874.  Termineremo  quedo  articolo  col  rammentare  che 
nel  territorio  di  Strizzano  fi  videro  dopo  XVII  fecoli  rinnovati 
dalla  natura  ne’  dì  del  Tuo  furore  in  diverfo,  e più  miferando  mo- 
do quafi  quegli  efempj  fteflì  , che  nel  di  (fretto  Pompeiano , e nell’ 
Ercolanenfe  avvennero  fiotto  l’imperio  di  Nerone . In  ciò  è no- 
tahililTi  ma  la  circo  danza  del  giorno  : in  Sitizzano  nel  dì  cin- 
que di  Febbraio  furono  ingojate  dalla  terra  400  pecore  , e vi 
rimafero  con  elle  nabidati  tre  pafiori  . E al  dire  di  Seneca , 
in  quella  fiatale  rivoluzione  fifica,  memoranda  per  la  mina  di 
quelle  belle  citt'i , avvenuta  allora  in  un’  epoca,  che  portava 
anche  il  giorno  cinque  di  Febbraio,  perirono  600  pecore,  fen- 
za che  fiulla  loro  macchina  fi  folle  odervata  la  minima  lefione. 

875.  Notabile  fu  l’ avventura  di  una  ragazzetta  di  no- 
ve anni , la  quale  erafi  dalla  cafia  paterna  partita  da  Cufoleto 
per  raggiugnere  ne’  vicini  campi  della  contrada  , denominata 
Canali  , fuo  padre  , chiamato  Francefco  Poli/lina , nativo  di 
Sitizzano  . Per  idrada  queda  innocente  fanciulla,  che  appellali 
Caterina,  fu  forprefa  dal  tremoto.  Le  ruine  non  la  opprelfero : 
ne  rimafe  però  fmarrira  a fegno  tra  le  nabidate  campagne , che 
fpinta  dallo  fpavento , fi  ricovrò  in  fu  una  collina  di  creta  , 
che  in  attimo  formofii  nell’orribile  rivolgiménto.  Quivi  l’in- 
felice redò  efpoda  fenza  configlio,  e fenza  ajuto*  e incerta 
del  fuo  deftino  , e del  fentiero  , che  batter  potede  per  ufcir 
d’inciampo,  ella  dovette  i fuoi  giorni  a,  una  capra  , che  le 
/ervì  di  fcorta  . Queda  mifera  bediola,  errando  per  là  entro 
quelle  mine  , le  fi  preferito  davante , belando  fmarrita . L’ ana- 
logìa de’  cafi  fovente  approdi  ma  , 0 confonde  i confini  delle 
fpecie  , e fembra  che  fi  fodengano  a vicenda  in  un  periglio 

comu- 


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Delle  Calabrie.  303 

comune  . La  capra  , che  dianzi  fembrava  fpaventata  , approfii- 
raofli  alla  villanella  j e la  villanella , che  palpitava , confufa  , 
e dubbia  del  fuo  deftino , riguardò  come  un  principio  di  fulu- 
te  la  compagnia  del  belante  animale  . Quello  di  là  a poco 
moire  i palli  , e quella  rincorata  feguillo  j e dopo  ben  lungo , 
e incerto  erramento  di  via,  fervendo  l’una  all’altro  di  fcor- 
ta , e di  compagnia,  la  villanella  non  attefa,  anzi  compianta 
come  eftinta , giunfe  full*  imbrunir  del  giorno  colà  , ove  udi- 
tranlì  i gemiti  de’  miferi  avanzi  di  Cufoleto  . 

876.  Non  toccò  un  eguale  deliino  a un  infelice  , che 
cavalcando  lungo  i terreni  rivolti , e nabillàti , trovò  il  ter- 
mine de’  fuoi  giorni  o ingoiato  dalla  terra  con  tutto  il  caval- 
lo , fertza  averfene  mai  più  potuto  rinvenire  il  fegno , o forfè 
oppreilò  c profondamente  fepolto  fotto  gl*  innumerevoli  , e 
immenfi  ammaffi  delle  tante  , e unte  ruinc  ivi  avvenute  . 

S.  Cc‘ flirta  , e fuoi  Villaggi  . 

' 1 • . t « - 1 b . . • 

877.  Abbandonammo  quelle  fedi , ove  per  tutto  incon- 
trammo efpofla  una  delle  più  tragiche  feerie  , che  la  natura 
avelie  mai  fpiegate  ne’  giorni  del  fuo  furore  in  tutta  la  defò- 
lata  parte  di  Calabria  ultra  j e movemmo  il  piede  verfo  il 
di  tiretto  di  S.  Crifina . 

878.  Nella  efplorazione  di  quelli  luoghi  fi  contentò  di 
tenerci  gentil  compagnia  lo  fleffo  D.  Gregaria  Lugani , di  cui 
altrove  parlammo . A coftui  fi  uni  un  giovane  Prete , che  il 
■degno  Parroco  di  Cufoleto  volle  unito  al  Sia.  Lugana , per 
ifcortarci  lungo  le  flxade  o minate,  0 perdute.  Quelli  ci  pro- 

cura- 


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* oq.  Istoria  del  tremoto 

curarono  la  compagnia  di  due  amici , die  aveano  in  J1.  Cri - 
Jiina  , i quali  ci  guidarono  per  lo  pericolofo  fon  tic  io  , che 
mena  alla  dirtrutta  città . 

879.  Pria  di  ragionare  partitamente  de’ difafìri  avvenu- 
ti nel  tenimento  di  S.  Crijìina , troviamo  affai  ragionevole  il 
premettere  alcune  circoftanze  meritevoli  di  effere  antivedute.- 

880.  S.  Crijìina  ha  un  territorio,  il  cui  circuito  li  ap- 
presili ma  alla  eftenfione  di  20  miglia  . 

881.  E'  notabile  che  prendendo  per  punto  principale 
S.  Cri /lina,  e tirando  due  linee,  una  orizzontale  di  1900  palli 
da  S.  Crijìina  verfo  il  lato  di  oriente  a mezzogiorno  su  gli  ultimi 
contini  di  PcJavolij  ed  un’  altra  linea  perpendicolare  di  aedo  patii 
da  S.  Crijìina  verfo  ponente  su  gli  ultimi  termini  di  Labri  chi , 
lì  troverà  , che  in  quefti  fpazj  fi  rinvengono  i nomi , e le 
mine  della  diilrutta  città  di  S.  Crijìina , co’cafali  di  Lubrichi, 
di  S.  Giorgia , di  Scido , di  Par  acori  o , e di  Ped  avoli.  Tutto 
il  di  più  di  quello  rifpettabilc  difìretto ,' è atlolutamente  pri- 
vo di  abitazioni  nella  intera  fua  rimanente  longitudine , e 
larghezza:  dirtela  di  terre  , che  tranne  qualche  cafa' rurale, 
è ■ tutta  occupata  in  parte  da  valloni , in-  parte  da  bofeaglia  ,1 
e in  altra  parte  pofla  a coltura,  o per  ufo  di  femina , o per 
vigneti , o per  oliveti , o per  gelfi  . 

882.  Ciò,  che  merita  fomma  attenzione,  fi  è che  im- 
menfa  è la  copia  delle  acque  feorrevoli,  dalle  quali  tutto  quefto 
fpaziofo  di  feretro  è di  paffo  in  parto,  non  fappiamo  fe  dir  fi 
debba  favorito,  o tormentato.  Tra  torrenti,  e piccioli  fiumi 
ve  n’ ha  29  , tutti  i quali  fi  confondono , e mettono  foce  in  due- 
fiumi  principali , Il  primo  di  effi  dicefi  Cimi , che  fi  flende  quali 

dalle 


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Delle  Calabrie. 


dalle  bafi  di  d1.  Crifina , e lafciandofi  Lubrichi  a fi  ai  lira , fen  paira 
dal  lato  di  mezzogiorno  per  OppiJo , che  gli  rimane  a diritta, 
e'  va  a confonderli  nel  Biafe  , come  altrove  notammo:  quello 
Carni  è il  minore  de’  due  fiumi  principali  di  S.  Crijlina . 

883.  L’altro  fiume,  che  è maggiore  del  primo,  e per 

copia  di  acque  , e per  eftenfione , è quello , che  dicefi  il  V ar- 
dane , che  fen  corre  fino  lungheifo  mitizzano  , e le  bafi  di  quel- 
le alture  di  C afeli oce , che  guardano  il  mezzogiorno  . Da  ciò 
fi  vede  quanta  parte  di  terreno  debba  in  quello  territorio  ri- 
manere preda  indifcreta  delle  acque  , convenendo  di  prefiare 
il  letto  a due  fiumi  principali , e a 29  , o fiumicelli , 0 tor- 
renti . „ <;  ; 

884.  La  città  di  S.  C rifinì  giacea  in  fu  una  rupe  al- 
tifiima , Uom , che  fi  ponga  a confiderarla  , fituandofi  di  rim- 
petto  all’  enorme  lago  , che  appiè  di  ella  formoli!  , vedrà  da 
jnan  diritta  per  que’  lari , che  riguardano  il  levante  e ’l  fet- 
te otri  0 ne  , una  ferie  di  rupi  non  di  molto  inferiori  a quella 
fu  cui  elfa  città  giacea. 

835.  OlTerverà  a ridoffo  della  diilrutta  abitazione  altre 
rupi  confiderabili  da  levante  a mezzogiorno . 1 

• 886.  Da  man  finiflra  gli  li  aprirà  dinanzi  per  la  via 

del  mezzogiorno  a poncnt e un  anfiteatro,  fparfo  in  parte  di  al- 
cune pianure  , di  molte  colline , e di  qualche  vallone . 

887.  Di  fronte  gli  fi  ergerà  dalla  via  del  ponente  una 
lunga  ferie  di  alti  colli , i quali  con  ordine  continuato  pro- 
cedono fino  prelfo  Lubrichi , ove  pria  di  giugnere  fi  cftenuano 
in  un  piano  inclinato  . 

888.  E per  l’oppofito  della  via  del  fettentriont  mirerà, 

Q.  q quali 


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3r>6  Istoria  del  tremoto 

quali  a dirimpetto , altri  colli , i quali  con  ordine  incerto  de- 
generano ove  in  falli  piani , e ove  in  colline  interrotte . 

889.  Le  due  alture , che  davano  oppofle  alla  città  da 
ponente  a fettentrione  , formavano  col  loro  feofeefo  dorfo  i 
fianchi  dei  vallone  , in  cui  giacea  il  letto  di  quelle  acque, 
che  indi  produceano  il  fiume  Cumi , o in  elfo  fi  confondeano. 
Quelle  acque  erano  quelle,  che  fi  fomminidravano  dal  fiume 
della  M'tfa , che  le  ftava  a man  dritta  pel  lato  del  levante 
al  fettentrione , e dal  fiume  di  Crijlina  , o fia  della  Serra , 
che  le  ftava  dalla  fin  idra  pel  lato  del  mezzogiorno  fiumi , 
che  la  teneano  come  divi  fa  da  tutto  il  redo , e che  circo- 
fcrivendone  predo  a poco  le  bafi  , feorreano  fino  al  fiume  la 
Modia  , ed  ivi  univanfi , per  formare , come  tedè  notammo  , il 
fiume  Cumi. 

890.  La  città  di  S.  Crijlina  è ora  un  nome  vano , e di 
efTa  non  elidono  nè  pure  i rimafugli , ammonticchiati  in  quel- 
la confufione  , in  cui  gli  riduffe  il  furore  della  natura  ; per- 
chè la  mano  dell’  uomo , e per  edrame  i materiali  fepoltivi  , 
e per  le  giude  provvidenze  prefe  dal  governo , ha  rutta  can- 
giata , e alterata  la  fituazione  delle  deife  ruine.  Noi  vi  giu- 
gnemmo  negli  ultimi  giorni  di  Maggio  ; e commiferandone  la 
devadazione , non  fummo  al  cafo  di  oifervarvi  fenomeno 
alcuno  , efiendoci  toccato  fol  tanto  di  elfere  partecipi  del 
moledo  complimento  , che  ci  offerfe  1’  abbominevole  fu- 
mo , che  efalava  da  quel  fuoco  , che  vi  fi  fece  appiccare , 
per  incenerire  , e didruggere  le  fodanze  incadaverite , e putre- 
fatte , che  rimafero  fepolte  fotto  i nabiflamenti , e che  veni- 
vano di  tratto  in  tratto  efpode  all’aere  libero  da  quegli  feon- 

. • figlia- 


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D u l e Calabrie. 


3°7 

figliati , i quali  per  un  genio  o di  avidità , o di  rapina  ófa- 
vano  di  rimuoverne  i rottami . 

851.  Ma,  fe  non  vi  fu  luogo  a contemplare  le  mine 
degli  edificj  di  S.  Crijiina  , avemmo  pur  troppo  lunga  occa- 
fione  di  commiferare  l’ orrendo  foqquadro , in  cui  furono  pò-  Q 
fli  i terreni . 

89».  Nella  rupe  , che  formava  la  bafe  della  di  lì  rutta 
città  dal  lato  del  levante  , non  vi  erano  che  picciole  , e ap- 
pena notabili  alterazioni  . Nella  parte  della  bafe  , che  Ila  a 
dirimpetto  del  vallone , erano  di  così  poco  momento  le  muta- 
zioni , che  1’  occhio , già  avvezzo  a guardare  i mafliimi  fcom- 
ponimenti  , le  guatò  appena  -,  Da  quella  via  , che  è rivolta 
a mezzogiorno , vi  erano  frequenti  lacerature;  ma  effe  non  giu- 
gneano  nè  a fowertimento , nè  a (ingoiare  mina . 

893.  Non  era  tale  però  lo  (lato  delle  cofe  di  là  dalla 
rupe,  lungo  la  fponda  del  fiume  della  Serra.  Quivi  incontra- 
vanfi  alcuni  terreni , ne’  quali  le  fenditure , ancorché  fodero  di 
cortiflìma  profondità  , erano  però  così  frequenti , che  la  fuper- 
ficie  de’  terreni  avea  tutta  la  fembianza  , per  così  dire  , di 
un  vetro  fpezzato  con  violente  percoflà  in  frantumi,  e in  an- 
goli di  varie  forme.  La  ruina  malli  ma,  e lo  sfafeiume  s’in- 
contrava dugento,  e più  palli  al  di  là  della  rupe  di  S.  Crijiina, 
lungheffo  il  fiume  anzidetto  della  Serra . 

894.  DÌ  coteffi  fpazj  rivolti , e da  quelli , che  erano 
full’  oppofta  fponda  egualmente  conculG  , cominciavano  quei  di- 
fafìri,che  dettero  l’origine  al  quafi  infuperabile  lago , in  cui  è 
degenerato  il  così  detto  vallone  di  S.  Crijiina.  In  quello  di fa- 
ffro  la  feena  di  maggiore  momento  fi  rapprefentò  da  quella  fe- 

Qq  a rie 


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308  Istoria  del  tremoto 

rie  di  colli , che  ftavano  da  man  finiftra  a pónente  , e che  fi 
eftendeano  , come  dicemmo , fino  verfo  Lubrichi  . I terreni  y 
e i colli  interrotti , che  efifleano  da  man  diritta , e che  co- 
minciando dalle  alture  de’  poderi  dello  Spirito  Santo  , eften- 
deanli  in  giufo  tra  ponente  , e fettentrione  y furono  quelli , che 
vi  rapprefentarono  la  parte  minore  j or  quefti,  lungi  dal  nuocere 
molto  alle  acque  , foffrirono  anzi  moltiffuno  dall’  allagamento 
da  effe  prodotte . Ecco  le  origini  del  gravilfimo  ftagno , in  avi 
degenerarono  i fiumi  della  Serra  , ilfiuine  della  Mufa  r e quel- 
lo della  Madia.  La  depravazione  in  elfi  avvenuta  traile  ficco, 
come  inevitabile  confeguenza  , il  difordine  del  fiume  Cumi , 
nel  quale  andavano  poco  giù  del  mulino  a mettere  capo  i di- 
lordine,  ciré  influì  moltilììmo  a produrre  quei  lacci,  della  te- 
nacità de’  quali  dovette  l’ infelice  Oppido  rifentirfi , e provat- 
ile parte  del  danno  . Si  ol fervi  il  Rame  LI  Vi 

895.  Sommo,  conte  te  lì  è dicemmo,  fu  il  fowertimen- 
to  de’  colli  fituati  a ponente.  In  quelli  non  vi  fu  genere  di 
rivoluzione,  che  avvenuta  non  vi  folle  . Vi  fu  lo  sbalfamen- 
to  : vi  fu  1’  elevazione  ; vi  fu  lo-  sbalzo , non  folo  dalle  vie 
fuperiori  alle  inferiori  ,.  ma  ben  anche  dalle  parti  piu  balle 
alle  più  fuprente  • e in  tutte  quelle  mutazioni  vi  fu  il  per- 
petuo rovinio,  a cui  preftò  la  fua  forza  l’acqua  , che  emerger 
dovette  dal  feno  della  terra  , e le  cui  tracce  erano  vilibi- 
litlime  in  molte  r e molte  parti  di  tutta  quella  eltenlione  di 
luoghi,  che  reftarono  dalla  rivoluzione  forpreli . 

8^6,  La  diftefa  di  quefti  luoghi  era  poto  minore  di  due 
miglia  per  lunghezza  j e prefa  la  latitudine  di  elii  dagli  orli 
inferiori  fino  alla  (ommit'i , la  loro  maggiore  larghezza  eccedei 
la  mi  fura  di  quattrocento  paffi  . 897 . 


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Delie  Calabrie.  309 

897.  Era  notabile  che  , malgrado  l’ enorme  rivolgimen- 
to di  quelli  luoghi , v’ erano  ancora  alcuni  pezzi  di  terreno  il- 
lefi  } e in  oltre  ve  n’  eran  di  quelli , i quali  altro  cangiamen- 
to non  avean  fofferto , le  non  che  il  danno  di  ettere  flati  in- 
vali dalle  mine  de’ liti  contermini  , i quali  fdiiantati  dalla  loro 
fede  , erano  piombati  su  i medefimi , 0 in  malli  fpogliati  di 
alberi  , o in  ammattì  uniti  agli  alberi  ftelfi  , che  vi  li  con- 
teneano . 

898.  La  parte  fuperiore  , che  formava  la  fuperficie  di 
quelli  colli',  da’  quali  lì  erano  fiaccate  le  porzióni  già  rovina- 
te , era  rimafa  intera  a fegno  , che  era  raro  il  trovare  in  ef- 
fa  qualche  fenditura  . 

, 899.  Il  materiale  , che  forma  il  corpo  principale  delle 
tuine , era  la  creta  ; quella  lidia  creta  , che  tino  alla  noja  ci  toccò 
di  vedere  eruttata  da  per  tutto,  ove  incontiavanft  ruine  . Tra 
quella  vi  erano  copiofe  porzioni  di  arena  eterogenea  , fparfa  di 
rottami  di  tcllacei.  Gli  Arati  di  terra  vegetabile  erano  fotti- 
li  , e non  infrequentemente  lordi , e fpaTfi.  di  arena  . La  cre- 
ta nella  maggior  parte  era  ridona  in  mucchj  di  sfàfciumi , ne’ 
quali  il  piede  rimanea  infangato , ed.  il  battone  vi  lafciava  i 
fegni,  e il  forame  della  fua  intrulìone  • colla  circoftanza  che, 
profondando  lino  a due  palmi  , e talora  fino  a tre  , era  fre- 
quente il  trovare  talmente  inadquate  le  parti  della  fletta  creta , 
che  v’era  tutto  il  luogo  a dover  credere , che  grande  cflcr  do- 
vette la  copia  dell'acqua  emerfa  dalla  terra  in  quei  fatali  mo- 
menti . Nè  li  creda  che  ciò  lì  folle  offervaro  ne’  foli  orli  dello 
ftagno,  ma  per  l’oppofito  fi  viva  nella  perfuafione  che  quetta 
elplorazione  fu  da  noi  replicatameme  tentata  negli  sfàfciumi 

pii 


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^10  IsTfiaiA  DEI.  TREMOTO 

più  dittanti  dagli  orli  dello  ttagno  i lìdio  . Quella  circottanza 
ci  fpinfe  a fofpetiare  che  cjueflo  {lagno  noti  era  forfè  una  ma- 
nifattura intera  nè  delle  fole  acque  de’  fiumi  , nè  delle  fole 
muffe, che  piombando  in  olì,  ne  intercettarono  il  corfo.Que. 
ilo  fofpetto  ci  parve  tanto  meno  irragionevole,  quanto  era  più 
facile  l’avvertire  che  non  folo  dall’  immenfa  copia  delle  acque, 
le  quali  erano  fiate  intercettate , ma  altresi  dalla  profondità 
dello  ttagno  fi  rilevava  che  la  quantità  di  quette  acque  era 
fuperiormente  maggiore  alla  quantità  , e al  volume  di  quelle, 
che  poterono  per  avventura  trovarli  efiftentf,  e fcorrevoli 
lungo  il  letto  di  quelli  fiumi  nel  momento  fatale  , che  effe 
furono  arredate  nel  carcere , ove  ora  giacciono  {lagnanti. 
Egli  è vero  che  di  giorno  in  giorno  da’ luoghi  fuperiori , ri- 
matti ancor  liberi  , perviene  in  quello  {lagno  fe  non  tutto , 
almeno  parte  del  folito  flutto  de’  fiumi  j ma  quando  li  rifletta 
alla  circolianza  che  quetti  non  porta»  feco  loro  , foprattutto 
nella  ftagione  di  primavera,  molto  volume  di  acqua,  vedraffi 
chiaro  che  nè  pure  per  quello  riguardo  rimane  efclufo  il 
nottro  fofpetto  . Si  dimanderà,  ma- donde  fi  può  credere  derivata 
r acqua  dello  fa  a no  ? Abbenchè  noi  ci  avelli  mo  fatta  una  legge 
di  cifere  femplici  relatori  de’  fenomeni , e di  attenerci  religiofa- 
mente  dalle  teorie,  e dalle  fpiegazioni  de’  fenomeni  medelimi  j 
non  è per  ciò  che  negar  ci  fi  poffa  la  libertà  di  avvertire 
che  la  natura  frequentemente  ci  ha  fatto  offervare  d’  effere 
data  faciliflima  nel  fare  emerfioni  di  acqua , anche  negli  ftelli 
liti  lontani  da’  fiumi . Non  fappiam  dunque  vedere  che  mai 
poffa  aver  proibito  alla  natura  di  tentare  ne’ letti  de’ fiumi 
quello  dello  , che  con  tanta  frequenza  effa  ha  operato  o di 

coda 


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Delle  Calabrie.  311 

cofta  alle  fponde  di  quelli , o lungi  da’  medefimi . 

900.  I guaiti,  avvenuti  nel  lato  oppolto,  furono,  come 
altrove  notammo  , minori  j e quivi  avvennero  prelfo  a poco 
le  fteffe  cofe , colla  diverfità  però  che  lo  fcantonamento  delle 
pendici , e ’l  rivolgimento  de’  terreni  non  ebbe  quella  profon- 
dità , e quella  fteffa  latitudine  , che  acquiflò  nel  lato  oppofto. 
Di  più  il  numero  delle  parti  ri  mafie  illefe  era  maggiore . 
Ciò , che  vieppiù  nocque  a quelli  fiti , fu  la  inondazione  , 
alla  quale  foggiacquero  foprattutto  que’  terreni , il  cui  livello 
era  inegualmente  baffo , e la  pofizione  delle  colline , e de’ 
terreni  era  talmente  irregolare  , che  lafciava  interflizj  tra 
l’una,  e l’altra  divifione  di  colline,  e di  pendici.  Tra  que- 
lli interflizj  1’  acqua  penetrò  liberamente  , ed  empiendone  gli 
angoli , fi  eflefe  di  là  dal  letto , ond’  era  traboccata , e ove 
contenuta  fi  farebbe  , fe  le  fponde  foffero  fiate  fucceffivamente 
continue  , e le  bali  delle  pendici  non  interrotte  , e irregolar- 
mente contigue  . 

901.  Per  quanto  riguarda  le  alterazioni  avvenute  nel- 
le rupi , e nelle  parti , che  giaceano  dalla  diritta  della  diflrut- 
ta  città , quelle  furono  ancor  effe  inegualmente  ove  grandi , e 
ove  difcretiffime  . Fra  tanti  cangiamenti  era  però  notabile  , 
che  da  per  tutto  vedeanfi  lunghe  tracce  di  quella  fleffa  legge 
di  efenzione  , per  la  quale  furono  altrove  rifpettati  i terreni . 

901.  Ma  il  più  Ibrprendente  fpettacolo  fi  fotmò  da’  pro- 
digiofi  fenomeni , che  ne’defolati  luoghi  di  S.  Crijiina  produf- 
fe  il  terremoto  di  sbalzo  . Facea  raccapriccio  a confiderà  re 
1’  orribile  veemenza , con  cui  di  lancio  erano  fiate  dalle  balle 
parti  in  alto  elevati  gli  edificj  , e i poderi  ; e quindi  come 

per 


\ 


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3» 5 Istoria  dii  tremoto! 

per  ifcherzo  o depofnati  nelle  alte  vicine  fedi , o ivi  gettati, 
c ridotti  in  frantumi.  Non  furono  meno  Urani  i moti,  co’ 
cjuali  lunatura  fi  valfe  dello  sbalzo  Aedo,  non,  filo  per  i Schian- 
tare , e diftruggere  le  bufi  delle  fabbriche,  degli  alberi  , delle 
piante  fruttifere  , c delle  terre , ma  ben  anche  per  ifpingere, 
e lanciare  dall’alto  al  balio  quelle  vittime  della  rivoluzione, 
ove  per  farne  la  piii  crudele  definizione , e ove  per  ridurle  a 
errare  lungo  tratto  di'  firada  j e quindi  o abbandonarle  al  ca* 
fo  , o intruderle  ne’  terreni  contermini  , col  duro  fentimcnto 
dì  opprimer  quelli  col  pefo  di  ofpiti  così  moiefti,  di  ridurre 
chili  le  piante  efpulfe  dal  loro  natio  terreno , e di  obbligarle 
a vivere  cpme  piante  paralTìte  in  fuolo  altrui  „ 

903.  Sarebbe  un  alterare  i fatti  l’ afferire  che  quefie 
mine  fo  fiero  fiate  comuni  a tutti  i dintorni  della  difirutta  cit- 
tà . Effe  non  oltrepafiarono  di  là  da  certe  linee . I fiti , che 
principalmente  rimafero  oltraggiati  furon  quelli,  che  erano  podi 
lunghelfo  il  fiume,  o che  gli  ftavano  di  lato.  PoiTono  confi- 
derarfi  prelfo  a poco  colla  fiefla  legge  que’  luoghi , che  da  man 
diritta  feendeano  giù  colla  direzione  a fettent rione  ; ma  ciò  non 
5’  intenda  detto  in  un  fenfo  così  ampio  a doverli  credere  che 
da  per  tutto  le  mine  follerò  fiate  o fomme , o generali,  Cip 
è così  vero , $he  , fe  non  temelfimo  di  urtare  in  una  nojofa 
numerazione  di  parti,  noi  potremmo  annoverare  molti , e molti 
poderi,  ne’  quali  non  v’era  la  minima  apparenza  di  difaftro  . 
Accrefce  nuova  forza  a quella  propofizione  la  circoftanza  in- 
negabile che,  dopo  quattro  in  cinquecento  palli  di  là  da  S. 
Crijlina  , tutt’  i terreni , che  Hanno  dalla  banda  di  man  diritta, 
o rimalero  affatto  illefi , o foffrirono  leggiere  mutazioni . 

9°4' 


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Delle  Calabrie- 

904.  La  drada , onde  pria  fi  andava  alla  defolata  città, 
ora  è per  la  mafiìma  parte  ridotta  in  uno  sfafciume  c danno  , 
che  in  alcuni  luoghi  la  rende  pericolofa  , tuttoché  non  fieli 
trafcurato  di  tenerla  cudodita  . Quella  llrada  ha  da  man  drit- 
ta, tornando  da  S.  CriJÌ ina  , alcune  rupi  altilTime  • e ha  dalla 
Anidra  qualche  colle,  e molti  fottopofii  profondi  dirupi  . Dall* 
una  all’altra  banda  fa  forprendimento  il  vedere  che  tutto  o ri- 
daceli a un  ammalTo  di  arena  eterogenea , fenza  glutine , e faci- 
lifiima  a difcioglierfi , e a fepararfi  di  commercio  da’  liti , ove 
«■ovali  aggregata , o è una  tumultuaria  unione  della  della  are- 
na , ove  ridotta  in  una  villana,  e Imperfetta  petrificazione,  e 
ove  o tutta  ancora,  fciolta,  e slegata,  o in  parte  unita  da  un 
glutine  dilfolvibile  con  poco  dento . 

905.  Nell’ una,  e nell’ altra  arena  vi  ha  copia  prodigio- 
fa  di  rottami  di  teftacei  : colla  circodanza  che  egualmente  e ne' 
pezzi  uniti  da  glutine  denfo  a modo  di  una  imperfetta  petri- 
ficazione , e nelle  malfe  arenarie  addenfate  da  poco  glutine , 
à cofa  frequentifiima  il  rinvenire  copia  immenfa  di  tedacei  o 
interi , o quali  interi . Noi  conferviamo  nel  nodro  mufeo  ac- 
cademico una  jacobéa  ben  grande  , che  ivi  raccogliemmo  ; e 
nel  cavo  di  elfa  vedefi  moltiflìma  arena  raccoltale  agglutina- 
ta . Pu>>  vederfene  la  figura  a grandezza  naturale  nel  Rame , 
fegnato  col  num.  XLIV  . Conferviamo  ancora  alcuni  pezzi  di 
altre  jacobie , che  per  negligenza  di  chi  le  trafportò  , fi  rup- 
pero . Raccogliemmo  alcuni  fpondiliti  non  già  feparati , ma 
connetti  , e uniti  uno  fui  dorfo  dell’  altro . E trafportammo 

.con  noi  un  rude,  ma  grolfo  malfa  di  arena  quali  petrificato,’ 
in  cui  vi  ha  copia  di  tclliniti , di  mille  pare , di  J’crpole  , di 

Rr 


jaco - 


Istoria  d£l'  tremoto 


JH 

jjcotèe  , e d’altri  nicchj  di  teftacei  . 

joS.  Se  pe’  falli  della  ftoria  naturale  è cofa  piace- 
volifTima  quefta  infigne  raccolta  di  tanti  codici  degli  annali 
della  natura j ciò  non  è di  eguale  prezzo  , e di  utile  pel  be- 
ne, e per  la  Scurezza  degli  edificj  fervibili  al  ricovero,  e all 
ufo  degli  uomini . Sono  fenipre  inlidi , e pericolo!!  que  liti , 
che  raccolgono  nel  loro  feno  quefti  monumenti  di  una  imme- 
morabile vecchiaja . Elfi  debbono  prefto  o tardi  portar  la  pc-  j 
na  della  fragile  condizione,  e della  naturale  ijtftabilita  di  quel- 
la foftanza,  che  o rifiutò  , o abbandono  alla  rapina  della  ter- 
ra i parti  del  propio  feno, 

5>°7*  Quefta  rifledìone  merita  non  picciola  attenzione , 
perchè  la  diftefa  del  fuolo  arenario,  che  teltè  notammo, lun- 
gi dall*  elfere  particolare  e propia  di  alcuni  pochi  fiti , e per 
’i’  oppolito  molto  confiderabile  , e quali  comune  alla  malli  ma 
parte  de’  dintorni  della  dillrutta  citta  , Soprattutto  il  luogo , 
ove  noi  trovammo  raccolta  , e unita  tutta  la  fuperftite  popo- 
lazione di  S.CriJlinJ , è per  l’appunto  tutto  arenario.  Egli  è 
vero  che  non  vi  ha  intorno  la  pericolofa  compagnia  di  ru- 
pi fragili , ecl  alte  j ma  non  può  negarli  che  gli  Idrati , che.  ora 
fervono  di  bafe  a*  tugurj  temporarj , ne  quali  fi  fono  ricovrati 
gli  abitanti,  lòno  in  tutto,  e per  tutto  compofti  di  arena  ete- 
rogenea , fragile  , dilfolubile  , e incapace  di  Servire  di  fo  Regno , 
e di  bafe  ficura  agli  edificj  ; a ciò  fi  aggiunga  che  nelle  vi- 
cinanze vi  è una  lunga  , e grave  fenditura . 

908.  In  generale  può  Stabilirli  che  le  malie  integranti, 
e i materiali  de’ dintorni  di  S.CriJiina  fi  riducono  alla  Seguen- 
te divifione . La  creta  concacea , e 1’  arena  eterogenea  forma- 
no 


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D E E L1  E .C'A  E A B R I E. 


3r$ 

no  la  mafia  interna  de’  territorj  pofii  fulla  lìnifira  di  J.  Crijiì- 
na . La- terra  vegetabile  ne  vefie  la  fuperficie  con  una  cover- 
tura  non  molto  dcnfa  , c fiottile  tanto  in  certi  (iti,  che,  per 
così  dire,  attraverfio  le  lacerature  della  vefie , tra  (pare  il  fiot- 
tòpofio  corpo  dell’arena,  o della  creta. 

909.  Per  Toppofiito,  i materiali  principali  de’ primi  po- 

nevi , che  fianfio  dalla  man  dritta , pollone  confiderarfi  in  due 
al  petti.  Quelli  che  Cominciano  dal  monte  dello  Spirito  Santo , 
e tirano  giù  verfio  ponente , e che  inclinano  appena  al  fetten- 
■t rione , quali  fino  alla  eftenlione  di  mille  , e cinquecento  palli 
per  lungo  , e di  quattro  in  cinquecento  palli  per  largo, 
■fono  comporti  interiormente  di  poca  creta  concacea , e di  mol- 
ta arena  eterogenea  ; e la  loro  fiuperficie  è coverta  da  una  ter- 
ùa  vegetabile  , il  cui  Arato  è meno  fiottile  , e più  denfio  di 
quello,  che  notammo  ne’ terreni  del  lato  oppofio.  ‘ 

910.  Il  materiale,  che  compone  tutto  il  re  fio  de’ terre- 
ni, e delle  rupi , che  dalla  fielfia  banda  della  mano  dritta  fono 
fituati  al  fettentvióne , e parte  dell’  oriente,  e che  prima  me- 
lano fino  a i fei,  ove  ora  fiono  finiate  le  barracche,  e poi  li 
efiendono  al  di  là  delle  medefime  fiupcriormente  , e inferior- 
mente, fi  riduce  0 a fiemplice  arena  eterogenea  , difiolubile , e 
•male  aggregata  , 0 a un’  impura  aggregazione  della  medefima, 
degenerata  in  malie  , che  mentificono  la  petrificazione  . In  co- 
lerti lìti  la  terra  vegetabile  o è ficarfa  , o ve  ne  manca  del  tutto. 

9 ir.  Egli  è vero  , che  s’ incontrano  alcuni  rari  pezzi 
di  rupe  più  loda,  e comporti  di  falli  gregari,  de’ quali  ve 
n’  ha  un  efiempio  nel  monte,  che  Ita  di  corta  alla  rupe,  ove 
giacea  Crijtina , e che  forma  l’altura  dell’orto  del  fu  Ca- 

R r a noni- 


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3t6  Istoria  dei  tremoto 

ncn'ico  Nata  ; ma  tali  malli  fono  rari  nc’  luoghi  da  noi  de- 
li-ritti, e per  contrario  ve  n’  ha  più  frequenza  ne’  lìti , che 
fono  a ridolfo  di  S.  Crijlina.  In  elfi  s’incontrano  alcuni  mafli 
di  fu  (fi  marziali , midi  colla  mica:  in  altri  vi  è un  mallo  di 
fclenite , eguale  a quello,  che  ritrovammo  a Mieto , e al  Li- 
.troma  , del  quale  parlammo  ne’ numeri  139  , e 14.7.  Di  quello 
• follile  ne  conferviamo  nel  noftro  mufeo  accademico  due  pezzi, 
che  ne  raccogliemmo  ; e finalmente  in  altri  di  entelli  monti 
vi  è il  tufo.  li’  degno  di  rifletterli  che  in  quelli  luoghi  di 
più  foda  confidenza  i danni  prodotti  dal  tremoto  furono  di 
così  poco  momento,  che  in  molti  di  elu  non  vi  Ji  feorge  il 
.minimo  feomponimento  : tanto  la  mal  licura  condizione  del 
fuolo  contrifcuifce  a rendere  più  ruinofi  gli  clfetti  del  tre- 
moto. Nel  Rai re  LIV  li  ha  un  faggio  della  rovina,  e del 
Lago  di  S.  Cri  fi  ina » . 1 ■ , . 

Lufirichi , t i 

912.  Abbandonammo  il  territorio  di  S.  Crijlina,  _t  ei 
folfermammo  a Lubrichi.  Nella  bada  parte  della  valle,  che 
divide  il  territorio  di  J1.  Crijlina  da  quello  di  Lubrichi,  tra- 
vi un  picciolo  dagnO.  La  ftrada , che  per  un’erta  da  quefto 
•flagno  menava  a Lubrichi  deflo , fu  didrutta,  e ridotta  in 
tino  sfafeiume  ; cd  è notabile,  che  ancor  quivi  dura  l’arena 
eterogenea , la  quale  per  altro  è più  fonile,  meno  fabbiofa , 

.e  più  micacea  di  quella,  che  trovali  ne’ luoghi  notati  in  S. 
Crijlina  . Ciò  fpecialmente  fi  olferva  nel  fuolo  della  firada , 
che  ultimamente  fi  è per  comodo  della  fuperflite  popolazione 
riparata. 

913.  Ne’  poderi  fupcriori  a quefta  firada  da  qualche 

bre. 


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D tt  l e Calabrie.  317 

breve  fenditura  in  fuori,  non  v’ha  nel  redo  lefione  alcuna, 
così  negli  alberi  di  ulivo,  che  ne’ terreni. 

91+.  La  fontana , che  è in  mezzo  la  pubblica  ftrada , 
non  foffrì  alterazione  alcuna  nelle  fabbriche , e nel  corfo  pe- 
renne dell'acqua.  Dopo-  pochi  palli  tutto  ciò,  che  s’in- 
contra, è de  filiazione , emina;  coftchè  di  Lubrichi  non  efifìo- 
no , che  appena  poche  tele  di  muraglie  dirute , e tutto  il  di 
.più  finì  di  efiftere.  Noi  trovammo  fgombcrati  tutt’i  rottami 
delle  ruine  per  la  provvida  cura  pref’ane  dal  governo  . Olfer- 
vanimo  appena  elidenti  alcuni  fquarci  del  pubblico  Tempio ; 
ma  ficcome  ciò  , che  n’elìtlea  era  un  avanzo  della  cautela  ufa- 
iavi  dalla  mano  dell’uomo,  per  diroccarne  la  parte  minante, 
che  piombando , avrebbe  potuto  ingombrare  la  publica  ftrada; 
così  non  credemmo  opportuno  di  larvici  attenzione . 

Seni 0 „ 

915.  Da  L'ibricki  pattammo  a Sci  do . I terreni  della 
fìrada,  che  vi  ci  menavano  , e i poderi  contermini  non  ci  offri- 
rono alcun  fenomeno,  e appena  combattemmo  in  qualche  fu- 
perficiale  fquarcio  di  terreno  . Giugnemmo-  al  ponte  , che  (la 
fui  Vurdunc  , e che  facilita  il  palio  a Scido  , e a Pedavoli , 
e’1  ritrovammo  intero,  e fenza  la  minima  lefione.  In  diftan- 
za  di  pochi  palli  da  quello  ponte,,  da  man  diritta , e fuperior- 
mente  al  fiume  fi  eftolle  un’  alriflìma  rupe  . Nella  balta- par- 
te di  eira  , e quali  in  didanza.  di  cento  palli  dal  margine  in- 
feriore del  fiume  , vedeafi  aperta  una  biga  lacerazione  , la 
quale  da  lungi  efibiva  la  faccia  di  una  caverna  fcavata  nclL’ 

inter- 


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;iS  Istoria  del  tremoto 

interno  della  rupe.  Una  tale  novità  attirò  la  nolìra  attenzio- 
ne, onde  ivi  ci  conducemmo.  Trovammo  una  fenditura  for- 
mata a Semicerchio  , colla  circodanza , che  la  curva  guarda- 
va l’ edema  faccia  del  dorfo  della  rupe , coll’  afpetto  a fettcri- 
trione , el  diametro  fi  rapprefentava  dal  corpo  della  rupe , il 
quale  appariva  tutto  lacero  , e tagliato  in  modo  che  le  fenditure 
eran  formate  a linee  rette . La  circonferenza  era  di  trentadue 
pafiì . La  profondità  di  queda  cava  edemporanea  era  di  dì- 
ciaifette  palmi . Nel  fondo  di  ella  vedevanfi  efidenti  i rotta- 
mi della  fuperficie  del  terreno  fprofondato;  e da  un  angolo 
del  cavo , fi  edollevano , oltre  agli  orli  del  medefimo , le  ci- 
me d'  un  gi  ovane  arbofcello  di  caftagna , che  vi  era  piomba- 
to col  fuolo , che  gli  ferviva  di  bafe . Gli  drati , che  fi  ven- 
devano nella  squarciata  faccia  di  queda  cavità  , confidevana 
in  terra  vegetabile  alquanto  denfa  , e in  una  ghiaja  fabbiofà. 
Negli  orli  di  quedo  cavo  vi  era  qualche  piccola  fenditura . 

916.  Girammo  vanamente  lungo  i dintorni  di  queda 
rupe,  e non  incontrammo  fui  fuo  dorfo  la  minima  ulterio- 
re lefione  • ma  ciò , che  ci  parve  aliai  Angolare , fi  fu  che 
quafi  nella  fommità  di  queda  rupe  medefima  trovammo  inte- 
ra, e illefa  una  mifera  cafuccia  rurale  di  una  fàbbrica  tutu 
gregaria , e villana  . 

917.  Giugnemmo  a Scido , e quivi  trovammo  le  con- 
diste mine . Memorabile  fu  lo  sventurato  fine  di  D.  Antonio 
Ruffo,  e di  D.  Pafqualim  Nota.  Quell’  infelici,  forprefi  dal 
tremoto , direnerò  tute’  i fentimenti  della  loro  tenerezza  per 
fervirfene  a vicenda  di  conforto , e di  fodegno  a fe  deiii , e 
di  cudodia  a una  innocente  bambina,  frutto  de’ loro  calli 

amo- 


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Delle  Calabrie; 


Sl9 

amori;  e quindi,  fràngendoti  al  fcno  la  cara  prole  , - quelle- 
vittime  dell’  amore  coniugale  e paterno  , unite  in  dolorati  am- 
pie (li , furono  con  una  trave,  che  loro  cadde  ruinofamente  fui 
collo , forprefe  da  morte  acerbitlima , la  quale  fu  in  ciò  folo 
pietofa , che  nonledivife,  e non  difciolfe  que’ nodi  etlremi , 
che  formati  aveano  i due  più  forti  , e più  teneri  fallimenti 
della  umanità.  Fu  compianta  la  dura  morte  de’  conjugr , e della. 
bambina , e di  quella  ne  fu  creduta  ficura  la  perdita  ; ma  dopo 
qualche  dì , eflendnfi  sgomberate  le  ruine , trovaronfi  i geni- 
tori etilati , colle  braccia  ancora  uniti , e tra’  cadaveri  del 
padre , e della  madre  ti  udì  vagire  femiviva  la  bambina  ; que- 
lla or  vive , ed  è tanto  più  fortunata , quanto  la  fua  età  non 
le  permette  ancora  di  fentire  qual  fine  infelice  ebbero  coloro, 
che  le  dettero , e che  le  confervarono  la  vita . 

91 3.  Grandi  furono  i fowertimenti , avvenuti  in  alcuni 
poderi  dei  territorio  di  SciJo . Nelle  contrade  Cejarini , Pera, 
e Scapala  tutto  fu  orribilmente  pollo  a foqquadro  , e grandi 
furono  le  fenditure  , che  vi  fi  fecero  . Eia  cofa  lagrimevole 
il  vedere  involti  in  un  fafciume  gli  alberi  di  ulivo , di  grl/i, 
e di  cajìagne  colle  viti , e con  altre  piante  fruttifere . 

Pedavoli  . 

919.  Nel  territorio  di  Pedavoli  vi  fu  qualche  lefione  ; 
ma  l’abitato  fu  ridotto  in  un  confufo  ammalio  di  ruine.  Noi 
non  potemmo  otlervarne , che  i rottami  già  sgombrati . Quivi 
ne  furono  varie  cofe  di  particolari  disgrazie  raccontate  ; ma 
ne’  racconti  vi  notammo  tale  equivoco , e tale  tumultuaria 

in- 


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-10  Istoria  del  tremoto 

incocrenza,  che  filmammo  più  cauto  configlio  il  non  predar- 
ci fede  , che  1’  efporci  al  rifehio  del  rimanere  circonvenuti  da 
cTuelT  inconfidcrato  genio , che  fpelTò  hanno  gli  uomini  di  al- 
terare la  natura  delle  cofe , e di  compiacerli  di  tutto  ciò , 
che  ha  la  fembianza  di  mirabile  , e di  forprendente . 

pio.  In  poca  difianza  da  Ped avoli  vi  ha  un  monte  al- 
tiflimo,  nella  cui  fommità  vi  fono  due  cave  di  talchi , l’uno 
de’ quali  è bellifiimo  . Noi  ne  procurammo  molti  pezzi  , che 
trafportamir.o  nel  nofiro  mufeo  accademico  . . • 

921.  Con  piacere  incontrammo  in  Pcdavoli  uno  fpezia- 
le  erbolajo  . Abbenchè  quelli  avelie  quello  ftelfo  genere  di 
orgoglio  r che  aver  fogliono  quefti  memoriofi  polfelfori  di  le- 
gni, e di  nominativi  di  una  parte  intcreflante  della  fioria  na- 
turale , la  quale  farà  fempre  un  ifìrumento  di  ozio , o d’ in- 
ganno , quando  non  fi  faprà  profefsarne  la  cognizione  da  filo- 
fofo , per  convertirne  i beni  ancora  ignoti  in  foccorfo  dell’ 
umanità  , e in  vantaggio  delle  arti , e de’  me  fi  ieri  • pure  non 
lafciammo  di  applaudire  al  buon  volere  di  un  uomo  , che  ci 
parve  tanto  più  lodevole,  quanto  quell’arte,  che  ei  fa  , quali 
da  per  tutto  trovammo  profellàta  colle  mani , e non  col  capo, 

S.  Giorgia  . 

921.  In  S.  Giorgia  fu  grave  la  definizione  de’  mifera- 
bili  abituri  di  terraloto , e di  ruftichc  fabbriche  j ma  fu  ben 
più  enorme  il  rivolgimento  avvenuto  ne’  poderi , e in  una 
rupe  , che  fi  aperfe  in  ruinofo  sfafeiume , e in  cui  vi  era 
fomma  quantità  di  arena  eterogenea , e di  fabbia  gregaria  con 
de’  copiofi  frantumi  di  tefiacei . Para- 


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Delie  Calabrie.  311 

. ' , • ■ , Paracorìo . 

- • * * ‘ * 1 J C * 

923.  In  Pjrjcorìo  vi  furono  le  {lette  sventure;  ma  lìc- 
■come  grandi  furono  per  ogni  dove  le*  ruine , cosi  non  dee  na- 
fconderlì , che  da  per  lutto  furono  eguali  i fenomeni  di  quel- 
la efenzione , che  tante  volte  abbiamo  notata . . 

*.*.  * * . " * . * * 

* . * ' ••  * t * ' '*“  - * 

,****.. 

; ..  '■  \ • ...  : .1 

924-  In  tutto  il  Lenimento  di  S.  Cri  flint  quella  (iella 
mano  llerminatrice  della  natura,  che  altrove  attento  sututt’i 
generi  necelfarj  alla  vita , e al  comodo  dell’  uomo , fece  anco- 
ra uno  fcempio  crudele  di  quanto  potea  fervire  a faziare  la 
fame  degli  uomini,  e a ripararne  i bifogni  , e le  sventure. 
Alla  definizione  delle  cafe  li  unì  quella  de’  mulini , de’  trape 
peti , e de’  vali  da  olio  , e da  vino . 

925.  Fra  le  perdite  confìderabili , fatte  in  un  diftretto 
di  così  vada  elìenlìone,  merita  fpeciale  conto  la  perdita  degli 
animali  utili  alla  campagna  , i quali  fono  tanto  più  a quella 
necellarj  , quant’  è innegabile  che  fcarlb  è il  numero  degli 
uomini,  che  fono  per  illituto  defìinati  a coltivarla. 


926.  Mefchina  è la  condizione  delle  arti  , de’  mettieri, 
dell’ agticoltura  , e della  pattorizia  in  tutto  quello  diftretto. 
La  lùperticie  de’  terreni  è fommamente  tormentata  dalle  acque 
divoratrici,  che  con  tortuolb  corlò  errano  a loro  talento, 

S s fenza 


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3ìì  Istoria  del  tremoto 

fenza  certo  letto , e Tempre  colla  libertà  di  traboccare  ne’  vi- 
cini terreni,  e proccurarlì  letto  più  ampio.  Tutto  il  territo- 
rio è ricco  di  ulivi  , di  geli! , di  caftagni , e di  quevcie , al- 
beri , che  nella  ragion'  dell’  arte  agraria  non  lignificano  indu- 
firia  di  agricoltori,  ma  negligenza  di  uomini,  defiderofi  di  efiere 
ricchi,  e poco  attenti  al  vero  mezzo  di  divenirvici . Vi  fono 
copiofe  viti , ma  pel  bifogno  quotidiano  o della  vita  , o dell’ 
intemperanza,  e non  con  intelligenza  di  farne  commercio.  Vi 
fi  fa  il  grano  , ma  n’ è così  mifurata  la  quantità  , che  non  può 
confiderarfi  tal  genere  nè  come  un  mezzo  atto  ad  ingrandire 
la  ricchezza  generale  , nè  come  un  fufiìdio  proprio  a foccor- 
rere  ne’  cali  di  fcarfezza  la  pubblica  annona  della  provincia  , 
nè  come  un  iftrumento  afiolutamente  necelfiario  al  nutrimento 
del  popolo , il  quale  quivi  raccoglie  il  grano  per  la  menfa  de' 
ricchi , e per  la  bafe  del  fuo  vino  quotidiano  fi  accomoda  al 
pane  di  granone. 

* * * * 

517.  Non  è fàcile  il  dire  quali  fi  fofiero  le  condizioni 
naturali  dell’  aere , che  fi  refpirava  nelle  abitazioni  di  quefto 
tenimento..  Sappiamo  folo  che  la  frequenza  delle  febbri  pe- 
riodiche non  fa  una  vantaggiofa  depofizione  a favore  della 
falubrità , e dell’  innocenza  di  quelli  liti . Se  a ciò  fi  aggiun- 
ga la  frequenza  de’  fiumi , e l’ infelice  fonazione  de’  paefi  , è 
ragionevole  il  fofpenare  che  di  per  fe  fi  e fio  quello  foggiorno 
non  debba  efiere  fiato  mollo  accettabile  . 

pe8.  Da  quefte  premeffe  è facile  a vederli  quali  efiere 
potranno  le  infelici  confeguenze  del  carico , che  a tante  na* 

turali 


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D E u I C,A  i A £ R I E»  313 

turali  imperfezioni  potrebbero  fovrapporre , e aggiugnere  due 
dolorofe  circo  danze  , ciqè  la  prefenza  degli  fìagni , e la  tu- 
multuaria confufa  maniera , con  cui  gli  uomini  vivono  co'  fu- 
perftiti  animali  in  baracche  mal  formate,  e unto  incomode  di 
Hate , per  V anguria  , quanto  eifer  porranno  pcricolofe  d’ in- 
verno per  la  mancanza  di  una  cognizione  ordinata  , e atta  a 
difendere  i corpi  della  intemperanza  delle  piogge,  e dalla  ri- 
gidezza del  freddo,  e della  neve;. 


919.  Per  un  bofco  ben  ampio  , e di  grato  orrore  giu- 
gnemmo  ad  Aquaro  , parte  del  diftretto  di  Sinopoli  . Quanto 
vi  ha  da  Pcdavoli , lungo  tutto  quello  bofco  fino  agli  ellremi 
confini  di  Aquaro  , tutto  era  efente  da  ruine , e da  le  (ione . 
N’  era  fiato  fuppofio  che  per  entro  al  bofco  erano  avvenuti  molti 
cangiamenti  • ma  vedemmo  a pruova  quanto  1’  umano  ingegno  è 
facile  a compiàcerfi  d’ illudere  fe  ftefio , e 1 compagno  . Nel 
territorio  di  Aquaro  vi  furono  alcuni  cangiamenti  ; ma  non 
fa  re  (Timo  che  replicare  le  cofe  comuni , volendone  narrare  i 
guadi . 

9 30.  Le  abitazioni  di  Aquaro  furono  involte  nella  fiefla 
difgrazia  , che  inferocì  da  per  tutto . 

931.  Trovammo  fcelto  in  quello  cafale  un  fito  amenif- 
fimo  per  le  baracche  ; e nella  loro  Umazione  era  ancora  nota- 
bile la  giudiziofa  maniera  , con  cui  erano  fiate  in  aere  libe- 
ro , e con  ordine  regolare  dillribuite , 

S s 2 Sino- 


I • 

I 


'v 


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31+  Istoria  del  tremoto 

Sinopoli  Latino  , S.  Maria  di  Si  no  poli , S,  Eufemia  t 

1 ■ S.  Procopio,  ■ t 

- ' • ' v.»  ■ ; i.'  j . < : t , !...  ; ; i. 

932.  Fallammo  a Sinopoli  Latino  , indi  a iP.  Maria  di 

Sinopoli , a J.  £ f ernia , e a J.  Procopio . Da  per  tutto  ve- 
demmo la  tri/lezza  della  popolazioue  /campata,  e l’orrendo 
fé  empi  a fatto  dal  furore  della  natura  . In  tutto  il  tratto  di 
quefti  luoghi  incontrammo  di  volta  in  volta  qualche  fenfibile 
rivolgimento  con  guatìo  di  terreni  , e con  devalìazione  di 
piante  fruttifere  ; ma  il  difordine  , che  più  di  ogni  altro  ne 
parve  fignificante , si  fu  quello,  che  incontrammo  in  S,  Pro- 
copio . ' • • > 

933.  Quivi  nella  contrada1,  denominata  la  Conturella  , era- 
ri un  vigneto , che  fi  appartenea  al  Sig.  D.  Antonio  Calimi . 
Quello  podere  era  ornato  di  una  torre  , e ne  cutlodiva  F in- 
ingreiro  un  cancello  di  legno  di  mediocre  corrfiflenza , e gran- 
dezza . Il  cancello  fu  fchiantato  dalla  fua  fede  i le  parti , che 
il  coraponeano  , fi-  fono  difciolte  }•  e i chiodi  hanno  feguita.  la 
crudele  divi/ione  de’  legni  fenza  franger/! , e fono  riir, a/i  divel- 
ti da’ loro  fori  , come  fe  con  diligenza  una  mano  efperta  gli 
avelie  svelti  di  là , ove  giaceano  con  fecali  colle  punte  - 

t 93+.  La  fommltà , e F intera  macchina  dellk  torre  rovc- 
feio  tutta  , c piombò  , come  adagiando/i  lungo  la  fuperf.de  del 
vigneto  • ma  nel!  atto  che  il  corpo  della  torre  è quivi  rima- 
fio  diritto  , e giacente  fui  fuolo  della  vigna  , i funi  fonda- 
menti foflYirone  tale  rivolgimento  , che ■ fchiaivati  dalla  loro 
antica  fede,  F abbandonarono,  e trovanfi  ora  di  lancio  fpintì, 
e gettati  da  circa  ottanta  palmi  di  là  dal  primo  filo,  che  oc- 
• • « r cupa- 


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Delie  Calabrie.  325 

cupavano . Tutta  la  foperficie  del  Cuoio  della  vigna  è talmen- 
te crefciuia  , e per  così  dire  moltiplicata,  che  raficmbra  una 
mafia  di  palla  fobbollita.  In  ella  fi  formarono  protuberanze  così 
frequenti , e tali , che  le  viti  più  non  cotrparifcono  in  quel 
fito,  ove  dianzi  furono,  e fovente  olTervanfi  o affogate  tra  una 
con  fu  fa  congerie  di  terre  rivolte  , o elevate  folla  fuperficie 
di  un  materiale  nuovamente  furto  e dal  cavo  della  terra 
efpulfo . 

9 35.  Ne’  territorj  di  Sinopoli  alcuni  fcrittori  della  fioria 
Calabra  annunziarono  che  vi  era  qualche  ricca  miniera  , in- 
dicandone anche  il  fito  . Con  tale  fcorta.  alla  mano  noi  cer- 
cammo di  efplorare  la  veracità  di  quella  afferzione  j ma  ne 
convenne  per  onefli  riguardi  defifiere  da  fomigliante  inchieda j 
a fine  di  non-  defìare  negli  animi  di  taluni  di  quei  naturali 
quella  irragionevole  diffidenza  , che  nafce  dal  male  intefo  di- 
fegno  di  riguardare  come  propio  male  il  bene  del  tutto.. 

Palmi'.. 

936.  Si;  pervenne  a Palmi  , che  dianzi  età  una  delle 
più  graziofe,  e opulente  parti  della  Calabria  ultra e che  noi 
trovammo  non  folo  orribilmente  dillrutra  fino  dal  di  5 di  F eb- 
bra] o ; ma  percolia  altresì  dalla  ferocia  di  una  febbre  popola- 
re . Tta  le  tante  perdite  codi  avvenute , fu  lignificante  quella- 
delle  officine'  di  varie  manifatture  di  feta  , e di-  lana,,  che  il 
vigilantiifimo  Principe  di  Cariati  vi  avea  indituite.  per  pubbli-* 
co  comodo  , e bene  . 


Giojj , 


y 


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Istoria  del  tremoto 

Gicja  , Rizzìconi  , Drofi  . 


- s ^ 


9 37.  Lafciammo  ben  predo  un,  foggiorno  di  così  tri  do 
de  fi  ino  , e fpingemmo  i palli  vcrfo  Gioja  . Quello  mefchino 
paefetto  fu  ridotto  in-  uno  sfafciume . Era  però  notabile  che 
vedeanfi  ancora  efiffenti  alcune  mifere  cafuccie , polle  quali 
fulla  riva  del  mare  . Le  tele  de’  muri  di  una  torre  fpcculare 
erano  fiate  ragliate  in  modo,  che  ferbavano  la  figura  diunV. 

933.  Rizzìconi  fu  da  cima  a fondo  fconquaffato , e non 
ne  rimafe  altro  vefiigio , fe  non  quello  , che  vi  rapprefenta- 
vano  i rimafugli  delle  rozze  fabbriche . 

939.  Drofi , piccolo  paefetto,  cadde  ancor  elio  mifera- 

mente  ; lo  fconcerto  più  grave  olfervavali  però  nel  fuo  terri- 
torio , e con  ilpezialità  lungo  que’  terreni  , per  ove  valli  a 
Seminava . L’aere  di  tutti  quefti  luoghi  è affai  mal  fano  : la 
miferia  degli  abitanti  è dolorofa  ; e il  loro  fcarfo  numero , o 
la  loro  pigrizia  fi  defume  abbaftanza  dal  cattivo  fiato  de’ 
terreni . «. 

Seminar  a . 

940.  Dopo  ciò  drizzammo  i palli  verfo  la  gii  bella  , e 
or  diftrutta  Seminava. 

941.  Non  fi  può  fenza  orrore  contemplare  la  durezza, 
colla  quale  la  natura  annientò  in  pochi  ifianti  le  lunghe  cure  ,e 
i ricercati  lavori  della  mano  degli  uomini  . Dalle  cafe  più 
umili  alle  più  magnifiche,  da’ luoghi  i più  profani  a’ più  facri  ; 
e,  per  dirla  in  breve , per  ovunque  fi  gira  lo  sguardo,  non  in- 
contranfi  in  qucfio  defolato  foggiorno , che  0 ruine  compiute, 
o fabbriche  rovinevoli  , ridotte  in  miferando  rottame  , e di- 

fper- 


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Delle  Calabrie.  317 

fperfe  dal  tremoto  del  dì  5 dì  Fcèirajo . Nel  Rame,  legnato 
col  num.  LV  fi  può  vedere  un  picciolo  faggio  di  quel  terribile 
foqquadro , che  quivi  avvenne . 

94.2.  Era  da  oflervarli  che  quali  da  per  tutto  l’ interna 
oliatura  de’  muri  delle  flanze  era  formata  di  legni , e di  canne, 
e che  le  parti  citeriori  erano  ricoperte  di  geilo , o rimaneano 
difefe  da  mattoni  $ ma  a difpetto  di  tale  prudenza , per  anti- 
venire a’  danni  di  quella  funelìa  cagione  , che  come  mare  ren- 
de ondeggiante  la  terra , Seminara  è ora  divenuta  uno  fpetta- 
colo  di  perpetua  ruina  : tanto  le  cure  degli  uomini  fono  va- 
ne , e infufficienti  a refilìere  alla  inefplicabile  furibonda  forza 
della  natura , e al  pefo  di  quel  fato , che  tutto  trafcina  all’ 
inemendabile  corfo  , che  prefigge , e con  fuprema  immutabile 
legge  alle  umane  cole  prefcrive. 

94.3.  Pel  lato,  che  guarda  il  levante , e ’I  mezzogiorno  , 

ne’  territorj  di  Seminara  non  incontravanli  alterazioni  , che 
tncritallero  attenzione.  < • 

944..  Non  era  lo  Hello  da  quel  lato  , che  riguarda  il 
fettehtrione , e ’l  ponente.  Qui  li  era  formato  uno  lìagno  di  font- 
ina confiderazionc  ; ma  noti  a ciò  folo  li  riduifero  i difallri. 
Da  quefto  lìagno  dirizzandofi  il  cammino  per  un’ erta  non  mol- 
to agevole, dopo  lo  fpazio  di  quattrocento  e più  paiTi , li  giun- 
geva all’  al’ura  de’  terreni  appartenenti  a’  Padri  Fadotti . Su  tale 
lìto  fcoprivali  un  orrendo  e moftruofb  rivolgimento  di  terra. 
Il  piano  inclinato  , che  terminava  le  pendici  di  quefto  pode- 
re, era  nabbilfato,e  in  una  profonda  valle  degenerato  ; e ciò , 
che  rendea  piu  compiuto  lo  fpettacolo,  era  il  vedere  che  una 
poirdTionc  , la  quale  era  fui  largo  di  quefto  piano  inclinato, 

rimale 


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Istoria  dei  tremoto 

rimale  di  sbalzo  gettata,  per  la  diffama  di  6 in  700  pafli, 
fu  d’un  altro  terreno,  che  giace  al  di  là  della  valle,  ove  or 
veggonfi  le  viti , le  fabbriche , e gli  alberi , giacenti  e tratti 
di  lancio  fuori  della  propria  fede  . 

945.  Nè  qui  fmifcono  le  ftrane  avventure  di  quello  fa* 
tale  rivolgimento.  Nella  contrada  dell’  Ann  mzìata  la  naturali 
.prefe  diletto  di  offrire  una  leena  oppofta  a quella , che  fpie- 
.gò  ne’  piani  inclinati  : fe  ivi  .convertì  in  valle  un  luogo  in- 
chinante al  montuofo  , nella  contrada  dell’  Annunziata  ebbe  il 
capriccio  di  elevare  un  monte , ove  prima  fi  profondava  una 
valle . Colà  vedefi  emerfa  dal  feno  della  terra  una  malia  in- 
gente di  creta  concapea,  la  quale  ove  fi  eftolle  in  altoaguifa 
di  monte , e ove  fignoreggia  , e preme  il  fuolo  della  valle 
con  numerofe  zolle  di  creta  , ridotta  in  ifparfi  frantumi . 

t 546.  Noi  trovammo  varie  voci,  figlie  dell’ozio,  e dall’ 
cicce  fa  fantalia  de’  femidotti  , ftabilitc  intorno  al  carattere  de’ 
materiali  eruttati  nel  fommo  rivolgimento  avvenuto  in  quello 
lìto.  Udimmo  tutto  , e ci  alìenemmo  dal  pronunziare  la  minima 
.cofa  ; e lungi  dal  deferire  alle  voci  di  quei  facili , e prefuntuofi 
oracoli,  che  con  tanta  franchezza  pronunziavano  la  dura  fen- 
tenza  del  fuoco  , filmammo  meglio  di  confultare  le  fole  voci  • 

della  natura  ; e , feendendo  giufo  in  quel  precipizio,  vi  racco- 
gliemmo i materiali  del  rivolgimento , a fine  di  trafportarli 
pel  noftro  mufeo  accademico  . Eccone  la  numerazione  . 

547.  La  creta  eruttata  è puramente  concacea,  efferve- 
feente  , e folubile  con  gli  acidi . Nella  faccia  ha  tuttavìa  Lm- 
preffi  i fegni  del  fubbollimento  , che  1’  acqua , la  quale  emer- 
ger dovette  dal  feno  della  terra , vi  lafciò , e v’  impreffe  . 

Que- 


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Delle  Calabrie. 


3»  9 

QueAa  creta  è a vario  colore  : ve  n’  ha  di  quella , che  ha  un 
color  biadetto  ; e ve  n’  ha  dell’  altra  , che  è meno  colora- 
ta . Ve  n’  ha  pure , che  è di  una  palla  più  unita  e ugua- 
le : ve  n’  ha  dell’  altra  , che  non  fembra  così  bene  unita  . 
Quelle  circo  danze  fanno  fofpettare  che  da  diverfa  profondità 
dovettero  eilere  ellratt’  i varj  Arati  dell’  una  e dell’  altra , 
Ve  n’  ha  a malli  di  fmifurata  mole  , e ve  n’ha,  che  giace 
difperfa  a frammenti.  Quella  feconda  per  lo  più  è molle,  e 
inacquata  ; e ciò  rende  fempre  più  veemente  il  fofpetto  della 
emersone  dell’acqua. 

548.  In  tutta  coteAa  creta  vi  ha  copia  di  teftacei . 
Noi  ne  raccogliemmo  alcuni , che  efifiono  nel  nofiro  mufeo 
accademico  : tra  e Ih  vi  ha  qualche  venere , vi  è una  nerìta  j 
C vi  fono  molti  dentai] , e molti  Jl  rombi  a piede  di  pclicano . 

949.  E’  fama  che  in  contrada  Cannizzara  , tra  un  podere 
di  D.  Tiberio  cT  Aquino , vi  era  un  albero  di  arancio,  fu  cui 
flava  per  avventura  un  giovane  . Si  vuole  che  parte  di  que- 
llo terreno  con  una  pietra  da  mulino,  follenuta  da  un  pi  la  Aro 
con  varj  fedili  di  fabbrica , che  la  circondavano , con  alcuni 
vali  di  fiori  , e finalmente  coll’albero  d’arancio,  e’1  giovane 
flelfo , che  su  vi  poggiava , fodero  Aati  trafportati  altrove , 
o per  circa  mezzo  miglio  , 0 per  minore  difianza  fecondo  i 
detti  degli  altri . Noi  il  riferiamo  come  un  fatto  di  udita  j 
ma  ne  creda  ciafcuno  ciò , che  più  gli  aggrada . 

950.  Dalla  più  bada  parte  di  quelli  Arati  di  creta  fcap- 
pò  fuori  una  fofianza,  che  a molti  fervi  d’occafione  d’in- 
ciampo, e di  fpinta  a fo(pet;are  che  tutto  ciò,  che  li  olfer- 
vava,  era  una  innegabile  produzione  di  fuoco. 

Tt  951. 


Istoria  del  tremoto 

951.  Noi  facemmo  diradare  gl*  ingombramenti , e giu- 
gnemmo  fino  a far  profondare  molti  palmi  addentro  il  fenodel 
fuolo , ove  comparivano  tali  mafie  . Ivi  trovammo  una  terra 
del  genere  di  quella  , che  il  dotto  W Aleno  afcritle  alla  f pe- 
ci e fcjla , e di  cui  ne  formo  una  differenza  della  fpccie  me- 
de furia,  chiamandola  humus  turfa  latofa  concacea  (1).  Quella 
tur  fa  ha  per  bafe  il  terreno  r vi  li  contengono,  nelle  interiori 
fue  parti  molti  rottami  di  vegetabili , e di  animali  q e fembra 
ellere  turfa  della  fpecie  di  quelle , che  nafcono  nel  feno  delle 
acque  (1).  In  quei  pezzi,  che  ne  raccogliemmo,  e che  con- 
ferviamo,  è vilibilifima  la  bafe  terrea.  Vi  fono  alcuni  fru- 
lloletti di  legno  femicorrotto  j e ciò , che  merita  attenzione 
maggiore  , fi  è che  ha  vario  colore , e vario  firato  » 

S.  Anna  - 

954.  Nel  cafale  di  S.  Anna  incontrammo  le  confuete 
ruine,  le  quali  erano  ftate  dì  gii  fgombratc.  Ne*  terreni  vi 
era  qualche  apertura . 

* * * * 

953.  Semimra  era  fiata  col  più  induflriofo  accorgimen- 
to ornata  di  tutto  ciò,  che  render  potea  comodo,  ricco  , e 
tranquillo  il  cittadino  ; perchè  non  li  era  trafcurato  il  penite- 
lo di  favorire  le  indultrie , e di  dellarvi  il  traffico  , e 1’  ima- 

gine 

(t)  Svft.  Mlntn  t.  1»  pag.  li.,  _ - - .... 

(a)  Bea  uni  è Cbym . raifen . t.  i. 


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J 


Delie  Caiabrie.  33* 

gine  di  un  commercio  non  del  tutto  palfivo . La  (leda  agri- 
coltura , tuttocchè  fi  rilentifre  ancora  di  quei  vizj , che  quali 
univerfalmente  0 fono  prediletti , o non  conofciuti , pure  da- 
va fegni  di  elfere  vicina  a e frolle  rii  fulla  forte , e full’  ab- 
bandonamento  comune. 

Bagnar  a . 

954..  Da  Seminara  dirizzammo  i palli  verlo  Bagnar  a J ed 
era  piacevole  il  vedere  che  per  si  lungo  tratto  di  ftrada  que’ 
belli  terreni  non  erano  frati  in  alcun  modo  oltraggiati  . Ma 
quale  non  fu  mai  il  noftro  forprendimento , allorché  arrivam- 
mo a villa  di  una  fcena , quanto  amena  e ridente  per  la  fua 
naturale  fituazione  , altrettanto  orrida  e moftruofa  per  la  tra- 
gica rivoluzione , che  la  de  va  (Ih  ! Noi  trovammo  da  per  tutto 
con  provvida  cura  sgombrate  le  ruine  ; ma  lo  sgombramene 
medclimo  fvelava  più  che  abbaftanza  quanto  orribile  ne  folle 
flato  T ingombramento  . In  breve  : Bagnar*  fu  , c ora  non  è 
permeilo  nè  anche  d’imaginare  la  fembianza  della  fra  efifren- 
za  primiera , e della  fua  fuccediva  mina  , fe  non  a coloro , 
che  la  conobbero  ugualmente  in  piedi , che  diruta . • 

955.  L’unica  olTervazione  , che  ne  potemmo  fare,  lì 
fu  che  in  mezzo  a tante  univerfaii  ruine  giace  tuttavia  inte- 
ra , e illefa  una  picciola  cappella , dedicata  alla  Madonna  di 
Porto  fatuo  , la  quale  è lunghetto  quel  piccolo  feno  di  mare, 
ove  lì  olfervano  tuttora  e fi  denti  alcuni  avanzi  di  un  diruto 
edificio,  alle  cui  bali,  e in  parte  del  dorfo  ripofa,  e fra  at- 
taccata quella  medefima  cappella  di  Parto  falco . 

956.  Varie  cofe  di  udita  potremmo  riferire  tulle  varie 

T t 2 awen- 


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33»  Istoria  del  tremoto 

avventure  particolari , fe  ci  baftafte  il  coraggio  di  ripofare 
ciecamente  full’  equivoca  narrazione  altrui . Non  portiamo  pe- 
rò allenerei  dal  noti  riferire  tre  fatti  di  collante  e pubbli- 
ca verità  . Il  primo  fi  è che  tutte  le  numerofe  fontane  di- 
Bagnara  nell’  atto  fatale  del  tremoto  in  un  fol  punto  fi  di-f- 
feccarono:  il  fecondo  che  gli  animali  più  rudi  furono  forprefi 
da  tale  fpavento  , che  un  cignale , fuggendo  lungo  le  felve  > 
piombò  dall’  alto  in  giufo  da  una  precipitofa  rupe  , che  fo- 
vrafta  alla  pubblica  firada  ; ed  il  terzo  finalmente  che  morte,, 
con  una  lìranezza  inefplicabile , fi.  compiacque  di  ftruggere 
quali  tutto  il  delicato  , e 1 più  bello  e giovanile  del  tenero 
fedo,  e lafciò  in  vita  le  più  deboli  e inutili  vecchie  .. 

957.  Non  furono  di  minore  importanza  le  rivoluzioni 
avvenute  nel  territorio  di  Bagnata  . Nelle  contrade  del  così 
detto  monte  Cocuzzo  li  formarono  dannofifiimi  rivolgimenti r 
che  colla  loro  fovverfione  pofero  a foqquadro  molti  poderi . 
Ne’ terreni,  contermini  al  tenimento di  Scilla  , avvennero gua- 
fìi  così  rovlnevoli,  che  moire  po (Te filoni  perderono  tutta  la 
loro  antica  giacitura,  e caddero  in  una  orrenda  confufione. 

958.  Quefto  luogo  farà  memorabile  per  la  fua  difgra- 
zia  , e con  tanto  maggiore  rincrefcimento  vi  farà  ragio  ne  di 
commiferarne  la  fventura , quanto  è innegabile  che  quefto  era 
un  Paefe  celebre  non  meno  per  la  predilezione  avutane  dal 
Conte  Ruggiero , che  per  l’ abbondanza  di  molti  generi  utili 
al  comodo  della  vita,  e al  commercio. 


Scilla. 


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Delle  Calabete.  333 

Scilla  . 

939.  Scilla  fu  oggetto  Tempre  di  favola  per  gl'  inima- 
* ginofi  poeti , e dalla  più  alta  antichità  fu  riguardato  come 
vitando  luogo  di  perigliofo  inciampo  per  gli  audaci  navigan- 
ti. Scilla  farà  nella  fioria  del  tremoto  della  Calabria  rammen- 
tato nell’  età  noflra , e dalla  poflerità  con  orrore  y e commi- 
ferazione . 

960.  Lafciamo  a t femplici  , e a coloro,  che  fi  com- 
piacciono dell’  ozio , le  vane  ricerche  fu  lunghi  deliramenti  de- 
gli fcrittori , che  con  troppa  buona  fede  fi  fono  abbandonati 
alla  Grecia  favolofa,  per  fiifare  le  origini  di  Scilla.  Le  fven- 
ture  , che  narreremo , efigono  ben  altro  , che  rammemorazio- 
ni di  vecchie  origini  .. 

961.  Uno  fcoglio  fubHme  fi  efìolle  avverfo  l’ opporta 
vorticofa  CariJJi  ~ e fpingendo  1’  afpro  grandiofo  piede  , come 
cufpide , ben  dentro  al  mare  , fi  lafcia  da  diritta  , e da  fini- 
flra  due  feni  d’ ineguale  curvatura  , e capacità  , quali  come 
aquila,  che  , poggiando  il  maeflofo  dorfo  lungo  il  monte , fpi  ri- 
ga , e follevi  l’ acuta  capo  fui  mare , e inegualmente  fpanda  le 
ali  per  gli  opporti  lati  del  mare  i fletto . 

962.  Quefta  fu  la  pofìzione , che  a tale  memorabile  luogo 
0 accordò  la  natura , o- permife  la  fòrza  del  tempo, che  tutto 
cangia  , e diflrugge  coll’  inceffante  fuo  lavoro  . 

963.  Sul  capo,  fui  dorfo,  e in  faccia  a i lati  di  quello 
fcoglio,  la  mano  dell’uomo  vi  coftrui  nobile  difefa  , molti  edifi- 
ci, e varj  abituri . Noi  per  facilitare  l’ intelligenza  delle  tre- 
mende avventure , che  narreremo  , fumammo  di  far  prendere 

dal 


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Istoria  del  tremoto 


33+ 


dal  Signore  Schiantarelli  una  di  (tinta  pianta  di  Scilla.  Veggafi 
il  Rame , legnato  col  num.  LVI. 

964.  Nello  dello  dì  5 di  Febbraio  in  quei  medefimi  mo- 
menti, ne’ quali  fu  la  parte  più  bella  della  Calabria  ultra  deva-, 
fiata , Scilla  fu  dalla  mano  della  natura  altamente  percoffa.In 
elfa  precedettero  predo  a poco  que’  legni , e quegli  delìi  ante- 
cedenti fenomeni , che  noi  notammo  in  Oppido  . Noi  ricevem- 
mo di  ciò  pieniflimi  rifcontri  dal  Sacerdote  D.  Domenico  Pon- 
tillo  , dal  Signor  D.  Carlo  Antonio  Carbone  , dall’  Agente  di 
quel  Barone  , e da  D.  Filippo  Breglia  , cittadini  di  Scilla , e 
uomini  di  retto  raziocinio , e di  buona  fede . 

965.  Il  Sacerdote  Ponti  Ilo  è un  galantuomo  di  cuor  fran- 

co , peritiflimo  in  mare , e di  non  facile  fmarrimento . Egli 
trovavalì  alla  Piana  Lea,  nome  che  i naturali  danno  a quella 
curva  cavità  di  Scilla,  che  da  fulla  diritta  di  chi  dall’  alto  dell* 
abitato  guarda  il  mare.  Que  di,  mal  grado  la  fortezza  del  fuo 
fpirito , forprefo  dal  tremoto,  fi  fmarrì  talmente  , che , perdendo 
l’ imperio  di  fe  de  do,  fuggì , tentando  di  ricovrard  in  fu  gli  fco- 
gli , che  danno  lungo  il  margine  del  mare . Lo  fpavento , piucchè 
la  previfione,  il  trafportò  fopra  uno  fcoglio  grande , ededefo. 
Quello  fcoglio , or  trepidando , ed  ora  irregolarmente  fcompo- 
nendod , vacillava  come  nave  ondeggiante . Seguirono  V efempio 
del  Prete , già  falvo , la  fua  forella , e due  nipoti , rincorati 
dalla  voce  del  medefimo.  Gli  occhi  di  coftoro  erano  intenti  dilla- 
fàccia  delle  fabbriche , minacciate  da  una  univetfale  mina.  Al- 
tre di  quede , appena  fcoffe , come  tocche  fodero  da  fulmine , 
precipitavano  con  Ire  ni  ito  fpaventevole  . Altre  vacillavano  , e 
come  tremula  canna  dechinavano  ,e  re  fàtui  vanii  J altre  parea- 
■ - no 


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Delle  Calabrie.  335 

no  in  prima  deprimerli,  indi  ratto  elevarli,  e finalmente  con 
vorticofo  giro  fcioglieanfi  , e nabiffavano . Gli  urli  , i gemi- 
ti , e gli  eftrcmi  gridi  di  morte  rimaneano  alforbiti  in  un 
aere,  che,  in  men  che  non  balena,  s’ingombrò  tutto  di  denfa 
polve.  A fpettacolo  cori  atroce  fmarriti , incerti  del  loro  fa- 
to, e come  umiliati  dalla  faccia  dell’aliante  de  va  fiat  r ice  mor- 
te , il  Prete , la  foreila  , e i pallidi  nipoti  li  gettarono  fulle 
ginocchia  j ma  ecco  un  nuovo  orrore  ..  FilTando  il  Prete  lo 
fguardo  ne’ dintorni  dello  fcoglio , il  quale  pria,  tranne  poca 
porzione , che  P attaccava  alla  fponda,era  cinto'  dal  mare  , ivi 
egli  non  vide  più  degno  alcuno  di  mare  j ma  olfervò  cheque- 
fio  , lafciando  a fecco  quel  letto  , che  dianzi  occupava  , erali 
in  alto  ritirato  per  la  di  danza  di  più  di  otto  palTi  ; e nel  let- 
to medeltmo  vedeanli  abbandonati  dal  mare  molti  pefci  , che 
mefchinamente  vi  fi  dimenavano  boccheggiando  . 

966.  Noi  non  potemmo  fenza  un  fremito  interno  nè 
udire  quello  racconto ,.  nè  conliderare  l’affannofa  fituazione  di 
cofioro.  Il  loro  fguardo^  rifuggiva  dalla  villa  della  ftrage  fulle 
fponde  avvenuta  , e non  ofavano  in  confeguenza  muovere  il  pie- 
de dall’  equivoco  alilo  ,,  ove  trovavanli  tra’ perigli  del  mare,  e 
que’ della  terra.  In  tali  momenti  foprawenne  la  barca  di  An- 
tonino CoJIj  y cognato  del  Fiere,  e marito  della  fua  foreila,  il 
quale  tornando  da  Bagnarci , era  fiato  in  mare  forprefo , e agi- 
tato dal  tremoto.  Si  elevò  un  grido  di  giojar  milto  di  reci- 
proco pianto  tra  gli  uni , e P altro  j ma  quando  il  Prete , la 
foreila  , e i nipoti  fi  lufingavano  di  unirli  al  cognato,  al  ma- 
rito , e al  padre  , e metterfi  in  falvo  fulla  barca  , s’ avvidero 
allora  del  vano  loro  defiderio  j poicchè  al  Cojla  non  fu  poilibilc 

appref- 


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Istoria  del  tremoto 

apprettarci  loro  colla  barca  : tanta  era  1’  efienfione  del  lido  fec- 
cato , e abbandonato  dal  mare  . A ciò  fi  aggiunga  che  con- 
venne a co  (lui  di  allontanarli , per  non  porre  , a riguardo  del- 
l’ agitazione,  che  fi  de  Ab  nelle  onde,  fe  fletto,  e i compagni 
in  pericolo  di  perderli . 

567.  Di  fatto  , ecco  repente  elevarli,  fremere,  e con- 
turbarci il  mare  , e in  un  attimo  creCcere  a Cegno , che , quaft 
bollendo  ( Cono  voci  del  Prete  ) corCe  a Corprcndere  non  Colo 
il  letto , che  abbandonato  avea  , ma  orgoglioCamente  fi  efie- 
fe  ad  occupare  ben  lunga  parte  della  fteffa  Cempre  arida  e lon- 
tana Cponda  . L’inondamento,  e 1’  efienfione  de’ flutti  Cu  tale, 
che  ad  alcuni  marinari  , i quali  trovavanli  in  Cu  un  battello 
arenato  , convenne  , per  non  perderfi  , di  reggerli  e tenerfi  in 
guardia  co’  remi . In  quefta  diCperata  fituazione  era  il  Pontile 
lo , il  quale  fi  vide  nella  necefiità  del  riporfi  in  piedi  ; poiché 
1’  acqua,  circondando  da  per  tutto  lo  Ccoglio , erane  per  pochi  di- 
ti lontana  dalla  fuperficie  ; e conobbe  quindi  Ce  Aelfo  , e la 
mifera  Cua  compagnia  in  cimento  di  ettere  a momenti  fover- 
chiati  dalle  onde  . Ma  quando  tutto  parea  difpofio  al  più  di- 
fperato  partito,  di  ratto  fi  foffermò  il  bollimento  delle  ondej 
e,  acquetandoci  il  mare , accorCe  il  Cojla , e trafile  d’inciampo 
il  cognato  , la  moglie  , e i figli . 

968.  L’accorto  Prete  fuggi  da  cosi  infide  fponde,e  ri- 
eovrofli  nella  più  lontana , e alta  parte  del  monte  , denominata 
r Oliveta  ; e colla  voce,  e CQll'efempio  lì  tirò  dietro  ben  mol- 
ti concittadini , a’  quali  non  lafciò  replicatamentc  di  avvertire 
che  riguardalCero  il  mare  come  un  fraudolento  vicino. 

t) 69.  Ben  altra  fu  la  Ccena , che  fi  fpiegò  nelle  interne 

fupe- 


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, • & 


. r 


• Delle  Calabrie.  337 

fupériori  pani  dell’  abitato  . Quivi , ancorché  non  folTero  fuc- 
cedute  quelle  rovine,  che  in  altri  luoghi  della  Provincia  era- 
no avvenute  • non  fu  per  ciò  che  lo  fpavento  non  folfe  flato 
indicibile  , e univerfale  . 

970.  Nel  caflello  fuccedettero  alcuni  difaflri . Il  danno  più, 
grave , che  avvenne  in  quella  prodigiofa  e folida  fabbrica  9 
fu  in  quell’  angolo  fuperiore , che  guarda  da  ponente  a mez- 
zogiorno . In  quello  edifizio  quel  fato , che  con  dura  mano  tef- 
fe  i lacci  delle  forti  umane , volle , dopo  lunga  lontananza , ri- 
condurvi da  Napoli  il'  vecchio  Principe  di  Scilla  . L’  edificio 
era  di  una  validi  (fi  ma  ftruttura  e le  leiioni  avvenutevi , 
erano  di  lieve  momento  $ ma  liccoine  fommo  era  flato  il  terrore, 
cosi  fcmma  fu  la  precipitanza , colla  quale  fi  pensò  di  abban- 
donare cotello  foggiorno.  Quali  prefago  del  fuo  deflino,  vili 
oppofe  il  buon  vecchio  ; e , genufielTo  a piè  della  croce , mo- 
flrò  in  prima  di  attendere  con  raflegnazione , e con  umiliazione 
di  cuore  quel  fine , che  dall’  età , dalla  falute  mal  ferma,  e dal 
prefente  pericolo  gli  fi  minacciava  . Ma  quell’  uomo  ,.  che  in 
altro  tempo  non  lafciò , fe  non  dalla  fua  fola  ragione  condurli, 
nell’  età  debole  piegò  , e lafciò  condurfi  dal  volere  altrui . E per 
maggiore  infelicità , come  fe  le  menti  non  follerò  fané , la  maf- 
fima  parte  de’  fuoi  benevoli,  e moltiflimo  popolo,  feguendo  il 
fuo  fato,  o il  fuo  efempio , corfero  a ricovrarfi  in  quella  par- 
te di  fpiaggia  , che  da  man  finiflra  forma  la  curvatura  più 
elìefa,  e più  larga  di  Scilla , ove  erano  la  Chiefa  dello  Spi- 
rito Santo  , i magazzini  per  /’  annona  , i muri  della  cavalleriz- 
za , i magazzini  da  commerciò , la  Ghie  fa  di  S.  Ni  eco  la  , e la 
fontana  di  Cola  Japico.  Quivi  li  uni  moltiiuma  parte  degli  abi- 

V y tan- 


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33g  Istoria  del  tremoto 

tanti  ; c in  quefte  arene  penfarono  fconfigliatamente  di  nco- 
vrarfi  ’ fu  i battelli , fulle  feluche,  e fu  di  altri  legni , fituandofi 
a dirimpetto  del  mare  nella  pofhbile  maggior  diftama  dal  mar- 
gine del  medefimo  ; e a quelli  legni  affidarono  la  propria  vi- 
ta^ quanto  di  mobile  pii  preziofo  avean  potuto  e i trarre  dal- 
le ruine,  e trafportare  feco  dalle  cafe  abbandonate. 

971.  Si  pafs'o  fra  gemiti,  e fra  palpiti  il  re  dante  di  un 
giorno  così  fatale . La  notte  , che  foprawenne , non  confidò 
V animo  degli  afflitti  ; ma  tra  i difagi  , la  fatica  durata  , e 
lo  fpavento  , la  (lanchezza  opprefle  la  forza  della  macchina , 

e alla  vigilia  fuccedette  il  Tonno. 

971.  Alle  ore  fette  , e mezzo  di  quella  notte  memo- 
randa e fi'.nefta,  un  orribile  tremoto  richiamo  fu  tante  prof- 
finte  vittime  della  morte  lo  fpavento.  In  quel  tremendo  mo- 
to fu  tale  il  rivolgimento  de’ terreni , che  una  parte  ccl  gian 
monte  Baci , che  dava  di  coda  alla  curvatura  accennata  dian- 
zi , precipitò  con  orribile  fragore  . Una  parte  di  elfo  forma- 
va in  faccia  a ponente  un  picciolo’ promontorio,  che  fi  eden- 
deva  alquanto  in  mare , e formava  una  bafe  comune  co’  ter- 
reni , e con  gli  fcogli  , che  continuano  fino  all’  angolo  del 
luogo,  deno  La  vecchia  Madonna  delle  grazie  ; un’altra  parte 
fi  edollea  fino  alle  alte  eminenze  de’  terreni  , e delle  vi- 
gne de’  Signori  Bove  . Le  fue  pendici  terminavano  con  pic- 
colo feno  curvo,  in  cui  penetrava  il  mare;  e tra  le  fue  ba- 
li , e gli  orli , che  fovra davano  al  mare  ftelfo , vi  era  un  pia- 
no inclinato  — , 

973.  Or  l’ accennata  rovina  di  quedo  monte  accadde 

nella  feguente  maniera  . Tutu  quella  parte  della  fua  baie, 

che 


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' V 


Delle  Calabrie.  339 

che  fi  «{fendeva  in  mare  , e che  era  attaccata  agli  fcogli , 
i quali  folìengono  i terreni  fuperiori  della  Chiefa  vecchia 
della  Madonna  delle  grazie,  non  foffri  molti  (Ti  ma  alterazione. 
Per  1’  oppofito , tutta  quella  parte  del  monte , che  era  attac- 
cata alle  alture  de’ terreni  di  Bove  crollò;  e fchiantandofi  in 
varie  moli  , e in  varj  sfafciumi , empi  di  ruine  la  fuperficie 
de’  terreni , che  {lavano  lungo  i\  fuo  piano  inclinato  colla  di- 
rezione a ponente  ; c molte  delle  immenfe  difciolte  moli , pre- 
cipitando , piombarono  di  sbalzo  nel  {otto pollo  mare  . Altre 
porzioni  di  quelli  madì , e di  frantumi  furono  di  lancio  get- 
tate in  quel  curvo  feno , che  flava  dal  lato,  che  corri fponde 
alla  punta  del  pezzo  , e in  cui  penetrava  il  mare  ; e l’ ingom- 
brarono talmente  , che  ora  è piano , dove  era  cavità  , gli 
orli , dove  erano  curvi , fono  quali  retti , e gli  àrgini  fono  tal- 
mente alti , e crefciuti,  che  il  mare  non  vi  penetra  affatto  . 

974.  Erano  rinvenuti  appena  quegl’  infelici  dal  terrore 
conceputo  , e udivanfi  ancora  rifonare  per  quella  fponda  le 
fupplici  voci,  e le  fante  preci , colle  quali  s’invocava  pietà  e 
foccorfo  dal  cielo,  quando  repente,  dopo  pochi  minuti  ch’era 
celfato  il  tremoto,  udi di  uri fremito,  e un  fccreto  fufur- 
ro , che  approdimandofi  dall’  interno  del  mare  , lafciò  gli 
animi  in  forfè  fe  il  libilo  , e ’l  tacito  fragore  , che  fi  udi- 
va , foffe  vento,  che  fi  deftalfe,  0 nuovo  nunzio  di  altro  tre- 
moto ; ma  in  tale  terribile  momento  il  conturbarli  gli  ani- 
mi T il  prcfentire  i folleeiti  pafli  della  profEma  morte  , e il 
vederli  irreparabilmente  forprefi , e inondati  dal  mare  , fu  un 
atto  folo  . Un  abbilfo  di  onde , che  fi  rincalzavano  con  una 
rapidità  inefprimibile , ove  oltrepalfando  i legni , ove  forn- 
ài v 1 mer- 


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34° 


Istoria  del  tremoto 


mergendoli , e ove  elevandoli , trafeinò  nel  mortifero  aperto 
feno  del  mare  gli  uomini,  i legni,  e:  quanto  ne’ legni  mede- 
limi,  e nella  fponda  li  trovava  raccolto.  Niuno  ridir  fapreb- 
bc  per  quanto  fpazio , e per  ove  tante  vittime  infelici  , e 
tanti  materiali  correlfero  errando  ; fol  tanto  è noto  che  l’onda 
fremente  fuggì  dal  lido:  ma,  ritornata  appena  nel  fuo  letto, 
fu  da  nuova  furibonda  piena, di  acque  ingrolTata  a fegno  , che, 
refpinta  alle  fponde  , invafe  non  folo  i fiti  dianzi  occupati , 
ma  lì  elevò  fino  quali  alla  fommità  de’  tetti  delle  cafe , de’ 
magazzini,  e delle  Chiefe , che  erano  fparfe  lungo  U.fponda, 
e di  lato  della  medelìma:  infranfe  legni , diroccò  muri  Schian- 
tò porte  $ e , come  miferabili  rifiuti  del  fuo  furore  , lafciò 
fui  lido  alcuni  inutili  frantumi  di  legno  , vomitò  un  abbiiTo 
di  arena,  e gettò  alcuni  pochi  uomini  , quali  a piè  degli  al- 
beri , quali  tra  i più  alti  rami  degli  fteflì  , e quali  intrufe 
per  la  balla  porta  di  un  magazzino  , o per  1’  angufta  alta  lì- 
neftra  d’un  edilizio  . In  breve  , tutto  il  reflo  , che  il  mare 
furato  avea  , o il  confervò  negl’  impenetrabili  fuoi  ciechi 
feni , fenza  mai  più  produrlo  all’  aperto , o con  crudo  ftrazio 
l’efpulfe,  e il  depofe  in  lontanillìma  fpiaggia. 

**■**:;  • 

■ 975.  In  quello  pericolofo  avvenimento  varie  furono  le 

lìrade  , che  il  fato  aperfe  allo  fcampo  in  mezzo  alla  fune- 
ila  voragine , in  cui  tanti , e tanti  la  morte  ne  forprefe  . 

976.  Ben  numerofa  fu  la  ferie  degli  accidenti , che  ne 
furono  raccontati  j ma  ben  pochi  erano  quelli , a’  quali  non  po- 
tea  opporli  la  nota  o di  equivoco , per  incocrenza  di  razioci- 
nio , o d' imaginario  per  bizzarìa  d’ ingegno , 0 di  lalfo  per 

pii* 


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34i 


Delle  Calabrie. 

privato  interelle  : quindi  fu  che  rigettammo  tutte  quelle  av- 
venture, nelle  quali  non  trovammo  nè  retto  ragionamento , nè 
difintereire  , nè  fama  collante,  e ci  attennemmo  a que’ foli  fat- 
ti , che , come  univerfalmente  noti , e da  uomini  di  conto  nar- 
rati , ci  parvero  degni  di  elTere  tra  gli  altri  prefcelti  , per 
regillrarneli . 

677.  La  tragica  fcena  , che  finora  additammo  , fi  agitò 
fra  le  tenebre  di  una  notte , ofcura  tanto , quanto  luttuofa  . Il 
miferabile  foccorfo  della  luce  non  riceveafi  in  mezzo  alla  piog- 
gia di  tratto  in  tratto  , che  da’  baleni  : baleni  r che  col  loro 
improvvifo  fugace  lampo  aprivano,  e torto  nafcondeano  un  tea- 
tro di  collante  orrore , e di  momentanea  guida . La  pioggia 
medelima , il  frequentò  lontano  tuono  , 1’  ofcurità , gli  urli  di 
chi  languiva , il  minacciofo  mormorio  del  mare , e lo  fpelfo 
tremolar  della  terra  formavano  un  terribile  mirto  di  orrore  t 
di  compailione  , e di  avvilimento  .. 

97 8.  La  luce  del  dì , che ,.  fofpirata  lungamente , cominciò 
a comparire  , additò  ridotte  in  un  deferto  di  lordo  e denfo 
limo  quelle  fponde  medefime , che  il  fole  lafciò  ricche,  e ca- 
riche di  uomini , di  animali , e di  legni . In  luogo  di  viven- 
ti, trovavanfi  di  tratto  in  tratto  ora  folitarj , e ora  ammontic- 
chiati i pefci  deporti  dal  mare,  e affogati  trai  limo,o  mal- 
trattati , e porti  fulla  fangola  arena  j c , in  vece  di  feluche  , non 
olfervavanfi  che  miferi  avanzi  di  lorde  fuppellettili  ,.e  di  fdru- 
citi  legni . 

979.  La  Chiela  dello  Spirito  Santo  , già  lefa  dal  tre- 
moto del  dì  cinque,  trovoffi  dirtrutta,e  de’fuoi  muri  non  ri- 
mafero che  due  fole  tele  laterali  eliftenti , ma  non  intere . 

Delle 


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Istoria  du  tremoto 


34* 

Delle  fabbriche  della  cavallerizza  non  fi  rinvenne  più  fegno. 
Nel  magazzino  di  Bruno  Dieni  le  porte , e le  fine  lì  re  trova- 
ronfi  qua  fi  tutte  fchiantate  ; il  pavimento  delle  lìanze  fuperio- 
ri  sfondato,  e le  inferiori  parti  di  elle  ripiene  di  arena,  e di 
limo.  La  Chiefa  di  S.  Nicol j rimafe  aperta , inondata  di  are- 
na , e magagnata  . La  Fontana  di  Cola  Japico  giacque  fotter- 
rata  dal  fango.  Un  graffo  fcoglio  , che  pria  avea  1*  uno  de’  Tuoi 
effremi  pendente  , e declive  fui  lido  , e coll’  altro  fi  elevava 
fui  mare , ora  fi  trova  fuori  delle  acque  ; e , perduta  la  pri- 
miera fua  fituazione  , ha  la  punta  immerfa  nel  mare  , e 1’  al- 
tro eftremo  non  è più  declive  alla  fponda  . Il  vicino  monte 
della  Grazia  vecchia  fu  dirupato  in  parte  $ e ’l  fuolo  della  vi- 
cina vigna  reftb  in  molti  fiti  in  grave' modo  avvallato. 

980.  I fegni  , che  rimafero  dell’altezza,  a cui  giunfe 
l’ acqua , erano  da  venticinque  a trenta  , e più  palmi  j e ne’ 
primi  dì  dalle  tracce  del  limo  rimafe  fui  fuolo,  feorgeafi  chia- 
ro che  il  mare  era  penetrato  fin  dentro  quel  cavo , che  giace 
fra  i magazzini  dell’annona,  i quali  ftanno  a fini  (Ira , e le 
fabbriche , che  fono  fulla  diritta  ; ed  era  oltrepaffato  di  là  dal 
ponte  in  diftanza  di  quali  cento  paffi  dalla  riva . 

* * * * 

981.  Ben  più  Urani  , e lignificanti  furono  i cali  agli 
uomini  avvenuti  . Dell’  infelice  Principe  di  Scilla  , non  men 
che  di  coloro,  che  erano  con  elfo , trattine  due  foli , e della  fua 
fleffa  feluca  , non  fi  feppe  mai  più  novella . 

981.  D.  Car lantomo  Carbone,  che  di  fopra  nominammo, 

effer 


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Delle  Calabrie.  34.3 

efier  dovea  una  di  quelle  vittime  , che  morte  avea  adocchia- 
te . Quelli  è quali  fclfagenario  , ed  è uomo*di  notabile  inte- 
grità, e fommamente  amatore  della  pefcagione  . Egli  erafi  va- 
lidamente oppofto  alla  rifoluzione  di  rifuggirli  alla  fpondaje, 
inftruito  dagli  efempj  , che  traggonli  dalla  lloria  de’  tremoti , 
non  lafcio  di  avvertire  che  doveano  riguardarli  le  fpiagge  co- 
me un  alilo  infido,  ed  efpofte  a qualche  inondazione  di  mare. 

983.  Mal  grado  quelle  ragioni , e quelle,  che  egli  traea 
da  un  interno  prefentimento , deftato  in  lui  da  una  certa  av- 
ventura , della  quale  più  avanti  faremo  parola  , pure  lafciò 
vincerli , e , feguendo  1’  efempio  de’  più , li  ricovrì)  fulla  fpon- 
da , e con  dodici  perfonc  di  fua  compagnia  li  adagiò  in  su  una 
barca  piena  di  nalfe,  e di  reti}  ma  ficcome  fentivafi  prefo  da 
un’intima  agitazione  di  animo, così  rifolvette  di  non  deporre 
alcuno  de’ mobili , che  indollo  avea.  Venne  il  momento  fatale 
della  inondazione  fubitanea  ; e quindi  relìarono  afforbiti  dal 
mare  elfo , i dodici  compagni  , c la  llelfa  barca  . Furono  in 
violentiamo  modo  agitati  per  le  aperte  voragini  delle  onde,  e 
rovinevolmente  di  nuovo  rigettati  là , onde  erano  flati  rapiti. 
Fino  a tal  punto  egli  li  tenne  attaccato  agli  orli  del  legno  , 
ed  equilibrato  fulle  nalfe,  e fulle  reti  , ove  poggiava  ; m a do- 
po tale  momento,  nulla  più  feppe  del  legno  , che  più  non  lì 
rivide  . Delle  dodici  perfone  di  fua  compagnia  fe  ne  perdette- 
ro dieci  ; ed  egli , divelto  dalla  feluca , rimafe  involto  tra  lé 
reti , e le  naiTe , e trafportato  tra  quelli  lacci  nuovamente  ia 
mare.  Quivi  crebbe  di  più  in  più  la  confufione,e  1’ annoda- 
mento di  eife  • e con  una  dura  fatalità  quegli  ftelE  iltrumen- 
ti , che  aveano  formata  la  delizia  degl’  innocenti  ozj  fuoi , fi 


con 


Istoria  dei  tremoto 


S++ 

convertirono  in  miniftri  di  una  crudele  , e proflima  morte  ; 
Non  gli  rimafe  libera  , che  la  fola  Anidra  mano  , e tutto  il 
di  più  delle  fue  membra  rimafe  infolubilmente  intricato,  e av- 
vinto fra  le  reti,  e le  nalfe  , colla  dolorofa  circo  danza , che 
le  funi  di  quede  gli  fi  attortigliarono  con  triplice  giro  intor- 
no al  collo , che  era  ancora  cinto  della  cravatta . 

984.  Con  tale  funedo  apparato  di  morte  , allora  che  me- 
no fel  penfava , egli , come  drale  che  parte  dall’  arco , fu  dal 
mare  rifiutato,  e refpinto  quali  all’edremo  confine  della  fpon- 
da  in  un  feno  di  limo,  ove  rimafe  pedo,  maltrattato , e qua- 
li fui  punto  di  drangolarfi  tetto  i tenaci,  e tortuofi  nodi  del- 
le funi , e della  cravatta , che  fi  erano  oltremoio  inacquate . 
Quivi  languì  lunga  pezza  • ma  fu  finalmente  foccorte  dalla  pie- 
tofa  mano  non  telo  di  un  robudo  giovane,  che  accorte  al  fuo 
rauco  gridare , ma  anche  di  altri , che  rendettero  la  fua  libe- 
razione compiuta. 

985.  Quedo  galantuomo  conferva  ancora  la  cravatta, 
che  fu  uno  de’  fatali  idromenti  del  fuo  pericolo , con  quella 
ftefTa  predilezione , colla  quale  potrebbe  aver  cura  d’ una  reli- 
quia la  più  cara  , e falutare;  e volle  in  ogni  modo  modrarcela , 
tuttocchè  lorda  ella  fi  folte  , e tinta  ancora  di  limaccio . 

986.  Dicemmo  dianzi  che  avreflìmo  renduta  ragione  di 
quel  tale  interno  prefentimento  , che  il  rendea  timido,  e fo- 
fpetcofo  in  tutto . Egli  ci  raccontò , in  prefenza  di  D.  Giuseppe 
Carbone  , e di  1).  Alcffo  Ricevuto , un  fatto,  che  merita  di  tro- 
var luogo  tra  i falli  della  fantafia . Nella  notte  antecedente  al 
fatale  dì  de’  cinque  T ebbra) 0 , fui  fare  del  giorno , la  vedova 
D.  Lucrezia  Ruffo , fua  cognata  , e donna  tettuagenaria  , fo- 
gnò 


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Delle  Calabrie;  54.5 

gnò  il  tremoto  : de  (loffi  , e rimafe  prefa  da  tale  sbigottimen- 
to , che  a’  Tuoi  gridi  accorfc  intorno  a lei  tutta  la  famiglia , 
e con  efla  i due  cognati  D.  Carlantonio , e D.  Giufeppe  Car- 
bone , i quali  rifero  dello  fmarrimento  della  buona  donna  nel 
fentirne  la  cagione . Sopravvenne  il  tremoto  memorando  del 
dì  cinque,  ed  il  primo  fentimento,  che  affaccioffi  al  pendere 
di  D.  Carlantonio  , fu  il  derifo  fogno  della  cognata . Quello 
fentimento  gli  percoffe  l’animo,  e gli  empì  di  fofpetti,  e di 
prevedimene  il  cuore  , già  indebolito  dall’  afpetto  della  leena 
funella  , che  erafi  a Scilla  rapprefentata  . 

* * * * <•' 

k 

987.  Lo  fpeziale  D.  Diego  Macrì  fi  era  ricovrato  fu  d’ 
una  feluca , in  cui  vi  erano  molti  botticini  : il  mare  l’ affor- 
bi  , affondò  il  legno  , fopra  cui  ftava  il  Macrì  , e difper- 
fe  i botticini  : egli  fu  torto  redimito  alla  fponda  , e con 
eguale  rapidità  riportato  nel  mare . Quivi  urtò  in  uno  de’  bot- 
ticini, che  vagavano  full’ acqua  , e difperatamente  vi  fi  affer- 
rò , gettandoli  boccone  pel  lungo  del  medefirao  . Repente  il 
flutto  ripercoffe  le  fponde  ; e , trafportandolo  feco  , l’ intrute , 
e ficcò  con  tutto  il  botticino  entro  la  fineflra  d’una  cafa,ove 
rimafe  chiufo  col  fuo  legno  liberatore  , che  egli  conferva  anco- 
ra gelofàmente , e che  a noi  moflrò . Il  botticino  ha  di  lunghez- 
za palmi  tre , e mezzo , e di  circonferenza  due , e mezzo . I 
cerchj,  e il  legno  delle  doghe  aveano  piccioli  fegni  di  frat- 
tura j e la  fineflra  era  alta  da  terra  palmi  16  , larga  palmi 
tre  e mezzo , e lunga  fei , e mezzo . 

X x *88. 


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Istoria  m tremoto 
* * * * 

988.  La  figlia  di  Lcttcrio  Raimondo,  chiamata  Santa  y 
fu  ancor  elfa  aiforhita  dal  mare  , e indi  refpinta  alla  fponda, 
e sbalzata  tra  i rami  di  un  albero  di  gelfo,  che  era  piantato 
più  di  trenta  palli  di  là  dalla  riva  j e quivi  , in  altezza  di 
30  palmi  in  circa,  rimafe  imprigionata  fra’ rami  co’ capelli,  e 
colla  vede . Così  pendente  fi  dimenò  per  ricuperare  la  liber- 
tà ; e giunfe  al  cafo , dimenandoli , di  fidare  i piedi  fu  un 
altro  ramo  . Diminuito  il  pericolo , e lo  dento  , avvertì  i 
lenti  gemili  di  perdona , che  languiva  appiè  dell’  albero , 
fu  cui  elfa  fi  dibattea . Siccome  temette  che  la  languida 
voce  folle  quella  della  infelice  fua  madre , cosi  affannata 
cominciò  replicatamente  a chiamarla  ; ma , non  udendo  repli- 
care , che  un  gemito  tacito  e indidinto  , crebbe  il  fuo  palpi- 
to ; e , prefa  da  un  trafporto  di  filiale  amore  , fi  agitò  tanto  , 
che,  liberando  dagl’intricati  nodi  i fuoi  capelli , e parte  della 
vede  , fi  abbandonò  a tutto  il  pefo  di  fe  delia  , e fi  lafciò  giù 
cadere  appiè  dell’albero  . Immerfe , così  cadendo  , i piedi  in 
un  copiofo  volume  di  limaccio,  e accorfe  ove  la  voce  di  chi 
languiva  la  direffe.  Quivi  a tentone  fra  quelle  tenebre  toccò 
la  faccia  d’  un  uomo  . Quedo  fortunato  inganno  falvò  la  vita 
a un  infelice,  che  ivi  giacea  tutto  pedo  , e ferito.  Era  quedi 
un  Liparoto , che  ora  è all’  attuale  fervizio  del  nnjìro  Re  , e 
che  chiamafi  Santo  Romano , il  quale  trovofli  involte  trai 
grave  dedino , che  tanti  ne  oppreffe  in  quelle  infaude  fpon- 
de,  e che,  rapito  dal  mare , furiofamente  fu  sbalzato, e appiè 
dell’  albero  sbattuto , ove  poi  fu  opportunamente  foccorfo . 

989.  N 


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Delle  Calabrie. 


3+7 


* * * * 

989.  Un  uomo  denominato  Santo  Vngaro  fu  aflorbito  dal 
mare  , e vi  perdette  due  figli , e la  moglie  : ei  fi  rimafe  a (Tor- 
to , feguendo  il  cieco  moto  de’  flutti , i quali , ritornando  con 
empito  alla  fponda , fpalancarono  la  porta  della  Chiefa  di  S. 
Nicola , l’inondarono  tutta  di  fango,  e depofero  T Ungalo  fe- 
rri ivivo  full’ altare  della  medefima  Chiefa,  la  quale  era  lungi 
dalla  riva  quafi  fefianta  paflì  . 

* * * * 

990.  Una  donna  chiamata  Nunziata  di  Cojla  , gravida 
di  quattro  meli , fu  alforbita  dal  mare  : ma , per  quanto  orri- 
bilmente fofle  fiata  dalle  acque  sbattuta,  rimafe  Tempre  ada- 
giata col  dorfo  Tulle  acque,  e fupina  • e fu  quindi , dopo  lun- 
go dibatto,  pofia  in  libertà  , e depofia  tra  ’l  limo  della  fponda. 

* * * * 

991.  Nell’altro  curvo  feno  , e più  breve,  che  giace  da 
man  diritta  di  Scilla  , e che  dicefi  la  Chiana  Lea , vi  furono 
ancora  alcuni  difafiri  $ ma  da  quella  banda  l’ inondazione  non 
fu  egualmente  funefta  , e uniforme  a quella  , che  nella  finiftra 
avvenne.  Fra  i cali,  quivi  accaduti,  merita  di  elTere  notato 
quello  di  Cofima  Chinino , giovanetta  di  vago  afpetto  , e di 
quindeci  anni  in  circa  . Cofiei  fu  forprefa  dal  mare  : accorfe 
fuo  fratello  Pafquale  per  liberarla  . La  riebbe , e la  ricon- 
dufle  , nuotando , quafi  prelTo  al  lido . Il  mare  li  raggiunfe , 
e gli  alTorbì  tutti  e due . Eifi  fi  tennero  ftretti  e congiunti . 
Battuti  dalle  onde  contro  d’  uno  fcoglio , furono  fcolli  , e di  vili 
in  modo,  che  il  fratello  malconcio  dovette  abbandonarla.  La 
giovane  sventurata  andò  errando  per  le  onde  ; urtò  in  quefia 

X x a erran-. 


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Istoria  del  tremoto 


34  8 

erranza  in  un  uomo,  che  era  in  preda  de’ frementi  flutti*  e, 
credendolo  fuo  fratello  tra  le  tenebre , vi  fi  attaccò , ma  ne 
fu  tolìo  divifa  dalla  irrefiflibile  forza  delle  acque . Fureplica- 
tamente  fpinta  a capo  chino  giù  nel  fondo  delle  onde , ma 
vi  ritornò  fempre  a galla . Rimafe  in  mare  quali  per  lo  fpazio 
di  un’  ora  , priva  d’ ogni  umano  foccorfó  , fianca  di  foffrire , 
e abbandonata  alla  difperazione . Sedato  il  tumulto , c chiama- 
ti i fuoi  dal  gridare  di  lei , tentarono  di  liberarla  j e felice- 
mente la  conduflero  alla  riva . 

* * * * 

99».  Cercammo  invano  di  porre  in  chiaro  i termini  pre- 
cifi  degli  fpazj , pe’  quali  da  quella  banda  l’ inondazione  fi  die- 
de . Ne  ricevemmo  rifpofte  così  confufe  , e piene  di  tale  equi- 
voco, che  {limammo  più  prudente  conliglio  non  pre  (larvici  fe- 
de , che  abbandonarci  a racconti , ne’  quali  incontravali  una 
manifella  incoerenza,  e una  contradittoria  afferzione. 

' 993.  Il  volgo  non  sa  riguardare  i grandi  avvenimenti 

e gli  sforzi  della  potente  natura  , fenza  attaccarvici  un  caratte- 
re di  maravigliofo , e di  llranezza  j quindi , illudendo  fe  ftelfo, 
cercò  d’illudere  ancora  gli  altri.  Infingentemente  alcuni  alfe- 
xirono  che  l’ acqua  del  mare  in  que’  fatali  momenti  perduto 
avea  ogni  fapore  di  falfo . Altri  inventarono , o forfè  ancora 
del  credettero  che  le  acque  del  mare  erano  frettanti;  ma  gli 
uomini  di  buon  fenno  tennero  di  quelle  fole  quel  conto,  che 
tener  li  dee  delle  voci  di  chi  delira  o di  propolito , 0 con 
inganno , o per  illulìone  di  accefa  ragione . 

* * * * 

< 994.  Ne  a ciò  folo  fi  ridulfero  le  Arane,  e vane  vo- 


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( 


Delie  Calabrie.  34.9 

ci  , che  fi  eruttarono  fui  carattere  di  quelìo  intereffante  fe- 
nomeno. Vi  furono  molti,  a’ quali  piacque  di  attribuire  a 
tutt’ altra  caufa , che  alla  forza  del  mari  moto  , l’ inondazione 
avvenuta . Cofloro  credettero  che  la  rovina  del  monte  Ba- 
ci era  fiata  l’unica  cagione  del  fovvertimento  avvenuto  in 
mare  ; c che  le  malie  dell’  uno  , piombando  nell’  altro  , ne 
avellerò  talmente  percoli!  i flutti , e in  dietro  refpinta  la  pie- 
na , che-  il  mare  rifuggendo  a dentro , e lafciando  a fccco  le 
fponde,  folle  poi  flato  dalle  onde  fuperiori  fovrabbondante- 
mente  accrcfciuto,  e portato  a invadete  non  la  fola  bafe  di 
Baci , che  al  più  non  eccede  la  lunghezza  di  dugencinquanta 
palli , ma  ben  anche  tutto  il  lunghilllmo  fpazio  de’  due  curvi 
feni  delle  fpiagge  di  Scilla , e delle  rimanenti  fponde , che. 
menano  verfo  il  Promontorio  Ceniic  . 

995.  Noi  ritoccheremo  quello  articolo  in  lito  fpeciale, 
e per  ora  faremo  foL  tanto  contenti  di  dire  che  ammiriamo^ 
quelli  voli  di  fantalia  j ma , ponderando  maturamente  i fatti, 
confelflamo  di  non  avere  coraggio-  d’imitare,  o la  franchezza, 
o la  femplicità  di  cofloro. 

996.  Nè  qui  finirono  le  flranezze  . Siccome  il  monte 
di  Baci  era  flato  riguardato  come  1’  urna  fatale  di  Pandora , 
depolìtaria  delle  fventure j cosi  vi  furono  alcuni,  che  crimi- 
narono  il  fuoco  centrale , e attribuirono  alla  fua  irrefiftibile 
potenza  la  mina  in  elfo  avvenuta  j e cib  con  tanta  afleveran- 
za , che  fi  parlava  di  mugiti  preceduti , di  fumo  r e di  lùf- 
feguente  calcinazione  di  pietre , e di  terra . 

997.  Crederemmo  di  lafciare  troppo  libero  il  corfo  a co- 
sì dubbie  voci,  fe  non  ci  ave  .limo  data  cura  di  efplorare  con 

ogni 


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o .Istoria  del  tremoto 

ogni  diligenza  la  condizione,  e la  ruina  di  quefto  tanto  me- 
morato mente  Baci  . 

998.  Era  con  noi  il  Sacerdote  D.  Domenico  Pontillo. 
La  terra , che  ritrovammo  in  Baci,  era  puramente  vegetabi- 
le; e tra  le  rivolte  zolle  di  ella  vi  erano  ancora  le  radici 
delle  erbe , e delle  piante  dalla  lor  fede  fchiantate  « Incon- 
trammo alcune  fparfe  zolle  di  un’ocra  rolfagna , che  racco- 
gliemmo , e trafportammo  con  noi  ; ma  quella  era  eguale , e 
tutta  limile  all’altra,  che  ancora  dille  in  alcuni  liti  de’ terre- 
ni fuperiori,  ove  in  alto  giace  la  vigna  de’ Signori  Bore.  In 
quello  luogo  vi  fono  ancora  gli  avanzi  de’  folli  , fattivi  in  al- 
tra età.  per  cuocere  la  calce  ; e tra  quelli  raccogliemmo  alcu- 
ne fpume  di  materia  vetrificata,  eguali  a qualche  pezzo,  che 
di  fintile  materia  ritrovammo  tra  le  ruine  inferiori. 

199.  Cominciammo  ad  efaminare  non  folo  gli  sfafeiu- 
mi , ma  le  granduli  me  moli  di  quel  gregario  materiale  , che 
formava  le  parti  più  fode  di  quello  monte . Noi  vede  mmo 
con  grata  forprefa  che  tutto  il  volume  di  elio  offriva  la  te- 
ftimonianza  più  autentica  d’  un  antichilfimo  rivolgimento  , il 
quale  avea  ridotte  in  con fufa,  e tumultuaria  aggregazione  mol- 
te follanze  di  carattere  oppofto . Può  dirfi  che  l’ integumento 
generale  di  quello  ammalio  è una  follanza  calcarea , ed  effer- 
vefeente  con  gli  acidi.  In  quello  involvimento  s’ incontra  una 
porzione  di  argilla  vagamente  fparfa . Una  parte  ddl’  interno  di 
elfo  per  lo  più  fi  rapprefenta  da  certi  fonili  pezzi  di  calcareo 
equabile , (1)  di  un  colore  biancallro , turbato  da  una  macchia 
di  flavo , e formato  a varj  llrati  orizzontali,  connelfi  infieme 

ove 

(1)  Wjlltr.  Min.  1. 1.  p.  120. 


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Delle  Calabrie*  35  i 

ove  da  nn  glutine  candido,  e calcareo,  ove  da  un  glutine  fo- 
liaceo  , fonile , e cenerognolo  . 

1000.  Un’  altra  porzione  vedeafi  formata  da  un  mirto  di 
fotlanza  calcarea  , e di  Jlalattite  anche  calcaree . 

1001.  A tutti  quelli  materiali  li  unifee  un  aggregato  di 
granito  ofeuramente  grigio  (0  j e «dcun  poco  fcintillante  5 e 
quello  pare  che  formi , per  così  dire , il  nocciolo  , e ’l  pià 
duro  di  tutta  la  malfa .. 

1002.  Ma  ciò  , che  rendette  compiuta  la  nollra  ricer- 
ca , fu  il  fortunato  ritrovamento  di  un  gran  bel  malfo  calca- 
reo tejlaceo  (2) . In  elfo,  che  fu  da  noi  raccolto,  e che  ora 
adorna  il  nollro  mufeo  accademico  , è grato  il  vedere  un  mirto 
tumultuario,  e confufo  di  molti  e varj  teflacei,  fu  cui  il  tem- 
po ha  vendicati  gl’  immemorabili  fuoi  diritti , e vi  ha  im- 
prelfo  il  carattere  della  fragilità  . 

1003..  Siccome  ci  prefìggemmo  l’inviolabile  regola  di 
non  allerire  mai  cola  , di  cui  non  poteffimo  avere  teftimonian- 
za , e documento  fuperiore  a ogni  eccezione  ; così  avemmo' 
la  previdente  cura  di  raccogliere  tutti  quelli  materiali,,  e di 
depofitarli  nel  nollro  mufeo  accademico . 

1 004.  L’  equità  , è la  giuftizia  elìge  che , rendendo  of- 
fequio  al  vero , noi  facciamo  onorata  rammemorazione  del 
degno  Sacerdote  Pontillo , che  con  obligante  benevolenza  ci  pre- 
flò  l’opera  fua,  e con  noi  appofe  le  proprie  mani  nello  {ca- 
vo , e nel  raccoglimento  di  quelli  materiali  . 

looj.  Per  riguardo  poi  al  pretefo  fenomeno  del  fumo, 

e del- 

(f ) Waller.  M/u.  t.  r.  p.  110. 

(z)  Waller.  Mincr.  t.  i.  p.  n8. 


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I S T O RIA  DEL  TREMOTO 


35- 

e della  fiamma , bada  comprendere  die  la  Attuazione  del  mon- 
te è tale,  che  non  è pofiibile  a chi  giace  dulia  Anidra,  e " 
dulia  delira  dponda  di  Scilla  di  avvertire  ciò,  che  in  quefto 
luogo  accader  potea .. 

1006.  Per  ri fp etto  all’articolo  della  calcinazione , può 
ben  vederli  dalla  condizione  de’ materiali , che  deferivemmo, 
e che  raccogliemmo  nel  monte  di  Baci , qual  pedo  meritar 
polla  anche  quella  loia . 

1007.  Finalmente  per  quanto  fi  appartiene  all’  articolo 
de’  mugiti , noi  a Scilla  mettemmo  in  chiaro  una  circo  danza 
di  latto,  che  merita  di  effere  tenuta  in  conto . Fino  dal  1780, 
per  la  forza  de’ tremoti,  che  in  Calabria  avvennero,  le  fpallc 
del  monte  di  Baci  fi  erano  talmente  di  fiaccate  dalla  faccia  del 
redo  di  else  monte  , il  quale  forma  le  bali  delle  alture  de’  ter- 
reni di  Bove , che  nell’  aperta  fenditura  i ragazzi  dolente  lì 
prendevano  giuoco  di  gettarvi  de’  fallì  j e queda  fenditura  era 
tale  , che  1’  aere , che  vi  fi  raggirava’  ne’  di  torbidi , e ven- 
tofi , ne  ufeiva  con  mormorio  fibilando . 

1008.  Non  oliamo  di  aderire  coda  alcuna  fui  famigera- 
to articolo  del  numero  de’  cadaveri,  che  furono  per  avventu- 
ra dparfi , e gettati  dal  mare  in  diverfe  fponde . Checché  vo- 
glia dirdene  , è a reputarli  come  vaneggiamento  di  accede  men- 
ti . Non  ignoriamo  che  un  uomo  , a cui  è piaciuto  di  elevarli 
in  Protagonida  di  queda  tragica  feena , ha  precidamente  fida- 
to il  numero  di  quede  vittime  infelici , e ne  ha  adegnate  fei 
a Bagnare  , a Palmi  dodici , alle  Pietrenere  quindeci , a Gioja 
diciotto  , a Nicotcra  trenta  , a Paola  cento  , al  Faro  quattro  ec.  j 
ma  quedi , che  ha  la  felicità  di  crederli  il  Angolare  interpe- 

tre 


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Delle  Calabrie. 


35  3 

tre  degli  arcani  della  natura  , ha  poi  così  mefchinamente  in- 
terpetrati  gli  fcritti , che  ha  pubblicati , che  ha  prefo  per  nu- 
mero di  cadaveri  quello  delle  miglia,  che  vi  ha,  fecondo  il 
calcolo  volgare , tra  Scilla , e i luoghi  accennati . Ab  ungue 
leonem  , 

Da  Scilla  al  promontorio  Cenile. 

1009.  Noi  partimmo  da  Scilla , e feorrer  volemmo  tut- 
to il  littorale  , che  mena  da  Scilla  al  promontorio  Cenide , 
altramente  detto  la  punta  del  Pezzo,  o Pejfolo . 

1010.  Nel  battello,  che  noi  prendemmo,  volle  tenerci 
compagnia  il  fratello  di  un  nofiro  collega  il  Padre  Antonio  Mina/r , 
ben  noto  a' dotti  per  la  fua  Fata  morgana , e pe’ fuoi  Grandi} 
paguri . Ci  foffermammo  alquanto  appiè  del  Baci  a contem- 
plare que’  pochi  grandiofi  malli  , che  dal  monte  rivolto  erano 
piombavi  in  mare  , e non  potemmo  non  commifcrare  la  faci- 
lità , colla  quale  fi  era  a così  lieve  cagione  tanta , e così  pe- 
fante  difgrazia  attribuita . 

1011.  Poco  più  innanzi  procedendo,  vedemmo  foprag- 
giungere  le  nofìre  vetture  , inviate  per  la  fuperiore  feofeefa 
ftrada  di  Baci.  Quindi  ci  congedammo  dal  Signor  Minafi,  che 
fi  rimafe  nel  battello j e noi,  poggiando  il  piede' fulla  fponda , 
profegtiimmo  a cavallo  il  nofiro  viaggio  . Eravi  in  tale  fito 
una  cala  rurale,  i cui  muri  a prima  occhiata  fembravano 
illefij  ma  appagandoci  a confiderarli  da  ogni  lato,  trovammo 
fcanionato  quell’angolo  , che  riguardava  il  ponente  , e nella 
faccia  di  quel  muro,  che  era  diretto  a mezzogiorno,  vi  erano 
non  picciole  fenditure.  Vedemmo  colà  il  vecchio  colono  del 

Yy 


pie- 


35* 


Istoria  del  tremoto 


picciolo  podere , che  flava  di  colta  a tale  cafuccia  , e a co- 
{lui  facemmo  varie  interrogazioni . Li  cortcfcmente  rifpofe  al- 
le nofire  diinande  , e dille  che  nella  notte  della  fatale  rivo- 
luzione il  mare  inondi  la  fponda,  giunte  quali  appiè  della  fua 
cafuccia  , depofe  in  que’  dintorni  molto  limo , e alcuni  pefei 
per  tutto  pelli,  e malconci  ; e non  gli  fè  altro  danno,  che  ra- 
pirgli molti  Ili  mi  fafei  di  verdi  frafche  , che  {lavano  ammon- 
ticchiati poco  lungi  dalla  fua  porta . Quello  buon  uomo  abi- 
tava colla  ftia  picciola  famiglia  tranquillamente  nella  fua  ca- 
fetta , abbenchè  folle  fiata  abbaftanza  malconcia  dal  tremoto. 

ioti.  Palla  mino  oltre,  e incontrammo  alcuni  edificj,  che 
erano  poco  più  in  dentro  della  flrada , del  tutto  deva  fiati . Gi- 
rammo per  le  alture  de’ terreni  contermini  agli  avanzi  di  que- 
lla diiìrutta  abitazione  j ed  eia  notabile  che  il  fuolo , ove  era- 
vamo , era  quali  tutto  arenofo , e limiliffimo  alla  licita  arena, 
che  copriva  la  fponda . 

1013.  In  breve  giugnemmo  al  Capo  Cenile  \ e per  tutto 
il  tratto  della  ftrada  tre  fole  cofe  ci  parvero  notabili.  La  pri- 
ma (I  era  che  nelle  poche  fabbriche  , che  incontrammo  nel 
cammino , o non  olfcrvammo  leftoni , 0 ne  vedemmo  pochilh- 
me;  la  feco:tda,che  da  per  tutto  fcoprivanli  chiari  fegni  del- 
le perdite  fatte  dal  mare  , per  le  rapine  , commcltevi  dalla  ter- 
ra ; poiché  niente  era  più  frequente,  quanto  P olTervare  che 
li  erano  fiabilite  le  piantagioni  in  poderi , il  cui  fuolo  fer- 
bava  ancora  efpretli  tutt’  i caratteri  di  quella  licita  arena , 
che  copriva  le  fponde . La  tetfza,e  la  più  tonificante  fi  era, 
che  nella  vecchia  faccia  delle  ineguali  pendici,  che  ci  ftava- 
no  a finitila,  vedeaft  un  carattere  di  aridezza,  e di  una  tale 

ruvi- 


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Delle  Calabrie. 


355 

ruvida  caduta,  che  la  terra,  e (tendendo  fi  con  acuta  bafe  verfò 
il  mare , vi  s’ internava  tanto , che  non  già  fembrava  di  oppor- 
gli per  trattenerlo , ma  parca  per  l’ oppofito  efpreflamente  in- 
tefa  ad  attentare  una  incurfione  fu  quello  . Cib  è così  vero , 
che  fino  da’ tempi  di  Stratone  fu  avvertito  di  edere  quello  il 
fito,ove  non  folo  fi  riducono  al  termine  e Ptremo  i confini  dell’ 
Italia,  ma  che  vi  rimanga  coartato  il  mare  , e refpinto  incontro 
all’oppofto  promontorio  . Poco  pria  di  giugnere  a queft’ ultimo 
angufio  confine  d’ Italia  , non  molto  lungi  dalla  fponda , tro- 
vammo di  tratto  in  tratto  frequenti  piante  di  falicornia  . 

1014.  Ci  ripiegammo  fulla  finifira  , e ci  Iafciammo  a 
diritta  le  poche  abitazioni  del  Cenile . Quivi  fi  riapre , e s’ in- 
curva da  finifira  l’eftenfione  della  terra,  ove  elevandoli  in  ru- 
pe Angolare,  ove  collegandoli  in  una  ferie  d’ineguali  colline  , 
e ove  efienuandofi  in  un  breve,  e falfo  piano.  Da  man  dirit- 
ta poi  veggonfi  dal  margine  del  mare  accodarli,  per  unirli  all’ 
efienfione  deferitta  , varj  malli  di  arena , i quali  con  indifiin- 
ta  e confufa  maniera  talora  fi  ergono  in  piccioli  colli , e ta- 
lora fi  efiendono  in  modo  di  fpiaggia  j e , confondendoli  co’ luo- 
ghi accennati , formano  con  quelli  un  corpo  continuo . 

1015.  In  tutta  la  faccia , e la  fuperficie  de’ luoghi  me- 
defimi  è notabilillìma  cofa  a vederfi  la  rapina  , o veemente , 
o fuccelfiva,  fatta  dalla  terra  al  mare.  Lungo  le  fpalle  della 
Punta  del  Pezzo  , ove  per  la  latitudine  quali  di  un  miglio  e 
mezzo  , e ove  per  quello  di  un  miglio  , e ove  poco  più  , o 
poco  meno , tutta  la  fuperficie  de’  luoghi  è coperta  di  fchietta 
fchiettifiìma  arena  : e in  tal  modo  fi  procede  per  molto  trat- 
to di  ftrada . Cangiafi  in  progrelfo  l’ afpetto  delle  cqfe  da’  ma- 

Y y 2 teua- 


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356  Istoria  dee  tremoto 

tei iali  , che  la  forza  divoratrice  delle  acque  fvelle  dalle  pen- 
dici delle  alture  , che  fono  fulla  fini  lira , e trafporta  fulla 
faccia  de’ fottopofii  luoghi,  ne’ quali  ofiende,e  difperde  i ma- 
teriali medefimi  fino  al  margine  del  mare,.o  apre  lunghi,  an- 
gufii  , « tortuofi  folli . 

xo  16.  E’  bello  il  vedere  quali  tutti  quelli  fpazi,  che  fo- 
no contermini  al  mare,  fparfi  di  piante  fruttifere,  e di  viti, 
che  liete  e vegete  crefcono  tra  l'arena.  Vi  s’ incontrano  di- 
tratto in  tratto  molti  filoni  di  /alicorni*:  vi  fi  veggono  molte 
piante  di  raras  officinale  : vi  ha  ne’  folli , e ne’  loro  dintorni- 
frequenza  di  canne  , e di  altre  piante  palufiri  ; e con  modo 
fpeciale  vi  ha  abbondanza  tale  di  /alano  /odomèo  , che  fe  ne 
formano  fpalliere  , e per  ornamento  di  lirada , e per  fegni 
diviforj  di  poderi. 

1017.  Per  contrario  da  man  finii! ra  la  faccia  delle  pen- 
dici, e de’ terreni  d’ordinario  è afpra  , folcata,  e comporta  di 
un  ammalio  gregario  di  arena  Jabbio/a , di  breccia  indetermina- 
ta , e Ai  pochilli ma  impura  terra  vegetabile  .. 

1018.  Tale  a un  di  predo  è 1!  afperto-  delle  cofe  dai 
promontorio  Cenide  fino  a’ confini  dell’ arido,  e largo  letto-,  ove 
sbocca  il  fiume  Aleccioy  e ’l  torrente,  che  feende  dalle  alture 
di  Fiumara  di  muro . Lungo  quelli  fpazj , finora  deferirti , poche 
alterazioni  trovammo  dal  tremoto  prodotte  . La  fterta  mi- 
na de’  cafamanti  non  era  Hata  da  per  tutto  nè  uguale  , nè 
compiuta  .. 

* * * * 

iojp.  Prendemmo  efatto  conto  nella  punta  del  Pezzo 

degli 


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Delle  Calabrie;  357 

degli  effetti  della  inondazione  : alcuni  ce-  ne  magnificarono  i 
danni  : altri  più  moderati  1’  efienuarono  ; ma  convennero  poi, 
tutti  che  i danni  maggiori  erano  fiati  verfo  Scilla  , e nell’  op- 
poita  fponda  della  Torre  del  Faro . Non  negarono  però  che  fino 
dal  giorno  cinque  di  Febbre jo  il  mare  era  apparfo  più  vorti- 
cofo , e fecondo  le  loro  voci  , più  dell’  ufato  bollente  ; e che 
tale  erafi  confervato  quafi  fino  alla  mattina  del  di  fei  , alte- 
randofi  il  confueto  corfo  della  marèa . Nella  fpiaggia  furono 
gettati  alcuni  pefei  mal  conci,  e laceri,  molto  limo,  e alcuni 
rottami  di  legni. 

Fiumara  de  Mori  .- 

ioìo.  Partimmo  oltre  , e fpingemmo  il  parto  verfo  la 
Fiumara  de  Mori , detta  Cenide  un  tempo , e ora  più  volgar- 
mente appellata  fiumara  di  muro  . Vi  trovammo  difordine  , 0 
guafio,  ma  non  ruine  /ingoiar!  . Egli  è per  altro  vero  che 
colà  ci  traffe  più  il  difegno  di  continuare  1’  efplorazione  del 
fito  , che  la-  voglia  di  contemplare  i rottami  delle  rozze  mal- 
trattare abitazioni.  Fiumara  fi  eilolle  fu  d’ un’ altura  , appiedi 
cui  giace  una  lunga , e ampia  valle  . L’  altura  è una  conti- 
nuazione- di  afpre , e lacere  pendici , che  quafi  formano  cate- 
na con  quelle-,  che  nel  Cenide  deferi vemmo . Il  loro  materia- 
le integrante  è della  fielfa  natura  di  quello  , che  ivi  notam- 
mo : rimane  fol  tanto  a dirli  che  quivi  1’  arena  è molto  più 
eterogenea  j che  i ciottoli  della  Rabbia  fono  più  grandi  , e più 
rotolati  j e che  la  breccia  indeterminata  è più  fpeffa  , e più  te- 
nacemente aggregata . Il  terreno  vegetabile  è più  frequente , e 
denfo  nelle  pendici  della  valle  j c quella  è vagamente  ornata 

di 


Istoria  del  tremoto 


353 

di  alberi  di  gelfi  . Vi  fono  de’ liti,  che  fembrano  grazio!!  per 
la  frequenza  degli  alberi  odorofi  di  varia  forta  di  agrumi  : mal 
"rado  però  qnefti  fquarci  di  bellezza , tutto  il  fito  offre  l’afpet- 
to  di  un  arido  deferto . 

102 1«  Vi  fi  offerva  una  prodigiofa  quantità  di  terreno 
divorato  dalle  acque,  con  una  faccia  carica  di J abbia , di  fran- 
tumi di  treccia  indeterminata , di  grandi  maffi  di  fallì  , e di 
ciottoli  rotolati  . 

loia.  Pochiflìme , e rare  fenditure  offervammo  lungo 
il  fuolo  della  valle,  e pochifiìmi  alberi  rivolti.  Vi  erano  due 
pendici  con  gravi  fquarci  recenti  : effe  erano  fulla  no  firn  fi- 
ni (ira  colla  direzione  verfo  il  Centi-' , e in  confeguenza  da 
Jcttentrione  a ponente.  Tra  quegli  sfafeiumi  incontrammo  al- 
cuni pezzi  di  granito  rojjo , vagamente  ornato  di  mica  aurea  . 
In  altra  parte  offervammo  alcuni  pori  petrijicati  , molti  rot- 
tami di  Jerpole  ancor  efft  petrijicati  , e un  echino  . Quelli 
materiali  fono  ora  nel  noflro  mufeo  accademico . 

1023.  In  quefito  luogo  gli  fpazj  della  curvatura  fono 
maggiori  ; e a guardarne  i dintorni  dalle  alture  , fi  offre  agli 
occhi  un’  apertura  ingente  , e una  feena  di  antichiiTìma  mi- 
na , in  cui  fi  vede  fenza  una  fuccefliva  gradazione  difìrutta , 
c corroda  una  immenfa  quantità  di  materiale:  cofa  tantu  più 
vifibile  , quanto  è evidente  la  rapida  caduta,  colla  quale  tutti 
quelli  luoghi  da  un’  altura  confiderabile  paffano  precipitolà- 
mente  a un’  afpra  feofeefa , che  porta  tutto  a piombare  nel 
mare  con  direzione  tra  ’l  mezzogiorno  , e ’l  ponente . 

1024..  Noi  preghiamo  i leggitori  a non  perder  di  mira 
nè  quefti  fatti,  nè  la  narrazione  della  qualità  de’ materiali  di 

tutti 


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Delle  Calabrte.  359 

tutti  quedi  fpazj  , che  defcrivemmo  dalla  punta  del  Pezzo  fi- 
nora j ed  eflendiamo  quella  preghiera  anche  fui  redo  de’  ma- 
teriali , che  noteremo.  VedralTi  qual  ufo  potrà  di  ciò  farli, 
allora  che  farem  parola  de’  materiali , che  li  rinvengono  nell’ 
oppoda  fpiaggia  di  MeJJìna , c della  Torre  del  Faro. 

Catana  , e Colonna  •• 

1015..  Pafiammo  alla  Catana , alla  Colonna , e a’ vicini 
villaggi . La  Cotona  è il  lito , per  ove  piu  comodamente  li 
palla  dal  territorio  di  Reggio  a MeJJìna . In  quedo  luogo  ve- 
deli  che  la  terra  ha  fuccedivamente  oppredo , e rcfpinto  il 
mare  da  que’  limiti , che  dianzi  occupar  dovette  . 

102S.  Avevamo  alle  nodre  guide  modraro  defiderio  di 
olla-vare  la  Colonna  , nome  di  frequente  dicerìa , e contrado 
predo  i Geografi.  Redammo  forpreli  in  vederci  additare  un 
angolo  mefehiniilìmo  della  terra  Calabra , che  avea  tanto  e 
Unto  occupata  la  fantafia  di  molti  clamorofi  filologi  : cultori 
di  un’  arte , che  quando  fi  perde  dietro  a quede  picciolezze , 
è uguale  al  niente,  o vi  li  approfiìma. 

1017.  Nel  didretto  della  Colonna  vi  è terreno  facile 
allo  feofeiamento . Non  era  poTibile  che  quedo  fotto  l’impe- 
to di  unte  potentillìme  feofie  potette  regger  fermo  , e refi- 
dere  fenza  fenderli , e minare  . Quindi  nello  Sperone , e in 
Torre  fi  apri  in  molte  parti  il  terreno , e fi  vuole  che  ne  fofle 
emerfa  molt’ acqua.  Le  fenditure  fi  veggono,  ma  dell’acqua, 
che  diceli  emerfa , fe  ne  creda  ciò  , che  li  vuole . 

Lago- 


Istoria  del  tremoto 

Li  gaudi  , S.  Stefano , J1.  Alejfo  , Sambatello 
Dimmi  ni  ti , Gallico  e S.  Giovanni  . 

1 018.  Nel  villaggio  di  La  gonadi,  e in  quello  di  <P.  JVe- 
/■j^o  il  fuolo  è fenfibilmente  sbadato , e nelle  rupi  vi  fu  fco- 
fciamento . 11  materiale  de’  terreni  di  S.  Alejfo  non  andò  immune 
da  fenditure.  Ma  qualunque  da  il  pefo  di  quefti  difaftri , a chi 
ponga  mente  alla  infelice,  e labile  qualità  di  tali  terreni , dovrà 
parere  ben  più  Tirano  il  non  eflervi  avvenuto  danno,  propor- 
zionale alla  loro  naturale  fragilità , che  l’aver  efli  fofferto  quel 
poco  danno , che  vi  avvenne . Rilleflìone  necedaria  a farli  per 
capire  che  non  già  ne’  liti  contermini  a quelli  fpazj , ma  in 
altri  ben  lontani  da  efli  li  concepì,  e sviluppo)!!  quella  fatale 
cagione,  colla  quale  la  natura  annientò,  e pofe  in  deflazione 
le  più  belle , e cofpicue  parti  della  Calabria  ultra  j e che  in 
confeguenza  qui  il  tremoto  operò  per  ripercuGone,  e confenfo. 

1019.  I fucceflìvi  villaggi,  podi  tra  Gallico  , e Reg- 
gio, prefentarono  predo  a poco  le  fìelfe  alterazioni.  Le  doti 
naturali  di  Sambatello , di  Dimminiti , e di  if.  Giovanni  varia- 
no quindi  di  poco  tra  loro , e i luoghi  finora  nominati .. 

* * * Ir 

1030.  Lungo  tutti  quedi  fpazj , e il  cammino , che  me- 
na alla  bella  defolata  Reggio  , tre  cofe  incontrammo  , che  ci 
parvero  degne  di  edere  notate  . 

j.  1031.  Dalla  punta  della  Cotona  il  terreno  prende 
una  direzione  meno  tortuofa , e comincia  ad  adumere  una  li- 
guri 


\ 


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Delle  Calabrie. 


36  j 

gora  quafi  rettilinea.  Quefta  fi  vapprefenta  da  un  argine  ben 
alto  , e fuperiore  al  mare  . Sul  dorfo  di  effo  vi  ha  terra  ve-, 
getabile,  e pochi  ili  ma  porzione  di  arena.  Quell’ argine  va  di 
mano  in  mano  sballandoli  j e in  data  ragione , che  fi  approflìma 
a Reggio  , degenera  in  una  fpiaggia  ricoverta  di  arena  , da  cui, 
per  ovunque  che  fi  apra  un  follo , forge  acqua  naturale  pota- 
bile , e frefea  • e ciò  fuccede  anche  allor  quando  il  follo  li  apra 
lungheiro  il  mare. 

a.  1031.  Dall'interna  parte  della  Colonna  lungo  la  di- 
rezione di  Reggio  il  feno  della  curvatura  de’  terreni  va  gra- 
datamente ancor  elfo  abbandonando  la  curva  , e fino  dagli 
fpazj , che  dividono  Gallico  da  Dimmi  ni  ri , le  alture  fi  sballa- 
no così , che  rendono  vifibile  dalla  finilìra  una  lontana  vaghif- 
fima  feena  d’ ineguali  colline  , le  quali  interrottamente  ora 
rincalzandoli , e dolcemente  adagiandoli  l’ una  full’  altra  , e ora 
slontanandoli  alternamente , formano  un  feno  di  deliziofifiìma 
• elìenfione  , che  va  a confonderli  appiè  de’ lontani  dominj  degli 
Appennini  . 

1033.  Da  man  finilìra  quelle  medefime  alture  feendono 
con  varia  legge  ; e , declinando  fempre  di  più  in  più  , vengo- 
no a unirfi  o all’  argine , che  fovralìa  al  mare , o alla  fpiag- 
gia del  mare  ifleiFo  . 

1034.  Il  materiale  di  quelli  luoghi  è dell’indole  mede- 
fima,che  notammo  dianzi.  Quivi  in  molti  fiti  è frequenti  di- 
ma la  breccia  indeterminata , e per  lo  più  ritrovali  a ftrati 
orizzontali . 

1C35.  La  pianta,  che  la  natura  vi  produce  fpontanea- 
mente,  e in  copiatale  , che  le  ne  formano  fpalliere,  è il  fi- 
lano fidomèo , Zz  1036. 


Istoria  d e l.  t r e m o t o» 


316» 

1036..  L’  acqua  in  quelli  (iti  è frequente  , quindi  è fa- 
cile la  fpontanea  produzione  delle  canne  , e delle  piante  pa- 
lufìri .. 

1037.  Ma  ciò  , che  è notabile  , fi  è la  copia  dell’  aloey 

che  vi  s’ incontra  circo  danza,  che.  merita  di  edere  confiderà- 
ta  anche  a riguardo  della  frequenza  di  tale  pianta  da  noi  in- 
contrata non  folo  lungo  la  via  pubblica  , che  dal  Cenidìo  mena 
alla  Catana,  ma  ancora  nelle  parti  meno  frequentate  di  queda. 
via  , e che  fono  nell’  interno  di  quegli  fpazj  , che  hanno  per 
termine  il  mare..  ' 

1038.  Il  deliziofo  , che  vi  fi  ritrova , è ciò , c\e  lama- 
no  dell’  uomo  ha  faputo  operare  nel  cangiare  un  terreno  in- 
gratiffimo  in  ameni  giardini,  e in  utili  ortaggi.  Quivi  la  co- 
pia degli  agrumi  non  folo  tien  luogo  di  deli;  ia , ma  ben  an- 
che fi  converte  in  genere  di  comodo , e dì  commercio;  Ed 
ecco  le.  ragioni , per.  le  quali  in  quelli  fiti  ve iefi  qualche  tratto 
di  terreno  ricoperto  di  terra  vegetabile,  la  quale  non  è già 
un  bene  privativo  del  luogo  , ma  una  precaria  confeguenza 
de’ lunghi  , e fuccellìvi.  concimi  , riabilitivi. dalla,  mano  dell’ 
uomo . . 

1039..  Sarebbe  troppo  defiderabile  che  quefti  fegni  del- 
la induftria  umana  avellerò  confini  meno-circofcritti  , e più. 
ellefi  j ma  non  fa  capirli  per  quale  fato  i naturali  di  quello 
luogo,  a’ quali,  non  dee  oramai  edere  ignota  l’ingrata  condu- 
zione del  natio  lor  fuolo  , non  abbiano  ancor  curato  di  eden-- 
dere  il  beneficio,  c la  pratica  de’ concimi  su  tutto  il  re  frante  • 
del  territorio  Reggino  . Quivi  non  vi  ha  che  alberi  di  ulivi,, 
e di  gelfi,  e vigneti , che  per  lo  più  fono  educati  tra  l’arc- 


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Delle  Calabrie.  363 

na,  e la  fabbia;  e v’ha  così  poca  cura  per  ottenervi  copia  di 
biade  , che  noi  trovammo  efattamente  vera  a giorni  noHri 
quella  fletta  definizione , che  di  quefti  luoghi  fece  il  grande 
Aurelio  Cujfiodoro  , uomo  Calabro  , e Secretarlo  di  Stato  di 
Teodorico  Rè  de'  Goti  . Non  è un  argomento  di  cordoglio  il 
vedere  che  nel  fecolo  XVIII , fecolo,  che  chiamano  illuminato, 
e in  cui  fi  prefume  tanto  su  i progrefli , fatti  dallo  fpiri- 
to  umano  nell’ arte*  agraria  , le  cofe  fieno  ancora  in  quello 
Hello  non  laudevole  flato,  in  cui  erano  in  quel  medefimo  fe- 
colo V,  che  noi  con  troppa  franchezza  ofiamo  di  chiamare 
barbaro  ? ' 

Reo  aio  . 

& o 


1040.  'Giugnemmo  a Reggio . Non  fi  pub  fenza  turba- 
mento profferire  un  nome,  il  quale  ora  altro  non  fuona,  che 
mina  , e che , fenza  tema  di  querele  grammaticali , a nolìri 
giorni  non  risveglia  nello  fpirito  , che  l’idea  reale  di  quello 
Hello  rivolgimento  , e squarcio  , da  cui  in  altra  età  s’ inge- 
gnb  Efchile  di  trarre  il  nome  di  Reggio  (1). 

104.1.  Saremmo  poi  ben  femplici , fe  , per  rammentare 
le  fpente  glorie  di  tale  città , ci  lafciaifimo  forprendere  dall’ 
imponente  voce  AJcanuzio  (i)j  e dovremmo  abbondare  di  ozio 
per  agitare  la  vecchia  , ma  inutile  queflione  , a quale  delle 
otto  città,  che  portano  il  nome  di  Reggio  (3)  , quefia  voce 

Zza  fi  ap- 

(1)  Strab.  lib.  6.p.  396. 

(i)  Vtdì  Giufcp.  Ebr.  antiq.  Judaic.  I. 1.  e Sertor.  Quattrini,  n.  idi, 
in  Barr.  lib.  1.  c.  1. 

(3)  Thonuf.  Aceti  ennot.  in  Barr.  lib.  3.  t.l.  ».  r. 


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Istoria  dee  tremoto 


'M 

fi  appartenga  ; cediamo  poi  di  buon  cuore  a coloro,  che  fanno 
mediere  di  voci , l’efame  de’ grandi,  e moltiplici  nominativi, 
attribuiti  a quefìa  città  (1).  Conviene  al  filofofo  il  non  igno- 
rare le  clamorofe  dicerie  de’  filologi  , ma  non  è noftro  indi- 
tuto  di  far  mercato  di  tal  merce , la  quale  è oramai  fallita  . 
Altronde  non  le  antiche  origini , non  la  lunga  potenza , e non 
lo  fcorfo  vario  fato  politico  di  Reggio  ora  far  dee  la  noftra 
occupazione  j forfè  tempo  verrà  che  faremo  degna  commemo- 
razione d’ una  città  , che  può  occupare  fpeciofo  luogo  nella 
Storia  del  Regno  di  Napoli  . Ciò  , che  ora  ne  internila , è 
la  fua  ruina  . Noi  non  Tappiamo  a qual  grado  giunfe  mai 
quella  deflazione,  che  fi  produlìe  in  Re  gaio  dal  tremoto  , av- 
venuto nel  conflato  di  L.  M.  Filippo,  e di  Giulio  Cefare  : de- 
flazione, che  fu  poi  emendata  dalla  benefica  mano  di  queft’ 
ultimo,  in  memoria  di  cui  Reo  aio  J;iìi0  venne  quindi  appellato  $ 
Tappiamo  fol  tanto  che  quefta  città  ora  è divenuta  inabitabile  . 

io.fi.  Il  tremoto  del  dì  cinque  ne  cominciò  il  guado 
fatale  : continuollo  quello  del  dì  fette  di  Febhrajo  : quello  poi 
del  dì  28  di  Marzo  vi  appol'e  l’ultima  mano.  Non  vi  ha  cafa, 
non  vi  ha  chiedi,  non  v’ha  edificio  pubblico , o privato,  che 
non  fia  ditto  o ridotto  in  frantumi , o difciolto  in  maffe  in 
parte  minanti , e in  parte  percofle  in  modo , che  un  uomo 
prudente  non  può  per  là  entro  f ffermarfi  fenza  palpito , o fen- 
za  pericolo  . 

I0+3-  Egli  è vero  che  vi  fi  veggono  ancora  alcune  par- 
ti di  pubblici , e di  privati  edificj  in  piè  ritte,  ed  efidenti ; ma, 
come  già  dicemmo  , è ben  a temerli  dell’  apparente  efilten- 

za 

(»}  Jofcph.  Morifani  ìnferi pt.  Regina  p.  327. $.17. ».  69. 


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Delle  Calabrie.  36  5 

za  di  quedi  miferi  avanzi  del  furore  della  natura.  In  Re  agio 
non  avvennero  que’  terribili  rovinj  , e quel  compiuto  annien- 
tamento, in  cui  caddero  in  altre  parti  della  Calabria  ultra  egual- 
mente le  buone  , e le  cattive  fabbriche  j ma  mal  grado  que- 
lla difcretezza  della  natura,  non  è perciò  che  quello  , che  qui 
rimane  , eller  polla  di  miglior  ufo  di  ciò  , che  altrove  più 
con  elìde . 

1044.  Comprendiamo  bene  che  parrà  a prima  fronte  du- 
ro il  non  valerli  di  ciò , che  ha  faputo  tener  piede  nella  rivo- 
luzione filka  accaduta:  ma,  quando  fi  rifletta  alla  difficile , e 
non  ferma  alleanza  , che  fuole  fìabilirfi  tra  gli  avanzi  antichi, 
e le  codruzioni  recenti , vedraffi'  aliai  chiaro  qual  poco  conto 
far  fi  debba  di  quelli  rimafugli  in, un  fuolo  troppo  frequente- 
mente velfato  da’ tremoti  : circodanza  tanto  più  degna  di  non 
eller  perduta  di  mira , quanto  è molta  la  parte  , che  può  pren- 
dere un  fuolo  infedele  , e refrattario  , per  follecitare  la  diffida 
tra  le  fabbriche  di  epoca  diverfa . A ciò  fi  aggiunga  che  font- 
ina converrebbe  di  elfere  la  diligenza , che  ulàr  fi  dovrebbe  nell’ 
efplorare  rigorofamente  lo  dato  de’  fondamenti  ; elfendo  ben 
ragionevole  il  fofpettare  che  in  un  cafo  di  tanto  rivolgimento 
non  abbiano  potuto  rimanerfene  indifferenti  e fode  le  interne 
parti  della  terra,  fulle  quali  poggiano  quefti  fondamenti.  Final- 
mente è degno  di  elfer  tenuta  in  villa  l’inutile,  anzi  la  non 
prudente  altezza  di  cotedi  avanzi  di  fabbrica,  in  luoghi  , ne 
quali  dovrebbe  ormai  per  tanta  efperienza  elTer  chiaro  che 
1’  altezza  degli  edificj  è nociva . 

1 ^45.  A tutte  quefte  ritleffioni  non  farà  inutile  1’  aSSu*- 
gnerne  un’altra, che  può  tener  luogo  di  fatto.  Da  tutto  il  con- 
te do 


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-66  Istoria  bu  tremoto 

tefto  delle  illazioni  , che  fi  defumono  da’  danni  immenfi  .av- 
venuti altrove,  v’ha  tutta  la  ragion  di. credere  che  la  ruina 
di  Reggio  farebbe  fiata  affai  minore  , fe  quella . folle  dovuta 
elfere  proporzionale  alla  fola  intenfità  dell’ attività  non  prima- 
ria , con  cui  quivi  giunfe  il  tremoto  , e fe  quella  forza  me- 
defima  non . avelie  ritrovata  ne' fondamenti , e nel  fuolo  di  Reg- 
gio già  flabilita  una  magagna  , e una  viziofa  difpofizione  a 
crollare  . Quella  propofizione  fembrerà  dimollrata  , quando  fi 
confidererà  che  fino  dal  1780  Reggio  è fiato  in  un  quali  per- 
petuo tremolio  di  terra  : cicofianza  , che  pruova  piucchè  ba- 
fiantementc  in  quale  difordine  , e in  quale  fecreta  imbecillità 
dovea no  trovarli  le  bafi  delle  fabbriche , e l’ interno  fiato  del 
fuolo  di  Reggio  . 

1046.  Parrà  forfè  a taluni  efiranea.al  nofiro  inftituto 
quella  licenza  j ma  noi  riguardiamo  come  propio  dello  fteflò 
nofiro  infiituto  tutto. cib,  che  nafee  da’ funefii  fonti  dell’ oc- 
cafione  di  quefta  ifioria  , e che  pub  contribuire  al  bene  de’ 
nollri  fimili  in  un  cafo  così  infelice  , e memorando. 

1047.  Il  fenomeno  lignificante  , avvenuto  in  Reggio  , è 
quello  della  mutazione  fucceduta  nella  firada,  detta  de’  Giun- 
chi. Quello  fito  giace  rafente  il  mare  su  la  man  diritta  di  chi 
volge  le  fpalle  alla  città  . Quivi  fi  aprirono  molte  fenditure , 
dalle  quali  contra  l’ufato,  sgorgarono  acque  torbide,  e d’in- 
grato odore  , per  quanto  ne  venne  riferito  . Lungo  la  fpiaggia 
conterminale  a quello  luogo  vi  erano  molte  officine,  fiabilite 
per  trarre  da’  bachi  la  feta  . Il  mare  dianzi  baciava  quelle 
fponde  ; e ne’ tempi  più  te mpe fio!]  gli  ordigni  , ivi  giacenti , 
rimaneanlì  a coverto  dagl’  infiliti  delle  onde . 

1048. 


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104.8.  Ne’ fatali  momenti  del  tremoto  fi  mutò  talmente 
l’afpetto  antico  delle  cofe  , che  il  mare  traboccò  le  fponde , 
c le  inondò  afegno,  che  dovettero  di  là  toglierli  gli  ordigni 
da  feta  , e tralportarfi  altrove  : nè  già  fi  creda  che  quell’  al- 
terazione folle  durata  ne’  foli  momenti  della  rivoluzione  j ma 
per  l’ òppofito ' efla  è tutt’ora  durevole,  e il  mare  fopravvan- 
za  quali  per  l’ altezza  di  due  palmi  l’ antico  ■ livello  della 
fpiaggia . 

1049.  Reggio  è la  parte  più  ridente,  e faiutifera  d’ una 
regione  , che  fa  la  fronte  dell’. Italia,  e ’l  termine  del  Régno  di 
Napoli  dal  lato  del  mezzogiorno  occidentale  ; Reggio  , la  Ca- 
tana , e 1 promontorio  Ceni  dio  fono  le  porte,  che  aprono  l’ in- 
golfo del  martirreno  a coloro  , che  vogliono  pervenire  a noi 
per  la  via  di  Melina , e del  Peloro . Quelli  tutti  fono  luo- 
ghi , il  buon  elTcre  de’  quali  intereila  aliai  da  vicino  il  bene 
dello  Stato Elfi  tutti  fono  per  • noi  ciò , che  per  l’ altra  parte 
del  mediterianeo  fono  le- gole  di  Colpa. 

1050.  Reggio  non  ha  conferm  ata  dell’ antica  fiia  gloria , , 
che  il  nudo,  e vano  nome;  Si  è da  taluni  fermo  che  godet- 
te un  tempo  il -vantaggio  di  due  belli  porti:  ora  non  ha  che 
appena  una  fpiaggia , .iti ' cui  non  ' poflono  rimanerfene  ricovra- 

t i , che  i foli  piccioli  legni  $ e ciò  pure  non  fenza  pericolo , , 
quando  il  mare  è in  forte- tempeda . 

1051;-  Le  ftrade  della  città  furono  quali  tutte  finiate  a’ 
pendìo  troppo  » feofeelo  : • effe  fono : tortuofe , e ftrette  a norma 
del  gallo  dell’ antichità  : circo  danza,  che  ora  tende  pericolo- - 
fo  il  camminarvi  per  entro  , c imprudente,  il  trattenervicili  a 
titolo  di  ollervarne  le  ruinc  . • Nelle-  fabbriche  non  v’  ha  ca-  • 


-<;8  Istoria  dei.  tremoto 

ratiere  nè  bello  , nè  regolare , nè  graziole) . La  Cattedrale  pe- 
rò dovea  e (Ter  bella , e magnifica . La  Chi  e fa  , che  fù  degli 
Efpul/i,  era  regolarmente,  e indegno  modo  edificata.  Il  Con- 
vento de’  Padri  di  J1.  Domenico  era  un  faggio  di  architettura 
Gotica . I muri , e ’l  re  (Tante  della  città,  fentivano  un  poco 
troppo  il  pefo  della  vecchiaia . . 

1051.  Le  arti  belle  ebbero  qui  lunga  fede  ; ma  però  a que- 
lle , che  efuli  fe  ne  fuggirono  , fuccedettero  le  arti  del  fufo  , c 
della  fpola  : trattine  quindi  i lavorìi  di  lana,  e di  (età,  e di 
non  molto  lino , tutto  il  refto  de’  meftieri , che  fono  gl’  iftru- 
menti  della  pubblica  utilità  , è quivi  ignorato , o negletto . V’  ha 
copia  di  agrumi,  e fe  ne  fa  utile  commercio  . Vi  ha  ottimo  vi- 
no; ma,  egualmente  che  l’olio,  non  fa  ridurli,  come  richiede- 
rebbe la  natura  de'  luoghi , a genere  atto  ad  accrefcere  i fon- 
ti della  ricchezza  generale.  Qui  tutto  in  fomma  fi  rii  ente  del- 
la perdita  del  carattere  di  Metropoli , e della  lontananza  dalla 
Capitale . Vi  fi  vive  fo  pirando  lulla  inutile  , e vana  memoria 
di  una  grandezza  già  (penta,  e nulla  fi  tenta  per  ufeir  d’ ozio, 
o per  meritare  una  forte  migliore  . 

1053.  NeJ  Rame , fegnato  col  numero  LVII , potrà  of- 
fervarfi  un  qualche  fegno  delle  rovine  , avvenute  in  Reggio  . 

Acre  , e tremoti  . 

1054.  Dal  di  z8  di  Moggio , che  partimmo  da  OppiJo, 
fino  al  di  due  di  Giugno  , che  giugnemmo  a R-oaio , vi  fu- 
rono varie  (colie  di  tremoto.  La  più  fenfibile , che  fentimmo 
a Cofoleto , fu  quella,  che  notammo  nel  numero  850.  Stando 

fulla 


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DeIle  Calabrie*  369 

fulla  rupe  di  J1.  Crijlina  ne  udimmo  un’  altra  affai  veemente, 
ed  era  il  di  chiariffimo  . A Scilla  fummo  fovente  fcoffi  , e 
per  lo  più  fenza  rombo  . A Reggio  nella  piena  notte  del  di 
due  di  Giugno , e full*  alba  del  dì  tre  vi  furono  replicate  feof- 
fe,  l’una  delle  quali  fu  così  attiva,  che  lafciò  la  terra  in  una 
lunga,  e lenta  trepidazione.  Ciò,  che  merita  di  avvertirfi,  fi 
è che  l’aere  era  fereno , e ’l  mare  placido,  e tranquillo. 

* * * * 

Provvide  cure  del  Governo . 

1055.  La  compafiionevole  tragica  feena  di  que’ tanti , e 
sì  orribili  infortunj , che  finora  efponemmo  , riduffe  nelle  più 
difperate  fituazioni  tutta  la  popolazione  della  più  fertile,  e 
più  bella  parte  della  Calabria  ultra.  Non  vi  ha  forza  di  dire, 
arte  non  vi  è , che  bafti  a efprimere  in  equivalente  modo 
tutta  la  durezza  di  una  calamità  , che  nella  linea  delle  pub- 
bliche fventure  può  bene  confiderarli  come  la  maifima  , e che, 
negando  qualunque  sforzo  al  coraggio  , e inutile  rendendo  ogni 
umana  prudenza , alla  {iella  guerra  , e alla  pefiilenza  medefi- 
ma  per  fierezza  non  cede  . Da  ciò  fi  vede  che  nel  graziofo 
Regno  di  due  Principi  Augusti  fi  è,  a giorni  noftri,  prefentata 
la  più  amara , e lagrimevole  fatalità  , che  unquemai  fieli  ve- 
duta , e compianta  j e quindi  è facilifììma  cofa  a capirli  da 
quale  profonda  , e altillìma  conti-illazione  folfero  fiate  forp.e- 
fe  , e cinte  due  grand’  anime , le  più  belle , che  la  mano  dell’ 
Onnipotente  donar  potea  alla  pace  di  quelli  Regni , e alla  nollra 
profperità . Aaa  105$. 


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Istoria  del  tremoto 


37° 

10513.  I fammi  mali  richieggono  forame  provvidenze; 
e '1  f elice  evento  di  elle  non  puh  fperarfi , fé  non  quando  fe 
ne  affidi  la  cura  a uomini  del  genere  di  quelli , che  nati  a 
for gallare  i termini  ordinarj , preferirti  dall’  umanità  a’  talenti 
fubalrerni , fanno  con  egregio  intendimento  fuperare  mirabil- 
mente gli  oft acoli  più  difadrolì  ; e , non  rispettando  nè  peri- 
colo , nè  (lento  , giungono  alla  rara  felicità  di  renderli  mag- 
giori di  fe  fteffi  , e dell’  imprefa  , che  fatto  la  lor  fede  alla 
loro  nobile  follecitudine  li  commette.  Quindi  fra  le  memora- 
bili, e favillarne  provvidenze,  date  dalla  Sovranità , onde  ap- 
piedar compenfo  a tanto  infortunio , memoranda  fia  fempre 
quella  di  avere  preferito  un  uomo  equivalente  al  gran  bifo- 
gno,  qual’  è S.  E.  il  Signor  ]).  Francefco  Pigna  tei  li , e di  averlo 
di  tutta  la  poffibile  autorità  decorato , perchè  degnamente 
avelie  potuto  e portare  la  benefica  affi  (lenza  del  trono  falla 
defolata  Calabria , e compiere  in  ella  tutti  gli  amoroli  prov- 
vedimenti efeogitati  per  riftorarla. 

ro57.  La  pallida  fame  infierì  da  per  tutto,  e fu  la  pri- 
ma delle  tante  rabbiofe  feguaci , che  li  unirono  al  terribile 
difadro.  Dove  che  il  foqquadro  fu  compiuto,  mancarono  non 
falò  i generi,  ma  anche  le  officine  neceifarie  alla  preparazio- 
ne del  vitto  quotidiano.  La  cura  primiera  fu  dunque  quella 
di  richiamare  l’abbondanza,  ove  incrudeliva  la  miferia  , e la 
fame  ; e quindi  con  una  inefprimibile  predezza  , e dalla  Ca- 
pitale , e dalle  vicine  provincie  li  eftralfero , e in  genere , e 
in  lavoro,  fomme  ingenti  di  materiali  da  vitto;  e,quafi  cort 
una  velocità  famigliarne  a quella  del  penderò , li  accorfe  al 
grand’uopo,  e tofto  fi  vide  efpodo  al  pubblico  comodo  quan- 
to ba- 


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Delle  Calabrie.  371 

ro  badar  potea  in  tante  angufìe  circodanze  a fodenerc  la  mac- 
china , e diminuire  il  fendo  del  comune  dilaftro,  facilitando 
i modi  da  giovare  la  languente  vita.  Si  fecero  immantinente 
coftruire  i mulini,  e formare  i forni;  e,  antivenendo  a qua- 
lunque ulteriore  fconquallo  , 11  fece  da  per  tutto  tenere  a ri- 
fervo  molta  copia  di  materiali  da  vitto,  di  farinate  di  pan 
bifeottato  , perchè  la  pubblica  annona  avelie  porut’  in  ogni  tri- 
do  evento  rimanere  afficurata  . Non  vi  fu  angolo  della  di druttH 
Calabria,  ove  non  folfe  pervenuto  un  qualche  foc cardo , gene- 
rofamente  cùbito  dalla  pietofa  marto  della  Sovranità . E non  folo 
ne’ primi  dì  della  fatale  fventura , ma  per  lufigo  tempo  anco- 
ra , indicibili  turbe  di  miferi  languenti  furono  caritativamente 
accolte,  e fodenute  in  vita  colle  fofhnze  del  Trono.  Final- 
mente, perchè  l’umana  malizia  non  avelfe  in  alcun  modo  po- 
tuto infultare  alla  comune  difgrazia  , li  prefero  tutte  le  più 
efficaci  miture  , onde  tenere  a freno  l’ altrui  avidità , e rende- 
re l’acquido  de’ comeftibili  facile,  retto,  e non  incomodo  tré 
al  venditore  de’  generi , nè  al  compratore  . 

icjS.  Nè  a ciò  dolo  fi  attenne  la  carità  fovrana  . Alla 
bell'opera  delle  particolari  fovvenzioni , didribuite  e in  vit- 
to, e in  vedi,  e in  moneta  a’ miferi , fi  aggiunfe  una  munii 
licenza  di  più  valla  edenftone  ; e quindi  furono  con  ragiona- 
ta liberalità  foccorfi  e co’ generi,  e con  danaro  i luoghi  più 
danneggiati . Si  ebbe  l’ avvedimento  d’ inculcare  a’  Baroni  di 
avere  la  più  pronta , e amorosa  cura  de’ cittadini  de’ loro  feu-i 
di  ; e nell’  atto  detfo  furono  alle  tini  regie  larghi  fuffidj  da’ 
fondi  della  regale  munificenza  fomminitìrati  . Nè  in  tanta: 
e fTulione  di  clemenza  fi  ebbe  cura  della  fola  popolazione  Ca- 

A a a 1 labi  a ; 


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37*  Istoria  dei.  tremoto 

latra-  ma  la  graziofa  beneficenza  della  Sovranità  fi  eftefe  altresì 
su  quella  (leda  parte  della  milizia , che  trovoffi  involta  nel 
comune  difallro  ; ed  oltre  a ciò  con  fagace  intendimento  fi 
attefe  a provvederla  prontamente  di  opportuni  ricoveri , e di 
tende , onde  potere  ficuramente  foggiornare  in  una  regione , 
nella  quale  i tetti  erano  o rovinevoli , o dirtrutti . 

1059.  Ne’ primi  di  della  fatale  difgrazia  il  mirare  la 
defolata  Calabria , e ’l  poter  formare  una  efprefìa  imagine  del 
più  confufo , e orrido  caos , parea  che  folle  un  atto  folo . In 
ogni  cofa  vedeafi  trionfare  il  più  compiuto , e compadrone  vo- 
le  fcon  juaffo . In  tanto  fpettacolo,  umiliante  per  l’ umanità  , 
ovunque  giravafi  lo  fguardo , non  ritrovavanfi  che  fol  tanto 
fabbriche  polle  a foqquadro , edificja  metà  didrutti,  o a metà 
rovinevoli , terreni  o rivolti  con  modruofa  elevazione  , o la- 
cerati , e prefi  da  fpaventevoli  avvallamenti , ftrade  pubbliche 
perdute  , e ricoperte  da  immenfi  arantafii  di  rottami , frequen- 
ti, e lunghe  inondazioni  , legni  infranti , fuppcllettili , uomi- 
ni , e bruti  fepolti  , e opprefti  in  miferando  , e lagrimevole 
modo  tra  un  abillò  d' infuperabili  ruine . 

1060.  A tanti,  e così  univerfali  rivolgimenti  prodotti 
dalla  natura  , la  fola  pictofa  potente  mano  del  Governo  appre- 
ttar Teppe  riparo;  e apprettilo  mirabilmente  coll’  opera  di  quel- 
la flelfa  truppa  delle  nuove  Compagnie  provinciali  , che  provvi- 
damente era  (lata  raccolta,  per  fervire  di  difefa  allo  Stato,  e 
per  ingrandire  il  numero  di  quelle  braccia,  le  quali,  in  cafo 
di  odile  furore,  la  dignità,  e T ira  del  trono  adoprar  fuole  a 
ilruggere  , e a punire  un  audace  nemico.  Maturamente  quindi  fi 
ebbe  cura  di  trarre  pria  dalla.  Calabria  ci  tra , e poi  dall’  ultra 

tutta 


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Delle  Calai  rie.  373 

tutta  coreda  vigorofa  truppa  novella,  e lungi  dall’ armarle  la 
mano  di  finimenti  didruggitori  , e atti  a ferire  gl’  individui 
della  propia  fpecie , fu  provveduta  di  vanghe , di  uncini , di 
funi , e di  tutt’  i ferri , e mezzi  opportuni , onde  potere  sgom- 
berare i rottami,  diroccare  i rovinevoli  edificj,  disotterrare  i 
cadaveri,  ed  eflrarre  dal  rovinìo  l’oro,  Targento , e tutta  la 
fuppellettile  fepolta  inelTo,  e fperduta.  Dicali  fenza  fofpetto 
di  adulazione,  fu  mirabile  cofa  a vedere  i tardi  nipoti  de’  va- 
loro  fi  Bruzj , e degl’ induflri  abitatori  di  tal  parte  della  Magna 
Grecia  comportar^  con  tale,  e sì  collante  intrepidezza,  e fe. 
deità,  che  non  pub  abbafìanza  loiarfene  il  coraggio , con  cui 
fi  efpofero  a sì  dillicile  imprefa , la  ratTegnazione , colla  quale 
fi  predarono  a’  comandi  di  que’  prodi  Ufficiali , che  in  tanto 
penofo  impegno  ne  ditelfero  le  operazioni  , e l’ottima  fede, 
colla  quale  religiol'amente  cudodirono  tutto  ciò , che  eid  dalle 
mine  dilfotterravano. 

ro6r.  Da  fomigliante  felice  operazione  nacquero  i più 
efficaci , e utili  foccorfi  alla  defolata  popolazione  » Si  videro  in 
brievi  giorni  sgomberate  le  più  vade  rovine,  riaperte  le  dra- 
de , e facilitati  i modi , onde  poterfr  la  sbandata  gente  riunire, 
e fovvemrfi  a vicenda . Ritornarono  al  bene  , e al  comodo  della 
popolazione  gir  ori,  gli  argenti,  le  fuppellettili  y i comedibili, 
e que’ generi  di  prima  rteceilità  , che  non  erano  dati  o guadi, 
o didrutti . Con  ciò  fu  a ciafcuno  fedelmente  redimito  ciò, 
che  la  rapace  mano  della  comune  disgrazia  avea , per  cosi  dire, 
furato,  e fepolto  ' e quindi  miUe  modi  fi  offrirono,  onde  po- 
terli mitigare  l’ailannofo  fenfo  delle  rimanenti  perdite  fatte,  e 
porli  in  illatodi  condurre  una  vita  meno  languente,  e piu  agiata, 

1061, 


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37+ 


Istoria  s u.f  tremoto 

1061.  Una  delle  più  follecite , e gclofe  cure  In  tanta 
difficile  imprefa  fu  quella  d'invigilare  fulla  forte  delle  fcrit- 
ture , il  cui  finarriniento  avrebbe  potuto  produrre  irreparabile 
torto,  e difordine  agl’ intere®  de’  particolari,  e alla  pubbli, 
ca  fede  . Quindi  non  fi  lasciò  cura  intentata  , onde  potere 
efirarre  da’ diroccamenti , e confervare  al  bene  dell’ordine  fo. 
ciale  tutte  le  fchede,  tutt’i  libri,  e tutt’ i documenti  di  na. 
fcita,  di  contratto,  e di  pubblico  regi  Aro.  » 

1 06  3.  Ma  nell’  atto  , che  sì  pronte  , e sì  belle  azioni 
produfiero  il  bene  de’  fuperfiiti , furono  anche  delle  quelle^ 
che  tutto  a nudo  mofirarono  l’atroce  fpettacolo  della  ftrage , 
che  morte  avea  operata  fu  gli  uomini , e su  i bruti . Quin. 
di  la  cura  della  pubblica  falute  rifcoffe  una  provvidenza , che 
fe  cominciò  dall'  orrore , terminò  poi  col  porre  la  vita  di 
tutti  in  làlvo  da  i pericolofi  vapori  di  tanti  corpi  imputriditi  J 
e a difpetto  non  meno  delle  querule  voci  del  volgo  fconfi- 
gliato , che  del  ribrezzo  di  apporre  le  mani  filile  lacere  fpo- 
glie  de’  proprj  limili,  fi  venne  all’atto  d’incenerire  j cadave- 
ri di  quegl’  infelici , che  giaceano  fotto  le  rovine  infranti , 
a metà  corrotti , e privi  di  condegno  fepolcro  ; e ne  covrì  la 
leena  dolorosa  una  densa,  e perpetua  nube  di  profumi , giu- 
diziofamente  adoprati  per  refifiere  a’  fatali  effetti  del  fetore . 
E ficcome  la  tremenda  rivoluzione  fi  efiese  a turbare  anche 
il  l'acro  afilo  degli  efiinti  ; così  fomma  convenne  che  foffe  la 
cura  di  tener  cuftoditi  fomiglianti  caiavcrofi , e nocivi  ricet- 
tacoli della  miferia  umana  , affogandone  le  squarciate  fauci 
fotto  di  ampie , e ferme  malìe  di  materiali , atti  a impedire 
il  velenoso  fiato  della  putrefeenza  . 

1064» 


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Delle  Calabrie;  375 

1064.  I miseri  fuperftiti  poteano  affatto  confiderarfi  co- 
me cinti , e perseguitati  non  folo  dalla  fame , da’  cadaveri , e 
dalla  iniquità  di  qualche  vivente  ; ma  eziandìo  dalla  terra  non 

' più  ferma,  ma  fpelTo  mobile  , e tremante,  e dalla  fierezza  d’una 
ftagione  inclementi® ma,  e tutta  a lor  danno  rivolta.  Quindi 
ncn  può  abbaftanza  ridirli  quali  pene  avelie  mai  l’ amica , e 
benefica  mano  del  Governo  durata  per  raccogliere  una  popo- 
lazione finarrita , e ridotta  quafi  a quello  Hello  fiato  ferino , 
da  cui  la  ragione,  e la  prudenza  tirò  l'uomo  dalle  selve , e 1 
condulfe  alla  società.  Si  dettero  le  più  vigorose  provvidenze, 
onde  poter  covrire  le  afflitte  genti , e non  solo  dalla  Favaz- 
zina , dalla  K.ianura , da  Scili j , e dalla  Serra , ma  da  molti,  e 
molti  luoghi  della  Provincia  li  eftrafiero  voluminose  quantità 
di  tavole,  e di  tutt’ altro  materiale  , che  in  tali  anguftiiTime 
circoftanze , riuscì  di  ottenere  per  comporre  afili , e baracche. 
Si  ubarono  tutt’ i più  forti  antivedimene  per  allontanare  le 
conseguenze  della  miseria , e del  disagio  f e non  fi  lasciò  cura 
intentata,  onde  proccurare  sedi  migliori  alla  popolazione  . Si 
cofiruirono  per  tutto  ampie  baracche  per  utile  de’  languenti  ; 
e la  carità  del  Trono  accorse  per  tutto  a rifìorare  i feriti , 
e richiamare  i semivivi  alla  smarrita  salute  . 

1065.  Ma  di  ciò  non  ancor  paga  quell’ adorabile  mente, 
che  prefiede  al  bene  deT  proprj  regni , volle  che  nuova  forma  , ed 
ordine  nuovo  fi  defle  a tutte  le  abitazioni  j quindi  fi  prefero 
le  piu  avvedute  mifure  alfine  che  ove  tutto  la  natura  difiruffe  , 
la  mano  dell’ uomo  ergdle  in  più  ficuro  , ma  umile  modo, 
edificj  tali  , i quali  fe  non  potranno  iufingare  la  vanità  delT 
uomo,  non  faranno  però  atti  a infidiarne  la  vita. 

io56- 


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37ó 


Istoria  del  tremoto 


1066.  Ma  fe  grandi  oltremodo  furono  le  cure  della  pub- 
blica autorità  per  ridorare  i fuperditi,  indicibile,  e (upremo 
fu  poi  il  zelo  , con  cui  fi  attefe  a proccurare  il  culto  dell’  Ai- 
tili! mo , e a riordinare  gl’interrotti  ufficj  di  quella  pietà , fenza 
la  quale  i fuggentiflìmi  falfi  beni  della  vita  fono  un  perpetuo 
mezzo  di  vizio , e di  male , e fenza  cui  non  vi  ha  focietà  , 
che  polla  dalla  onnipotente  mano  di  Dio  Signore  attenderli 
profperità  durevole  , e giuda  . 

1067.  A cure  così  laudevoli  , e memorande  prefedere 
fi  vide  la  giudizia  più  incorrotta,  unita  con  ammirabile  lega- 
me alla  più  dolce  pietà  , alla  compalfione , e alla  clemenza  . 
E per  compiere  degnamente  rutta  la  grand’opera,  la  Sovra- 
nità slentò , e fofpefe  i nodi  di  que’  neceilarj  vincoli',  a’  qua- 
li in  ogni  ben  regolata  repubblica  è lòttopoda  la  ricchezza 
generale,  per  fomminidrare  al  Trono  i mezzi,  onde  potere 
aver  cura  della  dignità  dello  Stato , edere  vindice  della  forte 
delle  divine  , c delle  umane  cofe  , e difendere  le  fortune  , e la 
vita  de’ fudditi . Iddio  clcmentifiimo  donatore  de’ beni  felicitò, 
e benedille  la  degna  imprefa , e i voti  di  due  Principi  Augudi  ; 
e finalmente  rinafeer  fi  vide  fulla  defolata  Provincia  quella 
pace,  che  codò  tanti  lòfpiri  al  bel  cuore  di  Ferdinando, 
e tale  affannofa  follecitudine  all’  animo  ammirabile  dell’  Augu- 
da  Maria  Carolina,  che  non  paga  di  cofpirare  alle  vade, 
e incedami  mire  del  trono , diede  a Colui , per  le  cui  mani 
tante  nobili , e dilficiliilìme  imprefe  fi  efeguirono , tali  fegni 
del  fuo  pietofo  , e intenfo  attaccamento  al  bene  della  mife- 
randa  Calabria , che  il  pubblicarne  i facri  caratteri  formar  po- 
trebbe al  cofpetto  de’ contemporanei , e della  poderità  il  più 

glo 


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Delle  Calabrie.  377 

gloriofo  monumento  della  clemenza  r e della  grarrdiofità  d’ un’ 
anima  nata  ad  onorare  il  trono. 

* * * * 

106&.  Nè  fenza  le  debite  lodi  Iafcerem  noi  un  uomo 
facro  , e venerando  pel  fuo  molto  fapere  ,-  e per  l’ integerrimo 
duo  cofhrme . Quelli  è il  R.  F.  Alberto  Capobianco  , Arcivefcovo 
di  Reggio . Egli , in  una  età  oramai  dechinante  , accorfe  al  fo- 
ftegno  del  fuo  gregge  con  una  rara  pietà  , e profufe  con  efem- 
plare  beneficenza  tutto  il  fuo  cuore , e quanto  dalle  fue  for- 
tune gli  fi  permife  di  prolondere  in  fuffidio  de’  raiferi , e de’ 
languenti . 

1069.  Quella  fleira  legge  di  giuflizia  , che  pe’  doveri 
della  ftoria,  ei  ha  finora  obbligati  a non  tacere  cofà  alcuna, 
che  merita  di  cffere  tramandata  alla  memoria  de’  pofleri , ci 
obbliga  a far  degna  commemorazione  della  generofa  liberalità, 
colla  quale  il  Duca  della  GiarJia , attuale  Principe  di  Scilla , 
accorfe  al  bifogno  de’  cittadini  de’  fuoi  feudi . 

E’  finalmente  troppo  giuda  il  non  tacere  che  dovrà  per 
molta  età  rammentarfi  con  fentrmenti  di  alta  ammirazione  la 
nobile  magnanimità,  colla  quale  nel  Pizzo , nel  feudo  di  Mi- 
leto , e in  quello  di  Francica  furono  ampiamente  le  pubbliche 
eofe  riflorate  dalla  Principelfa  dell'  Infanrado,  degni  filma  Ere- 
de di  un  cafato  fempremai  ricco  di  anime  grandi . 


Bbb  MES- 


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M E S S r N A 


. » , . Stai  magni  nomi  ni s umbra  . 

Lucan.  de  bello  (hi.  Li. 


He  mai  diremo  di  te  Zancle  defolata* 
Aiferire'  che  altrettanto  or  fei  oggetto 
di  commiferazione  quanto  da  imme- 
morabile tempo  già  forti  fplendida  fe- 
de di  ammirazione  , e di  pompa  , là- 
rebbe  dir  molto , ma  non  fora  dir  tut- 
to’. Natura'  ti  lafciò  giacente  in  quel 
vago  feno  di  grazie  che  ornò  co’  fuoi  graziofi  tefori  ; ma 
nell’atto  che  rifpettò  i proprj  fuoi  doni,,  ti  denudò  di  tutte 
le  fuperbe  fpoglie  , che  1’  arte  più  indurtre  in  te  raccolfe , e 
infranfe  le  opere  più  viftofe  , che  la  mano  dell’uomo  erette 
avea  fopra  un-  fuolo  , che  conferva  fol  tanto  i favori  di  lei , 
e ’l  pefo  de’rimafugli  d’ una  illurtre  ruina. 

B b b a 1071 


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jSe  • Istoria  del  tremoto 

1071.  Tra  gli  errammenti  della  favola  , e 1* infanzia 
della  ftoria  non  fa  un  uomo  , che  ami  di  non  delirare , per 
oftentar  dottrina , rinvenire  nè  la  vecchia  origine  delle  voci 
Zanclc , e Zancla  , nè  le  vere  occafioni  del  cangiamento  di 
tal  nome  in  quello  di  MeJJana  , e Me fina  . Chi  abbonda  d' ozio, 
e defiderio  ne  avelie , potrebbe  a Erodoto  , a Tucidide , a 
Diodoro , e a Paufania  indirizzarli  , e vedere  a quale  di  cfli 
più  gli  piaccia  di  abbandonare  la  fua  ragione  . Per  noi  ba- 
llerà il  riflettere  che  MeJJina  giunfe  nell’ampio  giro  de’ fe- 
coli  a tanta  potenza  , cSie  non  ,iafciò  giammai  di  reclamare  un 
diritto  di  primato  fulla  Trinacria ; e a difperto  di  quelle  fu- 
rie civili,  che  le  lacerarono  il  feno  dal  XIII  fino  al  XVII 
fecolo  , mal  grado  la  fevizia  di  tre  peftilenze  , l’ una  del  1 347 , 
l’altra  del  1575,  e l’ultima  del  1744(1);  e non  ottanti  varj 
minacciofi  tremoti,  ella  feppe  refiftere  a quella  fuccefiìva  , e 
torbida  piena  dfdifgrazie,  onde  fu  per  fei  fecoli  tormentata,  fenza 
.crollare,  ottentando  Tempre  la  fua  grandezza,  e relittendo  a 
-quel  fato,  che  finalmente  l’opprefle  nel  di  5 di  ¥ ebbra]  0 1783 
con  un  terribile  tremolo,  avvenuto,  fecondo  alcuni , a ore  19, 
e fecondo  altri  a ore  18,  e minuti  48. 

1 071.  L’afpetto  della  naturale  fituazione  di  Me  fina  coll’ 
ampio,  e maettofo  fuo  porto  è sì  fattamente  fomiglievole  alla 
figura  della  falce , che  a taluni  è piaciute  di  credere  che  da 
ciò  folle  il  nome  di  Zanclc  derivato  (i)  . Col  braccio  occi- 
dentale del  fuo  diftretto  , che  verge  a /ottenutone , fi  elìende 

lungo 

(l)  Hifl.  Getter,  de  Sictle  par  Mon/ieur  de  Burigny . 

(a)  Thucydid.  Lib.Vl.  Vocabatur  autem  prìmum  urbi  ab Siculii  Zander 
quia  fpccicm  falci*  locus  il  habet  . Falcem  enim  Siculi  Zandon  adpellam- 


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lungo  ri  Faro  fino  al  capo  Peloro  (i),  che  or  dicefi  Torre  di 
Faro . Tiene  a dirimpetto  1’  antica  Italia  , che  or  forma  tutta 
quella  diflefa  di  terre  , che  mena  dalla  Catana  a Reggio  , e a 
Lcucopetra  . Siede  quali  fignora  di  due  mari , cioè  di  quella  gola 
del  Tirreno  , che  rimane  ingorgata , e confufa  dalla  vorticofa 
Cariddi , e del  Siculo , che  fe  ne  corre  fino  a Taormina  a de- 
porre r ira  f c le  prede  della  fleffa  fervente  (1) , e vorace  onda 
{lei  Faro  (3);  e giace  placida  fpettatrice  degli  ultimi  confini, 
che  il  Jonio  .prefigge  al  fuo  corfo  nella  ellrema  parte  meri- 
dionale della  Calairia , dopo  averne  tutta  la  colla  01  iemale 
feorfa,  e bagnata. 

t 1073.  Il  porto  è uno  de’ più  (iupendi  lavori  della  na- 
tura e per  la  fua  ampiezza  , e per  la  provvida  cura  , con 
Cui  in  un  mare  fpaventevole , e famofo  per  l’ indole  rea  di 
quegl’  infidi  e voraginofi  inciampi , che  vi  fi  afeondono , eira 
offrir  volle  un  largo , e tuli  (fimo  afilo  a’  naviganti . 

1 074-  In  elfo  l’ arte  , e la  politica  hanno  faputo  prepa- 
rare le  più  valide  difeCe  contro  l’avidità  , e l’odile  ferocia 
degli  uomini  ; e 1 benefico  genio  dell’  umanità  vi  ha  fiabilito 
un  ampio  Lazaretto  ,.e  vi  ha  eretta  una  torre  altijfima  col  fonale, 
per  fervire  di  guida  tra  gli  orrori  della  notte  . Tutto  quedo 
fpazio  di  terra  dicefi  il  braccio  di  if.  Rainero  . Delle  due  difefe 
luna , che  è la  più  ederiore , fi  appella  la  fortezza  del  Sal- 
vatore , l’altra,  che  più  da  vicino  fignoreggia  il  porto  , e la 
città  , fi  chiama  la  Cittadella . 

1075. 

(1)  Polyb.  /.  1. 

(1)  Ifidorus , erigiti.  I.  13.  e.  1$. 

1 (3)  Cluvcr.  Siili,  ani.  I.  1.  t.  4.  ..  Kircher.  Mund.  fuùt,  I.  ì. 


33 2 Istoria  del  tremoto 

1075.  Tutto  il  perimetro  del  porto  è bellamente  ter- 
minato, e munito  da  una  folida  difefa  di  fallì  ordinatamente 
pofti,  e con  fimmetrica  fuccedìone  fintati  in  modo  da  fervire 
di  degni  terminali  tra  ’1  mare , e la  fufltguente  pianura . Que- 
fta  fponda  felciata , e giudiziofamente  ornata  di  fontane , e 
di  fatue  , diedi  la  Panchetta . 

1076.  A quella  fuccede  un  ampio  f radone , e infondo 
di  eflb  li  ergeva  un  eminente , e maeftofo  teatro  marittimo , 
che  rapprefentavaC  da  una  ferie  di  graziolì , e nobili  edifìcj , 
i quali , per  la  efenCone  di  circa  ottocento  pafO  , facevano , 
con  un  ordine  predò  che  eguale , vaga  moftra  di  fe  Ceffi 
lungo  quafi  tutto  quel  lato  del  molo , che  procede  dal  palazzo 
reale  in  avanti.. 

1077.  Tra  la  difefa  di  quefr  edifìcj  prefentavanfi , quafi 
in  eguale  dillanza,  diciallette  porte,,  che,  in  grandiofo  modo 
elevate,  prefavano  il  palio  , onde  potere  per  un  falfo  piano 
penetrare  nella  città , la  quale  era  divifa  in  ampie  f rade , or- 
nata di  nobili  cafainenti  , ricca  di  fatue ,.  e piamente  di  fa- 
cri  Tempj  decorata.  Tutta  quefa  fucceffione  di  belle  fabbri- 
che poggiava  in  su  una  fuperficie ,,  che , elevandofi  dolcemente 
fui  dolfo  di  varj  piccioli  colli , con  infenfibile  inganno , quali 
nella  parte  maggiore  mof  rava  di  formare  un  piano  folo , 
quando  in  realtà  gli  edifìcj  erano  lìtuati  fopra  baft  di  fuccef- 
fiva  graduazione , e di  varia  eminenza  .. 

1078.  A ridolfo  di  tutu  la  città  giacciono,  non  pochi 
colli  ben  alti  , che  con  vario  giogo  mofrano  ulora  di  dege- 
nerate in  elevati  monti:  tra  quelH  Cedono,  come  in  fegno  di 
Cgnoria  fulla  collegata  , e fottopofa  città , due  Cali elli , l’ uno 

detto 


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Di  Messina. 


3S3 


detto  di  Motta  grifoni , l’ altro  appellato  Cal'tel  Gonzaga  . 

1079.  La  collega2Ìone  di  tanti  colli  forma  l’origine  di 
frequenti  vallate  ; e quindi  tutta  quella  parte  di  città , che  è 
porta  a pendìo  fui  dolio  de’  colli , è frequentemente  efporta 
alla  neceflità  di  predar  libero  il  parto  a i torrenti  crtempora- 
nei  , che  fuccedono  alle  dirotte  piove , e che , orgogliofamen- 
te  radendo  l' arenofo  fuolo  de’  colli , delle  vallate  , e della  ftefia 
città , corrono  a gettarli , e a perderli  nel  mare  . 

1080.  Vi  ha  nel  diftretto  del  mare  , che  dal  Peloro  feorre 

lungo  l’afpetto  di  Mejfina , un  ejìo , che  chiamano  marea , e rema. 
Quello  fenomeno  è cotidiano , e fe  ne  ollerva  il  fluflò , e ’l  fuc- 
ceflìvo  ritorno  delle  acque  correnti , e vorticofe  due  volte  al  dì , e 
non  tre,  come  a taluno  piacque  di  arterire  . L’ impetuofo  feor- 
rere  delle  acque  , 0 che  s’ innoltrano  verfo  fettent rione  nel  Faro , 
o che  di  là  riedano  nel  mare  ficulo  verfo  il  mezzogiorno , per 
fremente  che  fia  , non  è d’  ordinario  tempeftofo . Quando  le 
onde  rientrano  dal  Peloro  lunghefiò  la  direzione  del  porto,  li 
elevano  palmi  due  , o circa  j e quali  per  altrettanto  fe  ne  abballa 
il  volume , e calano , allorché  fe  ne  partono  . Quello  prerto  a 
poco  è il  confueto  tenore,  con  cui  in  Mejfna  procede  quel 
vorticofo  mare . ' 

1 ic8i.  Fino  da’ primi  di  del  F ebbra] 0 cominciò  ad  alt e- 
rarfene  l’ ufato  corfo  . Le  marèe  non  erano  efattamente  rego- 
lari da  fei  in  fei  ore  : torbida  , fremente , e oltr’  al  cortume 
feroce  divenne  la  vorticofa  cariJJi  j e fpertò  , anche  allor 
quando  parea  meno  agitato  il  volume  delle  acque , li  ortervò 
crefcere  repente  il  tortuofo  giro  di  quel  vortice , che  que’  na- 
turali appellano  Carofalo  j eia  rema,  quafi  confufa  e interrotta 

nella 


284  Istoria  del  tremoto 

nella  fua  direzione  , o arredarli  per  poco  , e full’ onda  feguà- 
ce  rialzarli , o aprirfi  in  mormorante  , e rapidiilima  concen- 
trica voragine  . 

ioSs.  A ciò  fi  univa  un  infoino  ofeuro  fremito  , Ghe 
quafi  fi  approifimava  a un  profondo,  e lontano  muggito  j e ciò 
o prccedea  alla  repentina  conturbazione  delle  correnti,  ovili 
accompagnava , o la  fulfeguiva.  E per  ultimo  ficcome , al  ri- 
torno della  rema  dal  Pcloro,  l’onda,  eferefeendo,  lì  alzava  ol- 
tre all’ordinario  livello  , e talvolta  attentava  di  rifalire  fu  i fe- 
gni  terminali  della  fponda  fekiata  j cosi , all’  ufeir  dal  porto, 
e nel  ritentare  le  angufte  gole  del  faro  , lo  sbafia  mento  foverue 
n’era  fuor  dell’ u lato  tumultuario,  vorticofo,  ed  eccelfivo. 

1033.  Noi  da  molti  udimmo, allor  che  fummo  in  MeJJi- 
na t sì  fatte  cofe  replicare  ; ma  oltre  a ciò, che  di  lancio  nto- 
ftrò  d’ indicarne  il  dotto  noftro  collega  Dottor  Gallo  (1),  ne  fum- 
mo pienamente  affi  cu  rati  da  urr  diligente  oilervatore  delle  co- 
fe naturali  il  Signor  Abbate  Sotìnr  , anche  notìro  collega  , e 
uomo  di  tanto  maggior  conto , quanto  è più  awerfo  alle  illa- 
fioni,  e alla  ferviti  delle  ipotefi. 

1034.  A tutto  ciò  aggingner  fi  dee  un  fenomeno  , che 

meritar  potrebbe  l’ attenzione  del  filofofo . Nel  mar  di  Mtjì- 
va  evvi  un  picciolo  pefee  del  genere  delle  S firme  Que- 

llo non  fi  prefenta , fe  non  fe  in  una  data  età  dell’  anno  f e 
non  mai  , 0 rariffime  volte  fi  offre  all'  avido  pefeatore  nella 

fìag  lo- 
fi) Retatone  ifltrict-fifica  de  terremoti  avvenuti  in  MeJJina  in  qnejt 
anno  17S3,  preffo  Giuleppe  Stefano. 

(.%)  Gutiaa  biji.  pijitum  gcn.  43  Efox  p.  1 PS* 


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Di  Messina.  • T 385 

flagione  algente  ; e fe  ciò  avviene , è allor  quando  il  cieco 
feno  di  quel  voraginofo  pelago  rimane  fino  dalle  fue  più  cu- 
pe fedi  agitato,  e concuffo.  Non  va  mai  folitario  : erra  Tem- 
pre a turba  vagante , e a ftuoli  per  l’ onda  meno  conturbata  j 
e forma  uno  de’  cibi  non  comuni  nelle  menfe  più  nobili , e 
laute . 

1085.  Fino  da’ primi  giorni  di  "Febbraio  , fuor  di  (Ca- 
gione , e in  qualche  infolita  copia  un  tal  pefce  comparve  dunque 
fui  mar  di  Mcjfina.  All’ apparir  prematuro , e all’abbondanza  di 
tal’  efea  gradita  non  fi  fece  attenzione  nè  da’  pefeatori , nè  da’ 
cittadini  $ ma  la  durata  de’  tremoti , e i pofleriori  (perimen- 
ti moftraron  troppo  che  cotefle  innocenti  e picciole  turbe 
del  muto  armento  portavan  feco  il  trillo  annunzio  diproffimo 
tremoto . Di  fatto  collantemente  fi  olfervò  che  all’  apparire 
de’  Cicirclli  ( quello  è il  nome  , che  a efii  fi  dà  in  Sicilia  ) 
fuccedette  lempre  il  tremoto , o nel  giorno  , o nella  durata  della 
notte  . E quindi  fu  tale  l’orrore,  che  il  volgo  ne  contraile  , che 
quelli  cominciò  ad  abborrire  quegli  fteffi  non  colpevoli  viventi, 
i quali  fuggivano  efuli , e fmarriti  dalla  conturbata  profonda 
lor  fede  ; e , riguardandoli  come  molefti  nunzj  di  noja  , e come 
apportatori  di  lutto,  giunfe  a detellarli  a fegno  , che  (pollò 
li  gettarono  in  mare  qual  preda  ' inutile , e dannofa  : tanto 
l’uomo  è facile  a confondere  ne’ Tuoi  difallri  le  cagioni, e gli 
effetti  di  quel  danno,  che  opprime  lui  in  quel  modo  fleffo  , che 
conturba  tutta  la  innumerabile  ferie  degli  efferi  viventi. 

1086.  Per  tutto  quel  tempo  ,che  fummo  in  MeJJtru,  fi  det- 
te varie  volte  fomigliante  combinazione^  e quindi  llimammo 
opportuno  di  far  prendere  dal  Sig.  Schiantarelli  il  difegno  di 

G c c tal 


33$  Istoria  del.  tremoto 

tal  pefce  , che  può  vederli  nel  Rame , fegnato  col  num.  LXIII. 

10S7.  Abbiamo  creduto  fano  configlio  il  non  dividere  la. 
narrazione  di  quelli  fatti  finora  defcritti,  e il  rapportarli  con 
un  ordine  fucceflivo  , perchè  fomiglianti  fenomeni  andarono 
unto. del  pari  che  può  francamente  dirli  che  il  muggire,  la 
conturbazione  della  rema , lo  fcomponimento  maggiore  de’  vor- 
tici , V efcrefcenza , e lo  sbattimento  del  mare  furono  collan- 
temente in  progrclfo  offervati  o come  nunzi , o come-  compa- 
gni, 0 come  fuccelfori  de’ tremoti,  che  foprawennero;  c ciò 
in  modo  più  , o meno  fenfibile  a mifura  della  piu  , o me- 
no attiva  condizione  di  elfi . E ne’  cali  , che  grave  tremo- 
to fopravvenne  , fu  immancabile  l’ apparenza  di  quelle  fmarrite 
turbe  del  pefce  enunziato  , che  li  videro  errare  lungo  il  tor- 
bido , e concuffo  volume  delle  onde . 

* * * * 

1088.  Un  fole  tinto  di  pallida  luce  in  pieno  meriggio, 
un  apparato  di  fperfe,  e fottili  nubi,  che  con  incerto , e len- 
to moto  pareano  librate  in  un  aere  queto,  e prefo  da  repen- 
tina calma  , e un  mare  quivi  occupato  da  correnti  torbide , e 
mormorofe,  ivi  attorto  da  larghi,  rapidi,  e vorticoli  avvalla- 
menti , e per  tutto  fpirante  un  cupo  fremito  indili into , furo- 
no i fegni  ferali  , co’  quali  la  natura,  nel  punto  di  fpiegare  il 
Ilio  furore,  turbò  la  forza  degli  elementi  j e indi  aggravò  la 
formidabile  fua  mano  fui  mare  , fulla  terra , e fu  quanto  in 
etta  vive» , e trovavali  eretto  dalla  prudenza  , o dalla  vanità 
dell’  uomo . 

1089.  Si  fcnti  la  terra,  per  così  dire  , tremolare  di  or- 
rore: e cominciò  l’ uomo  a impallidire , e lulingarfi  che  illieve 

inci- 


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-,  Di'.  Messina..  387 

incipiente  tremoto  terminato  a femplicc  {pavento  , e non  cf- 
fcr  doveto  apportatore  di  danno  ; ma  fi  ufcì  torto  dall’ ingan- 
no fatale . La  picciola  ondolazione  degenerò  in  un  orribile , e 
generale  rivolgimento  del  mare , dell’ aere , e della  terra . Quin- 
di la  funefta  cagione  di  tanto  difaftro  in  poch’  irtanti  tra  i 
frequenti  rumorofi  fotterranei  muggiti  , e i replicati  confufi 
fcotimenti  del  fuolo  , pofe  a foqquadro  moltifiime  porzioni 
del  teatro  marittimo  : ertefe  la  fua  forza  fulle  fabbriche  più 
proflìme  : e fuccefiìvamente  da’  fiti  più  baili  lanciandoli  su  i più 
elevati,  o ne  atterrò,  o ne  infranfe,  o ne  percoto  non  picciola 
parte  ; e,  come  fe  per  via  fe  ne  foto  fcemato  il  furore,  giunfe 
illanguidita  nelle  maggiori  alture , e quivi  o ineguale , o pochif- 
fimo  danno  .apportò , o ficoto  folo , e non  fè  crollare  gli  cdi- 
fìcj . Ma  quando  fi  fperava  che  fazia  foto  di  tante  ruine  giù 
prodotte , quella  ftelTa  ferale  e devatlatrice  -cagione  lungi  dal 
rirtarfenc,  tornò  fovente  a rinnovare  gli  attacchi,  e di  mano  in 
mano  ciò,  che  pria  sfuggì  alle  fue  mire,  cadde  poi, e rima- 
fe  con  una  eguale  mifura  al  fuolo  adeguato  , o miferamente 
lacero  , o a brani  a brani  fcito  , e molìruofamente  divelto  j 
tal  che  dal  tempo , in  cui  cominciò  la  feroce  azione  fino  alla 
tarda  fera  non  vi  fu  fe  non  perpetuo  palleggio  da  una  imper- 
fetta , e breve  quiete  ora  a una  lenta  trepidazione , o al  tre- 
mor  manifefto  , ed  ora  alle  fcoto  concufTìve  , o a un  tremoto, 
mirto  di  elevazione,  di  avvallamento,  e di  moto  vorticofo. 
In  tali  miferabili  circortanze  li  ville  tra  i gemiti , e i palpi- 
ti ] e quindi  non  fi  udirono  che  o muggiti  della  terra  convul- 
fa , o invocazioni  di  aiuto , o lamenti  di  moribondi , o fcro- 
fcj , e rimbombi  di  fabbriche , che  fi  fcioglievano  in  rovine  . 

Ccc  2 ioyo. 


jS8  Istoria  del  tremoto 

1090.  A dì  così  tremendo  foprawennc  notte  più  in- 
faulìa . Verfo  le  ore  fette , e mezzo  la  terra  fu  prefa  da 
tale  , e sì  profondo  fcotimento  , che  parve  tutta  intefa  a 
fenderli , a rovefeiarfi  , e nabilfare  j e quindi  la  pallida  , c 
tremante  popolazione , tra  1 muggito  della  terra , il  fremito 
de’  venti , e ’l  fragore  del  mare  , fentì  percuoterli  dal  rimbom- 
bo , prodotto  dall’orrenda,  e quali  miivcrfale  mina  de’tempj, 
de’  cafamenti  volgari , e degli  edifici  più  vafii , e più  viltoli  : 
ed  ecco  in  qual  modo  fu  portato  a compiuto  termine  quel 
danno  , che  fi  era  tra  elfi  nel  giorno , e nella  fera  comincia- 
to a produrre  . 

1091.  Non  pafsò  guari,  e delìoifi  quella  mortifera  , e de- 
vaftante  inondazione,  che  pofe  a conqualfo  le  fortune  , e la  vita 
degli  Scillitani  : fu  anche  allora  che  nella  Torre  di  Taro  il 
mare  produlfe  guafìo  , e dcfolazione,  cerne  più  innanzi  ve- 
dremo ; e finalmente  fu  quello  il  momento , che  riduce  al  com- 
piuto grado  quel  grave  difordine , che  il  marimoto , nato  nel 
primo  tremoto  del  dì  5 di  F ebbra}  0 , avea  cominciato  a ca- 
gionare nella  Panchetta  di  MeJJina , 

1092.  Il  giorno  7 di  Febbrajo  fu  altresì  memorando  pel 
tremoto  avvenuto  verfo  le  ore  22  , e mezzo.  Non  pafsò  gior- 
no fenza  fentirfi  de’  nuovi  e forti  feotimenti , fino  a che  fi 
giunfe  a’ 27,  c a’ 28  di  Febbrajo,  giorni,  ne’ quali  fi  rinnovò 
l’ idea  de’  primi  gravilfimi  tremoti . Si  pafsò  a Marzo , e ’l  pri- 
mo giorno  di  tal  mefe  fpiegolfi  con  uno  fcotimento  de’  più 
gravi,  e de’ più  vivi.  Si  giunfe  al  dì  28  dello  Hello  Marzo  j 
e quando,  per  tante  e tante  fcolfe  avvenute  , potea  nutrirli 
lufinga  che  fi  folle  quali  che  tutto  efaurito  l’ammalfo  di  quel- 

; : la 


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Di  Messina; 


389 

h.  ferale  cagione  , che  tanto  inferocito  avea  j con  univerfale 
forprendi  mento  la  terra  fu  prefa  da  tale  e sì  fatto  rivolgi- 
mento , che  parea  tutt’  ancor  viva  , e potenti  filma  quella  della 
forza  , onde  tanti  già  fcorfi  difaflri  erano  dati  prodotti . La 
fucceilìva  durata  di  così  enormi  rivoluzioni  indebolì  fempre 
più  la  fcompoda  mole  delle  fabbriche  fuperditi  ; e quindi , a 
mifura  de’  giorni , c delle  replicare  fcolfe , gli  edificj  andaro- 
no di  mano  in  mano  incontro  alia  loro  rovina . 

1053.  Il  teatro  marittimo  fu  il  più  malmenato  nel  pri- 
mo tremoto  del  dì  cinque . I fucceflìvi  tremoti  non  fecero 
che  accrefcerne  l’ incominciato  ederminio . Ora  non  ne  appare 
fe  non  la  facciata  ederiore  , ma  rotta  e percoffa  in  modo  che 
fembra  flagellata.  Tutte  le  interne  diviiionì  0 fono  dirute r e 
nabilTate  p o infrante  , e a brani  a bran'r  difperfe  . I corni- 
cioni furono  tutti  percoffi  : l’ unico , e folo  iito , in  cui  relfs- 
ro , fu  in  alcuni  ritagli  di  fabbrica  del  palazzo  fenatorio  . Il 
guado  minore  è offervabile  ne’ luoghi , che  fono  al  di  là  della 
Vafca , o fa  Bacino  della  Porta  de’  Cannizzari  fino  a Porta 
reale  haffa . Tutta  la  rimanente  fuperior  parte  fino  al  Palazzo 
reale  fu  il  fito  de’  maggiori  difadri . Noi  ftimammo  di  dir 
prendere  dal  Signore  Schiantarella  un  efatto  difegno  di  tutto  il 
teatro  marittimo  ; e può  vederfene  la  miferanda  ruina  ne’  Rami , 
legnati  co’  numeri  LVIII , LIX  , LX , LXI , LXII , e LXIII. 

1094.  Si  unì  a tanta  feena  di  orrore  uno  fpettacolo 
egualmente  afflittivo , e fpaventevole . Alla  caduta  delle  fab- 
briche fuccedette  l’ incendio  : il  fuoco  de’  cammini  divampò  , 
e la  fiamma  11  apprefe  a’  mobili , a’  legni  rovefeiati , e alle 
dirute  vecchie  parti  de’  cafamenti , Quindi  a molti  infelici , 

a’  oua- 

A 


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Istoria  del  tremoto 


3$° 

a’  quali  riufcì  facile  lo  {campare  dal  precipizio  de’  faiTi , toccb 
la  difperata  forte  di  rimanere  vittima  delle  fiamme.  Orribile 
cofa  a mirarli  ! Chi  cercava  di  guadagnar  le  alture  de’  tetti  : 
chi  li  affaticava  per  arrampicarfi  alle  travi  : chi  or  ad  una  , 
e ora  ad  altra  fineftra  affacciandofi , mifurava  col  guardo  l’al- 
tezza delle  mura , per  gettarvifi  ; e ne  rifuggiva  fpaventato 
dall’  evidente  pericolo  della  caduta  . Ma  finalmente  tutti  vi- 
dero approffimarfi  la  morte , invocando  invano  , coll’  errare  di 
qua  di  là , il  defiderato  foccorfo  , impoflìbilitati  a fuggire  per 
le  fcale  già  dirute  , ed  egualmente  privi  di  foraggio , e di 
modo  onde  o gettarli  dall’alto,  o ricevere  da’ cittadini , dagli 
amici , o da’  parenti  un  ajuto  qualunque  in  mezzo  alla  cru- 
deliflima  loro  Umazione, 

1095.  La  fiamma  divoratrice  fi  eftefe  intanto',  con  rapi- 
do corfo  da  uno  in  altro  luogo  ; e a guadagnar  venne  tanto 
fpazio , e tale  irreparabile  forza , che  per  la  durata  di  fette 
giorni  riufcì  vana  ogni  opera  per  elìinguerla  ; e oltre  degli 
uomini , che  vi  caddero  vittima , ne  rimafero  incenerite  le 
folianze  di  molti  ricchiilìmi  negozianti , e di  non  poche  no- 
bilillime  famiglie  . 

1096.  Nello  Hello  dì  cinque  cominci?)  la  rovina  del  gran 
campanile  , e di  una  porzione  del  profpetto  del  Duomo  . Que- 
fta  crebbe  in  progreifo  , e giunfe  a quel  fegno , che  ora  fi 
offerva  . Nel  campanile  , e nella  facciata  anzidetta  vi  ha 
molto  del  gotico  . Il  Tempio  eia  chiufo , e non  fummo  al 
cafo  nè  di  offervare  il  guafìo  in  eflb  avvenuto,  nè  di  porre 
occhio  fui  tìcco  , e bell'  altare  maggiore  compofio  di  pietre 
dure  , che  vi  fi  trova  , e su  que’  lavori  di  baffo  rilievo , che 

l’ in- 


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•*<* 


DiMessina.  351 

1T  indudre  mano  di  Ghagini  vi  avea  nel  pulpito  fcolpiti . 
Nel  teforo  di  quella  Chiefa  vi  ha  copia  di  preziofi  lavori 
in  oro  , e iti  argento  , formati  dal  celebre  artefice  Gue- 
v ara  Melimele  . Effi  fono  in  falvo , e non  vi  ha  fulla  loro 
faccia  nè  pure  1’  orma  la  più  minima  di  quegli  sfregi  , o di 
que’  guadi  r che  dal  fulmine  fogliono  operarfi  . 

1097.  Nella  ruina  del  campanile  merita  attenzione  un 
bel  fenomeno  . Tutto  quel  lato  , che  da  di  coda  alla  gran  Chie- 
fa, è diruto:  l’oppodo  lato  è magagnato  alcun  poco;  ma  ri- 
mane ancora  in  piè  ritto  . La  ruina  è fatta  a taglio  , in  mo- 
do che  la  malfa , che  ne  avanza , rapprefenta  là  figura  di  un 
triangolo  ifofcele , di  cui  1’  acuto  vertice  fi  forma  dalla  fom- 
mità , e i due  lati  fi  rapprefentano  l’uno  da  quello  ,che  è ri- 
mafo  elidente  , e l'altro  da  quello,  che  fu  fcido , e decima- 
to, e che  fi  ergeva  accanto  alla  Chiefa . L’altezza  del  campa- 
nile è ecceiTiva  : tutta  la  fabbrica  della  bafè  è illefa  ; quindi 
è facile  il  vedere  che  quella  forza,  la  quale  opero  fopra  elfo 
con  moto  a fcindere,  e a modo  di  fendente , aver  dovette  un 
livello  troppo  fuperiore  , ed  eminente:  c i reo  danza,  che  , fen- 
za  il  concorfo  d’un  aeremoto , non  avrebbe  potuto  accadere. 
Si  vegga  il  Rame , fegnato  col  num.  LXIV.. 

1098.  Noi  vedemmo  fovente  in  Mejfna  altri  fimili  ac- 
cidenti. Nel  Rame , fegnato  col  num,  LXV,  troverà®  ’ un  fe- 
nomeno fomigliante  . Poco  lungi  da’  cafamenti  della  vecchia 
zecca,,  dabilita  nel  i<>a<  , regnante  Filippo  IV,  vi  era  una 
cafa  di  mediocre  elevazione:  accanto  a que  da  vi  ha  unapic- 
ciola , e anguda  drada , e indi  fuccede  un  cafamento . La 
parte  interna  della  cafa  nabifsò  tutta  , e cadde  la  ma® ma  parte 

delia 


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* Istoria  del  tremoto 

della  facciata  . Nello  fcioglierfi  il  mutuo  legame  delle  pa- 
reti , una  porzione  della  facciata , feparandofi  dalle  rimanenti, 
rimafe  intera,  tagliata  ad  angolo  acuto,  e reclinata  fui  muro 
contermino  alla  diftrutta  cafa,  e alla  picciola  ftrada  interme- 
dia . E ciò , che  fa  anche  forprefa  a vederli , fi  è che  l’api- 
ce di  quello  pezzo  di  ruina  è alquanto  inclinato  , e divelto 
dalla  rimanente  porzione  j e ciò  non  oliarne  ripofa  fui  convicino 
cafamento , e fulla  bafe  della  fabbrica , recifa  dal  fuo  tutto , 
fenza  elfer  mai  crollato , mal  grado  le  tante  , e sì  frequenti 
fcolfe  de’  tremoti  avvenuti  dal  dì  5 di  Fekbrajo  in  appreffo. 
Tutto  quello  pezzo  di  fabbrica  efibifce  quella  lìefia  imagine, 
che  efibir  potrebbe  una  mafia  di  quelle  travi , e di  que’  pila- 
ftri , che  fogliono  apporli  fulla  faccia  d’ una  fabbrica  maga- 
gnata , per  fervide  di  foftegno , e ripararne  la  ruina . 

1099.  Alla  clalfe  di  quello  Hello  fenomeno  fi  appartiene 
ciò  , che  fi  ofiferva  ne’  cornicioni  del  teatro  marittimo  , e in 
quell’angolo  del  palazzo  reale  di  MeJJina  , il  quale  mira  ver- 
fo  la  Cittadella  : dallo  fconquailamento  , che  fi  rapprefenta 
ne’  Rami  enunziati  , è facile  il  vedere  che  molte  ruine  av- 
vennero a taglio , fatto  a modo  di  fendente  . E’  anche  de- 
gno di  attenzione  il  riflettere  su  ciò  , che  feguì  quali  in 
tutti  i tetti  del  teatro  marittimo.  Quelli  fi  trovano  egualmen- 
te diroccati  , e divelti  da  su  gli  edificj  dilìrutti , e da  fopra 
quelle  lìelle  cafe , le  cui  mura  fono  ancora  in  piè  ritte  , o 
non  fommamente  malmenate . Nel  palazzo  fenatorio  quali  tut- 
ta la  facciata  è rimala  in  qualche  modo  illefa  ; ma  intan- 
to , prelfo  che  da  pertutto  , i tetti  fono  rotti  , o divelti  , o 
minati . In  quello  palazzo  vi  era  1’  Aula  dell’  Accademia  de* 

Peri- 


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Di  Messina.' 


393 

Pericolanti  : lo  flato  delle  cofe  ora  corrifpondc  efattamente  al 
malaugurato  nome  , che  portava , perchè  1’  Aula  rovini)  total- 
mente . 

1 1 oo.  E per  non  avere  a narrare  ciò  in  luogo  meno 
opportuno  , farà  bene  il  foggiugnere  un  fatto , che  fpetta  a 
quella  medefima  claife  . Si  ebbe  nella  ftefia  Meffna  un  argo- 
mento decifivo  della  frequenza , con  cui  l’ aeremoto  unì  la  fua 
forza  a’  fovvertimenti  della  terra . Nel  dì  18  di  Marzo  , due 
ore  circa  prima  del  gran  tremoto , fi  udì  picciola  fcolla  j e 
quindi  deftofli  un  veementilEmo  vento,  che  degenerò  torto  in 
aeremoto  , col  quale  fu  svelta , e di  lancio  gettata , e fparfà 
fui  fuolo  la  cafa  di  Cerafelli , la  quale  da’  precedenti  tremoti 
era  fiata  percoifa , e feonquaffata . 

noi.  Eravamo  un  di  tra  le  mine  di  Mejfna , ed  era 
con  noi  il  noftro  Collega  il  P.  Elifeo  della  Concezione . Nella 
ftrada  delle  quattro  fontane  oilervammo  mancato , e affatto  in- 
terrotto il  corfo  delle  acque , che  dalle  medefime  fontane  fca- 
turivano  j e intanto  appariva  del  tutto  illefo  quel  materiale , 
ond’  effe  furono  comporte . Quivi  ci  fi  parò  davanti  la  piccio- 
la Chiefa  di  if.  Giovanni  de'  Fiorentini . Quella  era  del  tutto 
rimafa  efente  da  ogni  minima  labe  $ ma  nelle  due  gugliate , 
che  ne  adornano  la  parte  fuperiore  de’  lati , ci  colpì  uno  fpet- 
tacolo  del  tutto  eguale  a quello  , che  era  flato  da  noi  olfer- 
vato  nelle  due  guglie  della  Chiefa  della  Certofa  di  S.  Stefano 
del  Bofco  in  Calabria  ultra . Dalla  grandezza  in  fuori  , la  fi- 
tuazione  de’  pezzi  paralleli  era  in  tutte  a quattro  la  rtelfa  j e 
la  fteffifTima  avventura  era  accaduta  non  folo  alla  loro  fom- 
mità , che  jimafe  tronca  , e divelta  ; ma  anche  alle  lamine , 

D d d le  qua- 


3 94  Istoria  dii  trsmoto 

le  quali , per  la  forza  del  moto  vorticofo  orizzontale , erano 
fiate  allontanate  dalla  loro  naturale  fimmetrìa , e con  recipro- 
ca divergenza  contorte , e porte  in  tale  opporta  Umazione  , 
che  le  prime  erano  quali  vicine  a piombare  giù  : tanto  ritro- 
vavanfi  fpinte  e cacciate  fuori  del  loro  fello . Non  iftimammo 
di  farne  prendere  il  difegno , per  non  moltiplicare  il  numero 
de’  Rami . Non  è già  che  a quello  folo  fi  riducete  tutto  il 
numero  di  que’fegni,  che  in  Meffna  incontrammo,  del  terre- 
moto vorticofo  orizzontale . Potremmo  ben  altri  addurne  ; ma 
quefto  è così  efpreffivo,  che  pub  guidamente  tener  luogo  di  molti. 

1 102.  Troppo  lungo  , e nojofo  farebbe  il  numerare  rutti 
i luoghi  nabifiàti , o infranti . Balli  il  dire  che  i Tempj  più 
cofpicui  furono  o feonquafiati , o altamente  lefi  , o lievemen- 
te percolfi  . Oltre  la  ruina  de’  belli  edificj  del  teatro  maritti- 
mo , moltiflìmi  cafamenti  nobili  , e magnatizj  furono  polli  a 
foqquadro,  o gravemente  maltrattati,  o lefi  . Le  fabbriche 
delle  opere  pubbliche  non  incontrarono  forte  migliore  . Una 
parte  del  grande  ofpedale  fu  ridotta  in  pellìmo  dato;  il  femi- 
naria  fu  convertirò  in  un  mucchio  di  fallì  : la  parte  maggio- 
re del  convitto  di  educazione  è un  ammaliò  di  ruina  ; e di  elfo  vi 
ha  una  facciata  intera,  la  quale  fi  è talmente  dall’ uno  all’altro 
lato  fiaccata  dalle  rifpettive  pareti  degli  angoli  opporti , che 
rimane  da  quelle  divifa  a taglio  con  una  ben  larga  fenditura  : 
quella  comincia  dalla  parte  più  balla  ; e , confervando  quafi 
fempre  la  rtelfa  larghezza,  accompagna  tutta  l’altezza  del 
muro  fino  alla  fommità  del  tetto . L’ archivio  della  Regia 
Udienza , e dandone  diroccate  le  fabbriche  , rimafe  fepolto  folto 
le  mine  , ed  efpofto  a tutta  l’ ingiuria  delle  acque , che  copiofa- 

men- 


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Di  Messina.  395 

mente  e per  molto  tempo  piovvero  in  una  inclementiffima 
ftagione  . Tutte  le  officine  della  pubblica  annona , e tutte  le 
fabbriche  , deftinafe  agli  ufficj  della  preparazione  de’  generi 
di  prima  neceffiti  , furono  dittante  j e per  colmo  di  affanno 
difparve , e mancò  1’  acqua  de’  pozzi , e tutte  le  fontane  fi 
dilTeccarono,  e rimafero  in  quella  fatale  revoluzione  della  na- 
tura affatto  prive  di  umore. 

1103.  Ma  a difpetto  di  tante  rovine  anche  in  Meffn* 
fi  videro  efpreffi  i fegni  di  quella  ile  ila  o capricciofa , o gra- 
ziola efenzione  che  dir  vogliamo  , la  quale  unte  volte  nella 
Calabria  ci  fi  parò  davanti  a farli  oflervare  . Oltre  alle  cafe  , 
polle  nelle  alture  , che  , come  in  principio  dicemmo , furono 
molto  rifpetrate,  altre  ne  vedemmo , nelle  quali  o non  vi  era 
fiata  mina,  o apparivano  tra  gli  fteffi  diroccamenti  in  parte 
confervate . 

1 toq.  Ne  addurremo  per  pruova  alcuni  efempj . Da  pic- 
cioli fegni  di  lefione  in  fuori , il  Convento  di  Porto  /alvo  ri- 
mafe  libero  da  ogni  difaftro . La  cafa  del  negoziante  Loffre- 
do , ancorché  avetre  grave  danno  fofferto  nell’  interno , ciò 
non  ottante  la  parte  efteriore  ne  reftò  così  poco  offefa , che 
appena  compariva  toccata . A ciò  li  aggiunfe  non  folo  la  cir- 
coftanza  che  quella  porzione  di  Panchetta , che  le  tta  a dirim- 
petto , ìrrimafa  illefa  : e pure  quanto  le  tta  di  canto , e quanto  gia- 
ce dal  lato  contermino  alla  porta  Stella , detta  volgarmente  de’ 
Caffari , per  tutto  lo  fpazio  della  ftrada  de’  medelìmi , è uno 
fpaventevole  ammalfo  di  rovina.  La  porta  della  Dogana  cin- 
terà y e i primi  edificj , che  appajono  lungo  l’ interno  di  quella 
ftrada , fono  appena , e inegualmente  maltrattati  ; intanto  e pe’ 

D d d 2 din. 


Istoria  del  tremoto 


$96 

dintorni  della  via  della  porta  del  Sale , e da  quel  cantone  , ove 
giacque  l’ infelice  cafa  de’  Carrozza , tutti  gli  edificj  fono  intera- 
mente polli  a foqquadro  . Nella  porta  , che  dicefi  di  MeJJina  dor » 
munte , vi  ha  una  cafa  , in  cui  quella  porzione  , che  fu  de’  Cal- 
cagna rimafe  tutta  diruta:  e per  contrario  l’altra,  che  fi  ap- 
partiene agli  Ambroginì , non  ha  incontrato  lo  Aedo  difaflro, 
e fi  mantiene  ancora  in  piede  . Nella  ftrada , detta  del  caf- 
fo , nell’  atto  che  tutte  le  cafe  fino  a S.  Maria  della  Porta 

0 interamente  o in  parte  fono  di  (frutte  , o magagnate  , il 
folo  profpetto  del  palazzo  della  Principelfa  di  Villafranca  è 
rimafo  illefo , e intero . Nel  piano  dello  Spirito  Santo , fuori 
Porta  imperiale  , vi  ha  la  Chiefa  , e la  cafa  delle  mona- 
che dello  Spirito  Santo , e molti  cafamenti , che  o non  hanno 
fofierto  grave  danno , o ne  hanno  ricevuto  sì  poco  , che  a 
molti  artieri  non  fa  fpavento  il  foggiornarvi . In  una  parola , 
è così  vero  che  il  primo  tremoto  non  arrivò  da  per  tutto 
colla  (Iella  violenza , che  fe  a quello  folo  fi  folTcro  arredati 

1 difadri , e altri  tremoti  non  ne  fodero  avvenuti , fpecialmenre 
nel  dì  7 di  Febbrajo  , e nel  dì  28  di  Marzo , forfè  Meffma 
ora  non  farebbe , qual’  è , un  miferando  fpettacolo  di  orrore  , 
e di  sfasciume . 

H05.  Ma  ciò,  che  all’evidenza  pruova,  che  il  tremoto 
quivi  pervenne  come  nato  in  altro  centro,  è il  riflettere  che 
per  grandi,  che  fodero  datele  mine,  che  viprodude,  quede 
non  giunfero  a quell’  enorme  grado  di  violenza  , e a quegli 
orribili  fowertimenti , de’  quali  altrove  tirannicamente  parve 
che  dilettato  fi  fode.  Qui  non  vedemmo  nè  malli  di  orrenda 
mole  elevati  di  lancio  dalle  parti  ime  alle  fomme  , nè  edificj 

int- 


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Di  Messina; 


35>7 


immenfi  divelti,  e trafportati  come  lieve  piuma  Ja  uno  in  altro 
luogo  . Non  vuol  tacerli  che  la  cupola  della  Chiefa  del  Pur- 
gatorio , ruinando,  sbalzò  di  piombo  in  su  i tetti  d’ una  cala, 
e la  ridulle  in  rottami , e polvere  j ma  di  ciò  per  altro  non 
è da  tenerli  molto  conto,  per  additare  il  tremoto  di  sbal- 
zo , quando  fi  ridetta  che  le  pareti  della  cafa  erano  aderenti 
alle  mura  della  Chiefa , e in  confeguenza  inferiori , e imme- 
diatamente alla  cupola  fot  topo  Hi . 

iic6.  Si  potrebbe  forfè  con  più  ragione  fofpettare  che 
nelle  ruine  del  teatro  marittimo  vi  folle  fiata  una  Ipecie  di 
terremoto  di  sbalzo  , come  parea  che  potere  defumerfi  dalla 
caduta  di  que’  falfi , che  piombarono  negli  orli  della  Panchet- 
ta , e quindi  nel  mare  , come  or  ora  diremo  j ma  trattine 
quelli  foli  efempj , non  è facile  il  trovarne , o addurne  degli  al- 
tri . Dall’  additare  ciò , non  è poi  noftro  penfiere  di  alferire  che 
in  Mejfina  non  fienfi  fperimentati  in  qualche  modo  alcuni  di  que’ 
fenomeni , e di  que’  danni  medefimi , che  nella  Calabria  fi  oflfer- 
varono.  Noi  pretendiamo  folo  di  mofirare  che  quivi  il  tremoto 
giunfe  così  fratto,  e debilitato,  che  ne  apparvero  i foli  rimafuglij 
e che,  per  così  dire  , vi  fi  vide  l’ombra  fola  di  quel  corpo,  che 
altrove  lece  tanta  , e sì  formidabile  mofira  di  fe  Hello . E ciò 
fembrerà  tanto  più  ragionevole , quanto  è innegabile  che  quivi 
non  vi  furono  nè  monti  ridotti  in  frantumi , nè  valli  conver- 
tite in  monti:  non  vi  fi  aperfero  voragini j e non  vi  li  vide- 
ro furte  dal  cupo  feno  della  terra  improvvife , e fterminate 
moli  di  creta , o di  arena  , come  con  no  Uro  raccapriccio  di 
palfo  in  palio  olTervammo  per  quelle  parti  della  Calabria  ultra. 
delle  quali  tenemmo  ragionamento . 

1107* 


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558  Istoria  del  tremoto 

1107.  Quello  però  , che  mette  in  pienilfirca  luce  quello 
punto , è 1’  enorme  differenza  , che  palla  tra  le  fabbriche  tut- 
tavìa elìdenti  in  Meffna , e quelle,  che  fono  affatto  diflrutte 
in  Calabria  ulna . Per  tutta  la  grande  diftefa , che  vi  ha  non 
folo  da  Rifar  no  a Pvlijlena  , Terranova , Oppi  do  , S.  Crijìina, 
Si  lizzano , Cufoleto  , i due  Sinopoli , e loro  dintorni ; ma  al- 
tresì da  Soriano  ad  Arena  , Borello  , Gioja , Orafi , e Baimi 
non  vi  ha  più  orma  di  labbrica , ed  è cosi  raro  il  trovarvi 
qualche  rimafuglio  di  edificio  , che  il  rinvenirlo  può  riguar- 
darfi  come  un  fenomeno  ; e di  fatto  in  tale  afpetto  ciò  fu  altrove 
da  noi  confiderato  . Di  fomigliante  foqquadro , che  può  bene 
approflìmarfi  all’ annichilazione , non  poflìant  dire  che  vi  foffe 
fiato  l’eguale  efempio  in  Me  fina. 

1 1 o3.  In  que’  luoghi  della  Calabria , che  tefiè  nominammo, 
non  vi  fu  fabbrica  nè  alta  , nè  umile  , nè  di  terraloto , nè  di 
mattoni,  nè  di  pietra,  che  averte  faputo  refiftere  all’orrendo 
nabiffo  ivi  avvenuto;  e indi  (fintamente  le  buone,  e le  cat- 
tive ebbero  uno  fi  elio  , e comune  fato . Non  vi  furono  nè 
angoli , nè  volte , nè  archi  di  fona  alcuna , che  averterò  po- 
tuto refifiere  alla  rovina  , e fervire  di  feudo , e di  riparo  all’ 
opprelfa  popolazione.  In  Mejfna  per  l’oppofito,  a difpetto  del- 
l’ enormi,  e gravirtime  rovine  accadute , era  norabiliffima  cofa 
a vederfi  che  anche  in  mezzo  agli  fieffi  più  forti  feomponi- 
menti  delle  fabbriche  dirute  , o maltrattate  , quali  da  per  tut- 
to gli  archi  erano  fiati  0 poco  , o niente  lefi  ; anzi  ne  in- 
contrammo di  quelli, che  apparivano  perfettamente  ancora  in- 
teri . Di  ciò  fe  ne  vedeano  i decitivi  documenti  non  folo 
lungo  tutta  la  firada  , che  da  Porta  reale  conduce  al  grande 

fpe- 


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Dt  Messina. 


399 

J 'pedale , ma  anche  per  tutto  il  cammino , che  mena  agli  edi- 
ficj  laterali  del  quartiere  de’  Cajfari  , e della  diruta  chiefa 
del  Carmine  maggiore . 

ii  09.  A tutto  ciò  li  aggiunga  che  la  malli  ma  parte  delle 
porte  pubbliche , e private  ne  rimale  illelà  . E ciò  è cosi 
vero  che  fpelfo  ci  riufcl  di  offervarne  ancora  intere  ed  efi- 
flenti , nell’  atto  che  le  fabbriche  fuperiori , e le  fieffe  fac- 
ciate delle  cafe  giaceano  o difciolte  in  frantumi , o a metà, 
diroccate.  Di  tale  fenomeno  ve  n’ha  frequenti  efempj  nelle 
fi  die  ampie  , e ben  coftrutte  porte  del  teatro  marittimo  ; cofa 
che  può  facilmente  rilevarli  da’  difegni , che  ad  arte  facem- 
mo prendere  degli  avanzi  di  que’  viftoli  edificj . 

ino.  Nel  chiudere  quello  articolo  non  farà  vano  il  no- 
tare che  francamente  può  alferirfi  e (fervi  Hata  tra’  luoghi , che 
Hanno  da  Scilla , Cotona , e Reggio  fino  a MeJJina  , nella  ra- 
gione delle  ruine , preiro  a poco  quella  Helfa  differenza  , che 
vi  ha  tra’  difaffri , che  s’ incontrano  da  Rofarno  , fino  a Ni- 
cotera  , Tropea  , e Monteleone  : tanto  egli  è vero,  che  il  gra- 
do , e ’l  numero  delle  rivoluzioni  andarono  decrefcendo  a mi- 
fura , che  i paeli  erano  lituati  in  di  danza  maggiore  0 mino- 
re da  quelle  parti  della  Calabria  ultra,  che  furono  le  fedi  del- 
le mainine  , e più  compiute  rivoluzioni . 

• ' t t . . 

Del  primo  mavimoto  . 

mi.  Se  fomma  confiderazione  meritano  i gravitimi  di- 
fallri,  che  li  produffero  non  folo  dall'  aei emoto  , ma  anche  dal 
tremoto  del  dì  cinque  di  Tcbbrajo  , non  è men  degno  di  attenzione 

il 


4 co  Istoria  del  tremoto 

il  marìmoto , che  nello  ile  ilo  fatale  momento  fi  de  db  nel  mare, 
che  bagna  le  fponde  di  MeJJina , di  Reggio , del  Cenidio , e 
del  Faro , e che  fi  unì  col  tremoto  , e coll'  aeremoto  , cagio- 
nando , collegati  infieme , effetti  diverfi , e cofpirando  tutti  a 
formare  un  impeto  folo  . Nella  fervida , e tumultuofa  Carid~ 
* di , nelle  rapide  oppofte  correnti  , e in  tutto  il  volume  delle 
acque,  le  quali  inondano  tutto  quel  vallo  diflretto , fi  concepì 
un  cosi  valido , e formidabile  fcomponimento , che , come  fe 
una  forza  potentiffima  ne  avelie  percoffo  il  centro , e fcilfo 
il  feno  per  metà  , il  mare  pria  orribilmente  avallandoli  nel 
mezzo  , e indi  in  rapidifiìmi  voraci  fpire  ampiamente  nabif- 
fardo,  refpinfe  per  gli  oppolli  lati  l’onda  inarcata}  e contale 
indicibile  violenza  ne  sbalzò  i flutti  ripercoflì , che  trafeinan- 
doli  a invadere,  e a fuperare  tutta  l’ellenfione  del  tranquillo 
letto  del  porto  , li  sforzò  ad  ergerli  incontro  alla  valida  di- 
fefa  della  panchetta , e a traboccar  tanto  al  di  li  di  effa , che 
tutto  lo  fpazio , interpello  tra  quella  , e le  bali  de’  grandi  edi- 
ficj  del  teatro  marittimo  , ne  rimale  altamente  ove  più , ove 
meno  inondato , e ingombro  di  marino  limo , e di  arena . 

i ii  a.  Si  accrebbe  l’ orrore  di  un  tanto  fpettacolo  dalla 
ruina  de’  cafamenti , e dalle  gravi  fenditure , con  cui  il  ter- 
reno della  pubblica  lìrada  andò  di  tratto  in  tratto  fquarcian- 
dofi  } tal  che  e per  la  terra , che  fi  apriva , e per  le  onde , 
che  traboccarono  dal  mare  fulla  llrada  medefima  , e pe’  fafli , che 
in  copia  o giù  piombavano  dall’  alto , e ingombravan  tutto  il 
fentiero  , o fpinti , e divelti  dalle  cime  più  eminenti  sbalza- 
vano di  lancio  al  di  là  della  panchetta  nel  mare , aperta  fi  vide 
in  que’  fùnefti  momenti  una  feena  di  moflruofa  e moltiplice 

rivo- 


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Di  Messina;*  401 

rivoluzione  di  natura , e fi  trovò  chiufb  ogni  patto  alla  fuga, 
e allo  fcampo . 

11 13.  Da  MeJJìna  a Torre  di  Faro  vi  ha  la  diflanza  di 
undeci  miglia,  o poco  più;  e da  Torre  di  Faro  al  Cenidio  vi 
ha  quella  di  quali  un  miglio  e mezzo  , quanta  è la  latitudine 
dell’  interpofto  mare  tra’  due  avveri!  promontori  del  Peloro  , e 
del  Cenidio , da  cui  fino  a Scilla  vi  fono  intorno  a fei  miglia. 
Dalla  (letta  MeJJìna  alla  Cotona , luogo  attuale  di  quel  tranfi- 
to  , che  in  altra  età  faceafi  per  un  tragitto  più  brieve , eli- 
dente tra  ’l  Cenidio  , e la  Colonna  reggina  , vi  è il  tratto  di 
fei  miglia  . E finalmente  dal  Teatro  marittimo  fino  a Reggio 
vi  ha  pretto  a poco  altrettanto  fpazio  , quanto  ve  n’  ha  tra 
MeJJìna  , e ’l  promontorio  Peloro  . 

1 1 14.  In  tutte  le  fponde  conterminali  al  mare  , che  oc- 
cupa i luoghi  polli  nelle  di  danze  accennate , ove  più  , ove 
meno , fi  rifentirono  gli  effetti  di  un  tale  marimoto  . Quivi 
avvenne  quello  detto,  che  avvenir  fuole  negli  orli  di  una 
conca  non  tutta  colma  di  acqua , quando  fe  ne  agiti  il  centro, 
e fi  fcuota  così  , che  il  fluido  contenuto  fi  efponga  all’  at- 
to di  rimanerne  verfato  . Nella  fponda  di  Reggio  il  mare 
traboccò  di  là  da’  limiti  confueti , e in  modo  fpeciale  inondò 
talmente  la  drada  de’  giunchi , che  come  altrove  vedemmo  , que- 
da  ne  rimafe  per  lungo  fpazio  ingombrata,  e tutt’ ora  dura  la 
neceflità  di  non  potervifi  più  rimettere  quegli  ordigni , che 
pria  vi  fi  trovavano  dabiliti  , per  edrarre  la  feta  : tanto  è 
durevole  la  rapina  fatta  ivi  dal  mare  alla  fponda . Alcuni  han 
creduto  che  tutto  il  danno  fi  aveffe  dovuto  unicamente  attri- 
buire allo  sbaffamento  della  fponda  ; ma  fe  cofloro  aveffero 

E e e fapu. 


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Istoria  del  tremoto 


+°* 

faputo  con  più  fana  mente  ragionare  , li  farebbero  avveduti 
che  molti  luoghi  contermini  a Reggio  furono  invali  dalla 
inondazione , e pure  in  effi  non  accadde  il  minimo  avvalla- 
mento : il  che  pruova  ad  evidenza  che  il  marimoto  fu  quello, 
da  cui  li  rapprefentò  la  principale  azione  di  quella  leena . 

il  15.  Nella  Cotona  vi  fu  qualche  fegno  d’inondazione, 
ma  quella  fu  di  poca  confeguenza  : nel  Cenidio  fe  ne  avvertì 
una  qualche  minaccia  ; e altrove  vedemmo  che  alla  chiana  Ica 
di  Scilla  il  mare  pria  leggermente  li  dilfeccò  , e indi  tra- 
boccò diferetamente  fulle  fponde . 

1 1 1 6.  A T arre  di  Faro , e lungo  il  tratto  del  Pelerò 
fino  a’ dintorni  di  Me /fina  lì  olfervarono  le  He  He  alterazioni, 
e i fenomeni  medefimi  , che  avvennero  nell’  oppolla  fponda 
del  Cenidio , e della  Cotona  , con  una  differenza,  che  nelle  par- 
ti più  vicine  al  a Città  lo  feomponimento  fu  altrettanto  più 
fenlìbile  , quanto  fu  lieve  nelle  parti  più  da  quella  difcolle  . 
Quefta  diverlità  di  azioni  dà  luogo  a credere  che  la  forza 
maggiore  del  marimoto  impiegata  li  folle  a fconvolgere , e per- 
turbare più  quella  parte  della  Caridii , la  quale  è prolfima  al 
porto  , che  quella  porzione  di  mare,  eh’  è vicina  a Reggio , 
o l’ a ltra , che  coftituifce  la  gola  del  Faro  . 

ii  17.  Di  fommo  interelTe  furono  i rovefei,  che  il  tre- 
moto , e ’1  marimoto  produrrò  nella  panchetta , e ne’  fuoi  din- 
torni . Pochiffima  parte  n’è  rimafa  intera:  ve  n’  ha  altra , che 
è totalmente  Scoperta  , affogata  dal  mare  , e vifibile  appe- 
na folo  allor  quando  mancano  le  correnti  j tutte  le  rimanenti 
porzioni  di  elfa  o giacciono  a pelo  d’  acqua , 0 fono  bagnate 
da  quefla  quando  crefce  la  rema . 

1 1 18. 


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Di  M i i i m a,  403 

1 1 1 3.  Nè  a ciò  Colo  riduce!!  il  danno . Il  peggiore  de* 
mali  fi  è che  egualmente  nelle  cavità  interne  del  fuolo  delU 
ftrada , che  in  quel  fondo  di  mare , il  quale  ferve  di  ba  fe  alla 
panchetta , vi  ha  innegabile  sballa  mento  , e fenfibilidìma  perdi- 
ta di  confiftenza.  Noi  ne  tememmo  da  prima,  eonfiderando-  J 
ne  il  folo  afpetto  : cominciammo  ad  aflicurarcene  per  le  no- 
ftre  ftefle  o nervazioni  ; ma  ne  rimanemmo  finalmente  convin- 
ti dalle  efplorazioni , che  autenticamente  fe  ne  fecero  non  folo 
lungo  l’ interna  ftrada  intermedia  tra  la  panchetta  , e ’l  teatro 
marittimo  , ma  ancora  nel  fondo  del  mare , o fia  nella  parte 
edema  della  de  (fa  panchetta , lungo  tutto  il  fuo  perimetro  . Noi 
conferviamo  ancora  un  foglio,  in  cui  è regidrara  tutta  la 
ferie  delle  efplorazioni , fatte  col  palo  di  ferro  in  mare  , e coll’ 
apertura  de’  pozzi  fulla  drada  pubblica  fotto  la  direzione  dell* 
Indudre  , e fagaciflìmo  Conte  Per/ichelli , dalla  cui  amicizia  , 
e cortefia  ottenemmo  la  copia  anzidetta  delle  efplorazioni  me- 
defime,  che  fe  ne  fecero  da  perita  mano. 

mp.  Da  quede  efplorazioni  fi  rileva  che  lo  sbafla- 
mento  delle  bafi  interne  del  fuolo , fopra  cui  poggia  la  dra- 
da, e la  perdita  della  confidenza  delle  parti  integranti  di 
quelle  terre  è , per  la  minore  profondità  vifibile  , palmi  do- 
deci,o  circa;  e queda  mifura,  procedendo  fempre , crefee  per 
varj  gradi,  e giunge  fino  alla  profondità  di  palmi  15  . Que- 
llo però  è offe rvab ile  col  far  folo  calare  un  palo  di  ferro  di  , 
30  palmi  di  lunghezza,  fenza  che,  nel  conficcarlo,  vi  s’im- 
pieghi moltillìmo  urto  , o draordinaria  forza  ; ma  da  tutt’  i 
cimenti  allora  fatti  fi  deduife  che  a ben  altro,  che  a tal  mi- 
fura fi  farebbe  ridotta  la  profondità  ; perchè , volendoli  ado- 

E e e i prare 


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^oq,  Istoria  dii  tremoto 

prare  una  competente  maggior  compresone , il  palo  farebbe!} 
profondato  almeno  fino  a 35  palmi . 

iiìo.  Maggiore  fu  lo  sbaffamento  , che  fi  rinvenne  in 
quelle  bafi  della  panchetta , le  quali  fono  nell’  acqua , e fi  ap- 
partengono al  letto  del  molo  . La  profondità  minore  è di  pal- 
mi ledici , e più  . Da  quefVa  mifura  , fempre  per  diverfo  gra- 
do awanzando,  fi  eftende  fino  a palmi  30.  Nell’uno,  e nell’ 
altro  cafo  vi  ha  però  La  della  circoftanza , che  nell’  efplora- 
zione  non  fi  volle  impiegare  una  forza  di  fomma  comprefiìo- 
ne  j di  forta  che , operando  con  maggiore  attività , il  palo  fa- 
rebbefi  almeno  profondato  fino  a palmi  trentafei. 

un.  Per  riguardo  alle  fenditure,  avvenute  nel  fuolo 
della  ftrada , e nella  panchetta , è a rilletterfi  che  furon  mol- 
te , ma  non  tutte  della  della  mifura  , nè  di  una  medefima  di- 
rezione . Lo  fquarcio  maggiore  ghigne  alla  larghezza  di  uù 
palmo,  o circa  . Di  ciò  ve  ne  ha  fpeciale  efempio  in  quello  fpa- 
zio  di  fpiaggia , che  comincia  dalla  porta , detta  del  Purgato- 
rio , e finifcc  alla  porta  della  Dogana . Le  fenditure  fono  di- 
rette in  modo  che  fieguono  la  curvatura  del  molo  : la  fpiag- 
gia, e la  panchetta  fono  sbaffate  circa  palmi  tre  ; e quivi  il 
mare  , che  n era  per  alquanti  pad!  lontano , ha  guadagnato 
tanto  che  la  baracca  della  pefearia , e la  fontana  de'  Preti  or 
trovanfi  circondate  dalle  onde  . La  larghezza  minore  delle 
fenditure  è di  once  quattro  . Ve  n’  ha  molti  efempj  , ma 
fpeciale  è quello  , che  fe  ne  ofTerva  a dirimpetto  del  palazzo 
del  Principe  della  Scaletta  , ove  il  fuoco  fece  moltillìma,  lira- 
gè  : quivi  vedefi  la  panchetta  ribalTata  per  un  palmo,  e mez- 
zo , o circa . 

1122. 


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Di  Messina. 


4°5 


mi.  Le  direzioni  delle  fenditure  non  furono , come  di- 
cemmo , da  per  tutto  le  deffe . La  parte  maggiore  era  diret- 
ta dal  mare  incontro  al  teatro  marittimo  j e quali  tutte  era- 
no in  Umazione  parallela  . Tra  quelle  ve  n’  erano  di  quel- 
le, che  non  folò  giungevano  fino  appiè  degli  edificj  , ma 
vi  oltrepalfavano  , e penetravano  nell’  interno  fuolo  de’  me- 
defimi . Di  ciò  ve  n’ha  un  efempio  lignificante  nella  par- 
te interna  del  palazzo  Senatoria  j e propriamente  nel  fuolo 
terraneo  , ove  fono  le  danze  degli  Archivj  . Non  fummo  nel 
cafo  di  far  quivi  ulteriori  ricerche  ; perchè  il  luogo  ruinofo 
e la  facilità , con  cui  i tremoti  ci  forprendevano  alla  fprovvi- 
fta,  non  ci  fecero  riguardare  come  cofa  molto  aggradevole  l’in- 
trattenerci in  tal  foggiorno  . Ma  tralafciando  le  picciole  of- 
fervazioni , onde  poter  giutlifica-e  il  fentimento  che  le  fenditure 
aveano  di  molto  oltraggiato  il  fuolo  interno  de’  palazzi , Raderà  ' 
l’addurre  ciò,  che  oflervammo-  fui  corfo  attuale  dell’ acqua  di 
Pozzo  leone  . Quello  copiofo  fonte  redò  fepolto  fotto  le  ro- 
vine : ne  furono  poi  felicemente  sgomberati  i rottami^  ed  ora 
una  porzione  dell’  acqua  igorga  pe’  rinnovati  cannelli , e l’altra, 
lungi  dallo  fcannellarc  pe’  foliti  tubi , corre  al  mare  per  uo  cam- 
mino fotterraneo,  che  pel  guado  avvenuto  fi  è formato  lun- 
go le  bafi  del  fuolo , che  giace  di  coda  alla  Porta  leone 

1123.  Finalmente  altre  fendi  tute,  lungi  dall’ elfere  paral- 
lele a fe  delle , 0 fono  mille , 0 fono  travcrfali  . Di  quede 
ve  n’ha  piu  d’un  efempio  • ma  fpeciale  è quello,  che  fe  ne 
oi ferva  nella  fontana  di  Nett  ino  , il  quale  tiene  avvinte  al  fuo 
piede  Scilla , e Candii . Quivi  fi  vede  un  confufo  mifto  di  fen. 
diture  , alcune  delle  quali  hanno  fcilfo  il  mallo  delle  pietre , 

• che 


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Istoria  del  tremoto 


406 

che  circondando  la  fonte , fono  porte  di  traverfo  al  mare,  e al- 
tre pajono  dirette  lungo  la  ftrada  ; e per  l’ aperto  fquarcio  ve- 
defi  orgoglio  fa  mente  penetrar  l’ onda , e quindi  fuggirne , e cer- 
car l’ ufcita  per  le  rtefie  traverfali  aperture  . 

na+.  Varie  furono  le  voci , che  la  manìa  delle  ipotefi 
pofe  tra1  labbri  di  taluni  ; quindi  con  una  vifione  tutta  eguale 
a quella  franchezza , che  allo  fpirito  illufo  viene  fomminiftra- 
ta  dall1  ozio , e dall1  amore  del  mirabile  , fi  ebbe  il  coraggio 
d’ inventare  varie  fole  fu  quelle  fenditure , e fi  a fieri  che  da 
erte  fi  videro  proromper  fuori  fiamme  , e fcintille  , ed  em- 
pierfi  l1  acre  di  vapori  bituminofi  , e di  zolfo  . Oh  quanto 
fpefio  l1  uomo  per  que1  modi  medefimi , pe1  quali  tenta  di  ele- 
varfi  fulla  sfera  comune  , fi  umilia  j ed  efponendo  a nudo  agli 
occhi  di  tutti  la  propia  infufiìftente  alterigia,  e la  fua  reale 
picciolezza , fi  rende  altrui  fpettacolo  di  rifo  ! 

tizj.  Di  quelle  tali  fenditure  noi  ne  incontrammo  del- 
le gravidi  me  non  folo  nel  fuolo  della  Cittadella  4 ma  anche 
in  quello  della  fortezza  del  Salvatore . Quivi  ne  vedemmo  fra 
le  tante  una  fpecialillìma  , che  formòlfi  in  tutto  il  terreno  fot- 
toporto  al  grand1  arco , in  cui  fi  contiene  la  porta  della  Pol- 
veriera : lo  fquarcio  è largo  once  quattro  , 0 circa  ; la  lacerazione 
è fatta  per  lungo , procede  fino  alla  foglia , e paira  oltre  nel 
fuolo  della  Polveriera . Noi  non  ne  lappiamo  l1  ulteriore  pro- 
greflione  in  quell1  interno  , in  cui  non  ci  fu  dato  il  penetrare  ; 
Tappiamo  folo  che  fuor  dell1  incendio  ' deftato  dal  fuoco  de’ 
cammini,  ìnMeJJIna  non  fi  videro  que1  fenomeni  formidabili, 
che  avrebbero  dovuto  avvenire , fe  le  altrui  vifioni  fiate 
follerò  vere . 

1126. 


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Di  Messina;  407 

1116.  In  mezzo  a’difordini  cagionati  dal  tremoto  nelle 
due  fortezze , e nel  guaito  avvenuto  nel  Lazzaretto , è notabi- 
le che  la  torre  della  lanterna  rimale  illefa  , e aflolutamente 
rifpettata.  Delle  due  fortezze  l’una  è molto  malmenata,  l'al- 
tra ne  redo  mèno  offefa. 

1 1 17.  Ma  ciò  , che  poi  non  dee  trafcurarfi  di  avverti- 
re , fi  è che  de’  due  Cadelli  1’  uno  ricevette  qualche  danno , 
e l’altro  appena  fu  minacciato:  tanto  è vero,  che  le  rovine 
furono  minori  in  data  ragione , che  le  parti  davano  più  lon- 
tane dal  mare . 

1 1 18.  Molte  furono  le  nobili  vittime , che  caddero  fot- 

to  il  pefo  delle  mine,  e non  poche  le  altre,  che  con  ofcuro 
nome  finirono  di  elìdere . Si  è ancora  rimafo  in  equivoco  fui 
numero  precifo  de’  perduti  ; ma  i più  fenfati  non  fanno  arren- 
dere la  mortalità  al  di  là  di  700  perfone  . Perirono  in  mez-  * 

ao  al  comune  difadro  molti  animali  ; ma  tra  que’ , che  rima- 

fero  fotto  lo  fconquaiìò  , ve  ne  furono  alcuni , che  redero  al 
tormento  della  fame  per  molti  dì . In  ellì , allora  che  vennero 
edratti  , li  ravvi  farono  quegli  de  ih  fenomeni  del  tormento 
della  fete , che  da  noi  furono  avvertiti  nelle  olTervazioni  fat- 
te nella  Calabria  ultra.  Il  diligentiflìmo , e favio  Signor  Ca- 
valiere Hamilton  ne  ha  giudiziofamente  favellato  nella  Relazio- 
ne inviata  alla  Società  Reale  di  Londra. 

* . * \ 

✓ 

t 

Del  fecondo  marimoto. 

il  19.  Tutto  quel  tratto  di  mare,  che  la  natura  frap- 
pofe  da  Meffina  a Reggio , da  Reggio  alla  Catana  , da  Coto- 
na 


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Istoria  dei  tremoto 


408 

na  a Torre  di  Faro  , e al  Ceni  dio,  e da  quello  a Scilla  t fu 
pollo  nel  giro  di  ventiquattr’  ore , o circa  , con  varj , e replicati 
infulti  , e per  diverfi  luoghi , in  iftraordinaria  , e violentiffima 
commozione.  La  pruova  più  evidente  di  ciò  fi  defunte  da 
quell’  orrendo  fenomeno , che  fi  prefentò  nel  marimoto  , avve- 
nuto nella  notte  antecedente  a’  fei  di  Fcbbrajo  alle  ore  7 , e 
■un  quarto  d’ Italia . 

1 1 30.  Quefto  produfle  quella  orribile  fcena  , che  noi  de- 
fcrivemmo  allora,  che  parlammo  di  Scilla.  Sol  tanto  coloro, 
che  erano  fulle  barche , furono  al  cafo  di  avvertire  che  il 
mare  trovava!!  prefo  da  una  potcntifiima  alternativa  di  eleva- 
zione, e di  dijTeccamento  j ma  le  perfone , che  n’ erano  lonta- 
ne , non  furono  in  circolianza  di  avvederfene  ; quindi  fu  che  la 
tetra  notte  nafcofe  agli  occhi  de’  MeJJìnefi  ciò,  che  nel  pro- 
pio mare  avveniva  . Avendo  noi  su  ciò  fatte  moltilfime  in- 
chiefte , e interrogazioni  , alcuni  aderirono  che  quivi  nacque 
un  fecondo  allagamento  : altri  con  equivoco  linguaggio  ne  fa- 
vellarono j ed  altri  pretefero  che  le  loro  fponde  non  ne  folle- 
rò ri  mafe  nè  punto  , nè  poco  alterate  , In  mezzo  a tali  va- 
rietà , flimiamo  prudente  conliglio  di  accennare  la  dilfidia  de’ 
pareri , e di  non  piegare  ad  alcuno  . Ciò , che  fi  può  , lenza 
tema  di  urtare  in  difcordi  fentimenti , aderire , fi  è che  do- 
po dell’  atroce  tremoto  , avvenuto  alle  ore  fette , o circa  della 
piena  notte,  quando  appena  fi  erano  gli  animi  acquetati  dallo 
fpavento  conceputone  , fi  udi  che  il  mare  trovava!!  prefio  da 
un  fragore  flraordinario , che  accrebbe  oltremodo  il  raccapric- 
cio , e lo  fmarrimento  della  sbandata, e atterrita  popolazione: 
circofitanza  , che  fembra  molto  favorevole  al  fcntimento  de’  pri- 
mi, che  a quello  degli  ultimi.  1131, 


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Di"M  ts  s is  a;  T 


f : 


4°* 


ri 31.  Noi  ci  prendemmo  cura  di  far  per  mezzo  di 
autorevole,  e illuftre  perfona  efplorare  fe  in  Taormina , in  Jaci^ 
e in  Catania  fi  fofle  nulla  eflervato  di  ciò , che  in  tal  notte 
fùnefta  avvenne  nel  mar  del  Faro , e di  Sci  Ha . Da  uomini 
fededegni  venne  riferito  che  da  una  forte  commozione  di 
mare  in  fuori  nulla  colà  accadde,  che  portato  avelie  il  carat- 
tere d’ inondazione . 

1 1 32.  Per  molto  che  ci  fofiìmo  affaticati , per  indagar» 
quali  cofe  avvenute  folfero  nell’  oppofia  fponda  di  Reggio , e 
della  Catana  , noi  non  fummo  in  circofìanza  di  faperne  pii 
di  ciò,  che  ne  fu  in  MeJJina  riferito  : quivi  trovammo  lo' 
He  fio  equivoco , le  ftefle  dubbie  voci  ; e tutto  al  più  non  fi 
difconveniva  al  fatto  di  eflerfi  dopo  il  tremoto  intefo  un  tu-, 
multo  nel  mare . 

1133.  Nel  Cenide  fentimmo  più  efpreflamente  parlare 
d’inondazione}  e nel  capitolo,  che  gli  fi  appartiene  , altro- 
ve narrammo  che  quivi  fe  ne  comprefe  l’ enorme  attentato , 
ma  non  le  ne  ricevette  alcun  danno. 

1134.  In  Torre  di  Faro  vi  furono  difordini  tali  , che: 
decifivamente  indicarono  d’  eilere  fiato  tal  luogo  comprefo  nella 
circonferenza  di  quel  teatro , in  cui  il  marimoto  rapprefentò  le 
tragiche  fue  feene . Di  fatto  nella  ftellà  notte  funefia  , nella 
quale  tante  orribili  fventure  pofero  a foqquadro  la  vita , e 
le  fortune  degli  Scillitani , quivi  l’onda,  eferefeendo , irruen- 
temente  invafe  le  fponde  : rapì  feco  alcuni  mefehini  legni  y 
che  fe  le  pararono  davanti:  aderbi  16  miferabili  vittime,  che 
fi  (lavano  ricovrate  fopra  picciole  barchette  pefcarecce  ; e inol-» 
trandofi  ove  per  zoo , ove  per  400,  ed  ove  per  600  palli,  ro-- 

. F f f vefciò 


4.10  Istoria  del  tremoto 

vcfciò  gli  argini  arenofi , inondò  i vigneti , fvelfe  le  piantagioni, 
e traboccò  nel  pantano  , nelle  vigne  , e ne’  terreni  , d’ onde 
portò  via  quanto  incontrò  ; e dove  depofe  , o per  compenfo  , 
o per  nuovo  ingombramelo,  moltiffimo  limo,  e molta  copia 
di  pelei  infranti , e magagnati . 

1135.  Dalle  cofe  finora  efpofle  , e da  ciò,  che  nell’ar- 
ticolo di  Scilla  rapportammo , ben  chiaramente  li  rileva  che 
in  quello  marimoto  mentano  attenzione  due  fenomeni  di  fat- 
to : il  primo,  che  vi  fu  un  centro  della  fua  ma®  ma  azione  , 
e quefb  ebbe  la  diftefa  di  più  di  fei  miglia  per  lunghezza  , 
vale  a dire  tutto  quel  tratto  di  mare  , che  vi  ha  tra  Scilla  r 
e’1  p-omontorio  pcloro  ; ed  ebbe  per  larghezza  circa  tre  mi- 
glia, cioè,  tutto  quell’intervallo,  che  vi  ha  dalla  Chiana  leu 
fino  alla  metà  della  dillanza  , che  vi  corre  da  Scilla  al  Ce- 
nale y il  che  caderebbe  ne’ dintorni  di  quella  cafuccia,  d’onde 
il  mare  rapì  que’  fafei  di  verdi  frafchc  , de’  quali  parlammo 
nel  numero  1011. 

113*.  Veggafi  da  ciò  tutta  la  precipitanza  di  quella  opi- 
nione , con  cui  qualche  Scillitano  ha  pretefo  di  confondere  la 
caduta  di  una  porzione  del  monte  Baci  nel  mare , che  bagna  le 
fponde  di  Scilla  , con  un  marimoto  innegabile  , e veementi®  mo . 
Il  fecondo  fenomeno  fi  fu  che  le  ripercu  filoni , e le  minori 
azioni  di  tal  marimoto  ebbero  una  eftenfione  di  venti , c più 
miglia  per  la  via  del  fui , ed  un’altra  poco  minore  per  quel- 
la del  nort . 

1 1 37.  Noi  non  Tappiamo  in  qual  parte  fpeciale  del  mar 
di  Scilla  deftaro  fi  folle  il  marimoto  j da’ fuoi  effetti  però  vi  ha 
ragion  da  credere  che  doveile  efferfi  conceputo  in  quelle  tali 

lince 


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Di  Messina.' 


411 

linee  di  quel  vorticofo  feno,che  entro  alla  loro  circonferenza 
includono  più  le  parti  del  promontorio  Pefaro  , che  quelle  del 
Ccnidfj  e che  quindi  dirette  avelie  le  lue  principali  forze  nel 
tempo  {fello  dall’  ovejl  all’  ejì  y e che  poi  per  confenfo  intei 
relfato  avelie  le  parti  oppofle  del  mare,  più  dalla  via  del 
Jud , che  da  quella  del  nort . . • 

* * * * 

* 

• 'la 

1 1 38.  Le  grandi  rivoluzioni  fifiche  non  vanno  mai  fcon- 
giunte  dal  fovvertimento  delle  leggi  follenitrici  del  buon  ordi- 
ne fociale  , e dalla  confulione , e calamità  delle  pubbliche  co- 
le j e i trilli  effetti  di  tali  perturbamenti  crefcono  a mifura 
dell’  ampiezza  de’  lisoghi  oifeli . Non  potè  quindi  in  una  città 
di  tanta,  e sì  bella  mole  non  fuccedere  nell’ economìa  di 
tutto  ciò  , che  abbraccia  i necelfarj  fofìegni  della  vita , e djjl 
ben  comune,  un  rovefcio eguale , e corri fpondente  al  numero, 
e alla  gravezza  de’  difaftri  prodotti  dall’  irrelìtlibile  contur- 
bamento della  natura . 

1 1 39.  Ciafcuno  profugo  , e pieno  d’  orrore , per  la  pro- 
pia cafa  o dillrutta , o rovinevole , errava  dimentico  di  tutti, 
o pur  fofpirando  qualche  cara  parte  di  fe  ; e li  fermava  laddove  ló 
fpavento , il  cafo , e ’l  numero  alla  cieca  il  menava  , Quindi  fi 
vide  in  brieve  tutta  difperfa  , e in  varj  difciolti  , e diilanti 
gruppi  divifa  la  popolazione  . Il  vento  , la  grandine , e la  piog- 
gia inculcavano  la  necefiìtà  del  ricovero  in  una  ftagione  algente  } 
e inclementifiima  ; ma  la  univerfale  calamità  non  permife , fe' 
non  que’ miferabili  fovvenimenti , che  potè  fomminiftrare  una 

F f f z città 


Istoria  del  trem  ot  o 


+»- 

città  defolata  , e la  continuazione  d’  un  inceilante  , e profondo 
rovinìo , d’ onde  conveniva  eftrarre  qualche  materiale  , per  difen- 
derfi  dall’  ingiuria  dell’  aere . Da  ciò  nacque  quella  tumultua- 
ria, e mefchina  maniera,  con  cui  fi  cominciarono  a comporre, 
e ammonticchiare  quegli  eftemporanei  tugurj , che  in  progreifo 
acquattarono  forme  di  baracche . 

1140.  Siccome  non  folo  i materiali  della  pubblica  an- 
nona, ma  anche  tutte  le  officine,  desinate  al  lavorìo  de’ ge- 
neri di  prima  neceffità  pel  vitto  giornale , rimafero  preda 
dell’  orribile  de vafta mento  avveauto  ; così  , per  colmo  di  af- 
fanno , a’  tanti  mali  fi  uni  il  tormento  della  fame , e la  man- 
canza de’ mezzi , onde  apprettarvi  riparo.  Ma  cita,  che  ren- 
dette compiuta  1’  univerfale  difgrazia , fu  il  guatto  , che  ac- 
cadde ne’  fonti , i quali  negarono  all’  afflitta  popolazione  il 
refrigerio  dell’acqua,  bene,  che  anche  tra  le  più  folte  felve  non 
fi  nega  dalla  natura  alle  fiere . A ciò  fi  aggiugnca  la  quali  im- 
polfibilità  di  renderli  facili  i foccorfi , perchè  le  ftrade  erano 
così  altamente  ingombre  di  rottami , e di  ruine  , che  il  tra-, 
ghettarle  non  era  diverfo  dall’  cfporfi  a un  imminente  peri- 
glio tra  per  lo  ruinevolc  fiato  degli  edificj,  e per  la  frequen- 
2a  de’  tremoti , che  con  ifpaventevoli  muggiti  in  barbarico 
modo  forprendevano  all’  impenfata  , e portavano  lo  feoraggia- 
mento  ne’ petti  i più  forti,  e imperterriti. 

1141.  La  lame,  la  fere,  i perpetui  lamenti  di  quei 
che  erano  rimali  fìroppj , o feriti , e la  tetra  compagnia  de’ 
cadaveri  infepolti , o chiufi  fotto  le  ruine , formavano  un  mi  fio 
di  oppreflìone  , e di  abbandonamene  , che  fi  approlfimava  alla 
difperazione . Da  quello  miferabile  fiato  non  bifognava  che 

. ...  il  da- 


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il  dare  un  patto  folo  per  cadere  in  quel  grado  di  deviamento 
dal  buon  ordine  lodale  , che  rende  inefficace  il  vigor  delle 
leggi , e vana  l’ autorità  de’  magiflratì-, 

1141.  La  mano  benefica  e confolatrice  della  Sovranità 
illecita  accorfe , e giunfe  opportuna  per  rincorare  gli  oppreffi, 
e foccorrere  t languenti , per  confervare  la  vita  , c lo  fortu- 
ne de’  fuperftiti , e riordinare  le  fmarriie  fila  delle  leggi  , e 
del  buon  elfere  fociale . Furono  ampiamente , e con  mirabi- 
le celerità  introdotti  tutt’  i generi  atti  ad  allontanare  i tor- 
menti della  fame  , e degli  altri  difagt  ; e in.  brevi  di  fi  vi- 
de tri  nfare  l’abbondanza,  ove  la  pallida  miferia  regnava 
con  tirannìa  . Si  fprigicnarono  dalle'  rovine  i fonti , e con 
giubilo  univerfale  fi  rivide  1’  amica , e fofpirata  affluenza  deU 
le  acque  . Si  fgomberarono  le  Iliade  piu  cofpicue , e più 
utili  a facilitare  non  meno  il  palio , e la  comunicazione  reci- 
proca a’  difperfi  cittadini , che  i modi  agli  efteri , onde  accor- 
rere da’ dintorni  di  Mejfina  , e apportarvi  viveri,  e materiali 
di  fufiidj . Si  diroccarono  le  rovinevoli  fabbriche , che  potea- 
no  colla  loro  facile  caduta  etter  d’ inciampo , e di  perielio  a 
coloro  , che  doveano  per  quelle  flrade  aggirarli . Si  ebbe  fol- 
lecira  cura  di  far  eftrarre  da’  rottami  tutto  quel  mobile , c 
quegli  averi,  che  vi  giaceano  fcpolti  ; c fi  prefero  i più  effica- 
ci provvedimenti,  onde  tenerli  a coverto  dall’altrui  avidità, 
e afficurarne  la  fedele  reftituzione  a’  direni  padroni  . E per 
allontanare  opportunamente  dagli  occhi  de’  fuperfliti  la  perico* 
lofa , e aftiittiva  compagnia  de’  cadaveri , fi  adoperò  ogni  mezzo 
per  farli  efnarre  dalle  rovine  ; e trafportatili  altrove  , fe  ne 
chiufero  in  ben  lontane  parti  dall’  abitato  fotto  gravi , e pro- 
fon- 


Istoria  del  tremoto 


4*4- 

fonde  inaile  di  calce  le  infranre  ipoglie,  e la  memoria  . Per 
tenere  in  fine  con  maflima  gelosìa  tranquillo  lo  fpirito  de’ vi- 
venti , e fana  la  popolazione  , fi  ebbe  cura  di  far  rimanere 
co’  maggiori  poflibili  mezzi  cuftolite,  e altamente  coperte  le 
fcpolture  , depofitarie  delle  vittime  dell’  ultima  péftilenza  . 
Tutte  quelle  opere  di  eflrcmo  fienlo , e di  rifchio  fi  fece- 
ro efeguire  da  coloro  , che  la  colpa , per  le  mani  della  giu- 
fiizia , in  altro  tempo  avea  condotti  alla  catena  ; e così  la  pru- 
denza , fenza  porre  in  pericolo  la  vita  del  buon  cittadino , proc- 
curò  il  comodo , la  falute  , e ’l  bene  degl’  innocenti  per  le 
ftelfe  mani  de’  rei . 

1143.  Mcffina  non  è nell’ordine  delle  citta,  che  trag- 
gono la  ricchezza  comune  da  i tefori  dell'  agricoltura , e della 
paftorizia  . I fuoi  beni  nafeono  da  ciò  , che  perviene  , e da 
ciò,  che  parte  dal  grande,  e maeftofo  fuo  .porto  . E dal  ra- 
mo delle  arti , e de’  meftieri , tranne  ciò , che  elTa  ritrae  da’ 
fuoi  telai , 0 non  cura  di  ricevere  alcun  foccorfo  , o non  ix 
conofccrne  altro , o ne  riceve  un  così  fcarfo  fuflìdio , che  nel 
calcola  de”*  ricchezza  fi  approilìma  al  nulla . La  dura  forte 
di  città  così  nobile  , e bella  ferì  altamente  il  magnanimo  cuore 
de’  noftri  clementiflìmi  Principi  ; e quindi  cc  le  loro  benefiche 
provvidenze , e con  una  prudenza  fuperiore  a tanto  difailro  han- 
no faputo  trarre  da  una  occafione  di  maflìmo  danno  un  efpedien- 
te  elHcaciiTimo  a produrre  con  follecitudine  la  riparazione  delle 
perdite  , la  ricchezza , e in  confegucnza  l’ aumento  della  popola- 
zione. Il  Trono  ha  infranti  i ceppi,  che  quivi  rillringevano 
il  commercio  , ha  allontanate  le  gabbelle  non  folo  da’  generi 
più  necefTarj  alla  vita,  ma  anche  da  ogni  altra  derrata,  che 

ferve 


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Dt  Messina. 


415 


ferve  al  comodo,  all’  indulìria , e al  lulfo  j e quindi  come  di  ri- 
denti fiori , c di  erbe  vegetanti  fi  cuopre , e fi  velie  quel  vado 
campo  , per  cui  fenza  oftacoli  , e fenz’  argini  libera , e tran- 
quilla l’onda  feorre  , e non  idagna , così  Me  (fina  or  vedefi  rinvi- 
gorita, e,  più  che  innanzi  non  era , accrefciuta  di  popolo  ope- 
rofo , ricca  di  nuovi  artieri  di  feta  , e piena  d’ interna  pace , 
di  commercio , e di  abbondanza  . 

1144.  A un’opera  cosi  bella  arrife  il  Cielo . Mejfna  in 
una  lìagione , che  altrove  pofe  a foqquadro  la  falnte  degli  uomini 
con  una  feroce  epidemìa  , rirnafe  libera  da  febbre  popolare . 
Dicali  per  onor  del  vero  , il  Governo  non  lafciò  cura  inten- 
tata , onde  allontanare  tutti  i putridi  mezzi , che  poteano  far 
attentato  filila  fanità . A fpefe  del  trono,  a’ poveri , agl’ infermi, 
ar  vagabondi  fi  offrirono  comodi , e fpaziofi  afili , eretti  opportu- 
namente in  aere  libero  , e aperto  j e dalla  pubblica  autorità 
maturamente  fi  pensò  a trovare  i mezzi  di  diradare  le  prime 
mal  formate  baracche  , e di  abilitare  i cittadini  a poterne 
fenza  grave  difpendio,e  con  facilità  formar  delle  altre , colla 
ficurezza  di  non  rimanerne  nella  fiagion  fervente  danneggia- 
ti, e fenza  recar  noja,  e danno  al  vicino. 

1145.  La  Sovranità  ha  prodotta  un’opera  , degna  di 
tramandarli  alla  memoria  de’  pofteri , per  le  mani  di  un  uomo 
di  mirabile  ingegno , qual’  è il  Marchefe  Caracciolo , Viceré 
di  Sicilia . Quelli  affidò  tutto  il  pelo  di  cure  così  difficili , 
e gravi  alla  mente,  e al  cuore  del  Marchefe  di  Re  gal  mici  (*), 

che 

(*)  S.  E.  D.  Antonino  Maria  la  Grua-Talamanes  , Buca 
delle  Grotte  ec.  ec. 


4,v&.  Istoria  del  tremoto 

die  in  tante  amare  circottanze  fottenne  con  dignità,  e felice 
evento  il  carattere  di  Vicario  Generale  di  Mefina  . A quell’ 
uomo  illuttre  fi  affidi  ancora  la  prefidenza  in  una  Giunta  ri- 
fpettabile , co m polla  del  Principe  di  Calvarufo  , a cui  ftava 
commetto  il  Governo  delle  armi , dell’  efemplariiTimo  Arcive- 
scovo di  Mejjina  , e dei  degno  Conte  Perfichelli. 


* * * 


114.6.  Rendiamo  conto  al  pubblico  delle  rettimoniar.ze  , 
che  addurre  poflìamo  di  tutto  ciò,  che  nell’articolo  di  Me  fi- 
na abbiam  deferitto . Nelle  ottervazioni , fatte  nella  fortezza  del 
Salvatore , era  con  noi  un  Ajutante  di  S.  E.  il  Principe  di  Cal- 
varufo , il  quale  fi  degnò  di  mandarlo  in  noftra  compagnia. 
Oltre  a ciò  la  gratitudine,,  e l’onettà  efige , che  da  noi  fi 
faccia  onorata  menzione  di  molti,  a quali  con  obbligante  cor- 
tesìa è piaciuto  o di  affitterei  nelle  no  lire  ottervazioni  , o di 
frettarci,  durante  il  tempo,  che  diurno  in  Me fina , molti 
lumi  fulle  cofe  antecedentemente  avvenute  . Quelli  furono  il 
Marchefe  di  Regalmici , di  cui  ci  fowerremo  fempre  con  te-.- 
nera  ricordanza , il  nottro  amicilfimo  Conte  Per/ichelli , il 
Principe  del  Parco , il  giovane  figlio  di  D.  Antonino  Verardi  t 
e il  nottro  dotto  collega  D,  F rance jco  S olirà . 


. . . Zanclt 


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. . . Zancle  quoque  junfla  fuijfe 
Dici  tur  ltaliae , donec  confinici  pontus 
Abfiulit  ; & media  tellurem  reppulit  unda . 

Ovid.  metani.  I.  15. 


11+7.  Ci  fi  para  davanti  una  quefiione  grandemente,© 
da  lungo  tempo  agitata  tra’  doni . „ Egli  è mai  vero  che 
„ Mtjfrna  fu  in  altra  età  congiunta  all’  Italia  : o dee  come 
„ favola  reputarli  che  la  Sicilia  folle  fiata  dalla  Calabria  fcif- 
„ fa , e divifa  ? 

1148.  Fino  dalla  vecchia  età  della  favola  fu  creduto 
che  la  Calabria , -e  la  Sicilia  erano  pria  congiunte , e che 
indi  con  violento  fquarcio  l’ una  fu  dall’  altra  ruinofamente 
divulfa . Efiodo  , che  altri  ftimano  anteriore  a Omero , e altri 
o contemporaneo  , o di  poco  pofieriore  , fu  awerfo  a tale 
credenza  (1).  Efchile  per  l’oppofito  con  alleveranza  foftenne 
il  partito  dell’  antica  tradizione  fulla  pretefa  lacerazione  della 
Sicilia  dall’  Italia  (2) . Videfi  in  progreflo  tuno  il  coro  de’ 
Poeti  intento  a far  eco  alle  voci  di  Efchile  j e quindi , fedot- 
ti  dall’  incantatrice  forza  di  coftoro , o perfuafi  dal  fatto , e 
Plinio  , e Strabone , e Seneca  , ed  Eufiazio  , ed  Jfidoro  , e mol- 
ti altri  fcrittori  di  conto  autorizzarono  i detti  de’  Poeti , e 
softennero  come  indubitata  la  vetufia  divifione  di  quel  conti- 
nente, e lo  fiaccamente  dell’  Ijdla  dalla  fmembrata  Peni/ola, 

Ggg  - ii+j. 

(1)  Diodor.  Sicul.  Bibliotb.  b'tfl.  1. 4. 

(2)  Straboo.  Geogr.  I.  XI. 


418  Istoria  del  Tiiuòto 

1149.  Ma  fe  furono  concordi  fui  fentimento  di  Efchi- 
le  , non  furono  però  uniformi  gli  autori  nel  prefiggere  la 
cagione  di  tanta  alterazione  j e molto  meno  feppero  porli 
d’ accordo  nel  defignare  il  luogo  fpeciale  , ove  operato  fi  folle 
il  troncamento . I più  credettero  che  con  formidabile  tre- 
moto violentemente  ciò  folle  avvenuto  : altri  ciò  attribuiro- 
no a un  fuccellì vo  , e corrodente  lavoro  del  mare  , che  , per 
ambo  i lati  deU’iftmo  umile,  e angullo , fpingendo  a di  col- 
po, o tratto  tratto  i fuoi  flutti,  giunfe  a fi]uarciar  finalmen- 
te le  vifcere  della  terra  . Quindi  i primi  credettero  che  la 
terribile  mina , e 1 taglio  occupato  avelie  tutto  quello  fpa- 
zio , che  v’ha  da  Reggio  a Mcjfina , e dal  Ccnidio  al  Pcìoro\ 
ed  j fecondi  , più  che  ad  altra  parte  , fembra  che  dirette 
avellerò  le  mire  all’  angufta  gola  de’  due  oppofii  promontorj . 

1150.  Per  molti  che  follerò  i partigiani  della  decantata 
feparazione , non  è però  che  aliai  fcrirtori  di  fommo,  merito 
non  avellerò  un’oppofla  fentenza  foflenuta . Diodoro  Siculo 
riguardò  quella  popolare  tradizione  come  merce  tratta  da’  bot- 
teghini della  favola  (1);  e l’ infigne  Cluverio  , lungi  dal  ren- 
derli a’  detti  del  Fazzella , trovò  degne  di  molta  , e maggiore 
attenzione  le  oppofte  ragioni  del  Valgnamera  (1) . 

1151.  Ma  tutta  la  quellione  fi  riduce  a due  capi , cioè , 
o a uno  fquarcio  avvenuto  in  terre  di  eguali  condizioni  per 
la  forza  d’  una  ruinofa  rivoluzione  tìfica  , o ad  una  veemen- 
tillima  rapina  fatta  dal  mare  alla  terra . Veggiamo  quindi  cola 
mai  vi  ha  di  probabile,  o di  reale  in  tutte  e due  quelle  di* 

verfe 

(1)  Diodor.  /.  e. 

(2)  Cluver.  Sic.  .Ani.  1. 1.  f.  1.  p.  6. 


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Di  M m in  a, 


41? 

verfe  ci  reo  danze  , confiderete  nel  loro  afpetto  colla  fola  guida 
delie  offervazioni , e fenza  l’ illufione  di  qualunque  fiftema , 0 
partito . 

1152.  Per  riguardo  al  primo  punto  è fuori  di  contefa , 
che  non  può  contemplarli , e partitamente  fi  Ilare  lo  fguardo 
fulla  faccia  di  tutta  la  diftefa  de’  terreni , che  giacciono  dal 
Cenidio  a Fiumara  di  muro  , e da  quella  fino  quali  a’  dintorni 
di  Reggio , fenza  riconofcervi  le  tracce  d’  una  rabbiofa  mano, 
intenta  a lacerare,  e per  cosi  dire , a sfibbrare  le  vifcere  di  una 
terra  arenofa , di  fragile  confillenza  , e di  tumultuaria  compo- 
fizione . Quando  di  tali  luoghi  ragionammo  , noi  pregammo  i 
Leggitori  di  quell’  opera  di  non  perdere  di  mira  le  cofe  ivi 
accennate  j or  quello  è il  momento  , che  noi  richiamiamo  quell’ 
attenzione  , che  allora  fulla  loro  benevolenza  ci  riferbammo  : 

1153.  Ad  uomo  , che  feriamente  contempli  la  giacitura 
de’  luoghi  accennati  , e palli  a mifurare  collo  sguardo  tutto 
ciò,  che  giace  di  lato  alle  colle  del  Valdemone , cioè  dal  Faro 
alla  Grotta , e da  quella  fino  a tutta  la  curva  diftefa  della 
falce  , che  a MeJ/ina  fi  appartiene  , fi  parano  davanti  a farli 
olTervare  due  oppofte  vedute . 

1154.  La  prima  offre  l’ imagine  di  una  pianura,  che 
fembra  una  continuazione  di  quella  fteftà , che  fi  forma  dalle 
radici  di  que’  colli  lacerati , i quali  giacciono  fui  lato  appar- 
tenente alla  Calabria . Quella  pianura  medefima , giunta  al 
margine  del  frappofto  mare  , perde  alquanto  della  fua  fimetri* 
ca  elevazione  ; e quindi  dalla  via  del  Faro  con  un  livello  più 
umile  , e più  baffo , s’ innoltra , e fi  confonde  in  un  piano  in- 
clinato , che  termina  alle  pendici  di  que’  molti  colli  , i quali 

G g g % 


cin- 


4-ìo  Istori*  dei  tremoto 

cingono  tutta  la  pane  interna  del  Peloro  da  torre  di  faro  fino 
a Mejfna . 

1155.  L’altra  veduta  fi  riduce  a una  ferie  di  colli , che 
iuccedendo  all’  accennata  pianura  , con  vario  giogo  fi  elevano 
tanto , che  quali  in  altura  pareggiano  le  oppofle  rupi  della  Ca- 
labria • cori  che  tutta  la  dirtela  del  piano  , e del  mare  della 
l’immagine  di  un  diftretto  di  diverfa  mifura  , a ridollò  del 
quale  dall’  uno  all’  altro  oppofto  lato  giacciono  come  termi- 
ne , o fortegno , molte  rupi , varj  colli , e qualche  monte  . 

1151!.  Portoci?),  non  pub  non  vederli  che  cote fti  fpazj, 
i quali  in  fe  chiudono  un  mare  di  profondo  e vorace  letto, 
aver  debbono  per  confini  delle  due  oppolìc  pianure , cioè  , del 
Ccnidio , e di  Reggio  per  l' un  lato , e di  tutto  il  giro  del  Pilo- 
ro per  l’altro,  non  una  difereta  folla  , proporzionale  alla  con- 
tinuazione di  erte , ma  una  voragine  di  fomma  cavità  , e di 
una  notabililfima  eftenfione . E'  a dolerfi  che  non  fi  fappia  con 
precifione  la  mifura  fpeciale  di  tutta  la  profondità  del  vario 
feno  di  tal  mare.  Fazzclla  artegnò  allo  ftretto  del  Faro  ottan- 
ta palmi}  ma  vi  è ragion  a credere  che  a ben  altra  mifura 
afccnda  il  fondo  del  Peloro.  Se  cosi  precipitofa  valle  polla 
meritare  attenzione  in  un-fito,  ove  il  tutto  mentifee  l’afpet- 
to  di  una  pianura,  fe ’l  veggano  coloro,  che  hanno  voglia  di 
formar  firtemi  : a noi  unicamente  piace  di  prefentare  le  fole 
oilervazioni  , che  poffono  diradare  le  tenebre  , e aprire  al 
filofofo  qualche  via , onde  poter  giudicare  non  per  ipoiefi , 
ma  per  ragione  . 

1157.  La  natura  delle  parti  integranti  di  quella  pianura, 
e di  quelle  rupi , che  fono  dalia  via  della  Calabria , è del  tutto 

uni- 


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Di  Messina. 


411 

uniforme  a quella,  che  fi  rinviene  nelle  malie,  ond’  è formato  il 
fuolo  delle  coffe  di  Sicilia  per  lo  lato  del  Peloro.  Nell’uno, 
e nell’  altro  luogo  vi  ha  pochiffima  quantità  di  terra  vegeta- 
bile , e quella  è inegualmente  fparfa.  Vi  ha  poi  più  quantità 
di  quella,  che  dicefi,  loto  lacujlredii  Cronjlcdt,  e humus  ace- 
rofa  paluflris  dal  W alleno  (1)  . Ciò  può  bene  offervarfi  ne’  luo- 
ghi più  baffi  , e acquofi , che  giacciono  tra  ’l  Cenidio  , e la 
Cotona  da  una  via;  e può  dall’altra  rinvenirli  ne’ dintorni  del 
Pantanello  , nel  diflretto  , che  appellano  li  Manghi  , e nel 
territorio  di  S.  Agata  , ove  ila  il  pantano  grande  . La  fola 
differenza , che  vi  ha , fi  riduce  alla  quantità  varia  di  tale 
loto  palajire  . In  que’  fiti  di  Calabria  , che  accennammo  , è 
fcarfa  j e per  V oppolito  nel  panranello  è molta  , e nelli  marghi 
ecceffiva . Ne’ primi  fiti  l’acqua  è poca,  di  rado  flagnante , e 
quali  fempre  fcorrevole  con  qualche  lentezza  ; ne’  fecondi  poi 
l’acqua  è molta  , e fommamenre  inchinante  allo  flagno.  Nel 
primo  luogo  l’aere  è fofpetto  , e le  piante  paluflri  non  fòrp 
folte,  e alte  ; ne’ fecondi  luoghi  l’aere  è peffimo,  anzi  morti- 
fero ; e vi  ha  copia  indicibile  di  canne, e di  altre  piante  Ict- 
cujìri . Finalmente  il  primo  fuolo  è a piano  inclinato , ed  il’ 
fecondo  è meno  erro,  più  piano,  e di  livello  più  ballo. 

1158.  Per  l’uno,  e per  l’altro  lato  vi  ha  copia  dell 
arena  eterogenea , difforme,  angolofa  del  Linneo  (;)  . Ma  quel- 
la, che  è frequentiffima  , e«quafi  comune  , è l’ arena  detta  fpa- 
tofa  dal  Bomar  (3),  e dal  Walierio  denominata  calcaria  (3.). 

Quc- 

( I ) Syfl.  minerai,  t.  I.p.  20. 

(2)  Syfl.  nat.t.  %.p.  ip8. ...  Anna  Saxofa  . . . VYallcr.  t.ì.p.  I oy. 

(3)  Mincralog.  t.  1.  p.  155. 

(4)  Syfl.  Minerai,  t.  1.  p.  107. 


j^z i Istoria  del  tremoto 

Quella , a primo  colpo  di  occhio , fembra  fintile  'all'  arena 
quarzo/ 1 ; ma  verfandovi  gli  acidi  per  difopra , ferve  moltif- 
fimo , e fpiega  l’ indole  .alcolica . Di  quella  vi  ha  copia  dalla 
Chie/i  de  Greci  fino  alla  grotta  ; e da  quefta  fino  a’  C a mirri , 
e lungo  tutta  la  fponda  deliro . Per  l’altro  avverfolato  della 
Calabria  ve  n’  ha  dal  Cenidio  alla  Calanna , e da  quella  alla 
Catana , e a Reggio  . Noi  ne  conferviamo  le  mollre  nel  no- 
flro  mufeo  accademico  in  tellimonianza  del  vero. 

1159.  V’ha  oltre  a ciò  de’  fiti  inacquati , ove  vedeli  fpar- 
fa  l’arena  pallida , c diafana  del  Linneo  (1),  e in  erta  fono 
frequenti  i rottami  delle  conchiglie  ; ma  quella  , che  è vili- 
biliflìma , e che  trovali  in  vago  modo  0 fparfa , 0 ammontic- 
chiata, è quell’  arena  calcarla , ni  lente , e bianca  del  Wallerio  , 
che  chiamali  calce  foluèile  dal  Linneo  (1) , e della  quale  facemmo 
menzione  nel  n.  1015  . Quefta  è frequente  in  que’  luoghi,  che 
fono  quafi  a dirimpetto  tra  i due  opporti  lati  nelle  vicinanze  del 
frapposto  mare , ed  ella  è la  nutrice  di  molte  viti , e di  mol- 
te fruttifere  piante . Non  lì  vuole  però  tacere  , che  ve  n’  ha 
molta  dal  lato  del  Cenide , e pochiflìma  da  quello  del  Faro  .■ 
A ciò  fi  arroge  che  ficcome  da’  dintorni  del  Cenide  in  fuori 
non  è più  facile  il  rincontrarla  j così  di  là  dal  Faro  in  poi 
non  fe  ne  rinviene  più  altra  . 

1160.  Palliamo  a confiderare  i materiali  delle  pendici, 
e delle  rupi.  Noi  abbiamo  tre  boUiflìmi  monumenti  dell’ egua- 
glianza delle  parti  integranti  di  quelli  opporti  lati  j e in  uno 
di  eih  ritroviamo  l’indice  il  più  efprimente,  e dimoftrativo  di 

quel- 
li) L.c.p.  197. 

(i)  L.  e.  p.  »o8.  8.  Wall.  /.  f.  p.  107. 


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Di  Messina. 


4*3 


quella  profonda , e tumultuaria  alterazione , con  cui  non  folo  fu 
mutata  la  faccia  di  que’  luoghi  , ma  anche  i falli , le  pietre  , e i 
varj  materiali,  che  vi  fi  conteneano,  furono  infranti,  in  rot- 
tami ridotti , e in  una  confufa  malfa  avvolti , e raggirati .. 
Quell’indice  fi  rapprefenta  da  una  congerie  di  pietre  , e di 
falli , che  potrebbero  ben  dirli  una  breccia  indeterminata  del 
Cronjledt  (i),  fe  lungi  dal  trovarli  agglutinati  in  una  bafe 
argillofa , che  è Tunica  aflignata  dal  Linneo  alla  breccia  inde- 
terminata (2)  , non  fi  trovairero  uniti , e chiufi  in  un  glutine 
d’indole  calcarea,  e con  gli  acidi  effervefcente . Quelli  fajfi. 
aggregati  (3)  fono  un  compollo  di  rottami  di  quarzo , di  fel- 
ce , di  fpato  , e di  pietre  di  divcrfa  natura  t ad  elfi  fi  unifce 
la  mica  argentea  j e la  loro  figura  è talvolta  a trapezzio , altra 
volta  Inchina  a quella  degli  ami  gd aliti  (4)  , e fpelfilfimo  alla 
ellittica , 0 alla  globolare  come  il  faffo  glandolofo  (5)  . 

1161.  Quelli  falli  aggregati  fi  rinvengono  per  lo  più  a 
llrati  orizzontali  di  poca  altezza  ; ma  ve  n’  ha  y che  fono  a 
malli  di  molta  denfità . Dal  lato  di  Sicilia  fe  ne  rinvengono' 
ne’ dintorni  di  MeJJìna,  delle  Grotte , e de’  Canziiri . Dalla  via 
della  Calabria  ve  n’ha  dalle  parti  fuperiori  al  Cenide , e fra. 
le  alture  , che  giacciono  dalla  Catana  a Reggio  .. 

1162.  Di  quefti  falli  polTono  comporfene  tre  differenze. 
La  prima  è quella  , che  finora  accennammo  •-  la  feconda  It 

può 


(0 

Sezione  275. 

(*) 

Syfl.  Noe.  t. 

3-  P • So-  37- 

(3) 

Waller.  Syfl, 

, Min.  1. 1.  p.  442. 

(4) 

Waller.  /.  c. 

p.  441. 

(s) 

Willcr.  /.  c. 

p.440.  17. 

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Istoria  del  tremoto 


4*4 

pub  Aliare  in  quelli  , che  coll’aere  acqui fiano  maggiore  den- 
litk , e contraggono  le  qualità  neceflarie  per  fare  le  veci 
del  fajfo  molare  del  Linneo  (1).  In  Mcj/ina  vedemmo  molte 
di  quelle  moli , e ve  ne  fono  due  bea  grandi , le  quali  or 
giacciono  diftefe  nella  ftrada  pubblica  , che  da  porta  impe- 
riale conduce  al  palazzo  reale . Lungo  la  via , che  mena  dalla 
Cotona  a Reggio , incontrammo  varie  picciole  moli , fatte  di 
quello  {letto  materiale  di  fallì  aggregati . Il  glutine  , che  gli 
unifce , guadagna  coll’acqua,  coll’aere  aperto,  e col  tempo 
una  folidità , e una  fona  di  codione , che  ne  rende  le  maire 
fommamente  folide  , e dure  . 

1163.  La  terza  differenza  di  quelli  fallì  aggregati  fi  co- 
ftituifce  da  quegli , i quali  pajono  o del  tutto  privi , o pref- 
fochè  fpogliati  di  un  glutine , che  li  permetta  di  formar 
malli  ttrettamente  uniti  ; quindi  è che  elfi  o trovansi  am- 
monticchiati come  corpi  eterogenei , che  hanno  una  aderen- 
za cotanto  lieve  , che  batta  ogni  leggiera  azione , per  porgli 
in  dilTolvimento , o fi  rinvengono  fciolri , e difperfi  lungo  il 
letto  de’  terreni , e la  fuperficie  del  fuolo . Di  fomiglianti 
materiali  ve  n’  ha  copia  per  tutto  quello  fpazio , che  corre  dalla 
Colonna  alla  Cotona  , e da  quetta  a’  dintorni  di  Reggio  ; e 
per  ciò , che  riguarda  il  lato  del  Peloro , nulla  è piu  facile , 
quanto  il  rinvenirne  nelle  vicinanze  delle  Grotte , de’  Carnie- 
ri , e ne’  monti , e colli  , che  fono  a ridotto  di  MeJJina  : ove 
è notabiliifimo  che  i materiali  quali  comuni  de’ letti  di  que’ 
molti  torrenti , che  fcorrono  lungo  le  ttrade  di  quella  città , 
c indi  sboccano  nel  porto  , fono  appunto  i J'aJJi  aggregati . 

Quivi 

(l)  SjrJI.  Nat.  A 3.  p.  7S-  17. 


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Di  Messina  ; 


4*S 

Quivi  però  veggonfl  mifti  all’  arena  eterogenea  , difforme , 
angolofa  . 

1164-.  A quelli  materiali  altra  volta  li  unifce  quell’  are- 
na ^ di  cui  i Meffìnefi  fi  fervono  per  unirla  alla  calce . Quella 
a prima  fronte  fembra  una  terra  inchinante  alcun  poco  al 
gialletto  * ma  elfa  è di  quella  (leda  natura,  che  il  W alicelo 
chiamò  arena  calcarla  (1)  . Non  dee  tacerli  che  ancorché 
quella  per  ragion  del  folo  colore,  lievemente  flavo , potelfe 
confonderli  coll’  arena  ineguale  Jlavefccnte  dal  medefimo  cita- 
ta (2),  pure  piu  propiamentc  ci  è parfo  di  defignarla  col 
nome  di  calcarla  , perchè  mifchiandola  con  gli  acidi  produce 
confiderabile  efTervefcenza . Lo  fteffo  fteflìlfimo  materiale  ri- 
trovali nel  lato  oppofto  di  Calabria. 

1165.  Oltre  a ciò  noi  conferviamo  nel  nollro  mufeo 
due  belle  moftre  di  granito  rubefeente  , e fcintillante  (3) . La 
fola  differenza ,-  che  vi  ha  , fi  è che  il  pezzo  tratto  dalle  rupi, 
che  fono  in  Calabria  tra  le  alture  di  fiumara  di  Mitro , è 
molto  compatto , granulare  , di  un  rolfo  slavato  , alquanto 
fparso  di  miche , e molto  Icintillante  ; e per  contrario  nel 
pezzo , che  a noi  portò  il  Sig.  Sebafiiani , e che  raccolfe 
nelle  rupi  del  Peloroy  vi  è fragilità,  vi  ha  copia  fomma  di 
miche  , evvi  un  colore  rolfo  cupo , e percolfo  coll’  acciaro' 
0 non  dà  tèmpre  , o dà  picciola  fcintilla  . 

1166.  Finalmente  vi  ha  un  altro  indice,  che  merita 
fomma  attenzione.  Il  Padre  Minafi  noftro  collega  avea  negli 


H hh 

anni 

(0 

Syfl.  Minerai  t.  i.  p.  107. 

w 

Ibi d.  p.  1C5.  (6). 

(31 

Waller.  /.  c.  p.  423. 

• " 

Istori*,  del  tremoto 


*16 

anni  fcorfi  avvertito  nelle  note , che  appofe  alle  vedute  del  Ut- 
tarale  di  Calabria , effe  re  del  tutto  calcaree  le  pietre  elidenti 
nella  coda  di  MeJJina  , e in  quella  dì  Calabria  dalla  punta  del  Ca- 
vallo fino  a.  Reggio.  Noi  non  vogliamo  coiiituirci  mallevadori 
di  una  propofizione , che  forfè,,  per  la  generale  edenzione,  me- 
ritar potrebbe  di  edere  ridretta  fra  limiti  più  prudenziali* 
polliamo  però  francamente  aderire  che  in  Mejfmaì  e ne’ liti 
dell’ oppa  do  lato  di  Calabria  la  calce  non  fi  prepara  quali  uni- 
verfalmente,  fe  non  fe  con  quel  genere  di  pietra,  che  dal  (Vel- 
ieri o fi  appella  calcareo  tejlaceo  (i). 

1167.  Noi  ne  abbiamo  nel  nodro  mufeo  due  belliflime 
modre;  nell’  una  lì  vede  una  certa  pada  d’ indole  cretacea  , limile 
al  marmo  a rrocco  arenofi  inquinante  del  Linneo  (2) . In  ella  li 
veggono  annidati,  e fepolti  molti  tedacei  parte  interi,  e 
parte  infranti . Queda  materia  è di  un  colore  cenericio  : fuol 
edere  tenera  , e friabile  , allorché  li  edrae  dalle  rupi , ove 
giace  j ma  indi  coll’ aere  s’indurifce. 

1168.  Nell’altro  pezzo  di  calcareo  tejlaceo  , che  con-, 
ferriamo,  evvl  una  quantità  prodigiofa  di  crudacei  affogati, 
e tumultuariamente  avvolti  in  un  glutine  calcareo  bianco , e 
con  gli  acidi  effervefcente . Alla  calce  , che  fi  ricava  da  que- 
lli materiali,  si  unifce  l’arena  calcarea  defcritta  nel  num.  1 159. 

1169.  Ma  fe  da’  materiali,  finora  accennati,  fi  defunte 
un  indice  di  fomma  eguaglianza  j non  vi  ha  minor  ragione  di 
dedurla  dalla  copia  di  que’  tejlacei  , e di  que’  petrificati  , che 

fi  rin- 

(1)  Caìcareut  crujììs  tejlaceis  integrit  irti  frali it  concretar  . Syft. 
Minerai,  t.  1.  p.  131.  7. 

(2)  Syfl.  notar,  r.  3.  p.  43.  14. 


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Di  Messina. 


4*7 


fi  rinvengono  egualmente  nell’  una  che  nell’  altra  colla  delle 
due  oppode  regioni.  Noi  conferviamo  nel  noflro  mufeo  i do- 
cumenti più  decifivi  di  quella  verità  non  meno  ne’  teff  acci , e 
Soffili  da  noi  raccolti , ma  anche  in  quelli,  che  fu  noflra  cura 
di  far  raccogliere  dal  Signor  Sebaffiiani , quando  una  veemen- 
te febbre  ne  tolfe  il  modo  di  continuare  la  cominciata  pere- 
grinazione per  l’una,  e per  l’altra  oppolla  fponda. 

1170.  In  diftinto  modo  veggonli  nel  noflro  mufeo  con- 
fervati varj  dendriti  di  picciola  mole , e di  figura  ellittica , 
o globulare , i quali  furono  raccolti  lungo  le  due  oppoflc 
fponde  : quelli  non  fono  di  molta  bellezza  j ma  fono  appunto 
a pregiarli , perchè  ve  n’  ha  così  dall’  uno  , come  dall’  altro 
lato  intorno  al  lido  del  mare , che  bagna  le  colle  di  Cala- 
bria , e del  Peloro . 

1171.  Noi  trovammo  due  di  quegli  elmintoliti  tcffiaceìt 
che  il  W alleno  chiamò  echi  ni  ti  ì e il  Wormio  aranci  marini  (1}. 
L’ uno  di  elfi  fi  è confervato  Interamente , ed  è bello  . Il  Si- 
gnor Sebaffiiani  ce  ne  recò  altri  tre. 

1 172.  Il  medefimo  Signor  Sebaffiiani  raccolfe  lungo  il  di- 
ftretto  del  Peloro , e di  Mcffina  non  ifcarfa  copia  di  varie 
madrepore . Quelle  corrifpondono  sfattamente  a quelle  lleire , 
«he  noi  raccogliemmo  non  folo  lungo  le  colle  di  Calabria 
dalla  punta  del  Pezzo  fino  a’  dintorni  di  Regaio  , ma  anche 
fulle  alture  del  Peloro  . La  fola  differenza  , che  vi  ha  , fi  è 
che  in  quelle  da  noi  raccolte  vi  ha  maggior  numero  di  affiroi- 
ti , e di  fongiti  (2)  . 

Hhh  a 

(1)  Waller.  Slfl.  min.  t.  2.  p.  $cy. 

{2)  Bertrand  ditlionn,  dei  Fojfiltt  p.  150.  e 151. 


1173. 


4^8  Istoria  del  tremoto 

1173.  Raccogliemmo  molta  copia  di  nuclei  di  ritrite  di 
varia  -grandezza  j e quafi  eguale  porzione  di  elii  ne  fa  dal 
Signor  Scbafiani  prefentata . Ci  li  parò  davanti  nelle  noftre 
clorazioni  per  l’uno,  e per  l’altro  lato  qualche  pezzo  lì  re- 
golare di  cherato  fui  ; e di  tali  rimafugli  di  coralloidi  ne  re- 
.eò  molti  il  Signor  Scbafiani , e altri  cene  furono  dati  in  do- 
no dal  Signor  Satira. 

1174.  Noi  trovammo  ne’ dintorni  del  CcniJey  e della 
Catone  due  coditi  convoluti  : tra  quefti  vi  è un  corno  di  ani- 
mone,  di  quelli,  che  furono  dal  W alleno  notati  nella  differen- 
za , fegnata  colla  lettera  (a):  in  elio  non  vi  ha  dorfo  J 'pinato , 
e la  lua  fuperlicie  è come  dipinta  da  fegni  bellamente  ra mo- 
di (1).  Il  Sig.  Sebajiiani  ne  portò  altri  quattro,  ma  in  fram- 
menti, e di  quelli,  che  hanno  la  J pira  fui  dorfo.  Eli!  tutti 
fono  dal  più  al  meno  di  un  color  quali  roflagno , e cimentati 
coll’  acido,  fanno  effervefeenza. 

1175.  Finalmente  eguale  fu  la  condizione  de  'balani,  de’ 
pori , e Ad  concititi , che  furono  raccolti  egualmente  per  la  di- 
ftefà  dell’  una  che  dell’  altra  regione  . 

1176-.  La  notata  legge  dell’analogia  de’ materiali  non  si 
rinviene  nelle  fole  cofe  del  regno  follile , ma  anche  nel  regno 
vegetabile . Quel  fatano  fodomeo , che  è così  frequente  per 
tutto  }o  fpazio  , che  vi  ha  dal  CeniJe  a Reggio  , nafee  an- 
che fpontaneamente  fulle  oppolìe  regioni  del  Feloro  , e di 
Me fna . Egli  è vero  che  quivi  non  fe  ne  incontra  quella 
copia , che  si  rinviene  nell’  avverfo  lato  jì  “ ma  celierà  la  for- 
prefa  , quando  fi  rifletta  alla  differenza  , che  può  cagionare 
, - nella 

(1)  Wafer,  t.  z.  p.  47?. 


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Di  Messina.' 


nella  produzione  delle  piante  fpontanee  un  terreno  poco  bat- 
tuto , e un  altro  arricchito  di  edificj , e frequentato  da  culla 
abitazione . Mal  grado  così  giufta  rifleffione  , non  è però 
che  ne’  luoghi  meno  abitati  quella  pianta  non  crefca  anche 
nello  Hello  difivetto  di  MeJ/ina  . Noi  ne  vedemmo  in  copia 
ne’ colli  , che  fovrallano  alla  ftrada  , che  mena  a’  Capuccini , 
jC  ne  incontrammo  ancora  lungo  il  viottolo,  che ‘dal  fno  della 
Chiefa  dello  Spirito  Santo  , ove  eravamo  alloggiati  , mena 
alla  cafa  degli  efpu/Jt , detta  il  Noviziato , ove  foggiornava  il 
noflro  collega  P.  Elifeo . Ne  vedemmo  ne’  dintorni  di  quella 
ditlefa  "di  picciole  colline , che  gentilmente  fi  elevano  nel 
luogo  detto  S.  Leo , e le  ne  rinviene  con  frequenza  ne’  terre- 
ni polli  al  di  là  della  Chiéfa  de’  Greci , e della  bella  villa 
Calvarufo , e ne’  (iti  fuccedivi . Il  taras  officinale  , la  falicor- 
nia , e 1’  aloe  fono  piante  comuni  tanto  al  lato  dei  P cloro , qua  ir- 
to alle  oppofte  fponde  di  Calabria  ultra. 

ii  77.  Quel  tri  fio  fato  che  opprefle  la  no  (Ir  a non  ferma 
falute  in  mezzo  a una  vita  pietra  di  difagio,  e di  pericoli, 
e in  una  ftagione  già  divenuta  abbatìanza  molefta  per  lo  ca- 
lore, non  permife  che  noi  aveffimo  potuto  inoltrarci  nell’ inter- 
no delle  colle  del  Valdemonc  , ed  efplorarne  come  era  riollro 
penderò  fil  filo  la  tìfica  geografia  J quindi  non  fiamo  al  cafo  di 
poterne  ragionare , e vederne  que’  rapporti , che  quella  aver 
potrebbe  con  quella  deil’oppofia  regione.  Solo  polliamo  dire, 
per  rifconiri  avuti  fu  ciò  dal  Signor  Sebajliani , che  la  forte 
della  vegetazione  è j quali  eguale -nelle  due  coniare  . > 

117^*  Tranne  ciò,  che  per -vaghi  rifeontri  dir  fi  porreb- 
be fuli’articolo  della  fpecifica  differenza  delle  parti  piu  intcr- 
■ 1 ne 


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43«  Istoria  dei  tremoto 

ne  del  di  tiretto  di  Me fina,  e delle  fuccefllve  terre’  non  è di 
tacerti  che  da’ liti,  i quali  guardano  più  interiormente  r occi- 
dente , egualmente  che  dagli  altri,  i quali  più  s’ innoltrano  verfo 
il  mezzogiorno , la  condizione  Tifica  delle  terre,  e de’  falli  va  di 
molto  degenerando  , e fcoftafi  da  quella  , che  fi  offerva  in  Cala- 
irla  ultra . Quivi  mancano  quelle  condizioni , che  fi  rinvengo- 
no in  quelli . L’ uno  de’  grandi  argomenti  li  trae  dall’  Etna , 
e da’  materiali  vulcanici , che  quindi  pervengono  : materiali , 
de’ quali  non  v’ha  orma  la  più  leggiera  in  Calabria  ultra . 
L’altro  nafce  dalla  frequenza  delle  acque  termali , e delle  mi- 
nerali fredde  , che  vi  fono  nel  terreno  Siculo  , e che  manca- 
no nelle  colle  del  lato  oppoflo . Dal  Ceni  dio  a’  dintorni  di 
Reggio  non  vi  ha  carbone  JoJJile  j ma  noi,  per  mezzo  del  no- 
firo  amiciflìmo  Signor  Conte  Per/ichelli , avemmo  in  dono  mol- 
ta porzione  di  quello , che  fi  raccoglie  tra’l  di  tiretto  di  Mef- 
fina  nel  luogo  dettto  le  Guar nelle  • e .altronde  dalle  cofe  fcrit- 
te  in  altra  età  dal  Bottoni  fui  tremoto  di  MeJJina , avvenuto 
nel  fine  dello  feorfo  fccolo,  rileviamo  che  quello  carbon  fojjtlc 
fu  allora  difeoverto  j e quel  dotto  uomo  credette  di  ritrovare 
in  eflò  la  cagione  di  quel  tremoto , che  recò  gravi  danni  alle 
parti  più  jllutiri  del  ValJemone . 

1179.  Non  ignoriamo  che  a taluni  è piaciuto  di  trova- 
re tutto  il  grado  della  più  lìretta  analogìa  tra  le  miniere  di 
fiume  di  N i/o , che  fono  alla  diftanza  di  quali  ia  miglia  da 
MeJJina , e quelle , che  fi  rinvengono  nelle  alture  delle  rupi , 
che  fovrafìano  a S.  Agata  di  Reggio  in  Calabria ; ma  oltre 
alle  ragioni  teflè  prodotte , noi  confeiTiamo  che  non  ci  Tentia- 
mo prefi  da  tanto  coraggio  , onde  poter  confondere  due  cole,. 

pofte 


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Di  Messina»  431 

porte  in  lontananza  di  quali  30  miglia , e ben  oppofte  tra 
loro  per  la  contraria  natura  delle  parti  integranti , onde  erte 
fono  comporte. 

1180.  Avremmo  defiderato  di  non  lafciare  alcun  voto  in 
quello  articolo , e di  difcendere  all’  dame  delle  acque  j ma 
quello  Hello  accidente , che  ci  fe  ridare  dal  profeguire  le  nortre 
odervazioni ,.  ci  tolfe  anche  il  modo  di  foddisfare  in  tutte  le 
fue  parti  al  noflro  defiderio  $ ficchè  amiamo  meglio  di  tacer- 
ne, che  di  farne  ragionamento  per  altrui  rifcontri.. 

n 81.  Dalle  cofe  finora  narrate  vi  ha  ragione  a lufin- 
garli  di  avere  abbafianza  efaminato  il  primo  articolo , che  fi 
appartiene  alla  conte  fa.  dello  fiaccamente ,,  e della  lacerazione 
della  Sicilia  dall’  Italia . Noi  non  oliamo  di  decidere  fu  di  un 
punto,  che  per  lunga  età.  ha  tenuto  in  dilazione  lo  fpirito  di 
uomini  di  fommo  ingegno . Abbiam  folo  creduto  noftro  dove- 
re il  formare,  per  dir  così,  il  procedo  di  tale  caufaj  e do- 
po aver  preparate  le  armi,  e i materiali,  i piti  finceri , onde 
poterli  ne’ due  opporti  partiti  procedere  alla  fentenza  piu  ana- 
loga al  fatto,  abbandoniamo-  a Giudici  più  arditi,  e più  in- 
telligenti il  diritto  di  decidere,  e di  pronunziare  fenfatamen- 
te  in  una  lite,  che  fe  ha  il  merito  di  vantare  illuffragio  d’una 
immemorabile  antichità , ha  finora  avuto  lo  fvantaggio  di  ef- 
fe re  Hata  più  foftenuta  dall’  ingegno  del  Poeta  , che  dalla  ra- 
gione del  Filofofo  . 

* * * * 


i 

1 

i 

t 


1 

1 


ii8i.  Partiamo  quindi  alPefame  del  fecondo  articolo, 
che  riguarda  il  fofpetto  , clic  ciò  pojfa  ejfere  auve/uto  per  una 

Vlo - 


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Istoria  dee  t remoto 


+r- 

w olenti JJimà  rapina  fatta  dal  mare  alla  terra  . Dubbio  non 
v’  ha  che  in  moltiflìmi  punti  di  tutto  quello  fpazio , che  fi 
para  davanti  a un  offervatore  da’  luoghi  antecedenti  al  Cenidlo 
fino  alla  Catena  , fi  feorge  affai  chiaro  avere  il  mare  atten- 
tato molto  fulla  terra  ; e per  lo  lato  oppofto  non  è da  por- 
fi  in  contefa , che  il  mare  non  abbia  fovente  rofa  la  fac- 
cia delle  fponde  ; anzi  vi  è chi  ha  creduto  doverli  ripete- 
re il  fapore  falso*  delle  acque  del  lago  del  Faro  da  forni  gli. in-  • 
ti  incurfioni  fatte  dal  mare.  Ma  quefti  argomenti  potranno- 
mai  per  avventura  effere  fuflicienti  a pruovare  che  una  tanta 
divifione  folle  avvenuta  per  empito  de’  flutti  marini  ? Sarebbe* 
di  troppo  femplice  fede  chi  fe’l  credeffe. 

1183.  Per  ovunque  li  giri  lofguardo,  non  può  non  ve-' 
dcrli  in  quefti  luoghi  che  fe  fono  fenfibili  le  rapine  fatte  dal 
mare  fulla  terra,  non  fono  però, lungo  gli  fletti  fpazj , minori 
gl’indizj,  e i documenti  degli  acquifti  tutt’ ora  durevoli,  che  la 
terra  ha  fatto  fili  mare  . Noi  ne  parlammo  allorché  tali  cofe  ci 
lì  pararono  davante  pria  di  giugnere  al  Ccnidc , nel  Cenide  Hello, 
e -nella  Cotona  ; ma  ciò  non  è tutto.  In  luogo  più  opportuno  ve- 
dremo che  tutta  la  faccia  delle  regioni  dell’  una  e dell’  altra  Ca- 
labria offre  un  teatro  fignificantittimo  di  guerra  perpetua  tra  ’l 
circondante  mare  , e ’l  terreno  della  pcnifola  ; e quindi  non 
polfono  non  vedervifi  i fegni  i più  decilivi  degl’  inceffanti  at- 
tentati fatti  dalle  onde  per  invadere  la , terra  , e delle 
alterne  rapine  fatte  da  quella  fu  quelle  , o per  racquiflare  il 
perduto,  o per  rifarli  in  uno  de’ lati  di  ciò  , che  l’era  flato 
rapito  nell’altro.  E fe  da  ciò,  che  ora  efifle  , vi  ha  ragio- 
ne di  trarre  argonlfcnti , onde  indovinare  quale  mai  potette 

in  al- 


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-D  i JM  b s s ina;  » 


433 


in  altra  età  lo  fiato  antecedente  delle  cofe , lungi  dal  poter 
eredere  che  il  mare  abbia  occupato  un  ijimo , che  congiungea 
k due  regioni , che  ora  formano  l’ ifola , e la  penifola , vi  fo- 
no potentiflimi  argomenti  di  dover  anzi  credere  1’  oppofio , e 
quindi  foftcnere  che  l’ una  e 1’  altra  era  un  continuo  letto  di 
mare,  e che  la  terra,  efpellendolo  dalla  fua  fuperficie , gli  ha 
rapito  quel  regno  , che  efiò  occupava . Ciò  fembra  tanto  pii 
vero , quanto  è innegabile  che  nella  gola  del  Faro  la  terra 
ha  circofcritto  , e chiufo  il  mare  in  così  ftretti  confini,  che 
il  dominio  di  quello  ivi  fi  efiende  in  larghezza  poco  più  di 
un  miglio  e mezzo . 

1184.  Quella  propofizione  non  è gii  figlia  di  mera  con- 
gettura, ma  è una  confeguenza  di  oflervazioni  tanto  più  evi- 
denti , quanto  è fàcile , a chiunque  volelfe  efitame  , di  rimaner- 
ne con  poco  llento  da  per  fe  Hello  convinto.  Noi  trovammo 
in  Rende  poco  lungi  da  Cofenza  malli  interi  di  pietre  arena- 
rie carche  a ribócco  di  tejlaceì , e di  crujlacei  marini  : da 
Rende  al  Mar  tirreno  vi  ha  la  difianza  di  15  miglia,  0 circa. 
Tutti  i dintorni  di  Montelione , e di  Briatico  fono  fparfi 
di  tefiacei  ; ed  è a riiletterfi  che  oltre  la  difianza  non  bre- 
ve dal  mare  , il  livello  di  Montelione  è per  enorme  altezza 
fuperiore  alla  fuperficie  delle  acque  marine . Si  proceda  oltre, 
t vedrai!!  che  Mileto  , Soriano  , Avena , Orfigliadi , PoliJìenat 
Anoja  , Terranova , Oppido  , Cajlellace  , Cufoleto  , e S.  Crijli- 
na  fono  luoghi,  ove,  come  altrove  vedemmo,  fi  pie  Tentano  a 
nudo  agli  occhi  di  tutti  i più  decifivi  monumenti  dell’  antico 
dominio  e del  lungo  regno  , che  vi  ha  goduto  il  mare . Noi 
con  induftria  abbiamo  tenuto  conto  più  di  tali  luoghi , che  di 

I i i altri, 


43+  Istoria  del.  tremoto 

altri , come  quelli , che  fono  i più  lontani  dal  mare  • ma  fe  vorre- 
mo dar  occhio  a’ liti  più  proflimi  a quello , in  ciò , che  abbia- 
mo riferito  della  copia  de  teftacei , ritrovati  nelle  coftiere  po- 
lle a dirimpetto  del  Peloro , e in  quelle,  che  fono  oppolle  al- 
la Calabria  , non.  potremo  non  vedere  nell’  abbondanza  di  efli  il 
dominio  antichiflìmo  del  mare  fu  que’ luoghi,  che  oggi  fono 
fottopolli  all’  aratro , e formano  la  ricchezza  dell’  agricoltura . 

1185.  Ne  fi  creda  che  minori  ragioni  pollano  trarfi  da’ 
monti , e da’  colli  di  Me  (fina  a prò  del  mare  $ quivi  con.  no- 
llro  piacere  noi  fieffi  ofiervammo  frequentiilìma  copia  di  pie- 
tre , le  quali  chiudono  nel  loro,  feno , e prefentano  nella  loro 
fuperficie  una  copia  indicibile  di  ajlroiti , di  corichiti , di  /ce- 
pole , di  millcpore , di  corallài , e di  numerali , e varj  vermi 
marini.  Nè  tali  pietre  fono  e firatte  da’ lìti  profiìmi  al  mare  , 
ma  da  monti , che  giacciono  ben  addentro  della  terra  , e da’ 
luoghi  più  interni  del  Valdemone  - 

11 36.  A noi  non  balla  il  coraggio  di  penetrare  fino  alla 
immemorabile,  e remotiifima  epoca  di  quello  regno  maritti- 
mo • e non  abbiamo  tanta  eflenfione  d’ingegno,  quanta  fe  ne 
richiede  per  fupporre  un  eflemporaneo  traboccamento  di  ma- 
re , che , foverchiando  le  fponde  , e fuperando  tutta  1’  enorme 
altezza  de’  circolanti , e lontani  monti , avelie  temporaneamen- 
te invafe  le  terre , e indi  fi  folTe  nel  propio  letto  rellituito , 
e riftretto . Ma  nell’atto  che  altrui  abbandoniamo  quelli  va- 
tidici  affiati , non  fappiamo  non  preftar  fede  agli  occhi  no- 
ftri , e non  vedere  che  lungi  dal  poter  credere  il  mare  in- 
vafore  della  terra,  deggiamo  anzi  confellare  che  quella  or 
fiede  , ove  quello  un  di  giacque , 

1187. 


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Di  Messina.' 


435 

1187.  Finalmente  è degno  di  offervarfi  che  tali  innova- 
zioni, per  immemorabili  che  fieno,  non  vi  ha  una  ragione 
del  tutto  chiara , e fu  (Ti  dente  per  ripeterle  interamente  dalla 
fola  epoca  della  fatale , e meritata  ftrage  della  razza  umana . 
Noi  vedremo  in  altro  luogo  che  il  continente  di  Calabria 
offre  da  per  tutto  i più  veementi  fofpetti  d’  edere  (lato  fpef- 
fo  rivolto  , e d’ edere  tutta  la  fua  faccia  una  manifattura  fo- 
vente  cangiata , e ritocca  dalla  mano  della  natura . 

* * * * 

Danni  prodotti  dal  tremoto  nel  Valdemone; 

— I 

1188.  Univerfalmente  tutto  il  Valdemone  fu  fcofio  dal 
tremoto  ; ma  le  rovine  ebbero  termini  limitati . La  fola  Ro- 
metta  fu  1!  infelice , a cui  toccò  una  forte  poco  diverfa  da 
quella,  che  funeftò  la  vicina  MrJJina , e ne  rimafe  quafi  di- 
ffama. Il  paefe,  che  fuccede  nel  grado  de 'danni,  fu  Cajì  ro- 
tea le  , ove  vi  fu  qualche  ruina . In  altri  vi  furono  o piccio- 
liflìmi  guadi,  o non  gravi  lefioni  nelle  fabbriche  : efli  furono 
i feguenti,  che  porremo  con  ordine  alfabetico. 

Barcellonetta . 

Calvarufo . 

Condro . 

Lingua  grò ffa .' 

S.  Lucia . 

«f.  Martino  .‘ 

Ili  2 


Melai- 


436  Istoria  dei.  iuuoto 

J Melazzo . 

Patti  . 

S.  Piero  di  Monforte  , 

- Pozzo  di  f otto  , 

Randazzo  . 

Rocca  . 

Valdina . . 

Vendico  . 

1189.  Tutti  i rimanenti  pacfi  rimafero  Immuni . Quefti 
rifcontri  furono  a noi  dati  dal  Vicario  generale  di  Mejfina 
il  Signor-  Marcitele  di  Regalmici . 

1190.  Pria  di  chiudere  quell’articolo,  non  farà  inop- 
portuno il  dire  , che  fendo  noi  in  Mejfina  fi  fparfe  una  vo- 
ce, la  quale  fu  con  predilezione  accettata  da  molti,  cioè  cha  in 
una  delle  ifole  Eolie  erali  riaccefo  un  e Pùnto  vulcano  j e fe 
ne  additavano  i luoghi  difìinti , fe  ne  adducevano  I teftimonj 
oculari,  e fe  ne  defignavano  il  giorno,  e le  ore  dell’ apertura. 
Miferi  quod  fi bi  volunt  facile  credunf . Quello  pretefo  vulcano 
non  e fi  fica , che  nell’ accefa  fantafia  di  coloro,  che  o di  pro- 
pofito,  o per  femplicità  amano  di  delirare  co’  femidotti  j e li 
eftinfe  a mifura , che  i protettori  della  calda  invenzione  fu- 
rono polii  ad  efame  . Noi  non  lafciammo  in  quella  opportu- 
nità di  tentare  di  fciorre  un  altro  nodo  . Chiedemmo  con 
ogni  accuratezza  veridici  rifc  ntri  dello  feto  de’  due  vulcani 
di  Mongibello , e di  Strongyle , che  or  dicefi  Stromboli , ne’ 
tempi  precedenti  al  tremoto  . Molti  fofleneano  a fangue  freddo 
che  da  parecchi  meli  i due  vulcani  erano  in  tale  filenzio , che 

. pare- 


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Di  Messina. 


437 

parevano  efìinti  • ma  da’  rapporti  proccurati  per  mezzo  di  uomini 
• fededegni  fi  rilevò  che  quelli  vulcani  fi  rimafero  nello  fleffo  flato 
dell’anno  fcorfo:  e che  i medelìmi , benché  non  avelfero  eccelfi- 
ve  fiamme  eruttate,  non  defifìettero  però  mai  da  quel  confueto 
tenore  di  agire  , che  aveano  da  lungo  tempo  ferbato . A ciò 
fi  aggiunga  , che  in  que’  dì  medefimi , ne’  quali  noi  Aggior- 
nammo in  Mejftna , fummo  Avente  fcollì  con  indifcreta  vio- 
lenza dal  tremoto  ; e pure  in  que’  giorni  i due  vulcani , fo- 
prattutto  Strongyle , aveano  dati  fegni  di  ballante  vivacità . ; 


* * A-  * * 

f 

1191.  Una  febbre  dal  genere  delle  infiammativi  ridulle 
a trillo  partito  la  vita  del  Secretario  Sarconi  . Quello  inop- 
portuno difaftro  ruppe  tutto  1’  ordine  de’  premeditati  difegni . 
Egli  fu  forprefo  dal  male  acuto  nel  fervore  delle  0 nervazio- 
ni , e quali  alloT  quando-  era  fulle  molle  di  abbandonar  M af- 
fina , rivedere  il  Peloro , e indi  ritornare  in  Calabria , per  vi- 
fitare  i luoghi  principali , che  giacciono  a dirimpetto  dei  fo- 
nia . La  di  lui  macchina  fu  cosi  gravemente  percofla , che 
ancorché  egli  fcàmpato  ne  avelie  la  vita  , rimale  però  debo- 
le a fegno , che  a malincuore  dovette  defillere  dal  conceputq 
progetto , e commetterli  al  mare  per  relìituirfi  in  Napoli , 
ove  giunfe  verfo  gli  eftremi  giorni  di  Giugno . 

11 92.  La  neceflìtà  di  non  lafciare  un  voto  nella  lìoria 
del  grave  infortunio  della  Calabria  ultra  infpirò  il  difegno  di 

proc- 


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Istoria  bel  tremoto 

proccurare  le  notizie  le  più  fincere  de’ danni,  e de’ fenome- 
ni, avvenuti  ne’ luoghi,  che  diconfi  dietro  marina  , e che 
fono  appartenenti  alle  vie  prefio  il  Jonio , onde  poterne  tefie- 
re  un  ben  ordinato  racconto , e ornarlo  di  prudenti  ritlelTioni. 
Anzi  tratto  fi  avea  perciò  avuto  l’accorgimento  di  prender  noti- 
zie accurate  de’fatti  più  fpeciali  di  varj  luoghi , profittando  dell’ 
amicizie  di  molte  perfone  di  conto . Quella  ricerca  fi  accreb- 
be di  più  in  più  ; e mettendo  infieme  le  cofe  raccolte  , fi  è 
giunto  al  cafo  di  farne  una  fcelta , ma  cosi  rigorofa , che  non 
fi  teme  di  prefentarla  agli  occhi  del  pubblico,  e nel  prefen- 
tarla , di  dire  con  afieveranza .... 

Crede  non  illam  tibi  de  JceleJia 
Plebe  deleélam  . 

Q.  Horaf.  Carm.  I.  a.  «b  4-  p.  *6$. 

1193»  Quelli  rifcontri  fi  fono  ricevuti  per  le  mani  di 
molti . Ma  fra  i tanti  valent’  uomini , che  a ciò  hanno  impie- 
gata lor  opera  , la  gratitudine  efige,  che  fi  faccia  fpeciale 
menzione  di  quel  che  la  Reale  Accademia  dee  allo  zelo  , e 
alla  laudevole  attenzione  del  dotto  P.  D.  N.  Tromby  Certofino, 
Accademico  Onorario , che  dimorava  in  Calabria  ultra  nel 
tempo  delle  più  lagrimevoli  difgrazie.  Egli  ebbe  cura  di  ri- 
cercare le  più  efatte  notizie , appartenenti  alle  vie  , che  ri- 
guardano il  Jonio , e indirizzarle  per  mezzo  del  degniifimo 
Cavaliere  Signor  D.  Vcfpafiano  Macedonio  , foggetto  di  aurei 
collumi,  e Vice-Prefidente  della  medefima  R.  A.  Non  è a ta- 
cerli che  D.  Francefco  Antonio  AlejJandna , Socio  nazionale 

della 


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Di  Messina; 


439 

«Iella  R.  A,  commorantc  in  Calabria  ultra  , ha  altresì  contri- 
buiti molti  lumi . Dee  eziandìo  farfi  degna  commemorazione 
dell’efficace  interefle,  con  cui  il  dotto  P.  D.  N.  Rojini  Olive- 
tano , noflro  Accademico  Onorario , fi  è adoprato  per  raccor- 
re  dalle  parti  più  Angolari  della  Calabria  le  defiderate  notizie. 


* * * * 


Collegijfe  juvat. 

Q.  Horat.  Carmi».  I.  r.  olle  I.  p.  3.. 

De'  Villaggi  di  Reggio.. 

1 154.  Reggio  fu  troppo  nobile , e celebrata  per  lunghi 
fecoli . Còllo  feorrere  degli  anni  andò  di  mano  in  mano  de- 
chinando fino  a che  giunfe  a quello  flato,,  che  altrove  fi  è de- 
fcritto . 11  Re  Filippo  II  y,  trovando-  malagevole  1*  ammini- 
flrazione  della  giuflizia  , in  tutta  l’eflenfìone  delle  due  Cala- 
brie , per  mezzo  dell’  unico  tribunale  di  Cojenza  r provvida- 
mente ordinò  che  fi  ergelfe  un  fecondo  tribunale  in  Calabria 
ultra.  La  feelta  cadde  fu  Reggio  , e nel  1585  quella  città 
videfi  ampiamente  frequentata  , e ricca  in  confeguenza  di 
quelle  merci , che  mancan  di  raro , ove  iL  tribunal  di  giufli- 
zia fiila  la  fua  dimora..  Ma  fu  breve  la  durata  di  tal  vantag- 
gio, perchè  nel  1594,  fotto  il  Viceregnato  del  Conte  di  Mi- 
randa y l’Udienza  fu  da  Reggio  in  Catanzaro  trasferita. 


1195. 


4+o  Istoria  dei.  tremoto 

1195.  'Fino  allo  fcorfo  fecolo  fu  ricca  di  popolati  cala- 
li ; ma  ora  non  conferva  che  tredici  villaggi  de’  dicialfette  , 
che  ne  poffedea  nc’ tempi  di  Fiore,  il  quale  pofe  in  luce  la 
fua  opera  della  Calabria  illujìrata  nel  MDCXCI.  De’  rozzi 
cafamenti  di  quelli  villaggi , alcuni  fono  interamente  diftnitti, 
e altri  rimafero  rovinevoli  o magagnati.  Nella  prima  clalfe 
della  totale  rovina  delle  fabbriche  fi  afcrivono  Arasi,  N afeli, 
Fatti  gitana  , Perl.ipo  , Stavorino,  Schindiltfa  , e Urti:  i pri- 
mi tre  erano  luoghi  di  fullìciente  popolazione  : gli  altri  tre 
feguenti  erano  mefchinifAmi  luoghetti  di  poche  famiglie  j 
l’ultimo,  cioè  Urti,  era  il  più  di  tutti  popolato. 

1196.  Nella  feconda  clalfe  de’ luoghi , ne’ quali  i cafa- 
menti  fono  o rovinevoli , o lefi , fi  annoverano  Cannavo  , Ce- 
rajo  , PoJargone  , Terreti , T rizzi no  , Vefomide  . 

1197.  La  condizione  delle  terre  di  tutti  i nominati  vil- 
laggi fi  approffima  a quella,  che  trovafi  da  Reggio  a Fiuma- 
ra di  Muro  : vi  c folo  qualche  maggiore  frequenza  di  rupi  ; 
e tutto  il  terreno  è fabbiofo  , e di  fragile  confidenza.  Il  Aio- 
lo fi  apri  in  molte  parti,  e il  dolTo  delle  rupi  in  alcuni  luo- 
ghi fi  divife , e in  altri  piombò  ; tale  fu  il  cafo  avvenu- 
to nel  teni  mento  di  Per  lupo . A ridofTo  d’  un  territorio  de’ 
Romei  giaceva  una  rupe  tutta  fparfa  di.  fruttiferi  ulivi.  La 
rupe  fi  divife  con  profonde  , e larghe  fenditure  j e le  par- 
ti lacerate , fcparandofi  dalle  poche  rimanenti , che  giacciono 
ancora  coll’  aperto  feno  nell’  antico  lor  fito  , fi  gettarono  di 
sbalzo  fui  fottopodo  terreno,  e diftru fiero  le  piante,  che  fo- 
Acneano , e ’l  podere  de’  Romei  in  modo  che  fe  n’  è tutto 
cangiato  il  primiero  afpetto. 

1 19S. 


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r 


Di  Messina. 


4-l  i 

1198.  Quefti  difaftri  avvennero  nel  primo  tremoto  del 
dì  5 di  F ebbra] 0 . Nel  dì  7 dello  lìello  mefe  , e nel  dì 
28  di  Marzo  fuor  della  ruina  di  qualche  cafuccia,  già  difpo- 
iìa  a cadere  dalle  percofle  del  prime  tremoto  , non  avvenne 
altro  di  confiderabile . 

1199.  E®  tutti  fono  luoghi,  ove  da  i più  s’ ignora  l’ab- 
bondanza , e la  ricchezza.  L’indulìria  più  univerfalmente  pre- 
diletta è quella  del  nutricare  i bachi  da  feta . 

S.  Agata  di  Reggio  . 

1200.  Il  dì  5 di  Febbraio  portò  i principj  della  depi- 
lazione in  quello  luogo , e il  dì  7 la  riduce  a compiuto  gra- 
do . Tre  de’  fuoi  calali , cioè  Armo , Cardcto  , e Miforifa  ( co- 
ai  Barri 0 , Marajioti  , € Fiore , e non  Mofoiroma  ) furono 
dilìrutti . Bovetto , e Vinco  rimafero  fol  tanro  lefi. 

1201.  Quefio  didretto  è cinto  da  tre  fiumi,  cioè  dal 
Calopinacc , dal  J1.  Agata , -e  dall’  Armo  j e vi  fono  oltre  a ciò 
più  torrenti , che  ne  rendono  molto  inacquati  i terreni . Vi 
ha  delle  rupi  fabbiofe  , che  il  circondano  j e vi  fono  alcune 
brevi  pianure . 

1201.  S.  Agata  fu  reputata  in  altra  età  confiderabile 
fortezza  per  la  fua  naturale  vantaggiofa  Umazione . Ella  è 
lungi  da  Reggio  per  cinque  miglia , o circa  . Alfonfo  Duca  di 
Calabria  vi  trovò  sì  forte , e lunga  refiflenza  , che  quella  fu 
l' ultima  fra  tutte  le  città  Calabre  ad  arrenderli  . Il  corfaro 
Dragut  tentò  vanamente  di  forprenderla  nel  fccolo  decimofe- 
flo,  e fu  agretto  a partirfene  pieno  di  vergogna,  e di  difpet- 
to  (1)  . 

Kkk 

(1)  Thom.  Acet.  annoi,  in  Barr.  I.  3.  £.5.  p.  itó. 


1 203. 


4+* 


Istoria  dei.  tremoto 


1103.  Mal  grado  il  vantaggio  del  (ito  , quivi  il  fuolo  in 
que’  fatali  momenti  del  dì  cinque  , e del  dì  fette  di  Febbrajo 
fu  co*ì  profondamente  concuffo , che  le  parti  ne  ri  mafero  del 
tutto  divulfe , e difordinate  il  fragile  materiale  , onde  fono 
compolie  le  rupi,  li  difciolfe , e rovefciò  ; e tutto  il  terre- 
no, che  fervi  di  bafe  a’  diftrutti  cafamenti , rimale  in  tal 
guifa  rivolto , e confufamente  avvallato , che  apertamente  or 
motìra  di  non  eirere  più  in  illato  di  foftencre  il  pefo  di  al- 
cuno edificio  , fcnza  rifchio  di  vacillare  , e cadere  in  ditTol- 
vimento  . Il  natio  legame  di  que’  materiali  fi  è di  più  in  più 
impoverito;  e il  tremoto  del  dì  28  di  Mar:o  diè  Tuli  ima  ma- 
no al  rovefeio , e allo  feofeio  di  molte  rupi . 

1 204.  Quello  paefe  ha  predò  a poco  le  fleiTe  doti  na- 
turali del  contiguo  territorio  di  Reggio  . Se  può  prellarli  atiò- 
luta  fede  a Tornir,  a Jo  Aceti , quella  dovrebbe  crederli  la  patria 
di  Gio:  Aìfcnfi  Barelli , che  altri  han  creduto  Mcjfncf: , e 
altri  Napoletano  , uomo , che  giovò  fommamente  col  fuo  fa- 
pere  all’  Italia  , e nocque  a fe  fielfo  col  fuo  fervido , e in- 
quieto ingegno  .. 

Da  Motta  S.  Giovanni  a Bova .. 

tioj.  Tutto  quello  tratto  di  paefe  fu  agitato  dal  tre- 
moto j ma  non  percolTo  a fegno  che  vi  follerò  avvenuti  que- 
gli feonquauì  , che  avvennero  altrove  . Da  Motta  a Bava  vi  ha 
la  dif.anza  di  federile  più  miglia.  Vi  fono  in  tale  fpazio  tre 
gioghi  ben  alti  degli  Appennini , cioè  il  Pittavo  , il  Sagittario  , 
e ’1  Sacro . Oltre  a varj  torrenti  vi  s’ incontrano  fei  fiumi , 


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Di  Messina. 


+41 

il  Vallenera , il  Montebello  , quello , che  fcorre  tra’l  S.  Loren- 
zo , e Bagaladi  appiè  del  Monte/acro  , 1’  Alece  , 1’  Amandolea  , 
e ’l  Bava  . Vi  fi  rinvengono  in  oltre  due  promontori  , cioè  il 
già  rinomato  Leucopetra  , or  detto  Capo  delle  armi , e l'  altro 
appellalo  Punta  della  /netta  . 

iao6.  Tutta  l’altura  di  quello  diftretto  è afpra , d’in- 
grato afpetto,  e di  pericolofo  accedo.  La  parte  balla  è d’equi- 
voca falubrità  , e d’ Ineguale  bellezza  . L’ infieme  di  cotefii 
terreni  non  offre  allo  flento , e all’  induftria  degli  uomini  nè 
comoda  Umazione  , nè  ùbertofa  ricolta . 

1207.  La  lloria  non  cihaferbate,  che  vaghe  memorie 
di  quelli  luoghi . Del  diftretto  di  Motta  S.  Giovanni  non  v’  ha 
altro  monumento , che  fi  rammemori , fe  non  fe  di  elTervi 
fiata  un  tempo  la  villa  Valerio , divenuta  celebre  per  l’ofpi- 
talità  predatavi  al  padre  della  Romana  eloquenza  . L’  Alece  era 
il  fiume  conterminale  tra’l  territorio  Reggino  , e quello  ap- 
partenente alla  famofa  repubblica  di  Locri , di  cui  non  ne 
avanzano , che  incerte  , e mefchine  notizie  . Nel  tenimento 
di  S.  Lorenzo , e di  Bagaladi  fi  sa  che  racchiudefi  qualche 
miniera  di  argento , e di  piombo  , d’  onde  non  fi  ritratte  in 
altra  età,  dalla  noftra  non  troppo  rimota,  che  uno  fcarso 
provento;  e non  ancora  è decito , fe  ciò  addivenuto  folle  o 
dalla  povertà  del  materiale  , o da  altri  motivi . 

1208.  In  tutta  la  di  Uefa  di  cotefli  terreni  vi  fono  del- 
le picciole  abitazioni.  Di  quelle  , altre  più,  altre  meno  ri- 
mafero o infrante,  o rovinevoli,  0 lefe  ; ma  in  niuna  di  effe 
vi  fu  fenomeno  degno  di  attenzione  , 0 quello  almeno  non 
venne  da  occhio  indagatore  offervato  , e riferito . I luoghi 

. K k k 2 per- 


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4.44  Istoria  del  tremoto 


percoli!  furono  i fegucnti , 

che  fi  notano 

ferbando  l’  ordine 

della  loro  fuccefliva  progreflìone . 

r ' : 

Motta  S.  Giovanni, 

Melito 

Amendolca.  ì 

Peli  aro . 

S.  Lorenzo  ; 

Ragudi . 

S.  Luca , 

Bagaladi . 

Africo . 

Fojfato  . 

Gallici  anò . 

Bova . 

Pentedattilo 

Roccaforte  , 

Montebcllo. 

Condofuri. 

iì 04.  Conviene  avvertire  che  tali  danni  avvennero  ne’ 
tremoti  del  dì  5 , e del  dì  7 di  Febbrajo  . Il  tremoto  del  dì 
di  Marzo  0 nulla  , o poco  vi  aggiunte. 

Dal  Fiume  Rota  al  Capo  di  Bruzzano  . a 

ino.  Si  è giunto  al  diflretto , che  fi  appartenne  alla 
Repubblica  di  Locri . Qui  vi  ha  il  monte  Zefirio , e una  rupe 
denominata  Catone , che  in  modo  lignificante  fi  eftolle  fu  le 
altre.  Vi  fcorrono  varj  torrenti,  e vi  fono  tre  piccioli  fiumi. 
La  maflìma  parte  de’  luoghi  è alpeftre  , e d’ incomoda  fi  tu  azione. 

iì ir.  Nella  difìefa  di  quelle  fponde  vi  è non  meno  it 
Capo  di  fpartivento  , detto  altre  volte  promontorio  zefirio , che 
il  Capo  di  Bruzzano  . In  altra  età  , fecondo  Strabono,  quella 
fpiaggia  offeriva  due  contigui  porti , l’ uno  a coloro , che  ve- 
nivano da  occidente , e l’altro  a que’ , che  vi  giugneano  da 
oriente  ; ma  oggi  non  vi  ha , che  un  mefchino  ricovero  pe’ 
naviganti , e quello  dicefi  Porto  di  palizzi . 

mi. 


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Di  Messina. 


++S 

mi.  In  quefto  dilìretto  con  diverfa  fituazione  trovanrt 
porte  nove  abitazioni  di  varia,  ma  non  molta  grandezza.  Da 
Fcrruzzano  in  fuori , che  fu  dirtrutta , tutte  le  altre  furono  non 
egualmente  percofle  dal  tremoto  ; ficchè  altre  di  erte  rimafero 
rovinevoli , e altre  folamente  lefe  . Eccone  i nomi . Cafalnuo- 
vo  di  Africo  , Staiti , Pietrapennata , Brancaleone , Pali  zzi , S. 
Maria  del  Tridente , Motticella  j Bruzzano  . 

Dal  Jiume  la  Verde  a Gcrace. 

1213.  Tutte  le  parti,  che  ftendonfi  dal  monte  Pittalo 
■fino  alle  vicinanze  del  fiume  Merico , il  quale  fcorre  dal  lato 
meridionale  di  Gerace , pofTono  confiderarfi  come  eftuberanze, 
e allungamenti  de’ gioghi,  e della  faccia  orientale  di  Afpromon- 
re , tranne  la  prima  picciola  porzione , che  è diretta  al  mez- 
zogiorno . Querti  luoghi  fono  fparfi  di  piccioli  borghi  j e da 
pochi  in  fuori , tutti  gli  altri  fono  difagiaramente  fituati . E& 
Hanno  a dirimpetto  del /Wo , e le  loro  doti  naturali  non  hanno 
per  tutto  una  eguale  bontà  j potrebbero  però  eflfere  di  qual- 
che conto  fe  la  popolazione  forte  meno  drfperla,  e più  numc- 
rofa  j quindi  la  fcarfezza  delle  braccia  operatrici  permette  ap. 
pena  il  comodo , e ne  allontana  la  ricchezza  : c ficcome  il 
poco  numero  di  quelle  ne  rende  debole , e non  ricca  la  po- 
polazione ' così  la  poca  agiatezza  non  permetterà  mai  che 
porta  divenir  molta  , e aumentarli . 

121+.  In  qnerto  fpazio  fcorrono,  oltre  a varj  torrenti, 
otto  fiumi  di  diverfa , e mediocre  grandezza  , e fpeflb  gemi- 
nati , i quali  tutti  traggono  le  origini  dal  feno  delle  rudi  pen- 
dici 


Istoria  del  tremoto 


4+6 

dici  di  A/promonte  . Tranne  Gerace , non  vi  fono  abitazioni 
di  fpeciale  attenzione  per  cib , che  fi  appartiene  a grandez- 
za, e a fpeciofità  di  edifìcj . 

* * * * 

1415.  Nel  difiretto  , di  cui  fi  ragiona,  vi  ha  de’ piccio- 
li luoghi , de’  quali  è piaciuto  agli  fcrittori  della  ftoria  Ca- 
la fra  di  far  parola  con  molta  pompa  . In  un  luoghetto , che 
fi  è da  efiì  chiamato  Crepacore  , e che  indi  pafsò  ad  appel- 
larli Precacori , hanno  creduto  di  rinvenire  Samo , e in  con- 
fcguenza  l’ hanno  innalzato  all’  onore  di  elfere  fiata  la  Patria 
di  Pittagora . A dir  vero  gli  uomini  , che  nafcono  per  ono- 
rare 1’  umanità  , polfono  venire  alla  luce  in  ogni  dove  ; ma 
non  è quello  il  primo  efempio  dell’  impetuofo  desìo,  con  cut 
cote  (li  fiorici  han  cercato  di  rapprefentare  la  Calabria  , come 
la  culla  o 1’  albergo  di  molti  illufìri  Toggetti , e come  la  (la- 
bile fede  di  tutte  le  più  fpeciofe  bellezze  della  natura . 

il  16.  In  quefio  Hello  difiretto  hanno  pretefo  che  folle 
fiata  prima  eretta  Locri , di  colla  al  monte  Zejirio  : quella 
Locri  fulla  cui  fuppofia  vergognofa  origine  la  garrulità  gre- 
ca ha  tanto  bamboleggiato.  E cib,  che  fa  commiferazione  a 
rifletterli , fi  è che  lo  fieflò  Polibio  fi  deire  tanta  pena  per 
autorizzare  una  favola  mal  ordita,  e follenuta  dalla  voglia  di 
fmaltir  cofe  ftraordinarie  , e forprendenti . 

1117.  Evvi  in  tale  diftefa  di  luoghi  il  monte  Efope , 
nella  cui  vicinanza  fi  è creduto  che  folle  fiata  riedificata  Locri, 
dopo  che  abbandonar  fi  volle  il  monte  Zcfirio  , per  ragioni , 
che  non  chiaramente  fi  rilevano  dalla  fioria . Di  quefia  me- 

mo- 


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Di  Messina; 


447 

morabile  città  non  fi  rinvengono , che  mefchinilfimi , e vaghi 
fcgni  nelle  alture  de’  colli , i quali  fono  ne’  dintorni  di  Gcrace  . 
Da’  moli  illi  mi  rimafugli  di  mattoni  infranti  fi  rileva  che  Locri 
era  coftrutta  più  di  mattoni,  che  di  pietre.  Quivi  elifiea  il 
ricco  tempio  di  P ojerpino , celebre  e per  la  rapina  fattavi 
da  Pino  , e per  i'  altra  tifatavi  da  Q_.  P Seminio  J ma  di  elfo 
non  fe  ne  ©llerva  a di  nofiri  alcun  vefiigio . 

1 1 13.  Gli  antichi  fi  compiacquero  tanto  del  mirabile, 
che  fovente  facrifcarono  la  verità,  e la  ragione  a tutto  ciò, 
che  favoriva  1’  ammirazione , e ’l  popolate  inganno  . Plinio 
non  temette  aflerire  che  a memoria  d’  uomo  non  era  giun- 
to che  Locri  folle  mai  fiata  prefa  da  pefiilenza , o molefiata 
da  tremoto  ; e ’l  Barrio  prefe  argomento  di  credere  elfervi  in 
ella  un  certo  che  di  occulto , che  ne  cufiodiva  la  felicità . 

1219.  Non  s’ignora  che  v’ha  lire  tra’ dotti  fe  Locri 
folle  fiata  ove  Gcrace  fu  fituata  ..  Qucfio  non  è il  luogo  op- 
portuno di  efaminare  in  quale  epoca  il  vecchio  nome  dege- 
nerato folle  nell’  ultimo  ; folo  è degno  di  oflervarfi  che  qua- 
lunque polla  efierne  fiato  il  difilato  sito , quefio  non  eccede- 
va Ì confini  , che  natura  pofe  dal  monte  Zcftrio  all’  Efipe . 
Su  tale  intelligenza,  da’  dilaftri  avvenuti  in  tutte  le  abitazioni 
fparfe  lungo  cotefio  fpazio , è facile  a vederli  quanto  vana, 
folle  l’ aficrzione  di  Plinio , e con  quanta  facile  credulità  gli 
antichi  accordafiero  a Locri  la  facoltà  di  efiere  immune  da 
quel  flagello,  contra  cui  non  v’ha  luogo  della  terra  conofciu- 
ta  , che  lulìngare  fi  polla  d’  avere  fcampo  , e difefa  . 

* * * * * 

ino..  Gcrace  fu  fommamenle  malmenata,  ma  non  di- 

li  rut- 


++S  Istoria  del  tremoto 

{frutta,  come  può  vederfi  dal  Rame , fegnato  col  num.LXVI. 
Ne  cominciarono  i danni  nel  dì  cinque , continuarono  nel  di 
fette  di  Febbrajo , e fi  accrebbero  nel  dì  vent’  otto  di  Marzo . 
Pretto  a poco  lo  tteffo  grado  di  difafìri  foffrì  Bianco  , luogo , 
il  cui  territorio  da  taluni  fi  credette  abbondare  di  moltiffima 
creta  ; ma  per  più  efatti  rifcontri  ricevuti , la  fuppoiìa  creta 
etter  dovrebbe  un’  argilla  plajlica , eguale  a quella , di  cui  fi 
fè  parola  nell’articolo  di  Mileto  al  num.  13+;  e che  feguen- 
do  il  Linneo  fu  appellata  creta  argillacea , fi  file , effervefcente  , 
e fallibile  con  gli  acidi . 

mi.  In  Crcpacorc  avvennero  quali  gli  fletti  danni.' 
Quello  paefetto  è fituato  in  su  uno  di  que’  dirupevoli  gioghi, 
np’  quali  fi  divide , e liende  il  monte  Ze firio  verfo  1’  oriente. 
Fu  fama  che  l’erta  rupe,  la  quale  gli  ferviva  di  bafe , fi  fotte 
lacerata  con  una  fenditura  circolare , e che  dalle  aperte  fau- 
ci di  tale  lacerazione  ufeito  fotte  un  nero  , e denfo  fumo. 
Di  quefto  fi  creda  ciò , che  fi  vuole  ; quello , eh’  è innegabile , fi 
è che  il  temuto  e decantato  vulcano  , di  cui  già.  promettcafi 
imminente  la  comparfa  , e 1’  eruzione  , fi  è finora  attelò  in 
vano  non  folo  da  coloro , che  predarono  fede  a tali  fumofe 
ottervazioni  , ma  anche  da  quei , che  fi  rifero  della  precipi- 
tanza  di  fomiglianti  giudizj . 

1222.  Delle  rimanenti  borgate  le  altre  furono  più,  le  . 
altre  meno  , e con  modo  ineguale  percotte  j ma  in  niuna  di  effe 
fi  offervò  fenomeno , che  meritato  avelie  particolare  attenzio- 
ne . I luoghi  più  offefi  furono  .f.  Agata  , Caraffa , Cafignano , 
Rene  fare  , Circi  la  , Ardore , Cereri  , Natile , Antonimina  , Ca- 
naio , e Portiglielo . I meno  lefi  poi  furono  Motta , S.  Luca , 

Piatì  , 


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Di  Messina. 


4+9 

Piatì,  Bombili,  S.  Nicola  dei  Canali , Condojanne , Canali , S. 
llario  , Ciminì  . 

Da  Gcracc  a Stilo  , o fia  dal  fiume  Novitt 
al  fiume  Stilaro . 

1125.  Senza  tema  di  errare  può  francamente  aderirti 
che , equiparando  l’eftenfione  de’  terreni  al  numero  degli  uomi- 
ni, tranne  qualche  luogo,  in  tuttto  il  di  più  della  Calabria 
la  popolazione  è fcarfa  , e non  proporzionale  alla  copia,  e 
a’bifogni  de’ terreni,  delle  arti,  e de’mefiieri,  A quello  sbi- 
lancio di  economia  civile  aggiugner  conviene  un  danno  non 
meno  fenfibile  del  primo  , ed  è che  le  abitazioni  Topo  difper- 
fe , collocate  in  liti  dirupevoli , e per  lo  più  picciole , e in 
confeguenza  incapaci  di  polledere , o di  conofcere  il  valore 
di  quel  beneficio , che  da  una  ragionevole  unione  di  molti  fi 
produce,  e fi  diffonde  fui  pubblico  co  fiume , full’  indufiria  , 
e fulle  arti  creatrici  del  còmodo , e dell’  abbondanza . 

mq..  Nella  diftefa  di  que’ luoghi,  de’ quali  ora  fi  fa 
parola,  comincia  a vederti  migliorato  alquanto  l’afpetto  delle 
cole , mefiblc  a confronto  colle  altre , che  finora  li  annove- 
rarono . Nella  parte  maggiore  de’  luoghi  accennati  gli  uo- 
mini trovanfi  fparfi  in  picciole  divifioni , in  liti  per  lo  più 
alpefiri , e in  abitazioni  , nelle  quali  troppo  efpreiTivamente 
vedefi  imprefTo  il  carattere  della  difagiatezza . Qui  per  con- 
trario vi  ha  minore  difperfione  , e s’ incontrano  de’  paefi 
egualmente  podi  in  agiata , e comoda  fituazione , che  abi- 
tati da  maggior  numero  di  cittadini  . Non  vi  ha  il  rnini- 

Lll 


mo 


450  Istoria  del  tremoto 

mo  de’ luoghi  , che  qui  non  vada  del  pari  colla  popola- 
zione de’ più  comodi  villaggi,  che  nelle  altre  divifioni  accen- 
nammo; ed  ivi  non  vi  ha  luogo  tra  i maffi mi  , che  nel  nume- 
ro degli  uomini  non  ceda  a’cafali  di  fecondo  ordine  di  quelle 
altre  abitazioni . Colà  Gerace  è la  più  popolata  di  tutte  le 
altre  terre  , e città , che  vi  fono  da  S.  Agata  di  Reggio  fi- 
no al  fiume  Novito  , che  le  ftà  di  fianco  ; e pure  la  quanti- 
tà degli  abitanti  non  giunge  a tre  mila . Intanto  Mammola 
ne  ha  quafi  due  terzi  di  più  : Roccella , Cajlclvctere , e Gio- 
jo/a  la  fuperano  di  un  terzo;  e Sidemo  le  cede  di  poco. 

1225.  Le  abitazioni  che  in  quello  diftretto  rimafero  più 
delle  altre  malmenate,  furono  Cajlclvctere , Camini , Grotterìay 
S.  Giovanni  , Mammola , Martoni  , Placanica  , Riacc  , Stignano , 
Stilo  , paefe , della  cui  rovina  , qualunque  eira  fiata  li  folfe , 
pub  vederfene  il  Rame  nel  num.  LXVII.  Quelli  furono  per- 
colfi  p ia  dal  tremoto  del  dì  cinque , e fette  di  F ebbra]  0 , e 
indi  da  quello  dèi  dì  28  di  Marzo . 

1226.  Roccella  fu  molto  tormentata  da’ primi  tremoti; 
ma  i danni  maggiori  , furono  quelli , che  il  tremoto  del  dì 
28  di  Marzo  vì  produlfe. 

1227.  Gli  altri  paefi,  che  ne  rimafero  dal  più  al  me- 
no dannifìcati  egualmente  da’  tremoti  del  Fcbbrajo , che  dalla 
terribile  feofia  del  dì  28  di  Marzo , furono  Agnana , Giojofat 
e Si  derno  . 

1223.  In  quello  difiretto  lì  crede  che  giacelTe  l’antica 
Caul onta , e che  ella  fofie  limata  in  que’ dintorni , ove  ora  è 
Cajlelvetcre . Tutte  le  doti  naturali  di  tale  difiefa  di  terreni 
fono  fuperiori  alle  antecedenti  ; e vi  ha  copia  de'  generi  più 

utili 


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Di  Messina, 


45» 

utili  al  comodo  della  vita.  Vi  fono  molti  fiumi,  e torrenti; 
ma  non  vi  ha  niuna  officina  per  convertirne  l'ufo  in  bene  del- 
le arti , e de’  meftieri , forfè  perchè  fe  il  numero  degli  uo- 
mini è relativamente  maggiore  di  quello  delle  altre  accennate 
abitazioni , è poi  minore  d’  aliai  de’  bifogni  dell’  agricoltura , e 
della  paftorizia , attefa  l’ ampia  ertenfione  de’  Tifpettivi  territorj. 

1129.  Lungo  quello  diftretto  vi  è fama  di  enervi  oltre 
al  ferro  alcune  miniere  di  piombo , di  rame  , di  argento  , e 
anche  di  oro  ; ma  fìccome  è attributo  de’  foli  arroganti  il  fa- 
vellare di  cofe,  che  fi  debbono  offervare  per  poterne  ragio- 
nare fenza  fojìituire  i fogni , e le  ipotefi  a'  fatti  , ed  alla  ve- 
rità ; così  fi  attenderà  tempo  più  opportuno  di  offervar  pria 
tutto , e poi  farne  parola . 

' . 

Da  Stilo  a Squillace 

1230.  I primi  tremoti  danneggiarono  affai  poco  non 
meno  Squillace  che  i paefi , che  le  fi  appartengono  ; ma  gli 
orrendi  fcotimenti  prodotti  dal  tremoto  del  dì  28  di  Marzo 
pofero  in  miferabile  fcomponimento  Squillace. 

*•  * * * 

Parallelo  delle  rovine  , e della  ejìenfione  de'  tremoti  ne'  luoghi 
fituati  in  faccia  al  Mar  tirreno  , e quelli  pojli 
jt  dirimpetto  ■del  Jonio  . 

c 7 1131.  Preghiamo  i Lettori  di  aver  prefenti  le  feguenti  no- 

ftrc  rifleffioni  allor  che  farem  parola  di  tutta  la  dillefa  de’  terre- 

L 1 1 2 ni , 


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43  * Istoria  del  tremoto 

ni , per  ove  la  natura  con  vario  fato  aggravò  la  furibonda 
fua  mano  . 

1232.  Finora  fi  è favellato  de’ luoghi  fottopofti  alle  al- 
ture de’  monti , che  fi  elevano  dall’  Efope  fino  al  Cau/one , e 
che  da  quello  fcorrono  fino  al  monte  Sagra. 

1233.  Si  palla  ora  a ragionare  di  quelle  abitazioni , che 
da  oriente  trovanfi  collegate  alle  parti  inferiori  de’  gioghi  , 
che  vanno  a terminare  al  monte  Jcjo  , e a’fucceffivi  allunga- 
menti  delle  creile  degli  Appennini , che  giacciono  poco  più 
in  là  di  monte  RoJj'o  , e che  dalla  via  del/0/2/0  fignoreggia- 
no  Squillate  y e dal  lato-  del  Mediterraneo , tengono  appiè  Ca- 
JlclmonarJo  . 

1234.  Un  uomo,  a cui  prenda  talento  di  porre  mente 
alla  naturale  Umazione  della  Calabria  ulteriore  , vedrà  che 
tutta  l’orribile  fccna,  die  con  le  proprie  oculari  oliere-azioni 
fu  da  noi  cfpofta  dal  n.  60  fino-  al  n.  1053  , avvenne  in  qua’ 
fiti , che  appartengonfi  a quella  parte  di  tal  provincia , la  qua- 
le di  fronte  ha  per  termine  il  mar  tirreno , e per  lo  dolio  ha 
per  confine  .tutto  quel  ramo  degli  Appennini , che  llà  a di- 
rimpetto dello  flefib  mare,  e che  dal  nort-ovvejl , fi  fi  end  e 
al  fud-owejl . In  quello  ramo  appunto  vi  è dal  fico  più  fet- 
tentrionale  1’ annunziato  monte  RoJj’o , e dal  punto  più  meri- 
dionale non  folo  evvi  Afpromonte  , ma  vi  fono  le  fue  appen- 
dici , Pitturo  , Sagittario  , Sacro  , e ’l  Zefi  rio  ; e finalmente 
tra  il  monte  Roffo  , e I’  Afpromonte  s’ innalzano  il  Jejo  , il 
Sagra , il  Catione , e 1’  Ejope  . 

1235.  Or  è degno  di  rifletterli,  che  fe  fi  prenderanno 
i monti  accennati  per  legni  delle  fventure  dalla  via  di  orien- 
te > 


/ 


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Di  Messina. 


45  3 

te , e non  meno  i Promontorj , o Capi , che  i Fiumi  dalla 
parte  del  mare  per  occidente  a mezzogiorno , fi  troveranno  ve- 
rificate le  feguenti  oflervazioni . 

1236.  I.  Dal  monte  Rojfo  a Capo  Zarr.brone  per  una 
linea  , e dal  monte  fejo  al  Capo  Vaticano , e fiume  Metramo 
per  l’altra,  fi  trovano  grandini  me  rovine,  ma  vi  fi  veggono 
ancora  molte  eccettuazioni  : il  che  prova  che  in  quefto  fpa- 
zio  la  rivoluzione  fifica  non  operò  con  eguale  forza  j e 
che  in  confeguenza  non  per  tutte  le  parti  di  effi  liti  fvilup- 
pofii  allo  fiefib  modo , e in  una  mifura  medefima  la  vitan- 
da cagione  del  tremoto . 

1237.  II.  Dal  monte  Jcjo  , e dal  fiume  Metramo  per 

una  linea  , e dal  monte  Caulonc  fino  al  fiume  Pe  trace,  e alle 
Pietrenere  per  l’altra.,  fi  vedranno  accrefciute  talmente  le 
ruinc , che  ancorché  quelle  non  potettero  confiderarfi  per  ogni 
cofa  del  tutto  eguali , ciò  non  ofiante  manca  poco  per  non 
trovarvifi  ninna  differenza  : il  che  Tempre  più  mofira  I’  ap- 
proffimazione  maggiore  alla  funetìa  forgente  dell’  orribile  ri- 
volgimento . ( 

i'2'3S.  III.  Dal  monte  Caulons  alle  Pietrenere  per  un 
lato  , e dalla  parte  più  meridionale  del  monte  Efope  , e del 
Capo  Pelerò  per  l’altra,  fi  troverà  che  il  tutto  fu-  devafiato 
con  la  maffima , ed  eguale  ferocia  ; e che  quivi  dovette  in 
confeguenza  eilere  la  fede  fatale  di  quella  furibonda  cagione, 
che  pofe  tutto  a foqquaJro. 

1239.  IV.  Dalla  parte  più  meridionale  del  monte  Efo- 
pe , e del  Capo  Pcloro  per  una  linea  , e da  AJpromonte  , e 
monte  Parato,  per  occidente  , e mezzogiorno  , e da  MeJJina 

polla 


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Istoria  del  tremoto 


454 

polla  in  faccia  all’  oriente , per  1’  altra , li  troverà  che  , rece- 
dendo le  ruine  non  folo  dalla  legge  dell’  uguaglianza , ma  an- 
che dal  grado  della  maffima  attività , il  tutto  fi  approdimi  a 
quello  ftelfo  fiato  d’ ineguali  , e non  compiute  revoluzioni , 
che  fi  ortervano  nella  prima  divifione , cioè  dal  monte  Rojfo 
fino  al  monte  Jejo . 

1140.  Fatto  quello  e fame , fi  parti  a vedere  tutto  quel- 
lo , che  fi  è finora  notato  nel  corfo  di  quell’  opera  , e fi 
vedrà  chiaramente  tutta  la  differenza , che  parta  tra  i di- 
fafiri  avvenuti  ne’  luoghi  fottopofti  agli  Appennini , che  guar- 
dano 1’  occidente , e ’l  Mar  tirreno  , e quelli , che  fono  fituati 
o al  dolio  , 0 alle  pianure  degli  fierti  monti  per  la  parte , 
che  guarda  l’ oriente , e I Marejonio.  Colà  fi  troveranno  rui- 
ne le  più  terribili , che  fi  portano  mai  imaginare , e quivi 
non  fi  rinverranno  fe  non  fe  danni  di  mediocre  importanza  , 
e tali , che  fenza  il  duplicato , e 1 triplicato  impeto  de’  tre- 
moti , forfè  la  rovina  avvenutavi , farebbe!!  rimala  ne’  fem- 
plici  limiti  di  leggiera  lefione . 

1141.  Pruova  di  quello  fentimento  erter  ne  pub  la  fe- 
rie di  quelle  fciagure  , che  da  ora  in  avanti  fi  pareranno  a 
farli  oflervare  . I tremoti  del  di  cinque , e del  dì  fette  di  Fe6~ 
hrajo  , per  grandi  che  erti  fi  follerò , non  produflero  ne’ luoghi 
contenuti  nel  difiretto , di  cui  ora  favelliamo  , que’  danni , 
che  vi  cagionarono  le  fcoffe  del  formidabile  tremoto  del  dì 
a 8 di  Marzo,  Quello  pofe  a foqquadro,  dal  più  al  meno, le 
feguenti  abitazioni , che  fi  notano  fecondo  1’  ordine , con  cui 
nella  carta  geografica  trovanfi  fucceflìvamente  fegnate- 


Vazza- 


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Di  Messina. 


45  S 


Pazzano . 

S.  Sojle . 

Centrache . 

Bivongi  . 

Datoli . 

Palermiti . 

Monajì  arace . 

Satriano  . 

Gafparrina . 

Fabrizia  . 

Ga  gl  iato  . 

S.  Elia . 

Guariavalle . 

Argujlo  . 

Montauro . 

Li  Pifani  . 

S.  Vito  . 

Stai  atti  . 

Torre. 

Cenaii . 

Squillace  . 

S.  Caterina  . 

Soverato  . 

Torre  . 

Baiolato . 

Patrizzi . 

Curii  nate  . 

S.  Anirea. 

Olivaii . 

Chiar  avalle . 

lfca. 

Monte  Pavone  . 

1241.  Non  fi  fa  parola  di  S.  Bruno  , percofiò  dal  tremo- 
to del  giorno  fette  , perchè  altrove  fuificientemente  fe  n’  è 
favellato  ; e non  fi  fa  menzione  di  Serra  , Spaiala  , Simbarìa , 
e Brognaturo , perchè  già  fe  ne  tenne  ragionamento . 

***** 

1243.  Dal  P.  Tromby  fu  fcritto  quanto  fiegue  . „ Nel  dì 
I'5  di  Fcbbrajo  ritrovandofi  nella  terra  di  Montauro  fpafa  al  fole 

„ una  quantità  di  panni  ufeiti  dal  bucato,  e trovandofene  altri 
,,  non  ancora  fpiegati , ma  chiufi  in  una  ceda  , nell’  impeto 
,,  di  un  ae.emoto  non  meno  i panni,  che  la  ceda  furono 
„ rapiti  e fparfi  per  l’aere  in  fenfibile  altezza,  e indi  depo- 
„ di,  e fpinti  a terra  con  ineguale,  e incerta  difperfione. 

1244.  „ Nello  deffo  territorio  di  Montauro  la  fiumarcl- 
„ la  correa  fempre  torbida,  quando  fopravenir  dovea  il  tre- 

„ moto, 


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456 


Istoria  del  tremoto 


moto , e per  contrario , ciò  , che  facea  meraviglia , fr  era 
che  il  torrente  detto  franco  , che  giace  in  diftanza  di  un 
„ quarto  di  miglio  dalla  fiumarella , continuava  collantemente 
„ il  folito  corfo  , e le  lue  acque  erano  chiare  . Un  eguale 
„ fenomeno  , per  riguardo  al  turbarli  le  acque  pria  del  tre  mo- 
to , fi  o ffervò  fovente  nella  fiumara  di  Ancinale  polla  in  ter- 
, ritorio  di  Satriano  , e Soverato . 

1245.  „ Nella  terra  di  Chiaravalle  col  tremoto  de’ 7 di 

„ Tchbrajo  rimafero  le  cafe  sì  fattamente  fepolte  fotto  le  rui- 
„ ne,  che  niuna  delle  perfoqe  fcampare  potea  riconofcere  la 
» propria  cafa  ; ma  nel  tremoto  de’  28  di  Marzo  da  le  ftelfe 
„ fi  fcovrirono  , e facilmente  fi  vennero  a dillinguere . 

■13+6.  „ Al  giorno  7 di  Marzo  nel  golfo  di  Squillate, 

e propriamente  fotto  il  cafale  di  Monratiro  nel  luogo  appel- 
„ lato  la  pietra  grande,  verfo  le  ore  ji  fentifii  ufeire  dal 
,,  mare  un  rimbombo  indicibile , che  durò  piu  di  un’  ora , e 
mezza . CelTato  emendo , ripigliò  collo  ftefio  fragore  lo  flu- 
pendo  fremito  alle  ore  tre  della  notte,  e vi  perfeverò  fino 
, alle  cinque  . Alle  ore  nove  poi  fegui  una  grande  feofia , 
che  fu  fenfibiliffima  lungo  quel  littorale  „ . 

C ? Si  noti  che  tale  /coffa  non  oltrepafsò  quel  littorale  , e non 


fu  avvertita  nel  lato  del  mediterraneo . 

1147.  „ Un  miglio,  e mezzo  lungi  da  Squìllace  vi  è 

„ un  ampio  podere  de’  Signori  Teri . Quefto  rjthafe  per  lo 
fpazio  di  trenta  tumolate  , o circa  inondato,  e poflo  fott’ 
„ acqua,  lènza  apparire  donde  l’acqua  folle  fgorgata  , falvo 
,,  il  cafo  di  oliere  emerfa  dal  feno  della  terra . 

1248.  „ A di  34  di  Fcbbrajo  un  furiofo , e tempeftofo 

„ vento 


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Di  Messina;  ; '457 

„ vento  di  levante  sbarbicò  fino  dalle  radici  molti  poderosi 
„ alberi  in  varj  luoghi  di  quella  provincia  lungo  la  colta  del 
„ mare  fonio:  i maggiori  danni  avvennero  in  Guai dovali e , 
„ Monajìaracc , *f.  Lconte , e Stilo  . Quello  turbine  durò  dal- 
„ le  ore  tre  della  notte  quali  fino  al  mattino  „ . 

C3*  Si  noti  che  quejlo  turbine  fu  comune  a'  luoghi  pojli  lungo 
il  lato  del  mediterraneo  , ma  ebbe  breve  durata  ; i rovejci  mag- 
giori furono  quelli  , che  produjje  a Sonano  , a Franticela  Ci- 
falnuovo  , a Cufoleto . 


Sa  Squii  tace  ad  Amaroni , e Girifalco  f no  a Borgia f - 
UJito  , S.  Floro  , e Catanzaro . 

. i 

124.9.  Conviene  allontanarsi  dall’ordine  fucceflìvo  , e 
confueto , e fenderli  fino  a Girifalco  per  maggior  chiarez- 
za della  narrazione.  Una  delle  epoche  più  fegnalate  de’ tre- 
moti di  Calabria  fi  formò  dall’  orrendo  tremoto  avvenuto  nel 
dì  28  di  Marzo.  In  più  opportuno  luogo  fi  porrà  ad  efame 
quinto  polla,  effer  vero  che  quello  fu  di  tanto  impeto,  e di 
ta'e  e (lenitone , che  da  per  fe  lidio  avrebbe  prodotti  tutti 
que’  p tifi  mi  effetti,  che  fi  cagionarono  non  meno  da’ tremoti' 
del  dì  5,  e 6,  che  da  quello  del  dì  7 di  F ebbra]  0 . Siccome 
tutti  gli  a’.tri  tremoti  direffero  le  maggiori  loro  forze  per 
quelle  parti , che  , polle  dal  monte  Rojfo  fino  all  ' Af promonte, 
guardano  il  m.\-  tirreno,  come  altrove  fi  notò  dal  num.i2  3t 
al  num.  1241  ; «osi  il  tremoto  del  dì  28  di  Marzo  principaU 
mente  offele  Gn.r,/COj  e \ pr0(Iimi  dintorni j e non  oliarne, 
che  avelie  pertu,\:  , tutta  la  parte  mediterranea  della  pn> 

M m m vin. 


I 


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45S  Istoria  del  tremoto 

vincia  da  Girifalco  a Reggio , pure  il  maflimo  Tuo  furore  fu 
diretto  fu  i luoghi , che  giacciono  lungo  il  Jonio. 

1250.  ’ Ecco  dunque  le  ragioni,  per  le  quali  li  è e.ftefa 
la  narrazione , includendo  Girifalco  nell’ordine  de’ luoghi,  che 
li  appartengono  al  Jonio » Accennato  ciò,  li  ripiglierà  il  rac- 
conto, continuando  la  fucceflione  de’ luoghi  orientali , e li  fa- 
rà a luogo  più  opportuno  parola  de’  fiti  occidentali , nulla  ef- 
-fendoyi  in  fomiglianti  ragionamenti  di  più  avverfo  al  buon 
ordine , quanto  1’  errare  da  luogo  a luogo  fenza  metodo , e 
abufare  della  pazienza  de’ leggitori  collo  sbalzarli  alla  cic- 
ca per  liti  , che  non  hanno  nè  fuccciliva  continuazione  ci- 
vile, nè  metodica  relazione  di  giacitura  natutale. 

1151.  Girifalco  fu  percolili  da’ primi  tremoti  j ma  i danni 
non  olt repanarono  di  molto  la  linea  di  una  fenlìbile  lefione . Non 
li  vuol  negare  che  qualche  cafamento  rimafe  rovinevole,  ma 
è altresì  vero  che  i difatlri  furono  sì  fattamente  tollerabili  , 
che  mal  grado  1’  univerfale  fpavento , onde  fu  prefa  la  rima- 
nente popolazione  della  provincia,  la  maffima  parte  degli  abi- 
tanti di  Girifalco  ebbe  lo  fconfigliato  coraggio  di  rimanerle 
nelle  proprie,  caie  j ma  eflì  portarono  al&i  prello  la  pe:a  di 
tanto  ardirete  quindi  quefto  infelice  paefe  fu  altamenu  fcoffo, 
e»talmente  afflitto,  che  la  parte  maggiore  degli  cdiiicj  fu  na- 
bilTata , e ciò  che  ne  fopravanzò  , minaccia  perdita  , e rovina. 

1152.  Per  tutto  fi  aprirono  delle  grandi  fenditure  j e 
nel  territorio  vi  furono  non  folo  molti  terreni  avvallati,  ma 
.molti  alberi  vennero  dalla  loro  antica  fede  divelti.. 


Borgia. 


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- D f M E S S I N .'A.  t . 1 451) 

■ <.  Borgia.  \ : 

* • '•  # * # 4 > • \ I * 

1153.  Non  ottante  le  graviffime  devattazioni  prodotte 
dal  tremoto  nelle  abitazioni  di  Girifalco  , e fuo  ten intento  j 
pub  dirli  che  il  guaito  avvenuto  ìn  Borgia  fu  di  molto  a quel- 
le fuperiore.  Quello  paefe  rimafe  tutto  efterminato,  e in  ef- 
fe fi  vide  una  immagine  di  quelle  orribili  rivoluzioni,  che 
nelle  parti  più,  fuperìori  della  Piana  fi  ollervarono . Il  terri- 
torio di  Borgia  inchina  molto  alla  qualità  della  pianura  , e 
dalle  cofe , che  ne  vennero  riferite  , pub  defumerfi  che  non 
gode  terreni  di  molta  confittenza. 

1154..  E’  duro  il  dover  favellare  di  fenomeni,  quando 
non  fi  ha  ficurezza  che  l’oifervatore  abbia  lo  fpirito  fcevero 
dalle  illufioni  de’  fittemi . Tutta  volta  per  non  lafciare  un  vo* 
to  in  tal  parte  , fi  è ftimato  di  riportare  , parola  per  parola , una 
lettera  ferina  dal  Dottor  Gioacchino  Pitturo  di  Borgia , e al- 
la R.  A.  prefentata  dal  tettè  lodato  P.Rofini.  E’ Autore  della 
1 nera  mottra  delle  cognizioni , ma  non  può  non  vederli , che 
quele  non  fono  difgiunte  dalla  illufione  di  qualche  fittema. 
Ecco  la  lettera . 

lì  tremoto  acca  luto  a 28  Marzo  al  ora  una  , f mezza  li 
notte  cirCo i difnijfe  molti  Paefi  , fra  quali  Borgia,  Maida,  Cor- 
tale , Gi  ri  falò  , S.  Floro  . Il  Paefe  fudletto  era  fiutato  lungi 
dal  Mar  .forno  ni  gli  a 4 circa  sii  di  un  monte  mediocremente  al- 
to, il  de  c:ìt  fuoo , parte  era  di  arena  , e varj  frati  di  pietra , 
e parte  di  creta  5 era  perciò  divifo  da  una  valle , che  avea  il 
fuo  cammino  per  mezzogiorno  ',  quella  porzione  più  alta,  che  ri- 
guardava f occidente  e il  di  cui  frato  tra  arenofo , fi  mojfc 

M m m » in 


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I 


460  Istoria  del  tremoto 

in  maniera , che  fe  ne  fcefe  in  detta  valle , in  modo  che  i Va- 
ironi non  dijìinguevano  iene  il  /ito  delle  rifpettive  cafe  j quel- 
la porzione , che  riguardava  lo  fciroccoy  ed  il  di  cui  fuolo  era 
crefojo  , e /lata  più  re/i /ente  alla  feo/fa  y di  maniera  che  recaro- 
no inalzati  varj  pezzi  dP  edi/cj  , che  indicano  a pojleri  ejjervì 
/lato  quivi  un  tempo  paefe. 

Era  il  dijlrutto  paefe  circonvallato  dalla  parte  <T  oriente  da 
due  gran  valli  una  chiamata  Prelìio  , e P altra  gran  valle  della 
Spilinga,  i di  cui  orli  fuperiori  erano  di  dura  pietra  , che  al- 
la Jco/fa  de'  i8  fi  j Infoiarono  in  maniera , portando fi  j eco  varie 
cafe  chi  erano  funate  nell'  orlo  , che  riguardava  lo  Jcirocco  j Por- 
lo oppojìo  , eh'  a vea  fecondo  le  diverfe  fituazioni  varj  nomi , come 
Mandarano , Timpa  prena  , Grotta  della  Fata  fi  /pianarono  > 
Coprendo  quantità  di  querce , olivi  ed  altri  alberi . 

> Li  fenomeni  accaduti  nel?  adjacenze  del  /addetto  di/rutto 

Vaefe  fono  li  feguenti  . 

Pria  iP  ogn  altro  bifogna  notare  , che  dopo  il  tremate  im- 
mediatamente fi  è veduta  nclP  aria , non  molto  lontana  della  fu- 
per/cie , una  nuvola  ofeura  , e denfa  , come  fi  bruci /fero  al?  _ 
intorno  grandi  foie/ e • durò  que/a  qualche  tempo  . In  fecondo 
luogo  bifogna  notare che  la  mina  del  tremoto  de'  z? par  eh  abbur 
cominciata  da  ponente  a levante  r non  già  da  libeccio  a mez- 
zo giorno  , come  l'  antecedenti  . L' .accenfonc  per  che  fiaft  fat- 
ta J opra  le  Montagne  di  Girifalco  , e pi  o riamente  al  Mon- 
, te  Covello,  alla  di  cui  falda  v'è  una  for,ana  , che  ejfcndoft 

analizata  P acqua , ha  dato  molta  quantit  di  ferro  j P ocra  , 


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Di  Messina. 


461 

'0  fia  terra  marziale  è notabilijfima  all'  intorno  , e non  mol- 
to lontano  da  detta  acqua  minerale  vi  è una  miniera  di  ter- 
ra lega. 

Le  fenditure  intorno  al  dijlrutto  paefe  fono  innumerabili’, 
fra  tante  merita  particolare  attenzione  quella  accaduta  nella  di- 
fefa , e propriamente  net  luogo  detto  il  Pantano  di  Tremola, 
Tendo  della  Menfa  Vefcovile  di  Squillace  . E1  qucjla  una  gran 
•pianura  fenza  rupi  alt  intorno , confinante  al  fiume  Cor  ace , lon- 
tana dal  mare  un  miglio  circa  , e dal  Paefe  dijlrutto  miglia  4. 
Detta  fenditura  è oppa  fa  al  mare’,  ha  di  lunghezza  pajfi  100 
circa  , e di  larghezza  tre  piedi dove  più , dove  meno  da  dove 
ufcì  gran  quantità  di'  acqua. 

Nella  JleJfia  linea  zoo  puffi  circa  lontano  da  detta  fendi- 
tura nel  territorio  chiamato  S.  Maria  di  Calandra  ojjerva  un 
cordone  di  arena , che  ognuno , da  ovunque  la  guarda , fe  non  la 
tocca- , la  crede  cenere  ; ha  detto  cordone  pajfi  io.  di  lunghez- 
za, non  ejfiendofi  potuta  mifurare  F altezza , avendola  prima  d'of- 
j-re  0 (fervuta  li  coloni  arata  , e dìfperfa  j credendof  eia  terra  fer- 
tit ’ vi  piantarono  granone.  Ho  ufiata  particolar  attenzione  in 
tfanv.’iare  alcuni  Forefi  0 filano  Campagn’ioli , che  nelt  atto  del 
tremuoìo  dormivano  nel  (addetto  y e vi  a (fi  curano , che  J paventati 
al  far  di.  giorno  .i  accojì avano  a quejìa  da  loro  creduta  ceneret 
da  dove  ufcva  un  gorgon * d'acqua , che  metteva  capo  ad  un  val- 
lone vicino , dii  amato  cafone  di  S.  Maria  J Sgorgava  dett'  ac- 
qua non  contimata  , ma  interrotta  , ed  avendola  gujlata  , era 
amara , e fai  fa , 'he  loro  medefimi  fofpettarono  venire  dal  mar  e, 
con  dire  , vedete . thè  ficcome  fi  muove  il  mare  efee  t acqua  . 
Sgorgò  qucjla  per  tutta  la  notte  de'  i8  , e per  il  dì  vegnente , 

dimi- 


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IsTOHIA  DEI  TREMOTO 


46» 

diminuendo/  in  ragion  diretta  del  tempo  , e poi  efccojf  fcnza 
1 e (ligio  di  fenditura  , lafciando  detto  cordone  d' arena  , che 
g elandola  ha  dello  /ittico  , ed  alla  femplice  iodata  s offerva- 
no  delle  laminette  marziali  . 

Merita  anche  attenzione  il  fenomeno  accaduto  in  un  terre - 
r.o  , coverto  di  diver/  alberi , chiamato  Sciarbò  fintato  nella 
qua/  dirczzionc  delle  fenditure  deferitte  , due  miglia  circa  di- 
Jìante  dal  mare  , ed  altrettanto  dal  Paefe  difìrutto  ] era  quefo 
un  piano  inclinato  per  tramontana  , e dalla  forza  della  /coffa , 
v/  t dalle  vifccre  della  terra  lo  firato  argillofo  per  lo  fpazio 
di  tre  moggi  , inclinando  il  J addetto  terreno  alla  parte  oppofla , 
e ferrando  il  cammino  ad  una  fiumara  , che  fu  cojlretta  far/i  il 
/.io  letto  più  di  5 o puffi  luigi  da  dove  prima  V uvea  5 quef.o 
fenomeno  non  fi  puolc  efattamentc  d e feri  cere  J fi  capìjce  allora 
quando  fi  vede J quel  che  vi  afficuro  di  certo  , fi  è , che  lo  fica- 
io argillofo  non  era  così  vicino  alla  /perfide , in  dove  non  vi 
era  ombra  , o vefligio  di  cr  eta  , nemmeno  alt  intorno , tanto 
più  che  la  faccia  della  fenditura  ha  più  di  15  piedi  d' altez- 
za , e creta  non  fe  ne  vede , 

Si  raccapriccia  di  meraviglia  * chiunque  o/ferva  il  ttnipcm 
di  iF.  Giafcppe . 2T  queflo  un  rialto  arcnofo  fiutato  tarla  fìcfja 
direzione  delle  fenditure  deferitte  cento  paf  lontana  dal  paefe 
difìrutto  ; s' offervano  nel  medemo  luogo  fendila*  •,  il  di  cui 
cammino  , ed  ondine  e così  irregolare  , che  non  così  facilmente 
Ji  può  deferivere  : il  fatto  fi  e , che  la  ma lima  efplofionc  ha 
dovuto  effere  in  tal  luogo  . ■< 

Non  picciolo  fpettacolo  arreca  a chiunqie  o/ferva  il  Lago 
cagionato  dal  tremoto  de  z 3 nella  valle  nomata  S.  Pietro  $ 

hi  que- 


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E'  quefa  una  gran  valle  , che  ha  il  cammino  per  oriente  , nel 
di  cui  centro  J correva  un  ben  grande  rivolo  di  acqua  , che  veni- 
va formato  dall'  unione  di  più  fontane  } e dalla  ruina  dei  due 
lati  fi  ferrò  la  Juddetta  ralle , ingejandofi  quantità  notabile 
d'  olive  , gelfi  , vigneti  , ed  altri  alberi , c per  lo  fpazio  di 
giorni  i$  l' acqua  non  ha  avuto  cammino  motivo  per  cui  fi 
formò  il  lago  fiddetto  > che  ha  più  di  cento  paffi  di  lunghez- 
za j c 60  di  larghezza . 

Non  fa  efente  dal  tremoto  il  tempio  della  Roccella  , che 
conta  tanti  fecali  prima  delC  Era  Cri f tana  fabbricato  da  Greci , 
e che  dalia  forza  de  barbari  non  fu  mai  abbattuto  , e pure  dal 
tremoto  medefmo.  fi  jlritulò  cadendo  interamente  la  muraglia  , 
che  riguardava  P oriente , c quella  oppofa  fi  divife  in  varj  pez- 
zi . Si  tralafciano  altri  notabili  fenomeni  per  mancanza  di  tempo. 

S'aggiungono  però  in  accorcio  l' altri  fenomeni  of  croati 
nella  Roccella  , e furono  nella  coltura  di  rimpetto  al  cafno  , 
in  d ove  la  terra  quafi  tutta  s aprì , e vi  sgorgò  quantità  d'  acq  tat 
e vi  rimafe  dell  arena  di  color  ceruleo. 

v Nel  terreno  detto  il  Principe  ufcì  il  mare  del  fuo  letto , 
ed  allagò  più  di  20  tomolatc  di  grano 
\ 

Gioacchino  Pittaro  di  Borgia 
Medico  Fijico. 

1255.  Si  d<. termine  all’articolo  di  Borgia  con  un  fe- 
nomeno , che  innegabilmente  pruova  quella  ftupenda  efenzio- 
ne  , di  cui  tanto  e tinto  fi  è altrove  favellato . Viene  fcrit- 
to  dal  dianzi  rammentato  P.Tromby. 

i*5*. 


Istoria  dii  tremoto 


464 

*156.  „ Fra  i diverfì  paefi  rovinati  col  tremoto  de’ a 8 
_ di  Marzo  , fu  interamente  rovefeiata  la  terra  di  Boroia- 
„ ma  ciò , eh’  è mirabile  in  tanta  rovina , fi  è che  nel  mez- 
„ zo  della  piazza  fi  olTerva  ancora  una  cafa  a folajo , che  fi 
„ appartiene  a un  contadino . Quella  rimafe  illefa  col  fuo 
„ tetto  coperto  di  tegole  di  terra  cotta , alle  quali  fi  da 
,,  ancora  il  greco  vocabolo  di  cìaramldc , e che  reflarono  tut- 
„ t e intere  „ . 

Amaroni  , S.  Floro  , e la  Rocccllctta. 

1157.  Amarori!  fu  malmenato,  ma  non  diflrrutto,  e nel 
fuo  tenimento  non  avvennero  alterazioni  di  conto . Ben  di- 
verfa  fu  la  forte  di  S.  Floro . Quivi  i cafamenti  furono  quali 
tutti  dall’  imo  al  fommo  devaflati , e nel  fuo  tenimento  av- 
vennero molti  avvallamenti , e nioltiffime  fenditure  . 

1158.  Il  tempio  della  Rocccllctta  nabifsò . Era  quello 
un  rifpettabile  avanzo  di  remota  antichità.  Ne’ fuoi  dintorni 
fi  lacerò  in  molte  parti  la  terra,  e ne  fgorgò  fuori  ? pieni 
rivoli  un’acqua  lotolenta.  Da  una  lettera  efibitaci  d.<  : l'.Xo- 
fini  fi  rileva  che  .... 

Altra  fenditura  fi  fece  mezzo  miglio  lontana  J.\  mare  , e 
propriamente  fopra  la  Roccelletta  in  un  piano  l~  tirate,  da  do- 
ve fcaturì  quantità  iT  acqua,  che  arrivò  fino  al  i tf.no  della  me- 
defi ma , in  dove  foggiornava  Monfignor  di  Squiiiace  , che  nel 
punto  fejjo  mando  a vedere  da  dove  vfcìi  a j ed  intimorito  dalF 
acqua  , che  feorreva  a fumé , fc  ne  fuggi  in  una  pagliara  fi- 
ntata dijlante  in  un  rialto , 

». 

Catan- 


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D t C K1L-  A B .R  ’-IOA  . I 


4<*S 


Catanzaro  , e Gagliano  . 

' ' t ' 

1159.  Catanzaro  non  ritta  fife  da’ primi  tremoti  che  mol- 
to fpavento , e poche  lefioni  j ma  il  tremoto  del  dì  28  di 
Marzo  cercò  d’ involverlo  nel  diiiftro  comune . Fortunata- 
mente ne  fcampò ma  non  rimafe  efente  da  danni . Rovina- 
rono alcuni  facri  Tempi,  e que’,  che  non  caddero,  rimafero 
gravemente  percofli . Alcune  cafe  nabilfarono , molte  renaro- 
no rovinevoli , e molti  (fune  piene  di  fenditure . 

1260.  Fu  men  dura  la  forte  di  Gagliano,  fuo  borgo; 
Vi  fi  perdettero  poche  cafuccie , e ve  ne  ha  delle  altre  , che 
furono  lefe . Nel  tenimento  vi  fu  qualche  alterazione  , e 
qualche  rupe  minacciò  di  fónderli  ^ e rovinare. 


1261.  La  pofizione  meno  regolare  di  quello  angolo  della 
„ Calabria  ultra  porta  la  neceflità  di  non  poter  ferbare  un  fuc- 
ceflìvo  modo  di  additare  i luoghi  ; quindi  fi  è (limato  di 
fcerre  quel  metodo  , che  più  fi  accomoda  alla  diverfa  natu- 
rale pofizione  de’  luoghi .,  e alla  divifione  civile  de’  mede- 
fimi  . Si  prenderanno  dunque  per  indici , e per  regola  della 
narrazione  prima  le  città,  e terre,  indi  i fiumi , e i monti, 
e poi  le  firade  , e i punti  terminali  della  provincia. 


De  luoghi  contenuti  dalle  vie  occidentali  di  Catanzaro  fin» 
alle  fuperiori  fettcntrionali  tra  il  fumé  Ali  da 
oriente  , c ’l  ramo  fuperiore  del  Balarano 
da  occidente  . 

1262.  Lungo  quello  fpazio  vi  fono  Pentoni , S avuto, 

N n n Se  t- 


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4 66  Istoria  bei  trbmoto 

Scttingiano  , Sorto  , Gimi gitano , Serraflretta , Carropoli  , C*- 
cala , e Cajìellace , eh’  è il  più  conterminale  di  tutti  alla  C<*- 
citra  , quafi  pretto  a’  Con/lenti  . 

i i6  3.  Dal  più  al  meno  Tutti  roteiti  luoghi  furono  pen- 
colìi , e danneggiali . In  Pontoni  vi  è lama  che  nell’  atto  della 
frolla  del  dì  18  di  Marzo  lì  ottervattero  fiamme , e fuochi 
volanti . . Nel  vicino  Savuto  vi  furono  minori  difaltri , ma 
non  vi  furono  oflèrvatori  di  lucidi  fenomeni.  Sorto  ebbe 
parte  nel  malanno  . In  Scttingiano  avvennero  molti  guai  j 
maggiori , e di  maggiori  confeguenza  ne  accaddero  in  Gimi- 
gliano  fupcriore  , e inferiore  . Rimafe  non  poco  malmenata 
S errajìretta  co’ fuoi  villaggi  j ma  in  Cicala  , e Carropoli  g’mnfe 
la  cagione  dello  fpavento , e non  il  danno . 

De  luoghi  contenuti  tra  il  fiume  All  fino  a monte  Nerbo, 
e da  queflo  fino  a tutta  la  tortuofa  , e lunga 
diramazione  del  fiume  Tacina . 

1264.  In  tutto  quello  dilìretto  può  dirli,  che  la  divi- 
Cone  civile  ha  feguite  le  leggi  della  natura , la  quale  pofe  il 
monte  Nerbo  , e il  monte  Olibano  come  i due  fegni  termi- 
nali delle  due  frontiere  di  Calabria  ultra , e di  Calabria  citra. 
Qui  vi  ha  una  notabile  confluenza  di  fiumi , i quali  rendono 
quell’angolo  di  Calabria  ultra  molto  inacquato,  e di  frequen- 
te inciampo  alla  circolazione  degli  uomini , e de’  generi  da 
luogo  a luogo . 

1265.  Quello  difiretro  fu  f còllo  da’ tremoti  del  dì  5 , 
e del  dì  7 di  Febbre] o j ma  dallo  fpavento  in  fuori  elfi 

non 


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Di  Calabria. 


467 

non  cagionarono  difaftri . Il  tremoto  del  dì  18  di  Marzo  ap- 
portò molta  mina , e moltiflìmè  lefioni  ne’  cafamenti . Uni- 
verfalmente  fe  ne  intefero  le  fcoìTe , ma  non  da  per  tutto  pro- 
duffe  danno  . I luoghi , che  più  degli  altri  ne  riraafero  chi 


più , chi  meno  percoflì , furono 

i fequenti. 

Simeri . 

Zagarifc  . 

Sellia . 

Serfale . 

Taverna  co' funi  villaggi  . 

Belcafiro . 

Albi. 

Marcedufa . 

Mugifano  . 

Arietta  . 

Soveria . 

Mifuraca . 

Cropani . 

Tolicajlro, 

1266.  E’  notabile  che  in 

tante  calamità  Vincolife  ne 

rimafe  immune . 

Deir  ultimo  angolo  orientale  di  Calabria  ultra , cioè  per  la  via 
Juperiore  da  Cutronei  al  fiume  Nieto,  e pel  lato 
inferiore  dal  fiume  Tacina  al  Capo  Rizzuto . 

1267.  Cutronei  può  riguardarli  come  la  frontiera  fet- 
tentrionale  della  provincia . Quello  paefe  giace  di  corta  al 
monte  Clibano  ; erto  rimafe  immune  da  danni  j e piccioliffimi 
fe  ne  ricevettero  in.  Aitili  a , e Rocca  Bernarda . Ne’  cafamen- 
ti del  dirtretto  di  S.  Scverina  vi  furono  maggiori  guai , e ne 
rimafero  partecipi  Scandalo  , e S.  Mauro  . In  più  fenlibile  mo- 
do furono  malmenate  le  fabbriche  di  Curro,  e delle  Cajlella. 

N n n 2 1263. 


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Istoria  dei.'  tremoto 


468 

1268.  Cotrone  già  si  temuta , e Torte  un  tempo , fu  an- 
cor effa  chiamat’  a parte  della  fventura  comune  ; ma  i fuoi 
difaflri  non  furono  nè  fegnalati , nè  gravi  (funi . Apri  glumella , 
e Pap  anice  rimafero  percoflì , prelTo  che  in  grado  eguale  , o 
poco  dilli  m ile  da  quello  di  Cotrone . 

1269.  Pure  in  mezzo  a tanti  guadi  la  natura  fi  com- 
piacque di  ridare  dal  dio  furore , e di  rifparmiare  la  piccio- 
k terra  d’ lj'ola  , e.  di  kfciarne  intatti  del  tutto  i cadimenti*. 

* 1 ' 

* * * * 

7270.  Qui  - tìnifce  la  narrazione  delle  calamità  avve- 
nute in  tutto  quel  lato1  di  Calabria  ultra , che  ha  per  termine 
le  fpondc  del  Jonio . Efige  ora  il  buon  ordine , che  fi  fac- 
cia ritorno  a quella  picciok  porzione  , che  di  effa  ne  rima- 
ne non  deferirla  nel  lato  occidentale , cioè  da  Monte  Santo  per 
una  via  fino  a Giizaàa , Nicajlro  , e Cajlellace  ; e da  Cajlel- 
lacc  modellino  fino  a Mente  rojfo  per  l’ altra  via . Iit  tal 
modo  unendoli  l’ enumerazione  de’  danni  accaduti  in  quefti  luo- 
ghi a tutto  il  di  più , che  finora  fe  n’  è raccontato , fi  avra 
k doria  compiuta  delle  miferande  rovine  di  Calabia  ultra .. 

Poliolo  , e Polia . 

1271.  Poliolo  cominciò  ad  edere  oltraggiato  da’ primi 
tremoti;  ma  la  fua  devadazione  avvenne  nel  dì  28  di  Marzo. 
Ne’  fuoi  terreni  fi  aperfero  numerofe  fenditure , e a quede  fi 
uni  in  varj  luoghi  1’  avvallamento  del  fuolo 

1272. 


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< D I G A £ A «•  R I A . 469 

1272.  Polla  ebbe  in  apparenza  miglior  ventura  ne’  primi 
tremoti  j e i fuoi  danni  non  cominciarono , fe  non  nel  primo 
di  di  Marzo . Vi  Ha  qualche  ragion  da  credere  che  le  prime 
fcoife  aveano  già  cominciato  a porre  in  difordine  le  interne 
parti  delle  fabbriche  $,  e che  quindi  il  tremoto  del  dì  primo 
di  Marzo  non  altro  fatto  avelie  che  manifcftare  le  tri  Ile  difpo- 
iìzioni  già  impresevi  da’ tremoti  antecedenti.  Comunque  però 
li  andaiTe  la  bi  fogna  , il  dì  a 8 di  Marzo  pofe  a foqquadro  mol- 
ta parte  de’ cafamenti , e ne  lafeio  il  relìo  mal  concio,  e ro- 
vinevole  . 

1173.  Trancaviìla  fu  crudelmente  malmenata  dall’  impeto 
de’ tremoti  del  mefe  dì  F ebbra} 0 . Quelli  del  dì  primo  , e de’ 
27  di  Marzo  ne  continuarono  i cominciati  dilàftri . L’ ultimo 
del  di  28  ne  ridulfe  la  tragica  fceni  al  termine  compiuto . 

Cajlelmonardo . 

1274.  Ne  cominciarono  le  fventure  lino  dal  dì  cinque , 
e fette  di  F ebbra] 0 : crebbero  nel  primo  dì  di  Marzo  ; giun- 
fero  all’  diremo  nel  di  28  r e i cafamenti  li  ridulTero  in  un 
confufo  sfafeiume . 

Fondaco  del  Jicó .. 

1275.  Evvi  in  vicinanza  di  quello  luogo  , fatr.ofo  per 
la  letale  qualità  delle  fue  lagune , il  calino  de’  Signori  Buon- 
giorno * Quivi  vi  fono  capti  ce  ioli  devalìamenti  . Gli  angoli 
fono  fcantonati  • ma  tutta  la  facciata  ne  rimafe.  intera  a le- 
gno , che  non  vi  ha  menoma  lelìcne . Una  picciola  parte  del 

tetto 


Diqitized  bv  Gong  le 


470  Istoria  m tremoto 

tetro  è nabiflata  : tutta  la  rimanente  porzione  fembra  intera  ; 
ma  vi  ha  di  tratto  in  tratto  qualche  luogo , d’  onde  fu  tutta 
divelta  la  covertura . Vi  fono  varj  balconi  di  ferro  : la  rin- 
ghiera di  mezzo  è intatta:  i balconi  laterali,  e più  profiimi 
agli  angoli  fono  sì  fattamente  ftraziati , che  i ferri  fchiantati 
dalla  loro  fede  furono  rovefciati  in  fuori , e giaceano  rovi- 
ne voli , e pendenti  fui  muro  della  facciata,  che  rimafe  illefa. 

Montefoto . . 

117 6.  Quello  picciolo  paefe  rimafe  alquanto  tormentato 
da’  primi  tremoti  j ma  il  di  28  di  Marzo  decife  della  fua  for- 
te, e ’1  ridufle  alla  deflazione . 

1177.  Non  fi  favella  di  Girifalco , perchè  altrove  fe  ne 
tenne  ragionamento . 

Laeconia  , Curinga  , S.  Pietro  , Vena  , MaiJa  , Jacurfo  . 

1173.  Quelli  paefi  formano  un  folo  dilìretto.  Elfi  tut- 
ti , dal  più  al  meno , furono  da’  primi  tremoti  oltraggiati  ; 
ma  il  malTimo  danno  fu  loro  fi  produlfe  dal  tremoto  del  dì 
a 8 di  Marzo,  il  quale,  trattene  picciole  porzioni,  pofe  il  re- 
flo  a foqquadro . 

1179.  Nel  territorio  nacquero  fallibili  attrazioni  ; e qui- 
vi ancora  fi  olfervano  i fegni  di  quelle  figure  circolari  a fac- 
cia cenerognola , che  altrove  fi  dilfe  d’  edere  fegni  dimollra- 
tivi  di  acqua  emerfa  dal  feno  della  terra  . 

Corta- 


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Di  Calai  aia. 


47i 


Cortale . 

1180.  GravifEmi  , e letali  furono  i difaftri  di  quello 
infelice  paefe  , tormentato  poco  da’  tremoti  antecedenti , ma 
ridotto  a lagrimevole  devaftazione  nel  dì  28  di  Marzo.  Quivi  i 
terreni  si  avvallarono , e ’l  fuolcr  fi  riempì  di  lunghe  , e mo- 
ftruofe  fenditure . 

Marcelli  nara . 

1281.  Infeltciflima  fu  la  fua forte.  Eflh  rimafe  conqui- 
fa  a fegno  nel  dì  28  di  Marzo  che  dal  poco  , che  ne  rima- 
fé  non  equato , non  può  farfene  ufo  fenza  evidente  pericolo . 

Tiriolo  y e Migliarino . 

1282.  Si  parlò  altrove  di  altre  parti  di  queflo  dift  retto. 
Quivi  comincia  a vedersi  qualche  grado  minore  di  fventure  j 
poiché  molti  edificj  non  furono  del  tutto  dal  tremoto  del  dì  28 
di  Marzo  diroccati . 

Amato  . 

1283.  La  forte  di  Amato  fi  approdi  ma  a quella  del  Ti- 
riolo . Solo  ne’  terreni  vi  appare  diverfità  ; poiché  in  eflì  vi 
fi  veggono  molte  fenditure  , e vi  ha  anche  de’  rovefci  nelle 
colline  . 

Feroleto  fuperiore  , e inferiore, 

1284.  Quivi  ancora  continua  femprepiù  l’apparenza  de’ 

difa- 


Istoria  del  tremoto 


47* 

difaftri  minori . Quelli  luoghi  furono  inquietati  da’  primi  tre» 
moti  j ma  da  quello  del  dì  28  di  Marzo  ricevettero  tutto 
quel  danno  , che  inegualmente  vi  fi  ofierva  ne’  cadimenti . Sem- 
bra però  dalle  rare  aperture, che  s’incontrano  nel  territorio, 
che  l’azion  della  fcofla  era  ancora  veemente  allor  che  quivi 
giunfe , 

S.  Eufemia  , e Gizarria  * 

1-  i 

1285. '  I difaflri  furono  fignificanti , ma  non  enormi.  Ne’ 
terreni  vi  hafquarcio,  e vi  fu  dell’ acqua , che  ne  venne  fuori 
in  qualche  fito . 

Nicajìro  , e fuoi  villaggi  « 

1286.  A mano  a mano  che  fi  fpinge  il  paffo  verfo  t 
confini  della  provincia  per  inoltrarli  nella  profliina  Calabria 
citta , vedefi  fcemato  il  fune  (io  impeto  de’ tremoti.  Nicajìro 
fu  appena  in  qualche  parte  malmenata,  ed  eguale  fu  il  de- 
ttino de’  fuoi  villaggi . 

Cajìellace . 

1287.  Quello  fu  appena  lefo;  ed  è il  termine  della  nar- 
razione prometta  de’.compaflionevoli  affanni  di  Calabria  ultra . 

*********** 

********* 

******* 

31  ****■ 

*** 

De' 


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Di  Calabria. 


473 


* ★ 


De  di fajìri  di  Calabria  ci  tra. 

iì88.  Cominciamo  a ufcire  dalle  (cene  di  un  perpetuo 
orrore  , e poggiando  il  piede  su  di  una  terra  meno  periglio- 
la  , refpiriamo  alquanto 

....  Come  quei  , che , con  lena  affannata 
Vfcito  fuor  del  pelago  alla  riva , 

Si  volge  alf  onda  perigliofa , e guata. 

Dante  Inferno  canto  i. 

iì  89.  Due  palli  ci  fi  paran  davanti  per  entrare  in  Ca- 
labria cifra  dall’  ultra  j l’uno  è quello  Hello  , che  da  ponente  ci 
fi  prefenta  tra  Cajlellace  , e Conjlcnti , 1’  altro  è quello , che 
ci  fi  offre  dal  fiume  Nieto  , punto  contermino  delle  due  pro- 
vincie  , e ultima  fuperior  parte  di  quell’  angolo  orientale , in 
cui  ponemmo  termine  alla  defcrizione  de’  difaftri  avvenuti 
lungo  le  vie  del  Jonio  . Noi  potremmo  cominciare  il  noftro 
ragionamento  su  i progredì  del  tremoto  in  Calabria  citra  dal 
te  ltè  citato  Conjlenti , e feguire  paffo  palio  le  orme  legnate  dal 
medefimo  lungo  le  varie  diramazioni  della  provincia  ; ma  fic- 
come  ci  converrebbe  di  ritornar  nuovamente  dall’  eftreme  fu- 
periori  parti  della  medefima  alle  inferiori  j così  lìimiamo  più 
fano  configlio  di  condurre  i Leggitori  prima  alle  parti  orien- 
tali di  tal  provincia , e poi  ripigliando  il  corfo  verfo  i ter- 
. mini  delle  due  provincie  , feguire  i fegni  delle  rovine  per 

O o o ogni 


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Istoria  del  tremoto 


474 

ogni  dove  s’ incontreranno  , e così  cavarci  fuori  di  quella 
regione , e porre  fine  alla  narrazione  de’  tremoti , che  hanno 
devalìata  la  Calabria  ultra , e perturbata  una  porzione  di  Ca- 
labria cifra . 

Dalle  parti  fuperiari  e fcttentrionali  del  Fiume  Nieto  , 
e da  qucjlo  a'  dintorni  del  monte  Negro  , e 
dal  Capo  Trionto  fino  a Rodano. 

« 

i ipo.  Vedemmo  nella  narrazione  degl’ infortuni  avvenuti 
lungo  il  Jonio  che  ne’  dintorni  di  Nieto  fino  a Papanice  di 
tratto  in  tratto  s’  incontrano  i fegni  della  irata  mano  della 
natura  j ma  Nieto  può  dirli  che  per  tali  vie  non  folo  è il 
fegno  terminale  delle  due  provincie , ma  è quel  punto  felice  , 
in  cui  la  natura  li  riftò  da’  fuoi  furori. 

izji.  Lafciando  a parte  quella  porzione  di  terra,  che 
finifee  in  mare  col  Capo  pctraro , e col  Capo  d' alice , li  formi 
un  quadrato  nel  feguente  modo  . Si  tiri  orizzontalmente  per 
occidente  a ponente  una  linea  da’  punti  citeriori  del  Nieto  al 
monte  Negro  j dallo  fteffo  Nieto  fe  ne  conduca  per  fetten- 
trione  un’  altra , la  quale , elevandoli  perpendicolarmente  fu  elTo, 
tagli  lungheflò  Terravecchia  il  continente  , fi  elìenda  nel  mare , 
e Aia  tanto  a dirimpetto  al  Capo  trionfo,  che  quello  polla  con 
una  linea  rimanere  unito  a Rojfano . Fatto  ciò,  fi  guidi  una 
perpendicolare  dallo  ftelfo  Rojfano  fino  al  monte  Negro . A tal 
modo  rimarrà  contenuto  in  quelle  linee  uno  fpazio  di  miglia 
trenta, o circa  per  lungo, e di  altrettanto  per  largo.  In  tutta 
quefta  diftefa  di  continente  non  fi  rinverranno , che  cinque  • 

foli 


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Di  Calahxia.- 


47? 


foli  luoghi  malmenati  dal  tremuoto  ; cioè . . , 

1292.  Rovella , che  giace  di  cofta  a Monte  Negro,  e 
che  è lungi  dal  Mieto  quali  trenta  miglia  . Qui  vi  fono  tre 
cafe  interamente  diftruttc , e due  Chiefe , che  giacciono  ro- 
vinevoli , cioè  la  Parrocchiale , e la  Congregazione  del  Carmi- 
ne . Il  di  più  de’  cafamenti  è appena  lefo , o del  tutto  immu- 
ne da’  difaflri . 

1293.  Longobacco  , che  è lungi  dal  Mieto  quafi  venti- 
quattro  miglia  , fu  percoflò  dal  tremoto,  ma  trattene  alcune  gra- 
viilime  lefioni  fatte  in  qualche  fabbrica , non  vi  furono  cafa- 
menti diroccati  . 

129+.  Scala  fu  malmenatata  a fegno  che  alcuni  cafa- 
menti hanno  bifogno  di  elfere  rinnovati , e ve  n’  ha  molti , che 
non  rimafero  del  tutto  illefi . Quello  paefe  è molto  orientale, 
ed  è lungi  dal  Mieto  quafi  diciotto  miglia. 

1295.  Tcrravecchia  , poco  lungi  da  Scala  , rimafe  ancora 
percoflk . La  chiefa  della  Parrocchia  foffrì  danno,  e due  muri 
di  quella  minacciano  rovina . Alcuni  cafamenti  ferbano  qualche 
fegno  della  fofferta  concuflione . 

1296.  Finalmente  Crofia , picciola  abitazione  proflìma  a 
Capo  trionto , e lontana  dal  Mieto  venticinque  miglia , o circa, 
fu  oltremodo  offefa  ; cosi  che  alla  provvida  mano  del  Gover- 
no convenne  di  apporre  qualche  riparo  alle  rovinevoli  rozze 
fabbriche , o farne  tirar  giufo  ciò , che  non  era  più  opportu- 
no al  comodo  de’  cittadini , e potea  fervir  d’ impedimento  alla 
loro  ficurezza  . . 

1297.  Ecco  le  fole  rovine  prodotte  dal  tremoto  intanto 
fpazio  di  terra  . La  furibonda  mano  della  natura  elevò  la 

O 0 o 2 sfer- 


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4.76  Istoria  del  tremoto 

sferza  fatale  fulle  rimanenti  terre  , ma  non  le  percolle  ; o fi 
contentò  di  fcuotere , e lafciar  folo  qualche  fegno  fugace  dell’ 
ira  fua  fulla  rozza , e vecchia  faccia  degli  edificj  , e pafsò 
oltre  . 

1 298.  Ma  fe  volgeremo  altrove  il  piede , e dalle  vie  orien- 
tali di  tal  regione  li  drizzeremo  verfo  le  occidentali , feguendo 
i fegni  conterminali , e da  quelli  ci  inoltreremo  a efaminarne 
tutta  quella  porzione  , che  ne  rimane  j noi  vedremo  che  qui- 
vi la  natura  aggravò  la  fua  mano  , e di  palio  in  palio  lafciò 
i fegni  del  fuo  rapido , e pericolofo  cammino  . Non  fi  creda 
però  che  in  fettanta  e più  luoghi  , a’  quali  toccò  la  trilla  forte 
di  rimanerne  percoffi , polla  ritrovarli  anche  la  più  lontana  imma- 
gine di  que’  fatali  fconqualfiur.enti,  che  li  rinvengono  in  Ca- 
labria ultra . Qui  la  compiuta  rovina  o non  li  vide  , o fi  mi- 
nacciò folo,  o fi  circofcrHTe  fra’ limiti  di  qualche  edificio’. 
Le  lacerazioni  delle  fabbriche  furono  frequenti , e molte  : le 
lefioni  furono  qnafi  dal  più  al  meno  generali  ; e tranne  lo 
fpavento  , che  fu  univerfale,  e fommo,  in  tutto  il  refto  non 
vi  fu  cofa , che  feco  portafie  lutto  , e deflazione . 

1299.  Noi  cercammo  con  diligente  cura  d’indagare  la 
fuccelEone  de’  tempi , ne  quali  avvennero  i dilaftri  di  Calabria 
citra  . Quivi  cominciarono  i danni  fino  dal  dì  fatale , che  fi 
aperfe  la  tragica  fcena  di  Calabria  ultra  . Quelli  crebbero  a 
mifura  che  ivi  fi  aumentarono  i mali  j e i più  trifti  aggravj 
furono  poi  quelli , che  ne’  luoghi  già  dianzi  fcorfi  , fi  appor- 
tarono dal  tremoto  del  dì  28  di  Marzo . 

1 300.  Saremmo  molefìi  a’  nollri  Lettori , fe  volemmo  an- 
noverare a parte  a parte  tutte  le  picciole  alterazioni  in  elfi 

t 

avvc- 


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Di  Calabria.  477 

avvenute  : la  narrazione  non  potrebbe  non  recar  noja , e per 
l’uniformità  delle  cofe , e per  la  ripetizione  inevitabile  di 
que’  danni  medefimi , che  fono  tanto  incomodi  a riferirli , 
quanto  è duro  il  pruovarli . Stimiamo  quindi  più  fano  confi- 
glio di  efporgli  in  un  punto  fola  uniti  allo  fguardo  del  leggi- 
tore su  un  foglio  , nel  quale  vedrà  Ih  difegnata  tutu  1’  edenfione 
di  Calabria  cifra,  ma  in  maniera  che  non  vi  fi  trovino  fegnati 
fe  non  que’  foli  luoghi , che  furono  percolli  dal  tremoto  . E per- 
ciò fi  è avuto  l’accorgimento  di  far  fegnare  su  di  un  Rame 
i nomi  de’ luoghi  percoli! . Quello  Rame  è fegnato  col  num. 
LXVIII . In  ul  modo  non  abuferemo  del  tempo  altrui , e da- 
remo al  pubblico  un  mezzo , onde  polla  con  uno  fguardo  folo, 
e con  piu  facilità  oflervare  ciò  , che  a noi  farebbe  pena  a 
replicare  , e a lui-  non  farebbe  a leggerlo  dilettevole  . . . 

Sconius  irritant  arrimos  dcmijfa  per  aurem , 

Quarti  quae  funt  oculis  fubjeéìa  fi J elibus  . . . . 

• - ■ t Horat.  de  <Art.  poet.  v.  180. 

1 301.  Mancheremmo  a tutt’  i doveri  della  gratitudine , 
fe  profittando  di  tale  opportunità,  non  confelfaffimo  in  faccia 
al  mondo  tutta  1’  amorofa  cura  , con  cui  il  Sig.  D.  Gioì  Danero, 
Prefide  di  Cofenza,  fi  compiaquc  di  prellarci  la  fua  opera  la 
più  efficace , onde  provvederci  di  tutt’  i più  veraci  rifeontri , 
con  quello  dello  zelo , con  cui  in  tempi  così  difficili  ha  fa- 
puto  deg lanterne  cofpirare  alle  provvide  mire  de’  noftri  Augu- 
sti Sovrani. 

Pei- 


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473 


Istoria  dei  tremoto 


Pflmum  de  foto  funài  videndum  haee:  quae  fit  forma , quo 
in  genere  terrae  , quantus  , quam  per  fe  tutus  . 

M.  Ter.  Varr.  de  re  tufi.  I.  I.  e.$. 


* * * * 


Breve  faggio  fulla  cogitazione  fi  feci  delle  Calabrie  . 

1 301.  E'  troppo  ragionevole  il  chiedere  quale  fia  mai 
la  natura  di  una  regione , che  fu  il  teatro  fatale , in  cui  una 
forza  indefinita  fi  dilettò  di  aprire  tutte  quelle  ftupende  fee- 
ne  di  orrore,  e di  fconvolgi mento , che  abbiamo  finora  dife- 
ttiate . Una  tale  inchiefta  ne  fembra  cosi  giuda , che  quafi  • 
eravamo  in  voto  di  farla  precedere  a tutta  1’  opera , fe  non 
ci  folte  parato  più  propio  1’  cfporre  pria  di  tutto  la  narrazio- 
ne del  terribile  avvenimento  , come  quello  , che  in  effetto 
formava  il  nodro  principale  indituto . 

1303.  Per  facilitare  il  modo  di  formare  una  idea  la  più 
chiara , che  concepir  fi  poteffe  di  tali  regioni , ci  venne 
in  prima  talento  di  voler  unire  a qued’  opera  anche  un 
„ Saggio  filofofico  fulle  pubbliche  avventure  della  Calabria , 

„ fui  fato  politico  delle  antiche  Repubbliche  fue , fui  ca- 
„ rattere  de’  fuoi  diverfi  abitatori  , fulle  fucceflìve  alterazio- 
„ ni  avvenute  nel  fuo  fiato  civile  , e su  tutto  ciò  , che 
„ di  mano  in  mano  formò , per  riguardo  alla  pubblica  ccono- 
„ mia,  o la  di  lei  felicità,  o la  fventura , tanto  nell’  epoche  più 


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1 


Di  Calabria;  479 

„ vetufte,  ne’ tempi  della  repubblica,  e dell’ imperio  di  Romaì 
„ e nell’  età  della  caduta  dello  (ledo  imperio  fino  alla  infti- 
„ tuzione  della  Monarchia  ; quanto  ne’  fecoli  fcorfi  da  quella 
„ a tutto  il  governo  de’  Viceré . 

1304.  Per  adempiere  un  tal  difegno  fi  era  già  molto 
materiale  apparecchiato  ; ma  ficcome  ci  avvedemmo  che  un 
tal  lavoro , per  quanto  mirabilmente  folle  fiato  atto  a fom- 
miniftrare  una  chiariilìma  idea  di  ciò , che  a tale  regione  fi 
appartiene , non  avrebbe  potuto  non  occupare  molta  parte 
dell’  opera  ; cosi  filmammo  fano  configlio  il  defifiere  da  tale 
imprefa , e riferbare  a miglior  tempo  l’incominciata  fatica  . 

1305.  Ma  fé  potemmo  difpenfarci  dal  pubblicare  per 
ora  un  tal  faggio  , non  trovammo  egualmente  ragionevole , 
per  la  facile  intelligenza  delle  cofe , l' allenerei  dal  dare  una 
generale  , e brieve  idea  del  carattere , della  pofizione , e delle 
naturali  doti  di  una  regione  , nella  quale  la  natura  ficcome  ha 
fparfo  non  avaramente  fuoi  doni , così  ha  tante , e sì  moftruo- 
fe  rivoluzioni  a’  giorni  nofiri  operate  . 

1 306.  Quelle  regioni , alle  quali  or  diamo  il  nome  di 
Calabrie , non  ebbero  fino  al  VI  fecolo  una  tale  denominazio- 
ne . Con  quella  voce  defignavanfi  alcuni  di  que’  luoghi  della 
noftra  Peni  fola , che  formavano  anticamente  una  parte  della 
J api già . Elfe  furono  appellate  col  doppio  vocabolo  di  regione 
de’  Bruzj  , e di  Magna  Grecia . Dal  fettimo  fecolo  comincia- 
rono ad  eirere  generalmente  denominate  la  Calabria  (1)  • e ne’ 

tempi 

(1)  Murator.  Rer.  Ir.:/,  ferlpt.  de  ttb.  Cborogr.  aulì.  Anonym.  Me- 
diolan.  t.  X.  feci.  XXV. 


I 


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4S0  Istoria  dei,  tremoto 

tempi  fuffeguenti  alla  inftituzione  della  Monarchia,  furono  di- 
vife  in  Calabria  cifra , e Calabria  ultra. 

1307.  Quelli  luoghi  non  ebbero  Tempre  gli  ftefli  confi- 
ni fociali , e la  loro  geografia  civile  fu  quindi  diverfa , e pre- 
caria in  quella  fieffa  data  mifura  , che  il  fato  politico  ne  fu 
in  fiabile  , e cangiante:  tanto  in  quelle  belle,  ma  combattute 
regioni  è innato  il  trillo  genio  di  portare  anche  nel  nome , 
e nella  divifion  civile  imprefle  le  orme-  di  quella  funella  for- 
za , che  non  concede  alle  loro  terre  nè  certa  fede , nè  lunga 
quiete . 

1308.  La  geografia  naturale  delle  Calabrie  è tutt’ ora 
un  oggetto  di  defiderio  , e di  dubbietà  tra  i dotti . 

1309.  Fra  le  tante  lodevoli  follecitudini , ond’c  prefo  il 
bel  cuore  di  quel  degniamo  Signore,  che  prefede  al  bene,  e 
al  decoro  della  nollra  Reale  Accademia  , la  prima  fu  quella 
d’ inculcare  che  , nella  fpedizione  fatta  a fine  di  efplorare  i 
fenomeni  de  tremoti , fi  delle  opera  a formare  una  carta  to- 
pografica della  defolata  Calabria,  perchè  in  un  colpo  d’occhio 
potere  vederfene  il  foqquadro  , in  cui  fu  polla  . Quello  difficile 
incarico  fu  addollato  all’  Accademico  penlionario  il  p,  Elifco 
della  Concezione  . In  tale  carta,  che  rrovafi  annelTa  in  fine 
del  volume  de’  Rami , veggonfi  rettificate  la  giacitura  di  tal 
regione,  le  latitudini,  e le  longitudini,  e molta  parte  del  pe- 
rimetro dell’  uno , e dell’  altro  litorale . Mal  grado  però  tali 
miglioramenti,  ficcome  una  porzione  della  Calabria  cifra  nella 
carta  dirizzata  dal  P.  Elifeo  non  è fiata  difegnata , e man- 
canvi  i principj  di  quella  provincia  ; così  , dovendo  noi  dare 
un  faggio  generale  di  quelle  regioni  , fiamo  nella  ncceffiti  di 

valer- 


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Di  Calabria.  T 481 

valerci  in  qualche  modo  anche  della  carta  difegnata  ' gli  anni 
fcorfi  d ii  Signor  Rizzi  Zannarti , e incifa  a Parigi  nel  1769. 
Ciò  facendo , non  intendiamo  di  mallevarne  rigorofamente  la 
precifa  mifura  , e la  diftanza  de’  luoghi , ma  di  ritrarne  fol 
tanto  un  calcolo  prudenziale , per  non  lafciare  su  gli  argo- 
menti di  quella  fioria  una  disdicevole  laguna. 

* * * * 

])c  Jcgui  terminali  tra  la  Lucania , e la  Calabria  pel  lata 
del  mar  Tirreno  , 

1 309.  Indicibile  è la  varietà  , che  s’ incontra  tra’  Geo- 
grafi , gli  fcrittori  delle  cofe  Calabre , e le  carte  geografiche 
nell’  indicare  i fegni  terminali , che  dividono  dalla  Lucania 
la  Calabria . Per  la  via  del  mar  tirreno  Strabone , Plinio  , To- 
lomeo ec.  ec.  ne  delìgnarono  come  termine  il  fiume  Lao  ; e 
alla  fcntenza  di  colloro  fi  uniformò  il  Cluvcrio  ( 1)  . Nella 
carta  del  Signor  de  1 'Isle,  riordinata  dall’immortale  Mazzoc- 
chi , e inclufa  nel  tomo  primo  delle  Tavole  di  Eraclea , vedefi 
fotlenuto  lo  flelTo  fentimento  ; e il  fiume  Lao  rimane  fegnato 
in  modo  che  dalle  vie  fuperiori  della  Lucania  fcende  a metter 
capo  nel  mar  Tirreno  in  quel  feno , che  appellava!!  in  altra 
età  Saccllum  Dracontis . Vi  ha  però  una  differenza,  ed  è che 
dal  Cluvcrio  il  Lao  fu  pollo  quali  tutto  nel  dillretto  della 
Lucania  (2)  ; e per  contrario  nella  carta  dell’  Isle  fu  fituato 

P P P preflb 

(1)  Ital.  ant.  I.IP • c.XlV.  p.\i6z.  & p.  1183. 

(2)  Ital.  ant.  /.  c.  p.  lidi,  & 12^3. 


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4.81  Istoria  del  tremoto 

preflò  che  interamente  nel  tenimento  di  Calabria  citra . 

1310.  Per  1'  oppofito  il  Barri o pria  del  Cluverio  traile 
i principj  della  ftelfa  provincia  dal  fiume  Talao  (1):  cadendo 
nello  Hello  errore  , in  cui  era  caduro  il  Guarirti , il  quale 
inettamente  avea  interpetrato  il  paflo  di  Strabane  (2)  : intanto 
nella  carta  dell’  Iste  vedefi  unito  il  Talao  al  fieno  del  Lao  ; 
e ’l  Barrio  apertamente  fienile  eifiere  il  Talao  diflante  dal  Lao 
dodici  miglia . 

1 3 1 1.  Finalmente  nelle  carte  del  Flore , e del  Zannoni 
crefice  la  varietà  delle  cole  , poiché  in  quella  del  primo  il 
Lao  è legnato  non  fido  interamente  nella  Calabria  citra  , ma 
anche  dopo  il  Cirella  j e in  quella  del  fecondo  trovali  limato 
un  tal  fiume  non  già  ne’  principj  della  provincia  % ma  molto 
dopo  la  Scalca  » 

De  fogni  terminali  tra  la  Lucania  % e la  Calabria  per  la  via , 
che  guarda  il  Jonio  » 

1312.  Non  minore  difeordanza  fi  rinviene  ne’ confini 
della  Calabria  dalla  parte  del  Jonio  . Il  Cluverio  dileguò  il 
Sybari  come  fiume  contermino  (3)  ; e con  fomigliante  intelli- 
genza fu  diretta  la  carta  dell’  lai  e . Per  contrario  ncll^  carta 
del  Fiore  il  Sybari  è limato  aliai  lungi  da’  già  indicai  i con- 
fini della  provincia , e tanto  dentro  della  medefima , che  ri- 
mane dopo  del  Racanello  : fiume , che  nella  carta  del  Zannoni 

è in 

(1)  Gab.  Barr.  de  »nt.  tir  fitti  Calabr.  /.  I.  1. 1.  p.3. 

(2)  Sertor.  Quattriman.  animadv.  in  Gab.  Barr.  /.  2.  c.  2.  ».  («). 

(3)  L.  c.  p.  12S3. 


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Di  Calabria.  483 

è in  fito  tale  , che  occupa  l’ antico  letto  d eli’  Ejano  , ed  è 
lontano  dagli  additati  principj  della  provincia  intorno  a 14 
miglia.  Ma  il  Barrio  avea  riguardato  come  termine  diviforio 
della  Caìatùa , e della  Lucania  il  fiume  Si  ri , oggi  detto  S in- 
no , e nella  tavola  E curi  n gerì an  a appellato  S cmno . Quello  fiu- 
me in  fatto  nella  carta  del  Fiore  , e in  quella  dell’  Iste  Ha 
rafente  i termini  delle  due  provincie  ; ma  in  quella  del  Zan- 
noni  è limato  del  tutto  nel  tenitnento  della  Lucania , e lontar 
no  da’ confini  terminali  per  fette  miglia,  0 circa  (1). 

1313.  Poftc  quelle  innegabili  difeorda  nze  non  può  non 
deliderarli  che  follecitamente  a felice  fine  fi  conduca  la  provvi- 
dentiflima  rifoluzione  prefa  dal  Governo , di  far  efeguire  lotto 
la  direzione  di  un  Uomo  di  elevatifiìmo  ingegno  una  carta 
generale , in  cui  colla  pollìbile  maggiore  efattezza  fi  veggano 
non  folo  determinate  le  fpeciali  parti  di  tutto  il  Regno;  ma 
eziandio  flabiliti  i veri  confini  della  terra  Calabra  , e tutte 
le  alterazioni , che  in  ella  hanno  prodotte  le  varie  divifio- 
ni  civili . 

1314.  Fino  a che  ciò  non  avvenga,  è vano  il  lufingarfi 
di  poter  dare  un  calcolo  efatto  di  tutta  la  longitudine  della  intera 
Calabria  : il  piu  , che  può  darfene  , riducefi  a una  mifura  pru- 
denziale . Secondo  un  tal  principio  può  ragionevolmente  cre- 
derli che  tutta  la  terra  Calabra  fia  lunga  intorno  a 150  mi- 
glia per  quel  lato,  che  guarda  il  mar  Tirreno , e termina  nel 
Faro ; e che  per  l’altro,  che  è pollo  verfo  il  Jonio , e ter- 
mina a J1 partiremo , è lunga  intorno  a 160  miglia. 

1315.  Di  tutto  quello  fpazio  di  terra  così  confiderato 

P p p a per 

' (l)  Vtggafi  anche  fu  ài  Antonino  p.  474. 


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Istoria  dei  tremoto 


i 


4S+ 


per  lo  lungo  ne  fpettano  varie  porzioni  alla  Calabria  ultra.  Le 
ne  appartengono  miglia  ioo,  o circa,  quando  fe  ne  confiderà 
tutto  quel  tratto  , che  dal  fiume  Nieto , fito  il  piu  alto  della 
divifion  civile , fi  diftende  dal  nort  ejl  al  fui  ejl  : le  ne  fpet- 
tano intorno  a miglia  90,  fe  fi  prenda  di  mira  il  monte  Ner- 
bo , eh’ è fituato  in  faccia  ad  fui  j e le  ne  toccano  quafi  84, 
qualora  fi  calcoli  il  corfo  dal  Capo  fuvero , il  quale  è il  più 
baffo  punto  della  fteffa  divifione  civile . 

1316.  Detratte  quefe  mifure  dalla  fomma  delle  miglie 
delle  due  {late  longitudini , è facile  a vederli,  che  cib  , che 
ne  rimane  , forma  tutta  la  varia  quantità  delle  longitudini  di 
Calabria  citra  . 

1317.  Tutta  la  varietà  della  divella  mi  fura , che  vi  ha 
nella  longitudine  delle  due  provincie  , è una  confeguenza  del- 
le determinazioni  di  quel  fato  politico , con  cui  furono  que- 
lle dirette  dall’  uomo  ; ma  le  notabili  varietà  , che  vi  s’ in- 
contrano nella  larghezza , fono  innegabili  effetti  di  que’  ve- 
rnili cangiamenti  , che  con  attiva  marra  in  tal  regione  fre- 
quentemente produffe  la  natura . Gioverà  quindi  ben  molto  al 
nollro  inftituto  il  porre  fìl  filo  in  difamina  quelle  patentilfime 
reciproche  incurlioni  fra  ’l  mare  , e la  terra  , che  veggonfi 
impreffe  in  tutta  la  dillefa  del  fuolo  dell’ una  , e dell’altra 
Calabria . 

1318.  La  terra  Caìabra  non  fu  nelle  carte  fituata  a feconda 
della  fua  naturale  giacitura  . Effa  è diretta  per  la  via  del  Tirreno 
da’  fuoi  principj  fino  al  Capo  fuaero  dal  NNE  al  N , e al  NNfV’ 
e per  quel  lato , che  guarda  il  Jonio  , è rivolta  da’  principj 
fino  al  Capo  rizzato  dal  NNE  all’  ejl . Da  tali  luoghi  fino 

al  • 


-SS 


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Di  Calabria.  485 

al  Pizzo  per  l’un  lato,  e per  l’altro  fino  al  di  fiotto  delfini- 
me  Beltramo  il  corfio  delle  terre  è diretto  in  faccia  al  fad . 
Indi  fi  {tendono  due  braccia  1’  uno  rivolto  al  non  owefl  fino 
al  Capo  vaticano , e l’altro  all’ cji  fino  al  Capo  di  Stilo.  Da 
tali  liti  la  terra  Calabro,  prefienta  aL  mar  Tirreno  un  fieno  a 
forma  di  femicerchio  fino  a Scilla  ; e fipande  il  dolTo  di  un’ 
ampia  curva  in  faccia  al  Jonio  fino  al  Capo  di  Bruzzano  ; e 
quindi  fino  a Lcucopctra  fi  difende  molto  verfo  il  f.d , e ’l 
Jud  owejì  ; e oppone  al  fud  ejl  il  Capo  di  /partivano  . Que- 
lla po licione  delle  Calabrie  è corrifpondente  in  molta  parte 
alla  pianta  dirizzala  dal  P.  Elifeo .. 

1319.  Nella  citeriore , tranne  l’ ineguaglianza  di  larghez- 
za , che  v’ha  ne’  fuoi  principj , fi  vede  che  dall’  I fola  fino  a 
Cirella  per  la  via  del  Tirreno  ; c per  quella  del  Jonio  dal 
Lago  ,.  che  Ita  al  difiotto  dell’  Amendolara , fino  al  fiume  Ra- 
cantilo , le  terre  fcendono , e procedono  rinchiufe  tra  i due 
mari,  con  una  difefa  quali  uniforme  di  36  miglia,.  0 circa. 
Fino  a ta’  limiti  nè  la  terra  attenta  su  i confini  del  mare  r 
nè  quello  perturba  i dominj  di  quella  j ma  quinci  di  mano  in. 
mano  fe  n’  altera  la  breve  tregua ,.  e cominciano  ad  apparire 
i legni  dell’  infranta , e mal  fida  amicizia . Quindi  dal  Dia- 
mante al  Cetraro  pel  nort  owefl  tempre  più  il  mare  invade, 
e per  così  dire  ,,  refipinge  tanto  la  terra  oltre  i primi  confi- 
ni , che  su  quella  continua  le  fue  voraci  rapine  dalla  punta* 
del  Cetraro  fino  al  Capo  favero  . 

1320.  Ma  fe  dalla  via  del  nort  owef  la  terra  è vinta  dal 
mar  Tirreno , dal  lato  del  nort  ejl  va  tutto  all’  oppofito  la  bifogna . 
Quivi  la  terra  vendica  talmente  i fuoi  torti  fui  mare  del 

JcniOf 


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Istoria  dei  tremoto 


4S6 

Jonio  , che  dal  fiume  Cofcjìc  al  Capo  Trionfo,  da  quello  al 
Capo  dell’  Alice,  da  tal  punto  al  Capo  delle  Colonne,  e quin- 
ci fino  al  Capo  Rizzato  non  veggonti  ; per  quali  4.5  miglia  di 
lunghezza , che  perpetui  acqui fti  fatti  dalla  terra  fui  mare , 
e tali  che  dalla  larghezza  di  circa  40  miglia , che  polledea 
prima  del  Cofcile , giunta  al  Trionfo  , ne  ha  48  , o circa  ; perve- 
nuta a Cariati  ne  ha  quali  585  ed  ertendendofi  fino  al  Capo 
dell’  Alice  ne  ha  60,  o circa,  che  è la  latitudine  maggiore, 
che  vi  ha  tra’  due  opporti  lati . 

1311.  Nel  Capo  Rizzino  firiifce  la  grandiofa , e placida 
efpanfione  della  terra . Quivi  cominciano  a vederfi  tali , e sì 
gravi  perdite  fatte  dalla  medefima , che  i due  mari,  quali  com- 
binando le  loro  forze  per  lacerarle  il  feno  , fono  giunti  con  ufura 
a rivendicare  i proprj  danni . Quindi  urtata  dal  golfo  di  S.  E fo- 
nila per  1’  owejl , e dal  golfo  di  Squillace  per  1’  cjl , la  terra 
trovafi  ridotta  in  così  angufti  confini , che  mancano  appena 
18  miglia  di  fpazio  in  larghezza,  per  unirli  il  mar  Tirreno 
al  mare  Jonio . 

1322.  Fino  al  Capo  Rizzino  la  terra  Calahra  mollra 
di  tenere  due  direzioni , la  prima  dal  nord  al  fud , e la  fe- 
conda dall’  owejl  all’  cjl . Da  tal  punto  cangia  direzione  , e 
rifuggendo  dall’  cjl , lì  ertende  da’  confini  dell’  Ijlmo  , detto  an- 
che Seno  Lamctino  , fino  al  Capo  Sambrone  j e vi  giunge  con 
tal  vantaggio  , che  dalla  larghezza  di  1 8 miglia , patta  a gua- 
dagnarne quali  33 . Quivi  dilatandoli  fempre  più  , li  ripiega 
all’  owejl , e perviene  al  Capo  Vaticano  , polfedendo  quali  38 
miglia  di  larghezza.  Quinci  ricominciano  le  fue  perdite,  e'1 
mar  di  Gioja,  rodendole  il  fianco,  l’obbliga  a curvare,  e a 

mano 


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Di  Calabria,  4S7 

mano  a mano  le  fura  quali  cinque  miglia  di  ciò  , che  avea' 
acqui  (lato . 

1323.  Da  Palmi  a Capo  di  Stilo  fi  sforza  di  penetrare 
nel  jonio , e fi  rimette  fui  piede  di  quali  32  miglia  di  largo; 
ma  il  Jonio  la  refpinge  , e ne  minora  di  poco  la  latitudine . 
Refpinta  , fi  avanza  di  più  in  più  fui  Tirreno , e drizzandoli 
all’  owejl , giugne  da  Buonora  a Stilla  facendo  fempre  nuovi 
acquifìi  ; e tra  i due  oppofli  Capi , cioè  quel  di  Bruzzono , e 
quello  del  Cenide  , arriva  al  punto  della  fu  a maggiore  efpan- 
fione  quafi  con  40  miglia  di  larghezza , e con  acuto  piede 
s’intrude  nella  gola  del  vorticofo  Faro. 

1324.  Ultimamente,  malgrado  le  perdite  fatte  dal  Capo 
Pizzuto  lungo  1’  JJlmo , la  terra  Calabra  y incorporata  fempre 
co’ granitoli  gioghi  degli  Appennini,  continua  il  fuocorfo;  e 
Inficiando  tra  quelli  , e ’l  mare  ionio  la  minore  , c più  afpra 
parte  di  fe  (leda , franca  , e ficura  ne  oppone  la  parte  mag- 
giore , e la  più  ellefia  al  mar  Tirreno  ; e prefenta  pe’  lati 
del  fid  , e del  Jhd  owejl  al  Siculo  mare  il  fronte  dell ’ Italia , 
con  un’ a meni  (lima  ferie  di  ridenti  colli fiancheggiati  da  una 
formidabile  congerie,  di.  monti  ,. 

*•1  *•  • _ i • 

Q_talitd  naturali  della  Calabria,  citra . 

1325.  Afipro,  e fommamente-  montuofo  è il  principio  di 
tal  regione  dalla  via  del  NNE:  eguale  ne  appare  la  continua- 
zione pel  lato  del  nort  owejl  ; ma  diverfa  ne  è la  condizione 
per  la  via  del  nort  ejl . Quivi  la  faccia  de  i terreni  lun- 
gi dall’  edere  piemata  da  quelle  immenfe  moli  di  alpe  (tri 

rnon- 


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aR3  Istoria  dei.  tremoto 

1 hiooti , clie  fi  ergono  lungo  i dintorni  del  vicino  Tirre- 
no , è per  contrario  o gentilmente  fparfa  di  amene  colline  , 
o di  rado  in  rado  ornata  di  piani  dolcemente  inclinati , e così 
procede  lino  a Capo  Trionfo  per  l’una  via,  e a Ring  nano  per 
l’altra.  Ma  fe  mancanvi  le  afprc  montagne,  vi  ha  in  vece 
notabile  quantità  di  fiumi , di  ftagni , e di  pantani . Da  i luo- 
ghi accennati  comincia  quindi  ad  ergere  la  fronte  una  ferie 
di  monti,  che  a gioghi  vari,  e inordinati,  e a matti  di  ftra- 
na  mole  ricoprono  tutta  l’eftenfione  della  Calabria  cifra  fino 
alla  Selva  della  pece  per  1’  ovvejl , fino  al  monte  Januario  per 
le  parti,  che  fi  dirigono  al  fuJ , e fino  al  monte  Fumiero 
per  quelle , che  riguardano  1’  ejì . Fra  quelle  progrettioni  dell’ 
Appennino  frequente  è la  copia  delle  acque  fcorrevoli:  fcarfa 
e interrotta  è la  porzione  della  fuperiìcie  piana  $ e frequen- 
t itti  ma  è la  quantità  delle  profonde  valli. 

1316.  La  figura  dell’apice  delle  montagne  o è tutta 
angolofa,  o è prefiòchè  tutta  rotonda.  Se  ve  ne  ha  delle  co- 
niche , non  vi  fi  veggono  nè  fegni  di  feorie  , nè  tracce  di 
lave  j e ciò  non  folo  ne  i loro  dintorni , ma  anche  fui  dotto , 
o fulle  bali . In  moltilfime  di  ette  le  parti  integranti  fono  un 
confufo  ammalio  di  ghiaja  , di  arena  eterogenea  , di  argilla 
plajlica  , di  quarzo  , di  jpato  , di  asbejlo  , di  creta  , di  breccia 
indeterminata , di  granito  , di  marmo , e di  rottami  di  rocca , 
e di  fatti . Quelli  materiali  fono  pofti  a ftrati  di  varia  dire- 
zione ; e trattine  quelli  , che  fi  appartengono  alla  creta  , al 
ge/Jo , e all’  argilla  , rutto  il  retto  fembra  confulàmente  , e 
fenza  alcuna  ordinata  giacitura  aggregato . 

1327.  Non  è a tacerli  che  nella  Calabria  citra\o  fchijlo 

è tal- 


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Di  Calabria.  481} 

è talmente  copiofo , foprattutto  ne’  monti , e nelle  rupi , che 
giacciono  tra  ’l  Crati , e 1 Savuto  , che  pub  ben  dirli  d’  elfer 
quello  il  dominante  fra  tutti  gli  altri  materiali . Ve  n’ ha  dell’ 
argillofo  , e friabile  : fe  ne  trova  del  calcareo  , /o/co,  ed  e/ferve- 
fccnte  : e fe  ne  rinviene  ancora  a color  vario , a diverlb  fimo, 
e a congerie  poche  volte  interrotta  , e quali  fempre  montuola  . 
Dagli  accennati  liti  in  fuori , quello  materiale  è rariflìmo 
nelle  rimanenti  parti , che  menano  a Calabria  ultra  : provin- 
cia , in  cui  no  ’l  rivedemmo  mai  in  quel  modo , che  il  tro- 
vammo ammonticchiato,  e- fparfo  in  que’ luoghi  della  Calabria 
citra , che  dovemmo  attraverfare  , allorché  noi  pallammo  da 
Belmontc  a Co/cnza , e indi  ci  avviammo  al  Pizzo . 

Condizioni  naturali  della  Calabria  ultra  ; 

1318.  Tale  è il  tenore  delle  cofe  fino  a Capo  Suvert 
per  occidente , e Capo  di'  Orignano  per  oriente . Comincia  a 
cangiarfene  lo  fiato  dall’  una  via  fino  al  Fondaco  del  Fico , e 
dall’altra  fino  alla  Torre  di  Annibaie.  In  tale  difiretto,  in 
cui  vi  erano  in  altri  tempi  due  città  di  memorabile  fama  , 
cioè  Cotrone  all’  oriente  , e Vtbona  all’  occidente  , fi  trovano 
nell’  età  noftra  due  famofi  ricettacoli  di  (lagni  letali , di  pe- 
ricolofo  inciampo  per  la  falute  umana . L’  uno  è ne’  valli  din- 
torni di  Cotrone  , e in  tutto  quel  tratto , che  dicefi  il  Mar - 
chejato  , l’ altro  è in  tutta  quella  confiderabile  di  Uefa  di  ter- 
reni, che  rimane  invafa , e capricciofamente  infettata  da’ vo- 
raci rami  di  due  fiumi , cioè  dell’  Amato  fino  a S.  Eufemia  , e 
dell’  Angitola  fino  alle  vicinanze  del  Pizzo . 

Q.qq  1319. 


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4jo  Istoria  del  tremoto 

13:9.  Tutto  quello  {terminato  corpo  dell’  Appennino , 
che  fino  al  Capo  fuvero  per  la  via  del  tirreno , e fino  al  Capo 
ri  zitto  per  quella  del  Jonio  fembra  formare  un  indi  (tinto , e 
quali  continuo  gruppo  di  valle  moli  di  varj  gioghi , cangia 
di  mano  in  mano  figura , e direzione , e prende  quindi  a paf- 
far  oltre  non  più  divifo , e difperfo  ; ma  unito  a guifa  di  ca- 
tena , o di  ferra  compofla  di  monti  Angolari , diflinti  di  ver- 
tice , ma  collegati  di  bafe . Quefti  dividono  in  due  ineguali 
porzioni  tutto  il  lungo  della  Calabria  ultra , lafciando  dal  lato 
del  tirreno  una  ben  larga  pianura , e da  quello  del  Jonio  un 
breve,  interrotto,  e falfo  piano. 

1330.  Dallo  fchijìo  in  poi  le  condizioni  naturali  di 
quefte  diramazioni  dell'  Appennino,  e per  le  mafie  integranti , 
e per  la  figura,  fono  prelfo  che  eguali  a quelle, che  già  no- 
tammo nella  Calabria  citta . E fe  vi  ha  ragione  di  trovarvi 
differenza,  pare  che  porta  ripeterli  dall’  arena  eterogenea  , dall’ 
argilla  pla/lica  , e dalla  creta , che  quivi  fembrano  occupare , 
fra  tutte  le  malie  componenti  , il  maggior  luogo,  ed  il  pri- 
mato non  meno  ne’  monti , che  nelle  valli , e nelle  pianure . 

1331.  Indicibile  è poi  la  copia  de’ torrenti , e de’fiutni, 
che  dì  pallio  in  palio  aggravano,  e rodono  la  faccia  de’ terre- 
ni. E’  a dolerli  che  quali  rutti  non  hanno  nè  flabilu,  nè  con- 
venevole letto;  e quindi  nell’atto  che  i fiumi  fcorrono  , e 
traboccano  a loro  fantasia , non  ve  ne  ha  un  folo  , che  fia 
in  qualche  maniera  navigabile,  0 tenuto  in  modo  da  non 
nuocere  alle  fortune , e fervire  al  comodo  dell’  uomo  . 

1 1331.  Torbida,  e minaccevole  è la  faccia  de’  due  ma- 

ri , e quali  per  tutto  n’  è ruinorofo , e profondo  il  letto  an- 
che 


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'•"Di  Calabria.  4^ 

che  predo  alle  fpondo . E*  degno  di  e(fere  notato  che  nelle 
acque  del  mar  Tirreno  , in  poca  diflanza  dal  littorale  , vi  fi 
ol  ferva  no  alcuni  tratti  talmente  occupati  o da  terra  , o da 
arena , o da  fcogli  , che  la  loro  figura  fi  approfiìma  d’ aliai 
a quella  d'  una  penifola , u d’ ifolette  fparfe  , o quafi  conti- 
gue : il  che  della  non  piccioli  fofpetti  di  elfervi  (late  in  tal 
mare  per  avventura  delle  fifiche  rivoluzioni  fuperiori  ad  ogni 
memoria  d’uomo. 

De  folfì li ì e de'  minerali  delle  Calabrie  « 

1333.  La  terra  Calabra  è ricca  di  fali , Vi  ha  de’ terre- 
ni, e de’ luoghi  propinimi  alla  formazione  del  nitro.  Mi  fono 
de’  fiti  , ne’  quali  vi  è copia  notabiliilima  di  vitriolo  f empii - 
ce,  e di  vitriolo  campo  fio  \ e ve  ne  ha  degli  altri  , ove  non 
vi  ha  fcarfezza  di  alarne  . 

1 334..  Oltra  la  pece , il  terebinto  , e l'olio  di  pino , 
che  vi  fi  producono  in  abbondanza , vi  fono  aliai  materie  mi- 
nerali infiammabili  : vi  è P olio  di  fajfo  5 e vi  è il  zolfo  nati- 
vo , e ’l  zolfo  faturato  di  metalli , cioè  con  ferro  , con  rame 
giallo  , o grigio  , con  piombo , con  blenda , con  argento  ec.  ec. 

1 335-  Vi  è l'antimonio  mineralizato  col  folfo  , firiato  , 
a color  grigio , e inchinante  al  fcruleo:  ve  n’ha  del  difforme , 
folido , e di  un  livido  fofeo  : e fe  ne  incontra  di  quello , che 
è firiato  a fibre  parallele . 

1336.  Vi  ha  copia  di  rame  variamente  mineralizato  con 
materie  , e pietre  calcarie , col  quarzo  col  geffo  , colf  are- 
na filiera  , e coll’  argilla  non  efiervefeente  , e a vano  colore  j 

Qqq  z fe 


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49*  Istoria  del  tremoto 

fe  ne  rinviene  del  corrofo  mefcolato  coll’ argilla  ,o  colla  mar- 
ga  , e quello  talvolta  appare  ejfervefcente . 

1 337»  Vi  è il  piombo  femplice,  vi  è quello  da  pentolai , 
e ve  ne  ha  del  mineralizato  con  zolfo-  , o.  argento  , o /erro  , 
o antimonio  . 

1338.  Vi  è abbondanza  di  /erro,  che  o fchietto r ocreo» 
ero , o corrofo , o refrattario , lotto  varia  forma  , e vario  colo- 
re , li  rinviene  mineralizato , e unito  a terra , e a materia  0 
calcarea , o argillofa , o cretacea , 0 filiera  , o micacea. 

1339,  Non  vi  manca  l'argento  , e quello  trovali  tr/ac- 
ralizato  o col  rame  , 0 col  zolfo  , o col  piombo , o coll’  a/ir/- 
monio  , o col  ferro . 

1 34.0.  Vi  fono,  in  breve  , la  w/ca , il  70/co , la  feloni  te, 
il  crifallo , V amianto  y e vi  ha  copia  di  utilillime  IbUanze  Ze- 
lar/ , di  torba,  e di  carbon  foffxle . 

1341.  Vi  ha  poi,  quali  per  ogni  cola  , che  lì  voglia 
f.lTar  lo  fguardo,  una  pieniflima  teftimonianza  di  monumenti, 
co’  quali  innegabilmente  fi  prova  l’ immemorabile  , e lungo  do- 
minio , che  fu  tali  regioni  aver  dovette  il  mare , 

1 342.  Di  quel  , che  finora  annunziammo  non  parliara 
noi  per  rifeontri  altronde  pervenutici  ; ma  ne  fiamo  a ciò  auto- 
rizzati dalle  propie  offervazioni  , e da’ materiali , che  fi  ebbe 
cura  di  far  raunare  dall’  una  , e dall’  altra  provincia  per  la  for- 
mazione del  mufeo  della  dona  naturale  . 

1 343.  Sembra  affai  giudo  il  chiedere  in  quai  luoghi 
della  terra  Calabra  fi  rinvengano  famiglienti  materiali  ? Non 
guari  andrà  che  il  pubblico  farà  fu  ciò  pienamente  foddisfat- 
to  j quello , che  per  ora  al  filofofo  afeonder  non  fi  dee , fi  è 

che 


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Di  Calabria. 


45>  3 

che  i luoghi  , ne’  quali  il  tremoto  proda  Ile  il  malli  mo  fcou- 
quatlo , furono  appunto  quegli , ove  non  folo  non  vi  ha  abbon- 
danza, ma  piuttoflo  penuria  di  materie  minerali  infiammabili. 
Da  ciò  veggano  coloro , che  ripongono  le  cagioni , e le  occa- 
fìoni  del  tremoto  nella  copia  delle  mafie  de’  minerali  acceufi- 
bili  , quanto  poco  la  natura  acconfenta  alle  feduttrici  inven- 
zioni della  fantasìa  dell’ uomo. 

1344.  Comprendiamo  che  rimane  un  voto  in  quella 
parte  della  geografìa  fifica  della  terra  Caìabra . Vi  manca  un 
qualche  faggio  delle  cole,  che  fi  appartengono  alla  Botanica , 
e alla  Zoologìa  . Ciò  non  può  attribuirli  a noftra  colpa , poi- 
ché maturamente  fi  era  a tal  bifogno  provveduto  ; ma  molte 
nojofe  circollanze  non  han  permeilo  di  mettere  per  ora  in  luce 
tutto  quello,  che,  per  mezzo  di  due  valorofi  giovani,  fu  ri- 
cercato,. e raccolto  per  conto  della  Reale  Accademia. 

1345.  Chiudiamo  queflo  articolo  col  dire  che , ovunque 
fi  volga  l’occhio  lungo  tutta  la  da'tela  di  quelle  provincie, 
li  prefentano  tali  fegni  di  antichi  rivolgimenti,  che  non  può 
non  confeffarfi  ellere  fiate  cotefle  regioni  replicatamente  feom- 
pofle,  rivolte,  e fottopofle  a graviflìmi  cangiamenti. 

***** 

Cojlituzione  metetfrologica  precedente  al  tempo  del  tremoto . 

134 6.  Fervida  oltremódo  fu  la  fiate  del  1781  j e dall 
autunno  fino  alla  rimanente  parte  di  queii’  anno , e al  Gennajo 
del  1783  caddero  piogge  cotanto  dirotte,  e continuate,  che 

la 


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ISTORIA  DEL  TREMOTO 


494 

la  terra  Calalra  ne  rimate  in  molti  luoghi  altamente  danneg- 
giata non  telo  per  gli  allagamenti , che  vi  fecero  i fiumi  • 
ma  altresì  per  lo  fcomponimento , e per  lo  fcofcio  rovinevo- 
le , che  le  acque  piovane  produitero  in  que’  terreni  natural- 
mente fragili  , e proni  alla  dilteluzione . Di  ciò  ne  avemmo 
una  evidente  pruova  nel  rivolgimento  delle  terre  movitine  di 
S.  Lucido , che  fu  già  da  noi  oflervato , e deferitto . 

1 3+7.  Se  vorremo  poi  attenerci  a que’ rifeontri , che 
su  tale  articolo  ci  furon  dati , potremo  francamente  aiferire 
che  di  fomiglianti  rovefei  di  terreno  fe  ne  prepararono  altri 
anche  ne’  difìretti  di  Arena , di  Laureana  , di  Terranova , di 
Cajlellace , e di  S.  Crijìina  ; ma  oltre  a quelli  efempi , aliar 
che  noi  lìeffi  fummo  in  Cofenza  y il  Priore  de’ Padri  Tere/ianì  t 
ci  riferì  elfervi  flato  un  podere  appartenente  a quel  convento , 
il  quale  rimate  tanto , e sì  fattamente  feompolìo  dalla  lunga, 
ed  eccefliva  piova , che  difeiogliendoft , li  ruppe  , e corfe  a 
invadere  un  terreno  contermino  ; e di  ciò  ne  pendea  in  quel- 
la Udienza  il  giudizio , dacché  il  poffellore  del  terreno  in- 
gombrato ne  pretendea  la  riparazione  . 

1 348.  Da  quelli  fatti  è facile  il  comprendere  in  quali 
cattive  difpofizioni , allor  che  fopravvenne  la  fatale  tìfica  re- 
voluzione,  ritrovaronfi  i terreni  di  una  regione  , nella  quale 
i monti  lungi  dall’  elfere  primigenj  fono  prelTo  che  tutti  fe- 
condar] , e ferbano  l’ efpreffo  carattere  di  una  coftituzione 
quanto  tumultuofa , altrettanto  labile  e gregaria . 


Delle 


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Di  Calabria.  495 

Delle  meteore . 

1 349.  Stimiamo  vana  cofa  il  far  parola  delle  meteore , 
dacché  elfe  in  tal  regione  fono  in  ogni  anno  fommamente 
flrepitofe  , e frequenti  $ e quindi  non  pare  che  'éfier  poira 
ragionevole  il  dedurne  alcuna  confeguenza , onde  riguardarle 
come  compagne  collanti,  o come  cagioni,  ed  effetti,  o come 
fegni  immancabili  di  quel  tremoto  , il  quale  , tolga  il  cielo 
l'augurio , qualora  al  par  di  quelle  aveffe  avuta  una  periodica 
annuale  ricorrenza  , la  terra  Calibra  già  farebbe  da  lunga  età 
dift rutta , e pi  mbata  nel  feno  del  niente. 

1350.  Nè  pure  è a tenerli  de  i venti  un  tal  conto, 
che  ciò  fervir  potette  di  qualche  lume , e di  una  guida  gene- 
rale nella  fioria  de’  tremoti . Potrebbe  fol  tanto  lufingarsi 
dell’  oppofio  quell’  uomo  , che  ignorale  che  cofa  è la  Cala- 
bria , e quanto  fia  vano  lo  fperare  di  poter  applicare  le  ottcr- 
vazioni  de’  luoghi  particolari  al  complelfo  generale  di  una 
regione  , in  cui  di  paffo  in  palfo  l’atmosfera  rimane  pertur- 
bato a fegno , che  non  meno  dalla  irregolare  pofizione  delle 
valli  , delle  rupi , de’  monti , e delle  pianure  , ma  eziandio 
dalla  giacitura  de’  Capi , e dalla  forza  de’  due  opporti  mari 
l’aere  vi  fi  rende  vario  da  luogo  a luogo,  e ne  viene  perpe- 
tuamente con  incerta  , e oppofla  legge  di  rarefazione , e di 
pefo  agitato  , e fconvolto  . I venti  regolari  non  polfono  re- 
gnare , fe  non  fe  ne’  firi , ove  mancano  le  ineguaglianze  della 
terra  ; e quindi  per  poterli  defumere  qualche  barlume  in  tali 
tenebre  , converrebbe  non  contentarfi  d’ un  giornale  meteorolo- 
gico di  un  luogo  folo  , ma  averne  tanti , quanti  fono  i luoghi 

ine- 


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Istoria  dei.  tremoto 


49  6 

inegualiilimi  di  tali  regioni . Il  più , che  in  generale  può  afie- 
rirfi  su  tal  punto,  fi  è che  l’aria  della  Calabria  è incoftantif- 
fima , e più  arduamente  foggetta  a mutazioni  da  prefio  i 
monti , che  verfo  le  pianure  j e che  ficcome  ne’  primi  di  que- 
lli luoghi  più  efpofia  al  beneficio  della  rinnovazione,  cosi 
ne’  fecondi  è meno  felicitata  da  tal  fuflidio  . Verfo  il  litora- 
le del  Tirreno  i venti  dominatori  fono  que’  del  nort  ovvejl  : 
ne’ luoghi  efpofii  al  Jonio  que’,  che  vi  hanno  maggior  domi- 
nio fono  que*  del  nort  ejl , e del  fud  ejl  ; e negli  altri , che 
giacciono  in  faccia  al  mare  Siculo , regnanvi  i venti  del  mez- 
zogiorno . Ma  tranne  quello  generale  tenore  di  cofe , tutto  il 
rellante , che  fi  appartiene  alle  parti  interne , e mediterranee, 
è in  un  perpetuo  , e oppollo  cangiamento.  Nella  parte  mon- 
tuofa  di  Calabria  cifra , viaggiando  noi  col  Signor  Sebajliani , 
pruovammo  in  un  giorno  ftefiò  tutte  le  più  fìrane,  e potabili 
mutazioni  di  calore , e di  freddo  . 

Delle  meteore , e de'  fenomeni  come  fegni  antecedenti , 
e concomitanti  de'  tremoti . 

1351.  Non  ignoriamo  che  vi  ha  chi  crede  d’ efiervi 
fiate  alcune  regolari  apparenze  di  meteore  j ma  noi  preghia- 
mo i leggitori  a por  mente  non  folo  a tutto  ciò  , che  al- 
trove accennammo , ma  anche  alla  collante  , e frequente  olfcr- 
vazione , con  cui  fummo  convinti  dal  fatto  d’  eifere  avvenuto 
il  tremoto  indillintamente  a ciel  fereno , e torbido,  connubi, 
e fenza , in  varie  ore , e con  qualunque  vento  , 0 fenza  ven- 
to alcuno . 

I3Si* 


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Di  Calabria, 


'4?  7 


1354.  Quelle  rifleflìoni  ci  conducono  naturalmente  all’ 
efame  di  una  quellione , che  udimmo  agitar  fovente , cioè , 
fe  vi  furono  meteore , che  annunziato  avellerò  il  tremoto . 
Per  ifciorre  acconciamente  quello  nodo  conviene  dividere  t 
tempi  in  quelli , che  precedettero  la  terribile  revoluzione  , in 
quelli , ne’  quali  fi  aperfe  la  prima  tragica  fcena  de’  terremo- 
ti, e fe  ne  rapprefentò  la  fatale  azione  , e in  quelli , che  di 
mano  in  mano  a’  medefimi  fuccedettero  . 

1 35  3.  Per  quanto  li  appartiene  a’  tempi  anteriori  al  pri- 
mo maflìmo  rivolgimento , tutto  che  ragion  vi  fìa , onde 
credere  che  a limile  inlìgne  conturbazione  della  natura  pre- 
ceder debbano  apparenze  propie , e fufficienti  a indicare  là 
fopra  fante  proliima  difgrazia , pure  a nofra  notizia  non  per- 
venne d’eiTervi  fato  nelle  Calabrie  uomo  cotanto  perfpica- 
ce , clic  da  qualche  precedente  fegno  avelie  faputo  fenfa- 
tamente  arguire , e prevedere  la  tremenda  fventura , che 
quindi  avvenne . Checché  fe  ne  volefie  per  l’ oppofito  aderi- 
re , potrebbe  aliai  guidamente  porli  nella  linea  del  fa  nati  lr.10, 
e della  favola.  Non  ignoriamo  d’elferfi  da  AriJÌ  otite , da  Ci- 
cerone , da  Seneca , e da  Plinio  creduto  che  a taluni  fu  dato 
di  predire  il  proffimo  tremoto  ; ma  è ben  a temerfi  di  ef- 
lère  fate  tali  aiferzioni  dettate  piuttofo  dal  rifpetto  per  I an- 
tichità , che  dal  fatto.  All’uomo  non  è fato  ancor  conceduto 
di  penetrare  in  un  sì  grande  arcano  ; e quelle  cognizioni , che 
fe  ne  vantarono , fono  di  un  carattere  così  equivoco , e poco 
confeguente  , che  fi  accodano  d’ aliai  alla  femplicità  . 

1354..  Per  riguardo  poi  alle  meteore  avvenute  nel 
tempo , che  cominciarono  i primi  tragici  fcotimenti  , c ne 

R r r durò 


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^r,8  Istoria  del  tremoto 

duro  V azione  , è fuori  di  conte  fa  che  lo  flato  deli*  aere , e 
del  mare  fu  tale,  che  ad  evidenza  moflrava  da  quale  inefpri- 
mibile , e generale  fovvertimento  era  prefa  la  natura . A qual 
grado  giunga  1’  intereffe  , che  l’ aere  , e ’l  mare  prendono  ne’ 
piccioli , e d:fcreti  tremoti,  non  è facile  a dirlo  • ma  ciò,  che 
fembra  innegabile,  fi  è che  ne’ maflimi  fcotimenti  rimane  alta- 
mente fovvertita  molta  parte  del  fi  (tema  generale  della  macchina 
mondana j e allora  avviene  che  alla  furibonda  agitazione,  in 
cui  cade  la  natura , fi  unifcono  le  meteore , e i fenomeni  i più 
fpaventevoli , che  affligger  polfano  1’ uomo , e conturbar  li  fac- 
cia della  terra , e gli  animali  in  erta  viventi . Così  accadde 
ne’ tremoti,  che  avvennero  fotto  l’ imperio  di  Trajano  (i),  di 
Antonina  (2),  di  Gallono  (3),  di  Toodofio  (4)  , di  Giujìinia - 
no  (5) > e gli  rtefù  fenomeni  fi  ollervarono  in  quelli,  che  de- 
filarono la  Sicilia , la  Sona  (6)  , Cojlantinopoli  (7) , e la  me- 
definia  Calabria  , Ma  per  quanto  ciò  fia  innegabile , ed  evi- 
dentemente provato  cor  monumenti  , tramandati  dalla  fiorii 
alla  portenti  , non  è poi  egualmente  conofciuto  il  voto , che 
fu  tal  punto  vi  ha  nella  linea  delle  cognizioni  dellr  uomo  . Quelli 
finora  è condennato  a ignorare  a fegno  l’apparecchio  di  così 
Tremenda  rivoluzione  fifica  , che  nell’atto  rtedò , in  cui  tut- 
ta 

(1)  EutrOp.  /.  io.»  Dion.  Nic.  in  vita  Antonini» 

(2)  Paul.  Diac.  bift.  mife.  I.  io. 

(3)  Baron.  %/fnnal.  Eccl.  an.  2(5}. 

(4)  Nicephor»  bijì.  Eccl.  I.  14.  cap.  4 5» 

(5)  Caro!.  Sigon.  de  ore.  imp. 

(6)  Bonito  terra  tr:m.  p.  451C. , 4 pi.,  e 4J>2. 

(7)  Idem  p.  4ps. 


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Di  Calabria. 


+9? 

ta  la  natura  è immerfa  in  fommo  , c afflittivo  travaglio  , e 
che  gli  flefli  animali  irragionevoli  o ne  prefentifcono  , o ne 
fentono  l’ incominciato  tumultQ  , egli  folo  non  vede  , e non 
avverte  quella  rovina,  che  fotto  al  fuo  piede,  e intorno  afe 
fteffo  fi  prepara.  Sarebbe  quindi  troppo  defiderabile,  che  i 
dotti  cultori  della  Tifica  del  no  tiro  globo  poneflero  mente  a 
fomiglianti  fatti , e che  le  fcuole , lungi  dall’  errare  dietro  al 
fantafma  delle  ipoteli , fi  arreftalTero  a riflettere  su  i fatti 
medefimi,  e capiffero  che  una  revoluzione  dell’ordine  fifico , 
a cui  li  unilcono  meteore  , e fenomeni  così  potenti  , che 
hanno  forza  di  feomporre  molta  parte  del  filìema  generale 
dell’  aria , della  terra , e del  mare , non  pub  non  eflere  pre- 
ceduta da  fegni  tali,  che  debbano  annunziarne  la  venuta. 

1355.  Ultimamente  per  rifpetto  a’ tempi , che  di  mano 
in  mano  fuccedettero  a’  primi  graviffimi  tremoti , da  ciò  , che 
dianzi  dicemmo , e da  tutto  quello , che  notammo  nel  corfo 
dell’  opera , vi  ha  ragion  -di  aflerire  che  non  folo  nulla  potè 
defumerfi  dalle  leggiere  meteore,  che  vi  fi  unirono,  ma  per 
l’ oppofito  fpeifo  avvenne  di  elfervi  fiati  de’  gravi  tremoti , 
fenza  l’ intervento  della  minima  meteora  . 

EJlenfione  de'  tremoti.  x 

1356.  Il  tremoto  del  di  5 di  Febbraio  fi  elìefe  per 
1’  una  e per  l’ altra  Calabria  ; ma  non  operò  per  tutto  colla 
flelTa  veemenza  . Ecco  il  punto,  ove  richiamiamo  quell’at- 
tenzione , di  cui  pregammo  i nofiri  leggitori  fullc  cofc 
da  noi  riflettute,  e fcritte  dal  numero  1531  fino  al  12.fi. 

Rrr  2 Fu 


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5 co  Istoria  del  T'rbmoto 

Fu  Rianimo  il  fuo  furore  su  quelle  parti  della  Calabria  ultra J 
le  quali  trovatili  giacenti  in  faccia  al  mar  Tirreno  fotto  la  fi), 
praflante  diramazione  degli  Appennini  dal  monte  Jejo  sii' Af pro- 
monte . Da  tal  punto  fe  ne  trova  fcemata  la  ferocia  per  tutta 
quella  rimanente  porzione  della  provincia , che  guarda  il  po- 
nente , e 1 mezzogiorno  : e per  ciò , che  fi  appartiene  alle  vie 
fituate  in  faccia  al  Jonio , già  vedemmo  altrove,  che  tutte  ne 
rimafero  fcolTe  , ma  poche  offefe . 

1357.  Le  fue  azioni  dal  fud  all ' owejl  furono  ben  più 
foni,  cd  eftefe  di  quel,  che  fi  provarono  dall’  owejl  al  nort. 
Di  fatto  non  folo  difirufle  Mcjjina  , ma  pcrcoife  alcune  par- 
ti del  VaUcmone,  e non  lafciò  di  agitare  i tre  rimanenti  Valli 
della  Sicilia , 

1358.  Per  1’ oppcrfito  dalla  via  dell’  owejl  al  nort  le  vee- 

menti agitazioni  non  oltrepalTarono  il  difiretto  di  Montelione ; 
e di  mano  in  mano , foprattutto  lungo  il  littorale , fe  ne  fce- 
mb  a fegno  la  forza , che  noi , come  a bella  pofta  notammo 
nel  nofiro  Itinerario  , incamminatici  per  la  Calabria  citta  ì non 
cominciammo  a riconofcerne  i duri  effetti  fe  non  fe  dal  Dia- 
mante in  oltre  , e ciò  ancora  in  modo  equivoco,  e ineguale. 
Nelle  partì  mediterranee  poi  gettò  per  tutto  il  terrore  , ma 
danneggiò  leggermente  que’  foli  luoghi , che  trovanfi  indicati 
nel  Rame  col  num.LXVIII . Ed  è cosi  vero,  che  dal  Diamante 
verfo  quella  Capitale  fi  andò  tratto  tratto  fcemando  la  fua  for- 
za , che  in  Pai  inuro  ci  fu  detto  d’ elferfene  appena  avvertita 
la  fcolfa  : in  Agropoli  udimmo  che  taluni  temettero  d’  elfervi 
fiato  il  tremoto  : in  Vi  e tri  fe  ne  fofpettò  da  pochifiìmi  ; ma 
in  Napoli  o non  fu  avvertito , o vi  giunfe  cosi  sfiancato  , e 
lento  che  uon  fe  ne  fece  motto.  1359 


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r Di  Calabria-.  501 

, -f  1359.  Per  la  via  del  nort-nort-efl  parvero  più  eftefe  le 
direzioni  : noi  riceveremo  da  Gallipoli , e da  Monopoli  rifcorv- 
tri  d’  eJlervi  (iato  il  tremoto  a ondolazionc  , quando  che  in 
Calabria  ultra  l’ orrendo  rivolgimento  fi  riduflc  a ben  altro  , 
che  a femplice  vibrazione . 

Tremoto  della  notte  antecedente  al  di  fei , e del 
giorno  fette  di  F ebbra jo  . 

1360.  Quello  della  notte  fatale  , che  farà  ferbpre  di 
amara  ricordanza  per  gli  Scillitani  , non  ebbe  quella  lunga 
eftenfione  , cui  giunfe  il  tremoto  del  dì  cinque . Vi  furono 
molti  luoghi  della  lìefla  Calabria  ultra,  ove  non  pervenne  che 
infievolito  ; e vi  ha  ragion  da  credere  che  la  mafiìma  atti- 
vità non  oltrepafifafTe  di  molto  que’  limiti  , che  natura  pofe 
tra  il  monte  Efope  , e ’l  monte  Fi t taro  per  una  via , e Ba~ 
gnara , e Me  fina  per  l’altra. 

1 36 1.  Il  tremoto  del  giorno  fette  fu  grave  , e fcofTe 
l’ intera  Calabria  ultra } ma  la  fua  mafiìma  azione  parve  cir- 
cofcritta  fra’  termini  del  monte  Jejo , e le  vicinanze  dei  mon- 
te Rojfo.  Nel  Valdemone  fe  ne  fentì  la  minaccia  ; nella  Cala- 
bria  citra  fe  ne  comprefe  la  forza  ; ma  di  là  da  tali  limiti , 
0 non  oltrepafsò , 0 pafsù  lento  a fegno  che  non  fu  avvertito . 

- Tremoto  del  dì  28  di  Marzo  . 

1362.  Quefto  fu  uno  de’  più  terribili  . La  fua  eften- 
fione fu  di  gran  lunga  fuperiore  a quella  de’  precedenti  tre- 
moli. 


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Istoria  dei.  t remoto 


5°* 

moti.  Scoile  l’una  e l’altra  Calabria:  agitò  tutti  i Valli  della. 
Sicilia:  turbò  la  Bafilicata , il  principato , e Napoli  fteiTo  ; e 
non  lafciò  di  deflar  lieve  tremore  anche  nelle  provincie  d ’Otran~ 
to , e di  Bari  . Non  è facile  il  calcolare  la  fua  forza  pre- 
cifa  ; ma  dagli  effetti,  che  produffe  nel  centro  della  fua  mafii- 
ma  attività,  può  ben  dirfi  che  fe  fu  più  eftefo  degli  altri,  non 
è per  ciò  che  polla  reputarli  più  precipitofo  , e veemente . 
I dintorni  di  Girifalco  > e di  Borgia  furono  le  principali  fe- 
di , ove  fi  fviluppò , e donde  quella  potentini  ma  ignota  forza 
dilatò  il  tremendo  fuo  furore  ; ma  uom  , che  ponga  mente  alle 
moltiplici  revoluzioni , che  fi  produllero  dal  primo  tremoto 
di  Fcbbrajo , e fi  compiaccia  di  porle  in  parallelo  con  quelle , 
che  in  Gerifalco , e Borgia  fi  produllero  dal  tremoto  de’  28 
di  Marzo , vedrà  all’evidenza  di  quanto  quelle  a quelle  ceda- 
no , e per  la  veemenza , e per  l’ indole  fommamente  letale , 
e devallante  . 

1363.  Le  parti  , che  più  delle  altre  vennero  prefe  di 
mira  , furono  quelle , che  ftavano  verfo  il  Jonio  , c tutte 
quelle  , che  giaceano  nelle  vicinanze  delle  funelle  fedi , ove 
nacque  , o donde  fviluppofli . Non  vuol  negarli  che  le  parti 
contigue  a Montelìone , e le  fucceflive  porzioni  di  Calabria 
ultra , furono  con  quelle  di  Calabria  cifra  molto  oltraggiate  da 
quello  tremoto;  ma  dee  rifietterfi  che  quelle  medefime  avea- 
no  già  fofferto  lungo  e replicato  tormento  da’  frequentiflìmi 
tremoti  del  Fcbbrajo , e del  Marzo  ; quindi  è che  la  rovina 
avvenuta  non  può  tutta  giuftamente  attribuirfi  alla  fola  forza 
del  tremoto  de’ 28  di  Marzo. 

1364.  Se  ci  fu  dato  di  poter  formare  una  idea  pruden- 

ziale 


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c. 


Di  Calabria,  7 503 

siale  della  ellenfione  de’  tremoti  fulla  fopraffaccia  della  terra 
Calibra , è poi  del  tutto  vano  fperare  di  dar  idee  ragionevoli 
dello  fpazio  , che  elfi  occupar  dovettero  dentro  le  cieche  , e 
profonde  vifeere  della  terra . E’  fuor  d’ ogni  difputa  che 
l’ uomo-  conofee  affai  poco  la  fkffa  fuperf.cie  della  terra  , fu 
cui  va  errando  come  un  fuggentiflimo  atomo  . Or  quelli  po- 
trebbe mai  prefumere  di  feoprire  ciò , che  li  rivolge , e fi 
opera  ne’  riconditi , e cupi  andirivieni  di  quella  terra , che 
egli  preme  , fenz’  appieno  conofcerla  ì Confeffiamo  la  debo- 
lezza delle  cognizioni  umane  , e rion  accrefclamo  la  noftra 
confulìorre  col  mollrare  di  meritar  che  altri  ci  faccia  arroihre, 
1365.  Noi  non  iliimiamo  di  far  parola  di  altri  tremoti  : 
abbiamo  lòlranto  tenuto’  ragionamento  de’  rammentati  finora  , 
poiché  furono  delli  quelli , che  in  quefia  tragica  feena , ne 
fofìennero  il  primo , e principal  carattere  . Tutti  gli  altri, 
che  furono  oltra  ogni  dire  frequenti  , e numero!! , non  giun- 
fero  a rapprefentarne  una  uguale  , non  che  una  lupcrior  figu- 
ra , Ciò  è così  vero,  che  può  con  ogni  afléveranza  dirli  effer- 
vi  fiati  de’  terremoti  all’  intutto  fpezial!  , e clrcofcritti  a fe- 
gno  fra  certi  limiti  , che  molti  di  eflì  , liccome  furono  fol- 
tanto  avvertiti  ne'  luoghi,  ove  li  fvilupparono , e In  quelli, 
che  ftavan  loro  d’ Intorno  , così  per  1’  oppofuo  non  furono  in 
alcun  modo  intefi  In  quelle  parti , che  n' erano  alquanto  lon- 
tane. E in  ciò  li  vide  una  imagine  di  quelle  particolari  com- 
mozioni dell' atmosfera , che  fi  offervano  nella  fiaglone  eftiva, 
allorché  l’aere  vien  prefo  da  improvvifo  temporale  in  un  luogo, 
nell’  atto  lìclfo  che  in  altri  luoghi  tutto  è tranquillo , e fereno. 


Df 


5°+ 


Istoria  dei,  tremoto 
Del  marimoto  , e iclT  aeremoto  . 


1366.  E'  ormai  fuori  di  contefa  per  le  cofe  , le  quali 
vennero  efpofte  nel  corfo  di  queft’  opera  , che  il  primo  tre- 
moto interefsò  il  mare , e che  quello  della  notte  antecedente  al 
dì  6 di  Fcbbrajo  portò  feco  il  terribile  marimoto  , di  cui  a 
fuflicienza  ragionammo  . Mal  grado  però  la  lunga  eftenfione 
del  tremoto  del  dì  18  di  Marzo  non  udimmo  mai  dire  d’effere 
fiato  congiunto  a marimoto. 

i3<>7.  Da  ciò,  che  in  alcune  parti  di  queft’ opera  efpo- 
nemmo,  chiaramente  fi  rileva  che  i primi  grandi  tremoti  fu- 
rono Tempre  uniti  ad  aeremoto.  Oltr’a  ciò  è a notarli  che  un 
tal  fenomeno  apparve  anche  folo , e fenza  tremoto , lìccome 
quello  fpeflifiimo  fe  fentirfi  fenza  quello,  e fenza  deftar  nell* 
sere,  e nel  mare  la  minima  conturbazione. 

j Delle  ore  , nelle  quali  prccifamcnte  avvennero  i primi  , e i 
più  veementi  tremoti. 

1368.  Noi  ricevemmo  rlfcontri  cotanto  varj , e contrad- 
dittorj  su  tal  punto,  che  veggiam  chiaro  di  non  poterfene 
una  collante  cofa  afierire  ; e che  lungi  dal  defignarne  il  pun- 
to fillo , fol  tanto  è dato  l’ indicarne  prudenzialmente , e all’ 
in  circa  il  tempo . 

1 369.  Quello  del  dì  5 di  Fcbbrajo  fi  udì  d’ intorno  alle 
ore  19.  Quello  della  notte  del  dì  5,  precedente  al  dì  6 dello 
ftdfo  mefe  , avvenne  dopo  le  ore  7 . L’ altro  del  dì  7 di 
Fcbbrajo  fuccedette  intorno  alle  orre  ai  ; e '1  terribile  tremoto 

del 


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Dr  Calabria.  505 

del  giorno  a 8 di  Marzo  accadde  verfo  l’ un’ ora  e mezzo, 

0 circa . 

1 370.  Le  ragioni  di  tanta  varietà  di  rifcontri  traggono 
principalmente  le  origini  da  due  cagioni . La  prima  è la  im- 
ponibile uguaglianza , ed  efattezza  degli  orinoli  in  due  pro- 
vincie  di  valla  dirtela . A ciò  li  aggiunga  che  quando  anche 
una  tale  difparità  non  vi  forte  fiata  , era  ben  più  naturale , 
che  lungi  dall’  intrattenerli  a porre  curiofamente  lo  fguardo 
fugli  oriuoli  , la  fmarrita  gente  fi  abbandonale  tra’  precipizj , 
e ’l  terrore  perdutamente  alla  fuga  . 

1371.  La  feconda  ragione  nacque  dalla  circortanza  inne- 
gabile che  il  tremoto  non  percolfe , e agitò  l’ intera  ertenfio- 
ne  delle  due  provincie  in  un  attimo,  e nello  fteffo  ftefiillìmo 
momento . La  varia  fua  azione  nelle  varie  parti  de’  luoghi  o 
del  tutto  nabilTati , 0 molto  lefi  , o foltanto  fcofli  offre  una 
evidente  pruova  che  in  tanto  movimento  , per  quanto  fi  vo- 
glia rapido  , e veloci  (Timo  , non  potè  non  elfervi  un  certo 
che  di  progreffvo . Quando  fi  ponga  mente  alla  eftenfione  del- 
le terre,  per  le  quali  un  tremoto  corre,  e fi  diffonde,  e poi 
fi  metta  occhio  alla  fucceflìva  gradazione , con  cui  fe  ne  van- 
no eftenuando,  e infievolendo  le  forze,  e l’ attivi»  à , fi  vedrà 
chiaro  che  l’azione  irtantanea  potrà  folo  fperimentarfi  ne’ 
luoghi  del  centro  dello  fviluppo  di  tanta  orribile  rivolu- 
zione j ma  per  ciò , che  riguarda  gli  altri  luoghi , i quali 
ne  fono  rimoti  , in  efii  debbono  rifeniirfene  gli  effetti  a n.i- 
fura  della  minore  , 0 maggiore  dirtanra  j e quindi  fetr.bra  ticp- 
po  confeguente,  che  fe  ne  debba  valutare  1’  ertenfione  colla 

egge  de’ moti  progreflìvi . Ciò,  che  all’evidenza  confirma 

S s s quella 


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1 


Istoria  del  tremoto 


506 

quella  verità,  fi  è quello  fi  e fio  rombo , il  quale  è pur  dello 
uno  de’  Angolari  fenomeni  del  tremoto . Quello  fpaventevolc 
rumorofo  fuo  compagno  o non  giunfe  del  tutto,  o arrivò  ap- 
pena avvertibile  in  Calabria  citta j e intanto  quello  fielTo  in 
Calabria  ult  a riempiva  tutta  la  popolazione,  e gli  fie (fi  bruti 
di  avvilimento,  e di  orrore. 

Del  tempo  , e ddC  età  deli'  anno  , in  cui  avvennero  ì tremoti  . 

1372.  Dicafi  di  pafiaggio,  gli  antichi  ci  lafciarono  aliai 
fcarfi  lumi  su  quefio  terribile  flagello  dell’ umanità.  Arijloti- 
lc , Seneca , e Plinio  aderirono  che  la  terra  tremar  polla  di 
rado  nel  grande  inverno , e nella  piena  fiate  . Molti  fe  ’l  cre- 
dettero , ma  intanto  la  notte  de’  6 di  Fcbbrajo  fu  rigidilfima  , 
e di  un  freddo  da  gelare  , con  acqua  , e con  grandine  in 
molti  luoghi  . Quella  del  dì  28  di  Marzo  non  fu  delle  più 
temperate  . I calori  del  Giugno  , o per  nulla  , o di  poco 
cedettero  a i calori  della  più  fervida  fiate  ; e ciò  non  ofian- 
te  nel  mattino  degli  undeci  di  Giugno,  fiando  noi  in  Mejina , 

vi  fu  un  tremoto  attivifiimo . 

* ( 

1373.  Oltr’ a ciò  nella  fioria  di  fomigliante  calamità  il 

inefc  di  Fcbbrajo  è fpelTo  rammentato  come  un’epoca  di  memo- 
rabili fciagurc  (1) . Tra  quelle,  come  altrove  accennammo  , vi 
fu  quella,  che  apportò  la  famofa  rovina  del  difiretto  Ercola- 
ncje , e Pompejano , fotto  il  confolatO  di  Regolo , e di  Virai - 

nio 

fi)  Bonir.  terra  trem.  p.  431.  434.  437.  473-  478.  477.  485. 
4?5-  e 97-  “• 


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Di  Calabria. 


507 

nio  (1);  ed  è notabile  che  ciò  avvenne  nel  dì  cinque  di  Feb- 
bre] a . Vi  ha  anche  un’ alt r’ epoca  fegnalata  dal  terribile  fov- 
vertimento , onde  fu  conturbata  la  Sicilia , e diftrutta  Cata- 
nia (2) . Un  tale  tremoto  accadde  nel  dì  quattro  di  F ebbra} 0 
dell’anno  1169  ; e delblò  non  folo  la  Sicilia , ma  eftefe  i fuoi 
furori  anche  fulla  vicina  Calabria  (3).  Tra’ fenomeni , che  ne 
furono  allora  delignati  , notabiliflimo  fu  quello  del  marimoto  , 
che  vi  fi  unì.,,  Il  mare  fi  diffeccò  dintorno  a jo  palmi  nel 
„ porto  di  McJJìna , e corfe  poi  con  tanto  impero  verfo  la 
„ città , che  vi  entrò  fin  dentro  le  porte  . 

1 374.  Non  è meno  fegnalato  per  tali  calamità  il  mefe 
di  Marzo  . Da’  monumenti  della  fioria  appare  d’ efferfi  fpeffo* 
in  tal  mefe  conturbata  la  terra  ; e non  dee  con  fienaio  pre- 
terirli la  circofianza  d’ effe  re  fiata  nel  16  38  afflitta,1  e defo- 
lata  la  Calabria  da  un  tremoto  , che  in  quell’  anno  accadde  nel 
dì  17  di  Marzo  , giorno  , in  cui  ricorrea  il  Sabbato  delle  Palme . 

De  varj  ricorrimenti  del  tremoto  . 

1375.  Furono  così  numerofe  , c moltiplicate  le  repliche 
de’ tremoti  da’ cinque  fino  a’ fette  di  Febbrajo , che , a detto  de- 
gli uomini  più  confiderati,  e finceri,  non  fu  poifibile  il  tener- 
ne un  calcolo  efatto  , e difiinto  . Ne’  feguenti  giorni  le  feoffe 
furono  meno  frequenti  ; ma  la  terra  rimale  in  una  quali  con- 
tinua vibrazione.  Così  duroffi  fino  a’  io  di  tal  mefe.  Per  due 

S s s 2 di  o 

(1)  L.  Ann.  Scnec.  naturai,  qttaefl.  1.6.  c.  r. 

(2)  Burigny  btjìoir.  de  Sic.  1. 1.  p.  490. 

(3)  Benito  l.c.  p. 478.  al  4S1. 


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Istoria  dei.  tremoto 


508 

dì  o non  vi  fu  tremoto , o fi  ridulfe  a minima , e incerta  tre- 
pidazione • ma  fi  perdette  prefto  la  lufinga  di  rimanere  in  pa- 
ce , e ricominciarono  le  repliche  con  qualche  frequenza  , e 
con  difcreta  attività . Si  venne  agli  e Are  mi  di  del  Febbrajo  ; 
e nel  dì  27  fi  prefentò  un’  ombra  de’  formidabili  primi  tre- 
moti : nel  28  poi,  tuttoché  vi  fodero  fiate  delle  fcolfe  vio- 
lentilfime  , quafi  in  quelle  ore  medefime  , nelle  quali  avvenne- 
ro nell’antecedente  giorno,  ciò  non  ofiante  quefie  non  ebbe- 
ro nè  la  durata,  nè  la  violenza,  nè  la  continuazione,  che  fi 
notò  ne’  tremoti  del  rammentato  dì  27  di  Febbrajo . 

137 6.  Quella  è l’epoca  dopo  la  quale  gli  feotimenti  quo- 
tidiani cominciarono  ad  edere  più  difianti , e più  rari  j ma 
fe  furono  meno  fpeffi  nella  durata  dello  fielfo  giorno,  diven- 
nero per  contrario  di  volta  in  volta  , e dopo  qualche  dì , più 
attivi . Tra  quelli  pofiòno  numerarli  come  attiviffimi  quelli  , 
che  fi  produfiero  da’  tremoti  del  dì  primo , e del  dì  27  di 
Marzo.  A quelli  ne  fuccedette  uno  che  nel  dì  28  dello  fiefib 
mefe , in  fupremo  modo,  e con  eccepivo  agitamento,  tentò 
di  porre  a foqquadro  molta  parte  della  già  afflitta  Calabria . 

1 377.  Da  tale  giorno  fino  a tutto  Giugno  i tremoti  quo- 
tidiani fi  rendettero  più  brevi , più  miti , e più  rari  ; e vi 
fu  di  tempo  in  tempo  qualche  giorno , in  cui  non  fi  avvertì 
tremoto  di  fort’ alcuna.  In  quell’epoca  fpelfo  avvenne  che  i 
tremoti , defifiendo  dall’  efiere  generali , cominciarono  a dive- 
nire particolari , e di  una  efienfione  così  circofcritta , che 
molte  volte  fe  ne  avvertirono  le  fcolfe  foltanto  in  certi  luo- 
ghi , e non  altrove  . 

1378.  Dal  Giugno  ? 78 3 finorafe  n’ è andato  .Tempre  più 

fee- 


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Di  Gacabria, 


S°9 

fcemando  il  furore  ; di  fona  che  fi  è rimafto  fpefio  per  molti 
dì  o del  tutto , o quafi  tranquilli . Qualunque  però  ila  una  tale 
tregua  , non  è ancora  giunto  il  fortunato  momento  di  vedere 
fiabilita  la  pace  ; poiché , co’  rifcontri  ricevuti  dalla  Calabria , 
fi  sa  che  negli  fcorfi  giorni  di  Giugno  1784.  quella  regione 
fii  potentemente  fcofia , e agitata . 

dV  vi  fu  periodico  fijlema  nelle  repliche  2 

1 379.  Vi  hi  -’i  molta  gente,  che  preflando  fede  a una 
vecchia  opinione , lafcia  perfuadere  di  doverli  ne’  parofismi 
della  terra  trovare  un  certo  che  di  fomigliante  a que’ periodi, 
che  .fi  oflervano  ne’  parofismi  febbrili  della  macchina  umana  ; ma 
tranne  quella  fpecie  di  periodico  ricorrimento  menfuale  , che 
vi  fu  ne’ tremoti  de’ dì  27  di  Febbraio,  di  Marzo  , e di  Aprile, 
può  francamente  dirfi  d’  elfervi  flato  in  tutto  il  reflante  delle 
repliche  una  totale  mancanza  d’ordine,  e di  fiilema  non  che 
filfo,  ediilinto,  ma  anche  appvofli mante , e prudenziale.  Dal 
primo  giorno  di  tanta  fventura  fino  al  prefente  vi  fono  fiati 
nella  terra  Calabra  intorno  a mille  ricorrimenti  di  tremoto  ; 
or  quefii  forprefero  quell’  aftlitta  popolazione  fenz’  ordine  al- 
cuno , fenza  la  minima  relazione  al  dechinar  del  fole  , alla 
piena  notte , all’  apparir  del  giorno  , o al  mezzodì  , e fenza 
che  tra  effi  , e le  varie  fafi  della  Luna  vi  folle  fiata  alcuna 
fenfibile  corrifpondcrrza , 

1380.  Noi  medefimi  fammo  quafi  per  lo  fpazio  di  tre 
mefi  e in  Calabria , e in  Mejfna  fpettatori  , e partecipi  de’ 
terribili  fovvertimenti  della  terra  , e ancorché  attentamente 

avef- 


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ISTORIA  DEL  TREMOTO 


5l° 

ave  fumo  aulito  a cuore  di  porre  occhio  a tutto,  pure  negli 
fiedì  barometri  non  vedemmo  quali , che  mai  alterato  il  con- 
fueto  tenore  dell’  altezza  del  mercurio  ; e per  ciò , che  ne  ri- 
ferì il  P.  ElfJ'eo  della  Concezione , in  tré  meli  di  ricorrimen- 
to  di  tremoti , il  mercurio  non  fi  sbafaci  che  due  volte  fole 
dotto  l’azione  di  due  atti  vidimi  feotimenti,  che  per  altro  fu- 
rono preceduti  da  dirotta  pioggia  , 

De  fogni  anminziatori  del  proffmo  tremoto. 

1 38 1.  Sarebbe  contro  alla  fincerità  il  dire  che  in  que’  pri- 
mi orribili  feotimenti  non  fi  folTero  precedentemente  nell’aere 
ofiervati  diluirti  molto  fignificanti , e che  quefti  non  avellerò 
continuai’  anche  dopo  d’ ellerfi  manifelìato  il  tremoto . Mal 
grado  ciò,  ficcome  cotefti  fenomeni  fogliono  fovente  apparire 
nello  ftelTó  tenore , e forfè  in  grado  più  veemente  eziandio 
in  tempo,  in  cui  non  vi  ha  tremoto;  così  ciafcun  vede  che 
farebbe  vanità  il  confiderarli  da  tanto  che  efli  foli  , fenz’  al- 
tro più  decifivo  carattere , baftar  potellero  a tener  luogo  di 
prefagio  , e di  fegno  annunziai  ore  di  tremoto. 

1 381.  Per  ciò  , che  poi  riguarda  i fuccellìvi  ricorrimenti , 
che  fopravvennero  , francamente  può  dirli  che  non  dalle  me- 
teore , non  dall'  aere  torbido  , o fereno , non  dal  calore , o dal 
freddo , e non  dalla  figura  delle  nubi  fi  ebbero  fegni  efficaci, 
onde  poterfi  infallibilmente  prefagire  le  repliche  del  tremo- 
to ; e fe  per  avventura  vi  fu  talora  alcuno  di  quelli  fegni , 
da  cui  parve  prima  che  fi  foibe  potuto  prendere  un  qualche 
lume , ciò  non  ofiante  colle  fulfeguenti  oifervazioni  fe  ne  co- 
nobbe 


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Di  Calabria.  511 

nobbe  poi  l’ infufiìcienza  , e dal  farto  rimafero  fmentite  le  fup- 
polìzioni  del  fiftema , a cui  fi  volle  prefumere  di  poterli  aver 
credenza . 

1 383.  Uno  de’fegni  proflìmi  dell’inflante  tremoto  fu  quel 
fotterraneo  mugito , che  noi , feguendo  la  comune  appellazio- 
ne, chiamammo  rombo  J ma  quello  era  fpefliffimo  co.  ì mede- 
limato  col  tremoto , che  il  fentirne  il  fragore  , e ’l  trovarli 
prefo  dallo  feotimento  della  terra,  era  un  atto  folo . Altre 
volte  udiva!!  il  folo  rombo  , fenza  che  poi  fucceduto  folle  il 
minimo  feotimento  : e oltre  a ciò  non  folo  il  tremoto  non 
li  accoppiò  fempre  al  rombo  , ma  fpeifo  quello  a quello  non  fo- 
pravvenne  . In  qualunque  modo  però  , o che  li  folle  manife- 
ftato  folo , o unito  al  tremoto , è un  fatto  coftante  che  tale 
.fotterraneo  fragore  , a guifa  di  ciò  , che  accade  nel  fuono , li 
andò  da  luogo  a luogo  debilitando  a fegno , che  vi  furono  del- 
le lunghe  dillefe  della  terra  Cai  ab  va , ove  affatto  non  giunfe, 
e intanto  vi  giunfe  il  tremoto  . 

1 384.  Siccome  non  può  negarli  che  nelle  onde  vorticofe 
del  Taro  ne' primi  di  vi  furono  delle  alterazioni  flraordinarie  , le 
quali  unite  a un  fecreto  fotterraneo  mugito  poteano  in  qualche 
modo  tener  luogo  di  fegno  di  profumo  tremoto  • cosi  è fuori  di 
ogni  dubbierà  , che  per  tutto  il  tempo  della  reflante  duraTa 
de’  fucceffivi  tremoti  non  li  ebbero  fegni  di  coftante  prefagio 
nè  pure  dallo  fleffo  mare . Quello  altre  yolte  fu  tempelìofo  e 
fremente  pria  del  tremoto  ; ed  altre  volte  fu  placido , e tran- 
quillo . Nè  dopo  delle  fcolfe  più  attive  rimale  collantemente 
agitato  J ma  fpeffo  per  1’  oppolìto  indiflintamentc  i fuoi  flutti 
rimafero  in  calma. 

1 SSS- 


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jn  Istoria,  dei.  t remoto 

1385.  Cercammo  di  efplorare  Te  alcuno  degli  abitatori 
delle  Calabrie  fi  folle  mai  avvertito  di  qualche  cangiamento 
avvenuto  pria  del  tremoto  nelle  acque  de’  pozzi , delle  fonta- 
ne , de’  laghi , de’  fiumi , e de’  torrenti  j ma  ne  ricevemmo  ri- 
fpofle  cotanto  dubbie , e del  tutto  contradittorie , che  mal 
grado  il  comprendere  che  la  mancanza  di  tali  fegni  avelie  po- 
tuto piuttofìo  attribuirfi  alla  negligenza , che  al  fatto  , fu- 
mammo nulladimeno  vieppiù  fano  configlio  il  reputarle  tutte 
come  mancanti  di  efattezza,  che  degne  di  una  ficura  creden- 
za , tranne  ciò  , che , fiotto  la  fede  del  P.  Tromby , fu  riferito 
nel  num.  1144. 

1 3815.  Nell’  una  e nell’  altra  provincia  è fcarfo  il  nume- 
ro de’  pozzi  ; ma  fra  le  tante  cofe  , che  lo  fpavento  , e ’l  gufto 
del  maravigliofo  dettar  feppero , merita  d’  elfier  notato  che  a 
niuno  prefe  talento  di  aderire  che  l’ acqua  foire  fiata  così 
agitata  ne’  pozzi , che  fuor  di  e (lì  fofTe  traboccata  • pure  in 
tutto  il  corfo  dell’opera  noi  parlammo  fiorente  di  eruttazioni 
di  acque  emerfie  dal  fieno  della  terra . Ciò , che  univerfial- 
mente  però  fentimmo  riferire  , fi  fu  che  1’  acqua  de’  fonti  in 
molte  parti  o fi  perdette  del  tutto  , 0 rimafe  nel  fuo  corfo 
per  qualche  tempo  intercettata.  Per  ciò, che  poi  fi  appartie- 
ne alle  innovazioni  del  colore  , del  fapore  , e dell’  odore  nelle 
medefime  , è fuori  di  contefa  che  vi  furono  delle  fenfibili , e 
lunghe  alterazioni , e .ciò  in  quafi  tutte  le  acque  , non  elclule 
le  felle  termali , e le  minerali  fredde . 

1387.  Nel  vino  , nell’ aceto  , e nell’olio  non  vi  fù  chi 
avefie  faputo  oflervare  cangiamento  alcuno  ne’  tempi  antece- 
denti al  tremoto  j ma  ne’  tempi  pofteriori  fe  ne  oflervò  mu- 
tata 


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Di  Calabria, 


513 


tata  a fcgno  la  naturale  cofiituzionc  , che , tranne  1*  olio , in 
certi  paefi  l’aceto  e ’l  v-ino  rimafero  quafi  del  tutto  alterati, 
e inutili  al  bifogno  dell’  uomo , foprattutto  nel  cafo  che  tali 
fluidi  erano  flati  cu  Aoditi  in  cave -non  fuperficiali , ma  profonde, 

1 388.  Dal  non  elle  ni  fiato  perfpicace  oirervatore  di  fé- 
igni  annunziatori  del  prodi mo  tremoto  , non  è perciò  che  a noi 
piaccia  di  credere  d’  edere  flato  impo (libile  di  trarne  alcuni  dalle 
alterazioni , che  per  avventura  potrebbero  efferfi  prodotte  ne’ 
fluidi . Diciamo  folo  che  per  quanto  ne  aveflimo  fatta  inchie- 
fla , non  ne  ricevemmo  mai  nè  uniformi , nè  credibili  rifcontri . 

1389.  Ma  fe  dalle  cofe  inanimate  non  fii  poflìbile  di 
trarre  fegni,  e prefagj  di  prò  (Timo  tremoto,  per  l’oppofito  gran- 
di furono,  e -del  tutto  lignificanti  quegli  annunzj , che  ne  det- 
tero gli  animali  irragionevoli . I cani , e gli  afini  con  ifpezia- 
lità.  furono  Tempre  i primi  a perturbacene , e a darne  manifefH 
fegni  : i gatti  parvero  più  tardamente  a ciò  fenfibili , o non 
curanti , ma  , ellendone  cominciata  in  e(T:  la  fenfàzione  , i loro 
peli  s’inarcavano,  e irrigidivano  come  fe  flaffero  a villa  di  una 
faccia  nemica  j e con  gli  occhi  coverti  d’una  luce  torbida  e fan- 
guigna,  lamentevolmente  miagulando , odavanfi  a una  fuga  con- 
fufa,  errando  per  l’aperto,  o rifuggi  vanii  in  fulle  alture . I ca- 
valli col  calpeflìo , col  nitrito , con  un  fofpettofo  , e inquie- 
to girare  di  occhio,  e con  gli  orecchi  erti,  e inegualmente 
teli  indicavano  d’ efifer  prefi  da  una  indolita , e interna  con- 
turbazione ; e , re  foli  lènfibilmente  manifeflo  il  tremoto,  fitua- 
vanfi  a quel  modo,  che  fu  da  noi  additato  nel  num.  150. 
Predo  a poco  le  fleffe  cofe  fi  ofiervarono  negli  altri  animali 
da  vettura,  e ne’ buoi . Gli  fteili  porci,  benché  fodero  i più 

T 1 1 tardi 


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514.  Istoria  dei  tremoto 

tardi  a prefentire  il  tremoto , noa  fu  perciò  , che  non  ne  def- 
fero  anche  qualche  fegno . Non  è facile  il  dire  ciò , che  folle 
avvenuto  tra  gli  animali  felvaggi,  con  fide  randone  la  ferie  da  i 
più  timidi  a’  piu  feroci  ; ma  ciò  , che  vi  ha  di  ficuro  , fi  è 
che  un  cignale  ne  rimafe  prefo  da  tale  orrore , che  abbando- 
nandoli dirottamente  alla  fuga , venne  a traboccar  giufo  da 
una  rupe  ali  iliima  in  mezzo  alla  pubblica  ftrada  , come  no- 
tammo nell’ articolo  di  Bagnava  al  n.  556. 

1390.  Non  minore  antecedente  conturbamento  moftra- 
rono  le  oche  , i galli  , le  galline  , i colombi , e gli  uccelli 
da  gabbia  ; ed  è notabile  che  le  api  furono  ne’  loro  bugni  pre- 
fe  anch’elfe  da  tale  revoluzione,  che  mal  grado  la  rigidezza 
della  fiagione  o abbandonarono  a ftuolo  la  prediletta  loro  fe- 
de , o per  là  entro  fi  agitarono  fufurrando  inquiete,  come  fe 
nemica  mano  vi  fi  folte  intrufa  . 

1391.  Nè  ciò  avvenne  a’ foli  animali,  che  premeano  il 
fuolo  ; ma  gli  AeiTi  volatili  coll’ incerto  volo,  e colle  fìridule 
voci  collantemente  dettero  fegni  manifefìi  di  eltere  afflitti , e 
velTati  da  una  grande  conturbazione  , che  rendeagli  fmarriti , 
agitati  , e colmi  di  orrore. 

1392.  Noi  non  fappiamo  cofa  mai  foffe  avvenuta  alle 
innumcrabili  razze  degli  animali , che  vivono  nell’ acqua . Ciò , 
che  vi  ha  d’innegabile,  fi  è che  la  pefcpi  fu  abbondantidìma 
da’ principi  del  Gennijo  fino  a tutto  il  Maggio  dell’anno  1783; 
e che  foprattutto  il  pefee  minuto  rimafe  in  una  perpetua  er- 
ranza , e divenne  facile  preda  de'  pefeatori . A ciò  fi  aggiun- 
ga ciò,  che  noi  narrammo  di  quel  pefee  del  genere  delle  Sfi- 
rene  i che  i Siciliani  chiamano  Cidello . Quelli  due  fatti  po-  , 

treb- 


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Di  Calabria. 


5*5 

«ebbero  fomminiflrare  una  {ufficiente  ragione , onde  arguire , 
che  quelle  mute  fpecie  di  viventi  non  godean  pace  ne’ ciechi 
feni  del  mare  , e che  in  confeguenza  aveffero  anch’  effe  pre- 
fentita  l’ imminente  gravili! ma  conturbazione  , che  pria  occul- 
tamente , e poi  con  manife  da  furia  pofe  a fcompiglio  e ter- 
ra , e aria , e mare . 

1 39  3.  Or  da  fenomeni  così  collanti , e all’  evidenza  chiari, 
li  rilevano  due  confeguenze  : l’ una  che  l’ azione  di  quella  vitan- 
da potentini  ma  cagione,  ond’ è prodotto  il  tremoto,  è prece- 
duta da  un  rovefcio  fecreto , e di  un’ indole  diverfa  da  quella, 
che  poi  fe  ne  manifeda,  allorché  palla  a convellere,  e porre  in 
perniciofo  feotimento  la  terra;  l’altra  che  quella  tale  azione, 
cominciata  ben  pria  di  renderli  avvertibile  dall’  uomo  , opera 
non  folo  fulla  terra , ma  eziandio  full’  aere  , e in  fra  ’l  mare  : il 
che  fe  altramente  folfe,  come  avvenir  potrebbero  le  agitazioni, 
dalle  quali  apertamente  fono  prefi  i quadrupedi  , i volatili , 
e-i  pefei  ? 

1394.  Ma  fi  dirà  : „ qual  cofa  è mai  quella,  che  da  co-  - 
„ tedi  animali  fi  avverte  , e che  agifee  in  efli  ben  pria  che 
„ il  tremoto  diventi  noto  all’uomo!1  Se'l  veggano  i dotti  cul- 
tori delia  fifica  della  terra  : a noi , che  conferiamo  d’ ignorar- 
lo, bafta  l’additare  i fatti;  fia  diritto  delle  menti  fublimi  il 
profittarne,  e’1  diradare  le  tenebre, ond’ è cinto  un  sì  grande 
arcano . 


T tt  s Begli 


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5 16  Istoria  del  tremoto 

Vegli  effetti  del  tremoto  falla  macchinale  fai  citerà 
delC  uomo  ► 

r395.  I fecreti  cominciamenti  del  tremoto  sr  ignorano 
dall’uomo'.  Allorché  quelli  fe  ne  avvede,  è quando  già  la  ca- 
gione producitrice  di  tanta  convullione  della  natura  palla  a 
operare  manife  (burnente , e degenera  in.  mugito  , e universale 
tremore. 

Noi  attentamente  cercammo  di  porre  tutto  ad  da- 
me , e d’ indagarne  minutamente  gli  effetti  fulla  macchina 
umana.  Dalle  tante,  e sì  replicate  ricerche  da  noi  fané,  ecco> 
ciò  , che  polliamo  veracemente  dedurne . 

1 397*  Niurro  fentì  Scuoterli , o percuoterli  nelle  Supe- 
riori o inferiori  articolazioni  . Niuno  avvertì  (limoli , pungi- 
mene , a dolori  Sulla  pelle , o-  Sulle  membra  . E trovammo 
che  univerSalmente  da  tali  incomodi  Surono  eSent».  i corpi  più 
delicati,  e i più  robulìi , il  forte,  ed  il  bel  fello,  le-  macchi- 
ne tenere  , le  adulte  , e le  vecchie  - 

1398.  L’incomodo,  che  più  frequentemente  Sentimmo 
ascufare  , fu  urr  certo  che  di  lenta  pena , e di.  languore  nel- 
lo. domaco , con  un  fenfo  d’ interno  tremore  ,.  odi  fugace  bri- 
vido Sulla  pelle;  ma  su  ciò  avvenir  lì  dee  , che  a Somiglian- 
ti incomodi  furono  Soggette  le  fole  macchine  gentili , delica- 
te, e facili  a quella  Specie  di  affezione,  che  i medici. chia- 
mano mobilità  ( t);  e ciò  Soprattutto  in  effe  avvenne  , allorché 
rimafero  forprefe  dal  tremoto  , dando  in  luogo  chiufo , e im- 
mote ; di  Sorta  che  trovandoli  poi  all’  aperto , fuor  d’ ogni  in- 

ciam- 

(l)  Vegga  fi  de  Gorter  pran.  meJ.  f/fi.  ih.  i.  173.  p.  90. 


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Di  Calabria.. 


517 

ciampo  , e in  movimento , ancorché  {offèrto»  avellerò  fcompo- 
ni mento , ciò  non  ottante  piccialiffimo-  incomodo  ne  ritratte- 
rò . Per  1’  oppofito  le  macchine  robufte  , e di  una  foda-  tem- 
peratura non  provarono  alcuna  di  tali  affezioni  . L’altro  in*- 
comodo,  che  con  qualche  frequenza  fentimmo- rammentare , fu- 
un  certo  che.  di  pefo  fulla  fronte , o nell’  occipite  ..  Ciò  av- 
venne foprattutto  ne’ gravidi  mi  tremoti,  e allor  che  la  terra, 
rendendofi  fcompoftamente  ondeggiarne- , negava  agli  uomini 
la  facoltà  di  reggerfi  fermi,  e ritti  su  i proprj  piedi. 

1399.  Da  quelle  affezioni  in  poi-  tutto- il  Tettante  del- 
le alterazioni,  che  fi  provarono  nella  falute  , debbono  riporli 
tra  la  dalle  di  quelle , che  fono  un  effetto',  e una  inevitabi- 
le conleguenza  dei  terrore , e del  lèntimento  affannofo  o del 
propio.  , o dell?  altrui  pericolo1  a villa  di  perdite  immenfe  , e 
di  un’  affiiggent  infima  ftrage.  Ciò  è così  vero-,  che  a tali  ca- 
gioni debbono  con  ogni  giuftizia.  attribuirfi.  non  folo-  gli- 
fconcertr , ohe-  avvennero  natta  ragione  di  molti , ma  anche7 
netta  fteffz  macchina  . Di  fomigliante  natura  furono  altresì  e gli 
aborti  , e 1’  emorragìa  uterina  , e le  foppreflioni  de.’  flutti  «len- 
iuali, e le  lunghe  clorvfi , a cui  rimafero  e fpoftè  alcune- don- 
ne di  delicata  temperatura  . Netto-  fletto  fenfo  debbono-  confi* 
derarfi  le  rinnovazioni  degV  interrotti:  , e fopprdlì  parofis mi- 
delie  febbri  periodiche,  fofferte  nell’antecedente'  autunno rl’it- 
terizia , i palpili  di  cuore,  e le  pareti  r onde  furono  percolH- 
alcuni  uomini  di  debile , e gentile  telfitura .. 

f+oo.  Quelli  fconcerti  vennero  poi  porenremente  confir- 
mati  , e n anutenuti  dal  difagio  , e dalla  miferia:  ; quindi  da- 
tai jfrincip;,  e non:  da  altri  nacque  quella  lorda  fcabbia-,  che 

detur- 


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5.i 3 . Istoria  dei.  tremoto 

deturpò  la  pelle  di  molta  parte  del  volgo  , il  quale  cadendo 
nella  più  dura  indigenza  e di  vino  , c di  velìito , fi  vide  at- 
taccato da  tutti  gl’incomodi  della  miferja,  e della  impulitez- 
za  , foggiornando  a bifiento  in  tugurj  angufti  , mal  formati, 

« di  facile  fomite  della  putrefeenza . 

Della  epidemìa  Jopravvcnutf  , e della  ridila  , 

i+oi.  A quefta  dolorofa  ferie  di  cagioni  , atte  a rove- 
feiare  non  che  i temperamenti  deboli,  ma  ì più  validi  anco- 
ra , si  unirono  in  progrelTo  il  putrido  vapore  di  molte  acque 
fognanti , la  mortifera  efalazione  de’  cadaveri , e quell’  am- 
malio di  torbidi , e maligni  effluvj  , che  per  le  tante , e sì 
frequenti  fenditure  , e lacerazioni,  come  da  impure  fauci , venne 
dalla  terra  eruttato  $ c quindi  tutto  quello  formidabile  aggre- 
gato di  rie  cagioni  morbofe  non  potè  nella  fogion  fervente 
non  trafeinare  la  fuperlìite  afflitta  popolazione  incontro  a una 
pericolofa  epidemìa , dal  cui  furore  , ad  onta  della  inefprimi- 
bile  carità , e delle  provvide  cure  del  Governo , molte  mi* 
gliaja  di  uomini  furono  miferamentè  dilìrutte . 

1401.  Oltre  a quelli  trifliflimi  effetti,  vi  fu  una  nei- 
Ha  denlidima . Alcuni  portarono  opinione  che  quella  doveffe 
reputarli  come  uno  de’  tanti  effetti  del  tremoto  ; ma  liccome 
un  tal  fenomeno  apparve  in  molte  altre  regioni , nelle  quali 
non  vi  furono  quelle  funeiìe  cagioni,  che  defolarono  le  Ca-< 
labrie  ; così  farebbe  vano  l’ aderire  a tal  fentenza . Noi  co- 
minciammo ad  offervar  tal  nebbia  appena  che  fornimmo  il 
littorale  di  Calabria  citra  : quefta  crebbe  di  più  in  più  colla 
fogione , e nel  Giugno  era  denfiluma,  e geneiale. 


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Di  Calabria.  5ty 

Del  numero  delle  infelici  vittime  del  tremoto . 

14.03.  Farà  a taluni  forprefa  che  noi  ci  fiarno  attenuti  di 
far  parola  del  numero  precifo  delle  vittime  infelici , che  caddero 
fu  quella  tragica  leena  j ma,  lungi  dal  fofpettarci  rei  di  negli- 
genza , fi  contentino  i leggitori  di  attribuirne  il  lilenzio  a 
tutt’ altro,  che  a una  mancanza  di  attenzione.  Contentiamoci 
di  deplorare  una  perdita,  che  può  riguardarfi  come  il  maifi- 
mo  di  que’  danni  , che  fono , avvenuti  in  una  regione , in 
cui  il  numero  degli  uomini  era  minore  di  aliai  de’  bifogni 
del  fuolo , e molto  inferiore  al  necelfario  cfcrcizio  delle  arti, 
e de’  nicfiieri  • e non  cerchiamo  di  aggravare  la  noftra  pena 
col  tenerne  innanzi  agli  occhi  il  calcolo  diftinto  . Per  poco 
che  fiefi  verfato  nella  ftoria  non  fi  può  non  comprendere  quan- 
to convenga  elfer  cauto  in  un  articolo , in  cui  è uno  de’  più 
•lodevoli  configli  della  prudenza  il  tefiere  un  innocente  ingan- 
no , e formarne  una  fpecie  di  velo  fulla  verità 

1 404,.  Per  altra  parte  fanno  i favj  più  che  abbaftanza  che 
in  fomiglianti  feiagure  in  ogni  tempo  vi  fu  penuria  di  veri- 
dici rapporti , e ciò  per  molte  gravi  ragioni  , che  ne  rendo- 
no imponìbile,  e vana  1’  indagazione  . Di  fatto  nell’orrendo 
tremoto,  avvenuto  nel  1+56,  fu  ripieno  di  firage,edi  feon- 
quafii  il  Regno  ; ma  nè  quell’ottimo  Re  Alfonfo  d'  A< agona , 
nè  i contemporanei  fcrittori  , nè  la  poiìerità  hanno  mai  fa- 
puto  il  precifo  numero  di  coloro,  che  ne  perirono.  Pontino , 
fpettatore  dell’  orribile  tragedia , e poi  Secretarlo  di  Stato  del 
Re  Ferdinundj  , fifsò  il  calcolo  de’  perduti  a 1 4.000.  (1) 

Enea- 

fi)  Di  furti  tu  J.  I.  1.  c.  S. 


A 


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^ io  Istoria  del  tremoto 

Enea  Silvio,  c he  nel  1456  erali  portato  in  Napoli { 1) , fcri- 
vendo  allora  a Federico  111  Imperadore  , ne  avanzò  il  nu- 
mero a 35000  {2).  L’autore  contemporaneo  della  Cronaca, 
a apportata  dal  Ciarlante , ne  fifsò  il  numerò  a 40000  ( 5)  . 
Il  Cardinale  di  Pavia  riferì  al  Secretarle  Apojlolico  che  ef- 
•fendoli  fatta  la  numerazione  de’  morti , iì  era  manifeftato  al 
Re  d' eiferfene  perduti  60000  (4)  • per  1’  oppolto  dalla  Cro- 
naca di  S.  Antonino  ArciveCco  di  Firenze,  e dalle  ftorie  del 
Cojlar.zo  (5),  « del  Summonte  (6)  fi  rileva  che  la  perdita  afeefe  a 
40000,  designandoli  partitamente  i luoghi  nabisfati,  e la  fomnu 
delle  perfone  in  ciafcuno  di  elfi  perita  . Non  minore  difet- 
to , nè  minore  contraddizione  fi  ritrova  nel  racconto  delle  morti 
avvenute  per  lo  tremoto  del  1617,  che  defolò  la  Puglia,  eia 
Bajilicata  (7)  : avendone  altri  ridotta  la  perdita  a 4000  , altri  a 
i 0000 , e altri  a 17000.  Ma,  fenza  dipartirci  dalla  Calabria 
{Iella  , è a rifletterli  al  vario  linguaggio , che  nel  tremoto 
del  1633  tennero  fulla  mortalità  degli  uomini,  che  ne  rima- 
fero  vittima  , il  Regio  Conigliere  Ettore  Capccelatro , ivi 
Spedito  dal  Viceré , e due  altri  fcrittori , Vincenzo  d'  Amato  , 
•cittadino  di  Catanzaro  , e Ipettatore  della  lìrage  crudele , e 
» D.Car- (*) 

(*)  Vegganfi  le  Mem.itorico.crit.  degli  Star.  Napel.  di  Franccfcan- 
tonio  Soria  ».  1.  p.  7 6. 

(z)  De  fiata  Europa  f.  ut. 

(3)  Mem.  Ufi.  del  Sannio  I.  5.  c.  7. 

(4)  Bonito  terra  trem.  I.  8.  /.  619. 

'5  ) Hifi.  di  Nap.  p.  3.  I.  5. 

(6)  Ang.  di  Coftanzo  I.  1 9.  — Bonito  I.  8.  p.  6 13. 

(7)  Bonito  /.  io.  p.  753.  a p.  757. 


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r T • D r G J.  t A B J Ji  t 

D,  Carlo  Torello . Il  primo  cfibi  una  numerazione  -di  6821: 
il  fecondo  l’ ingrandì  fino  a J'ettantamila  ; e 1’ ultimo  la  rin- 
chiufe  tra’  corti  .,  limiti  di  7090.  Tra  caci  dubbj , e .oppodj 
calcoli  il  P.  Retupito  fi  attenne  alle  voci  generali , dettate 
dalla  prudenza.  . . • t 

1405.'  Quelle  circo  danze  aggiunte  a que’  rifcontri  ,cha 
nello  fcorrert;  di  luogo  in  luogo  per  la  defolata  Calatoia  r noi 
ricevemmo , hanno  accrefciuta  la  nodra  diffidenza , e quella 
.circofpezione-,  che  aver  dee  uno  dorico  nel  Rifare  41  numero 
di  fomiglianti  perdite..  Non  ignoriamo  che  dqe  Sprittori  di 
conto,  pubblicando  nel  giro  di  4C  giorni,  o poco  più,  le  carte 
medefime,  che -traggono  l’ origine  comune  dalla  (teda  mano, 
hanno  poda  in  luce  una  didima  numerazione  de’,  morti  j ma 
dalla  della  frequente  varietà  , che  vi  s’ incontra  , qualora  con- 
frontinfi  le  note-  mortuarie  de’  medefimi  luoghi  da  rutti  e due 
deferirti,  fi  defumoho  tutte  le  piu  guide  ragion»,  onde  do», 
■verfene  rimanere  tuttavia  fofpefi , ed  efitanti  su  tale  artico;, 
lo  j quindi  è che  lungi  dall’  abbandonarti  all’  ingiudo  partita 
.di  fofpcttare  della  rifpettabile  buona  fede  altrui,  farà  fempr? 
;un' lodevole  configlio.-,  il  confelfare  l’impofli.bilità  di  ridurr? 
tali  materie  a un  calcolo  di  cosi  limitata  precilìone , che  noqi 
polla  foffrire  qualche  differenza . 


V v v Eccoci 


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5** 


I S f O II  I 1 DEL  TREMOTO 

1406.  Eccoci  al  termine  di  un'  opera  laboriola  , la  cui 
comparfa  alla  pubblica  luce  potrà  per  avventura  parer  tarda 
non  al  filofofo  , ma  fol  tanto  all'  uomo , che  ignora  quale 
ttento.  durar  fi  convenga  per  ifcriver  cofe  , che  non  facciano 
nè  difcapito.  al  vero,  nè  torto  alla  dignità  della  ftoria,.  trat- 
tando. un  argomento  difficiliflinio  e per  l’ofcurità  , e per  l’eften- 
fione , e per  la  varietà  di  accidenti  altretanto  corapaflionevo-- 
li  ,t  quanto  Urani  e.  forprendenti .. 

1407.  Non.  già  per  un:  fentimento.  di  vano  orgoglio,, 
ma  per  la  neceflità  di  accomodarfi  alla  legge  di  porre  l' ope- 
ra in  luce  lotto  il  nome  dell’  intero  Corpo,  Accademico , fi  è 
creduto  , nell’  annunziare  i fatti ,,  più.  decente  co  fa  il  valerli 
dei  pronome  deL  maggior  numero^,  che  di  quello  del  meno. 
Quanto  al  retto  , da’  malevoli  non  fi  dee  attendere  nè  lode , nè 
tolleranza  : da’  buoni  fi  pub.  fperare  equità  j,  e rifpetto.  ai  filo- 
fofo vi  ha  ragion  di  augurarli  che  accolga  con  benevolenza 
una  preghiera  eguale  a quella  ,,  che  fu  dall’immortale  Newton 
e fp retta  ip  quelli  termini . ...  ut  omnia,  candide  legantur , 6 
defrélus  in.  materia  tam  difficili  non  tam  reprehendantur  , quarti 
novis  leétorum.  conatilus  inveJìigent'Jr  , O benigne  fuppleantur , 
tnixe  rogo  (1). 


FINE. 


(I)  Pratfat.  pbìltf.  natura!,  pria:,  mjtimit. 


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INDICE 

Degli  articoli. 


\j)Ca/ca.  pag.  a 

Diamante . 5 

Cetraro  . ivi 

Fufcaldo .«  6 

Paola . ivi 

S.  Lucido . ivi 

Cojiituzione  dell'  aere  , e tre- 
moti. I-J. 

Falconara  , Fiumefreddo  , Lon- 
gobardo . 15 

Del  monte  . 1 6 

Lago,  La ghitello,S. Pietro.  19 
Amanùa . ivi 

Cojiituzione  del  tempo  , e tre- 
moti . ivi 

Pizzo . 20 

Epidemìa  nafcente . J’wfo 
aere,  e tremoti.  2 3 

Monteleone , 26 

Cojiituzione  del  tempo  , e tre- 
moti . 30 

Stefanaconi . 35 

S.  Onofrio , ivi 

Majorato . ivi 

Capi  frano  , e Monte finto,  ivi 
Filogafo , e Panaja  . 36 

Vallelonga,  Nicajirello  ,S.Nic- 
cola . ivi 

Uria  tico , e fuoi  villaggi.  37 
Mileto . ivi 


Nao,  Jonadi,  Calabro  , S.  Pie- 
tro, Campami  , S.  Giovanni, 
■e  Paravati  . S 1 

Stato  .deir  aere .,  e tremoto . 52 

Mejiano,  e fuoi  Villaggi  . 54, 

Tropea  , .e  fuoi  Villaggi  . 5 5 

luppolo  , e Cuccurino  . 5 6 

Francica,  e fuoi  .Villaggi  . 57 
Da  un  Ramo  del  Fiume  Meli ma 
al  Porzione , e a’  confini  di 
Soriano.  59 

Dijlretto  'di  Soriano  . 63 

Fenditure  di  terreni , e avven- 
tura del  P , Maejlro  Agazio, 
Priore  del  Carmine  di  Jero- 
carne . 70 

Rivoluzione  f fica  de'  terreni  del 
Fra  Ramondo , del  Covalo  , 
e del  fiume  Caridi . 72 

Fune/le  confeguenze  della  de- 
ferita rivoluzione  fifea  del 
Fra  Ramondo  , del  Covale», 
e del  Caridi . 75 

Avvenimenti  Jlraordinarj  per  ta- 
le fi  fica  revoluzione . 77 

N or  abile  fatto  di  due  Porci.  78 
Villaggi  di  Soriano  . 8.J, 

Suppojlì  Jegni  di  tremoto,  ivi 
Jerocarne . 26 

S.  Stefano  del  Sofco  » 83 

V v V 2 Serra, 


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INDICE; 


5»* 

Serrò  , 'Spadai a , Ijri/gnatuto  , f 
Simbario  . ' — ' pag.  9 3 

Sraro  dell'  aere  , e tremoti.  £5 
Atena  t c fuoi  villaggi.  96 
Gaiatro  , e PI  alfa  no  . 100  j 

Fero  feto  della  Chiefa . ivi 
Candì  y e ftoi  Villaggi  . 101 
Spreto  , * jTooi  Cafali . 101 

Monello  y e ftoi  Villaggi.  IC3 
.Filocaflro  ,e  ftoi  Villaggi.  106 
Nicotera  f e fuoi  Cafali.  107 
Ho  far  no.  ie8 

«y.  F//*‘  . I LQ 

Poli  fieno  , <•  yùo/  Villaggi.  I »S 
Mehc.tcco  . 117 

iP.  Giorgio.  liS 

Ci nquef rondi , <?  Gi  forti . 129 

Anoja  Juperiore.  IJJ 

Anoja  inferiore  , f Maropa- 
. ti . . ivi 

T tritanti . 1 35 

«Tm/o  «/f//1  agrg , g tremoti . ivi 
Terranova . 1 57 

Molochiello . 175 

Scrofonìo  y Galatoni  , Fiumara 
fecca . 179 

Cafal  nuovo.  I&S 

Stato  dell'  aere  , * tremoti . 19S 
Oppi  do  y e fuoi  Villaggi.  197 
Trifilico  y Zur gonadi , Varapo- 
di  y e Me/ignadi  , villaggi  di 
>-  Oppida  . 238 

Altro  villaggio  di  Oppido  y de- 
rno minato  Tuia.  2 39 

Jm/o  dell'  aerò y e tremoti.  2$.fr 


Da  Tuba  tT  Ó'ppFdo  al  S.  Èlafe  r 
al  Bozzanin  }~e  alla  calata  di 
S.  Angiolo.  237 

Alle  Timpe  di  Caflellace . 264. 

Alture  y e calata  di  S.  Angio- 
lo V_  . * 26 & 

Mulino  alle  falde  di  Cajìella - 
ce . i . 268 

Stato  deir  aere  y e tremoto.  17 1 
Alture  di  Caflellace , Sitizzanoty 
Cufoleto  y Sinopoli  greco  yS. 
BrunelUr 272 
Cufoleto . 275 

Jrj/o  (/e/r  «frf  , nebbia  , * *r<v 
moro . . 290 

Terreni  contermini  al  Vttrdune  , 
* a Caflellace  . Sitizzano  , e 
■fio  di  fi  retto  . 297 

iP.  Crifilna  , < /«»<’  Villagr 


Kl: 

Lubrichi  . 
Sci  do. 
Pedavolt  . 

S.  Giorgia  . 
Paracorìo  . 
A(Jlh 


353 

316 

3LZ 

315 

320 

321 
313 


Sinopoli  Latino  y.S.  Maria  di 
Sinopoli  y S.  Eufemiay  S. Pro- 
co pio  . 324 

Palmi  » ' • ’ * * 3 2<j 

Gioja  y Rlzziconi  , . 326 

Seminar  a . rvi 

S.  Anna . _ 330 

( Rjgnara . - __  33* 

j.  Jc/Z/a . ..  313 

Da 


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i :n:>di  if:c  ve  J 


Da  Scilla  al  promontorio ' Cè-  j 

nidi.  35  3 

Fi  ima  a de  Mori  . pag.  357 
Catena  i e Colonna  . 359  1 

Fa  vanadi , S.  Stefano  , S.  Alef-  j 
‘ fio  , Sai. battilo,  Dimmintti , 

• Gallico  e S.  Gioionni.  36® 
Reggio . # 36  3 

Aere , e tremoti.  36B 

Provvide  cure  del  Governo.  3Ó9 
Me  [fina  379 

De/  primo  marimoto.  399 

De/  fecondo  marimoto.  4°7 
Provvidenze  politiche.  41 1 
«Se  la  Sicilia  fu  in  altra  età  con- 
giunta alla  terra  Calabra.  417 
Danni  prodotti  dal  tremoto  nel 
Valdemone . 435 

De'  Villaggi  di  Reggio.  439 
S.  Agata  di  Reggio.  441 
Da  Motta  S.  Giovanne  a Bo- 
ra . 441 

Dal  Fiume  Bora'  al  Capo  di 
Bruzzano . 444 

Dal  fiume  la  Verde  a Gera- 
ce . • 44^ 

Da  Gerace  a Stilo , o fi  a dal 
> fiume  Novito  al  fiume  Sti- 
laro . 449 

Da  Stilo  a Squìllace  . 451 

Parallelo  delle  rovine  , e della 
efi enfiane  de'  tremoti  ne'  luo- 
ghi fituati  in  faccia  al  mar 
Tirreno  , e quelli  pofii  a di- 
rimpetto del  Jonio.  451 


t*  s 

Da  Squìllace  ad  Am  arò  ni e 
Girifalco  fino  a Bolgia , U fit- 
to, S. Fioro  , e Catanzaro.  457 
Borgia.  459 

Fenomeni  accaddi  nell  adia- 
cenze del  f. .diletto  d’jlrutto 
Paefe . 460 

Amareni  , S.  Floro  t e la  Koc- 
cellerta  . 4*4 

Catanzaro  , e Gagliano  . 46  5 

j De1  luoghi  contenuti  dalle  vie 
occidentali  di  Catanzaro  fino 
alle  fuperiori  fettentrionali  tra 
il  fiume  All  da  oriente  , e ’/ 
ramo  fuperiore  del  Baiarono 
da  occidente  . ’ IVI 

De'  luoghi  contenuti  tra  il  fiu- 
me Ali  fino  a monte  Nerbo, 
e da  quefio  fino  a tutta  la 
tortuofa  , e lunga  diramazio- 
| ne  del  fiume  Macina.  466 
Deir  ultimo  angolo  orientale  ili 
Calabria  ultra , cioè  per  la 
via  fuperiore  da  Cutronei  al 
fiume  Nieto , e pel  lato  in- 
feriore dal  fiume  Tacina  al 


Capo  Rizzuro . 467 

Pollalo , e Folta.  46  d 

Cafielmona  da . 4^9 

Fondaco  del  fico  . . ,,-ÌVÌ 

Monteforo . 47° 

Laccamo  , Curinga  , S.  Pietro  , 
Vena  , Maida  , Jacurfo  . ivi 
Cortale , 47 1 

Marce  Ili  tiara,  ivi 

Tirio- 


% 


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INDICE. 


Si6 

Tirìolo , e Migliarini . ivi 
Amato . iv'i 

Feroleto  fuperiore  , e inferio- 
re . ivi 

S.  Eufemia  , e Gizarria.  472 
Nicajlro  , e Juoi  Villaggi  . ivi 
Ca/iellace  . pag.  47»  ' 

De' difaftrì  di  Calabria  citra.  473 
Dalle  parti  Juperiori  e fetten- 
triona/i  del  Fiume  Nieto  , e 
da  quejìo  a'  dintorni  del  mon- 
te Negro,  e dal  Capo  Trion- 
to  fino  a Rodano . 474 

Breve  faggio  falla  cofiituzione 
fi  fica  delle  Calabrie  . 478 

De'  fegni  terminali  tra  la  Lu- 
cania , e la  Calabria  pel  lato 
del  mar  Tirreno  . 481 

De'  J'egni  terminali  tra  la  Luca-  1 
may  e la  Calabria  per  la  via,  | 
che  guarda  il  Jonio  . 482 

Qualità  naturali  della  Calabria 
citra . 487 

Condizioni  naturali  della  Cala- 
bria ultra . 489  ; 

De'  fo (fili  , e de'  minerali  delle 
Calabrie.  491 

Cofiituzione  meteorologica  pre- 
cedente al  tempo  del  tremo- 
to . 493 


Delle  meteore . ' 495 

Delle  meteore , e de'  fenomeni 
come  fegni  .antecedenti , e con- 
comitanti de'  tremoti  . 496 

E fi  enfiane  de'  tremoti  . 499 

Tremoto  della  notte  antecedente 
al  dì  fei , -e  del  giorno  fette 
di  Febbrajo  . 501 

Tremoto  del  dì  28  di  Marzo,  ivi 
Del  marimoto  , e dell'  aeremo- 
ro . 504 

Delle  ore  , nelle  -quali  precifa- 
mente  avvennero  i primi  , e i 
più  veementi  tremoti  . ivi 

Del  tempo  , e dell  età  dclF  an- 
no y in  cui  avvennero  i tre- 
moti . 50  6 

De'  varj  ricorrimenti  del  tre- 
moto . 5 07 

Se  vi  fu  periodico  fijlema  nel- 
le repliche . 5 09 

De'  fegni  ann  tnziatori  del  prof- 
fimo  tremoto.  510 

Degli  effetti  del  tremoto  falla 
macchina , e fai  cuore  delT 
uomo  - S 16 

Della  epidemìa  fopravvenuta , e 
della  nebbia . 518 

Del  numero  delle  infelici  vit- 
time del  tremoto . 519 


ER- 


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ERRORI 


CORREZIONI 


Pag.  158  v.  3 ra  de  folata 
187  v.  10  fe  debba 
an  v.  10  fowerfio  ne 
aio  v.  19  Truccio 
048  v.  4 fenfivita 
a6  3.  v.  a 8 (lato. 
a7a  v.  19  correano 

a8$  v*  3-  fedi 

383  v.  11  gettarono 
431.  v.  i3  quale  mal 
433  v*  *3  Avena 


terra  defolata 

fi  debba 

fovverfione 

T ricuccio 

fenfibilità 

firato 

correa 

fedi 

gettò 

quale:  effer  mai 
Arena 


Dalla  p.  441  a 463  ìrr  vece  di'  MeJJind.  nel  titolo 
fi  legga  di  Calabria 


Pregio  dell! opera-  fi  è creduto-  l’aver  cura  del;  fenfa;  il  Te- 
ttante fi-  abbandona  alla  difcretezza.  de’  favj , e alla  intolle- 
ranza de’  pedanti .. 


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j 


,<I) 

DELLA  MACCHINA  EQUATORIALE 

MEMORIA 

DEL  P.  ELISEO  DELLA  CONCEZIONE 

A.  P.  DELLA  R.  A.  DELLE  S.  E DELLE  B.  L. 

Siccome  la  macchina  equatoriale  , con  cui  li  fono  fatte  le  ©ner- 
vazioni aflronomiche  per  determinare  le  latitudini , e lon- 
gitudini geografiche  di  alcuni  Paefi  delle  Calabrie,  è (lata  coftrut- 
ta  con  nuovo  meccanifmo , da  noi  immaginato , e fatt’  efeguire; 
così  fìimiamo  nolìro  dovere  il  farne  la  feguente  defcriziope, 
t.  La  Macchina , che  è rapprefentata  con  la  fig.  I.  (a) 
febbene  fembri  tanto  complicata , e comporta , pure  riefce  di 
una  confi  (lenza  forte  affai , e rtabile  al  maggior  fegno  nel 
tempo  medefimo,  che  è faciliffima  ad  efeguirfi  da  Noftri  Arte- 
fici, ed  ha  il  vantaggio  di  tanti  movimenti , e tutti  i più  re- 
golati ed  uniformi , per  prendere  con  precifione  ed  efattezza 
le  mifure  celerti . 

a.  A,  A,  A fono  i piedi  dell’ iftrumento  , che  con  le 
viti  i , i , i poffono  alzarli , ed  abbaffarfi  per  metterlo  in  una 
pofizione  parallela  all’  Orizzonte  reale  . 

3.  Le  tre  gambe  fono  incartrate  a cerniera  nel  Piano 
circolare  di  ottone  mafficcio  B che  in  D ha  una  buffola  con 
1’  ago  calamitato , e due  livelli  a bolla  d’  aria  fituati  ad  ango- 
lo retto;  cioè,  uno  per  lungo,  e l’altro  per  largo  , ed  in  C 
vi  pende1,  un  perpendicolo  racchiufo  dentro  una  piramide  da 
tre  Iaminette  di  cri  Hallo  , e ferve  per  indice  della  livellazione, 

* 4.  E 

(a)  Si  vegga  il  Rame,  pojlo  nel  fine  eie'  Rami  eie'  fenomeni  elei  tre • 
muoio. 


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(H) 

+.  £ fi  è un  fcmicerchio  detto  di  colatitudine , la  cui 

femipcriferia  è divifa  in  180  denti,  ovvero  due  volte  90 
incominciandoli  la  numerazione  dalla  metà  dello  fpazio,  che 
è nel  dente  incavato  nel  mezzo  del  femicerchio.  Il  fuo  cen- 
tro ' è attraverfato  dall’  alte  cilindrico  C C, , per  mezzo  di  cui 
s’ inclina  all’  Orizzonte  tutta  la  parte  fuperiore  della  Macchi- 
na (òtto  che  angolo  fi  vuole , per  metterla  al  complemento 
della  latitudine  del  luogo . 

5,  P F fono  due  foftegni , o lamine  di  ottone  fermate 
con  viti  fopra  il  piano  circolare  B,  che  compaginate  con 

f \ ... 

quattro  colonnette  , o bracciuoli  1 , 1 , a , 1 formano  una  catta 
limile  a quella  degli  oriuoli  da  tavolino  . Fra’ detti  fottegni 
gira  l’ atte  C C con  l’ anuettò  femicerchio  E , e racchiude!! 
quel  compietti)  ed  attonimento  di  ruote , con  le  quali  fi  dà 
il  movimento  al  femicerchio  , e che  farà  più  abballo  defcritto . 

6.  H è un  cerchio  divifo  in  360.  denti , che  ha  nel 
fuo  centro  un  fufìo  cilindrico  di  ottone  fermato  con  viti  in 
un  cannoncino  parimenti  di  ottone , acciocché  girandofi  il 
cerchio  H li  giri  eziandio  tutta  la  parte  fuperiore  della  mac- 
china. Il  detto  fu  Ilo  con  l’ annetto  cannoncino  viene  fcpara- 
tamente  rapprefentato  nella  fig.  IIII , in  cui  c rapprefenta  il 
fùfto , d rapprefenta  l’ orlo , che  imbocca  nel  cannoncino  b , 
ed  j il  piano  circolare  fuperiore , in  cui  è fermato  con  viti. 
Codette  fatto  cade  a piombo  nel  centro  del  femicerchio  E , 
e rapprefenta  l’afle  della  Terra,  come  il  cerchio  li  l’equa- 
tore terrettre.  E'  fituato  dentro  un  telajo  di  ottone  comporto 
di  tre  ale  o braccia  fuperiori , e tre  inferiori  incartate  fra 
loro  da  i perni  di  tre  fo  (legni  verticalmente  piantati . Codefto 

tela- 


( m ) 

telajo , o gabbia  di  ottone  è feparamente  rapprefenrata  nella 
fìg.  II , in  cui  a b c fono  le  ale  fnperiori , d e f fono  le  ale 
inferiori , i i i fono  i fo (legni , che  tengono  frenate , ei 
unite  le  dette  ale  . 

7.  Nel  diametro  del  femicerchio  E fono  fermati  con 
viti  due  pilaftretti  di  ottone,  che  nella  loro  parte  inferiore 
*’ incaftrano  nel  diametro  del  femicerchio,  e nella  parte  fu- 
periore  con  le  ale  inferiori  del  defcritto  telajo . 

8.  La  fig.  Ili  rapprefenta  feparatamente  la  forma  de  i 
pilaftretti , e la  maniera , con  la  quale  fono  impernati  ed  uni- 
ti col  femicerchio  , e con  la  gabbia  . e d fono  i pilaftretti , 
che  in  / s’ incaffano  fopra  il  dorfo  del  diametro  del  femicer- 
chio ,.e  per  mezzo  dei  perni  g g g fi  unifcono  in  a b c colle 
ale  della  gabbia,  o telajo. 

9.  M M M è un  altro  femicerchio  detto  di  declinazio- 
ne divifo  parimente  in  180  denti  nella  maniera  del  fcmicer- 
«hio  E. 

10.  N N è una  riga  di  ottone,  che  attraverfando  il 
centro  forma  il  diametro  del  femicerchio  M con  due  fponde 
i?  P , (opra  delle  quali  è fermato  il  Telefcopio  Acromatico  R R. 

11  • (1  Q.  fono  due  viti  per  alzare,  ed  abballare  il  Te- 

lefcopio , affinchè  l’affe  ottico  del  medeCmo,  e la  linea  di 
collimazione  fiano  efattameme  parallele  al  diametro  N N. 

i*.  L L fono  due  foftegni  , o lamine  verticalmente 
fermate  con  viti  fopra  il  piano  circolate  del  telajo , o gabbia 
de, critta,  dentro  le  quali  gira  il  femicerchio  M per  mezzo 
dell  afte  O,  e che  racchiudono  quel  medefimo  airortimento  di 
mote,  col  quale  li  dà  U movimento  al  femicerchio  E. 

* 2 13.  In 


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( IV  ) 

r 3-  In  J1  code  {li  foflegni , con  le  rifpettive  colonnette, 
ed  acchiufo  afTortimento  di  ruote  , fono  fituati  orizzontalmente, 
acciocché  il  cerchio  orario , odia  equatoriale  H polla  girare 
parallelo  all’  equatore  celefte  . 

i +.  Nelle  Macchine  equatoriali  finora  coflrutte  dagli 
ingegnofifiimi  Artefici  Dollond , Short , Ramfden  , Nairne , e 
Megniè  il  movimento  al  cerchio  equatoriale , ed  a due  fe- 
micerchi  di  colatitudine  , e di  declinazione  fi  dà  per  mezzo 
di  una  vite  perpetua , e le  divifioni  in  parti  di  gradi , e di 
minuti  fi  hanno  per  mezzo  del  Nonnio,  o>  Vernier . 

Nella  noftra  Macchina  fi  è foflituita  al  Ncmnio  una  tale 
combinazione  di  ruote , per  mezzo  della  quale  fi  polfono  con 
precifione  diftingnere  i gradi , i minuti  primi , i minuti  fe- 
condi , ed  il  terzo  eziandio  di  quelli  ultimi , fenza  che  vi  fui 
il  bifogno  di  far  ufo  di  alcuna  lente  per  ollervarli . 

15.  Ciafcuna  delle  calle  defcritte  al  5 , 12 , 13  deb- 
bono contenere  tre  piccole  ruote  dentate , e quattro  rocchet- 
ti. Il  primo  rocchetto,  che  imbocca  nello  fpazio-  interdcntale 
del  cerchio  equatoriale,  e de’ femi  cerchi  di  colatitudine , e di 
declinazione  ha  dieci  ale , ed  ha  nel  fuo  alfe  unita  una  ruota 
di  100  denti  . In  quella  imbocca  un  altro  rocchetto  di  dieci 
ale,  a cui  è annelTa  un  altra  ruota  di  100  denti,  che  ingra- 
nano, ed  imboccano  in  un  terzo  Pignone,  o Rocchetto  di 
io  ale,  che  nel  fuo  affé  porta  unita  una  terza  ruota  di  60 
denti  , con  la  quale  finalmente  s*  imbocca  un  quarto  rocchet- 
to di  dicci  ale , che  nel  fuo  alfe  ha  unito  un  rotino  fenza 
denti  per  applicatici  con  la  vite  di  prelfione  una  molla  di 
acciajo,  che  polla  fermare  il  movimento  delle  ruote  fpezial- 

men- 


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Sm  « 


( V ) 

mente  quando  alla  Macchina  fi  è data  una  notabile  inclina- 
zione . > i 

16.  I Rocchetti  con  una  particolar  cautela  fi  debbono 
faldare , ed  unire  alle  ruote , che  hanno  nel  meiefimo  alfe  in 
maniera , che  -il  grolTo  o pieno  dell'  ala  del  Rocchetto  cafchi 
a piombo  {"opra  il  grotto  o pieno  del  dente  della  prima  ruota. 
La  figura  delle  ale  de’  Rocchetti  ,e  de  i denti  delle  ruote  etter 
deve  epicicloidale , acciocché  una  fpinga  1’  altro  lenza  urtarli. 

17.  Gli  affi  del  primo,  fecondo,  e quarto  Rocchetto 
fono  prolongati  di  tal  maniera , che  formano  un  folido  qua- 
drilatero per  applicarci  la  chiave , con  cui  fi  polla  dare  il 
movimento  alle  ruote,  e pattano  per  una  piallra  rotonda , chia- 
mata abufivamente  dagli  Oriuolaj  quadrante  divifo  in  60  par- 
ti coll’  indice  corrifpondente  nella  maniera , che  vedeli  negli 
oriuoli  a moftra  da  faccoccia , e da  tavolino . 

18.  Il  Meccanifmo  del  cennato  afiòrtimento  di  ruote  è 
feparatamente  rapprefentaro  dalla  fig.  V.  in  cui  1 , 8 , u , 
13  fono  i quattro  Pignoni  di  io  ale.  d , e fono  le  ruote 
di  ioo  denti,  ed  / la  ruota  di  60  denti  <j,  bì  c fono  i qua- 
drantini  divifi  in  60  parti  3,61’  alfe  del  primo  rocchetto  j 
9,  io  alfe  del  fecondo  rocchetto,  iz  1 2 alfe  del  terzo,  1+ 
atte  del  quarto . 1 5 , è il  rotino  , a cui  per  mezzo  dalla  vite  di 
preffione  fi  applica  la  molla  di  acciajo  16  ad  oggetto,  che  il 
pefo  delle  parti  della  Macchina  non  ifpotti  quel  punto  di  gra- 
do , o minuto  primo  di  elevazione  , che  fi  è dato  alli  femi- 
cerchi , e per  frenare  il  movimento  troppo  rapido  dell’  indice  c 
quando  a detti  femicerchi  occorra  doverli  dare  l’ inclinazione 
di  pochi  fecondi . 


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(VI) 

1 9.  Egli  è evidente,  che  movendoli  il  Rocchetto  » 
con  una  intera  rivoluzione  percorrerà  dieci  denti  del  femi* 
cerchio  E , e l’ indice  del  quadrante  a inoltrerà  io . 

10.  Si  offervi , che  nella  intiera  rivoluzione  del  roc- 
chetto r 1*  indice  7 farebbe  un  intero  giro , e perciò  fi  ag- 
giunge il  rotino  4.  di  dieci  denti , e la  piadra  dentata  5 di  6 
demi , che  redano  coverti  fotto  il  quadrante  a j acciò  l’ indi- 
ce percorra  folameme  la  fèda  parte  del  quadrante . 

11.  In  ogni  intero  giro  di  quello  primo  rocchetto  la 
ruota  dy  che  imbocca  nel  Rocchetto  8,  lo  farà  girare  ro  vol- 
te, e l’indice  del  quadrantino  b de  (Vinato  a inoltrare  i minu- 
ti primi,  farà  io  volte  l’intera  rivoluzione , e percorrerà  io 
volte  60  ^3  600'. 

12.  Nella  delta  maniera  girando  una  fol  volta  il  Roc- 
chetto 8,  1’  annetta  ruota  e farà  girare  io  volte  il  Rocchetto 
1 1 , e lo  fpazio  che  percorrerebbe  l’ indice  farebbe  io  x 6°o 
— 6000,  e finalmente  ad  ogni  giro  del  Rochetto  11  1’  an- 
neffa  ruota  / di  60  denti  farà  girare  6 volte  il  Rocchetto 
13,  e Vindice  c de  minuti  fecondi  farà  600  volte  l’intera 
rivoluzione  di  60  =;  60  X 600  — 36  000"  , quanti  effettiva- 
mente fono  i minuti  fecondi,  che  compongono  io  gradi. 

23  Lo  dello  effetto  fi  può  ortenere  mutando  il  numero 
dei  denti  di  ciafcuna  ruota , e delle  ale  de’  pignoni , purché  il 
prodotto  del  numero  de*  denti  delle  tre  ruote  divifo  pel  pro- 
dotto del  numero  delle  ale  de'  pignoni  o rocchetti  dia  lo  def- 
fo  numero  di  fopra  indicato. 

24..  La  maniera  di  affiorarli  dell’ efattezza  del  mecca- 
nifmo  , della  uguaglianza  nella  divilione  dei  denti , e della  per- 
fezione dell’ idrumento  è la  feguen  e . 25. 


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(VII) 

15.  Si  dia  il  moto  per  mezzo  della  chiave  applicata  in 
6 all’  alfe  del  primo  rocchetto , e fi  faccia  percorrere  dall’  in. 
dice  un  grado  ; quando  la  divifione  fia  efatta  nel  tempo , che 
r indice  del  quadrante  a percorre  un  grado , V indice  del  qua- 
dratino è farà  la  intiera  rivoluzione  di  60 . Si  palli  poi  la 
chiave  all’  alfe  del  rocchetto  8 , e fi  faccia  dall’  indice  del 
quadrante  b percorrere  un  minuto  ; fe  intanto  l’ indice  del 
quadrante  c farà  un  intero  giro  di  60,  faremo  afficurati  che 
la  divifione  delle  ale  de’  rocchetti  1 1 e 1 3 è fiata  efeguita 
con  perfetta  uguaglianza . 

26.  Dovendoli  far  ufo  dell’  iftrumento  fa  mcfliere  di 
premettere  alcuni  anticipati  aggiuftamenti  alle  varie  fue  par- 
ti : quali  fono . 

1.  Livellare  efattamente  il  piano  circolare  R ed  i fo- 
flegnì  FF,  L L per  mezzo  de  i livelli  a bolla  d’aria,  per- 
pendicolo C,  e de  due  perpendicoli , che  pendono  da  un  ago 
ne’ fianchi  delle  lamine,  o foflegni  F,  ed  L dentro  una  pic- 
cola nicchia  di  ottone  , e che  nel  difegno  della  fig.  I.  non  fi 
yolfono  vedere . 

2.  Adattare  i femicerchi  di  colatirudine  , e di  declina- 
zione al  zero  della  divifione  de'  denti  , e fare  che  tutte  le 
afere  fiano  al  6 o . 

3.  Oifervare  fe  la  linea  di  collimazione  , o vogliam 
dire  la  linea  vifuale  del  Telefcopio  fi  trovi  ad  angoli  retti 
full’  affé  del  fuo  proprio  movimento , fe  fia  per  pendicolare  al 
furto  cilindrico  di  ottone  , che  rapprefenta  1’ alfe  della  Ter- 
ra , e fe  finalmente  divida  in  due  parti  uguali  il  cerchio 
equatoriale . 

4.  Fi- 


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1 


( Vili  ) 

4.  Finalmente  aflìcurarfi  di  quanti  gradi  è la  declinazio- 
ne dell’ago  magnetico  nel  luogo  dell’  offervazione  . 

27.  Premefli  i detti  aggiuftamenti,  fe  debbafi  per  efem- 
pio  mettere  l’ iftrumento  all’  altezza  del  Polo  di  Napoli , fi 
alzi  il  cerchio  di  colatitudine  per  mezzo  della  chiave  appli- 
cata all’  affé  del  Pignone  1 , fmtanto  che  l’ indice  del  quadrati- 
tino  a indichi  49'  , e quello  del  quadrammo  l>  dinoti  9'  . Poi 
fi  giri  la  vite  di  preffione  X affinchè  la  molla  prema  il  ro- 
tino 15  e fi  facciano  lentamente  le  rivoluzioni  dell’indice  nel 
quadrammo  c , a cui  per  mezzo  della  chiave  fi  dia  il  movi- 
mento, finché  additi  4S".  Effendo  in  tal  maniera  fintati  gli 
indici  de’  quadramini  faremo  ficuri , che  1’  alfe  ottico  del  Te- 
le fcopio  fia  elevato  a 49*  9'  48”  quanta  è la  colatitudine  di 
Napoli , e che  il  cerchio  equatoriale  H da  qualunque  parte 
fi  giri  farà  fempre  parallelo  all’  equatore  cele  (le . 

28.  Con  lo  ffeffo  Metodo  fi  può  fermare  il  cerchio  di 
declinazione  a qualunque  grado,  minuto  primo,  e minuto  fe- 
condo , che  averà  il  Pianeta  nel  punto  della  offervazione , e 
fi  potranno  avere  con  fomma  facilità  , e precifione  tutti  quel- 
li ufi  , per  i quali  viene  ragionevolmente  lodata  la  invenzio- 
ne dell’Equatoriale  univerfale,  ovvero  Offervatorio  portatile. 

Codetta  è £ Macchina , di  cui  ci  fiam  ferviti  nelle 
Oflervazioni  aftronomiche  fatte  nelle  Calabrie . La  ferie  del- 
le medefime  con  gli  annetti  calcoli  è fiata  diffiffamente  de- 
fcritta  in  una  Memoria  prefentata  alla  R.  A.  ed  i Ri/ultati fi 
lego ono  nella  nojlra  Carta.  Corografca  pofa  in  fine  del  volur 
me  de'  Rami . 


r<2'T;0 


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